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Ponte Morandi, Mattarella “Il tempo non attenua il peso delle responsabilità”

GENOVA (ITALPRESS) – “Il crollo del Ponte Morandi a Genova ha rappresentato un drammatico appello alle responsabilità di quanti sono incaricati di attendere ad un pubblico servizio, sia di coloro che provvedono, sul terreno, alla erogazione agli utenti, sia di chi deve provvedere alla verifica delle indispensabili condizioni di sicurezza”.
Lo scrive nel suo messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Nel quinto anniversario del crollo, con il suo tragico bilancio di vite umane annientate, con la profonda ferita inferta alla Città di Genova e alle coscienze di tutti gli italiani, la Repubblica rinnova e rafforza i sentimenti di vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime e a quanti hanno visto sconvolgere la propria esistenza da una catastrofe tanto grave quanto inaccettabile. Una vicenda che interpella la coscienza di tutto il Paese, nel rapporto con l’imponente patrimonio di infrastrutture realizzato nel dopoguerra e che ha accompagnato la modernizzazione dell’Italia. Un patrimonio la cui manutenzione e miglioramento sono responsabilità indeclinabili. La garanzia di mobilità in sicurezza è un ineludibile diritto dei cittadini”.
“Il trascorrere del tempo non attenua il peso delle responsabilità per quanto accaduto. Ed è responsabilità fare giustizia, completando l’iter processuale, con l’accertamento definitivo delle circostanze, delle colpe, delle disfunzioni, delle omissioni. Con il sostegno del Paese intero, Genova ha saputo mettere in campo una grande reazione civile, che è divenuta forza ricostruttiva. Il nuovo Ponte San Giorgio ha saputo essere un simbolo di ripartenza e di efficace collaborazione tra istituzioni ed espressioni della società.
Un risultato importante che dimostra ancora una volta come l’Italia sappia affrontare le sfide più difficili dando il meglio di sè nell’unità” conclude Mattarella.

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Meloni “Sulle banche ho deciso io, non temo un autunno caldo”

ROMA (ITALPRESS) – “Rifarei la tassa sugli extraprofitti è una iniziativa che ho voluto io perchè ritengo che si debba mandare un messaggio rispetto all’idea di uno Stato giusto, che fa le cose che si devono fare senza tempi punitivi. Ho massimo rispetto del sistema bancario e non ho intenzione di colpire le banche. Ma c’era una situazione di squilibrio. Con il consistente e prolungato aumento dei tassi da parte della Bce si rischia di penalizzare famiglie e imprese». Lo dice il presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando con i giornalisti
del Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa.
«Il sistema bancario è stato veloce ad alzare i tassi dei mutui, ma ha lasciato invariati i tassi cha venivano riconosciuti ai risparmiatori e si è creata una distorsione – continua – Chi parla di socialismo ha una concezione distorta del libero mercato. Non ricordo socialisti che tassano le banche, solo socialisti che danno soldi pubblici alle banche».
«Giorgetti è stato pienamente coinvolto essendo il ministro che scrive il provvedimento – continua il Premier – In questo caso non ho fatto le riunioni che generalmente faccio, ma c’era un problema di tempi riguardo a una norma che abbiamo deciso di portare all’ultimo Cdm, sennò sarebbe slittata a settembre.
Tajani? Ha posto un problema di metodo, lo capisco. Asse Meloni-Salvini? Ve lo dico chiaramente: è un’iniziativa che ho assunto io». A proposito delle voci di un rimpasto di Governo Meloni risponde: “Sono ricostruzioni fantasiose di giornali di gossip. Io non ho mai pensato, da quando sono a capo del governo, a un rimpasto». E alla domanda se teme un autuno caldo il Premier risponde. “No, vede, se uno dei principali sindacati convoca una manifestazione contro la legge di bilancio prima ancora che venga scritta, forse esiste un tema di opposizione pregiudiziale. Penso che gli italiani vedano che il governo sta facendo il massimo. Il Pil, in realtà, cresce più delle altre grandi democrazie, abbiamo un record dioccupazione e di contratti stabili».
Sulle Europee: “E’ troppo presto per parlare, sbaglia chi pensa che si possano a monte definire alchimie. Io lavoro per far crescere la famiglia dei conservatori e mi pare che questo margine esista fortemente. Vorrei costruire una alleanza omogenea. Non credo nelle larghe intese: se non funzionavano in Italia, figuriamoci in Europa. Veto le Pen? Io non metto veti, non ritengo di avere questa autorevolezza e comunque non mi pongo adesso il tema”.

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Pnrr, Decaro “Non abbiamo ritardi, Comuni pronti a ridiscutere opere”

ROMA (ITALPRESS) – “Prima ci hanno detto che alcuni progetti non andavano bene. Poi che c’erano particolari difficoltà nel Mezzogiorno e per gli asili nido. E alla fine, quando è emerso con chiarezza che non ci sarebbero stati ritardi significativi che ci riguardavano, e che eravamo già riusciti ad aggiudicare nei tempi previsti la stragrande maggioranza delle opere, abbiamo saputo che il governo intende spostare sul Repower Eu 13 miliardi di risorse dei Comuni su un totale di 16 miliardi, che verranno assegnati alle grandi aziende di Stato”. Lo ha detto Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, in un’intervista al quotidiano La Repubblica.
“Noi eravamo pronti – ha aggiunto il presidente dell’Anci – a ridiscutere tutte le opere che la Commissione Ue non ritiene compatibili con il Pnrr, come è successo per gli stadi di Venezia e Firenze, nonostante in prima battuta avessero già superato il vaglio dell’istruttoria condotta dai ministeri e dal governo. Ma qui si tratta di tre linee di progetti, tutte importanti. E se due già erano preesistenti al Pnrr, e cioè i piani per le piccole e medie opere per l’efficientamento energetico e il dissesto idrogeologico e i piani di rigenerazione urbana, i piani urbani integrati invece sono nati proprio con il Next Generation Eu, dopo una capillare istruttoria, città per città”.
“Noi non abbiamo ritardi”, ha affermato Decaro in riferimento ai Comuni. “Neanche sugli asili nido – ha continuato -, dove hanno continuato per mesi a dirci ‘non ce la faretè, e invece alla scadenza del 30 giugno avevamo già concluso le gare per l’assegnazione del 92% dei lavori, e adesso siamo sicuramente arrivati al 100%. Quanto ai Pui, in seguito alla verifica condotta con Invitalia abbiamo accertato che è già stato aggiudicato il 94,5% delle gare, alcune città sono già al 100».
Secondo Decaro, “gli uffici dei Comuni hanno paura di ritrovarsi con debiti fuori bilancio”. “Se i fondi a settembre-ottobre, quando passerà il piano di revisione del Pnrr, non verranno sostituiti immediatamente con altre risorse – ha aggiunto -, i progetti dovremo pagarli noi. In molti casi abbiamo già anticipato i pagamenti. E molte opere potrebbero bloccarsi, già adesso molte ditte si stanno tirando indietro, perchè sono spaventate”.

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Schlein “Rivedo Meloni solo se ha delle proposte serie”

ROMA (ITALPRESS) – “Per ora nessuno ci ha invitato. Ma stanno solo prendendo tempo, perchè non hanno nè risposte alla nostra proposta di legge, nè proposte loro da avanzare. Il Cnel è un’istituzione prestigiosa, ma non può essere la Terza Camera nè un governo ombra. Noi saremo sempre disponibili al confronto nel merito, ma non arretriamo di un centimetro sui pilastri della nostra proposta”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein in una intervista a “La Repubblica” dopo che il Presidente del Consiglio nell’incontro con le opposizioni di venerdì a Palazzo Chigi sul salario minimo ha affidato la pratica al Cnel di Brunetta. Quindi riferisce che non tratterà su “Due capisaldi. Il primo: rafforzare i contratti collettivi, facendo valere per tutti i lavoratori e le lavoratrici di un settore la retribuzione del contratto firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Così spazziamo via i contratti pirata. Accanto a questo c’è la necessità di fissare una soglia legale, 9 euro l’ora, sotto la quale nemmeno la contrattazione collettiva può scendere. L’ho detto anche ieri: non è che il salario minimo significa 9 euro per tutti. Chi oggi prende 5 euro l’ora, non potrà prenderne meno di 9. Chi oggi ne prende 14 continuerà a prenderne 14 e li prenderanno tutti i lavoratori di quel settore anche se non coperti dal contratto più rappresentativo. Il governo torni nelle Camere, dove hanno sospeso la discussione per due mesi”.
Sul vertice di venerdì, poi, aggiunge: “Io apprezzo sempre il confronto nel merito. E l’altro ieri lo è stato. Certo, il confronto avremmo potuto farlo anche prima, perchè in Commissione abbiamo discusso per quattro mesi”. Alla domanda se tornerebbe a Palazzo Chigi se ci fosse un altro confronto dopo i 60 giorni indicati da Meloni, risponde: “Dipende se ci sono delle novità. Ieri non ce ne sono state. Intanto noi partiamo con una raccolta firme, anche nelle feste dell’Unità. E come opposizione stiamo preparando un sito per firmare pure online”.

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Nordio al carcere di Torino “Puntiamo alla detenzione differenziata”

TORINO (ITALPRESS) – “Compatibilmente con le risorse, cercheremo quella che vorrei chiamare una detenzione differenziata: tra i detenuti estremamente pericolosi, quelli del 41 bis, e quelli di modestissima pericolosità sociale, c’è una situazione intermedia che può essere risolta con l’utilizzo di molte caserme dismesse e che hanno spazi meno afflittivi, che consentono lavoro all’aperto e attività sportiva”. A dirlo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al termine della visita nel carcere delle Vallette a Torino all’indomani della morte di due detenute.
“Costruire un carcere nuovo è costosissimo, ci sono dei vincoli idrogeologici, burocratici, architettonici – ha sottolineato Nordio -. Con cifre molto inferiori possiamo adattare beni demaniali che hanno già gli spazi e le strutture compatibili con l’utilizzazione carceraria. Ed è lì che bisogna incidere. Gli spazi ci sono, servono accordi con il ministero della Difesa: con questo noi potremmo in medio tempo deflazionare di molto la
sovrappopolazione. Se ci sono i fondi? Chiedete al ministro
Giorgetti, noi ogni giorno siamo alla carica”.
Quella al carcere di Torino non è “nè un’ispezione, nè un intervento cruento. E’ un atto di assoluta vicinanza, conosco perfettamente i disagi delle carceri”. “Il suicidio in carcere è un fardello di dolore che affligge tutti i paesi al mondo e a volte è imprevedibile”. “Lo Stato non abbandona nessuno”, ha concluso.

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Mattarella “La tragedia di Stazzema fu un massacro di innocenti”

ROMA (ITALPRESS) – “Sant’Anna di Stazzema è uno dei luoghi simbolo della tragedia della Seconda Guerra Mondiale in cui affondano le radici più profonde dei valori della Costituzione repubblicana. Un luogo di memoria, di dolore immenso, insensato e ingiustificabile, divenuto emblema di riscatto civile, di ribellione alla violenza più feroce e disumana, di solidarietà, di ricostruzione morale e sociale.
E’ un dovere per la nostra comunità ricordare quanto avvenne settantanove anni or sono a Sant’Anna e nelle altre frazioni di Stazzema, quando militari nazisti delle SS, sostenuti da fascisti locali, misero in atto una delle stragi più efferate del conflitto”. E’ il mesaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Fu un massacro di vite innocenti. Donne, anziani, bambini – ben oltre cinquecento – vennero uccisi senza pietà. Tanti i corpi bruciati e resi irriconoscibili.
L’Europa toccò il fondo dell’abisso. Neppure l’infamia della rappresaglia poteva giustificare lo sterminio, la strategia dell’annientamento”.
“Da quegli abissi sono ripartiti il cammino del popolo italiano e del Continente europeo e spetta a ciascuno custodire e consegnare il testimone della memoria alle generazioni più giovani perchè possano essere consapevoli protagoniste di un futuro responsabile in cui non siano più messi a rischio i valori della persona umana” conclude Mattarella.

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Borghi “Riapriamo il Parlamento e discutiamo di salario minimo”

ROMA (ITALPRESS) – «Destra e sinistra hanno giocato, con una buona dose di cinismo visto che si parla di povertà, una partita di posizionamento dentro una inutile passerella mediatica”. Lo afferma il parlamentare di Italia Viva, ex Pd, ora capogruppo del Terzo Polo al Senato Enrico Borghi intervistato da La Repubblica.
“Lo sanno tutti che 14 miliardi per finanziare la proposta Conte-Landini non ci sono. Quindi diventa tutto tattica. A destra per sterilizzare le tensioni, a sinistra per affermare la teoria del campo largo. Noi diciamo: anzichè cercare spazi nei tg, aprite il Parlamento, discutiamo di salario minimo e della proposta Cisl di partecipazione agli utili dei lavoratori, a prima firma Renzi».
“Noi siamo il centro riformista – continua Borghi – distante dai sovranisti e dai populisti. In Italia la sinistra modello “Fronte Popolare” si è sempre e solo assicurata l’opposizione. Qualora riscoprisse il riformismo, ritroverebbe la sintonia col Paese. La scelta sta a loro». Calenda ha detto che i gruppi del Terzo Polo sono praticamente già sciolti, ma che lui non può lasciare perchè c’è il suo cognome nel logo… Per tagliar corto, quando divorziate? «I gruppi sono strumenti operativi di una volontà politica. La nostra è creare la casa di tutti i riformismi italiani alle Europee. Si chiama politica. E si fa con chi ci sta e chi ci crede».

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Lupi “Troppi interventi, il centrodestra non può essere statalista”

ROMA (ITALPRESS) – “L’intervento del Mef è giusto se serve a dare un supporto politico, di garanzia, ma se continuiamo a mettere in fila un intervento pubblico dietro l’altro rischiamo di far pensare agli italiani che siamo diventati il centrodestra statalista”.
Lo dice Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, in una intervista a La Repubblica.
«Sono un convinto sostenitore dell’economia sociale del mercato, dove i protagonisti sono il libero mercato e l’equità sociale, con lo Stato a fare da regolatore. Meno lo Stato interviene e meglio è perchè significa che la società funziona meglio. Ma questo principio non può essere declinato come una clava, va valutato da occasione a occasione. Per Tim? In questo caso, la questione di fondo è chiedersi se è giusto che le reti strategiche, separate dai servizi, come lo è quella di Tim, siano controllate o meno dallo Stato. Se il ministero dell’Economia è intervenuto vuol dire che c’era bisogno di un supporto politico, di garanzia”.
“Favorevole? Sì – afferma Lupi – perchè considero quella del Mef un’azione di supporto strategico piuttosto che un’operazione da Stato-azionista. Ultimamente lo Stato sta entrando da tante parti: abbiamo speso un sacco di soldi per Ita, siamo nelle acciaierie, in Mps. Se continuiamo a mettere in fila un intervento dietro l’altro rischiamo di far pensare che siamo diventati il centrodestra statalista che interviene in tutti i settori».

– foto: Agenzia Fotogramma –

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