“In questo momento non posso dire quando il lockdown finirà. Stiamo seguendo le indicazioni del comitato scientifico, ma l’Italia è stata la prima nazione in Europa ad affrontare l’emergenza”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, intervistato da Nbc News.
“La nostra risposta può non essere stata perfetta, ma abbiamo fatto il massimo sulla base delle nostre conoscenze, e i risultati indicano che siamo sulla buona strada. Più rispetteremo le regole, prima usciremo dall’emergenza”, ha aggiunto.
“Tutte le nazioni al mondo stanno lottando contro questo nemico invisibile. Per questo è cruciale che ci sia una cooperazione tra le nostre democrazie, è strategico che ci siano collaborazione e coesione internazionale”, ha sottolineato Conte.
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Conte “Non possiamo dire adesso quando finirà il lockdown”
Amendola “Il Mes non è adatto, servono strumenti nuovi”
“Non siamo duri per arrivare a una rottura, ma perché siamo consapevoli della gravità della situazione. Questo non è un negoziato di ordinaria amministrazione su questioni tecniche come ce ne sono stati in passato”. Lo ha detto il ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola, ai microfoni di Agenda, su Sky Tg24.
“Le scelte della Commissione Europea hanno dato grande impulso, ora servono altre scelte dei governi nazionali per un salto di qualità”, ha proseguito Amendola. “Sul Mes serve pragmatismo, è uno strumento pensato per shock asimmetrici, come quelli del 2008-2010. Per la natura della crisi che stiamo vivendo oggi stiamo dicendo che non è uno strumento appropriato. Questa non è una bolla finanziaria, è una crisi che nasce dall’economia reale, lo dicono gli imprenditori di tutti i Paesi. Per questo servono strumenti straordinari e nuovi”.
“Di fronte all’impatto della recessione noi crediamo che ci sia necessità di strumenti molto più potenti del MES. Una politica fiscale finanziata con dei bond, quindi dei titoli di debito garantiti da tutti i Ventisette, avrebbe una portata, anche condizionata agli obiettivi della crisi che abbiamo davanti a noi, molto più potente”, ha sottolineato il ministro.
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Speranza “Un piano sanitario per convivere con il Covid-19”
“Dobbiamo dire la verità. La situazione resta drammatica. L’emergenza non è finita. Il pericolo non è scampato. Ci aspettano mesi ancora difficili. Il nostro compito è creare le condizioni per convivere con questo virus. Ecco, il verbo giusto è convivere. Almeno fino a quando non avremo il vaccino o una cura”. Lo dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, in due colloqui con La Repubblica e il Corriere della Sera.
Speranza elenca i punti del piano sanitario che si sta mettendo a punto in questi giorni: dalla conferma e istituzione di nuovi Covid-Hospital fino alla creazione di un’App che consenta di mappare tutti gli spostamenti del malato nelle 48 ore precedenti il contagio e permetta una vera e propria “cura domiciliare” attraverso test clinici e contatti diretti con i medici, dalla mappatura di tutti i contagiati con la collaborazione dell’Istat fino alla distribuzione massiccia dei tamponi.
“Non voglio ingannare nessuno, è inutile pensare che ci sia una soluzione salvifica. Purtroppo non c’è. E non posso dare una data in cui tutto finisce. Sarebbe irresponsabile”, spiega Speranza, che chiarisce: “Non voglio nemmeno terrorizzare gli italiani che nella stragrande maggioranza sono stati bravissimi e hanno rispettato con coscienza le regole. Per questo abbiamo indubbiamente fatto dei passi avanti”.
Un altro punto importante per Speranza è “mantenere e fare rispettare prioritariamente il distanziamento sociale a tutti i livelli e promuovere l’utilizzo diffuso di mezzi di protezione individuale”.
Sul fronte dei tamponi, “faremo quelli rapidi anche con il prelievo in macchina”. Questa procedura, con l’aiuto dell’Istat, consentirà una “mappatura virale del Paese”, prosegue Speranza.
Infine, l’app per i tracciamenti dei contatti dei contagiati “la stiamo costruendo d’intesa con la Privacy: non c’è alcuna intenzione di violare alcuna legge. E parliamo di 48 ore perchè secondo tutti i virologi è il periodo di maggiore infettività”.
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Coronavirus, Casellati “Test sierologici per la ripartenza”
“Vedo una situazione preoccupante: aziende, alberghi, bar, ristoranti chiusi; professionisti, imprese, commercianti e artigiani in forte affanno. Tante famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese. Occorre una strategia di medio e lungo periodo per fare ripartire il Paese”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera il presidente del Senato, Elisabetta Casellati.
Secondo Casellati “si potrebbe, ad esempio, proporre al governo di generalizzare la somministrazione di test sierologici validati, per individuare chi è immune da virus. Ciò consentirebbe a ciascuna Regione di predisporre una mappatura delle attività produttive individuando quali settori economici riaprire subito in condizioni di sicurezza e con quali modalità. E poi, in un momento così critico, agevolare anche fiscalmente il trasferimento di beni dai genitori ai figli sarebbe di grande aiuto alla prima azienda italiana: la famiglia”.
“Da europeista convinta quale sono, sin dai primi giorni di questa crisi ho ripetutamente richiamato il ruolo fondamentale dell’Unione europea, che mai come in questo momento ha una grande opportunità: dimostrare che la solidarietà, uno dei suoi pilastri, non e’ solo una parola, ma un fatto concreto – evidenzia il presidente del Senato -. L’espressione della capacita’ di risolvere i problemi senza egoismi nazionali. O l’Unione sarà all’altezza della sfida o avrà definitivamente perso la sua ragione di essere. Si è davvero cittadini europei se tutti assieme ci possiamo sentire parte di un destino comune”.
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Coronavirus, morto a Roma agente della scorta di Conte
ROMA (ITALPRESS) – Non ce l’ha fatto Giorgio Guastamacchia, l’agente di polizia in servizio nella scorta del premier Giuseppe Conte. Sostituto commissario, 52 anni, in servizio presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e’ morto al Policlinico Tor Vergata a Roma in seguito alle complicazioni di una polmonite da coronavirus. Lascia 2 figli e la moglie. Addetto alla sicurezza del presidente del Consiglio si era ammalato a meta’ marzo. Il poliziotto comunque non aveva avuto rapporti diretti con Conte nei giorni precedenti al ricovero.
“Un signor professionista: garantiva la sicurezza, in un ruolo delicato, con il sorriso sulle labbra e con una dedizione straordinaria. Le condoglianze alla sua famiglia e a tutta la grande famiglia della Polizia di Stato. Ciao Giorgio”, scrive su Twitter Matteo Renzi. Paolo Gentiloni, altro ex premier, ricorda “un poliziotto esemplare, vittima del Covid-19, e mi unisco al dolore della sua famiglia e dei colleghi del sevizio scorte”.
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Speranza “Battaglia ancora nel suo pieno”
“E’ una battaglia ancora nel suo pieno, in cui non ci deve essere nessun elemento di sottovalutazione. Va affrontato ogni passaggio con il massimo del rigore e della serietà. L’indice del contagio che nei primi di marzo era molto alto, ovvero per ogni persona contagiata se ne contagiavano altre tre, con l’applicazione delle misure rigorose del 10 marzo, ha iniziato la sua discesa e questo ha avuto un riscontro in termini di accessi alle terapie intensive e negli ospedali. Ma questo è solo un primissimo segnale che però ci dice che la strada del distanziamento sociale è la vera arma di cui disponiamo”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenendo a RaiNews24. “La ricerca sul vaccino e sulle terapie prosegue, ma al momento non sono disponibili nè vaccino nè terapie certe, per cui il distanziamento sociale è la nostra unica arma – ha aggiunto -. Dobbiamo insistere su questa strada”.
“Ci sarà bisogno di grande gradualità e prudenza nella ripartenza, ma la premessa – ha ribadito Speranza, chiedendo alle Regioni di ‘lavorare in piena sinergia, senza polemiche’ – è la vittoria della battaglia sanitaria che è in corso. La prima mattonella per la ripresa dell’Italia e’ la vittoria della partita sanitaria”.
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Coronavirus, Conte “Il Mes è inadeguato”
“Non abbiamo scelta, la sfida è questa: siamo chiamati a compiere un salto di qualità che ci qualifichi come ‘unione’ da un punto di vista politico e sociale, prima ancora che economico”. Lo scrive il premier Giuseppe Conte in una lettera al quotidiano La Repubblica nella quale replica all’intervento di ieri della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen sull’emergenza coronavirus.
“La solidarietà europea, come hai tu stessa ricordato, nei primi giorni di questa crisi non si è avvertita e ora non c’è altro tempo da perdere – prosegue Conte rivolgendosi alla Von der Leyen -. Accogliamo con favore la proposta della Commissione europea di sostenere, attraverso il piano Sure da 100 miliardi di euro, i costi che i governi nazionali affronteranno per finanziare il reddito di quanti si trovano temporaneamente senza lavoro in questa fase difficile. È una iniziativa positiva, poiché consentirebbe di emettere obbligazioni europee per un importo massimo di 100 miliardi di euro, a fronte di garanzie statali intorno ai 25 miliardi di euro”.
Ma per il premier “le risorse necessarie per sostenere i nostri sistemi sanitari, per garantire liquidità in tempi brevi a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, per mettere in sicurezza occupazione e redditi dei lavoratori autonomi, sono molte di più. E questo non vale certo solo per l’Italia. Per questo occorre andare oltre. Nei giorni scorsi ho lanciato la proposta di un’European Recovery and Reinvestment Plan – sottolinea Conte -. Si tratta di un progetto coraggioso e ambizioso che richiede un supporto finanziario condiviso e, pertanto, ha bisogno di strumenti innovativi come gli European Recovery Bond: dei titoli di Stato europei che siano utili a finanziare gli sforzi straordinari che l’Europa dovrà mettere in campo per ricostruire il suo tessuto sociale ed economico”.
Invece nei tavoli tecnici “si continua a insistere nel ricorso a strumenti come il Mes che appaiono totalmente inadeguati rispetto agli scopi da perseguire, considerato che siamo di fronte a uno shock epocale a carattere simmetrico, che non dipende dai comportamenti di singoli Stati. È il momento di mostrare più ambizione, più unità e più coraggio”, conclude Conte.
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Salvini “Uscire dall’Ue? Ne parliamo a emergenza finita”
Sull’emergenza coronavirus “dall’Unione Europea non è arrivato nulla, se non la guerra commerciale da alcuni Paesi e la chiusura delle frontiere. Poi lanciano alcuni numeri, come i 100 miliardi di ieri, ma gli italiani ormai fanno come San Tommaso con l’Europa”. Lo ha detto ai microfoni di TeleLombardia il leader della Lega Matteo Salvini.
Per Salvini “l’Europa sta dimostrando tutto il suo vuoto, tutta la sua assenza e lontananza, e ancora ieri qualcuno, sia i tedeschi che i francesi, ha usato la parola Mes, che fa rima con fregatura, furto, rapina. I soldi del Mes vanno ridati con gli interessi, che vuol dire in futuro o una patrimoniale o un innalzamento dell’età pensionabile. Chiunque parli in Europa o peggio ancora al Governo fa il male dell’Italia e dei nostri figli”.
Alla domanda di un’ascoltatrice che chiedeva se non sia il caso di uscire dall’Unione Europea, Salvini ha risposto così: “Sembra ormai evidente a tutti e chiaro a tutti che ogni singolo Paese sta reagendo per conto suo e con le sue forze, senza che da Bruxelles o Berlino arrivino risorse. Ne parleremo a emergenza finita. Mi limito a ricordare che ogni anno dall’Italia vanno nelle casse di Bruxelles 5 miliardi in più di quanti ne tornano indietro, e in questo momento di bisogno non è arrivato nulla di concreto”.
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