«Questa vicenda si protrae da oltre quattro decenni. Dietro questa svolta c’è un lavoro che ha coinvolto negli anni vari soggetti a più livelli. Sin dal mio primo colloquio col ministro della Giustizia francese ho percepito una chiara sensibilità alla portata storica e politica del problema, un’umana partecipazione al dolore delle vittime e una netta determinazione ad impegnarsi per porvi rimedio. Non so se le origini italiane del ministro Dupond-Moretti, di cui va molto fiero, possano aver giocato un ruolo. Decisivo è stato anche il fatto che, mai come ora, tutte le nostre istituzioni si sono mosse in modo compatto e tempestivo. Una modalità d’azione, a cui ispirarsi sempre». Lo dice, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Giustizia Marta Cartabia a proposito degli arresti degli ex brigatisti italiani ieri in Francia.
Nel colloquio con Dupond-Moretti “ho ribadito con fermezza l’importanza del fattore tempo, avendo ben presente il calendario delle imminenti prescrizioni. La prossima sarebbe stata il 10 maggio. E ho voluto anche fare chiarezza una volta per tutte sul duplice equivoco, che per anni ha ostacolato la concessione delle estradizioni: anzitutto stiamo parlando di persone condannate in via definitiva per reati di sangue e non processate per le loro idee politiche; in secondo luogo le condanne sono state pronunciate all’esito di processi celebrati nel pieno rispetto delle garanzie difensive del nostro ordinamento”.
Per Cartabia “nessun ordinamento giuridico può permettersi che una pagina così lacerante della storia nazionale resti nell’ambiguità, e resti irrisolta. La storia offre numerosi esempi di giudizi celebrati e di vicende giudiziarie portati a compimento a molti anni di distanza. La nostra volontà di riproporre la richiesta delle estradizioni non risponde nel modo più assoluto ad una sete di vendetta, che mi è estranea, ma ad un imperioso bisogno di chiarezza, fondamento di ogni reale possibilità di rieducazione, riconciliazione e riparazione, fini ultimi e imprescindibili della pena».
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Terrorismo, Cartabia “Pagina da chiudere, ma non è vendetta”
Senato boccia la sfiducia su Speranza
ROMA (ITALPRESS) – Il Senato ha bocciato le tre mozioni di sfiducia presentate contro il ministro della Salute Roberto Speranza in merito all’inchiesta sul mancato aggiornamento del piano pandemico. Con 29 voti a favore, 221 contrari e tre astensioni, è stata respinta la mozione proposta da Fratelli d’Italia in merito. Poco dopo è stata respinta anche la seconda mozione di sfiducia. Il documento, proposto dal senatore Gianluigi Paragone, ex M5s e ora al gruppo misto, ha avuto 29 sì, 206 no e due astensioni. Infine stop anche alla terza mozione di sfiducia proposta dal senatore Mattia Crucioli di “L’alternativa c’è” e nel gruppo Misto: con 28 voti favorevoli, 204 contrari e due astensioni, l’aula del Senato l’ha bocciata.
“Il nemico è il virus – ha detto il ministro nel corso del suo intervento in Aula – non trasciniamo la pandemia su un terreno improprio. Nelle ultime settimane, con amarezza, vedo prevalere lo scontro politico alimentando linguaggi di odio”. “Si sfrutta l’angoscia dei cittadini per miopi interessi di parte, questo crea dei danni al Paese che deve rimanere unito. In un grande Paese non si fa politica su una grande epidemia”.
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Arrestati a Parigi 7 ex brigatisti, Draghi “Memoria barbarie sempre viva”
PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Sette ex appartenenti alle Br sono stati arrestati a Parigi dalla polizia. Erano ricercati in Italia da anni. Gli ex terroristi italiani arrestati sono Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Giorgio Pietrostefani, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti. Altri tre brigatisti sono in fuga e attualmente ricercati.
“Il governo – afferma il premier Mario Draghi – esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta. La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani. A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime”.
“Questi ex brigatisti erano stati accusati e condannati in Italia per atti di terrorismo connessi a fatti di sangue tra gli anni ’70 e ’80 – scrive su facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – Massimo impegno per contrastare criminalità e terrorismo. Non si può fuggire dalle proprie responsabilità, dal dolore causato, dal male generato. Grazie al Ministero della Giustizia, che negli ultimi anni ha agito con incisività, al servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e all’Antiterrorismo della Polizia di Stato italiana che hanno lavorato notte e giorno per concretizzare questa operazione di antiterrorismo”.
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Recovery, Cingolani “Transizione ecologica ma anche burocratica”
ROMA (ITALPRESS) – “Il nome Recovery Plan dà l’idea che stiamo mettendo una toppa a qualcosa che è andato storto.
Preferisco Next Generation EU e vorrei che agli italiani arrivasse un altro tipo di messaggio: questo è un progetto più ambizioso della semplice ripresa post pandemia, vuole impostare il futuro del Paese per le generazioni a venire». Lo dice, in un’intervista a Repubblica, il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. «Circa 5 miliardi – afferma – saranno dedicati ad agricoltura ed economia circolare, 15 alla tutela dei territori e delle risorse idriche, 15 all’efficienza energetica degli edifici e quasi 24 alla transizione energetica e alla mobilità sostenibile. Gli ultimi due capitoli sono il fulcro del cambiamento che vogliamo innescare con queste misure». La Ue ha confermato di voler ridurre del 55% le sue emissioni di anidride carbonica entro il 2030. L’Italia può riuscirci «installando 65-70 gigawatt di energie rinnovabili entro i prossimi dieci anni. Nel 2030 il 70-72% dell’elettricità dovrà essere cioè prodotta prevalentemente da centrali eoliche o fotovoltaiche». Per Cingolani “non possiamo perdere il treno dell’idrogeno, e infatti destineremo 3,4 miliardi del Pnrr alla ricerca in questo settore”.
Riguardo ai 24 miliardi della transizione energetica spiega che “l’attuazione va ancora fatta, ma è prevedibile che ci saranno incentivi per le rinnovabili più sperimentali, come l’eolico offshore o il fotovoltaico per l’agricoltura. Poi ci sarà il grande capitolo della semplificazione per sbloccare le gare già avviate per nuovi impianti di fonti rinnovabili, ma a cui nessuno partecipa”. Cingolani ha rivendicato l’esigenza di affiancare transizione ecologica e “transizione burocratica”: “già oggi in Italia programmiamo di installare 6 gigawatt l’anno e, a causa del lungo iter autorizzativo, alla fine ne installiamo solo 0,8. Di questo passo per arrivare ai 70 gigawatt necessari a ridurre del 55% le emissioni ci metteremo 100 anni, altro che 2030». «Nessuno vuole trovare scorciatoie, però i tempi devono essere certi. Si può far danno al Paese non solo facendo male, ma anche perdendo tempo. Inoltre, se in Spagna si presentano centinaia di aziende nelle gare per le rinnovabili e da noi pochissime, scoraggiate dalla burocrazia, significa che loro possono scegliere i migliori, noi dobbiamo accontentarci di chi c’è».
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Accordo nella maggioranza, il coprifuoco sarà rivisto a maggio
ROMA (ITALPRESS) – “Grazie all’impegno di Lega e Forza Italia, il governo ha accettato di rivedere la posizione sul coprifuoco: da maggio, sulla base dell’andamento del quadro epidemiologico oltre che dell’avanzamento della campagna vaccinale, saranno rivisti i limiti temporali di lavoro e per gli spostamenti”. Lo riferiscono fonti del centrodestra di Governo.
“C’è una posizione comune a tutta la maggioranza – sottolinea il leader della Lega Matteo Salvini – che impegna il Governo, in base ai dati, entro maggio a rivedere limiti, spostamenti e coprifuoco. Io sono per la cancellazione”.
L’Aula della Camera ha poi respinto l’ordine del giorno sul Dl Covid, presentato da Fratelli d’Italia, che impegnava il Governo “a valutare l’opportunità, nei provvedimenti di prossima emanazione, di assicurare che nelle zone gialle i ristoranti possano rimanere aperti fino alle 24”. Lega e Forza Italia non hanno partecipato al voto.
“Assurdo! Bocciato l’odg di Fratelli d’Italia per abolire il coprifuoco: mentre FdI ha votato per abolire questa misura irrazionale e liberticida, tutti i partiti di maggioranza hanno votato a favore o non hanno partecipato alla votazione. Da non crederci…”, ha commentato su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
“In una situazione come quella di oggi non può esserci una maggioranza à la carte, che decide se stare dentro o fuori, che non affronta con coraggio, unita e coesa il difficile momento”, ha detto in Aula Debora Serracchiani, capogruppo del Pd alla Camera, in merito alla scelta di Lega e Forza Italia di non partecipare al voto sull’odg di Fratelli d’Italia.
“Non contano le bandiere o gli slogan ma l’interesse dei cittadini, garantito da riaperture in sicurezza – ha sottolineato Serracchiani -. L’impegno che la maggioranza chiede al governo in materia di coprifuoco va esattamente in questa direzione mettendo in primo piano la valutazione dell’andamento dei contagi e dell’avanzamento della campagna vaccinale. Cautela e gradualità sono le condizioni per riaprire e non chiudere più”.
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Draghi “Piena collaborazione con il Parlamento sul Pnrr”
“Ho profondo rispetto per il ruolo del Parlamento. Nella riscrittura del Piano sono stati fondamentali i rilievi da voi effettuati durante gli approfondimenti e le discussioni tenute nei mesi di febbraio e marzo e sintetizzate nelle risoluzioni”. Lo ha detto il premier Mario Draghi, rivolgendosi ai deputati nella replica dopo il dibattito sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
“Anche grazie al vostro contributo, il Piano è significativamente diverso da quello che era stato approvato dal Consiglio dei ministri a gennaio. Circa un terzo delle misure (60 su 180) sono o del tutto nuove o profondamente modificate. La parte sulle riforme – pubblica amministrazione, giustizia, concorrenza, semplificazione – è completamente nuova – ha aggiunto -. È vero che i tempi per la discussione parlamentare sono stati contingentati, ma abbiamo avuto modo di confrontarci con il Parlamento e i suoi rappresentanti costantemente durante la stesura del Piano, ad esempio durante gli incontri con le forze politiche avvenuti nelle scorse settimane. Abbiamo inoltre incontrato le forze economiche e sociali, le Regioni, le Province e i Comuni”.
“La scadenza del 30 aprile non è mediatica, ma intendiamo rispettarla perché questo ci permette di avere accesso ai fondi europei il prima possibile – ha sottolineato il presidente del Consiglio -. Le riforme saranno adottate con strumenti legislativi (disegni di legge, leggi delega e decreti legge), nei cui procedimenti di adozione il Parlamento avrà, com’è ovvio, un ruolo determinante nella discussione e nella determinazione del contenuto. Una fruttuosa collaborazione tra il potere legislativo e l’esecutivo è cruciale in questa prospettiva”.
“Noi tutti, Governo centrale e amministrazioni territoriali, siamo chiamati ad attuare una mole di interventi, soprattutto investimenti pubblici, decisamente eccezionale. È per questo che il Governo ha in programma un’ambiziosa riforma della pubblica amministrazione e un decreto volto a semplificare e accelerare le procedure – ha evidenziato Draghi -. Agli enti territoriali compete la realizzazione di 87,4 miliardi di investimenti fra PNRR e Fondo complementare, il 40% del totale. Abbiamo ritenuto dare un ruolo centrale a Regioni, Provincie e Comuni nel Piano, anche perché sono loro ad avere massima contezza delle esigenze dei loro territori, in particolare in ambiti quali la coesione sociale e la sanità”. “Non c’è lo Stato contro gli enti locali – ha proseguito il premier -. Questa sfida si vince insieme. Inoltre, il governo del Piano prevede anche la creazione di squadre di lavoro che possano aiutare le amministrazioni locali e recepire le loro osservazioni e critiche”.
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Recovery Plan, Giovannini “Riforme per attrarre investimenti privati”
ROMA (ITALPRESS) – “Per trasformare l’Italia nel Paese che tutti vorremmo non bastano le sole risorse europee, ma avremo bisogno anche di tanti investimenti pubblici privati: nazionali e internazionali. E la nostra credibilità, per attrarre capitali anche dall’estero, dipenderà dalle riforme strutturali che saremo capaci di realizzare in tempi brevi”. Lo dice in un’intervista al quotidiano La Repubblica Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile.
“Uno Stato – prosegue – sta nel mercato come un’impresa: i risparmiatori investono su un’azienda indebitata purchè questa dimostri di essere resiliente, di avere una prospettiva e per questa via di essere in grado di restituire il suo debito. La crescita è cruciale, per tutti”.
Nel Recovery Plan, “come ha detto il presidente Draghi, accanto ai soldi ci devono essere le riforme strutturali, fondamentali per attrarre gli investimenti nazionali e internazionali – sottolinea il ministro -. Le due cose – risorse finanziarie e riforme – non possono essere scisse, sono due gambe che devono muoversi insieme. All’interno del Pnrr ci sono schede molto precise che indicano tutti i passaggi, voluti e controllati dalla Commissione europea. Sono fondamentali. In questi due mesi non abbiamo semplicemente scritto il Piano, abbiamo anche individuato i rischi legati all’attuazione del Piano stesso. Faccio un esempio che riguarda la responsabilità del mio dicastero: il soggetto attuatore degli investimenti nelle ferrovie sono ovviamente le Ferrovie dello Stato, soggetto solido con competenze adeguate. In questo caso non ci sono rischi. Altri progetti riguardano i piccoli Comuni, alcuni bravi altri meno. Ma qui il problema non sono le procedure, bensì la qualità delle risorse umane”.
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Draghi “Nel Recovery Plan il destino del Paese”
“Sbaglieremmo tutti a pensare che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi. Vi proporrei di leggerlo in altro modo, metteteci dentro le vite degli italiani, le attese di chi più ha sofferto gli effetti della pandemia, l’ansia dei territori svantaggiati, ma nell’insieme dei programmi che oggi presento c’è anche il destino del paese”. Lo ha detto il premier, Mario Draghi, nel corso delle comunicazioni alla Camera sul Recovery Plan.
“Vorrei ringraziarvi per il lavoro di interlocuzione, la buona riuscita del piano richiede uno sforzo corale e un dialogo aperto e costruttivo”, ha sottolineato Draghi rivolgendosi ai deputati.
“Nel piano ci sono tre obiettivi principali: l’orizzonte temporale ravvicinato per riparare i danni dalla crisi pandemica. La pandemia ci ha colpito di più, abbiamo raggiunto il numero di quasi 120mila morti”, ha aggiunto.
“Il Piano ha effetti significativi sulle principali variabili economiche – ha evidenziato il premier -. Nel 2026 il PIL sarà di circa 3,6 punti percentuali superiore rispetto a uno scenario di riferimento che non tiene conto dell’attuazione del Piano. Ne beneficia anche l’occupazione che sarà più elevata, di 3,2 punti percentuali rispetto allo scenario base nel triennio 2024-2026”.
“Il governo del Piano è strutturato su diversi livelli – ha proseguito -. L’attuazione delle iniziative e delle riforme, nonché la gestione delle risorse finanziarie, sono responsabilità dei Ministeri e le autorità locali, che sono chiamati a uno straordinario impegno in termini di organizzazione, programmazione e gestione. Le funzioni di monitoraggio, controllo e rendicontazione e i contatti con la Commissione Europea sono affidati al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Infine, è prevista una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, con il compito tra l’altro di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell’attuazione del Piano – ha detto ancora Draghi -. Voglio sottolineare l’importante ruolo svolto da Regioni ed Enti locali nell’ambito dell’attuazione del Piano. Sono infatti responsabili della realizzazione di quasi 90 miliardi di investimenti, circa il 40 percento del totale, in particolare con riferimento alla transizione ecologica, all’inclusione e coesione sociale e alla salute”.
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