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Il Senato vota la fiducia al Dl Rilancio, è legge

ROMA (ITALPRESS) – Via libera del Senato al voto di fiducia al governo sul Decreto Rilancio: 159 i voti favorevoli, 121 contrari.
Il provvedimento, già approvato dalla Camera, è legge.
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Autostrade, Di Maio “Ora abbassare i pedaggi”

“Sono molto soddisfatto per il risultato, sì. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile. Lo Stato ha fatto lo Stato, ha lavorato per difendere l’interesse comune. Dopo di che non bisogna lanciarsi in toni trionfalistici, la partita non è ancora chiusa del tutto, bisognerà vigilare affinchè in futuro non tornino a prevalere le logiche del profitto a scapito della sicurezza degli italiani. E poi, mi lasci dire, che ora bisogna puntare al vero obiettivo”. Lo dice al Corriere della Sera il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in merito alla decisione del Consiglio dei Ministri su Autostrade per l’Italia.
“Non dobbiamo fermarci adesso per nessun motivo. Ora bisogna abbassare le tariffe autostradali, far scendere i pedaggi, migliorare il nostro sistema infrastrutturale – prosegue -. Non è che uno può dire “entra lo Stato” e poi è lo Stato ad applicare le medesime logiche di business di un privato, altrimenti diventa una presa in giro e gli italiani non sono stupidi – aggiunge -. Su questo mi sento rassicurato dal fatto che in Cassa depositi e prestiti c’è un manager come Fabrizio Palermo che ha una grande visione industriale e non finanziaria. Quindi la prima cosa da fare ora è abbassare i pedaggi, permettere agli autotrasportatori per lavoro, ma anche a chi si muove per ragioni turistiche, di pagare meno e in modo proporzionale ai servizi che vengono offerti”.
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Lettera di minacce a Schifani “Farai una brutta fine”

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Una lettera con minacce al senatore di Forza Italia Renato Schifani è stata recapitata a Palazzo Madama. “Farai una brutta fine presto, ti faremo fuori, morirai fra mille dolori”, è un passaggio della missiva, che rivolge anche insulti e minacce all’ex presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. Secondo quanto si apprende, l’indirizzo di provenienza è del Nord Italia.
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Speranza “Non possiamo abbassare la guardia”

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“Non possiamo abbassare la guardia, non dividiamoci su questo, vi prego. Anche nella comunità scientifica si dibatte, ma nessuno dice che non bisogna mettere le mascherine, che non bisogna rispettare la distanza e non bisogna effettuare il frequente lavaggio delle mani”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso delle comunicazioni al Senato sull’emergenza coronavirus.
“In Italia siamo sulla strada giusta, conosciamo sempre di più il virus e abbiamo adottato misure di prevenzione territoriale, ma non facciamoci illusioni, non esiste il rischio zero senza il vaccino”, ha proseguito.
“Discuteremo nuovamente sia alla Camera che al Senato della eventuale proroga dello stato di emergenza. Al momento nessuna decisione è stata assunta, dovrà riunirsi il Consiglio dei Ministri e sono convinto che il Parlamento debba essere protagonista del percorso decisionale”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che “il nostro Paese è pienamente in campo per assicurare al più preso il vaccino a tutti i cittadini. Un
vaccino che è per l’Italia un diritto di tutti, un bene globale e non un privilegio di pochi”. “Il governo intende adottare un nuovo dpcm che proroghi le misure attualmente vigenti fino al 31 di luglio”, ha proseguito Speranza.
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Aspi, Cancelleri “Commissariamento per avviare la revoca”

ROMA (ITALPRESS) – “Il commissariamento è l’unico modo per avviare la revoca, per potere andare avanti: non si perde nessun posto di lavoro, la società continua a lavorare, poi si mette a bando la concessione”. Lo ha detto Giancarlo Cancelleri, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ospite di “Radio anch’io”, su Radio Uno.
“Poi c’è il tema dei controlli di sicurezza e su questo il M5S sta proponendo Anas per fare solo questo – ha aggiunto -. Dobbiamo mantenere in equilibrio l’interesse pubblico”.
“Il M5S si è sempre espresso per la revoca della concessione ad Aspi, abbiamo sempre voluto raggiungere quell’obiettivo e il presidente Conte ha preso una posizione di fermezza su questo, non vuole indietreggiare sulle posizioni prese già da tempo”, ha spiegato il viceministro.
“Oggi il Consiglio dei ministri è chiamato a prendere una decisione politica, non dico ci sia la revoca, se dovessero arrivare, all’ultimo minuto, proposte di Aspi che vanno nella direzione auspicata da Conte, ben vengano”, ha aggiunto Cancelleri.
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Conte-Merkel “Negoziato difficile, ma si troverà l’accordo”

Sul Recovery Fund si troverà un accordo, è nell’interesse di tutti. Ne sono convinti il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Il premier con la visita in Germania ha concluso il ciclo di incontri con i leader europei in vista del consiglio europeo del 17 e 18 luglio. “Abbiamo un negoziato molto difficile da fare ma ho sempre cercato di raggiungere l’obiettivo di una risposta europea forte e coordinata, noi dobbiamo essere all’altezza, serve una risposta tempestiva per uscire dalla crisi” ha detto Conte “l’Europa deve far sentire la sua voce, sono in gioco i valori comuni, dobbiamo dire si subito ad uno strumento, e che ci sia una risposta effettiva e adeguata, ben vengano tutti i criteri di spesa”. Merkel spera in un accordo già nel prossimo fine settimana: “dobbiamo tutelare la salute ma dobbiamo anche ricostruire l’economia, si deve assolutamente evitare una seconda ondata del virus. Ci sono investimenti unici, senza precedenti, ci sono ancora delle divergenze, sarebbe positivo per l’Europa raggiungere un accordo tra venerdì e sabato” spiega “dobbiamo costruire ponti tra le diverse posizioni e il risultato deve rispondere alla aspettative. Non vedo difficoltà per quello che riguarda la posizione negoziale italiana”. Dalla Germania sono arrivati anche apprezzamenti per come l’Italia ha gestito l’emergenza Covid- 19: “l’Italia è stata colpita in maniera particolare dalla pandemia, ha fatto tanti sacrifici, il nostro compito è quello di superare queste conseguenze in modo solidale”.
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Mattarella e Pahor a Trieste, mano nella mano davanti alla foiba

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È la prima volta che il più alto rappresentante di una nazione nata dalla ex Jugoslavia rende omaggio alle vittime italiane delle foibe. Per questo l’incontro di stamattina a Trieste tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Capo dello Stato della Slovenia Borut Pahor non è come gli altri avvenuti in passato, ma ha un valore storico per la storia di entrambi i paesi. Un momento che si potrebbe riassumere con l’immagine dei due presidenti che si tengono mano nella mano davanti alla foiba di Basovizza dove è stata deposta una corona: qui nel 1945 i partigiani jugoslavi scaraventarono duemila connazionali. In cambio di questo gesto durante la giornata verrà firmato il protocollo che sancirà il passaggio di proprietà del Narodni Dom, luogo simbolo della cultura slovena, che cento anni fa, il 13 luglio 1920, fu incendiato dai fascisti.
A metà della visita verrà fissata una corona anche nel cippo di Basovizza che ricorda la morte di quattro giovani antifascisti della minoranza slava fucilati dopo la condanna del Tribunale speciale nel 1930. Mentre in Prefettura Mattarella e Pahor consegneranno allo scrittore Boris Pahor l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica.

Conte “Lo Stato non sarà socio di Benetton”

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“I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati”. Lo dice, in un’intervista a la Stampa, il premier Giuseppe Conte. I Benetton “hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così. Porterò la questione della revoca in Consiglio dei ministri e decideremo collegialmente, ma non siamo disponibili a concedere ulteriori benefici”. Poi intervistato sul Fatto Quotidiano dicee: “Se devo esprimere una valutazione personale, alla luce di tutto quanto è accaduto, sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton. Non per questioni personali, che non esistono, ma per le gravi responsabilità accumulate dal management scelto e sostenuto dai Benetton nel corso degli anni fino al crollo del Morandi e anche dopo”. “I Benetton – aggiunge – non prendono in giro il presidente del Consiglio e i ministri, ma i familiari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani”.
(ITALPRESS)