“In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica, il Presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria – il Consiglio Superiore della Magistratura – il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”. È quanto si legge in una nota dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica sulle recenti vicende legate al mondo giudiziario.
“Il Presidente della Repubblica ha, in quella stessa sede, sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM – prosegue la nota -. Una riforma che contribuisca – unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali – a restituire appieno all’Ordine Giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l’indispensabile valore dell’indipendenza della Magistratura, principio base della nostra Costituzione”.
“Per quanto superfluo va, peraltro, chiarito che il Presidente della Repubblica si muove – e deve muoversi – nell’ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio Superiore della Magistratura in base a una propria valutazione discrezionale”, sottolinea il Colle.
“Per quanto attiene alla richiesta che il Presidente della Repubblica si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate – prosegue il comunicato -, sull’intera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare: la giustizia deve fare il suo corso attraverso gli organi e secondo le regole indicate dalla Costituzione e dalle leggi”.
“In merito alle vicende che hanno interessato la Magistratura, il Presidente della Repubblica, come ha già fatto in passato, tornerà a esprimersi nelle occasioni e nelle sedi a ciò destinate, rimanendo estraneo a dibattiti tra le forze politiche e senza essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti, oggetto del libero confronto politico e giornalistico”, conclude il Quirinale.
(ITALPRESS).
Caso Palamara, Quirinale “Grave sconcerto, urgente riforma Csm”
Boccia alle Regioni “Non esistono passaporti sanitari”
“La comunità scientifica dice che non ci sono passaporti sanitari. I prossimi giorni e le prossime ore l’ultimo click che c’è tra i tanti interruttori che riporterà il paese a muoversi, è anche quello del buonsenso. Se tutte le Regioni ripartono lo fanno senza distinzione sul profilo di cittadini residenti in una regione o un’altra”. Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, in audizione presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. “Quando l’autorità sanitarie e il governo deciderà quando il Paese è pronto per la ripartenza, la distinzione dei cittadini che arrivano da una città o da un’altra – ha aggiunto – non è prevista nella nostra Costituzione, se siamo tutti sani ci muoviamo tutti. Diverso è prevedere una fase di quarantena ma non siamo in quella condizione e anche in quel caso ci vuole un accodo tra tutte le Regioni”.
“Invito a rileggere l’articolo 120 della Costituzione, non per i poteri sostitutivi, ma la disciplina chiara che ricorda che la Regione non può istituire e adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e le cose, nel limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale”, ha spiegato ancora Boccia.
Replica il governatore sardo Christian Solinas: “Dal ministro Boccia non ci saremmo aspettati l’inutile litania neocentralista che vuole riaffermare una supremazia prepotente dello Stato rispetto alle Regioni nell’architettura della Repubblica come definita da novellato titolo V. Dal ministro ci saremo aspettati, a pochi giorni dal 3 giugno, una proposta di soluzione chiara sulle riaperture tra Regioni”.
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Conte “Il Recovery Fund sia tempestivo”
“Ci abbiamo creduto quando in pochi ci avrebbero scommesso”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un colloquio con La Stampa, in merito alla proposta di ieri della Commissione Ue sul Recovery Fund.
“In molti, anche sul piano interno, mi invitavano a essere cauto e a non espormi dicendo che avrei sicuramente rimediato una cocente sconfitta politica – aggiunge il premier -. Ma sono stato sempre consapevole che una reazione europea forte e unitaria era assolutamente necessaria non solo per l’Italia ma anche per il futuro stesso dell’Europa”.
“C’è ancora molto da lavorare – sottolinea Conte -. Ci aspetta un Consiglio europeo molto impegnativo, dobbiamo cercare di rendere tempestiva l’attivazione di questi nuovi strumenti”
“Con i leader europei più contrari o perplessi mi sono confrontato più volte, anche in modo molto franco – prosegue il premier -, invitandoli a considerare che senza una risposta adeguata avremmo distrutto il mercato unico e compromesso irrimediabilmente tutte le catene del valore. Una risposta buona ma tardiva sarebbe stata inutile”.
“Qualche volta ho rischiato anche la retorica, ma ho sempre voluto rimarcare che abbiamo la responsabilità di comprendere il momento che viviamo e agire anche con strumenti del tutto innovativi per fare quanto necessario a preservare le nostre economie fortemente integrate”, sottolinea Conte.
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Conte “Un piano strategico per trasformare crisi in opportunità”
ROMA (ITALPRESS) – “Oggi la Commissione europea annuncerà la sua proposta di ‘recovery plan’. L’Italia deve farsi trovare pronta all’appuntamento. Deve programmare la propria ripresa e utilizzare i fondi europei che verranno messi a disposizione varando un ‘piano strategicò che ponga le basi di un nuovo patto tra le forze produttive e le forze sociali del nostro Paese.
Questo è il momento per alzare la testa e volgere il nostro sguardo al futuro. Abbracciando questa prospettiva, con coraggio e visione, trasformeremo questa crisi in opportunità”. Così il premier Giuseppe Conte, in un intervento sul Corriere della Sera.
Poi, indica sette punti, definiti come “azioni fondamentali”, per “recuperare il divario di crescita economica e produttività, nei confronti degli altri Paesi europei”. In particolare, il presidente del Consiglio spiega che “siamo al lavoro per la modernizzazione del Paese. Introdurremo incentivi alla digitalizzazione, ai pagamenti elettronici e all’innovazione”.
In secondo luogo “dobbiamo moltiplicare gli strumenti utili a rafforzare la capitalizzazione e il consolidamento delle imprese, anche al fine di sostenere l’attività delle filiere produttive nella fase di ripresa, con particolare riguardo a quelle in maggiore sofferenza”. E ancora “occorrono una decisa azione di rilancio degli investimenti pubblici e privati e una drastica riduzione della burocrazia”. Inoltre “occorre una graduale ma decisa transizione verso un’economia sostenibile, legata al green deal europeo, che nel caso del nostro Paese si deve associare a nuove forme di tutela e promozione del territorio e del patrimonio paesaggistico e culturale”. Secondo Conte bisogna “puntare su un grande investimento per il diritto allo studio e per l’innovazione dell’offerta formativa, affinchè l’Italia sia tra i primi posti in Europa per giovani con titoli di studio universitario”, così come “abbreviare i tempi della giustizia penale e della giustizia civile”. Infine “introdurremo una seria riforma fiscale. Non possiamo più permetterci un fisco iniquo e inefficiente. L’attuale disciplina fiscale è un dedalo inestricabile”. Per il premier “queste azioni costituiranno la struttura portante del nostro ‘recovery plan'”.
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Open Arms, giunta del Senato dice no a processo per Salvini
ROMA (ITALPRESS) – La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato ha espresso parere contrario alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per il caso Open Arms.
Sono stati 13 i voti contrari e 7 i favorevoli. Italia Viva aveva annunciato che non avrebbe partecipato al voto.
Contro l’autorizzazione a procedere hanno votato 5 senatori della Lega, 4 di Forza Italia, uno di Fratelli d’Italia, l’ex M5S ora al gruppo Misto, Mario Giarrusso, Meinhard Durnwalder delle Autonomie e la Cinquestelle dissidente Alessandra Riccardi.
I voti a favore, invece, sono stati espressi da 4 senatori M5s, 1 del Pd, 1 Leu e l’ex M5S ora al Misto, Gregorio De Falco.
Non hanno invece partecipato al voto i tre senatori di Italia Viva. Sulla questione sarà chiama ora a esprimersi l’Aula del Senato.
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Assistenti civici, il Governo prosegue sul progetto
Si è conclusa a Palazzo Chigi la riunione tra il premier Giuseppe Conte e i ministri Lamorgese, Boccia e Catalfo sul progetto degli assistenti civici. La Presidenza del Consiglio chiarisce che i ministri direttamente interessati al progetto, proseguiranno nelle prossime ore nel mettere a punto i dettagli di questa iniziativa, che mira, per il tramite della Protezione civile, a soddisfare la richiesta dell’Anci di potersi avvalere, per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, di soggetti chiamati ad espletare, gratuitamente, prestazioni di volontariato, con finalità di mera utilità e solidarietà sociale, anche attraverso la rete del Terzo Settore. Questa iniziativa – sottolineano fonti di Palazzo Chigi – si inserisce nell’alveo di quelle già assunte dalla Protezione civile, che hanno portato a dislocare oltre 2.300 volontari nelle varie strutture ospedaliere, nelle Rsa e nelle carceri. Questi soggetti volontari non saranno “incaricati di pubblico servizio” e la loro attività non avrà nulla a che vedere con le attività a cui sono tradizionalmente preposte le forze di polizia.
Non sono mancate polemiche nella maggioranza e soprattutto una reazione molto fredda trapelata dal Viminale sulla scelta di “arruolare” i 60.000 assistenti civici nei Comuni per fare rispettare le norme del distanziamento sociale nella fase 2 dell’emergenza coronavirus. L’annuncio era arrivato ieri attraverso una nota congiunta del ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia e del sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro: “In settimana dalla Protezione civile lanceremo il bando per il reclutamento di 60.000 ‘assistenti civici’. Il bando è rivolto a inoccupati, a chi non ha vincoli lavorativi, anche percettori di reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali”. E mentre l’iniziativa trova consenso tra alcuni governatori come Stefano Bonaccini dell’Emilia Romagna che parla di un tentativo di mettere “più gente a monitorare la situazione”, o come il ministro per il Sud, il dem Giuseppe Provenzano che parla di un “dibattito ideologico” specificando che non si tratta di ronde ma di un aiuto ai sindaci, e mentre chi come il grillino Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute, parla della necessità di una cifra addirittura più alta dei 60 mila, montano le critiche politiche.
Da fonti del Viminale è trapela una dichiarazione che non nasconde un certo disappunto: “Le decisioni assunte, senza preventiva consultazione del ministero dell’Interno, per l’istituzione della figura degli ‘assistenti civici’ in relazione alle misure di contrasto e di contenimento della pandemia Covid-19, non dovranno comportare compiti aggiuntivi per le prefetture e per le forze di polizia già quotidianamente impegnate nei controlli sul territorio”. Dalle parti della maggioranza, il dissenso più forte arriva dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che nella sua consueta e-News non le manda di certo a dire: “Un ministro ha annunciato la creazione di un corpo di 60.000 assistenti civici. Boh, solo a me sembra una follia finalizzata ad avere visibilità? Come spesso accade la penso come Matteo Orfini. Non sarebbe meglio valorizzare di più il terzo settore e il servizio civile?”. Renzi cita il deputato dem, ex presidente del Pd, che rigetta anch’egli la proposta Boccia-Decaro affermando che “non servono assistenti civici. Servono ministri che facciano i ministri e amministratori che facciano gli amministratori. Non una schiera di influencer che commentano indignati le foto del giorno”, sottolinea Orfini. Mal di pancia anche all’interno del Movimento 5 Stelle che vede in dissenso il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Gianluca Castaldi. Su Twitter scrive: “La fuga in avanti di Francesco Boccia sui 60mila assistenti civici non mi convince. E non convince il M5S. Per noi i cittadini devono controllare quello che fanno i politici, non quello che fanno altri cittadini: auspico passo indietro del ministro e confronto con tutta la maggioranza”. Il capo politico del M5S Vito Crimi poi stempera i toni: “La notizia dell’ordinanza sugli assistenti civici era giunta inaspettata e ci ha lasciati alquanto perplessi. Non perdiamo però di vista l’obiettivo: garantire tutto il supporto necessario ai comuni durante questa fase delicata. Sono certo che attraverso il confronto all’interno della maggioranza sapremo trovare, in tempi brevi, la soluzione più efficace”.
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Scuola, accordo nel Governo, il concorso dopo l’estate
Accordo nella maggioranza sul decreto Scuola. Al termine di un vertice convocato dal premier Giuseppe Conte nella tarda serata di domenica, il Governo e i partiti che lo sostengono hanno trovato una mediazione sul concorso per i precari. La selezione si terrà, ma dopo l’estate e non sarà più un test a risposta multipla, ma una prova scritta. Intanto per 32 mila docenti ci saranno contratti a tempo determinato, con le nomine dalle graduatorie d’istituto, che dovranno essere aggiornate.
Dal premier Giuseppe Conte “soddisfazione”. “La sua proposta è stata accolta dalla maggioranza sul concorso straordinario per i docenti. Resta la prova selettiva in entrata per l’assunzione di 32 mila insegnanti – spiegano fonti di Palazzo Chigi -. Si terrà dopo l’estate e sarà in forma scritta, con consegna di un elaborato, senza il quiz a risposta chiusa. Una soluzione che permette di combattere il precariato garantendo la meritocrazia”.
“Bene la soluzione sul concorso straordinario per la scuola”, commenta la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che si definisce “soddisfatta”.
“Vogliamo ridurre il precariato, per dare più stabilità alla scuola, e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito – spiega -. La proposta del Presidente del Consiglio va in questa direzione, confermando il concorso come percorso di reclutamento per i docenti”.
“Ora occorre lavorare rapidamente, insieme al Parlamento, per tradurre la misura in una norma da introdurre nel decreto scuola, dimostrando che la maggioranza ha a cuore la qualità del sistema di istruzione e, di conseguenza, gli studenti, che ne sono i principali protagonisti”, aggiunge Azzolina.
“Con la mediazione trovata questa sera ha vinto non una parte politica, ma il buon senso. La soluzione individuata ci convince perché va nella direzione che abbiamo sempre auspicato. Ringraziamo dunque la maggioranza, la Ministra e il Presidente del Consiglio per il grande lavoro fatto”, affermano dal Pd dopo il vertice a cui hanno partecipato per il partito Nicola Oddati, Anna Ascani e Andrea Marcucci.
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Mattarella “Multilateralismo contro la crisi”
“La Giornata dell’Africa – che quest’anno celebriamo con modalità diverse da quelle consuete ma con pari intensità – mi offre l’opportunità di porgere i più cordiali auguri a quanti partecipano a questa iniziativa, a tutti i membri del Corpo diplomatico africano accreditati a Roma e a quanti quotidianamente si impegnano per rendere sempre più incisivo ed efficace il lavoro dell’Unione Africana”. Lo afferma in una nota il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Il nostro Paese sostiene con determinazione il progetto di una sempre maggiore integrazione del continente africano – sia a livello regionale sia sub regionale – e guarda con la massima attenzione alle relazioni con l’Africa nel suo insieme e con ciascuno dei Paesi che ne fanno parte: solo così, infatti, il Mediterraneo potrà essere fedele alla sua vocazione, storica e geografica, di ponte fra i due continenti”, prosegue il capo dello Stato.
“Si tratta di un’esigenza avvertita oggi con maggior forza in ragione del diffondersi su scala globale del covid-19, che ha causato la perdita di innumerevoli vite umane e profondamente sconvolto famiglie, comunità e sistemi produttivi – sottolinea Mattarella -. L’Africa, l’Europa e l’Italia sono adesso chiamate a far fronte alle ricadute della pandemia non solo sul piano sanitario ma anche su quello dell’indispensabile riattivazione del tessuto economico che, per avere successo, richiederà un ulteriore approfondimento, tanto in Africa quanto in Europa, dei processi di integrazione”.
“L’Italia – dice ancora il presidente – continua a sostenere i processi di riconciliazione nazionale e di stabilizzazione intrapresi nel continente africano e ha accolto con favore l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite per un cessate-il-fuoco globale. Occorre evitare che in contesti già duramente provati dal punto di vista umanitario il perdurare dei conflitti renda ancora più arduo il necessario contrasto all’epidemia”. Per “Mattarella “solo un multilateralismo efficace permetterà alla Comunità Internazionale di definire, nel segno di una concreta solidarietà, una risposta congiunta alle conseguenze economiche e finanziarie della pandemia”.
(ITALPRESS).









