ROMA (ITALPRESS) – Il disegno di legge Boldrini sul cambio di rotta per la formazione universitaria delle professioni sanitarie “è un’occasione da non perdere”, “un errore imperdonabile leggerlo con logiche corporative”. Lo afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI). “Dispiace leggere – spiega – attacchi corporativistici a un disegno di legge che disciplina e prova a modificare lo studio universitario di cui tutte le professioni sanitarie hanno un gran bisogno”.
“In questo momento – aggiunge – è necessario il supporto da parte di tutti a disegni di legge così innovativi e coraggiosi e su cui i politici mettono la faccia: non c’è bisogno di guerre clandestine che non portano allo sviluppo professionale di nessuno e su argomenti per i quali nessuno ha negato la possibilità di un dibattito costruttivo”.
“Dalla Federazione – conclude – massimo supporto quindi a tutti quei percorsi legislativi che tentano di ridisegnare un nuovo sistema partendo da nuovi, moderni e necessari percorsi accademici. La storia insegna che lo sviluppo delle professioni sanitarie, anche quelle che possono non essere direttamente o prioritariamente citate, si realizza per tutti”.
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Fnopi “La riforma della formazione delle professioni è un’occasione”
Ssn, Cimo-Fesmed “Prorogare la possibilità di assumere specializzandi”
ROMA (ITALPRESS) – Accelerare le procedure concorsuali, stabilizzare rapidamente i medici assunti durante l’emergenza e prorogare la possibilità di assumere a tempo determinato gli specializzandi dal terzo anno. La richiesta arriva dalla Federazione Cimo-Fesmed, il sindacato che rappresenta oltre 18mila medici dipendenti del SSN, che vede in queste tre proposte una possibile soluzione, seppur temporanea, alla grave carenza di organico che continua ad attanagliare gli ospedali italiani, costringendo il personale a turni di lavoro infiniti. Se è vero, infatti, che la pressione del Covid-19 sugli ospedali sta gradualmente calando, all’orizzonte ci sono il recupero delle liste d’attesa e di due anni di prestazioni sanitarie rimandate. Un lavoro immenso, di cui l’attuale personale sanitario, stremato da due anni di pandemia, non può farsi carico da solo.
“Servono forze nuove, fresche, assunte a tempo indeterminato e non con contratti a termine o di collaborazione – dice il presidente della Federazione Guido Quici -. Chiediamo allora alle aziende di individuare rapidamente gli specialisti, i professionisti e gli operatori sanitari che hanno diritto alla stabilizzazione secondo quanto previsto dall’ultima Legge di Bilancio e di procedere alla loro assunzione, valutando attentamente il reale fabbisogno di personale per ciascuna area di attività e categoria professionale”.
“Occorre inoltre rivedere le modalità di calcolo del fabbisogno di personale adottando reali standard assistenziali, per evitare di lasciare ampio margine a quelle aziende che tendono a privilegiare l’assunzione di figure professionali spesso pletoriche e che di fatto, colmando i tetti di spesa, impediscono l’assunzione dei sanitari addetti alla diretta assistenza del paziente”, aggiunge.
“Chiediamo poi – continua Quici – di accorciare il più possibile le procedure concorsuali: in media oggi passano circa 6 mesi dalla pubblicazione del bando allo svolgimento del concorso stesso; un tempo infinito per chi lavora in ospedale e aspetta con ansia l’arrivo del nuovo collega”.
“Sappiamo tuttavia – prosegue il presidente della Federazione Cimo-Fesmed – che sono molti i concorsi a cui si presentano addirittura meno candidati dei posti disponibili, o perchè non ci sono sufficienti specialisti o perchè, come evidenzia un sondaggio che la Federazione ha lanciato qualche giorno fa, sono molti i camici bianchi che non vogliono lavorare in strutture pubbliche. L’ultimo esempio viene dall’ospedale Cardarelli di Napoli, che è stato costretto ad assumere solo quattro medici sui quindici posti che aveva bandito”.
“Oltre a rendere più attrattivo l’ospedale, obiettivo che ci auguriamo di centrare con il prossimo rinnovo del contratto nazionale di lavoro, e in attesa che l’aumento delle borse di specializzazione produca i suoi effetti incrementando in modo considerevole il numero di specialisti, dobbiamo allora chiedere un ulteriore aiuto agli specializzandi”, sottolinea.
Il 31 dicembre 2022 scade infatti la possibilità, prevista inizialmente dal Dl Calabria e poi estesa al territorio nazionale, di assumere a tempo determinato gli specializzandi dal terzo anno, che possono accedere ai concorsi pubblici ed entrare in graduatoria, ottenendo la possibilità di essere assunti a tempo indeterminato una volta ottenuta la specializzazione.
“Uno strumento senz’altro transitorio e di natura emergenziale – spiega Quici -, ma che ci aiuterebbe a traghettare il Servizio sanitario nazionale attraverso questi anni di sofferenza. Quanto previsto dal Dl Calabria andrebbe quindi prorogato al 31 dicembre 2024, quando inizieranno a vedersi gli effetti dell’aumento delle borse di specializzazione adottato in particolare nel 2020 e nel 2021”.
“Altrimenti – aggiunge – continueremo ad assistere a delibere come quella adottata dal Friuli Venezia Giulia, che apre le porte delle strutture pubbliche, private, accreditate e convenzionate con il Servizio sanitario regionale anche a personale con un titolo di studio non riconosciuto dal Ministero della Salute; o a notizie come quelle che arrivano da Urbino, dove servizi medici all’interno di strutture pubbliche vengono dati in appalto a società private. Senza provvedimenti rapidi e decisi, che mettano al centro i bisogni dei pazienti e le necessità dei professionisti, negli ospedali si rischia il caos”, conclude Quici.
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Covid, 59.749 nuovi casi e 278 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Secondo il bollettino del ministero della Salute, i nuovi positivi sono 59.749 (rispetto ai 70.852 del 15 febbraio). I tamponi processati sono 555.080 che portano il tasso di positività al 10,76%. Si registrano 278 decessi (il 15 febbraio erano 388). I guariti sono 129.888 mentre per gli attualmente positivi si registra un decremento di 70.297 unità per un totale di 1.480.113.
Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari, sono 15.127 i degenti mentre in terapia intensiva i pazienti sono 1.073 con 75 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 1.463.913 persone. La Sicilia è la prima regione per numero di contagi (6.766), seguita da Lazio (6.531) e da Lombardia (5.964).
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I vaccini contro il Covid-19 hanno minore efficacia sui fumatori
CATANIA (ITALPRESS) – La risposta immunitaria ai vaccini non è immediata e uguale per tutti: diversi fattori possono impattare negativamente o positivamente sul numero di anticorpi prodotti dal vaccino e sul profilo dei livelli anticorpali (le cosiddette IgG, le immunoglobuline G) nei mesi seguenti all’inoculazione.
I ricercatori del CoEHAR in collaborazione con l’Università di Pavia e l’Università Statale di Milano, si sono chiesti se il fumo, chiaro fattore di rischio per note patologie cardiorespiratorie e per disfunzione del sistema immunitario, potesse avere un impatto negativo sul numero di anticorpi sviluppati grazie al vaccino.
Nell’analisi effettuata, dal titolo: “The Effect of Smoking on Humoral Response to COVID-19 Vaccines: A Systematic Review of Epidemiological Studies”, sono stati esaminati un totale di 23 articoli, con un campione di soggetti analizzati che varia da 74 a 3475 partecipanti e con una proporzione di fumatori studiati tra il 4,2% e il 40,8%. In 17 studi dei 23, i soggetti fumatori hanno mostrato un titolo anticorpale più basso o un abbassamento più rapido delle IgG indotte rispetto ai non fumatori.
Il risultato del team arriva a conferma di un altro dato già diffuso lo scorso Gennaio in un precedente studio (denominato VASCO) che ha dimostrato come gli anticorpi indotti dal vaccino anti-Covid-19 diminuiscono più velocemente nei fumatori.
“Sebbene non siano ben noti i meccanismi alla base del dato anticorpale estrapolato dalla complessità della risposta immunitaria ai vaccini contro il COVID-19, questi risultati sembrano confermare l’ennesimo impatto negativo del fumo sulla salute umana e sulle alterazioni della risposta immunitaria ai vaccini, indebolendo le difese dell’organismo contro le conseguenze cliniche delle infezioni”, ha spiegato Pietro Ferrara, medico epidemiologo e ricercatore dell’Università di Pavia.
“L’abitudine tabagica – ha aggiunto il fondatore del CoEHAR, Riccardo Polosa – influenza la proliferazione dei linfociti e delle altre cellule del sistema immunitario, indicando risposte
immunitarie difettose. I fumatori rispondono meno ai vaccini e sono dunque più a rischio. Individuare gli elementi che possono influenzare la loro risposta è fondamentale per valutarne efficacia e durata ed eventuali precauzioni terapeutiche. Servono più risposte ma è su questo che stiamo continuando a lavorare”.
Su un totale di oltre 800 articoli esaminati, 23 hanno centrato i criteri di inserimento nella Review, divisi in 17 Articoli scientifici e 6 Preprint, tutti pubblicati a partire da aprile 2021.
I campioni analizzati negli studi sono vari: 16 ricerche sono state sviluppate tra i lavoratori del sistema sanitario, due su un campione generale di popolazione e gli altri su pazienti affetti da specifiche patologie (come cancro, obesità o malattie infiammatorie intestinali).
Le tipologie di vaccino analizzate sono state differenti, ma per la maggior parte, gli studi erano focalizzati sulla risposta immunitaria al vaccino Pfizer.
I campioni di sangue per la misurazione del livello di anticorpi sono stati raccolti in diverse fasi dopo la somministrazione di una o entrambe le dosi di vaccino, da 21 giorni fino a 6 mesi dopo l’iniezione.
I risultati principali sono stati due: tra i campioni di soggetti fumatori, in ben 17 studi, i risultati hanno mostrato una risposta anticorpale più bassa o un abbassamento più veloce delle immunoglobuline G, le IgG, gli anticorpi specifici prodotti in risposta al vaccino.
Sebbene i risultati non permettano di capire se ad influenzare la risposta immunitaria al vaccino sia lo status di fumatori o il numero di sigarette fumate giornalmente, e sebbene le abitudini individuali e le tipologie di cellule studiate influenzino i risultati, i ricercatori hanno riscontrato un impatto negativo del fumo sul numero di anticorpi prodotti dal vaccino.
A conclusione, secondo Polosa “La comprovata minor efficacia dei vaccini sui fumatori riporta all’attenzione mondiale il tema della lotta al fumo di sigarette convenzionali, una pessima abitudine che mette a rischio la vita di milioni di persone. I dati dimostrano che la pandemia ha aumentato, seppur sensibilmente, il numero di fumatori in tutto il mondo”.
“Occorre una risposta immediata sia in campo scientifico, sia in ambito politico perchè è solo garantendo facile accesso a percorsi di cessazione che comprendano anche l’utilizzo di strumenti a rischio ridotto per chi non riesce a smettere da solo, che possiamo davvero aiutare i fumatori a smettere”, conclude.
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In Sicilia in calo ricoveri per Covid, scende anche l’incidenza
PALERMO (ITALPRESS) – Nella settimana dal 7 al 13 febbraio si osserva un trend in lieve diminuzione rispetto alla precedente. L’incidenza di nuovi casi Covid è pari a 43.072 (-13.09%), con un valore cumulativo di 891.08/100.000 abitanti. Il tasso di nuovi positivi più elevato rispetto alla media regionale si è registrato nelle province di Siracusa (1.306/100.000 abitanti), Messina (1.115/100.000), Ragusa (1.065 /100.000) e Caltanissetta (976/100.000). E’ quanto emerge dal bollettino settimanale Dasoe inviato dalla Regione Siciliana in merito all’epidemia Covid sul territorio regionale.
Le fasce d’età maggiormente a rischio risultano quelle tra i 6 ed i 10 anni (2043/100.000 abitanti) e tra i 3 ed i 5 anni (2008/100.000). Per la quinta settimana consecutiva si consolida il trend in riduzione di nuove ospedalizzazioni. Circa tre quarti dei pazienti in ospedale nella settimana di riferimento risultano non vaccinati o con ciclo incompleto.
L’epidemia, pur mostrando segnali di arresto, è ancora in una fase delicata con un significativo impatto sui servizi territoriali e assistenziali ma con un netto trend in calo di nuove ospedalizzazioni.
Per quanto riguarda la campagna vaccinale, nella settimana dal 9 al 15 febbraio, l’89,34% degli over 12 anni ha ricevuto almeno una dose. Si attesta all’86,79% la percentuale di over 12 che ha completato il ciclo primario. Il 10,66% del target regionale rimane ancora da vaccinare.
Nella fascia d’età 5-11 anni il 27,62% è vaccinato con una dose ed il 17,76% (pari a 55.908 bambini) ha completato il ciclo primario.
Complessivamente i vaccinati con terza dose sono 2.436.012 pari al 73,04% degli aventi diritto, mentre 899.304 cittadini che possono effettuare la somministrazione booster non lo hanno ancora fatto.
Ancora in calo le prime dosi: nella settimana dal 9 al 15 febbraio si è registrata una riduzione del 37,35% delle somministrazioni rispetto alla settimana precedente (2/8 febbraio).
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Tumore del pancreas, nasce studio per pazienti con metastasi peritoneali
ROMA (ITALPRESS) – Il tumore del pancreas è un’area ancora piuttosto povera di possibilità terapeutiche e questo, insieme alle sue caratteristiche di aggressività, ne fa una neoplasia a elevata mortalità (la sopravvivenza a 5 anni è al momento inferiore al 10% e rappresenta la terza causa di morte per cancro). Ma la ricerca non si ferma; medici e ricercatori stanno vagliando nuove possibilità terapeutiche, come quelle dello studio Nab-PIPAC.
“E’ il primo studio di fase 2 – spiega il co-Principal Investigator dello studio dottor Andrea Di Giorgio, UOS Trattamenti integrati della carcinosi peritoneale avanzata, Chirurgia del Peritoneo e Retroperitoneo, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – che prevede l’utilizzo della PIPAC (Chemioterapia Intraperitoneale Aerosol Pressurizzata) in associazione alla chemioterapia sistemica per il trattamento della carcinosi peritoneale di origine pancreatica”.
“La vera innovazione – aggiunge – è rappresentata dall’utilizzo intraperitoneale, mediante la PIPAC, del Nab-paclitaxel, il farmaco disponibile sul mercato forse più attivo sul tumore pancreatico. Fino a oggi infatti, i farmaci utilizzati per la PIPAC nella carcinosi pancreatica sono stati il cisplatino e la doxorubicina. Lo studio, in aperto, arruolerà in totale 38 pazienti, e sarà condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. L’inizio dell’arruolamento è previsto per fine febbraio-inizio marzo”.
“L’invito che facciamo ai pazienti con metastasi peritoneali da tumore del pancreas – prosegue Di Giorgio – è dunque di parlare di questo studio con il proprio medico, l’oncologo curante, e di prendere contatti con noi ([email protected]) se interessati a partecipare. Il trial Nab-PIPAC è riservato ai pazienti con tumore del pancreas con carcinosi peritoneale sincrona (cioè già presente al momento della diagnosi di tumore del pancreas) o metacrona (cioè con carcinosi comparsa dopo essere stati sottoposti ad intervento chirurgico per il tumore primitivo pancreatico). Sono invece esclusi dallo studio pazienti che hanno una malattia metastatica a distanza, extra-addominale”.
“Nab-PIPAC è uno studio innovativo – sottolinea il professor Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center di Fondazione Policlinico Gemelli e co-Principal Investigator dello studio – che dovrebbe fornire elementi solidi per capire quanto questo approccio tecnologicamente innovativo possa contribuire a migliorare l’attività dei farmaci chemioterapici attualmente impiegati per curare i tumori del pancreas. A tale riguardo, infatti, lo studio valuterà la farmacocinetica del Nab-paclitaxel somministrato per via intraperitoneale; verrà studiato cioè, quanto farmaco penetra nei noduli peritoneali e la quota di questo che invece dal peritoneo viene riassorbito e raggiunge il sangue. A questo scopo verranno prelevati campioni biologici di urine, sangue e tessuti, in varie fasi dello studio”.
“Il Nab-PIPAC Trial – commenta il professor Sergio Alfieri, Direttore del Centro Pancreas della Fondazione Policlinico Gemelli – amplia le opportunità di trattamento che il Comprehensive Cancer Center, offre ai pazienti con neoplasia pancreatica (ogni anno vengono eseguite al Gemelli circa 150 resezioni pancreatiche), rivolgendosi a quei malati che proprio per la presenza di carcinosi non sono considerati operabili”.
“Il Gemelli – conclude il professor Fabio Pacelli, Direttore della UOC di Chirurgia del Peritoneo e del Retroperitoneo, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – è centro leader in Italia per il trattamento della carcinosi peritoneale gastrointestinale. Offriamo a questi pazienti una possibilità di trattamento sia mediante interventi chirurgici con intento di cura (oltre 50 citoriduzioni chirurgiche con HIPEC/per anno), sia appunto con la PIPAC, eseguita sempre più spesso presso la nostra struttura (circa 70 l’anno)”.
La PIPAC è una tecnica di trattamento introdotta di recente (da circa 5 anni) che consiste nella somministrazione di un chemioterapico in cavità addominale sotto forma di aerosol. E’ una tecnica mininvasiva che viene effettuata durante una laparoscopia diagnostica. La procedura si esegue in anestesia generale, dura circa un’ora e mezza e prevede una breve ospedalizzazione. E’ una metodica con un basso rischio di complicanze chirurgiche e di tossicità sistemica legata al farmaco che viene somministrato in peritoneo. Queste caratteristiche rendono la PIPAC associabile alla chemioterapia sistemica e consentono al paziente di continuare il suo programma di cure.
Endpoint principale dello studio Nab-PIPAC, è il tasso di controllo della malattia (cioè la risposta della carcinosi peritoneale, dal punto di vista clinico e radiologico) e l’impatto sulla sopravvivenza, senza dimenticare gli aspetti di sicurezza.
Nel corso di ogni seduta laparoscopica per la somministrazione della PIPAC verranno prelevati frammenti di tessuto tumorale per valutare la risposta tumorale isto-patologica al trattamento chemioterapico eseguito. Saranno cioè valutati la riduzione del numero di cellule neoplastiche, l’aumento della fibrosi e della necrosi cellulare, secondo lo score PRGS. Durante ogni PIPAC verranno inoltre prelevati campioni tissutali per lo studio della biologia molecolare di questo tumore. In particolare, saranno ricercate le mutazioni geniche presenti nelle metastasi peritoneali (e confrontate con quelle presenti nel tumore pancreatico primitivo) e le mutazioni molecolari di nuova insorgenza che compaiono durante il trattamento chemioterapico sistemico-intraperitoneale. Questo studio potrà contribuire a conoscere l’evoluzione della malattia, anche dal punto di vista genetico-molecolare.
Infine verrà valutato lo stato nutrizionale mediante degli indici nutrizionali e la qualità di vita di ogni paziente, al momento dell’arruolamento nello studio e durante il periodo di trattamento.
Il protocollo di studio, prevede l’effettuazione di 3 PIPAC nell’arco di 6-7 mesi, intervallate da sedute di chemioterapia sistemica (con gemcitabina e Nab-paclitaxel). Nab-PIPAC avrà una durata complessiva di 36 mesi.
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Sanità, Speranza “Investiremo 625 milioni per il Mezzogiorno”
ROMA (ITALPRESS) – “Per la prima volta nella storia della programmazione delle risorse europee l’Italia avrà un PON (Programma Operativo Nazionale) esclusivamente dedicato alla Salute. Non era mai accaduto prima”. Lo scrive il ministro della Salute, Roberto Speranza, sui social.
“Investiremo – aggiunge – circa 625 milioni per la sanità del mezzogiorno. Li utilizzeremo per recuperare screening oncologici, per rafforzare i dipartimenti di salute mentale, per accrescere e migliorare i consultori e per contrastare la povertà sanitaria.
E’ un grande passo avanti che si aggiunge alle risorse già previste con il PNRR. Voglio ringraziare Mara Carfagna e il ministero per il Sud e la coesione territoriale per l’impegno profuso”.
(ITALPRESS).
Covid, 70.852 nuovi casi e 388 decessi
ROMA (ITALPRESS) – Cresce, come è consueto ogni martedì, il numero dei nuovi positivi rispetto alle 24 ore precedenti. Secondo il bollettino del ministero della Salute, i nuovi contagiati sono 70.852, quasi il triplo rispetto ai 28.630 registrati ieri, ma con 695.744 tamponi processati il tasso di positività resta quasi invariato al 10,2%. Crescono i decessi: nelle ultime 24 ore se ne contano 388. Gli attualmente positivi sono in calo a 40.205, con un numero totale che si attesta a 1.550.410. In flessione anche gli indicatori provenienti dagli ospedali. Nei reparti ordinari da 16.050 ricoverati si scende a 15.652 (-398), nelle terapie intensive da 1.173 riportati nel bollettino di ieri ai 1.119 di oggi con 87 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 1.553.689 persone. Prima regione per numero di contagi la Lombardia (7.753), seguita da Campania (7.614) e Lazio (7.407).
(ITALPRESS).









