POTENZA (ITALPRESS) – In linea con la scelta di promuovere progetti ad alto contenuto innovativo, il Dipartimento Ambiente ed Energia della Regione Basilicata, in sintonia con la Presidenza della Giunta Bardi, ha aderito ad alcuni partenariati internazionali nell’ambito di Horizon 2020 – Research and innovation in support of the European Green Deal.
Il programma comunitario sostiene progetti di ricerca e innovazione che contribuiscono ad affrontare la crisi climatica e le sfide ambientali verso il Green Deal europeo. Punta anche a dare impulso alla ripresa dell’Europa, trasformando le sfide ambientali e climatiche in opportunità di innovazione.
La Basilicata ha candidato progetti nel campo della ricerca applicata, partecipando a tavoli strategici internazionali, per sperimentare azioni pilota innovative e incentivare la partecipazione di cittadini, imprese ed enti nella grande sfida dello sviluppo sostenibile.
“Dobbiamo cogliere – ha spiegato l’assessore Gianni Rosa – tutte le opportunità offerte dall’Unione europea, non solo quelle legate all’utilizzo dei Fondi strutturali. Vogliamo aprire una nuova fase, partecipando a programmi e stringendo partnership con enti e istituti di ricerca altamente qualificati. La prima possibilità ce la offre il programma Horizon. Ma il nostro obiettivo è quello di stringere collaborazioni strategiche, non solo per migliorare la gestione dei temi ambientali, ma anche per avviare iniziative particolarmente significative finalizzate allo sviluppo sostenibile”.
Le iniziative candidate dalla Regione Basilicata abbracciano tutte le opzioni date dal programma Horizon. A cominciare dal progetto Superscienceme – REsearch is your RE-Generation, che fa appello a tutte le generazioni, aprendo le porte dei laboratori scientifici, con l’intento di avvicinare i ricercatori al grande pubblico e incoraggiare i giovani ad intraprendere carriere scientifiche, fino al progetto REsiliAPTATIVE che mira a fornire soluzioni concrete per mitigare gli impatti della crisi climatica su scala regionale attraverso una valutazione di indicatori chiave, implementando un modello sistemico socioeconomico-culturale innovativo per la resilienza alle pressioni climatiche, passando per il progetto Utmost 4 FireMan – Unmanned Teaming MultiObjective Strategy for Fire Management) con l’intento di integrare e dimostrare l’efficacia di un sistema di piattaforme aeree eterogenee che collaborano secondo diverse competenze assegnate per l’individuazione, il targeting e l’estinzione degli incendi.
La sfida è garantire un sistema gestionale in grado di operare in sicurezza in ambienti difficilmente raggiungibili in diverse condizioni meteorologiche. Infine, la Regione partecipa al progetto RI-URBANS che mira a dimostrare come gli strumenti di servizio (ST) delle infrastrutture di ricerca atmosferica (IR) possano essere adattati e migliorati per affrontare meglio le sfide e le esigenze della società riguardanti la qualità dell’aria nelle città e nei siti industriali, rispondendo alle esigenze urgenti di ridurre sostanzialmente l’inquinamento atmosferico fornendo osservazioni migliorate sulla qualità della aria a supporto della policy.
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Programma Horizon, la Basilicata aderisce a partnership internazionali
Recovery, Emiliano “Coordinamento regioni Sud per offrire garanzie”
BARI (ITALPRESS) – “Per la prima volta le Regioni del Mezzogiorno stanno provando non solo a battere cassa, altrimenti la battaglia sarebbe persa in partenza, ma a costruire un criterio con il quale dare garanzia alle altre Regioni d’Italia e all’Unione europea di essere in grado di spendere bene i fondi per progetti strategici che sono nell’interesse di tutti.
Perchè o il Sud si carica della responsabilità dell’Italia per quello che gli compete, per quello che noi possiamo fare, o è evidente che noi non usciremo dai luoghi comuni sul Mezzogiorno”.
Lo ha detto, a proposito del recovery fund, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo questo pomeriggio, in video conferenza, alla Conferenza delle Regioni.
“A questo fine – ha continuato Emiliano – è stato costituito per la prima volta un coordinamento delle Regioni del Mezzogiorno per portare a tutte le Regioni, al Governo e all’Unione Europea una visione complessiva dell’utilizzo dei fondi del recovery fund in modo tale da assicurare che gli interventi abbiano natura strategica e si colleghino agli investimenti nazionali e a quelli europei in modo coerente, in modo che rappresentino una vera e propria ipotesi di uscita dalla questione meridionale”.
“Io vorrei – ha argomentato il presidente pugliese – che la Conferenza delle Regioni fosse la sede nella quale le Regioni del Sud, in maniera unitaria, presentassero, per la condivisione con le altre regioni italiane, le proprie proposte di utilizzo delle risorse del Recovery. Proposte che devono prediligere progetti il cui beneficio ricada su tutto il sistema meridionale.
Sia in materia Infrastrutturale e logistico, quanto in materia sociale ed economica. Quella che si apre davanti è una ipotesi di rivoluzione nel modo di essere del Mezzogiorno, delle sue burocrazie e del suo modo di selezionare gli interessi pubblici e privati sul quale la Puglia ha chiesto il massimo della trasparenza e della responsabilità a tutte le altre Regioni del Sud”.
“Noi ci stiamo a questa ipotesi, a condizione che questo impegno venga preso collettivamente, sia controllabile da parte di ciascuna delle Regioni del Sud e sia controllabile e valutabile anche dalle altre Regioni. E’ indiscutibile che per struttura economica ogni euro investito nel Mezzogiorno determina la messa in movimento anche delle economie del Nord. Se quindi riusciamo a concertare tra di noi prima, poi con le altre Regioni italiane, poi col Governo, un intervento che davvero sia paragonabile per intensità, significato e interesse nazionale a un piano Marshall, allora la Regione Puglia questa battaglia la farà fino in fondo. Ma se viceversa il Mezzogiorno dovesse pensare che sta facendo questa richiesta per poi gestire i fondi del recovery fund con le stessa modalità con le quali sono stati gestiti in passato, è chiaro che il discorso inteso in questi termini sarebbe improponibile. E’ assolutamente evidente la necessità di dotare le Regioni di un organismo, possibilmente unico, che selezioni i progetti, che li segua nella fase esecutiva, che consenta una analisi collettiva sull’avanzamento, che prenda degli impegni in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi. Siamo pronti quindi ad accogliere una sfida epocale. Con questo assetto e questa convinzione possiamo pretendere una quota di Recovery adeguata ad azzerare il divario nord-sud. E questo, evidentemente, nell’interesse anche delle Regioni del Nord” conclude Emiliano.
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De Luca “Pronti a chiedere di invalidare piano vaccini nazionale”
NAPOLI (ITALPRESS) – “Se non ci danno altre dosi, reagiremo nelle sedi opportune e chiederemo l’invalidazione del Piano vaccini nazionale”. Lo ha detto Vincenzo De Luca nel corso della sua tradizionale diretta Facebook del venerdì per fare il punto della situazione sull’emergenza Covid. Il Presidente della Campania si rivolge direttamente alla struttura commissariale diretta da Domenico Arcuri e attacca i criteri di distribuzione del farmaco di Pfizer (la cui carenza è anche dettata dai tagli operati a livello europeo dall’azienda stessa) dopo i ritardi accusati in questi giorni nella copertura dei richiami. “I presupposti del Piano sono profondamente sbagliati – prosegue De Luca -. Nessuno mi dica che stiamo rispettando criteri oggettivi, abbiamo assistito al mercato nero dei vaccini: lo abbiamo denunciato è chiesto un riequilibrio che non è ancora avvenuto. Qualcuno ha detto che la Campania non ha accumulato scorte, è una idiozia. E’ arrivato il tempo di smetterla con le manfrine, mi auguro che prevalga il buon senso e la correttezza da parte di tutti”.
Commentando le decisioni del Tar di riaprire le scuole in Campania (già in classe le elementari, da lunedì le medie, dal 1 febbraio le superiori): “”Le decisioni del Tar ci portano alla riapertura delle scuole che è esattamente quello che volevamo ottenere” “Qui è come se qualcuno si divertisse a tenere le bambine e i bambini a casa – spiega – Abbiamo preso determinati provvedimenti per evitare focolai in classe e per evitare che gli alunni diventino il principale vettore di trasmissione del contagio nelle famiglie e quindi nelle comunità. Chi fa questi ricorsi – prosegue il presidente della Campania – agisce come se l’epidemia non esistesse”.
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Puglia, da AQP un miliardo di investimenti fino al 2023
BARI (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Acquedotto Pugliese, nella prima seduta del 2021, ha approvato il piano degli investimenti per il periodo 2020-2023 fissando i capisaldi del percorso di crescita e di sviluppo che nei prossimi anni la più grande società partecipata della Regione Puglia metterà in campo. E’ di quasi un miliardo (994, 6 milioni di euro) la proposta di investimenti elaborata da AQP per la Puglia.
Tra gli investimenti più rilevanti, gli interventi di sostituzione e potenziamento delle reti per ridurre le perdite e ottimizzare le pressioni idriche (denominati Risanamento Reti 3, 4 e 5) per 82 milioni di euro, il potenziamento ed adeguamento del processo depurativo per oltre 100 impianti della Puglia per un importo di circa 500 milioni di euro a quadro economico, e la realizzazione di serre solari per l’essicamento dei fanghi per un valore di 105 milioni a quadro economico.
“Questo nuovo ciclo di investimenti – ha dichiarato Raffaele Piemontese, vicepresidente e Assessore al Bilancio della Regione Puglia – conferma le funzioni strategiche che annettiamo al governo efficiente della risorsa idrica. Dalla nostra, abbiamo tutta l’Unione europea che ci incita a essere protagonisti della transizione verde che, in concreto, significherà fare dell’uso dell’acqua un caposaldo dell’economia circolare”.
“Il piano investimenti 2020-2023 – ha commentato Simeone di Cagno Abbrescia, Presidente di Acquedotto Pugliese – testimonia la volontà di Acquedotto Pugliese e della Regione Puglia di proseguire nel percorso di crescita intrapreso, con importanti ricadute sul territorio servito. Un ruolo fondamentale lo riveste il costante processo di innovazione e digitalizzazione che consente ad AQP di pensare sempre più in grande, per rendere sempre più efficiente l’azienda e il suo rapporto con i cittadini serviti. Investiamo sul futuro del nostro territorio per creare valore aggiunto”.
Il piano approvato da Acquedotto Pugliese è stato redatto in funzione degli obiettivi definiti dall’Ente d’ambito (Autorità Idrica Pugliese) che su tali basi predispone il Piano delle Opere Strategiche (POS) e il Programma degli Interventi (PDI) 2020-2023.
Nello specifico, il piano prevede 150 milioni di investimenti per il 2020, 221 milioni nel 2021, 271 nel 2022 e 350 milioni nel 2023. Tra tutti gli interventi previsti, quelli di manutenzione straordinaria, che in media nel periodo di riferimento si attestano sui 85,7 milioni di euro, si riducono rispetto all’incremento degli infrastrutturali che già dal 2021 raggiungono circa il 50% del totale. Fra gli investimenti da avviare ci sono, infatti, oltre 180 progetti infrastrutturali per oltre 1,9 miliardi di euro a quadro economico.
Nell’ambito degli investimenti sull’efficientamento delle reti, dopo l’avvio recente del progetto Risanamento Reti 3 (80 milioni di euro per interventi sulle reti di 21 comuni pugliesi), si procederà fino al 2023 con l’avvio dei progetti di risanamento 4 e 5 per un totale complessivo di 82 milioni di euro.
Il progetto di Risanamento reti 4 prevede complessivamente investimenti per 637 milioni di euro su 94 comuni, il Risanamento Reti 5 investimenti per circa 1,2 miliardi di euro su 115 comuni.
Sul fronte della depurazione, sono previsti investimenti per 500 milioni a quadro economico volti al potenziamento della capacità di trattamento e del riuso delle acque di depurazione per oltre 100 impianti. Un’azione che, combinata con l’investimento di 105 milioni di euro per la realizzazione di serre solari per l’essicamento, porteranno a un notevole vantaggio per l’ambiente, in termini di sostenibilità e di economia circolare.
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Contagi Covid sul lavoro nel 2020, al Sud il 18,9% dei decessi
ROMA (ITALPRESS) – Le infezioni da nuovo Coronavirus di origine professionale denunciate all’Inail al 31 dicembre sono 131.090, pari al 23,7% delle denunce di infortunio giunte all’Istituto nel 2020 e al 6,2% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data.
A rilevarlo è il 12esimo report nazionale sui contagi sul lavoro da Covid-19 elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, da cui emerge un incremento di 26.762 casi (+25,7%) rispetto al monitoraggio precedente al 30 novembre, di cui 16.991 riferiti a dicembre, 7.901 a novembre e altri 1.599 a ottobre, complice la seconda ondata dell’epidemia, che ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo.
Oltre 75mila denunce, pari al 57,6% del totale, sono concentrate nel trimestre ottobre-dicembre contro le circa 50mila (38,5%) del trimestre marzo-maggio. Novembre, in particolare, con quasi 36mila denunce è il mese del 2020 col maggior numero di casi segnalati all’Istituto. Nei mesi estivi tra la prima e la seconda ondata si era invece registrato un ridimensionamento del fenomeno, con giugno, luglio e agosto al di sotto dei mille casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori, e una leggera risalita a settembre (poco più di 1.800 casi, pari all’1,4%), che lasciava prevedere la ripresa dei contagi dei mesi successivi.
I casi mortali denunciati al 31 dicembre sono 423, 57 in più rispetto alla rilevazione del mese precedente e pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,6% rispetto ai morti da Covid-19 comunicati dall’Iss alla data del 31 dicembre.
A differenza del complesso delle denunce, per i casi mortali è la prima ondata dei contagi ad avere avuto un impatto più significativo della seconda. Quasi otto decessi su 10 (79,0%), infatti, sono avvenuti nel trimestre marzo-maggio contro il 18,0% del trimestre ottobre-dicembre. I casi mortali riguardano soprattutto gli uomini (83,2% del totale) e le fasce di età 50-64 anni (70,2%) e over 64 anni (19,9%).
Prendendo in considerazione il complesso delle denunce, il rapporto tra i generi si inverte. Il 69,6% dei contagiati, infatti, sono donne, la cui quota nel mese di dicembre sale al 71,6%. L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,2% delle infezioni di origine professionale denunciate riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (37,0%), under 34 anni (19,0%) e over 64 anni (1,8%).
L’85,7% dei contagi riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,3% sono stranieri (otto su 10 donne), concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 20,9% dei contagiati stranieri), peruviani (14%), albanesi (7,9%), ecuadoregni (4,7%) e moldavi (4,2%).
Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – con il 68,8% delle denunce e un quarto (25,2%) dei decessi codificati precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono il 9,1% delle infezioni denunciate e il 10,7% dei decessi.
Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio, il trasporto e magazzinaggio, le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) e altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…).
L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi con il 38,7% delle denunce (in tre casi su quattro sono donne), l’82,2% delle quali relative a infermieri, e il 10% dei casi mortali codificati. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 19,2% delle denunce (l’80,9% sono donne), i medici con il 9,2% (il 48,0% sono donne), gli operatori socio-assistenziali con il 7,4% (l’85,1% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7% (tre su quattro sono donne).
Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (4,1%, di cui il 68,9% donne), addetti ai servizi di pulizia (2,3%, il 78,3% donne), conduttori di veicoli (1,2%, con una preponderanza di contagi maschili pari al 91,9%) e direttori e dirigenti amministrativi e sanitari (0,9%, di cui il 45,8% donne).
Con riferimento all’analisi dei dati per mese, l’Inail osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie tra le prime due fasi dell’epidemia e una risalita nella terza. La categoria dei tecnici della salute (prevalentemente infermieri), per esempio, dal 39,2% del primo periodo è passata al 23,5% del trimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,2% nel trimestre ottobre-dicembre, così come i medici, scesi dal 10,1% nella fase di “lockdown” (fino a maggio compreso) al 5,4% in quella “post lockdown” (da giugno a settembre), per poi registrare l’8,8% nella seconda ondata dei contagi tra ottobre e dicembre.
Altre professioni, come gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia o gli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, hanno invece visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi e registrato una riduzione nella terza.
L’analisi territoriale conferma che le denunce ricadono soprattutto nel Nord del Paese: il 47,5% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 28,4%), il 23,0% nel Nord-Est (Veneto 9,7%), il 13,8% al Centro (Lazio 5,6%), l’11,5% al Sud (Campania 5,4%) e il 4,2% nelle Isole (Sicilia 2,7%). Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono Milano (11,1%), Torino (7,5%), Roma (4,5%), Napoli (3,8%), Brescia e Varese (2,8%), Genova e Verona (2,6%), Bergamo, Cuneo e Monza e Brianza (2,1%).
La provincia di Milano è anche quella con il maggior numero di contagi professionali denunciati nel mese di dicembre, seguita da Torino, Roma, Verona e Varese. Sono però le province meridionali di Vibo Valentia, Oristano e Sud Sardegna a registrare i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di novembre.
Limitando l’analisi ai soli casi mortali, la percentuale del Nord-Ovest sale al 51,3% (prima la Lombardia con il 37,6%), mentre il Sud con il 18,9% dei decessi (Campania 9,5%) precede il Centro (13,9%), il Nord-Est (12,1%) e le Isole (3,8%). Le province che contano più decessi dall’inizio della pandemia sono quelle di Bergamo (10,4%), Milano (9,2%), Napoli (6,6%), Brescia (6,1%), Roma (5,4%), Cremona (4,3%), Torino e Genova (entrambe 3,5%).
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Tar Campania “Dall’1 febbraio scuole superiori in presenza”
NAPOLI (ITALPRESS) – Il Tar Campania boccia per la seconda volta in tre giorni il Presidente della Regione Vincenzo De Luca sul delicato tema della chiusura delle scuole. Dopo aver sancito la riapertura immediata per le elementari e prossima per le medie, che da lunedì dovranno tornare alle lezioni in presenza, arriva la decisione sugli istituti secondari superiori. Il presidente Maria Abruzzese, della quinta sezione del tribunale amministrativo regionale, accoglie nuovamente l’istanza cautelare presentata da famiglie e Codacons e ordina a Palazzo Santa Lucia di “conformarsi a quanto prescritto nel Dpcm”. Nello specifico, si legge nel decreto, entro l’1 febbraio bisognerà effettuare una “ricognizione degli atti attuativi e proattivi necessari a rendere effettiva la didattica in presenza” e la Regione “dovrà individuare, ove necessario, le eventuali misure di supporto al servizio scolastico” a partire dal trasporto pubblico.
Le motivazioni del Tar sono praticamente le stesse che hanno portato alla decisione precedente: in primo piano “l’insussistenza di idonea giustificazione, giuridicamente sostenibile, alla persistente sospensione totale delle attività didattiche in presenza”. Del resto già nel provvedimento con cui aveva sancito la riapertura di elementari e medie, Abruzzese aveva sostenuto che le misure prese non avevano un’effettiva utilità dimostrata in ottica di contenimento del contagio, come non era dimostrato che tali provvedimenti fossero indispensabili, esclusi tutti gli altri ipotizzabili, proporzionati, a quanto necessario per fronteggiare il pericolo, e temporalmente limitati, fattore da escludere considerando le precedenti disposte sospensioni concatenate nei mesi. Come per elementari e medie anche per le superiori resterà “fermo il rispetto delle ulteriori misure di contenimento (anche quelle prese a livello territoriale dai sindaci) e precauzionali disciplinanti i singoli settori di attività: rispetto delle distanze interpersonali, obbligatorio utilizzo di dispositivi di protezione individuale”. La questione sarà trattata in camera di consiglio il prossimo 16 febbraio.
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Vaccino, De Luca “Un solo criterio, uno per ogni cittadino”
NAPOLI (ITALPRESS) – “Abbiamo ricevuto nella serata di ieri la comunicazione che le forniture di vaccini prevista per la Campania il giorno 25 gennaio è stata dimezzata, non si capisce in base a quale criterio. Già i ritardi dei giorni scorsi hanno prodotto una forte diminuzione nelle vaccinazioni.
Questa ulteriore riduzione di consegne rischia di bloccare del tutto le somministrazioni, determinando una situazione gravissima e inaccettabile”. Lo dichiara il governatore della Campania Vincenzo De Luca.
“Siamo consapevoli delle grandi difficoltà create dai forti ritardi della casa produttrice. Ma a maggior ragione è tempo di scelte chiare e oggettive. E’ indispensabile garantire il completamento dei richiami per i primi vaccinati. Questo può avvenire solo sulla base di un unico criterio oggettivo: un vaccino per ogni cittadino, operando già in questa fase un riequilibrio rispetto alla prima distribuzione di vaccini avvenuta sulla base di criteri fortemente sperequati”.
“Invito il commissario Arcuri a procedere sulla base di una linea di equità e oggettività assoluta, a tutela dei nostri concittadini e nel rispetto di uno sforzo organizzativo enorme compiuto dalla Regione Campania, e che non può essere vanificato.
Siamo pronti, in caso contrario, a tutelarci in ogni sede” conclude De Luca.
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Tar Campania, ok a IV-V elementare in presenza e medie dal 25 gennaio
NAPOLI (ITALPRESS) – Il Tar della Campania accoglie il ricorso delle famiglie no Dad e boccia per la prima volta un’ordinanza del governatore Vincenzo De Luca. Pronte a riaprire per intero tutte le scuole primarie della regione: questa la conseguenza immediata del decreto firmato dalla presidente Maria Abruzzese. Il dispositivo della sentenza coinvolge anche le medie che ripartiranno dopo lo svolgimento di “necessarie attività propedeutiche alla materiale riapertura”. Molto semplice il motivo della differenziazione: mentre le elementari di fatto erano già aperte, perchè i provvedimenti regionali vigenti consentivano l’attività in presenza fino alle terze classi, le scuole secondarie di primo grado sono ormai da tempo completamente chiuse e prima di spalancare i cancelli sarà quindi necessaria un’attività di preparazione di competenza dei singoli dirigenti scolastici. L’unica certezza è che la Regione non potrà reiterare una nuova ordinanza che disponga l’ulteriore sospensione delle lezioni in classe per le scuole medie il cui termine ultimo per la riapertura, fatti salvi i poteri in merito di sindaci e presidi, è fissato per il 25 gennaio.
“L’eventuale ulteriore delazione, purchè di ragionevole e certa durata – spiega il presidente della quinta sezione del Tar Campania – potrebbe essere presa in considerazione solo quale misura determinata da specifiche e peculiari difficoltà operative locali, ma non potrebbe comunque essere giustificata come misura generalizzata su tutto il territorio regionale”. Sin da domani torneranno dunque in classe le quarte e le quinte elementari e in una nota a cura dell’Unità di Crisi, la Regione prende atto della decisione del Tar e annuncia un’imminente ordinanza che avrà il compito di riassumere l’insieme delle decisioni relative all’attività scolastica. Non coinvolte dall’intervento del tribunale amministrativo resteranno per il momento ferme le secondarie di secondo grado per le quali sarà presa una decisione da Palazzo Santa Lucia dopo le verifiche sulla situazione epidemiologica in calendario il 23 gennaio.
Nel motivare il provvedimento che riapre le scuole campane, il Tar scende nel dettaglio e rileva alcuni aspetti critici della gestione della Regione nell’esercizio dei suoi poteri. In particolare riguardo alle ordinanze firmate da De Luca “non si è dato conto di un’attività di rilevazione sul territorio che spiegasse l’effettiva utilità della misura restrittiva, incidente sul diritto all’istruzione, sul contenimento del contagio che ha, nonostante le disposte sospensioni della frequenza scolastica, continuato a diffondersi”.
Nell’accogliere dunque l’istanza cautelare presentata dalle famiglie e dal gruppo Pillole di Ottimismo, il tribunale mette in discussione l’idoneità dei provvedimenti regionali nella lotta al Covid.
“Occorerebbe dimostrare – afferma ancora la presidente Abruzzese – che si tratti di misura anche indispensabile, escluse tutte le altre ipotizzabili. E che si tratti di misura “proporzionata”, ossia oggettivamente limitata a quanto strettamente necessario a fronteggiare il pericolo, il che è da escludersi in ragione della operata generalizzazione della misura restrittiva in tutto l’ambito regionale, e ciò nonostante la notoria differenziazione dei territori, metropolitani, urbani e rurali, che, anche sotto il profilo della pressione demografica, compongono il territorio di pertinenza; e, infine, che si tratti di misura temporalmente limitata, il che, considerata la saldatura con le precedenti disposte sospensioni, che rimontano a diversi mesi or sono, rende non più ragionevole la imposta restrizione”.
Infine un altro passaggio chiave è sulla “scarsa incidenza delle problematiche relative al trasporto pubblico per gli alunni delle scuole elementari e medie”: il Tar sottolinea anche quest’aspetto chiave nella lotta alla diffusione della pandemia prima di concludere ritenendo che non vi sia “motivo alcuno di perpetuare la sospensione per tali classi (elementari e medie), non essendo la sospensione ulteriormente giustificata ed incidendo la stessa sulla piena fruizione del servizio scolastico nella ordinaria modalità in presenza che garantisce anche il pieno sviluppo della personalità dei minori”.
(ITALPRESS).












