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Israele e Fondazione Policlinico Gemelli uniti nella lotta al Covid-19

ROMA (ITALPRESS) – Se c’è un’eredità della pandemia per l’umanità, è senza dubbio che l’unione fa la forza. E consapevole dell’importanza della solidarietà e della cooperazione nel contrasto al Covid-19, l’Ambasciata d’Israele in Italia ha voluto far dono alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di un vasto assortimento di dispositivi sanitari anti-Covid. La donazione è parte dell’iniziativa “Better Together”, promossa dall’Agenzia d’Israele per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo (MASHAV) con l’obiettivo di contribuire alla lotta globale contro la pandemia e, più nello specifico, contro la variante Omicron. L’incontro, tenutosi a Roma presso il Policlinico Gemelli nel pomeriggio di oggi, è stato presenziato dall’Ambasciatore d’Israele in Italia, Dror Eydar, che, a nome dello Stato d’Israele, ha donato alla Fondazione Policlinico Gemelli, rappresentata dal suo Direttore Generale, Professor Marco Elefanti, e dal Direttore Sanitario, dottor Andrea Cambieri, un’abbondante quantità di materiale protettivo anti-Covid (ventilatori e relativi accessori, camici medici impermeabili, tute usa e getta, mascherine chirurgiche e filtranti Ffp2, siringhe e aghi di diverso tipo).
Nel corso della sua visita, che fa seguito a quella di Arnon Shahar, Capo della Task Force anti-Covid dei Maccabi Healthcare Services israeliani, lo scorso novembre, l’Ambasciatore Eydar ha condiviso idee di collaborazione con il Direttore Generale Elefanti in materia di lotta al Covid-19, digitalizzazione del sistema sanitario e medicina d’urgenza.
“La pandemia Covid-19 è stata una sfida epocale, sia in termini di complessità nella riorganizzazione degli spazi destinati all’accoglienza e alle cure dei pazienti, che in termini di investimenti necessari per personale, strumentazioni e dispositivi di protezione individuale”, ha ricordato il Professor Marco Elefanti. “Durante questo periodo così difficile, la Fondazione Policlinico Gemelli ha potuto contare sul fondamentale sostegno di tanti sostenitori. Le donazioni ricevute hanno contribuito agli acquisti straordinari di strumentazioni e dispositivi e hanno consentito il potenziamento del personale medico/infermieristico e gli investimenti in infrastrutture edili e tecnologiche. Il gesto di oggi, da parte dell’Ambasciata d’Israele, si inscrive in questa ondata di solidarietà e ci riempie di orgoglio; vogliamo rappresentare dunque tutta la nostra gratitudine per il dono di questi dispositivi medici in un momento in cui la pandemia non è affatto archiviata e ci costringe a non abbassare la guardia”.
“Siamo felici di supportare un centro ospedaliero e di ricerca tanto importante qual è il Policlinico Gemelli nella lotta alla pandemia. La collaborazione tra Israele e Italia nel settore sanitario è molto intensa e questo gesto è un segno dell’amicizia tra i nostri popoli. Sin dall’inizio della pandemia, i Ministeri della Salute hanno intrattenuto consultazioni per la condivisione di know-how e buone pratiche”, ha esordito l’ambasciatore Eydar. “In particolare, il 29 dicembre abbiamo discusso dei risultati parziali della campagna di vaccinazione dei bambini e del lancio della quarta vaccinazione agli ultrasessantenni e al personale medico in Israele, mentre il 13 gennaio ci siamo confrontati sulla situazione sanitaria dei due Paesi, sulle politiche da questi ultimi adottate e sull’uso del farmaco contro il Coronavirus come mezzo complementare alla vaccinazione nella lotta alla variante Omicron”, ha proseguito. “Un incoraggiamento: oggi in Israele, nonostante le infezioni di massa, genitori e bambini nelle scuole non soffrono più per le restrizioni severe, e infatti è in programma l’abolizione del green pass. Ieri il team per gestione dell’epidemia del Ministero della Salute israeliano ha raccomandato di consentire una quarta dose di vaccino anti-Covid agli over-18 anni, a condizione che siano trascorsi cinque mesi dalla data di guarigione, o dalla data della terza vaccinazione. Gli esperti hanno spiegato che i risultati mostrano che la protezione contro le infezioni aumenta di quasi il doppio rispetto alle persone vaccinate con tre dosi, e di ben 3-5 volte per quanto riguarda la malattia grave.
Pertanto, il miglior consiglio che posso darvi in base alla nostra esperienza è: andate a vaccinarvi, e abbiate pazienza e fede”.
L’evento odierno ha visto anche la partecipazione del Ministro Plenipotenziario dell’Ambasciata d’Israele in Italia, Alon Simhayoff, del Console e Responsabile Amministrazione dell’Ambasciata, Hanoch Amedi, del Direttore del Centro di Travel Clinic and Occupational Health del Policlinico, professor Umberto Moscato, del Direttore UOC Farmacia, dottor Marcello Pani, del Direttore Direzione Tecnica e Innovazione Tecnologie Sanitarie, ingegnere Giovanni Arcuri e del Direttore UOC Fundraising, Campagne ed Eventi, dottor Carlo Fornario.
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Al Policlinico di Palermo una nuova metodica per la cura del Mieloma

PALERMO (ITALPRESS) – Al Policlinico Paolo Giaccone di Palermo una nuova metodica per la cura del mieloma multiplo che unisce le potenzialità della clinica e della diagnostica. Un’arma in più per trattare questo tumore che colpisce le plasmacellule, le cellule produttrici degli anticorpi: grazie a un esame condotto sul sangue midollare, infatti, è oggi possibile identificare la MRD, acronimo inglese (Minimal Residual Disease) con cui si identifica la quantità di malattia minima residua. Si tratta di un’informazione importante perchè la MRD indica la presenza di un piccolo numero di cellule di mieloma capaci di rimanere nel midollo nonostante il paziente sia sottoposto ad una adeguata terapia. Il tutto è stato possibile grazie alla sinergia tra l’UO di Ematologia, diretta dal professor Sergio Siragusa e il Cladibior, diretto dal professor Francesco Dieli. E’ oggi possibile eseguire un esame di laboratorio che, con tecnologie avanzate, è in grado di rintracciare una cellula tumorale in un milione di cellule normali. Un risultato, quello ottenuto grazie a questo esame, utile ai clinici per proseguire il percorso di cura con più consapevolezza, indirizzando al meglio le terapie con scelte mirate, cucite sul paziente.
“Perchè bisogna cercare così a fondo la presenza di una cellula malata? Ciò dipende dal fatto – spiega il professore Sergio Siragusa – che le cellule tumorali del sangue hanno una grande capacità di sopravvivere e replicarsi. Anche piccole quantità possono infatti, nel tempo, crescere sostituendosi alla popolazione cellulare normale del sangue dando quindi segni di malattia. Diventa pertanto fondamentale poter identificare tali cellule quanto prima, per decidere se, a prescindere dalla sintomatologia, proseguire o riprendere una terapia anti-mieloma”. In questo momento il Policlinico di Palermo è l’unico centro in Sicilia ad offrire questo tipo di esame nei pazienti colpiti da mieloma; l’indagine diagnostica viene effettuata durante i controlli o prima del trapianto di midollo osseo.
“Ad oggi, i tumori del sangue ed il mieloma non sono ancora guaribili – prosegue Siragusa – l’obiettivo è quindi quello di curarli, tenendo la malattia sotto controllo per il maggior tempo possibile. Tutto ciò non può prescindere dalla conoscenza della biologia della malattia; infatti, la nuova sfida è individuare fin dall’inizio la migliore sequenza terapeutica o combinazione di farmaci per ottenere una terapia personalizzata per il paziente. Ciò significa identificare biomarcatori di risposta, ma anche identificare precocemente quando una terapia smette di funzionare e/o quando sospenderla, se si è raggiunta cioè una risposta clinica che permette la sospensione più o meno lunga del trattamento”. “Il raggiungimento di questi importanti risultati dimostra la centralità del ruolo sanitario, oltre a quello strategico ed istituzionale del nostro Policlinico – commenta il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, professor Massimo Midiri – La vocazione assistenziale e di ricerca clinica, unita a quella dell’alta formazione, sono gli elementi portanti di un percorso di crescita che intendiamo portare avanti nei prossimi anni con interventi decisivi, che rafforzeranno ancora di più l’eccellenza del Policlinico anche a livello nazionale”.
“L’obiettivo principale che ci poniamo come Azienda Ospedaliera Universitaria – sottolinea il Commissario Straordinario dell’AOU Alessandro Caltagirone – è quello di essere nelle condizioni di offrire ai pazienti più fragili qualità di cura e di assistenza di alto livello. Ciò è ancor più vero nei casi in cui si convive con una patologia complessa come il mieloma. La sfida di un policlinico non può, dunque, che essere quella di proseguire lungo un percorso volto ad assicurare ai cittadini trattamenti all’avanguardia affinchè la ricerca del luogo di cura sia sempre più vicino casa e non fuori regione”.
In Sicilia si diagnosticano circa 400 nuovi casi ogni anno di mieloma multiplo e si stima che oltre 4.000 persone (numero destinato ad aumentare) convivano tutti i giorni con questa malattia. Tipicamente si presenta dopo i 60 anni ed è più frequente nel sesso maschile. Considerata fino a pochi anni fa una malattia grave e dalla prognosi infausta a breve termine, la ricerca ematologica (tra cui quella italiana ai primi posti internazionali) ha favorito la produzione di farmaci cosiddetti “intelligenti” in grado di selezionare e distruggere le cellule malate.
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Sla, accumuli proteici nel sistema nervoso periferico dei pazienti

MILANO (ITALPRESS) – Un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ha rilevato per la prima volta la presenza di specifici accumuli proteici nel sistema nervoso periferico dei pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Grazie a una tecnica diagnostica avanzata – la biopsia del nervo motorio – è stato riscontrato che la proteina pTDP-43 si accumula all’interno dei nervi motori dei pazienti con SLA prima che avvenga la degenerazione assonale tipica della patologia, suggerendo che questo evento precoce potrebbe contribuire alla patogenesi della SLA e costituire, in futuro, un possibile biomarcatore diagnostico.
La ricerca – pubblicata sulla rivista Brain e coordinata da Nilo Riva, neurologo ricercatore dell’Unità Operativa di Neurologia San Raffaele, diretta da Massimo Filippi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, e da Angelo Quattrini, responsabile dell’Unità di ricerca di Neuropatologia Sperimentale – è frutto della collaborazione con altri istituti e ospedali italiani ed è stata possibile grazie al sostegno di Fondazione AriSLA, del ministero della Salute e della Fondazione Giovanni Marazzina.
La SLA è la forma più conosciuta e aggressiva delle malattie del motoneurone, patologie caratterizzate da una degenerazione precoce dei neuroni responsabili del movimento, localizzati a livello della corteccia cerebrale, del tronco encefalico e nel midollo spinale. Più del 95% del volume totale di queste cellule, altamente specializzate, è costituito dal prolungamento assonale, parte strutturale essenziale dei nervi periferici. I ricercatori del San Raffaele hanno deciso pertanto di concentrarsi sul ruolo del sistema nervoso periferico nello sviluppo della malattia, e in particolare sulla presenza di aggregati proteici all’interno dei nervi motori.
“Siamo già a conoscenza, grazie ad analisi post mortem, della presenza di depositi della proteina pTDP-43 nel cervello dei pazienti con SLA. Ma mai questa indagine era stata condotta nei nervi periferici. Sfruttando una particolare tecnica precedentemente sviluppata sempre al San Raffaele – la biopsia del nervo motorio – è stato possibile analizzare gli accumuli di questa proteina in vivo, in pazienti valutati nella fase di inquadramento diagnostico” afferma Nilo Riva, primo autore dello studio.
I ricercatori hanno raccolto retrospettivamente i campioni di nervo motorio prelevati da 102 pazienti affetti da SLA nella fase iniziale della malattia. L’accumulo della proteina è stato riscontrato sia negli assoni (oltre il 98% dei casi) sia nelle cellule di Schwann (oltre il 70%), le cellule che contribuiscono a formare la guaina mielinica intorno agli assoni stessi.
“Gli accumuli di pTDP-43 sono stati trovati anche precedentemente al danno morfologico, ossia prima che avvenisse la degenerazione assonale. Questo significa che, in linea teorica, la presenza di pTDP-43 nel nervo potrebbe essere sfruttata come biomarcatore diagnostico specifico”, spiega Riva. Data l’eterogeneità fenotipica della SLA, la sua diagnosi non è infatti sempre facile e immediata e normalmente avviene solo attraverso l’analisi dei sintomi. “La biopsia del nervo motorio rimane tuttavia una tecnica invasiva, seppur minimamente, e per questo sarebbe da considerarsi un esame di secondo livello, da eseguire in caso di diagnosi dubbie in centri specializzati come il nostro,” conclude Riva.
Lo studio del San Raffaele getta anche nuova luce sui meccanismi biologici alla base della malattia e sulla rilevanza del sistema nervoso periferico per lo sviluppo di future terapie.
“Il prossimo passo consiste nel cercare di comprendere sempre più nel dettaglio – attraverso modelli sperimentali della malattia – il processo di accumulo proteico che avviene negli assoni e nelle cellule di Schwann” spiega Angelo Quattrini, coordinatore e ultimo nome dello studio. “Se questi accumuli hanno un ruolo patogenetico, si potrebbe pensare in futuro di bloccare ed eliminare gli accumuli proteici per prevenire così la degenerazione: ricordiamo infatti che ad oggi non esistono cure risolutive per i pazienti affetti da SLA e che le terapie si limitano ad alleviare alcuni sintomi”.
In una prospettiva più ampia: “La nostra ricerca apre nuovi scenari anche per altre malattie neurodegenerative associate all’accumulo di pTDP-43, come la demenza frontotemporale. La presenza di depositi proteici nel sistema nervoso periferico potrebbe costituire, anche in quel caso, un marcatore diagnostico e prognostico innovativo,” conclude Massimo Filippi.
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Covid, Ricciardi “Siamo in una fase di arresto ma niente illusioni”

ROMA (ITALPRESS) – “La campagna vaccinale italiana è un successo straordinario, senza obbligo abbiamo raggiunto il 90% della popolazione, siamo stati apprezzati da tutti. Mi stupisce la resistenza degli ultra cinquantenni, sembra abbiano perso l’istinto di sopravvivenza”. Così Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, ospite a “The Breakfast Club” su Radio Capital. “Oggi un over 50 che prende il covid ha una una probabilità di morire del 50% più alta del suo coetaneo vaccinato. Questo mi fa pensare che queste persone non abbiano capito il rischio che corrono. Mentre i ragazzi sono straordinari, non hanno alcun dubbio nella stragrande maggioranza dei casi. Questo mi colpisce molto, non me l’aspettavo. Mi immaginavo i giovani su questo più zuzzerelloni”.
Ricciardi ha anche denunciato una continua mancanza di personale negli ospedali italiani: “Curiamo i pazienti di covid, ma non riusciamo ancora ad occuparci pienamente di chi non ha il covid. Persone anche con problemi molto importanti che non possono essere curate. I nostri anziani, sono quelli che muoiono ed è difficile curarli, non solo per le loro condizioni ma perchè il personale è stanco e sottodimensionato. Oggi il personale è ridotto mediamente del 30% su organici già troppo ridotti in partenza. Per arrivare ai livelli della Germania dovremmo assumere 53mila infermieri. L’Oms parla di Omicron come fase finale della pandemia? Di fatto siamo in una fase di arresto e di diminuzione, una fase migliorativa della pandemia, però per dire che la pandemia è risolta ce ne vuole ancora. Il Covid è la prima causa di morte nella regione europea, la terza in Italia. Purtroppo tutti vorremmo aggrapparci a parole di speranza. Ma alla normalità bisogna tornarci con prudenza e non illudendoci. Noi possiamo sperare che a febbraio ci sarà una discesa dei casi e a marzo saremo più tranquilli. Ma dobbiamo attrezzarci per riuscire a gestire anche i periodi più tranquilli in modo che non si ritorni di nuovo in situazioni simili”.
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Figliuolo “L’87% con 2 dosi di vaccino in Italia”

GALLARATE (VARESE) (ITALPRESS) – “Oggi come cicli primari siamo all’87,3 per cento circa. La Lombardia si è avvicinata quasi al 90 per cento di persone totalmente vaccinate. A livello nazionale siamo a oltre 47 milioni e 800mila persone”. Lo ha detto questa mattina il commissario straordinario per l’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, intervenendo all’inaugurazione dell’ ‘Hub regionale delle emergenze sanitariè nell’area dell’ex Caserma dell’Aeronautica Militare di Gallarate (Varese).
“Abbiamo fatto una decina di giorni con punte da 700-720mila vaccinazioni giornaliere, e ovviamente la Lombardia ha fatto la sua parte assicurando mediamente 105-110mila vaccinazioni”, ha continuato Figliuolo, affiancato dal consulente per la campagna vaccinale di Regione Lombardia, Guido Bertolaso e il Direttore generale al Welfare della Lombardia, Giovanni Pavesi.
Fornendo altri dati a livello nazionale, Figliuolo ha precisato che “se consideriamo anche prime dosi e guariti, siamo da almeno sei mesi a 49 milioni e mezzo su una platea di 54. Poi abbiamo i 3 milioni e 600 mila bambini, di cui siamo a 1 milione e 30 mila circa, che hanno avuto una dose”. Il generale ha sottolineato che “il ritmo è buono, ieri abbiamo fatto poco meno di 25mila. Stiamo andando tra i 25mila e i 30mila al giorno in questa categoria a livello nazionale, in cui la Lombardia si pone ai primissimi posti. E’ chiaro che la Lombardia è un bel motore”.
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Covid, 77.696 nuovi casi e 352 decessi nelle ultime 24 ore

ROMA (ITALPRESS) -Secondo il bollettino del ministero della Salute, i nuovi positivi sono 77.696 (rispetto ai 138.860 di ieri). I tamponi processati sono 519.293 che portano il tasso di positività al 14,96%. Oggi si registrano 352 decessi (ieri erano 227). I guariti sono 102.363 mentre per gli attualmente positivi si registra un decremento di 25.049 unità per un totale di 2.709.857.
Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari, sono 19.862 i degenti mentre in terapia intensiva i pazienti sono 1.685 con 101 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 2.688.310 persone. L’Emilia Romagna è la prima regione per numero di contagi (14.719), seguita da Lombardia (8.844) e dal Lazio (7.622). La Regione Abruzzo comunica 3 dei decessi comunicati in data odierna sono avvenuti nei giorni scorsi. E’ stato eliminato 1 caso positivo dei giorni passati in quanto non paziente Covid.
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Disturbi alimentari, prima mappa dei centri del Ssn realizzata dall’Iss

ROMA (ITALPRESS) – Una piattaforma online, interattiva e aggiornabile in tempo reale, dove sono censiti tutti i centri dedicati alla cura dei DCA, disturbi del comportamento alimentare. E’ questo il risultato raggiunto attraverso il progetto MA.NU.AL che il ministero della Salute, nell’ambito delle Azioni Centrali del CCM, ha affidato al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta del primo censimento in Italia dei servizi ambulatoriali, residenziali e semi-residenziali appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale e dal 2022 coinvolgerà anche le strutture del privato accreditato. I dati saranno presentati domani 25 gennaio in occasione del webinar “La Mappatura territoriale dei centri dedicati alla cura dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione”.
Al 31 dicembre 2021 la mappatura conta 91 strutture su tutto il territorio nazionale: 48 centri al Nord (di cui 16 in Emilia Romagna), 14 al Centro Italia e 29 tra Sud e Isole.
Sono 963 i professionisti che lavorano nei centri, tutti formati e aggiornati: soprattutto psicologi (24%), psichiatri o neuropsichiatri infantili (17%), infermieri (14%) e dietisti (11%). Sono inoltre presenti gli educatori professionali (8%), i medici di area internistica e pediatri (5%), i medici specialisti in nutrizione clinica e scienza dell’alimentazione (5%), i tecnici della riabilitazione psichiatrica (3%), gli assistenti sociali (2%) ed infine i fisioterapisti (1%) e gli operatori della riabilitazione motoria (1%).
Il censimento in continua evoluzione consente anche di conoscere informazioni relative all’utenza assistita. Risultano in carico al 65% dei Centri censiti oltre 8000 utenti. Poco meno di tremila sono in carico da più di 5 anni e soltanto nell’ultimo anno di riferimento (2020) hanno effettuato una prima visita circa 4700 pazienti.
L’utenza in carico è prevalentemente di genere femminile 90% rispetto al 10% di maschi. Il 59% degli utenti hanno tra i 13 e 25 anni di età, il 6% hanno meno di 12 anni. Rispetto alle più frequenti diagnosi l’anoressia nervosa è rappresentata nel 42,3% dei casi, la bulimia nervosa nel 18,2% e il disturbo di binge eating nel 14,6%.
Lo strumento diagnostico più utilizzato è il DSM5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali): 87%.
I percorsi offerti all’utenza vedono l’integrazione di diverse tipologie di intervento: psicoterapeutico (100%), psicoeducativo (99%), nutrizionale (99%), farmacoterapico (99%), di monitoraggio della condizione psichico-fisico-nutrizionale (99%) e di abilitazione o riabilitazione fisica e sociale (62%). Gli interventi psicoterapeutici comprendono approcci individuali (98%), familiari (78%) e di gruppo (66%), spesso co-presenti.
L’accesso presso i servizi avviene solitamente in modalità diretta, su richiesta del paziente (83%). Le prestazioni vengono generalmente erogate dietro pagamento del ticket sanitario (78%) ma possono essere fornite anche gratuitamente (29%) o essere erogate in regime di intramoenia (9%). Quasi tutti i Servizi censiti rilevano l’esordio della patologia (98%), il tempo trascorso tra l’esordio e la presa in carico del paziente (97%) ed eventuali trattamenti pregressi (98%).
I Centri censiti propongono percorsi terapeutici multimodali, i livelli di assistenza sono a carattere prevalentemente ambulatoriale di tipo specialistico (92%) ma anche intensivi ambulatoriali o semiresidenziali (62%), mentre la riabilitazione intensiva residenziale è offerta nel 17% delle strutture.
“Il progetto – dice Roberta Pacifici responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e doping dell’ISS – nasce con lo scopo di offrire ai cittadini affetti da tali patologie, alle loro famiglie e agli operatori sanitari che se ne occupano una mappa delle risorse presenti sul territorio e della loro offerta assistenziale, per facilitarne conoscenza ed accesso”
L’emergenza pandemica, inoltre, ha avuto effetti pesanti sulle persone che soffrono di tali disturbi amplificando la problematica nel suo insieme per una serie di concause.
“Il contesto emergenziale COVID-19 non ha, però, fermato la lotta ai DCA – continua Pacifici -. Un simile scenario ha sollecitato un forte ed efficace impegno comune per indirizzare le strategie politiche e di intervento pubblico verso nuove forme di governance. Per questo motivo, consapevoli degli ulteriori disagi che tale emergenza sanitaria ha causato ai pazienti e ai loro familiari, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno ritenuto più che mai di fondamentale importanza la disponibilità di un “primo riferimento” e, a tal fine, hanno fortemente sostenuto la mappatura territoriale dei Centri dedicati alla cura dei DNA al fine di garantire ai cittadini affetti da tali patologie e alle loro famiglie i migliori livelli di accesso e appropriatezza dell’intervento”.
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Da Milano-Bicocca un progetto per studiare le malattie croniche

MILANO (ITALPRESS) – Studiare i meccanismi alla base di malattie croniche multifattoriali, come tumori e malattie neurodegenerative, e del processo di invecchiamento che con queste condivide molti fattori, a partire dalla genetica alla fisiologia, lo stile di vita e l’ambiente. E’ quanto si propone di fare il progetto CHRONOS, ‘CHROnical multifactorial disorders explored by NOvel integrated Strategies’, progetto di eccellenza del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca. La proposta è stata selezionata e finanziata dal ‘Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenzà: si tratta di un finanziamento competitivo che ha premiato i migliori dipartimenti con l’obiettivo di supportare ricerche innovative, formazione anche attraverso la realizzazione di infrastrutture ed il reclutamento di personale qualificato.
“Un progetto che il Miur ha sostenuto con forza – ha sottolineato, in un messaggio all’ateneo, il ministro dell’Università e della Ricerca, Cristina Messa – al fine di accrescere le competenze tecnico-scientifiche, implementare le infrastrutture di ricerca, e promuovere una collaborazione fra discipline differenti. La complessità biologica è un tema senz’altro molto attuale. Al fianco della tecnologia è necessario investire in formazione a diversi livelli, dai dottorandi ai ricercatori, perchè solo attraverso la valorizzazione del personale di scienza e delle loro competenze, centro del lavoro e delle riforme messe in campo dal ministero quest’anno, si potrà invertire la rotta e far avanzare innovazione e ricerca”.
Per il ministro, “è importante partecipare all’opportunità straordinaria del Pnrr che permetterà al sistema paese, se ognuno farà la sua parte, di guardare al futuro con più consapevolezza e alla ricerca scientifica di svolgere un chiaro ruolo nello sviluppo della società”.
L’obiettivo di CHRONOS è quello di affrontare sotto il profilo della ricerca pre-clinica, didattica e terza missione, lo studio dei meccanismi alla base di malattie croniche multifattoriali (tumori e malattie neurodegenerative) e del processo di invecchiamento che con queste condivide molti dei fattori intrinseci, legati alla genetica ed alla fisiologia degli individui, ed estrinseci, come la nutrizione, lo stile di vita e l’ambiente.
Un progetto, ha sottolineato la Rettrice dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, che “unisce la ricerca di base, con la costruzione di quattro grandi piattaforme sperimentali laboratoriali di livello internazionale, ai suoi effetti invece di cura: abbiamo quello che è il senso dei dipartimenti di eccellenza ricerca di base, investimento sui giovani ma anche trasferimento, in questo caso, alla cura clinica”.
“Voglio anche sottolineare – ha aggiunto la rettrice – che i giovani sono stati assunti grazie alle risorse del progetto di eccellenza, perchè questo era l’altro pilastro: dare la possibilità a giovani ricercatori brillanti e di alto livello di rientrare in Italia e di lavorare nei nostri dipartimenti. Come rettrice sono felicissima”.
Il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze intende proporsi come centro di riferimento per lo sviluppo di una nuova visione sistemica dei meccanismi di innesco e cronicizzazione di malattie e di senescenza allo scopo di progettare nuove strategie di Prevenzione e diagnosi più efficaci. Per questa ragione il progetto prevede la realizzazione di quattro nuove piattaforme, il reclutamento di ricercatori e docenti, numerosi scambi e attività di formazione con altri istituti italiani e stranieri e la riqualificazione del personale del dipartimento attraverso percorsi dedicati.
Il valore complessivo del progetto è di 7.350.000 euro di cui 6.075.00 saranno finanziati dal Ministero. L’obiettivo ultimo è di diventare un centro di riferimento per il territorio e attrarre oltre a ricercatori e scienziati anche aziende private interessate ad investire nelle tematiche del progetto.
“Abbiamo proposto un progetto per lo studio della complessità in biologia per rispondere ad alcuni ‘Medical Needs’ in malattie come la neurodegenerazione oppure problemi connessi con l’invecchiamento – ha spiegato la direttrice del Dipartimento BtBs, Francesca Granucci -. Abbiamo messo a punto diverse piattaforme tecnologiche e abbiamo acquisito diverse unità di personale: è stato un grosso trampolino di lancio”.
Si dice “molto soddisfatta” la professoressa: “Siamo riusciti a portare a termine praticamente tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati”.
Questa sarà, secondo Granucci, proprio “la base di partenza per una serie di attività scientifiche che potranno essere sviluppate proprio grazie a queste piattaforme tecnologiche che abbiamo messo appunto su colture cellulari avanzate, sia 2D che 3D, su sistemi di analisi di composti e materiali complessi”. In definitiva, ha ribadito, sarà “la base di partenza per tutta la nostra ricerca futura”.
La ricerca del Dipartimento è spiccatamente interdisciplinare e intersettoriale e copre svariati aspetti di ricerca di base e applicata nel campo delle Scienze della Vita e delle Biotecnologie. In particolare, interessa quattro principali linee di ricerca: Health, Food, Industrial Biotechnology, Enviromental Biodiversity and Ecosystem.
“Le moderne tecnologie e le conoscenze biologiche permettono di indagare nel dettaglio sia le risposte di una cellula ai processi degenerativi e ai fenomeni infiammatori, sia i meccanismi di invecchiamento e di stress che sono alla base delle cosiddette Non Comunicable Disease (NCD) – ha spiegato il professor Marco Vanoni, responsabile scientifico del progetto CHRONOS -. Integrando le indagini sperimentali con analisi bioinformatiche è possibile capire come prevenire questi fenomeni, quali sono gli elementi utilizzabili per effettuare una diagnosi precoce e, di conseguenza, individuare la strada più appropriata per sviluppare terapie efficaci”.
Quattro sono i nuovi ‘LID’ (Laboratori InterDisciplinari) attrezzati con strumenti all’avanguardia. “Questa strategia – ha continuato il professore- permetterà di fare un salto concreto in quanto si passa dall’analisi di singole cellule o colture cellulari allo studio dei cosiddetti organoidi. Non viene studiata semplicemente una cellula tumorale ma l’intero microambiente tumorale; non viene analizzato il singolo fenomeno ma la complessità genetica e metabolica nel suo insieme. Inoltre, per confermare che realmente una molecola, una volta introdotta nel nostro corpo, sia utile a prevenire o a curare una malattia, è necessario indagare la biodisponibilità, l’attività metabolica, la risposta della cellula senza dimenticare l’eventuale tossicità. Con CHRONOS proveremo a capire tutto questo”, ha concluso.
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