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Salute

Covid, una giornata per rendere omaggio al personale sanitario

ROMA (ITALPRESS) – Una giornata di raccoglimento e riflessione per ricordare quanti, tra medici e operatori sanitari, sono scomparsi nell’esercizio della professione e di tutti i medici e odontoiatri che quotidianamente operano a tutela della salute. E’ arrivata alla sua seconda edizione la “Giornata Nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato”. Un’iniziativa nata da un’idea di Ferzan Ozpetek e di Mogol che trova nella data del 20 febbraio, una data simbolo in memoria delle vittime del Covid-19 e che ha costituito un forte segnale di riconoscimento e vicinanza per tutti i professionisti della salute che hanno impegnato e continuano a impegnare le proprie risorse professionali e umane nella lotta al virus. “Il 20 febbraio è una data indelebile – afferma il presidente Fnomceo, Filippo Anelli – un momento di raccoglimento e di riflessione su chi non è più con noi e per tutti coloro che sono ancora in prima linea nella lotta per il contenimento della malattia; è un’occasione per celebrare i principi deontologici che da secoli guidano la nostra opera di medici e odontoiatri”.
“Un sacrificio – ha aggiunto – di 370 medici deceduti nel corso di questa terribile pandemia e che ha consentito di curare ben oltre 12 milioni di cittadini positivi al Covid 19 di cui 10.700.000 sono guariti, nella stragrande maggioranza a domicilio, grazie all’impegno dei ‘curantì e al fondamentale contributo di tutti gli operatori della sanità”. Un omaggio – a medici, infermieri, operatori sanitari e paramedici, “donne e uomini che ogni giorno assicurano assistenza sanitaria alla popolazione e che durante l’emergenza Covid hanno svolto senza risparmiarsi, e anche a costo della propria vita, il proprio dovere, dando una grande prova di professionalità, resistenza e resilienza”, quello del presidente della Camera Roberto Fico, nel suo messaggio che invita a “fare tesoro di questa esperienza difficile e dolorosa ed avere la determinazione nel perseguire un modello di sanità pubblica all’avanguardia che è indispensabile pilastro di uno Stato democratico. Un sistema che deve contare su risorse umane e finanziarie adeguate non solo ad affrontare le emergenze ma soprattutto a fornire ogni giorno quei servizi essenziali per una piena tutela del diritto alla salute – anche quella mentale di cui si è occupato recentemente il Parlamento – e per la garanzia dei principi costituzionali di uguaglianza e solidarietà”. Quest’anno la giornata è dedicata al ricordo di Gino Strada, fondatore di Emergency, scomparso lo scorso 13 agosto, “per aver incarnato nella sua vita e nella sua attività professionale, proprio il rispetto della dignità di ogni uomo come espressione del riconoscimento dei diritti umani che appartengono ad ogni persona”.
“Gino ci ha lasciato un’eredità importante da portare avanti, siamo contenti che in questo viaggio con noi da questo momento in poi ci sia anche la Fnomceo. Questi due anni ci hanno ricordato queanto importante sia la salute e quanto l’articolo 32 della Costituzione debba essere un diritto nostro ma anche di tutto il mondo”, ha ricordato la presidente di Emergency, Rossella Miccio. A Strada, “un medico del nostro Paese che mi piace pensare come un medico del mondo”, va anche l’omaggio del ministro della Salute, Roberto Speranza. “Il suo messaggio ha uno straordinario potere in un tempo come quello che stiamo vivendo. L’idea di universalità delle cure è un patrimonio da difendere e una bandiera da sventolare con orgoglio. Insieme dobbiamo vivere questo tempo che ci è dato. Quando una persona sta male bisogna curarla punto e basta, non conta nessun altro elemento, nè il colore della pelle nè da dove viene o quanti soldi ha”. La giornata è stata arricchita da interventi musicali affidati alla soprano Maria Carfora e al tenore Andrea Senna e letture a cura di Pino Insegno.
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Covid, 50.534 nuovi casi e 252 decessi nelle ultime 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 50.534 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 53.662) a fronte di 492.045 tamponi effettuati su un totale di 183.773.732 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 252 i decessi (ieri 314), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 152.848. Con quelli di oggi diventano 12.427.773 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 1.369.778 (-34.344), 1.355.438 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 13.387 di cui 953 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 10.905.147 con un incremento di 84.767 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è il Lazio (5583), poi la Sicilia (5504), la Lombardia (5231), la Campania (5053), il Veneto (4870).
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Covid, Fno Tsrm Pstrp”Fondo famiglie sanitari deceduti è gesto concreto”

ROMA (ITALPRESS) – “La Federazione nazionale Ordini TSRM e PSTRP esprime il suo apprezzamento al Governo per l’istituzione del fondo da 15 milioni a favore dei familiari degli esercenti le professioni sanitarie deceduti causa Covid-19”. E’ quanto si legge in una nota di Teresa Calandra, Presidente FNO TSRM e PSTRP. “Seppur nulla potrà mitigare il dolore della perdita di un proprio caro – prosegue la nota – il fondo rappresenta un gesto concreto che riconosce alle professioni sanitarie il loro valore, la loro abnegazione e la funzione imprescindibile per il bene e la salute del nostro Paese”.
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Rapporto Iss, mortalità no vax 19 volte più alta di chi ha ricevuto il booster

ROMA (ITALPRESS) – Per le persone non vaccinate la mortalità è 19 volte maggiore rispetto a coloro che hanno ricevuto la dose booster, e circa 7 volte maggiore rispetto a chi è vaccinato con due dosi da meno di quattro mesi. Sono i dati del rapporto dell’Iss – Istituto superiore di sanità riferiti al periodo dal 24 dicembre 2021 al 23 gennaio 2022.
Tra i non vaccinati sono stati 107 i decessi per 100.000 abitanti, rispetto ai 15 per 100.000 abitanti di chi ha fatto due dosi da meno di 120 giorni e ai 6 decessi per 100.000 abitanti di chi ha fatto anche la terza dose.
I non vaccinati, inoltre, finiscono in ospedale 9 volte in più di chi ha fatto la dose booster e 5 volte in più di chi ha fatto due dosi.
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Speranza: “Possiamo guardare con fiducia al futuro”

ROMA (ITALPRESS) – “Il vostro congresso arriva in un momento cruciale per la vita del nostro paese, vediamo la curva del contagio piegarsi dal lato giusto, possiamo guardare con fiducia alle prossime settimane”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenendo al primo congresso di “Azione- L’Italia, sul serio”, in corso a palazzo dei Congressi, a Roma.
“Questo non avviene per caso: se oggi possiamo programmare il futuro è perchè 91% delle persone sopra i 12 anni ha completato la prima dose e anche i richiami procedono rapidamente – ha aggiunto -, nessuno si salva da solo”.
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Medici Cimo Lab “da eroi a vittime, siamo stati dimenticati”

ROMA (ITALPRESS) – “Siamo stati chiamati eroi. Siamo stati applauditi sui balconi di tutta Italia. Ci sono stati dedicati murales, disegni, cartelloni, canzoni, poesie e preghiere. Siamo stati ringraziati, più volte, da tutte le Istituzioni del Paese, che ci hanno riservato lunghi applausi e standing ovation. Due anni dopo, siamo di nuovo vittime di aggressioni, minacce e accuse ingiustificate. Tutto quello che abbiamo offerto al Paese nel suo momento più drammatico degli ultimi 80 anni sembra essere dimenticato. La nostra guerra contro il virus non è ancora finita, ma siamo già veterani abbandonati a noi stessi. Dimenticati”. E’ quanto si legge nella lettera scritta dai medici di CIMO Lab in occasione della seconda Giornata del personale sanitario che si celebrerà domani, 20 febbraio.
“Noi, che abbiamo affrontato il Covid-19 in prima linea, senza conoscenze nè difese nè armi – si legge -, abbiamo giurato di non dimenticare quello che abbiamo visto in questi due anni di emergenza. Abbiamo giurato di non dimenticare gli occhi di chi ci guardava in cerca di ossigeno, di chi ci implorava di scrivere l’ultimo messaggio ai propri figli prima di essere intubato, di chi riversava su di noi le ultime parole e gli ultimi, deboli e affannati, respiri”.
“Abbiamo giurato di non dimenticare la paura di tornare a casa e di contagiare i nostri familiari – scrivono i medici di CIMO Lab -. L’odore di disinfettante davanti la porta, le notti insonni, gli occhi rossi di pianto, la stanchezza di turni di lavoro infiniti, la fame il caldo e la sete che si provano dentro le tute bianche da cui non si può scappare. Abbiamo giurato di non dimenticare i colleghi che non ce l’hanno fatta, i pazienti che abbiamo perso, le bare accatastate in ospedale. Abbiamo giurato di non dimenticare la gioia provata la prima volta che abbiamo chiuso il reparto Covid e la speranza quando sono arrivati i primi vaccini, quando la scienza sembrava finalmente avercela fatta”.
“Noi, medici e professionisti sanitari, abbiamo giurato di non dimenticare – si legge ancora -. E abbiamo messo nero su bianco le nostre impressioni e le nostre sensazioni scrivendo un libro in cui abbiamo raccontato le nostre storie. Lo abbiamo intitolato proprio così, ‘Giuro di non dimenticarè, e lo abbiamo posizionato accanto al Giuramento di Ippocrate”.
“Dopo due anni tanto è cambiato – sottolineano -. Abbiamo più conoscenze, più difese e più armi. La stanchezza, la paura e l’odore perenne di disinfettante sono sempre gli stessi. E’ il modo in cui tanti pazienti si rapportano con noi, a non esserlo più. Alcune delle mani che ci applaudivano hanno distrutto i nostri Pronto soccorso e le nostre ambulanze. Mani che si chiudono in pugni e che scaricano su di noi la rabbia per eventi di cui non possiamo avere colpa. I canti si sono trasformati troppo spesso in insulti, urlati in corsia o vomitati sui social network. Non riceviamo più disegni o poesie, ma lettere di avvocati che chiedono risarcimenti e ci portano in tribunale. Le preghiere per la nostra salute si sono trasformate in minacce per ottenere il certificato di esenzione dal vaccino o per rifiutare cure salvavita in nome delle teorie più strampalate”.
“Non abbiamo mai condiviso la parola ‘eroè. Non capivamo i canti, le dediche, i disegni. Ci facevano piacere, com’è ovvio, ma in fondo facevamo solo il nostro mestiere. Quello che abbiamo giurato di fare, appunto. E allora non vogliamo certo chissà quali onori. Ma il rispetto e la riconoscenza sì. Li pretendiamo”, conclude la lettera scritta dai medici di CIMO Lab in occasione della seconda Giornata del personale sanitario che si celebrerà domani, 20 febbraio.
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Vaccino, Ricciardi: “Sì a una quarta dose per medici e fragili”

ROMA (ITALPRESS) – “La pandemia è ancora presente nel mondo, basta vedere quello che sta succedendo a Hong Kong, dove esiste un sistema sanitario evoluto: 30 mila casi al giorno e non riescono a gestirli. In Italia grazie a vaccinazioni e uso del green pass abbiamo riconquistato un buon grado di libertà. Ora bisogna mantenerla. Siamo prudenti, facciamo tutto ma con la dovuta consapevolezza che il rischio non è tramontato. Invece in molti Paesi c’è la tentazione di accelerare con aperture indiscriminate. La stanchezza di vivere da due anni sotto scacco non dovrebbe indurre ad assumere decisioni che potrebbero far risalire la curva per il terzo anno”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, Walter Ricciardi, docente di Igiene all’università Cattolica e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, che si dice “nè pessimista nè allarmista. Semplicemente realista”.
“Il governo italiano – sostiene Ricciardi – ha mantenuto un atteggiamento responsabile. Il processo di allentamento va avanti, tranne che nei luoghi critici come quelli del lavoro. Giusto essere meno restrittivi all’aperto, se bar e ristoranti hanno tavoli distanziati si può rinunciare alla certificazione verde. Al chiuso, non se ne parla. Mascherina e lasciapassare necessari”. “Il virus – sottolinea – può sorprendere chiunque e ovunque. Almeno evitiamo le situazioni a rischio. E il consumo di cibi quando si è seduti gomito a gomito è una di quelle”.
L’autunno, aggiunge: “Affrontiamolo in sicurezza. Come? Rivaccinare le persone fragili e gli operatori sanitari con la quarta dose. Prepariamoci a una nuova stagione, non necessariamente drammatica, caratterizzata dal ritorno dei virus respiratori fra i quali il Sars-CoV-2. I vaccini hanno un’efficacia straordinaria ma dopo un certo numero di mesi dall’ultima dose l’immunità perde vigore e bisogna rinforzarla. Ricordiamo che chi ha ricevuto il richiamo a ottobre, potrebbe essere presto vulnerabile”. “Non è uno schema atipico, succede anche per altri vaccini che dopo un pò debbano essere richiamati – spiega -. Gli anti Covid sono molto sicuri, molto efficaci e poco duraturi”.
“Se il pubblico mantenesse comportamenti corretti e indossasse mascherine Ffp2 non ci sarebbero problemi – prosegue Ricciardi -. Invece ho qualche perplessità sul rispetto delle regole”.
“Manca la percezione che il Covid può essere grave anche nei bambini. A questo si aggiunge l’errata sensazione da parte delle famiglie che il peggio sia passato e allora tanto vale soprassedere. Se la somministrazione delle dosi fosse organizzata nelle scuole, per genitori e figli, come è stato fatto in Puglia con ottimi risultati, credo che anche i riluttanti si convincerebbero di fronte al vantaggio di non dover passare attraverso hub e studi pediatrici”, sottolinea Ricciardi, secondo cui “sta emergendo una diversa versione di Omicron non ancora classificata come materia di preoccupazione da parte degli organismi internazionali. Parliamo sempre di un ceppo sì molto contagioso, ma poco patogeno”.
(ITALPRESS).

Covid, Ricciardi: “Sì a una quarta dose per medici e fragili”

ROMA (ITALPRESS) – “La pandemia è ancora presente nel mondo, basta vedere quello che sta succedendo a Hong Kong, dove esiste un sistema sanitario evoluto: 30 mila casi al giorno e non riescono a gestirli. In Italia grazie a vaccinazioni e uso del green pass abbiamo riconquistato un buon grado di libertà. Ora bisogna mantenerla. Siamo prudenti, facciamo tutto ma con la dovuta consapevolezza che il rischio non è tramontato. Invece in molti Paesi c’è la tentazione di accelerare con aperture indiscriminate. La stanchezza di vivere da due anni sotto scacco non dovrebbe indurre ad assumere decisioni che potrebbero far risalire la curva per il terzo anno”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, Walter Ricciardi, docente di Igiene all’università Cattolica e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, che si dice “nè pessimista nè allarmista. Semplicemente realista”.
“Il governo italiano – sostiene Ricciardi – ha mantenuto un atteggiamento responsabile. Il processo di allentamento va avanti, tranne che nei luoghi critici come quelli del lavoro. Giusto essere meno restrittivi all’aperto, se bar e ristoranti hanno tavoli distanziati si può rinunciare alla certificazione verde. Al chiuso, non se ne parla. Mascherina e lasciapassare necessari”. “Il virus – sottolinea – può sorprendere chiunque e ovunque. Almeno evitiamo le situazioni a rischio. E il consumo di cibi quando si è seduti gomito a gomito è una di quelle”.
L’autunno, aggiunge: “Affrontiamolo in sicurezza. Come? Rivaccinare le persone fragili e gli operatori sanitari con la quarta dose. Prepariamoci a una nuova stagione, non necessariamente drammatica, caratterizzata dal ritorno dei virus respiratori fra i quali il Sars-CoV-2. I vaccini hanno un’efficacia straordinaria ma dopo un certo numero di mesi dall’ultima dose l’immunità perde vigore e bisogna rinforzarla. Ricordiamo che chi ha ricevuto il richiamo a ottobre, potrebbe essere presto vulnerabile”. “Non è uno schema atipico, succede anche per altri vaccini che dopo un pò debbano essere richiamati – spiega -. Gli anti Covid sono molto sicuri, molto efficaci e poco duraturi”.
“Se il pubblico mantenesse comportamenti corretti e indossasse mascherine Ffp2 non ci sarebbero problemi – prosegue Ricciardi -. Invece ho qualche perplessità sul rispetto delle regole”.
“Manca la percezione che il Covid può essere grave anche nei bambini. A questo si aggiunge l’errata sensazione da parte delle famiglie che il peggio sia passato e allora tanto vale soprassedere. Se la somministrazione delle dosi fosse organizzata nelle scuole, per genitori e figli, come è stato fatto in Puglia con ottimi risultati, credo che anche i riluttanti si convincerebbero di fronte al vantaggio di non dover passare attraverso hub e studi pediatrici”, sottolinea Ricciardi, secondo cui “sta emergendo una diversa versione di Omicron non ancora classificata come materia di preoccupazione da parte degli organismi internazionali. Parliamo sempre di un ceppo sì molto contagioso, ma poco patogeno”.
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