SASSARI (ITALPRESS) – “Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Sassari, incontrando alcuni partecipanti alla cerimonia in ricordo di Francesco Cossiga che si è svolta stamattina. Secondo quanto ha riferito ai giornalisti uno dei presenti, il capo dello Stato ha risposto così a chi gli chiedeva cosa pensasse delle dichiarazioni del premier britannico Boris Johnson, che a proposito della gestione dell’emergenza coronavirus ha detto che gli inglesi, a differenza di italiani e tedeschi, amano la libertà.
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Coronavirus, Mattarella “Italiani amano libertà ma anche serietà”
Conte “Non ci sarà il rimpasto di Governo, nessuno me l’ha chiesto”
ROMA (ITALPRESS) – “Mi dispiace deluderla, ma il rimpasto è una formula logora che rinvia all’esperienza dei governi del passato e di cui non avverto nessuna nostalgia. Ho una squadra che sta lavorando con concentrazione ed efficienza e mi ritengo pienamente soddisfatto. E in ogni caso le do un’altra notizia: nessuna forza politica me lo ha chiesto…”. Lo dice il premier Giuseppe Conte, in un’intervista a Massimo Giannini, direttore del quotidiano La Stampa.
“Non mi sento di dire che il voto blinda o premia il presidente del Consiglio o il governo – aggiunge -. Era un’opinione che avevo già espresso quando alla vigilia del voto si preconizzava una Caporetto alle regionali, quando si azzardavano risultati tennistici. Non ho cambiato idea. Noi saremo giudicati per quanto riusciremo a realizzare nell’interesse degli italiani”.
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Fico “Non ci sarà una spaccatura nel M5S”
ROMA (ITALPRESS) – “E’ giusto ci sia un forte dibattito interno, trasparente, dobbiamo ritrovare una ricollocazione, anche identitaria, si deve trovare un percorso nuovo, il movimento deve spingere sull’acceleratore al massimo sulle nostre tematiche, a partire dall’acqua pubblica. Dobbiamo tornare sui principi di base sui quali lavoravamo e guardare ai temi nuovi”. Lo ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, ai microfoni di Radio 24 Mattino. “Credo che la spaccatura non ci sarà nel movimento, nei momenti difficili ci siamo messi tutti intorno ad un tavolo per arrivare ad una sintesi”, ha aggiunto l’esponente del MoVimento 5 Stelle.
Fico ha poi rivolto un appello: “Basta con le battaglie intestine nel movimento, dobbiamo riuscire ad avere una collegialità maggiore, per un periodo c’è stato un verticismo troppo spinto”.
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Mattarella ricorda Giancarlo Siani “Testimone del miglior giornalismo”
ROMA (ITALPRESS) – “Sono trascorsi trentacinque anni dal feroce assassinio di Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino di Napoli, autore di coraggiosi articoli sulle attività criminali dei clan della camorra e sui loro conflitti interni. Giancarlo Siani fu ucciso proprio per il lavoro svolto, per l’onestà e l’intelligenza con cui onorava il diritto alla libera informazione, raccontando i delitti della malavita e le trame di chi ne tirava le fila”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente della Fondazione Giancarlo Siani Onlus, Gianmario Siani.
“Le organizzazioni camorristiche non tollerarono che fosse svelato ciò che volevano restasse occulto: dagli affari illeciti alle complicità, alla violenza, che lasciava scie di morte: comprimevano libertà e opportunità in ogni campo della vita economica e sociale – prosegue Mattarella -. In questo giorno di memoria per Napoli e per l’intera comunità civile, desidero esprimere a Lei un sentimento di solidarietà e gratitudine per l’impegno civile che negli anni è stato promosso, a partire dal dolore di una ferita purtroppo insanabile. Giancarlo Siani è stato testimone del miglior giornalismo: sarà sempre un esempio di coraggio e di professionalità per chi ha lavorato con lui e per chi intraprende, con idealità e passione, la strada del giornalismo”.
“Il sacrificio di Giancarlo Siani resterà nella coscienza di tante persone oneste che si battono per contrastare l’illegalità e le mafie con gli strumenti della civiltà, della cultura, con il rispetto della verità e delle regole. Le condanne inferte ai killer e ai mandanti di Siani, al termine del percorso processuale, sono una prova ulteriore che le mafie possono essere sconfitte e che verranno certamente sconfitte”, conclude il capo dello Stato.
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Regionali, Salvini “Al Sud scelte sbagliate”
ROMA (ITALPRESS) – “Al Sud, in Puglia e in Campania, è stata l’offerta del centrodestra in generale a non essere all’altezza. Noi, certo, dovremo ragionarci. Oggi riunisco i coordinatori regionali e, dati alla mano, faremo un esame di dove e come abbiamo sbagliato. Però, in Puglia e Campania partivamo da zero. Ora, abbiamo sei consiglieri regionali. Cresciamo. Tranquillamente, senza affanni, senza smanie”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini in un’intervista al Corriere della Sera, in merito all’esito delle Regionali.
“Finchè c’è una crescita interna alla coalizione, è un fatto positivo per tutti. Per me, va bene. Se una squadra vince, vince la squadra. Se perde, perde con scelte che sono di tutti – spiega Salvini -. E comunque non commento gli errori degli altri, men che meno degli alleati”.
“In Puglia e in Campania non abbiamo intercettato la richiesta di cambiamento che veniva dai cittadini. E adesso dobbiamo guardare al futuro. Nel 2021 vanno al voto tutte le più grandi città italiane, tutte a guida Pd o 5 stelle – prosegue -. Io proporrò alla coalizione di scegliere gente che viene dall’impresa e dalle professioni. Anche senza tessere di partito in tasca. L’alleanza si deve allargare”.
“Se guardo i risultati elettorali, vedo che il primo partito in Parlamento, il M5S, è scomparso da cinque regioni italiane. E gli sconfitti saremmo noi… In Veneto non hanno un consigliere, in Toscana forse uno… Possibile che un partito che esiste soltanto in Parlamento possa governare a lungo?”, chiede l’ex ministro dell’Interno, che prosegue: “Io penso di no. Però, Giuseppe Conte a questo punto ci deve ascoltare. Non è possibile governare con una forza politica scomparsa, ma ancora meno contro una coalizione che esprime quindici presidenti su venti”.
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Elezioni, niente spallata al Governo ma quanti sgambetti…
Niente spallate al governo, ma quanti calci negli stinchi e quanti sgambetti! Fuor di metafora però sembra che calcio e politica non godano dello stesso potere rasserenante dei numeri: 3 a 3 nel pallone è un bel pareggio pieno di gol, nelle regionali è solo un punto di partenza per infinite interpretazioni politiche.
Qualche settimana fa ho scritto, a proposito di Coronavirus, che i numeri, oltre a una quantità, hanno anche una loro qualità. Dire dei contagi quotidiani senza dire dei tamponi, degli asintomatici, dei ricoveri in terapia intensiva, non ha senso o ha un di più di senso: il Terrore. Stavolta invece rovesciamo la visuale e affidiamoci all’oggettività della matematica contro il cosiddetto eccesso di interpretazione.
Pareggio dicevamo, ma le Marche erano del centrosinistra e nella piccola, ma esistente, Valle d’Aosta ha vinto il centrodestra, che ora governa in 15 regioni su 20. La Lega, è vero, non sfonda al sud e manca il colpo in Toscana (dove in 5 anni passa però dal 20 al 40%), ma è il primo partito italiano, Fdi cresce e Forza Italia tiene.
La tendenza c’era già nel 2018 quando la coalizione prese il 37%, oggi è quasi al 50. Certo il numero non è tutto, poi c’è il senso politico del numero medesimo. Il senso è che, dialetticamente, chi ci governa non ha la maggioranza dei numeri. Il Pd tiene e Zingaretti salva la cadrega ma il M5s si inabissa nel territorio e l’esperimento solitario di Renzi sembra non incidere.
Certo Di Maio si intesta la vittoria nel referendum, ma se si volta non trova neanche i compagni sufficienti per festeggiare. Ripetiamo, nessuna spallata al governo, ma guidare un paese in difesa con il catenaccio anni 70 e affidandosi al contropiede della magistratura, non è degno di una democrazia matura. A proposito, vediamo un po’ i numeri del referendum. E’ vero, i grillini sono stati gli unici coerenti, ma in quella vittoria ci sono il 75% degli elettori del centrodestra.
Zingaretti, che ha capito la pericolosità di un taglio netto dei parlamentari isolato nel deserto delle riforme istituzionali, chiede subito altre misure, come una nuova legge elettorale. Siccome in materia abbiamo chiesto un parere al popolo, sarebbe corretto coinvolgere le opposizioni nella stesura delle regole del gioco.
Del resto non è campata per aria l’idea che questo parlamento viva una contraddizione deontologica: è stato legittimamente eletto dai cittadini ma è stato simbolicamente disarcionato dagli stessi cittadini. Se fossi all’opposizione chiederei al capo dello Stato con forza di fare il garante della Costituzione.
Al centro della nostra Carta c’è la tutela dell’azionista minimo e massimo insieme della democrazia, ovvero l’individuo che vota. Le maggioranze formali non possono essere scisse da quella volontà, da quel gesto, da quella liturgia che per i nostri padri fondatori erano l’essenza di un mondo liberato dal fascismo.
Claudio Brachino / ITALPRESS
Conte “Non mi sento inamovibile dopo le Regionali”
ROMA (ITALPRESS) – “Avevo detto che si parlava di elezioni territoriali e non si votava per l’operato del Governo. Oggi che i risultati sono positivi non mi sento di dire che il Governo si è rafforzato, non cambio idea. I commentatori ogni giorno mi descrivevano in bilico, ma non mi sentivo in bilico, oggi mi considerano inamovibile, ma io non mi sento inamovibile, non concepisco così la politica”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, a margine del Welfare Index Pmi di Generali, a Roma, rispondendo alla domanda se il voto delle Regionali rafforzi il Governo.
“Sono contento della squadra di Governo, sono soddisfatto della coesione e dell’impegno dei ministri. Anche il Pd non pone il tema del rimpasto, pone il tema dell’impegno sul Recovery Fund e su questo ci ritroviamo perfettamente”, ha sottolineato Conte.
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A Venezia vince Brugnaro, il centrosinistra a Mantova
Alcune vittorie nette ma anche tanti ballottaggi. È questo il quadro che viene fuori dalle elezioni amministrative del 20 e 21 settembre per il rinnovo di sindaci e consiglieri comunali. Nei 606 comuni al voto delle regioni a statuto ordinario, si è recato alle urne il 66,19% degli aventi diritto, con una crescita dell’affluenza di circa un punto percentuale (si attestava al 65,18% all’ultima tornata elettorale). Si festeggia già al primo turno a Venezia, Mantova, Trento e Fermo, mentre in molti capoluoghi le sfide rimangono aperte e per la maggior parte si giocheranno, con il ballottaggio, tra i candidati di centrodestra e centrosinistra. Resta indietro il Movimento 5 Stelle. Venezia riconferma il sindaco uscente Luigi Brugnaro, candidato del centrodestra che supera il 54% delle preferenze, quando mancano da scrutinare soltanto dieci sezioni su 257. Arriva secondo il candidato del centrosinistra, Pier Paolo Baretta, che si attesta attorno al 29% dei voti. A Reggio Calabria si registra un testa a testa tra il sindaco uscente, candidato del centrosinistra, Giuseppe Falcomatà, e il candidato del centrodestra, Antonino Minicuci. Quando sono state scrutinate 143 sezioni su 218, Falcomatà e Minicuci si posizionano rispettivamente al 36,39% e al 33,95%. Si andrà quindi al ballottaggio, per la prima volta nella storia della città da quando c’è l’elezione diretta del sindaco.
Si prevede una sfida a due anche a Crotone: con 35 sezioni su 74, Antonio Manica, candidato del centrodestra, si attesta al 42,11%, inseguito da Vincenzo Voce, sostenuto da liste civiche, che raggiunge il 36,72%. Mantova dà ancora fiducia al sindaco uscente, Mattia Palazzi, candidato con il centrosinistra che, con 45 sezioni scrutinate su 46, supera il 70% dei consensi. Arriva secondo il candidato del centrodestra Stefano Rossi e terza Gloria Costani, sostenuta dal Movimento 5 Stelle. A Lecco occorrerà attendere il secondo turno per conoscere il nome del nuovo sindaco: Giuseppe Ciresa, candidato con il centrodestra, ha ottenuto il 48,71% dei voti, mentre Mauro Gattinoni, centrosinistra, ha raggiunto il 41,67%. Ci sarà il ballottaggio pure a Bolzano, dove si sfideranno il candidato del centrosinistra Renzo Caramaschi (34% dei voti) e il candidato del centrodestra Roberto Zanin (33,1%). Secondo turno anche per Arezzo: Alessandro Ghinelli (centrodestra) supera il 47% (96 sezioni su 97) mentre Luciano Ralli (centrosinistra) si posiziona al 35,10%. A Trento ha la meglio il candidato del centrosinistra, Franco Ianeselli (supera il 54% dei voti), mentre Andrea Merler, candidato del centrodestra, arriva secondo.
A Macerata, invece, è avanti Sandro Parcaroli, sostenuto dalla coalizione di centrodestra. Quando mancano soltanto due sezioni da scrutinare, Parcaroli ottiene il 52,50% dei voti, mentre arriva secondo il candidato di centrosinistra Narciso Ricotta (32,98%). L’altra grande città marchigiana al voto, Fermo, rielegge il sindaco uscente, Paolo Calcinaro, che ottiene una vittoria netta: 71,41% delle preferenze contro il 14,77% del secondo arrivato, Renzo Interlenghi. Con la metà delle sezioni scrutinate, si presenta il ballottaggio pure per Matera. Stavolta, però, al secondo turno arriva anche il Movimento 5 Stelle: si sfideranno Rocco Luigi Sassone della coalizione di centrodestra e Domenico Bennardi, sostenuto anche dal M5S. Ballottaggio anche per Chieti ed Andria, mentre a Trani (50 sezioni su 54) Amedeo Bottaro, sostenuto anche dal Pd, supera il 65%.
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