ROMA (ITALPRESS) – Secondo i dati del bollettino del ministero della Salute, i nuovi positivi nelle ultime 24 ore sono 6.404, rispetto ai 9.709 di ieri. I tamponi processati sono 267.570 che portano il tasso di positività al 2,4%. Oggi si registrano 70 decessi (ieri erano 46). I guariti sono 3.579 mentre per gli attualmente positivi si registra un incremento di 2.754 unità per un totale di 151.514. Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari, sono 4.507 i degenti mentre in terapia intensiva i pazienti sono 549 con 54 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 146.458 persone. L’Emilia Romagna è la prima regione per numero di contagi (991), seguita da Lazio (940) e Veneto (870).
La regione Campania comunica che dalla rilevazione giornaliera si evince che tre dei deceduti giornalieri risalgono al periodo compreso tra il 24 ottobre e il 19 novembre.
La regione Emilia Romagna comunica che dal totale dei positivi, dichiarato nei giorni precedenti, è stato eliminato 1 caso, positivo a test antigenico ma non confermato da test molecolare. La P.A. di Bolzano comunica che dei 244 nuovi positivi, 108 derivano da test antigenici confermati da test molecolare.
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Covid, 6.404 nuovi casi e 70 decessi
Salutequità “Finanziare il Piano nazionale della Cronicità in manovra”
ROMA (ITALPRESS) – Sono quasi 22 milioni le persone con cronicità in Italia: 8,8 milioni circa con almeno una patologia cronica grave e 12,7 con due o più malattie croniche in tutte le fasi della vita. Gli ultimi dati Istat indicano nel nostro Paese un tasso medio di cronicità di 147,22 persone per mille abitanti con almeno una malattia cronica grave, passando da 108,44 del Trentino Alto Adige a 182,55 della Calabria) e di 211,06 persone ogni mille abitanti con due o più malattie croniche. Il tasso medio di cronicità è più elevato al Sud e nelle Isole. Nei Comuni sotto i 2.000 abitanti c’è la quota più elevata di cronicità, quasi il 45%. Le categorie maggiormente colpite da almeno una patologia cronica sono i disoccupati (quelli alla ricerca di nuova occupazione) 36,3% e gli autonomi 34,6%. Differenze anche nella diffusione della fragilità Nord-Sud a sfavore delle Regioni del Sud (25% vs 16% nel Centro e 13% nel Nord). Quasi tutti gli ultrasessantacinquenni con fragilità (98%) ricevono aiuto dai familiari (94%), dalle badanti (20,6%) o da conoscenti (13,6%).
Meno del 3% riceve aiuto a domicilio da personale di ASL o Comuni, meno dell’1% riceve assistenza da un centro diurno.
A causa della pandemia si sono ridotte di un terzo le visite di controllo e le prime visite per impostare un piano terapeutico. Tra gli over 65, i giovani anziani (65-69 anni) sono stati più penalizzati: a questa età ci sono più nuove diagnosi di malattie croniche e l’avvio di nuovi trattamenti farmacologici. E infatti si sono riscontrate riduzioni di prescrizioni per i farmaci per l’osteoporosi (-8,8 punti percentuali), per il diabete (-2,6 punti percentuali) e per gli antipertensivi (- 22,3 punti percentuali). Più in generale nel periodo gennaio-giugno 2020-2021 si sono ridotte le ricette di 3,9 milioni e di circa 89 milioni di Euro la spesa farmaceutica convenzionata.
‘Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza è una grande opportunità, anche per i malati cronici, ma ci sono risposte urgenti e che devono arrivare ora, non possono attendere il 2026. – afferma Tonino Aceti, presidente Salutequità -. La strada tracciata dalla Legge di Bilancio 2022, che prevede investimenti per la salute; la definizione di Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali e risorse per gli standard dell’assistenza territoriale, va nella giusta direzione. Serve però un ulteriore sforzo: finanziare anche l’attuazione e l’aggiornamento del Piano Nazionale della Cronicità integrando le patologie ricomprese (esempio Sclerosi multipla, psoriasi) e adeguandolo alle novità intercorse in termini di politiche del personale e modelli organizzativi. Le difficoltà di implementazione del PNC nelle Regioni a distanza di 5 anni dipendono anche dalla mancanza di risorse specifichè.
Il Piano Nazionale della Cronicità (PNC), approvato nel 2016, è la strategia di riferimento del SSN per affrontare le cronicità. Sono 5 le fasi descritte per la presa in carico e la prima è conoscere i bisogni delle comunità, attraverso la stratificazione della popolazione. Stando ai dati della ricognizione della Cabina di Regia PNC del 2018, i programmi di stratificazione hanno visto coinvolte la maggior parte delle Regioni: quasi tutte hanno dichiarato di aver messo in moto azioni più o meno consolidate, eccetto la Calabria.
Il sistema di stratificazione consolidato (la divisione cioè per classi e tipologie di assistenza omogenee con caratteristiche comuni, necessaria all’organizzazione), stando agli ultimi dati disponibili del Ministero della Salute è presente nelle Regioni Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, PA Bolzano. La ricognizione di Salutequità ne mappa 8 (consolidate o avviate). Tutte analizzano i bisogni strettamente sanitari; la componente sociale viene considerata in Lombardia; l’Emilia-Romagna considera anche l’ambiente geografico per calcolare il rischio. E ancora la stratificazione ha esiti diversi: si va dai 4 livelli di rischio di ricovero o decesso entro l’anno dell’Emilia-Romagna, ai 6 livelli di severità e 9 stati di salute dell’Umbria.
Un altro pilastro del PNC sono i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), ma vengono applicati a macchia di leopardo tra le Regioni.
Nel PDTA del Diabete i pazienti che svolgono il controllo dell’emoglobina glicata almeno due volte l’anno dopo la diagnosi sono il 59,7% in Valle D’Aosta, il 26,3% in Basilicata e il 7,5% in Abruzzo. Invece quelli che effettuano il controllo dell’occhio almeno una volta l’anno dopo la diagnosi sono il 2,4% in Abruzzo contro il 29% della Sardegna. E nel 2020 un paziente diabetico su 4 riferisce di non aver fatto il controllo dell’emoglobina glicata o di averlo fatto da oltre 1 anno.
Nel PDTA dello scompenso cardiaco la percentuale di pazienti che aderiscono al trattamento farmacologico con Ace inibitori o sartani varia tra il 70,6% della Sardegna, il 25,2% del Piemonte e il 13,3% della Valle D’Aosta. Per quanto riguarda l’aderenza al trattamento farmacologico con beta bloccanti la forbice oscilla tra il 70% circa dei pazienti della Sardegna e il 15,3% del Piemonte, sino al 2,1% della Valle D’Aosta.
Anche sulla governance e sull’equità di accesso alla sanità digitale, altro pilatro del PNC, si procede in ordine sparso e con disparità Regionali. Nel 2018 erano attive 282 esperienze di telemedicina distribuite sul territorio nazionale in modo particolarmente differenziato: 1 esperienza in Basilicata, Molise e Friuli-Venezia Giulia; 3 in Calabria sino ad arrivare alle 36 esperienze in Emilia-Romagna, 35 in Lombardia, 31 in Toscana, Lazio e Sicilia.
La cardiologia è l’ambito nel quale si utilizza di più (43%), a seguire la radiologia (19%). Il 55% dei destinatari sono persone con malattia cronica.
E l’emergenza pandemica, che ha accelerato la diffusione della sanità digitale, non ha risolto tutti i problemi. La Società Italiana di Diabetologia (giugno 2021) ha segnalato che sussistono ancora difficoltà nella rimborsabilità (esempio Calabria, Marche, Sicilia e Sardegna) e nell’infrastruttura tecnologica per la telemedicina (per esempio Calabria, Abruzzo, Marche) in alcune Regioni in diabetologia.
Difformità regionali anche nell’utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE): si va dal 4% di accesso dei cittadini abruzzesi ai propri FSE nei quali è stato reso disponibile almeno un nuovo documento negli ultimi 90 giorni (3° trimestre 2021) al 100% della Regione Lazio. Dal 3% di medici abilitati che hanno utilizzato il FSE della Regione Molise (3° trimestre 2021) al 100% della Lombardia. Da circa il 3% di Aziende Sanitarie Locali che alimentano il FSE della Regione Campania (3° trimestre 2021) al 100% del Veneto.
L’assistenza sul territorio e le cure domiciliari, luoghi privilegiati per prendere in carico le persone con cronicità, presentano grandi variabilità.
Nel 2019, il nuovo sistema di garanzia dei LEA, segnala ben 4 Regioni inadempienti rispetto all’area Distrettuale (assistenza sanitaria territoriale): Valle D’Aosta, P.A. Bolzano, Basilicata e Calabria. Rispetto alle cure domiciliari per gli over 65 nel 2019 si passa dallo 0,2% di anziani trattati in ADI della PA di Bolzano, allo 0,6% di Valle d’Aosta, 1,2 della Calabria per arrivare al 5,1% del Molise. Mentre aumenta il numero di prestazioni domiciliari erogate, si riducono contestualmente le ore di assistenza per caso nel periodo 2010-2018.
E la strategia di rafforzamento del territorio progettata durante la fase pandemica non ha ancora raggiunto gli obiettivi prefissati.
Dal 2016 al 2020 sono diminuiti di 736 unità i medici specialisti territoriali. E sono entrati in servizio nel 2020 solo 1.132 gli infermieri di famiglia e di comunità (IFeC) su 9552, l’11,9% delle previsioni del decreto Rilancio. E ancora le misure di rafforzamento territoriale non hanno coperto il fabbisogno di assistenti sociali (63 su 597 di cui 58 concentrati nelle USCA del nord ovest) e psicologi (129 su 597 previsti, di cui 125 nel sud ed isole).
A questo si aggiunga che tra il 2009 e il 2019 si è ridotto il numero assoluto di Medici di medicina generale (MMG) di 3781 unità. Riduzione anche per i Pediatri di Libera Scelta (PLS) di 287 unità nello stesso arco temporale. Sono 19.331 le farmacie territoriali (pubbliche e private) nel 2019, una ogni 3.219 abitanti. Sono più diffuse, ovvero ogni farmacia copre un numero inferiore di abitanti rispetto alla media in Molise (1.858), Valle d’Aosta (2.427), Piemonte (2.627), Liguria (2544), Calabria (2.486) e Basilicata (2.626).
L’integrazione socio-sanitaria è uno dei fulcri e fattori qualificanti della strategia del PNC. A differenza dell’assistenza sanitaria che può contare sulla definizione, il finanziamento e il monitoraggio di Livelli Essenziali di Assistenza, l’area sociale vede solo ora, con il Ddl Bilancio 2022, l’introduzione concreta nel nostro ordinamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS).
Dai dati a disposizione emerge che anche la spesa sociale pro-capite per interventi e servizi sociali è differente per funzione e da Regione a Regione: si passa dai 540 euro pro-capite della Provincia di Bolzano del 2018, ai 59 della Basilicata, ai 56 della Campania sino ad arrivare ai 22 della Calabria. La spesa pro-capite 2018 per il sostegno alle persone con disabilità va da oltre 13 mila euro a Bolzano, ai 306 in Calabria sino ai 99 della Valle D’Aosta; quella per gli anziani si attesta a 1276 euro a Bolzano contro i 37 della Basilicata e i 21 della Calabria. La variazione percentuale della spesa pro-capite 2012-2018 oscilla dal 104% di Bolzano, al 67% del Molise al -24% della Valle d’Aosta.
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Aifa, Magrini “In pandemia bene collaborazione pubblico-privato”
ROMA (ITALPRESS) – “Ciò che rappresenta una buona pratica è diventato importante promuoverla anche al di là dei confini nazionali. Questa collaborazione fattiva tra l’amministrazione pubblica e tutto il settore privato durante la crisi pandemica ha portato a risultati davvero eccellenti. Situazioni critiche come taluni indisponibilità hanno a che fare con un bene comune quale l’accesso ai farmaci rivolto in primis ai pazienti. L’accesso ai farmaci non veniva considerato alcuni anni fa, oggi se ne parla ed è un salto culturale importante capire che ciò che conta è garantire l’accesso in modo costante e puntuale”. Così il direttore generale dell’AIFA, Nicola Magrini, durante la presentazione del volume AIFA-IPZS “Il Tavolo Tecnico Indisponibilità”. Il Tavolo Tecnico Indisponibilità (TTI), convocato da AIFA e operativo dal 2015, costituisce un efficace strumento per affrontare il tema della mancanza dei farmaci nelle sue diverse declinazioni, attraverso un confronto trasparente e pratico tra amministrazioni, attori privati e società scientifiche.
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Covid, 11.555 nuovi casi e 49 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Sono 11.555 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (10.544 il 19 novembre) a fronte di 574.812 tamponi effettuati su un totale di 114.012.631 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità. Nelle ultime 24 ore sono stati 49 i decessi (48 il 19 novembre), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 133.131. Diventano 4.915.981 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 143.401 (+6.271), 138.639 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 4.250 di cui 512 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.639.449 con un incremento di 5.220 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Lombardia (1.930), poi il Veneto (1.928), il Lazio (1.079), l’Emilia Romagna (1.055) e la Campania (983).
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Per le malattie croniche intestinali chirurgia sempre meno invasiva
BOLOGNA (ITALPRESS) – Un fondo nazionale per le malattie infiammatorie croniche all’interno della legge di bilancio che stanzia 5 milioni di euro per tre anni fino al 2024, come annunciato dalla senatrice Alessandra Gallone, e numeri “di assoluta eccellenza” della sanità bolognese, come ha rimarcato l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini. Sono alcuni dei dati emersi dal convegno “La pouch ileo-anale 40 anni dopo”, che Amici Onlus ha organizzato a Bologna col patrocinio di Ig-IBD e Fais Onlus.
Secondo i dati di Amici Onlus, i pazienti che soffrono di MICI – Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, sono oltre 250.000 in Italia e 5 milioni in tutto il mondo. L’intervento di proctocolectomia con ileo-ano-anastomosi con pouch ileale (IPAA) è la procedura chirurgica scelta per la maggior parte dei pazienti con rettocolite ulcerosa (RCU) che necessitano di una colectomia, ovvero la rimozione del colon.
A quarant’anni di distanza dall’introduzione di questa metodica chirurgica che ha cambiato la vita di numerosi pazienti, la giornata è stata l’occasione per fare il punto sulle innovazioni chirurgiche, sulle nuove tecniche videolaparoscopiche, sulla chirurgia del paziente pediatrico, sulla gestione postoperatoria e su alcune conseguenze come la pouchite, una sorta di nuova malattia infiammatoria a carico della Pouch, “frequente ma non frequentissima”, come precisa Fernando Rizzello dell’Università di Bologna – Irccs Policlinico di Sant’Orsola.
“Oggi siamo in una fase storica molto complessa – spiega Giuseppe Coppolino, presidente di Amici Onlus – e, per alcuni aspetti, drammatica, nella quale, indubbiamente, ci si domanda come l’informazione al paziente o verso il paziente debba essere veicolata per avere un impatto positivo in ambito sanitario e come si possa dare valore al lavoro dei professionisti che ci curano e alle Istituzioni. Crediamo nella scienza, nella ricerca e nella chirurgia che hanno fatto straordinari progressi, in particolare in questo ambito. E quindi, per creare un momento di confronto tra il mondo scientifico e istituzionale e la comunità dei pazienti affetti da MICI – conclude Coppolino – su queste tematiche abbiamo organizzato il primo evento di presenza dopo la pandemia, con uno straordinario programma messo a punto da chi in Italia effettua più interventi di questo tipo”.
Per il rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, “la scuola chirurgica bolognese ha dato e continua a dare un contributo scientifico di assoluto rilievo”, mentre per il sindaco Matteo Lepore “Bologna deve avere l’ambizione di essere la città che si prende cura delle persone” e grazie alla relazione con l’Università “la città del sapere deve avere un ruolo importante”.
Tanti gli spunti, le riflessioni e le domande che pazienti e studiosi hanno rivolto agli specialisti, tra i quali Andrè D’Hoore di UZ Leuven in videocollegamento, Paolo Lionetti della Azienda Ospedaliero Universitaria “Meyer” di Firenze, Girolamo Mattioli dell’Istituto Gaslini – Università degli Studi di Genova, Fernando Rizzello e Paolo Gionchetti dell’Università di Bologna – Irccs Policlinico di Sant’Orsola, confrontandosi su una tecnica “rivoluzionaria che unendo molte idee ha portato al cambio di vita di molti pazienti condannati alla stomia definitiva”, come spiega il professor Gilberto Poggioli dell’Università di Bologna, che, “dopo un viaggio a Boston nel 1984”, ricorda a margine del convegno, ha portato questa tecnica operatoria in Italia e a Bologna, in particolare, dove è nato un team multidisciplinare. Nel centro del Policlinico Sant’Orsola di Bologna sono stati effettuati circa 1500 interventi di Ileo-ano anastomosi in questi quarant’anni, collocandosi tra i primi cinque centri al mondo per numero di procedure condotte. L’Irccs Policlinico di Sant’Orsola è stato riconosciuto dalla Regione Emilia-Romagna qualche tempo fa come “centro regionale, il primo in Italia, medico e chirurgico insieme, una vera innovazione e un valore aggiunto”, come ricorda l’assessore Donini in un videomessaggio inviato in occasione del convegno.
Nel 2019, sottolinea ancora Donini, su “134 interventi 81 sono stati erogati dal Sant’Orsola, nel 2020 sono stati 71 su 113 e quest’anno 44 su 69”.
“Oggi l’Irccs Policlinico di Sant’Orsola è il primo Centro in Italia per gli interventi di ileostomia e il secondo centro europeo. Multidisciplinarietà, centralità del paziente dal primo accesso al follow up, gestione dei casi complessi, ricerca e collaborazione – commenta Chiara Gibertoni, direttrice generale dell’Ircss Policlinico di Sant’Orsola – con le associazioni degli assistiti sono i punti di forza di un Centro in cui sono presenti tutte le specialità mediche e chirurgiche necessarie alla cura delle Mici, una particolarità davvero unica che richiama per questo pazienti da tutto il Paese. Un’eccellenza che non nasce per caso, ma che è stata cresciuta a coltivata nel tempo. La storia di questo Centro, infatti, proviene dall’impegno dei professori Gaetano Placitelli, erano gli anni Sessanta, quindi Giuseppe Labò, Massimo Campieri, fino ai giorni nostri con il professore Gilberto Poggioli”.
Questo intervento ha permesso a molti bambini, giovani e adulti di vivere una vita pressochè normale e si è nel frattempo evoluto da un punto di vista tecnico: ad esempio l’avvento della modalità in laparoscopia ha permesso una chirurgia quasi senza cicatrici.
“Mi è stato consentito di andare avanti in questi anni, di coltivare anche la mia passione di andare in moto”, racconta un paziente che soffriva di una severa forma di colite ulcerosa e operato nel 1988.
Secondo alcuni studi, riferiti da Maurizio Coscia dell’Università di Bologna – Irccs Policlinico di Sant’Orsola, la qualità di vita nei pazienti sottoposti a pouch migliora già dopo 12 mesi dall’intervento.
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Covid e trapianto trachea, primi 4 casi al mondo illustrati a Taormina
TAORMINA (MESSINA) (ITALPRESS) – Una rivoluzione per l’emergenza Covid e per tutti coloro che vengono intubati o subiscono una tracheotomia, a volte eseguita in urgenza o per lungo tempo e con possibili danni al paziente in bilico tra la vita e la morte: è il trapianto di trachea la nuova frontiera della chirurgia toracica illustrata in occasione del XIV Pneumomeeting a Taormina che ha riunito 200 medici e specialisti pneumologi da tutto il Paese. Finora solo quattro casi al mondo, tutti italiani: il paziente n. 1, 50enne catanese in condizioni molto gravi causa covid e altri tre (un uomo di 48 anni e due ragazze tra i 20 e i 30 anni) con tumore alla tiroide sceso alla trachea, si sono salvati grazie all’innovativa tecnica eseguita dall’equipe di Erino Rendina, direttore della Chirurgia toracica al Sant’Andrea Sapienza Università di Roma, definito “artigiano della chirurgia toracica”. Rendina, insieme col paziente siciliano, è stato ospite del simposio taorminese, in cui è stata approfondita la grande novità: “Tecnicamente si tratta della sostituzione dell’intera trachea con un tratto di aorta congelato – spiega Rendina – proveniente da banche d’organo. I rischi consistono nell’assoluta novità di un intervento del genere: non ci sono esperienze pregresse, il 30% è stata inventiva estemporanea. I pazienti stanno bene ma devono attendere circa un anno e mezzo affinchè l’aorta possa irrigidirsi così da consentire una sopravvivenza pressochè normale. Fino a questo momento devono tenere una protesi: un cilindretto di silicone che la mantiene aperta e che poi verrà rimosso”. Sono diverse le criticità del SSN emerse durante la tregiorni: “Sul fronte covid serve un forte potenziamento della medicina del territorio – ha detto Salvatore Privitera, direttore Centro Prevenzione e Monitoraggio dell’insufficienza respiratoria di Giarre (CT) – con investimenti mirati ad una diagnosi che sia il più precoce possibile per evitare di finire in ospedale”. A causa della pandemia sono state trascurate numerose patologie: ne ha parlato Carlo Vancheri, ordinario di Malattie respiratorie del Policlinico di Catania e presidente eletto Società Italiana di Pneumologia: “Sono allarmanti i dati europei su mancati controlli e diagnosi di malattie oncologiche o, nel nostro campo specifico, broncopneumopatie croniche, interstiziopatie e fibrosi polmonari, forme di asma. Non sarà facile recuperare un anno e mezzo”. Proprio sull’asma la relazione di Riccardo Giuliano, specialista ambulatoriale di Pneumologia ASP di Catania: “Riguarda 300 milioni di persone al mondo, oltre la metà con rischio di acutizzazione, con 150/300mila morti all’anno e costo elevatissimi per l’SSN. Bisogna sensibilizzare sull’aderenza alla terapia attestata al 20%; il 70% degli asmatici infatti dopo tre mesi abbandona il trattamento”. Alberto Terminella, direttore UOC Chirurgia toracica del San Marco di Catania, si è soffermato sul riscontro di numerose patologie come stenosi e lesioni tracheali nei pazienti intubati per covid: “Malattie che non avremmo scoperto se non fossero stati ricoverati in rianimazione. In questo senso il covid ha aperto preziosi scenari dal punto di vista chirurgico. Lo Pneumomeeting occasione per rendere operativi i PDTA (percorsi diagnostico terapeutici)”. Riflettori puntati anche sui problemi del sonno come l’apnea ostruttiva: “Molto diffusa nella popolazione generale con un forte impatto sociale – ha evidenziato Salvatore Bellofiore, responsabile Ambulatorio di Pneumologia UOC di Chirurgia Toracica del San Marco di Catania – è un fattore di rischio per problemi cardiovascolari e sembra che l’Alzheimer sia collegato ad essa. Bisogna intervenire prima che ci sia un danno conclamato, ad esempio grazie alla ventilazione notturna in Cpap”. Sulla telemedicina Mario Schisano, pneumologo già dirigente medico ASP Siracusa: “Sarà uno dei cardini futuri dell’assistenza per le malattie respiratorie soprattutto per i pazienti cronici o con insufficienza respiratoria o malattie neuromuscolari che possono essere controllati da remoto”. E’ stato presentato anche un innovativo dispositivo tecnologico: una sorta di “orologio” che misura parametri vitali per le malattie croniche: “La novità è la rilevazione della saturazione del sangue in tutte le situazioni di una giornata di normale vita quotidiana – ha spiegato Fernando De Benedetto, direttore emerito Pneumologia Università di Chieti – quando uno lavora, dorme o fa la doccia, mentre il tradizionale saturimetro col sensore al dito misura solo un preciso e determinato momento; diventa utile nelle fasi iniziali delle patologie croniche”.
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Covid, Cimo riceve premio per l’impegno sociale
ROMA (ITALPRESS) – Lisa Clark, premio Nobel per la pace 2017, ha conferito a Guido Quici, in qualità di presidente di Cimo Medici, il premio internazionale “European Award Invastigation and Judicial Journalism Evolution 2021” per la sezione “impegno sociale contro il Covid 19”.
“Sono davvero onorato che a Cimo medici venga assegnato un premio di così alto prestigio e valore sociale. Un riconoscimento per tutti i medici e sanitari che, in questi 20 mesi di Covid, non hanno mai smesso di assistere gli italiani mostrando altissima professionalità e gran senso di responsabilità”, ha sottolineato Quici. Nel ricordare che Lisa Clark ha proposto il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la pace, Quici ha voluto, a sua volta, omaggiare la madrina della manifestazione della recente pubblicazione Cimo dal titolo “Giuro di non dimenticare”, che raccoglie le toccanti testimonianze di 28 medici di tutta Italia che si sono raccontati durante la prima fase della pandemia. “Occorre mantenere viva la memoria per rende omaggio a tutti quei colleghi che hanno perso la propria vita per salvare quella degli altri”, ha aggiunto Quici.
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Covid, 10.544 nuovi casi e 48 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Lieve decremento dei nuovi contagi in Italia. Secondo il bollettino del ministero della Salute, i casi registrati il 19 novembre sono leggermente inferiore rispetto alle 24 ore precedenti: da 10.638 si passa a 10.544, ma con un numero inferiore di tamponi processati, 534.690, producendo un tasso di positività in calo all’1,97%. In significativo calo i decessi, 48 (-21).
I guariti sono 5.889, gli attualmente positivi si incrementano di 4.617 unità toccando quota 137.130. Prosegue la costante crescita dei ricoveri nei reparti ordinari: il dato totale segna un numero pari a 4.145 (+57). A crescere sono pure le terapie intensive, 512 (+9) e 39 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 132.473 persone. Per quanto riguarda la corsa del virus nelle regioni, si evidenzia un incremento più significativo in Lombardia (1.735), seguita da Veneto (1.283) e Lazio (1.229).
(ITALPRESS).









