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È morta la primogenita di De Gasperi, il cordoglio di Mattarella

ROMA (ITALPRESS) – E’ morta all’età di 99 anni Maria Romana De Gasperi, figlia primogenita di Alcide. Era nata a Trento il 19 marzo 1923.
Ha sempre vissuto a Roma. Durante l’occupazione tedesca della capitale fu staffetta partigiana e aiutò il padre a mantenere i contatti con gli antifascisti. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando De Gasperi divenne presidente del Consiglio, Maria Romana fu sua segretaria. Nel 1947 accompagnò il padre nel viaggio negli Stati Uniti.
Dopo la morte del padre iniziò a curare le sue memorie e a scrivere saggi sulla sua figura, rilasciando negli anni numerose interviste. Nel 1982 creò la Fondazione De Gasperi, di cui è stata presidente onoraria fino alla morte.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, profondamente commosso dalla scomparsa di Maria Romana De Gasperi, ha inviato ai familiari un messaggio nel quale ne ricorda “l’affettuosa e attiva vicinanza all’opera di Alcide De Gasperi in momenti cruciali della storia della Repubblica e il costante e prezioso impegno per conservarne e diffonderne la memoria”.
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Pnrr, Draghi: “Colmare gli insopportabili divari territoriali”

NAPOLI (ITALPRESS) – “Il Patto per Napoli coincide con il programma di investimenti più significativo nella storia recente del Mezzogiorno. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina infatti circa il 40% delle sue risorse al Sud. L’obiettivo del piano è colmare i divari territoriali, ormai insopportabili. Il reddito pro capite del Mezzogiorno è infatti poco più della metà di quello del Centro-Nord e il tasso di disoccupazione è più del doppio”. Lo dice il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso del suo intervento al Maschio Angioino di Napoli prima di sottoscrivere il “Patto per Napoli”, l’accordo con il Governo che consentirà di salvare il Comune partenopeo dalla crisi finanziaria evitando il default.
“Per far ripartire il processo di convergenza, fermo da quasi 50 anni, dobbiamo superare quegli ostacoli finanziari, istituzionali, culturali che hanno frenato Napoli e il Sud in questi decenni. Dobbiamo ammettere l’esistenza di una “questione meridionale”, ma dobbiamo allo stesso tempo evitare che si riduca a sterili rivendicazioni. Dobbiamo affrontarla con urgenza, determinazione, unità. Perchè l’Italia tutta ha bisogno che Napoli e il Mezzogiorno siano un motore del Paese”, afferma il presidente del Consiglio.
“Il Pnrr – prosegue – migliora la connettività di Napoli e di tutto il Sud. Destiniamo 241 milioni di euro al Porto, di cui 150 milioni al prolungamento e al rafforzamento della diga Duca d’Aosta. Completiamo le tratte ferroviarie ad alta velocità Napoli-Bari e Salerno-Reggio Calabria. Riduciamo di 80 minuti il tempo di percorrenza tra Salerno e Reggio Calabria e di un’ora e mezza la tratta da Napoli a Bari. Impieghiamo 136 milioni nella Zona Economica Speciale della Campania per migliorare l’efficienza di porti e aree industriali. Investiamo sul trasporto pubblico locale, per ridurre il traffico e migliorare la qualità dell’aria. Solo il 10% dei cittadini meridionali usa il trasporto pubblico locale, circa la metà degli abitanti del Centro-Nord. A Napoli, investiamo sulla metropolitana, sulla rete tranviaria, sugli autobus. Sperimentiamo una nuova concezione di mobilità urbana, basata sulla sostenibilità e sulle tecnologie digitali. Napoli si è classificata prima nella graduatoria dei progetti di mobilità sostenibile ‘MaaS’. La città vuole essere protagonista del Pnrr e il governo intende sostenerla”, chiosa il premier.
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Patuanelli “Nessun allarme alimentare per l’Italia”

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ROMA (ITALPRESS) – “Gli agricoltori pagano due volte la crisi: in maniera diretta, con la bolletta energetica, e in maniera indiretta, per gli aumenti dei prezzi dei semilavorati e delle materie prime, colpiti, a loro volta, dalla crescita dei costi di produzione e di approvvigionamento”. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, nel corso dell’informativa urgente alla Camera sulle iniziative a sostegno della filiera agricola, in relazione all’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime. “Senza gli adeguati strumenti normativi di sostegno e senza un indirizzo strategico preciso sarà difficile recuperare le fasce di mercato perduto – ha aggiunto -. Serve una risposta comune a livello europeo”. Il ministro ha poi rassicurato: “Ad oggi non esistono allarmi alimentari per il nostro Paese”.
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M5S, Conte confermato presidente con il 94% dei voti

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ROMA (ITALPRESS) – Giuseppe Conte è stato rieletto presidente del MoVimento 5 Stelle. Alla nuova votazione online su 130.570 iscritti al M5S aventi diritto, hanno partecipato alla votazione in 59.047. Hanno detto sì all’elezione di Conte 55.618, pari al 94,19%, mentre 3.429 – pari al 5,81%, hanno detto no.
“Gli iscritti del MoVimento 5 Stelle mi hanno riconfermato con un’indicazione forte e chiara. Un sostegno così importante è anche una grande responsabilità. Ora testa alta, ancor più coraggio e determinazione nelle nostre battaglie. Abbiamo un Paese da cambiare”, scrive Conte su Facebook.
Laura Bottici è stata inoltre eletta componente del Comitato di Garanzia, ottenendo 40.060 preferenze (67,84%), rispetto alle 18.987 (32,16%) di Jacopo Berti.
Bottici affianca nel Comitato di Garanzia il presidente della Camera Roberto Fico e l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi.
Gli iscritti hanno anche eletto nuovi componenti del Collegio dei probiviri Danilo Toninelli, la ministra delle Politiche Giovanili Fabiana Dadone e Barbara Floridia. Vanno ad affiancare Riccardo Fraccaro.
Con il 90,48% dei voti confermate anche altre decisioni, tra cui l’elezione di Michele Gubitosa, Riccardo Ricciardi, Paola Taverna, Alessandra Todde e Mario Turco alla carica di vice presidenti.
“La grande partecipazione registrata al voto dimostra che la comunità del Movimento 5 Stelle ha tanta voglia di fare, al fianco di Giuseppe Conte a cui è stata rinnovata la fiducia in modo chiaro e netto – commenta su Facebook il presidente della Camera Roberto Fico -. È un segnale politico forte. Adesso avanti nell’impegno che ci aspetta per occuparci dei problemi dei cittadini e delle soluzioni che vanno messe in campo. Buon lavoro ai vicepresidenti e ai comitati politici, così come ai nuovi componenti dei Collegio dei probiviri e del Comitato di garanzia”.
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Ucraina, Mattarella: “Riesplodono aggressivi egoismi nazionali”

TRIESTE (ITALPRESS) – “Pensavo che la drammatica esperienza della pandemia, vissuta da tutto il mondo, e che ha messo a rischio il genere umano, avesse fatto capire anche a livello dei governi degli Stati l’importanza della ricerca del dialogo, della collaborazione e delle comprensione. Appariva logico e sembrava possibile, invece abbiamo dovuto assistere all’esplodere di aggressivi egoismi nazionali, alla moda di quanto non avveniva dall’800”. Così Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Trieste.
“Un retrocedere della storia e delle civiltà che mai avremmo immaginato possibile in questo inizio di millennio, assistendo a vittime di ogni età, a bambini e ad anziani, a devastazioni di città, campagne, a un impoverimento del mondo, non riusciamo neppure a rinvenirvi una motivazione razionale”, ha proseguito.
“Si ponga fine alle guerre, la pace è sempre doverosa e possibile, proprio per questo stiamo rispondendo, con la dovuta solidarietà, all’aggressione dell’Ucraina – ha sottolineato il capo dello Stato -, con l’accoglienza dei profughi, con il sostegno concreto a chi resiste a difesa della propria terra contro un’invasione militare e con misure economiche e finanziarie che indeboliscano chi pretende di imporre con la violenza delle armi le proprie scelte a un altro Paese”.
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Conte “Non vogliamo la crisi, ma Draghi ci ascolti sulla spesa militare”

ROMA (ITALPRESS) – “Sul futuro dobbiamo discutere e mi confronterò con il premier Draghi nei prossimi giorni, aprirò un dibattito in Consiglio dei Ministri, la nostra delegazione rappresenterà queste posizioni. Se qualcuno sta proponendo di rimodulare la spesa pubblica, ne possiamo discutere?”. Così Giuseppe Conte, presidente del M5S, a “Mezz’ora in più”, su Rai3, in merito alla sua contrarietà all’aumento delle spese militari.
E alla domanda su cosa farebbe se il governo andasse avanti ugualmente ha risposto: “Se voto contro? Il M5S non pensa assolutamente a una crisi di governo, lo dico chiaramente nonostante quello che scrivono i giornali. Però siamo maggioranza relativa e se si tratta di un nuovo indirizzo non previsto nel patto fondativo di questo governo, faremo valere la forza delle nostre posizioni. Ribaltiamo: se non ci ascolta, il governo si assume la responsabilità di ridurre in fibrillazione la maggioranza. Perchè dobbiamo parlare di crisi di governo in un momento tanto delicato?”, ha detto ancora Conte.
“I cittadini non arrivano a fine mese, i cittadini mi fermano per strada, come si può pensare ad aumentare le spese militari? Io sto parlando nettamente e sto parlando di un tema politico mai discusso prima da quando è nato questo governo e ci deve essere l’accordo del M5S”, ha sottolineato l’ex premier.
“Io non ho mai messo in dubbio che gli accordi presi con la Nato siano da rispettare, ma la tempistica ipotizzata otto anni fa non può essere un dogma indiscutibile – ha aggiunto -. I nostri alleati conoscono la sofferenza dell’Italia dopo due anni di pandemia, le difficoltà maggiori rispetto ad altri Paesi”.
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Fontana compie 70 anni e si racconta, dalla nascita della Lega a oggi

MILANO (ITALPRESS) – “Ho vissuto la Lega fin dai suoi esordi, ben prima dell’anno di nascita della Lega Nord che ha federato i movimenti nati nelle regioni, come la Lega Lombarda. Ho iniziato come avvocato del partito, prima ancora che esso nascesse, ho avuto ottimi rapporti con Umberto Bossi, con Roberto Maroni, con Giuseppe Leoni. Ho preso parte, quindi, alla sua creazione e al percorso entusiasmante dei primi tempi, quasi pionieristicì. Si racconta così in un’intervista esclusiva all’agenzia Italpress il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che domani (lunedì) compirà 70 anni, un traguardo al quale arriva con una lunga carriera politica alle spalle, tra le file della Lega, partito fondato nel lontano 1991 con aspirazioni indipendentiste. “All’epoca – continua Fontana – il motore era quello della rappresentanza dei territori e delle comunità all’insegna delle identità. Questi principi restano saldi e mi hanno sempre guidato nella vita di amministratore. Sono principi che, faccio notare, si stanno dimostrando sempre più attuali e forti”.
In riferimento alla Lega ‘nazionalè plasmata, anche con un nuovo nome (senza il ‘Nord’), dall’attuale segretario della Lega Matteo Salvini, il governatore della Lombardia, seppur orgoglioso leghista della prima ora, non ha alcun dubbio. “L’evoluzione del partito è stato un percorso che ci ha portato ad essere una delle forze politiche più rilevanti a livello nazionale, e credo che stiamo raggiungendo quei risultati per i quali all’inizio ci battemmo con tanta determinazione. Ringrazio tutti quelli che hanno dato un loro contributo fondamentale e sostanziale a questa grande ‘storià”.
Ricordando quando, da sindaco di Varese (2006- 2016), scese in piazza contro i tagli ai Comuni voluti dal Governo Berlusconi-Bossi, e quindi in dissenso con il suo stesso partito a Roma, Fontana oggi commenta: “Ho sempre accettato i ruoli istituzionali per spirito di servizio, sia come sindaco di Varese che come presidente di Regione, credo sia l’unica ricetta che possa aiutare a sostenere il peso di responsabilità che sono davvero molto gravose. In quella occasione, gli interessi dei cittadini rappresentati dai sindaci erano in contrasto con le decisioni del Governo. Non potevamo accettare tagli indiscriminati che si sarebbero tradotti in meno servizi per i cittadini, dalla scuola, all’assistenza, al trasporto, alla capacità di investimento dei Comuni. Oggi paghiamo le conseguenze di quella stagione, che vide protagonisti governi di diverso colore”.
Eletto presidente della Lombardia il 26 marzo 2018, con il 49,7% dei voti di un centrodestra compatto, contro il 29% del candidato di centrosinistra, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, facendo un bilancio di quattro anni alla guida della Regione, Fontana è soddisfatto. “Si sono concretizzati – continua Fontana all’Italpress – tutti i progetti avviati prima del Covid: dalle infrastrutture, all’acquisto dei nuovi treni per migliorare la mobilità, l’impegno per abbattere le liste d’attesa di visite e prestazioni sanitarie che risale al 2019, alle azioni concrete per la semplificazione delle procedure e la sburocratizzazione a vantaggio di cittadini e imprese. Per non parlare della corsa vinta insieme al Veneto per portare le Olimpiadi invernali del 2026 nei nostri territori”.
Su questo punto il Presidente si sofferma volentieri. “L’iniziativa lombarda e veneta sembrava un ‘salto nel buiò, ricordo la telefonata fra me e il governatore del Veneto Luca Zaia per decidere: la nostra scelta fu quella di prenderci il grande rischio di finanziare quasi completamente come Regioni questo progetto. Senza quella decisione ‘azzardatà oggi non avremmo i Giochi Olimpici invernali 2026. Quella telefonata tra me e Zaia per decidere è rimasta, direi, nella nostra storia. Da lì è nata una proposta Olimpica e Paralimpica completamente innovativa: distribuita su più territori, con due città e non solo una come sempre avvenuto. A questa novità si è aggiunta l’idea di organizzare la prima Olimpiade completamente sostenibile, utilizzando strutture preesistenti e con infrastrutture legate ai bisogni complessivi e preesistenti dei territori, senza cattedrali nel deserto. La grande sfida è questa e il Cio (Comitato internazionale olimpico) di questo progetto innovativo si è innamorato subito. Furono giornate intense, faticose ma bellissime fino alla proclamazione di Losanna il 24 giugno del 2019. Tutta la delegazione ‘esplosè di gioia. Iniziavamo una sfida meravigliosa. Difficile dimenticare quei momenti. Ne sono orgoglioso”.
Otto mesi dopo scoppia la pandemia. “Nella prima ondata non avevamo istruzioni su come affrontare un virus sconosciuto al mondo, nè armi per combatterlo, ma ci siamo attrezzati, per primi”, torna a ricordare Fontana, che ora rivela “le angosce e le preoccupazioni delle lunghe notti trascorse a Palazzo Lombardia” perchè oltre alla salute pubblica, le risposte da mettere in campo riguardavano anche l’economia lombarda, colpita da virus e chiusure.
“Il nostro sistema economico ha reagito alla pandemia con straordinaria forza ed efficacia alle previsioni negative di quei mesi difficili. I dati economici lo evidenziano tuttora con chiarezza, sia sul fronte produttivo che occupazionale. Su entrambi gli ambiti abbiamo attivato, sin dall’estate 2020, molte iniziative, tra cui ristori integrativi a quelli del governo, sostegno al credito e, nella successiva fase di ripresa, lo straordinario piano di investimenti da 5 miliardi di euro – ‘il Piano Lombardià – per accelerare il rilancio della Locomotiva d’Italia”.
Guardando al futuro, il presidente della Lombardia, tiene a citare in particolare due temi: digitalizzazione e ambiente. “Il nostro obiettivo è costruire una Regione in cui tutti i territori sappiano attivare e far crescere i giovani talenti. Una Smartland in cui sia facile muoversi, in cui tutti abbiano connessioni materiali e digitali forti, che permettano di studiare, lavorare, vivere bene”. Obiettivi, che devono, tuttavia, fare i conti con “la crisi energetica iniziata lo scorso ottobre – sicuramente da carattere speculativo -, aggravata dall’invasione russa un Ucraina, che ci impone scelte strategiche nuove ed urgenti per l’autosufficienza. Bisogna accelerare con le politiche di transizione energetica. Sento molto questo tema che riguarda il nostro futuro, un futuro prossimo, non lontano. Abbiamo una grande responsabilità verso i giovani: siamo chiamati a decidere oggi, ad agire subito, a proporre scenari differenti e a lavorare concretamente ogni giorno”.
Insistendo sul tema della transizione ecologica, il governatore sottolinea come “i segnali d’allarme arrivavano da lontano, già dagli anni ’70, ma la politica non li ha colti. E ora non possiamo più inseguire slogan di comodo, dobbiamo diventare ‘rivoluzionarì nella quotidianità, ognuno deve portare il suo ‘mattonè per la costruzione di una ‘casa comunè sicura. L’avvio, qualche giorno fa, dell’impianto per il biometano di Marcallo con Casone è un pezzo concreto di questo impegno, così come il sostegno alle comunità energetiche rinnovabili e la creazione di una Hydrogen Valley di Val Camonica. Qui intendiamo anche realizzare in loco uno stabilimento per la produzione di idrogeno”.
Sul percorso di attuazione dell’autonomia, ancora inattuato dopo la ‘spintà seguita ai referendum lombardo-veneti del 2017, Fontana risponde: “Quello che è certo è che la strada è tracciata e non si torna indietro. Il governo sta studiando i meccanismi normativi per riprendere il cammino, coinvolgendo il Parlamento. Vedremo e valuteremo queste proposte. Non possiamo permetterci soluzioni annacquate e vigileremo”. A fronte di tutte queste sfide, il presidente della Regione Lombardia resta però ‘abbottonatò sulla sua possibile ricandidatura alle elezioni del 2023. “Posso dirle – conclude Fontana – che ho le energie per proseguire, ma questa decisione non l’ho ancora presa. Posso solo dire: riflessione in corso”.
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Toti “Chi non vuole aiutare Zelensky non festeggi il 25 aprile”

GENOVA (ITALPRESS) – “Chi critica la fornitura di armi ai combattenti ucraini che difendono il loro Paese, chi critica l’aumento delle spese militari per difendere le nostre democrazie, allora non festeggi il 25 aprile”. Così, in una intervista al quotidiano la Repubblica, il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che entra in rotta di collisione con l’Anpi.
“Dire a noi, che celebriamo il 25 aprile come momento fondativo della nostra unità nazionale e di tutti i valori che ci rappresentano, che non dovremmo dare agli ucraini le stesse armi e le stesse condizioni di allora per potersi difendere da un’invasione, non è neppure un tema politico, ma prepolitico, direi quasi aristotelico – sottolinea Toti -. E lo dico parlando da Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, che si è liberata prima che arrivassero le truppe alleate, con gli operai che hanno occupato gli stabilimenti e il porto, con quelle armi paracadutate sulle montagne della Liguria e del basso Piemonte dai Dakota americani e inglesi. Per questo dico: attenti, amici del ‘nè nè’, della neutralità ostentata e del pacifismo un pò peloso: a Kiev si combatte per la libertà di una nazione e anche, un pò, per la salvaguardia della coerenza”.
Quando il presidente Zelensky ha paragonato Mariupol a Genova, aggiunge Toti, “ho avuto i brividi: un’immagine brutale che però ha reso l’idea di quanto stia provando quella nazione. Non ci possono essere sfumature: c’è un popolo aggredito ed è quello ucraino e c’è un governo e uno Stato aggressore, che è quello della Russia. Se pur speriamo che prevalga la ragionevolezza, il governo italiano, l’Ue e l’Occidente devono continuare a fare, con determinazione, ciò che hanno fatto fino ad oggi. Basta con tutti i no, che inchiodano il Paese”.
In merito agli ambientalisti, prosegue Toti, “penso ai nostri pozzi e alle trivelle: devono funzionare. Bene l’accordo con gli Usa per un’ulteriore fornitura energetica che ci aiuti a uscire da una logica che ha impedito all’Italia di utilizzare anche le risorse che ha”. Da qui la nascita di Italia al Centro, “è un passaggio per costruire quel centro politico che è mancato negli ultimi 10 anni in questo Paese e senza il quale non usciremo da una crisi di sistema ormai cronica. E’ un movimento che vuole mettere insieme tanti movimenti politici. Si ispira alla teoria del ruscello, un partito che nasce dalla confluenza di tanti ruscelli, esperienze di amministrazioni locali, per dare una proposta politica all’insegna di valori popolari, riformisti e liberali”. Il centrodestra per Toti “non si è sciolto, come si vuol fare credere, durante l’elezione del presidente della Repubblica, ma nei due governi precedenti. Ma: qual è il centrodestra? Quello dei vaccini o quello che dice che c’è una dittatura sanitaria? Che crede nelle riforme di Draghi o che le contesta tutte? Al di là di qualche buona esperienza amministrativa, come quelle della Liguria, ho difficoltà a pensare, oggi, Fi, Lega ed altri su un palco insieme”.
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