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Salvini “Dibattito surreale, il problema è la poltrona”

ROMA (ITALPRESS) – “Questo dibattito per certi versi è stato surreale perchè per qualcuno qui dentro il problema è perdere la poltrona, per gli italiani normali il problema è perdere il lavoro. Mi scuso a nome di qualche collega che mi ha fatto vergognare di essere senatore”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, nel corso delle dichiarazioni di voto in Senato sulla fiducia al Governo.
“Magari ci fosse un governo che ha tenuto sotto controllo la crisi sanitaria e che ha messo benzina nel motore dell’attività economica, noi da fuori diciamo: smettete di litigare perchè state facendo cose buone e andate avanti. Siamo gli ultimi, mettere in discussione un governo che ha fallito su tutto non è un diritto ma un dovere di ogni cittadino italiano”, ha aggiunto.
“Quelli che cambiavano casacca fino a poco tempo fa erano dei volgari poltronari, qualcuno prima di noi è andato a processo per una presunta compravendita, ricordo che non state cercando costruttori volenterosi e responsabili. State cercando dei complici da pagare per non mollare la poltrona, questo è quanto sta accadendo”, ha sottolineato il leader della Lega.
“Se state facendo tutto bene che problema c’è a chiedere agli italiani cosa pensano?”, ha aggiunto.
(ITALPRESS).

Renzi “Il premier pur di restare ha cambiato tre maggioranze”

ROMA (ITALPRESS) – “Lei, signor presidente, pur di restare dov’è ha cambiato la terza maggioranza diversa, ci risparmi la cosa che l’agenda di Biden è la nostra agenda, dopo aver detto che era l’agenda Trump la nostra agenda, lei deve rappresentare l’Italia”. Lo ha detto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, nel corso della discussione generale al termine delle comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Lei non può cambiare le idee per mantenere la poltrona”, ha aggiunto.
“Non è il momento di aprire una crisi? Questo è il momento per decidere, ora o mai più si può fare la discussione, ora ci giochiamo il futuro – ha sottolineato l’ex premier -. Domani con Biden si apre una nuova pagina, questo è l’anno del G20, ora o mai più perchè gli studenti devono tornare a scuola, la scuola è il punto da cui riparte un paese, ora o mai più per l’economia”.”Ora o mai più per il Mes”, ha proseguito.
“Abbiamo tre record negativi, sull’economia, sulla sanità, sulla scuola, tutti temi assenti nel suo discorso, signor presidente, lei non ha fatto un elenco ambizioso, lei non ha indicato un grande sogno per il futuro del paese, una visione – ha spiegato Renzi rivolgendosi a Conte -. Noi non abbiamo chiesto di essere accontentati con qualche posto, lei ha avuto paura di salire al Quirinale per le dimissione, lei ha scelto un arrocco istituzionale”. “Da mesi chiediamo una svolta – ha aggiunto -. Sono mesi che vi chiediamo di cambiare, siamo stati fin troppo pazienti”.
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Franceschini “Europeisti e moderati di centro si uniscano a noi”

ROMA (ITALPRESS) – “In alcuni momenti esistono dei doveri nei confronti del Paese. C’è un governo che ha preso la fiducia e ora è nella pienezza dei poteri. E sappiamo quanto serva questo nel mezzo di una pandemia. Approveremo subito lo scostamento, i nuovi ristori e manderemo entro febbraio il Recovery plan in Europa. Una crisi sarebbe stata un salto nel buio per l’Italia”. Lo dice in un’intervista al quotidiano La Repubblica il ministro per i Beni Culturali e capodelegazione del Pd nel Governo, Dario Franceschini.
Per il ministro quello di ieri al Senato “non è un punto di arrivo, ma di partenza, su cui costruire una prospettiva politica. Anche se avessimo 161 voti al Senato sarebbe un traguardo simbolico, ma la sostanza non cambierebbe. Un governo è forte se può contare su almeno 170 senatori. Ora quindi dobbiamo lavorare per rafforzarlo”.
“Le maggioranze e i governi durano se hanno una prospettiva, una missione, un disegno politico, altrimenti sono solo alleanze temporanee con poco futuro. Oggi si tratta di fare di necessità virtù come quando, grazie a un patto tra avversari politici per evitare il voto e la vittoria dei sovranisti, nacque questo governo – prosegue -. Da quel momento abbiamo cercato di darci una prospettiva, riuscendoci: perchè è innegabile che abbiamo gestito momenti difficilissimi, dalla pandemia alla crisi economica, che dopo l’ondata sovranista il nostro sia diventato un Paese traino dell’europeismo, ora alleato di Biden. Oggi abbiamo una nuova opportunità per fare di necessità virtù – sottolinea Franceschini -. In modo trasparente e senza scambi di poltrone, alcuni hanno deciso di sostenere il governo e altri, pur non votando la fiducia, hanno detto “per ora”, mostrando interesse per un nuovo spazio politico. Penso a diversi moderati di centrodestra, dall’Udc a Forza Italia alla componente di Romani e Quagliariello. In tutta Europa i leader del Ppe non capiscono questa anomalia, che vede solo in Italia le forze che aderiscono alla loro famiglia politica alleate dei sovranisti antieuropei”.
(ITALPRESS).

È morto Emanuele Macaluso

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Emanuele Macaluso, sindacalista, politico e giornalista, è morto a Roma all’età di 96 anni.
Nato a Caltanissetta il 21 marzo del 1924, Macaluso ha aderito al Partito comunista d’Italia già nel 1941. Ha preso parte al movimento sindacale siciliano e nel 1944 è diventato segretario generale della Camera del Lavoro di Caltanissetta. Tra il 1947 e il 1956 è stato segretario regionale della Cgil.
Nel 1951, senza dimettersi dall’incarico, si candidò con successo con il Pci come deputato regionale, eletto nella II, III e IV legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana (1951-1962). Lasciata la Cgil nel 1956, fu segretario regionale del Pci e fu chiamato da Togliatti nel comitato centrale del partito. Nel 1958, con un’astuta mossa politica, fu in grado di far passare all’opposizione la Democrazia Cristiana: egli fu uno degli ideatori del cosiddetto “milazzismo”, dal nome di Silvio Milazzo, eletto presidente della Regione siciliana, che portò al varo di un governo regionale sostenuto da comunisti, socialisti, monarchici, Movimento Sociale Italiano e fuoriusciti DC.
Il governo Milazzo suscitò le critiche di molti, ma Palmiro Togliatti sostenne l’operato di Macaluso. Dopo le elezioni regionali del 1959, Milazzo costituì il suo secondo governo con la partecipazione del suo partito, l’Uscs, sostenuto dal Pci e dal Psi, stavolta senza il Msi, il Pli e i monarchici, fino all’anno successivo.
Membro della corrente riformista (o, come egli preferiva, migliorista) del partito, di cui faceva parte anche Giorgio Napolitano, nel 1960 entrò nella Direzione del partito. Nel 1962 lasciò la segreteria regionale del Pci a Pio La Torre, e nell’ottobre anche l’Ars, e fu chiamato a Roma, dove, nel 1963, entrò nella Segreteria politica con Togliatti prima, con Luigi Longo dopo, e successivamente con Enrico Berlinguer. Fece parte anche dell’Ufficio Politico.
In quel periodo diresse la Sezione di organizzazione dei comunisti, la stampa e la propaganda e, in un secondo momento, la Sezione meridionale. Sono da considerare un fiore all’occhiello le querele per diffamazione ricevute da personaggi notoriamente mafiosi.
Quell’anno fu anche eletto per la prima volta deputato nazionale alla Camera dei deputati nel 1963, confermato in questa carica nel 1968 e nel 1972, fino al 1976, quando fu eletto nel Senato della Repubblica, e rieletto nel 1979, 1983 e 1987, dove fu vicepresidente della commissione vigilanza Rai. Nel 1989 condivise la Svolta della Bolognina e nel 1991 aderì al Partito Democratico della Sinistra. Concluse la sua esperienza parlamentare nel 1992.
E’ stata intensa la sua attività di giornalista. Già nel 1946 collaborò con il quotidiano La Voce della Sicilia. Giornalista pubblicista, dal 1982 al 1986 fu direttore de l’Unità, che tentò di modernizzare e con cui continuò per un periodo a collaborare. Dopo l’uscita dalla politica attiva si è dedicato al giornalismo con maggiore intensità: direttore della rivista Le nuove ragioni del socialismo, mensile da lui fondato nel 1996 ed editorialista de La Stampa e de Il Mattino. Fino al 5 marzo 2008 ha collaborato in veste di editorialista con il quotidiano Il Riformista, del quale, in seguito alle dimissioni di Antonio Polito, è stato direttore dall’1 maggio 2011 alla chiusura del giornale avvenuta il 30 marzo 2012.
Nei suoi articoli degli anni 2000 Macaluso ha sempre sostenuto l’ancoraggio di una moderna forza laica della sinistra italiana ai valori del socialismo europeo. La principale critica che egli rivolge al Partito Democratico nato nel 2007 è proprio relativa alla mancanza dell’ispirazione socialista nel profilo identitario del partito.
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Conte al Senato “A testa alta, complicato governare con chi dissemina mine”

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ROMA (ITALPRESS) – Dopo avere incassato la fiducia alla Camera con 321 sì, il premier Giuseppe Conte parla in Senato, dove i numeri sono più risicati. “Non c’è arroganza, posso parlare a testa alta”, afferma il Presidente del Consiglio che ricorda l’impegno del governo per “la comunità nazionale”. “Vi assicuro – aggiunge – che è complicato, molto complicato governare in queste condizioni con chi continuamente dissemina mine sul percorso comune e mira a logorare un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza”. È una crisi “che avviene in una fase cruciale del nostro Paese, quando ancora la pandemia è in pieno corso. Tante famiglie che ci stanno guardando in questo momento stanno soffrendo per la perdita dei propri cari. Confesso, lo devo dire, di avvertire un certo disagio. Sono qui oggi non per annunciare nuove misure di sostegno per i cittadini del Recovery Plan, ma per provare a spiegare una crisi di cui immagino i cittadini, ma devo confessarlo, io stesso non ravviso alcun plausibile fondamento”.
“Se il Parlamento – aggiunge – vorrà accordare al Governo la fiducia, garantisco a tutti i cittadini che non solo continueremo a impiegare tutte le nostre energie, fisiche e intellettive, per assolvere al nostro compito, ma ci aggiungeremo anche, come sempre, il nostro cuore. Costruiamo questo nuovo vincolo politico, rivolto alle forze parlamentari che hanno sostenuto con lealtà il Governo e aperto a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia. Io sono disposto a fare la mia parte. Viva l’Italia”.
(ITALPRESS)

Dalla Camera via libera alla fiducia, Conte “Si volta pagina”

ROMA (ITALPRESS) – L’Aula della Camera con 321 voti a favore, 259 contrari e 27 astenuti ha votato la fiducia al Governo, sulla risoluzione presentata dalla maggioranza, dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. Il voto si è svolto con chiama per appello nominale con voto palese. La maggioranza richiesta era di 291 voti, visto che hanno partecipato al voto 580 parlamentari. “Servono forze parlamentari volenterose, consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando, servono donne e uomini capaci di rifuggire egoismi, di scacciare via la tentazione di guardare all’utile personale. Servono persone disponibili a mantenere elevata la dignità della politica”. Lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, nel corso del suo intervento alla Camera dopo la crisi aperta da Matteo Renzi che ha ritirato dall’esecutivo le sue ministre di Italia Viva. “Sarebbe un arricchimento per questa alleanza poter acquisire il contributo politico di formazioni che si collocano nel solco delle migliori e più nobili tradizioni europeiste, liberale, popolare e socialista. Chiedo un appoggio limpido – ha spiegato – che si fondi sulla convinta adesione a un progetto politico. Questo è il momento giusto per contribuire a questa prospettiva, questa alleanza sarà chiamata a esprimere una imprescindibile vocazione europeista, forze politiche chiamate a operare una chiara scelta di campo contro le derive nazionaliste e le logiche sovraniste”.

Il premier, parlando di una crisi di governo incomprensibile nel mezzo della pandemia e della campagna vaccinale ha aggiunto: “Le nostre energie dovrebbero essere tutte e sempre concentrate alla crisi che attanaglia il paese, mentre così agli occhi di chi ci guarda appaiono dissipate in contrappunti polemici, spesso sterili e incomprensibili verso chi ogni giorno si misura con la paura della malattia – ha evidenziato – e l’angoscia del futuro. Rischiamo di perdere il contatto con la realtà. C’era bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? No. A coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia chiedo oggi: aiutateci a ripartire con la massima celerità, aiutateci a rimarginare al più presto la ferita che la crisi in atto ha prodotto nel patto di fiducia instaurato con i cittadini”.

Conte ha poi sottolineato come questa crisi abbia aperto una ferita profonda all’interno della compagine di governo e delle forze di maggioranza. “Arrivati a questo punto non si può cancellare quanto accaduto e pensare di recuperare quel clima di fiducia, condizione imprescindibile per lavorare insieme nell’interesse del paese. Adesso si volta pagina, questo paese merita un governo coeso. Questa crisi ha provocato anche, e questo è ancora più grave, profondo sgomento nel Paese. Questa crisi – ha proseguito – rischia di produrre danni notevoli e non solo perché ha già fatto salire lo spread, ma ancor più perché ha attirato l’attenzione dei media internazionali, delle Cancellerie straniere”. Il Presidente del Consiglio ha poi annunciato che alle forze che sostengono la maggioranza nei prossimi giorni chiederà “di completare il confronto già avviato per definire un patto di legislatura e concordare insieme le riforme più utili anche a rafforzare il governo”.

“Il Governo si impegnerà a promuovere una riforma elettorale di impianto proporzionale il quanto più possibile condivisa, che possa coniugare efficacemente la rappresentanza e l’esigenza ineludibile di assicurare una complessiva stabilità”, ha sottolineato il premier.

Oltre a rinunciare alla delega all’agricoltura, Conte ha inoltre detto che sarà designata nei prossimi giorni “una autorità delegata per l’intelligence di mia fiducia che possa seguire l’operato quotidiano degli uomini del comparto. Vi faccio un invito collettivo, teniamo fuori il comparto di intelligence dalle polemiche”. Conte ha infine auspicato che le istituzioni sappiano ripagare la fiducia dei cittadini, “in modo da porci alle spalle il più rapidamente possibile il grave gesto di irresponsabilità che ci ha precipitato in questa condizione di incertezza. Assicuro la massima disponibilità e impegno a guidare con il contributo di tutti questa fase così decisiva per il rinnovamento del Paese. Se il Parlamento vorrà accordare la fiducia garantisco a tutti i cittadini che continueremo ad adoperare tutte le nostre energie, ma ci aggiungeremo il nostro cuore. Costruiamo questo nuovo vincolo politico rivolto alle forze parlamentari che hanno sostenuto con lealtà il governo e aperto a coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia. Io sarò disposto a fare la mia parte”, ha concluso.

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Salvini “Il premier vive su Marte”

ROMA (ITALPRESS) – “Conte ha detto che deve rimanere al governo per fare le cose che chiedono gli italiani, a partire da una legge elettorale proporzionale. La legge elettorale… Vabbè, è ufficiale, ormai costui vive su Marte”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini.
“Conte dice che i rimborsi dei ristori sono proporzionati alle perdite subite. Conte deve smetterla di prendere in giro gli italiani”, sottolinea l’ex ministro dell’Interno in una diretta Facebook. “Speriamo che vada a casa al più presto. La via maestra per la crisi rimane il voto, altra alternativa il centrodestra al Governo”, aggiunge.
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Di Maio “La maggioranza? Quando servirà l’avremo”

ROMA (ITALPRESS) – “Noi siamo fiduciosi per martedì, ma al momento attuale è una crisi aperta, aperta da Renzi in modo irresponsabile. Conte in Aula parlerà e lì ci sarà una distinzione tra costruttori e distruttori. Trovo folle pensare ad elezioni nel mezzo di una pandemia, ma voglio chiarire subito che tra governi stiracchiati, governicchi e governissimi allora meglio il voto”. Lo dice al Corriere della Sera il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.
Di Maio boccia l’ipotesi di un esecutivo non politico: “I governi tecnici in tempi di crisi abbiamo già visto cosa sono in grado di fare”. E chiude a un nuovo accordo con Italia Viva: “Quando abbiamo dato vita a questo governo lo abbiamo fatto superando profonde difficoltà e diffidenze con tanti, anche con lui. Chi rompe non può più essere un interlocutore credibile. Come si fa oggi?”. Per Di Maio “quello della maggioranza assoluta è un giochino di Renzi per costruire uno specchietto per le allodole”.
Va bene quindi una maggioranza relativa? “E’ una maggioranza. La maggioranza assoluta serve per lo scostamento di bilancio e per pochissimi altri atti. E quando servirà ce l’avremo”.
“La mia vicinanza a Conte è scontata. Siamo una squadra e quando giochi in squadra chi rema contro si pone fuori. Con Conte ci siamo sempre detti le cose in faccia anche quando non eravamo d’accordo, può contare sulla mia lealtà. Chi usa il mio nome contro di lui lo fa per mettere zizzania”, sottolinea il ministro, che alla domanda se abbia sentito anche Mastella, risponde: “No. Che io sappia nessuno del M5S ha chiesto a Mastella di mettere insieme i responsabili. Noi saremo trasparenti. Chiederemo in Aula la fiducia sui temi, altrimenti andremo al voto”.
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