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Mezzogiorno

INCIDENTE FERROVIARIO, UNA TARGA A BARI

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Tanta commozione, il dolore ancora stampato sui volti dei parenti delle vittime, ancora segnati dal ricordo di quel tragico 12 luglio 2016 in cui sulla tratta regionale della Ferrotranviaria nel tratto tra Andria e Corato, al km 51, morirono 23 persone. Era questo il clima che si respirava in Piazza Aldo Moro dove il Sindaco Antonio Decaro ha voluto ricordare con l’apposizione di una targa, insieme ai familiari delle vittime, al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ai sindaci di Modugno, Ruvo, Andria, Corato, Gravina e Trani, alla Croce Rossa Italiana, forze dell’ordine, il disastro ferroviario che due anni fa colpì la Puglia al cuore.
Sulla targa, circondata da fiori  bianchi, i nomi delle 23 persone morte che Decaro ha elencato uno dopo l’altro prima di lasciarsi andare alla commozione e concludere con gli occhi pieni di lacrime con un: “Non vi dimenticheremo”.

 “La data di oggi – afferma il governatore della Puglia Michele Emiliano – e’ una data durissima per noi da ricordare. Nei prossimi giorni comincia il processo che tempestivamente la procura di Trani ha istruito e in quel processo cercheremo le risposte alle tante domande dei familiari delle vittime che si chiedono come sia stato possibile che in una tratta regionale che da decine e decine di anni si faceva senza problemi, si sia verificato uno dei piu’ gravi incidenti ferroviari della storia italiana, non solo pugliese. E questo evidentemente costituisce per noi un monito alla responsabilita’. Tutti,
indipendentemente dal loro ruolo, devono fare ogni giorno il proprio lavoro con grande attenzione e con grande cautela, soprattutto pensando prima alla sicurezza delle persone e mi auguro che questa data cosi’ drammatica rimanga nella mente di
tutti i pugliesi come la data della responsabilita’”.

“Questa targa,  – ha detto il primo cittadino di Bari – che reca impressi i nomi di tutti loro, abbiamo voluto metterla in un luogo simbolico perché questa è la stazione del capoluogo di regione, una sorta di stazione delle stazioni dove arrivano tutti i convogli ferroviari che passano dalla Puglia. Di qui passano ogni giorno anche migliaia e migliaia di persone, ed è un luogo simbolico perché questa fontana, con l’acqua che zampilla, è il simbolo stesso della vita. Chi c’era, quel giorno,  – ha ricordato Decaro – davanti alle immagini dell’incidente, ricorderà gli occhi dei presenti, lo sgomento, la paura, l’incredulità per quello che era accaduto. Io stesso ho sempre raccontato che sono diventato ingegnere dei trasporti perché, avendo un padre aiuto macchinista delle Ferrovie dello Stato, mi ero innamorato dei treni, della velocità, del senso di libertà che mi trasmettevano. Tutto d’un colpo il treno, che era sempre stato simbolo di libertà, diventava simbolo di morte: i convogli si erano accartocciati, le lamiere intrappolavano ancora i feriti. Chi c’era quel giorno ricorderà anche le centinaia e centinaia di soccorritori che hanno fatto un lavoro straordinario, e nessuno potrà dimenticare l’affetto dei pugliesi, migliaia di persone accorse negli ospedali per donare il sangue, centinaia di medici e infermieri a disposizione delle strutture che accoglievano i feriti”.

Visibilmente commosso anche Nicola Giorgino, il sindaco del comune di Andria, il più colpito in termini di vite umane. “In quel treno – ha detto – c’erano tante persone che conoscevamo personalmente a cui eravamo legati da affetto personale, da amicizia e stima. La nostra comunità è risultata lacerata. Siamo ripartiti, ma è difficile. Il processo farà la sua parte, stabilirà la verità, i responsabili”. Infine un ringraziamento al sindaco Decaro per la scelta dell’apposizione della targa nella piazza della stazione centrale del capoluogo. “Ti ringrazio per aver scelto questo luogo simbolo per quello che rappresenta in termini di rappresentatività della Regione Puglia. Noi non dimentichiamo l’affetto e soprattutto la vicinanza che avete mostrato alle nostre comunità”.

PUGLIA, DA CORTE CONTI PIÙ LUCI CHE OMBRE

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Più luci che ombre nella relazione della Corte dei Conti che questa mattina, a Bari, ha emesso il giudizio di parificazione sul rendiconto generale della Regione Puglia relativo al 2017. Bene la contrazione del debito (- 4,6%), la spesa sanitaria e il saldo finale, meno bene l’assistenza farmaceutica convenzionata e ospedaliera (anche se resta una delle più virtuose d’Italia), l’eccessivo ricorso a consulenze legali esterne e le eccessive spese rispetto alle previsioni. Per il 2017, risulta rispettato il limite massimo di indebitamento del 20%, essendosi attestato all’11,15%, in miglioramento rispetto al 2016 (12,96%). Le analisi dei giudici contabili hanno fatto emergere il conseguimento dell’obiettivo, definito dalla legge, del pareggio di bilancio attestato intorno ai 13 miliardi di euro grazie anche all’incremento dell’utile derivante dalle società partecipate.

Dall’analisi dei giudici della Corte dei Conti pugliese, relativamente al giudizio di parificazione sul rendiconto generale della Regione Puglia relativo al 2017 “la Regione Puglia ha avuto nel complesso una gestione sana dei propri conti” come ha riferito il presidente della Sezione regionale di controllo per la Puglia Agostino Chiappiniello. C’è infatti stato un aumento delle entrate (+ 4,2% rispetto al 2016) calcolato in poco più di 13 miliardi di euro e dovuto ad un incremento degli introiti da tasse e contributi. Quasi 13 miliardi di euro sono state le uscite che vanno a pareggiare le entrate ma si attestano oltre le previsioni dell’anno precedente con il risultato di una contrazione di circa il 5% del fondo cassa disponibile (sceso di 82,9 milioni a circa 1,6 miliardi).

C’è anche qualche nota negativa però nella relazione della Corte dei Conti. Per i giudici nel complesso il sistema sanitario non desta preoccupazione, anzi. Il 2017 ha visto la chiusura del bilancio con un saldo positivo di 4,1 milioni di euro e il merito di pagare i propri fornitori in soli 4 giorni divenendo così tra le regioni più virtuose in Italia. I giudici però hanno rilevato il mancato rispetto dei tetti di spesa per l’assistenza farmaceutica convenzionata e ospedaliera. Spesa che è in diminuzione rispetto allo scorso anno ma sempre oltre il limite prestabilito. Emerge infine un uso eccessivo delle consulenze legali esterne, una criticità legata ai debiti fuori bilancio e qualche preoccupazione sui Consorzi di bonifica che assorbono troppe risorse dal bilancio autonomo.
“Stiamo recuperando sulla spesa sanitaria, abbiamo assunto molti giovani, abbiamo sostenuto le spese degli assegni di cura, abbiamo il reddito di dignità. Abbiamo poi consentito di continuare un trend positivo di sviluppo” afferma il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Il governatore spiega le criticità riscontrate dalla Corte dei Conti sui debiti fuori bilancio e sulle consulenze legali esterne: “Sono questioni legate alle precedenti amministrazioni, che avevano secondo me abusato del ricorso agli avvocati esterni. Per questo noi abbiamo raddoppiato il numero degli avvocati dell’Avvocatura lasciando le consulenze esterne soltanto a quegli avvocati di eccezionale qualità per casi di eccezionale complessità”.

Altro punto dolente riguarda i debiti derivanti dai Consorzi di Bonifica. “Per vent’anni la Regione ha anticipato le spese di funzionamento accumulando un debito da 250 milioni di euro. Abbiamo risanato la situazione e anche grazie all’aiuto degli agricoltori stiamo rimettendo in piedi il meccanismo secondo il quale il Consorzio viene finanziato dalle aziende agricole che sono socie del consorzio stesso. Speriamo di poterli riconsegnare al più presto alla normale attività, revocando i commissari regionali”.

 

SCOSSA MAGNITUDO 4.4 AL LARGO DI TROPEA

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Una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 è stata registrata  dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nella zona della costa Calabra sud occidentale, i particolare al largo di Tropea.

La scossa, avvenuta alle ore 4.50 a una profondità di 57 chilometri, è stata percepita tra i Comuni più vicini a Tropea, Ricadi e Drapia, ma anche fino a Reggio Calabria e Messina. Non sono stati segnalati danni a persone o a cose.

VESUVIO, COSTA “AL VIA VIDEOSORVEGLIANZA”

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La scorsa estate il Vesuvio è bruciato il larga parte. Ancor più che negli anni precedenti. Da ogni parte è stato sottolineato che il primo passo da compiere riguardava l’installazione di sistemi di videosorveglianza sia come deterrente per la perpetrazione dei reati che per facilitare le indagini degli inquirenti in caso di reati accertati. In questo ultimo anno un piano in questo senso non è stato approntato. A distanza di un anno si presenta un sistema di videosorveglianza. A parlarne il neo ministro all’Ambiente Sergio Costa, intervenuto presso la sede dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio, ad Ottaviano.

“Lo scorso anno in particolare la macchina ha iniziato a reagire subito agli attacchi al Vesuvio. Ci ho tenuto ad essere qui perché questa sistema è importante oltre che fortemente simbolico”, ha sottolineato l’ex generale del corpo forestale, il quale ha aggiunto che “la base è stata fatta. Chiedo ai sindaci di fare altrettanto nei territori comunali. Non stiamo costruendo uno stato di polizia, ma una forma di garanzia per il cittadino”. Costa ha anche ricordato la firma del protocollo della scorsa settimana, assieme al ministro dell’Interno Matteo Salvini, tra carabinieri e vigili del fuoco per diminuire il gap nello scambio di informazioni. “Per gli incendi dei rifiuti, per gli incendi boschivi chiederò il daspo ambientale”, ha ripetuto Costa, che lo aveva già detto alla Camera dei deputati pochi giorni fa.

Due gli aspetti del nuovo sistema di videosorveglianza per controllare il territorio e contrastare i reati ambientali sul Vesuvio: antincendio e controllo del territorio per contrastare gli sversamenti abusivi. Trentacinque i siti di ripresa dell’impianto di videosorveglianza del Parco nazionale del Vesuvio. Di queste dieci sono a fuoco fisso attive per ventiquattro ore al giorno. Le immagini – una cui dimostrazione è stata data nel corso della presentazione del piano – saranno a disposizione dei carabinieri forestali della Campania. Il ministro dell’ambiente ha anche chiesto al sindaco di Ottaviano Luca Capasso di farsi portavoce presso gli altri sindaci di una proposta di rimozione dei rifiuti abbandonati. Alla conferenza di presentazione del sistema di videosorveglianza sono intervenuti anche Agostino Casillo, presidente dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio, Luca Capasso, sindaco di Ottaviano e presidente della Comunità dell’Ente Parco, e Massimo Mancini, responsabile della divisione che segue le pubbliche amministrazioni per Fastweb, che ha implementato l’impianto.

INTESA SP, BAZOLI “LEGAME FORTE CON NAPOLI”

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“L’apertura delle Gallerie d’Italia a Napoli, nella prestigiosa sede di Palazzo Zevallos di Stigliano, in via Toledo, è un impegno preso nel 2007 da Intesa Sanpaolo che rimarrà nel tempo e conferma il legame forte della banca con la città. In 10 anni, le Gallerie si sono affermate come un luogo di riferimento culturale, con grandi capolavori in esposizione, mostre e attività didattiche. La tradizione del Banco di Napoli non deve essere dimenticata e deve riprendere ad essere guida per il meridione”. Così, Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, a margine della cerimonia per il ritiro della medaglia della Citta’ di Napoli conferita a Intesa Sanpaolo dal sindaco Luigi de Magistris per “Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano” sede museale di Intesa Sanpaolo. Presenti alla cerimonia tenutasi a Palazzo San Giacomo, Maurizio Barracco, presidente del Cda del Banco di Napoli, l’assessore comunale alla Cultura ed al Turismo Nino Daniele, il Direttore Gallerie D’Italia Michele Coppola, il direttore di Palazzo Zevallos di Stigliano, Antonio de Nunzio.
“Le Gallerie – riprende Bazoli – sono state inaugurate a Napoli nel 2007, quando sono stati dedicati gli ambienti di via Toledo, poi rinnovati nel 2013-2014. Con oltre 120 opere in esposizione che ripercorrono lo sviluppo delle arti figurative dagli esordi del ‘600 a inizio ‘900, vogliono essere un omaggio all’arte di Napoli”.

“Noi vogliamo siano anche un centro vivo, con mostre temporanee, concerti, presentazioni di libri, eventi in collaborazione con università e istituzioni – continua Bazoli – Di recente è stata inaugurata la Rassegna ‘ospite illustre’ che consente con prestiti di presentare opere di Antonello da Messina, Picasso, Caravaggio Leonardo, oggi in esposizione. È un grande onore e nostro impegno dare il nostro contributo alla vita culturale di Napoli. Qui sorge una delle tre sedi museali di Banca intesa Sanpaolo. La prima è a Vicenza, un impegno preso nel momento in cui è avvenuta la prima fusione tra nuovo banco Ambrosiano e cattolica del Veneto. La seconda è a Milano, dove la banca ha messo a disposizione quattro dei più importanti storici palazzi al centro di Milano. La terza è Napoli, dove noi avevamo già ereditato dalle banche che abbiamo acquisito delle collezioni preziosissime, a cui si è aggiunta quella la più importante opera della nostra collezione: il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio, l’ultima opera da lui dipinta”.

“Intesa Sanpaolo – continua Bazoli – nella tradizione migliore delle banche italiane, è sempre attenta alla cura del patrimonio italiano. Noi abbiamo acquisito con le banche acquistate un patrimonio incommensurabile e abbiamo il dovere di valorizzarlo al meglio. A Milano oggi è esposta in anteprima una delle collezioni private più importanti al mondo dell’arte del secondo novecento. Da 35 anni siamo impegnati insieme alla soprintendenza a intervenire con finanziamenti e apporti professionali tecnici al restauro di capolavori in cattive condizioni. Ogni due anni, prima di restituirli, teniamo una mostra, che attualmente è a Torino. L’attenzione per gli aspetti culturali rientra nel core business della banca. Mattioli, storico presidente della Banca Commerciale Italiana, diceva che la cultura e l’etica devono essere parte essenziale della formazione dei banchieri. E questo non tanto per ragioni di ordine morale, ma per fare bene la banca. Perché oggi c’è molta attenzione per i risultati a breve termine, ma poca attenzione per il futuro. Oggi, a differenza del Rinascimento, quando il mecenatismo era soprattutto committenza, deve essere predominante la conservazione e la valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico italiano: non solo le raccolte, ma anche i palazzi storici, gli archivi dei gruppi bancari. Intesa Sanpaolo ha in campo numerose iniziative per la cultura, oltre ai musei, il sostegno a teatri lirici. Questo quadro di investimenti culturali non risponde a una mera logica di sponsorizzazioni, noi andiamo oltre. Il nostro impegno è ispirato da senso di responsabilità che ogni grande azienda deve dedicare alla valorizzazione del patrimonio del nostro paese. La cultura e il fondamento della nostra identità nazionale”.

“È una giornata importante per la città – commenta il sindaco Luigi de Magistris – ci teniamo a sottolineare la bellezza della città culturale e artistica. Strumento di riscatto e rinascita dei popoli che per essere tale bisogna far conoscere. Palazzo Zevallos di Stigliano è una delle ricchezze più belle della città. La cultura è anche economia reale orizzontale e avvicina fasce tradizionalmente distanti”. “Napoli – spiega l’assessore alla Cultura Nino Daniele – nel 2016-2017 ha la migliore offerta culturale e turistica, indice significativo della vitalità culturale. Noi abbiamo guadagnato tanti primati nel campo del turismo. Una parte di questi risultati spetta a Palazzo Zevallos di Stigliano, che custodisce un patrimonio ineguagliabile. Bene l’impegno di Intesa Sanpaolo per la cultura a Napoli, in un contesto dove purtroppo le imprese del Sud sono poco presenti nel campo culturale, che non significa solo fare da sponsor”.

CALABRIA, INVESTIMENTO SU IMPIANTISTICA SPORTIVA

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“Per la prima volta in Calabria viene realizzato un investimento di questa dimensione per l’ammodernamento, messa in sicurezza e realizzazione di nuova impiantistica sportiva”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, durante la presentazione a Catanzaro del nuovo bando per l’edilizia sportiva. “I destinatari – ha aggiunto – saranno i Comuni, le società e le associazioni sportive con tre linee di intervento. Saranno inoltre privilegiate le opere, per un investimento complessivo di 75 milioni di euro, a sostegno della disabilità con progetti conformi all’abbattimento di barriere e volti a migliorare l’accessibilità. Seguiremo la bussola della semplificazione, abbiamo chiesto progettazioni preliminari con schede di fattibilità economica e guarderemo alla sostenibilità della gestione degli impianti per garantire un’adeguata fruizione. Premieremo, perciò, i Comuni che si assoceranno per dotare il territorio di impianti dove i nostri giovani atleti possano crescere e migliorare”.

L’Assessore regionale alle infrastrutture, Roberto Musmanno, e il Direttore Generale del Dipartimento Lavori Pubblici della Regione Calabria, Luigi Zinno, hanno spiegato che la dotazione finanziaria, per la parte in conto capitale di 32 milioni di euro, verrà ripartita in tre linee di intervento a cui si aggiungono ulteriori 1milione e mezzo di euro all’anno a copertura di un programma quindicinale, per il pagamento dei contributi in conto interessi sui mutui che verranno eventualmente contratti dagli Enti pubblici e da soggetti privati con l’Istituto per il Credito sportivo. Saranno finanziati progetti di edilizia sportiva fino a 70 mila euro con una quota di cofinanziamento regionale non superiore a 42 mila ed una quota di cofinanziamento del richiedente minima del 40% del costo dell’intervento. La seconda linea interessa operazioni dal costo compreso tra 70 mila euro e 200 mila, con una quota di cofinanziamento regionale non superiore a 100 mila euro e di cofinanziamento del 50% del costo dell’intervento. La terza linea si riferisce a progetti dal costo superiore a 200 mila euro, con una quota di cofinanziamento regionale fino a 1milione e mezzo e di cofinanziamento del 60%.

“Non si è mai visto in nessuna regione d’Italia e d’Europa un intervento così massiccio a sostegno dello sport – ha affermato il consigliere delegato Nucera – con l’impegno assunto di investire circa 100milioni di euro e di definire linee guida aperte a tutti gli enti, associazioni e federazioni”. Anche per Giampaolo Latella, delegato dal Presidente Coni Calabria, si tratta di “un investimento mai realizzato in Calabria per cui il Coni, ringraziando la Regione, è estremamente soddisfatto nel vedere un sostegno importante in un settore che ha una delicatissima funzione sociale”.

SUD, LENTA RISALITA MA RISCHIO RALLENTAMENTO

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Prosegue nella sua lenta ma costante risalita che ha caratterizzato gli ultimi due anni l’economia del Mezzogiorno: i segnali positivi restano prevalenti, ma il ritmo con cui i valori pre-crisi vengono recuperati è ancora contenuto, anzi si registra qualche rischio di rallentamento”.

Così il Check Up Mezzogiorno di luglio 2018, curato da Confindustria e SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Centro Studi del Gruppo Intesa Sanpaolo) fotografa la situazione socio economica e produttiva delle regioni meridionali.

Per il secondo anno consecutivo, infatti, tutti e cinque gli indicatori che compongono l’Indice Sintetico dell’Economia meridionale elaborato da Confindustria e SRM (relativi a ricchezza prodotta, livelli occupazionali, numero delle imprese, export e investimenti) sono positivi.

L’Indice registra un’accelerazione nel 2017 (+15 punti), ma rimane ancora di 40 punti al di sotto del valore pre-crisi del 2007. Il PIL 2017 conferma la previsione di una moderata crescita (+1,4%), che consente al Mezzogiorno di tenere il passo con il resto del Paese: la fiducia si mantiene elevata, e le previsioni per il 2018 (+1,1%) confermano tale tendenza, ma con un andamento leggermente più contenuto.

UN UNIVERSITARIO SU 4 EMIGRA AL CENTRO-NORD

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Nel corso degli ultimi quindici anni si è manifestato, con intensità crescente, un flusso migratorio dalle regioni meridionali verso il Centro-Nord e/o l’estero. La cronica debolezza della domanda di lavoro meridionale è all’origine di questo fenomeno. Lo sottolinea il rapporto Svimez che sarà presentato lunedì prossimo in Senato.

All’interno di questo trend, che, come sottolineato dalla Svimez nei suoi Rapporti sin dal 2010, si caratterizza per una rilevante crescita della cosiddetta migrazione intellettuale, se ne è affiancato un altro consistente nel trasferimento di un numero crescente di giovani meridionali che vanno a studiare in università localizzate nelle regioni centrosettentrionali. Si tratta in sostanza della decisione di anticipare la decisione migratoria già al momento della scelta universitaria, con l’obiettivo di avvicinarsi a mercati del lavoro che vengono ritenuti maggiormente in grado di assorbire capitale umano ad alta formazione.

“È evidente che la perdita di una quota così rilevante di giovani ha, già di per sé, un effetto sfavorevole sull’offerta formativa delle università meridionali – rileva il Direttore SVIMEZ, Luca Bianchi -. Ben più gravi, tuttavia, sono le conseguenze sfavorevoli che derivano dalla circostanza che, alla fine del periodo di studio, la parte prevalente degli studenti emigrati non ritorna nelle regioni di origine, indebolendo le potenzialità di sviluppo dell’area attraverso il depauperamento del cosiddetto capitale umano, uno degli asset più importanti nell’attuale contesto”.

Accanto a questo effetto, “di più lungo periodo” e di difficile quantificazione, ve ne è un altro, più immediato, probabilmente di minore impatto, ma non per questo trascurabile. “Precisamente – sottolinea Bianchi – la perdita di una quota così rilevante di giovani ha due implicazioni: una minore spesa per consumi privati espressa dai residenti (in diminuzione) all’interno dell’area; una minore spesa per consumi collettivi afferenti al capitolo istruzione. In altre parole, la perdita di questo stock di giovani implica che nel Sud vi sia una minore spesa privata per consumi e un’altrettanta inferiore spesa per istruzione universitaria da parte della P.A. (che in Contabilità nazionale va sotto la voce consumi collettivi)”.

Nell’anno accademico 2016/2017, i meridionali iscritti all’Università, secondo quanto rende noto Svimez, sono complessivamente 685 mila circa, di questi il 25,6%, pari a 175 mila unità, studia in un Ateneo del Centro-Nord. La quota, invece, di giovani residenti nelle regioni del Centro-Nord che frequenta un’Università del Mezzogiorno è appena dell’1,9%, pari a 18 mila studenti. Ne deriva, quindi, un saldo migratorio netto universitario pari a circa 157.000 unità. Per offrire un ulteriore termine di paragone, nello stesso A.A. in tutte le università del Sud risultavano iscritti 509.000 studenti. Il movimento “migratorio” per fini di studio ha interessato, quindi, circa il 30% dell’intera popolazione rimasta a studiare in atenei meridionali. Gli studenti “emigrati” per motivi di studio rappresentano, inoltre, circa lo 0,7% della popolazione residente meridionale.

Le regioni meridionali che si caratterizzano per i maggiori flussi in uscita in termini assoluti sono la Sicilia e la Puglia, con oltre 40 mila giovani che studiano al nord, mentre in termini di percentuale su totale degli iscritti, i tassi migratori universitari più elevati riguardano le regioni più piccole del Sud, Basilicata e Molise con oltre il 40%, la Puglia e la Calabria con il 32% circa e la Sicilia con il 27%.

“Si è poi proceduto a stimare l’impatto economico del trasferimento di 157 mila studenti meridionali al Nord in termini impatto negativo derivante dai minori costi sostenuti dagli atenei del sud, a causa dall’emigrazione studentesca – incalza il Direttore SVIMEZ – Lo spostamento degli studenti causa una riduzione dei costi sostenuti dagli atenei per i diversi corsi di studio (costi docenti, costi servizi didattici, costi delle infrastrutture). Per quantificare queste risorse è stato preso in considerazione il parametro del costo standard, alla base dei criteri utilizzati dal MIUR per finanziare le istituzioni universitarie. La cifra stimata è di circa un miliardo annuo di minore spesa della PA nel Mezzogiorno dovuta alla iscrizione fuori circoscrizione di 153 mila studenti meridionali”.

È stata, infine valutata, la spesa per consumi privati attivata dagli studenti meridionali che studiano al Centro-Nord per gli alloggi e per le principali voci del costo della vita (prodotti alimentari, fornitura di acqua, energia e gas, spese sanitari, trasporti e comunicazioni) distinte, in base alle tabelle ISTAT, per città di residenza. Si fa presente che tale costo medio annua è profondamente differenziato e va dal valore massimo di 4.700 euro di chi studia a Milano ai 1.700 euro di Cassino e Vercelli. Il valore complessivo dei consumi privati che, per effetto della migrazione universitaria, viene trasferito dal Sud al Nord è di circa 2 miliardi.

L’emigrazione studentesca causa, dunque, in termini di impatto finanziario una perdita complessiva annua di consumi pubblici e privati di circa 3 miliardi di euro. A partire da queste cifre, si può fare un ulteriore passo avanti. “Con il modello econometrico bi-regionale della SVIMEZ si può valutare l’impatto che questa minore spesa in consumi (privati e collettivi) ha sul livello del Pil meridionale – conclude Luca Bianchi – considerando oltre agli effetti diretti anche gli effetti indiretti e indotti da questa minore spesa sull’occupazione locale e quindi sui redditi. Nel 2017, il reddito aggregato meridionale è risultato inferiore di circa 0,4 punti percentuali a quello che si sarebbe avuto trattenendo sul territorio i 153 mila studenti emigrati”.