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Mattarella alla consegna dei premi “Penna d’Oro”

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Alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono stati consegnati i premi “Penna d’Oro” a Alessandro Baricco e “Penna d’Oro giovani talenti” a Cecilia Sala, dal sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio e presidente della Giuria, Giuseppe Moles. Erano presenti all’incontro i componenti della giuria del premio e i rappresentanti della Fondazione Premio Ischia, Benedetto e Elio Valentino. La giuria, presieduta dal sottosegretario all’editoria, Giuseppe Moles è composta da Pierluigi Battista, Maurizio Molinari, Flavia Fratello, Alessandro Tommasi e Annamaria Malato

I vincitori della Penna d’oro 2022 erano stati annunciati al Premio Ischia di giornalismo lo scorso luglio dal sottosegretario Moles, nell’ottica di una consolidata collaborazione tra il Premio Ischia di giornalismo e la Presidenza Del Consiglio Dei Ministri per l’assegnazione della Penna d’Oro.

Nell’albo d’Oro figurano i principali protagonisti della letteratura italiana, tra questi: Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Giuseppe Prezzolini, Alberto Moravia, Ugo Spirito, Riccardo Bacchelli, Mario Soldati, e, recentemente, Paolo Mieli ed Eugenio Scalfari, il Cardinale Ravasi, Piero Angela e Liliana Segre, solo per citare alcuni esponenti del lungo palmares.

– foto ufficio stampa Premio Ischia –

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Palazzo Chigi “Draghi non ha stretto alcun patto”

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ROMA (ITALPRESS) – Palazzo Chigi smentisce la tesi e il contenuto dell’articolo “Kiev e conti pubblici, contatti di Draghi con l’Ue – ‘Meloni starà ai patti’” pubblicato su Repubblica. Il presidente del Consiglio non ha stretto alcun patto né ha preso alcun impegno a garantire alcunché. Il presidente del Consiglio mantiene regolari contatti con gli interlocutori internazionali per discutere dei principali dossier in agenda e resta impegnato a permettere una transizione ordinata, nell’ambito dei corretti rapporti istituzionali, spiegano da Palazzo Chigi.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Da Meloni diffida ai media “Basta pedinamenti a mia figlia”

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ROMA (ITALPRESS) – “Evitare in qualunque e con qualunque mezzo di pubblicare o divulgare immagini che ritraggano la figlia minore” e “astenersi dal pedinarla, accerchiarla e intimorirla con presenze inopportune nonché dal rendere pubblici e riconoscibili, anche visivamente, nomi, indirizzi e recapiti dei luoghi abitualmente frequentati dalla minore (casa, scuola, centri sportivi e ricreativi, e altro), come già incautamente e illegittimamente accaduto in queste ore”. Così, con una diffida inviata tramite la legale Annamaria Bernardini de Pace, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il compagno Andrea Giambruno si rivolgono a “ogni mezzo di informazione pubblico o privato, cartaceo o online – agenzie di stampa, editori, quotidiani, rotocalchi, riviste, magazine, periodici, settimanali”.

La diffida fa riferimento all’attuale normativa comunitaria in materia di privacy (GDPR – Regolamento UE 2016/679), così come interpretata dal Garante per la Protezione dei Dati Personali italiano, e all’articolo 2 della Carta di Treviso, che impone la garanzia de “l’anonimato, la riservatezza, la protezione dei dati personali e dell’immagine del minorenne in qualsiasi veste coinvolto in fatti di cronaca, anche non aventi rilevanza penale ma lesivi della sua personalita”; e che vieta la pubblicazione di ogni e qualsiasi informazione o dato che possa permettere l’identificazione del bambino, quali, per esempio, “l’indirizzo dell’abitazione o della residenza, la scuola, le associazioni, le comunità fisiche e virtuali, i luoghi di culto frequentati e qualsiasi altra indicazione o elemento di riconoscimento”. “Chiunque disattenderà questi moniti, andrà incontro alle inevitabili conseguenze di legge in tutte le opportune sedi, giudiziarie e disciplinari”, conclude la diffida.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Governo, Calenda “Saremo opposizione e proporremo alternative”

ROMA (ITALPRESS) – “Faremo opposizione: non voteremo la fiducia, ma allo stesso tempo su ogni dossier proporremo soluzioni alternative o diremo se sono giuste. In una democrazia la funzione dell’opposizione è importante quasi quanto quella del governo”. Così il leader di Azione, Carlo Calenda, ai microfoni di Radio Anch’io ha spiegato la posizione del suo partito in vista della formazione del nuovo governo. Il nostro “non è il voto dei privilegiati. Abbiamo debuttato con un risultato molto significativo con un partito costruito nel giro di un mese: Meloni alle prime elezioni ha preso il 2% e alle seconde il 4,5%. I partiti come il mio devono diventare forti non solo nelle città: è l’inizio di un percorso di crescita per un partito nato da poco tempo” ha aggiunto. Calenda si dice convinto “che il governo durerà poco. C’è una tempesta perfetta fatta di tassi di interesse in crescita, inflazione, recessione il prossimo anno e costi dell’energia strutturalmente alti”. Per il leader di Azione “gestire il governo è una fatto molto complicato: ci vuole una classe dirigente molto esperta”.
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Scuola, Bianchi “Chiunque verrà nel nuovo governo non ripartirà da zero”

GENOVA (ITALPRESS) – “Credo che chi verrà, chiunque verrà, sulla base delle considerazioni che farà il nuovo governo, potrà ripartire non da zero ma da tre”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a margine di un evento a Genova. “Sono andato con due mandati molto chiari – ha spiegato il ministro -. Il primo, riaprire le scuole, che voleva dire riportare insieme i nostri ragazzi e insegnanti e lo abbiamo fatto l’anno scorso e quest’anno. Durante le due estati abbiamo fatto il grande piano di scuola d’estate in cui si presentavano i progetti che poi sarebbero seguiti in tutto l’anno. La seconda cosa era il Pnrr, che è molto vincolante: non ci sono margini perchè sono impegni assunti. Noi – ha continuato Bianchi – dovevamo investire le risorse e fare le riforme. Le riforme le abbiamo fatte, in particolare quelle legate alla scuola tecnica e professionale. E poi investire i 17,8 miliardi che avevamo: abbiamo investito 10 miliardi in edilizia che non hanno risolto tutti i problemi del Paese ma hanno dato una buona botta alla parte degli asili nido”.
“Abbiamo investito insieme con Colao -aggiunge – quasi 5 miliardi per la parte digitale: stiamo collegando 44mila edifici, compresi quelli sul picco della montagna, con banda ultralarga, che vuol dire non solo scuole collegate ma anche che in ogni paesino ci sarà una connessione che permette di lavorare e vivere lì. Abbiamo investito e stiamo investendo su Its e scuole tecniche e soprattutto sul recupero della dispersione scolastica che è un segno che va collegato con l’astensione”, ha concluso.
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Lega, Maroni “Serve un nuovo leader”

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ROMA (ITALPRESS) – “Ora si parla di un congresso straordinario della Lega. Ci vuole. Io saprei chi eleggere come nuovo segretario. Ma per adesso non faccio nomi”. Così l’ex leader della Lega Roberto Maroni, nella sua rubrica Barbari Foglianti, sul Foglio, commentando i risultati delle elezioni.
“La vittoria è netta – sottolinea Maroni -. Svanisce quella che per il centrodestra era l’unica paura e per il centrosinistra l’unica speranza: non ci saranno incertezze in Parlamento. Meloni potrà contare su una maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato”.
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Berlusconi “Abbiamo una golden share sul rischio populismo”

ROMA (ITALPRESS) – “La maggioranza di centrodestra avrà i migliori rapporti con tutti, ma i nostri riferimenti sono l’Ue e l’Alleanza Atlantica. Di questo naturalmente saremo garanti, se ce ne sarà bisogno, nel modo più assoluto, anche in quanto membri del Ppe”. Lo dice in un’intervista al “Corriere della Sera” Silvio Berlusconi, secondo cui Forza Italia è e sarà “protagonista del futuro di questo Paese”. “Abbiamo ottenuto un risultato vicino a quello della Lega, ma la corsa non era fra noi alleati”, sottolinea il leader azzurro. Se abbiamo una golden share sul rischio populismo? “In teoria, certo l’abbiamo, ma sono sicuro che non la dovremo mai usare. Però se pensassi davvero che esistesse il rischio di derive populiste, il governo non partirebbe neppure, anzi non saremmo nemmeno alleati con gli altri due partiti della nostra coalizione”, assicura.
“Meloni? Chi andrà a Palazzo Chigi lo deciderà il capo dello Stato. Ma se Fratelli d’Italia darà questa indicazione noi lealmente la sosterremo nelle consultazioni con il presidente della Repubblica”, spiega Berlusconi, secondo cui la legge di Bilancio “dovrà coniugare il rigore con le esigenze di tutelare imprese e famiglie. E dovrà avviare il percorso della riforma fiscale”. FI nel governo “avrà il peso di una forza politica numericamente e politicamente decisiva. Sui ministeri è molto prematuro parlare, ne discuteremo con il Presidente incaricato quando ci sarà, senza dimenticare che la scelta finale compete al presidente della Repubblica. Ovviamente la collocazione internazionale del Paese, per noi è una questione di fondamentale importanza”. Meloni “ha la stoffa del leader internazionale, certamente sì. E’ stata a trent’anni ministro in un mio governo e ha lavorato molto bene. Sono sicuro che avremo con lei un’ottima collaborazione”, conclude Berlusconi.

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Renzi “Faremo opposizione durissima ma più civile di quella fatta a noi”

ROMA (ITALPRESS) – Quella di Giorgia Meloni “è una vittoria netta e senza incertezze. Tocca alla destra governare, vediamo se sarà capace di farlo. Noi faremo un’opposizione seria e rigorosa, ma questo non mi impedisce di fare i complimenti a Meloni e ai suoi alleati. E augurare buon lavoro nel supremo interesse del Paese. Riconoscere il risultato fa parte di un rituale della democrazia che ha un valore doppio in tempi di continua delegittimazione. Non credo che governeranno meglio di come abbiamo fatto noi, ma tocca a loro. Noi faremo un’opposizione più civile di quella che hanno fatto a noi. Civile ma durissima sui contenuti, dall’Europa ai valori”. Lo dice al Corriere della Sera il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.
Per l’ex premier “il Pd ha sbagliato tutto. Poteva essere una partita giocabile se solo Letta non avesse sbagliato tutto dal primo giorno di campagna elettorale: l’ossessione di piccole vendette personali lo ha travolto. E adesso tutti dicono che Letta non ha la minima visione politica e che la leadership non è affar suo: troppo tardi, la frittata è fatta”.
Mettere tutti insieme “era impossibile. Però Letta poteva abbracciare l’agenda Draghi con noi e Calenda ma senza comunisti e verdi – spiega Renzi -. Oggi la Meloni avrebbe una ventina di senatori in meno e non governerebbe l’Italia.
Invece il risentimento lo ha bloccato. Allora poteva mollare noi e andare con M5S, visto che il Pd ha rinnegato se stesso sposando il reddito di cittadinanza. Oggi Meloni avrebbe trenta senatori in meno e non governerebbe l’Italia. Ma Letta non ha fatto nessuna delle due scelte”.

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