MILANO (ITALPRESS) – EY, leader mondiale nei servizi professionali, e ManpowerGroup, multinazionale leader nelle innovative workforce solutions, presentano i risultati di un approfondimento sull’evoluzione delle professioni non mediche nella sanità italiana sia pubblica che privata nell’ambito della seconda edizione dello studio predittivo ‘Il futuro delle competenze in Italià.
Attraverso una metodologia innovativa, basata sull’utilizzo di un algoritmo di machine learning creato ad hoc, l’analisi EY-ManpowerGroup si è incentrata su tre punti chiave: l’esame dei driver di cambiamento (megatrend) che impatteranno sul mercato del lavoro nei prossimi anni; l’acquisizione strutturata di pareri di esperti mediante workshop; infine la ‘viralizzazionè di un game digitale (chatbot) rivolto ad una platea allargata di esperti del mercato del lavoro e operatori del settore, volto ad ampliare la base dati.
Lo studio permette di stimare l’andamento della domanda di lavoro per ciascuna professione fino al 2030, e determinare le competenze e abilità che ne definiscono lo sviluppo, generando previsioni riguardo la loro evoluzione. Inoltre, stabilisce l’obiettivo di offrire nuovi strumenti analitici a supporto di stakeholder pubblici e privati, per ripensare gli investimenti in istruzione e formazione, così come l’accesso a risorse di medio e lungo periodo per il recupero della capacità competitiva dei settori strategici.
Sulla base delle rilevazioni effettuate, lo studio EY-ManpowerGroup prevede, per il 2030, una crescita della domanda di lavoro per tutte le professioni oggetto di indagine. Tra esse, l’aumento della domanda è particolarmente significativo per Ingegneri biomedici e bioingegneri (+9,2%), Tecnici di apparati medicali e per la diagnostica medica (+7,5%) e Ingegneri in telecomunicazioni (+7%).
‘Dall’analisi condotta in questo specifico approfondimento si stima, per tutte le professioni oggetto di indagine, che la domanda di lavoro sarà in crescita in media del 4,4% – spiega Andrea D’Acunto, People Advisory Services Leader di EY in Italia -. In aggiunta, il nostro modello ha stimato un incremento significativo della complessità della articolazione e composizione dello skillset di queste professioni, pertanto ci sarà una maggiore difficoltà di reperimento delle risorse, con una media stimata al 2030 per le professioni oggetto di questo approfondimento del 51,2%, in crescita rispetto al 43,6% al 2021. Tale difficoltà sarà accompagnata da un significativo incremento del disallineamento (mismatch) fra le competenze possedute dagli occupati e quelle richieste per lo svolgimento delle professioni in esame, previsto in crescita dal 22,1% al 26,7%. In questo contesto, sarà dunque fondamentale aumentare gli investimenti in formazione, specialmente in quelle competenze definite come life long, per far fronte alle sfide del mondo del lavoro e coglierne opportunità di crescita e sviluppò.
‘Il settore sanitario in Italia, da tempo affetto da una carenza di personale strutturale, si sta digitalizzando sempre di più e per questo richiede nuove professionalità e competenze a supporto – sottolinea Stefano Scabbio, Southern Europe President, ManpowerGroup -. La crescita esponenziale prevista per le professioni digitali o comunque non strettamente sanitarie prese in considerazione dal nostro Studio con EY impone riflessioni sulla pianificazione di interventi formativi a breve e lungo termine. Nel breve periodo, è necessario colmare i gap con percorsi di upskilling rapidi e in linea con le esigenze del mercato, che portino le persone a ricoprire velocemente i ruoli mancanti; nel lungo periodo il nostro osservatorio illumina la strada per pianificare percorsi più articolati, che devono coinvolgere l’intero sistema educativo e specializzato, per non rischiare carenze ancora più accentuate in futurò.
Considerando congiuntamente alla domanda di lavoro anche la quantità attuale di forza lavoro occupata nelle singole professioni, EY e ManpowerGroup hanno costruito una mappa di rischio-opportunità, che permette di evidenziare graficamente le aree di rischio e opportunità occupazionale legate alla stima dell’evoluzione della domanda di lavoro e attuale forza lavoro occupata.
La mappa mostra come tutte le figure indagate presentino opportunità occupazionali, ed in particolare quelle professioni caratterizzata da una alta crescita della domanda di lavoro e bassa quota occupazione attuale, per le quali, al fine di cogliere tali opportunità occupazionali, sarà necessario creare percorsi di formazione specifici e finalizzati.
Un’analisi più approfondita è stata condotta sugli insiemi di competenze e interazioni fra esse (skillset) che definiscono ciascuna professione indagata. I dati raccolti hanno permesso di indagare l’evoluzione degli skillset da qui al 2030, in termini di cambiamento sia del numero di competenze che delle interazioni fra esse. Il modello ha stimato, per tutte le professioni meno che una (Installatori, manutentori e riparatori di apparecchiature informatiche), un incremento significativo della complessità degli skillset, data da una tendenza ad acquisire sempre maggiori competenze (aumento del numero) e relazionarle sempre di più (aumento delle interazioni) rispetto allo skillset inizialmente presente per quella professione.
Questa crescente complessità degli skillset delle professioni indagate comporta una serie di conseguenze sull’evoluzione delle professioni, presentati nelle tabelle seguenti.
La prima, è rappresentata da una crescente difficoltà di reperimento delle professioni. Tale tendenza riguarda quasi tutte le professioni, ma i risultati più interessanti riguardano gli ingegneri biomedici e bioingegneri, i tecnici per le telecomunicazioni. Per tali professioni, infatti, la stima della crescita della difficoltà di reperimento tra il 2021 e il 2030 è di oltre il 160% (passando dal 22,5% nel 2021 al 60% nel 2030 per gli ingegneri biomedici e bioingegneri). Elevata difficoltà di reperimento al 2030 – sebbene con una crescita minore rispetto al dato del 2021 – è stimata per analisti e progettisti di software, tecnici programmatori e tecnici di apparati medicali e per la diagnostica medica.
La seconda conseguenza dell’aumento della complessità degli skillset è legata all’effetto che l’ingresso di nuove competenze all’interno dello stesso comporta in termini di disallineamento (mismatch) fra le competenze possedute dal lavoratore e quelle richieste per lo svolgimento della professione.
Anche in questo caso, il modello prevede che da qui al 2030 i lavoratori, se non opportunamente formati, saranno soggetti a fenomeni più o meno intensi di mismatch per quasi la totalità delle professioni indagate. Ancora una volta, la crescita più significativa sarà quella degli ingegneri biomedici e bioingegneri, per cui il mismatch passerà dal 18% nel 2021 al 39% nel 2030 (con un aumento del 117%), seguiti dai tecnici di apparati medicali e per la diagnostica medica (passando dal 16% del 2021 al 31% nel 2030, con un aumento del 93,7% nel corso del decennio).
Infine, lo studio mostra come i fenomeni evolutivi posso intervenire non sul numero di competenze e le loro interazioni, ma anche sul loro contenuto. Tale fenomeno, se non opportunamente contrastato, potrà portare ad una accelerazione dei processi di obsolescenza delle competenze, tanto più rapido quanto più le competenze coinvolte sono fondamentali per lo svolgimento della professione. Il modello ha stimato un rischio di obsolescenza per le professioni indagate che varia dal 12% per la professione dei tecnici web al 32% per i tecnici di apparati medicali e per la diagnostica medica.
Per concludere, nello scenario delle professioni non sanitarie, i risultati dell’indagine rispetto le professionalità analizzate evidenziano come sarà fondamentale unire ad una pianificazione di lungo periodo delle attività di acquisizione di nuovi talenti una costante strategia di reskilling dei profili esistenti, al fine di ridurne i rischi di mismatch e obsolescenza. Inoltre, il modello prevede come tra le professioni con domanda in crescita non ci siano solo profili con competenze puramente tecniche e tecnologiche, ma anche profili con competenze in grado di capire e raccontare tale tecnologia e il suo utilizzo.
‘E’ indubbio che, già nell’immediato futuro – sottolineano EY e Manpower Group – i professionisti del comparto dovranno sviluppare quelle skills abilitanti al fine di poter usufruire in maniera fluida degli strumenti che la tecnologia metterà a disposizione delle strutture sanitarie. Competenze indispensabili per usare con la dovuta confidenza le nuove tecnologie di monitoraggio del paziente, del Fascicolo Sanitario Elettronico, delle tecniche di riabilitazione e della telemedicinà.
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Cresce la domanda di profili digitali per la sanità
Covid, 196.224 nuovi casi e 313 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – In discesa i casi Covid in Italia. Dai dati del bollettino del ministero della Salute si evince che il numero dei nuovi positivi è pari a 196.224 (nelle 24 ore precedenti erano stati 220.532), ma con un numero inferiore di tamponi processati, 1.190.567 e che determina un tasso di positività in leggera salita al 16,48%. In crescita i decessi, 313 (+19).
I guariti sono 108.198, gli attualmente positivi si incrementano di 87.921 toccando il numero complessivo di 2.222.060. Prosegue il trend in crescita dei ricoveri nei reparti ordinari, il 12 gennaio a 17.309 (+242), ma per la prima volta si registra una battuta d’arresto nelle terapie intensive, dove attualmente sono ricoverati 1.669 (-8) con 156 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 2.203.082 persone. La Lombardia è la prima regione per numero di contagi (41.050), seguita da Campania (27.034) e Veneto (19.811).
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Speranza “10% non vaccinati comporta 2/3 ingressi in terapie intensive”
ROMA (ITALPRESS) – “Rivendico la scelta di obbligo sopra i 50 anni per ridurre l’area dei non vaccinati, di poco superiore al 10%. Questo pezzetto di popolazione comporta due terzi degli ingressi in terapia intensiva e il 50% nelle aree mediche”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso del Question Time alla Camera, rispondendo a una interrogazione sulle modalità di accertamento delle violazioni dell’obbligo vaccinale recentemente introdotto per coloro che hanno compiuto i 50 anni.
“Siamo in una fase epidemica nuova e complessa, dovuta all’impatto della variante Omicron che ha provocato una crescita marcata dei casi anche a livello mondiale – ha detto Speranza -. Monitoriamo il dato delle ospedalizzazioni. C’è un dato che il rapporto casi/ospedalizzazioni è radicalmente cambiato grazie all’altissimo tasso di vaccinazione. Siamo arrivati all’89,58% di prime dosi. Secondo l’Iss i due terzi degli ingressi in terapia intensiva non è vaccinata; questo 10% ha un impatto significativo sulle nostre strutture ospedaliere. Bisogna correre sulla vaccinazione. Nella giornata di ieri in un solo giorno 700 mila dosi sono state somministrate, è il più alto numero di vaccinazioni in un giorno”.
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Record vaccini, sfiorata quota 700mila in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Continua il trend positivo di prime dosi e booster: l’11 gennaio oltre 686 mila somministrazioni, con circa 77.500 prime dosi – di cui 48 mila bambini – e 22.500 prime dosi per over 50. Quasi 550 mila le terze dosi.
Il Generale Francesco Paolo Figliuolo, nel ringraziare “tutto il personale sanitario per il costante sforzo profuso a favore della salute dei nostri concittadini ha evidenziato le capacità espresse dalla macchina organizzativa delle Regioni e delle P.A. coordinate dalla Struttura Commissariale”.
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Associazioni pazienti alle Istituzioni “Servono più infermieri”
ROMA (ITALPRESS) – Sono i rappresentanti di quasi 22 milioni di malati cronici, dalle associazioni dei malati oncologici a quelle dei portatori di stomie, da chi ha bisogno di nutrizione parenterale al coordinamento nazionale famiglie con disabilità e molte altre ancora. Chiedono al Governo in una petizione inviata all’esecutivo, al Parlamento e alle Regioni, di non essere lasciati soli sul territorio, nella loro vita di tutti i giorni e per questo hanno bisogno di più infermieri. E specializzati.
La ricetta che le sedici associazioni che hanno inviato il documento (le più numerose rispetto alle persone che rappresentano) propongono è quella di consolidare una logica normativa e attuativa di reale multi-professionalità e integrazione multidisciplinare oltre che una integrazione tra ospedale e territorio che favorisca davvero la continuità delle cure per sviluppare operativamente un nuovo modello di assistenza di prossimità e domiciliare. Prevedere quindi nelle linee di indirizzo non solo gli standard quantitativi, ma i modelli di relazione interprofessionale da attuare.
Per farlo, il modello che oltre venti milioni di italiani bisognosi di assistenza e le loro famiglie propongono è semplice:
dare compiutezza e sviluppo alla figura dell’infermiere di famiglia e comunità, figura che potrebbe essere soluzione di gran parte dei problemi, ma che oggi per ragioni di formazione e numerosità (carenza) del personale, è quasi del tutto assente nelle regioni o male impiegato dove presente; ricomporre la frattura dei servizi e la mancanza di integrazione tra ospedale e territorio, compito questo che può svolgere lo stesso infermiere, coordinando gli interventi dei vari professionisti, così come il PNRR descrive per le case di comunità, gli ospedali di comunità e le centrali operative, che senza il necessario personale rischiano rimanere caselle vuote: innovare realmente le strutture dando il giusto peso ai loro contenuti; garantire alle famiglie e ai pazienti la presenza di una figura di riferimento a livello domiciliare e in questo senso Governo al Parlamento devono mettere mano alla reale programmazione non solo sulla carta di interventi e di presenza dei professionisti sul territorio;
far riconoscere e certificare le specializzazioni infermieristiche affinchè il cittadino possa usufruire e richiedere il professionista più competente per i propri bisogni anche in relazione alla complessità delle persone con bisogni assistenziali specifici.
E ancora, definire sempre più specificamente le attività dell’infermiere di famiglia/comunità in relazione ai servizi domiciliari attivati per evitare sovrapposizioni o conflitti possibili e inefficienze nella gestione del paziente.
“Ringraziamo per il chiarissimo appello le associazioni dei cittadini-pazienti che sanno di poter trovare nella nostra Federazione tutto l’appoggio necessario non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche clinico, sociale e umano – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – ci auguriamo che il Governo ascolti le richieste dei pazienti e dei cittadini. Che chiedono non solo con soluzioni nell’acuzie, ma per la vita di tutti i giorni, quella che ogni persona ha diritto a vivere”.
“Le carte in tavola la FNOPI le ha messe – aggiunge Mangiacavalli – e sono quelle di un gesto di riconoscimento verso gli infermieri con l’anticipazione rispetto ai contratti dell’indennità di specificità infermieristica e la possibilità di avere un numero di docenti-infermieri in grado di poter formare con qualità e professionalità gli infermieri di domani per far fronte all’allarmante carenza che anche le associazioni denunciamo. E nel breve periodo meno burocrazia con l’allentamento del vincolo di esclusività, che consenta da subito a chi è già in servizio di andare in aiuto ai bisogni chiarissimi di questi cittadini”.
Tutto questo naturalmente ha come presupposto la partecipazione collettiva delle associazioni che rappresentano queste categorie di cittadini-pazienti alla predisposizione dei nuovi modelli di assistenza di tutte le parti interessate, cittadini, pazienti, tutte le professionalità del sociale e del sanitario, programmatori ecc.
Tutto questo “per dare vita alla vita e non sopravvivenza alla vita”, scrivono a chiare lettere le Associazioni.
“La nostra Federazione – conclude la presidente FNOPI – è pronta e disponibile ad accogliere la richiesta delle associazioni che da sempre ascoltiamo e supportiamo perchè i loro reali bisogni sono il nostro primo obiettivo. Ci auguriamo ora che anche le altre istituzioni e le altre componenti professionali facciano altrettanto, in un disegno costruttivo per un nuovo modello che assicuri salute e non sia il modo di primeggiare gli uni sugli altri: i cittadini prima di tutto e al centro del sistema. E’ questa la parola d’ordine della nuova sanità”.
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Covid, 220.532 nuovi casi e 294 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Raddoppiano, rispetto alle 24 ore precedenti, i casi Covid in Italia. Dalla lettura del bollettino del ministero della Salute, i nuovi positivi sono 220.532 (in crescita rispetto ai 101.762 del 10 gennaio), ma con un numero di tamponi superiore: 1.375.514 e che determina un tasso di positività al 16%. In crescita i decessi, 294 (+67).
Anche oggi nuovo significativo aumento degli attualmente positivi, 129.542 unità per un numero complessivo di 2.134.139. Nei reparti ordinari si evidenzia una nuova crescita, con il numero dei pazienti pari a 17.067 (+727), mentre in terapia intensiva i pazienti sono 1.677 (+71) con 185 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 2.115.395 persone. La Lombardia è la prima regione per numero di contagi (45.555), seguita da Campania (30.042) e Veneto (21.504).
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L’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di infezione da Covid
MILANO (ITALPRESS) – L’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico può aumentare il rischio di infezione da SARS-CoV-2: lo suggerisce una ricerca condotta da Epimed, il Centro di Epidemiologia e medicina preventiva dell’Università dell’Insubria i cui risultati sono pubblicati oggi online sulla rivista Occupational & Environmental Medicine, del gruppo editoriale Bmj. Lo studio, relativo alla popolazione adulta della città di Varese (62.848 persone), seguita nel tempo da inizio pandemia a marzo 2021, segnala un aumento del 5 per cento nel tasso di infezione per incremento di 1 microgrammo/metrocubo di PM2.5, 294 casi in più ogni centomila persone/anno.
Fin dall’inizio del periodo di pandemia è stato osservato – anche in Italia – che le aree più esposte all’inquinamento atmosferico erano anche quelle con tassi di infettività da SARS-CoV-2 più elevati. Queste osservazioni erano basate principalmente su dati aggregati, come livelli medi di inquinanti atmosferici e numero di casi di Covid-19 per provincia, ed erano limitate alle primissime fasi della pandemia. Sebbene importanti per identificare primi segnali di associazione, avevano bisogno di conferma da studi più robusti, con dati su singoli individui e su orizzonti temporali più lunghi.
Spiega Giovanni Veronesi, professore di statistica medica e primo autore del lavoro: “Nel nostro studio abbiamo seguito prospetticamente nel tempo ogni adulto residente nella città di Varese, l’ottava città più grande della Lombardia, vicino al confine con la Svizzera, dall’inizio del periodo di pandemia (febbraio 2020) fino a marzo 2021. Per poter realizzare questo, è stato necessario uno sforzo collettivo che ha coinvolto non solo l’Università di Varese e Como e quella di Cagliari; ma anche l’Osservatorio Epidemiologico di Regione Lombardia e l’Agenzia regionale Aria, che hanno fornito i dati sanitari; e Arianet, una società privata leader nel campo delle modellizzazioni degli inquinanti ambientali, che ha messo a disposizione i dati sull’esposizione ambientale di lungo periodo”.
Dopo aver preso in considerazione molte delle caratteristiche cliniche e demografiche che possono aumentare la suscettibilità a SARS-CoV-2 oltre all’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, i risultati indicano che l’aumento di 1 microgrammo/metro cubo nel livello medio annuo di PM2.5 era associato ad un aumento del 5% dei tassi di infezione, corrispondente a 294 ulteriori casi di positività da Covid-19 per 100mila abitanti/anno. Relazioni simili valgono per altri inquinanti, come PM10, NO e NO2. Questi valori sono ancora più sorprendenti se si considera che l’esposizione media annua a PM2.5, PM10, e NO2 a Varese per l’anno 2018 (usato per le analisi) era sostanzialmente inferiore ai limiti di legge per la media annua di tali inquinanti.
I risultati si sono mantenuti consistenti in una serie di analisi di sensibilità, come l’utilizzo delle medie stagionali di inquinanti in luogo di quella annuale; l’esclusione di individui che vivono in una casa di cura residenziale; e l’ulteriore aggiustamento per l’indice di deprivazione e propensione alla mobilità pubblica. Permangono alcune limitazioni dello studio, dal momento che i ricercatori non sono stati in grado di tenere conto della mobilità, dell’interazione sociale, dell’umidità, della temperatura e di alcune condizioni cliniche, come la malattia mentale e le malattie renali.
Sottolinea il professor Marco Ferrario, autore senjor del lavoro: “E’ noto che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari, attraverso l’infiammazione persistente e compromissione dell’immunità. Presumibilmente, gli stessi percorsi sono coinvolti nel legame tra inquinamento atmosferico ed incremento nei tassi di infezione da Covid-19”. E aggiunge: “I nostri risultati da soli non sono in grado di stabilire il nesso di causa-effetto, ma forniscono la prima solida prova empirica in merito al legame finora solo ipotizzato che collega l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico con l’incidenza di Covid-19. Per questo meritano una futura generalizzazione in diversi contesti”.
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Vaccino, in arrivo 4 milioni di dosi
ROMA (ITALPRESS) – Sono circa 4 milioni le dosi di vaccino che verranno distribuite alle Regioni/Province autonome nel periodo compreso tra il 12 e il 14 gennaio. Lo rende noto la Struttura Commissariale per l’emergenza Covid-19.
In particolare saranno consegnati circa un milione di dosi di Moderna, 2,1 milioni di Pfizer per adulti e oltre 800 mila di preparato pediatrico Pfizer.
Nella giornata del 10 gennaio è stata oltrepassata la soglia delle 610 mila somministrazioni, con circa 64 mila prime dosi, di cui oltre 19 mila a favore degli over 50; le seconde dosi sono state 56 mila mentre le dosi booster hanno superato quota 490 mila.
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