ROMA (ITALPRESS) – “Dopo aver ascoltato e verificato le rispettive posizioni, si conferma il provvedimento della sospensione per i deputati Elena Murelli e Andrea Dara”. Lo rende noto il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. Entrambi i deputati hanno percepito il bonus Inps di 600 euro previsto per i titolari di partita Iva. “Pur non avendo violato alcuna legge – dice Molinari – è inopportuno che parlamentari abbiano aderito a tale misura e per questa ragione abbiamo deciso e condiviso con i diretti interessati il provvedimento della sospensione. E’ comunque incredibile che i vertici dell’Inps non abbiamo versato ai lavoratori che aspettano da marzo quanto dovuto e che abbiano invece versato a chi non era in difficoltà. In qualsiasi altro paese – conclude – i parlamentari sarebbero stati sospesi, ma il presidente dell’Inps sarebbe stato licenziato”.
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Scandalo bonus, la Lega sospende i deputati Dara e Murelli
Referendum, Consulta boccia i ricorsi, sarà Election Day
La Corte costituzionale ha dato il via libera all’election day del 20 e 21 settembre per le Regionali, Comunali e il referendum sul taglio dei parlamentari. La Consulta ha infatti dichiarato inammissibili quattro ricorsi per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato – sollevati dal Comitato promotore del referendum, dalla Regione Basilicata, dal senatore Gregorio De Falco e dall’Associazione +Europa – riguardanti, sotto vari profili, il taglio dei parlamentari nonché il relativo referendum costituzionale e le elezioni regionali, per i quali sono state fissate le date del 20 e 21 settembre (election day). In particolare la Corte ha dichiarato inammissibile (relatore Giuliano Amato) il conflitto sollevato dal Comitato promotore del referendum sul testo di legge costituzionale riguardante il “taglio dei parlamentari” che riguarda l’abbinamento delle due votazioni, disposto dal decreto legge n. 26 del 2020 e dal Dpr 17 luglio 2020. “Il Comitato promotore non ha legittimazione soggettiva a sollevare questo conflitto dato che la Costituzione non gli attribuisce una funzione generale di tutela del miglior esercizio del diritto di voto da parte dell’intero corpo elettorale”, sottolinea la Consulta.
La Corte ha dichiarato inammissibile (relatore Giovanni Amoroso) il ricorso proposto dalla Regione Basilicata con riferimento sia all’avvenuta approvazione definitiva, l’8 ottobre 2019, del testo di legge costituzionale di modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione sulla riduzione del numero dei parlamentari, sia al Dpr del 17 luglio 2020 di indizione del referendum popolare confermativo. La Consulta, in linea con la propria giurisprudenza, ha infatti escluso la legittimazione soggettiva degli enti territoriali, in generale, e della Regione, in particolare, perché non sono potere dello Stato ai sensi dell’articolo 134 della Costituzione. Con riferimento al ricorso presentato dal senatore De Falco nei confronti del Senato, del Governo e del Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale (relatore Nicolò Zanon) ha ritenuto che “esponesse, in modo confuso e incoerente, critiche alla legge elettorale, alla riforma costituzionale, all’accorpamento delle consultazioni, all’utilizzo dei decreti legge e, infine, al procedimento di conversione in legge degli stessi, sovrapponendo argomenti giuridico-costituzionali tra loro ben distinti. Inoltre, pur sostenendo la violazione di plurimi principi costituzionali inerenti sia il procedimento legislativo sia quello di revisione costituzionale, il ricorso non ha chiarito quali attribuzioni costituzionali del singolo parlamentare siano state in concreto lese nel corso di questi procedimenti. Perciò è stato giudicato inammissibile”.
Con il conflitto promosso dall’Associazione +Europa, nella sua veste di partito politico, veniva contestata in particolare la previsione (contenuta nel dl n. 26 del 2020) che riduce a un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richiesto per presentare liste e candidature nelle elezioni regionali. Secondo +Europa, omettendo di prevedere, in favore dei partiti già presenti in Parlamento, una deroga all’obbligo della raccolta delle sottoscrizioni, il legislatore avrebbe leso le sue attribuzioni costituzionali in quanto partito politico. L’inammissibilità del conflitto (relatrice Daria De Pretis) deriva dal “difetto di legittimazione della ricorrente in base alla costante giurisprudenza costituzionale che nega ai partiti politici la natura di potere dello Stato”, spiega la Consulta.
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Mattarella “Non ignorare rigurgiti di razzismo e fanatismo”
ROMA (ITALPRESS) – “Oggi è giorno di raccoglimento e di memoria per la Repubblica. Un forte, indissolubile sentimento di solidarietà ci unisce ai sopravvissuti, ai familiari di chi è stato ucciso senza pietà, ai cittadini di Stazzema che hanno ricostruito la comunità, sopportando il dolore e conservando il ricordo”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 76esimo anniversario della strage nazista di Sant’Anna di Stazzema, in Toscana, costata la vita a centinaia di civili.
“Sulla base di quei valori di umanità che i nazisti e i fascisti loro collaboratori volevano annientare è stata conquistata la Liberazione e costruita la democrazia – prosegue il capo dello Stato -. Per questo, Sant’Anna di Stazzema è divenuta al tempo stesso un sacrario e un simbolo della nostra vita civile, dei diritti inviolabili della persona, del senso di giustizia a cui nessuna società deve rinunciare e che la Costituzione repubblicana ci indica come impegno collettivo costante”.
“Non va mai dimenticato che la volontà di potenza può spingersi fino a produrre un’ideologia di annientamento di chi è diverso, estraneo, visto come potenzialmente nemico. Non va dimenticato che quanti sottovalutano la violenza, alla fine se ne rendono complici – sottolinea Mattarella -. Non vanno ignorati rigurgiti di intolleranza, di odio razziale, di fanatismo che pure si manifestano nelle nostre società e nel mondo, a volte attraverso strumenti moderni e modalità inedite. La memoria degli eventi più tragici e dolorosi della nostra storia costituisce un richiamo incessante per le coscienze”.
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Renzi “Basta rinvii, non si governa inseguendo il consenso”
ROMA (ITALPRESS) – “In Europa Conte ha fatto bene: con i populisti eravamo considerati i gilet gialli d’Europa, ora siamo tornati dalla parte dell’asse franco-tedesco. Adesso bisogna vedere come il premier lavorerà in Italia. Molti dei provvedimenti presi sono funzionali al consenso, come si vede dalla insistita narrazione sui sondaggi e sul consenso social. Ma se vuoi salvare un Paese non può guidarti l’ansia del consenso. Servono dunque riforme coraggiose, anche facendo cose controcorrente”. Lo dice al Corriere della Sera il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.
“Abbiamo a disposizione una massa di soldi mai vista, una montagna di risorse – sottolinea l’ex premier -. Se ci fosse stato Salvini non avremmo mai preso i 209 miliardi di euro. Questo mi rende orgoglioso di aver fatto la mossa del cavallo esattamente un anno fa. Ma non basta più adesso perché Conte non può solo rivendicare di averli presi: adesso vanno spesi. Oggi la priorità è spendere bene. E per farlo il governo deve essere concreto: meno annunci, più provvedimenti puntuali per favore. Noi siamo pronti a dare una mano, ma la politica del rinvio non basta più: dalla politica industriale alle infrastrutture non possiamo più aspettare. Possiamo farcela, dobbiamo correre”.
Alla domanda se il Governo arriverà a fine legislatura, Renzi risponde così: “Non ho la palla di vetro, non lo so. Condivido con il segretario del Pd Zingaretti un punto fermo: il governo va avanti se fa le cose giuste per il Paese. Al momento opportuno, quando il premier vorrà chiedere la nostra opinione, non ci tireremo indietro”. Il rimpasto “non lo chiedo io – aggiunge -. E comunque un premier non cambia ministri come un sindaco cambia gli assessori. Se si apre una crisi, anche gestita, noi ci siamo e diamo una mano perché è chiaro a tutti che questa legislatura deve arrivare al 2023 e eleggere il successore di Mattarella”.
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Camera, Fico “Intollerabile la richiesta del bonus partite Iva”
ROMA (ITALPRESS) – “E’ indegno che dei parlamentari della Repubblica italiana chiedano quegli aiuti destinati alle partite Iva in difficoltà. E’ un comportamento intollerabile e incomprensibile. Chiedo a queste persone di uscire pubblicamente, chiedere scusa e ridare i soldi indietro. Questo lavoro ha bisogno di senso di responsabilità e della consapevolezza del senso vero e profondo delle istituzioni. Gli eletti che rappresentano il popolo non possono tenere un comportamento del genere”. Così il presidente della Camera, Roberto Fico, ai microfoni del GR Rai, in merito al caso dei 5 deputati che hanno chiesto il bonus da 600 euro per le partite Iva per l’emergenza coronavirus.
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Catalfo “Il blocco dei licenziamenti non è un rischio”
ROMA (ITALPRESS) – “Non ci sono vinti e vincitori. Abbiamo trovato una buona mediazione per accompagnare imprese e lavoratori fuori dall’emergenza”. Così, in un colloquio con il Corriere della Sera, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo in merito alla misura contenuta nel Dl Agosto sul blocco dei licenziamenti. Quanto alle parole di Confindustria, osserva: “E’ un’opinione che rispetto ma che non mi trova d’accordo. Ricordo che la cassa è un aiuto non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese che possono tenere i dipendenti senza sostenerne il costo. In più abbiamo aiutato le aziende con i contributi a fondo perduto, il taglio dell’Irap, il pagamento dei debiti pregressi della Pa, il potenziamento del fondo di garanzia per le Pmi e il Fondo nuove competenze, solo per fare degli esempi”. Secondo il ministro non c’è il rischio che le aziende vadano all’estero, dove il blocco dei licenziamenti non c’è: “I problemi del Covid ci sono ovunque. L’Italia è fatta di piccole e piccolissime imprese, che difficilmente si spostano all’estero e che invece vanno aiutate a lavorare bene qui”. Se la situazione contagi dovesse peggiorare ancora il governo è pronto a intervenire con nuova cassa integrazione e blocco dei licenziamenti? “Faremo quello di cui ci sarà bisogno. Al momento gli strumenti ci sono e ci consentono di arrivare fino alla fine dell’anno. Mi auguro però che tutti facciano la loro parte, a partire dalle mascherine. Solo così possiamo convivere con il virus e contenerlo”.
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Speranza: “Sarà un autunno di resistenza”
Sarà “un autunno di resistenza, perché il virus non è scomparso e, in attesa di cure più certe e dei vaccini, dobbiamo continuare a gestire il rischio. È chiaro che i mesi autunnali mi preoccupano di più”. Lo dice in un colloquio con il Corriere della Sera il ministro della Salute Roberto Speranza.
Speranza conferma che “l’Italia è messa meglio di altri Paesi”. Ma avverte: “Capisco il disagio e non voglio apparire un maestrino, ma i sacrifici che chiedo ai ragazzi sul metro di distanza nei treni o sulla movida hanno la scuola come obiettivo di fondo”, dice Speranza. “In fondo ai giovani non chiediamo di non uscire di casa, chiediamo solo di indossare le mascherine, lavarsi le mani, stare a distanza ed evitare assembramenti. Una cosa compatibile con il godersi l’estate”.
“L’età media dei contagiati sta drammaticamente scendendo sotto i 40 anni. È normale che i più giovani si sentano più forti, ma chi porta il virus a casa rischia di fare danni veri alle persone fragili”, osserva. “Non essere preoccupati sarebbe da sconsiderati, nulla può essere dato per scontato”.
La Francia conta quasi 2.500 casi al giorno, la Spagna è intorno ai 2.000, la Germania ha superato stabilmente i mille casi: “Non siamo un’isola spersa nel Mediterraneo, siamo immersi in questo sistema di relazioni”, avverte Speranza.
Marcinelle, Mattarella “Sacrificio lavoratori merita profondo rispetto”
ROMA (ITALPRESS) – “Nel giorno che sessantaquattro anni fa a Marcinelle vide scomparire 262 minatori, tra cui 136 italiani, facciamo memoria del sacrificio sul lavoro di tanti nostri connazionali emigrati. La giornata a loro dedicata acquista un altissimo valore: innumerevoli cittadini italiani – in circostanze spesso eccezionalmente complesse e rischiose – hanno dato prova di abnegazione e di impegno nell’adempimento dei propri compiti professionali, in Patria e all’estero”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio in occasione del 64° anniversario della tragedia di Marcinelle.
“Accanto ai minatori scomparsi 64 anni orsono, mi si consenta di dedicare un pensiero particolare ai moltissimi operatori sanitari deceduti negli ultimi mesi mentre prestavano cure mediche e assistenza ai contagiati dal Covid-19 – evidenzia Mattarella -. Oggi, come allora, il sacrificio di questi lavoratori merita il profondo rispetto dell’Italia intera”.
“Se avvertiamo con particolare intensità il ricordo di quanto accadde al Bois du Cazier è anche perchè negli ultimi mesi l’emergenza sanitaria ci ha rafforzato la comprensione delle espressioni ‘sacrificiò e ‘sicurezza sul lavorò”, aggiunge Mattarella.
“La ricerca di un futuro migliore è il messaggio che la tragedia di Marcinelle incarna – sottolinea il capo dello Stato -. Una ricerca che non può prescindere dalla piena realizzazione del diritto al lavoro in ogni sua sfaccettatura: dalle possibilità di studio e di formazione alle pari opportunità; dalla salvaguardia della salute all’accesso ad ammortizzatori sociali sempre più efficaci, al livello nazionale ed europeo”.
“Rinnovo dunque la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro”, conclude.
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