ROMA (ITALPRESS) – Al via un innovativo progetto di medicina complementare, che utilizza il cinema come strumento di supporto psicologico per le donne affette da tumori ginecologici. La ricerca, scritta a quattro mani dalla professoressa Daniela Chieffo, responsabile della UOS di Psicologia Clinica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCSS, docente di Psicologia Generale all’Università Cattolica, campus di Roma, e da Marina Morra, MediCinema Manager presso MediCinema Italia Onlus, si colloca nell’ambito di una serie di nuovi studi sulla personalizzazione delle cure.
“La psicologia personalizzata – afferma Chieffo – interviene attraverso strumenti individualizzati. In questo progetto il modello di intervento utilizza il cinema come strumento di lavoro psicologico clinico, con l’obiettivo di supportare le pazienti nel processo di elaborazione della malattia e di facilitare la relazione psiche-soma, talvolta fratturata dalla malattia o dai cambiamenti che questa comporta”.
La ricerca, al via il 7 maggio, sarà scandita da incontri di gruppo e proiezioni di film, con tre momenti di valutazione psico-oncologici: al tempo zero, a 3 e a 6 mesi. Il primo gruppo di pazienti coinvolte nella ricerca è costituito da 15 donne, seguite presso la UOC di Ginecologia Oncologica e il Day Hospital dei Tumori Femminili della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. E’ previsto anche il monitoraggio di un gruppo di caregiver e familiari di queste pazienti.
“Per questo progetto – spiega Chieffo – sono stati selezionati film con sollecitazioni positive, che aiuteranno a condurre il gruppo attraverso un processo di esplorazione, riconoscimento ed elaborazione delle tematiche psicologiche connesse al percorso di cura oncologico. Il gruppo costituisce un potente strumento emotivo e cognitivo di lavoro e di apprendimento; al suo interno si sviluppano la coesione, l’accettazione, l’universalizzazione delle emozioni, che permettono di scoprire che la sofferenza non è solo propria ma può essere condivisa”.
“L’utilizzo strutturato di contenuto filmico selezionato – prosegue Chieffo, che è coadiuvata in questo progetto dalle psicoterapeute del Policlinico Gemelli Letizia Lafuenti e Ludovica Mastrilli – ha l’obiettivo di tracciare, per mezzo di un adeguato monitoraggio clinico, un nuovo modello di intervento per la cura e il sostegno psicologico alle pazienti affette da patologia oncologica, volto alla promozione della salute e del benessere psico-fisico in un’ottica di reintegrazione nella vita e di autonomia, di facilitazione nelle dinamiche interpersonali e sociali, a una migliore gestione delle emozioni interne che accompagnano il percorso di cura. Ci auguriamo che le pazienti possano sperimentare benefici trasversali nelle diverse dimensioni coinvolte nella malattia”.
La programmazione filmica sarà quindicinale e, nel rispetto delle procedure anti Covid-19, sarà effettuata in streaming, grazie alla partnership di MediCinema Italia Onlus con Infinity+ e CHILI. Anche gli incontri tra le pazienti e le psicologhe sono previsti su piattaforma digitale.
“Questo progetto – commenta Fulvia Salvi, presidente MediCinema Italia Onlus – rappresenta un passo importante nella ricerca sperimentale psicologica a tutela delle donne in cura oncologica ginecologica. Poter usare il cinema come cura può divenire una metodologia e un valido strumento di sostegno clinico per queste patologie”.
“Le patologie tumorali femminili – conclude il professor Giovanni Scambia, direttore UOC Ginecologia oncologica e direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, professore Ordinario di Clinica Ostetrica e Ginecologica, Università Cattolica del Sacro Cuore – sono caratterizzate da una complessità che deve tenere conto non solo delle implicazioni fisiche, ma anche psicologiche. A essere colpita è l’essenza stessa dell’identità femminile e questo genera importanti conseguenze psico-sociali. Oltre alla cura del corpo, è fondamentale dunque prendersi cura del benessere psichico di queste pazienti, anche con strumenti innovativi come il cinema, per aiutarle a recuperare una buona qualità di vita”.
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Al Gemelli il cinema a supporto di donne affette da tumori ginecologici
Enel con i “Gestori di Cuore” vicino ai colleghi con malattie croniche
ROMA (ITALPRESS) – Enel ha lanciato il progetto MaCro@Work Caring Program con cui crea una rete di “Gestori di Cuore” per offrire supporto e ascolto empatico ai colleghi che si trovano a dover affrontare una malattia cronica, con l’obiettivo di rendere l’ambiente di lavoro ancor più inclusivo per tutti. Il programma è per ora attivo per i dipendenti di Enel in Italia, con una rete di 15 Gestori di Cuore, e si prevede la prossima estensione anche agli altri paesi in cui il Gruppo opera.
“Con il MaCro@Work Caring Program vogliamo offrire una soluzione semplice e di grande valore per stare vicino a quei colleghi che affrontano una malattia cronica, una situazione complessa da gestire anche per le ripercussioni che può avere sul contesto professionale. E questa situazione la vogliamo gestire insieme,” ha commentato Guido Stratta, direttore People and Organization di Enel.
“Questo programma, con la figura del Gestore di Cuore, è espressione di una nuova cultura aziendale che pone al centro l’empatia e la cura delle persone per vivere un contesto lavorativo positivo, costruttivo e inclusivo che permetta la valorizzazione del talento di ognuno”, ha aggiunto.
Al centro del MaCro@Work Caring Program è la rete dei Gestori di Cuore, People Business Partner di Enel che hanno aderito volontariamente al programma e hanno ricevuto una formazione dedicata per offrire ascolto empatico e supporto a colleghi con malattie croniche e loro responsabili e collaboratori. Il Gestore di Cuore, nel pieno rispetto della privacy, supporta i colleghi nell’identificazione delle migliori opportunità di conciliazione vita privata e lavoro. E’ un ‘facilitatorè rispetto ad aspetti normativi, accesso a servizi e attivazione di azioni gestionali che affiancherà nel tempo i colleghi che decideranno di usufruire di questo servizio per supportarli al meglio nel riadattare la situazione lavorativa in base all’evoluzione delle loro condizioni di salute.
Il programma, che prende spunto dai risultati di una ricerca interaziendale cui Enel ha aderito e di una survey che ha interessato oltre 6mila persone in azienda coinvolte, direttamente o indirettamente, da una malattia cronica, nasce dalla consapevolezza di Enel della rilevanza etica e sociale che la salute riveste nei contesti di lavoro e dalla crescente attenzione del Gruppo verso i temi della diversità e dell’inclusione.
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Coronavirus, 11.807 nuovi casi e 258 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Ancora una nuova crescita dei contagi da coronavirus in Italia. Nelle ultime 24 ore si registrano 11.807 nuovi casi (ieri erano stati 10.585) nonostante un leggero decremento dei tamponi processati, 324.630 e che determina il tasso di positività in leggera crescita al 3,63%. Nuova discesa secondo il bollettino del Ministero della Salute dei decessi: oggi sono stati 258 (-9). I guariti sono 15.867 mentre gli attuali positivi scendono a 402.803 con un calo complessivo di 4.327.
Non si ferma il costante calo dei ricoveri nei reparti ordinari: i degenti sono 16.867, 653 in meno rispetto a ieri; altrettanto significativo il calo nelle terapie intensive dove i ricoverati sono 2.308, 60 in meno rispetto a ieri, ma con 127 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 338.627 persone. Sul fronte del contagio nelle singole regioni, la Lombardia registra il maggior numero di casi (2.151), seguita da Campania (1.503), e Sicilia (1.202).
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Covid e dipendenze, indicazioni Iss per la prevenzione a mille strutture
ROMA (ITALPRESS) – Un documento di indirizzo con le indicazioni per la prevenzione e controllo delle infezioni da SARS- CoV-2 nel contesto delle dipendenze patologiche verrà inviato a oltre 1000 strutture pubbliche e del privato sociale accreditato.
Il documento, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, è stato elaborato nell’ambito del progetto Prevenzione delle patologie infettive e diffusive nei tossicodipendenti: la prevenzione e controllo delle infezioni Covid-19 nel contesto emergenziale, grazie alla collaborazione del Dipartimento delle Politiche Antidroga della presidenza del Consiglio dei Ministri. Le linee d’indirizzo verrano illustrate nel corso di 4 Webinar destinati agli operatori e strutturati in 4 appuntamenti distinti e saranno integrati successivamente da un corso FAD che sarà disponibile sulla piattaforma formativa dell’Istituto Superiore di Sanità.
Sanificazione, regole per lo smaltimento dei rifiuti, misure per l’accoglienza temporanea, per gli screenig, per gli ingressi, e sui comportamenti post-vaccinali sono contenuti nel documento: Indicazioni ad interim per la prevenzione delle infezioni da SARS-COV-2 nei servizi pubblici e del privato sociale accreditatodelle tossicodipendenze che verrà inviato ai referenti delle strutture e sarà scaricabile sul sito www.iss.it/ilfuturodipendedanoi.it che sarà progressivamente arricchito da una parte video sul vissuto di queste realtà durante la pandemia e da tutti i materiali informativi che verranno spediti in forma cartacea alle strutture per i servizi.
“Nel corso della pandemia l’Istituto ha realizzato diversi protocolli per la prevenzione diretti a diverse realtà sociali, dalle RSA alle scuole – afferma Paolo D’Ancona, medico epidemiologo, responsabile scientifico del progetto -. Il fatto che le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti e gli alcolisti siano verosimilmente più vulnerabili alle malattie infettive e, in particolare, all’infezione da coronavirus anche a causa di alcuni comportamenti associati al consumo di sostanze, alle loro condizioni fisiche, ma anche ai contesti in cui viene erogata l’assistenza rendeva necessaria una riflessione specifica sulla prevenzione del rischio in questo settore per supportare operatori e utenti”.
“Questo lavoro è stato possibile grazie al prezioso contributo delle Società scientifiche e delle Associazioni di settore – afferma Roberta Pacifici Direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – il nostro lavoro continuerà seguendo con eventuali aggiornamenti, l’evoluzione degli scenari epidemiologici”.
Inoltre, particolare attenzione è stata posta sia nella formazione degli operatori dei servizi pubblici e privati delle tossicodipendenze che nella promozione delle principali misure di prevenzione tra gli utenti e i soggetti con dipendenze patologiche.
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Dal 10 maggio al via la campagna vaccinale per gli over 50
ROMA (ITALPRESS) – A partire dal prossimo 10 maggio, la Struttura Commissariale per l’emergenza Covid-19 ha disposto l’avvio delle prenotazioni per la somministrazione anche per gli over 50 del vaccino anti-Covid-19, ovvero fino ai nati nel 1971. “Questa apertura avrà carattere di gradualità ed è suffragata dal buon andamento della campagna di somministrazione su scala nazionale delle categorie prioritarie, over 80 e fragili, riportate nell’ordinanza n. 6 del 9 aprile 2021”, sottolinea la Struttura Commissariale.
Le prenotazione per i cittadini over 50 verranno recepite “ferma restando la priorità per le persone affette da patologie o situazioni di compromissione immunologica che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19 (comorbidità), seppur senza quella connotazione di gravità riportata per le persone fragili”.
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Disturbi del sonno, ne soffrono 12 milioni di italiani
ROMA (ITALPRESS) – In Italia ben 12 milioni di persone soffrono di disturbi del sonno: difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli durante la notte, risvegli precoci la mattina e difficoltà di riprendere sonno. Secondo i recenti dati dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS), nel nostro Paese circa 1 adulto su 4 soffre di insonnia cronica o transitoria. Sono soprattutto le donne ad essere maggiormente interessate, circa il 60% rispetto al totale. Il 20% dei casi riguarda invece bambini e minori. Cifre che, secondo gli esperti, sarebbero addirittura raddoppiate nell’anno della pandemia da Covid.
Nella maggioranza dei casi le alterazioni del sonno si traducono nella perdita del riposo notturno, con conseguente senso di malessere psico-fisico al risveglio e anche comparsa dell’eccessiva sonnolenza diurna (ESD), cioè l’incapacità di rimanere svegli in maniera appropriata durante il giorno.
L’ESD peggiora la qualità della vita e la produttività dei pazienti che ne sono affetti: negli adulti l’eccessiva sonnolenza diurna aumenta il rischio di incidenti stradali, domestici o lavorativi, mentre nei bambini ostacola l’apprendimento e la socializzazione.
L’eccessiva sonnolenza diurna è spesso associata a due patologie fortemente sottostimate e spesso non diagnosticate correttamente: la narcolessia e le apnee ostruttive del sonno (OSA).
I numeri parlano chiaro, basti pensare che le apnee ostruttive del sonno colpiscono circa 1 miliardo di persone nel mondo. In Italia circa 7 milioni di soggetti soffrono di almeno 5 apnee per ora di sonno, mentre nella popolazione di età compresa tra 30 e 69 anni, sono 4 milioni quelli con più di 15 apnee per ora di sonno. In età pediatrica l’incidenza è del 5%. La narcolessia invece, una malattia rara di difficile diagnosi, colpisce 4-5 persone ogni 10.000 abitanti, per un totale di circa 27.000 pazienti stimati in Italia. Tuttavia sono appena 2.500 quelli attualmente in cura per una diagnosi corretta di narcolessia.
“I disturbi del sonno – afferma il professor Gioacchino Tedeschi, presidente della SIN – Società Italiana di Neurologia – impattano sull’esistenza degli individui, peggiorandone la qualità di vita. Tali disturbi possono essere derivati da vere e proprie patologie, alcune delle quali non adeguatamente riconosciute e diagnosticate come le apnee ostruttive del sonno (OSA) e la narcolessia. Al di là delle conseguenze sul piano fisico, con mal di testa, senso di spossatezza, occhi gonfi e sul piano psichico, tra cui ansia notturna, irritabilità e nervosismo diurni, stress e tensione – continua Tedeschi – questi disturbi risultano interferire pesantemente con la sfera socio-relazionale delle persone, sia in ambito lavorativo, con calo delle performance e scarso rendimento, sia sia in ambito familiare e affettivo, con conseguente senso di insoddisfazione, frustrazione, insicurezza, isolamento e senso di colpa”.
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Asma, al via la campagna #NextBreathChallenge
ROMA (ITALPRESS) – Il respiro è vita. E a volte può fare la differenza, specie se si soffre di asma grave. In occasione della Giornata Mondiale dell’Asma, che si celebra ogni anno a inizio maggio, Sanofi lancia #NextBreathChallenge, una campagna sui social per sensibilizzare sull’importanza di un adeguato controllo dell’asma, patologia che colpisce più di 339 milioni di persone in tutto il mondo e che può causare gravi attacchi respiratori e danni polmonari permanenti. La campagna offre inoltre lo spunto per informare i pazienti sulla possibilità di controllare l’asma a lungo termine, agendo sulle cause profonde di questa patologia infiammatoria cronica delle vie respiratorie.
Partecipare alla campagna è molto semplice: dopo aver attivato il filtro #NextBreathChallenge – nella libreria dei filtri sul proprio profilo Instagram, in alto a sinistra nelle storie di Facebook pubblicate dagli altri utenti – apparirà una candela al centro dello schermo.
La “sfida” consiste nello spegnere la candela soffiando delicatamente, mentre si registra un video o si scatta una foto tenendo premuto il tasto in basso al centro. Il vero obiettivo è quello di condividere il video o l’immagine nelle stories per dimostrare il proprio supporto a chi convive con l’asma e sensibilizzare sull’importanza di un’adeguata presa in carico di questa patologia cronica. “Le persone che soffrono di asma spesso tendono a sottovalutare la propria condizione,” dichiara Laura Mastrorillo, Presidente di FederAsma e Allergie – Federazione Italiana Pazienti OdV. Per questo riteniamo necessario aumentare la consapevolezza sulla malattia in tutti i suoi gradi e forme, ed eventi di sensibilizzazione, come la Giornata Mondiale dell’Asma, rappresentano un’occasione preziosa affinchè i pazienti siano sollecitati a non rassegnarsi e a rivolgersi a centri specializzati che possono seguirli in modo adeguato”.
Aggressiva e con un impatto importante sulla qualità di vita dei pazienti, l’asma è una patologia complessa, associata a un’infiammazione delle vie aeree che rende difficoltosa la respirazione. Se la maggior parte delle persone che vivono con l’asma riesce a gestire la propria condizione, in alcuni casi – dal 5% al 10% – la patologia diventa più problematica, con sintomi che rimangono non controllati nonostante l’aderenza alla massima terapia ottimizzata. L’asma grave è causata da un’infiammazione cronica delle vie respiratorie, con sintomi persistenti, difficili da controllare con la terapia standard a base di corticosteroidi inalatori, e che possono compromettere le attività quotidiane, il sonno e la qualità di vita.
Caratterizzata da senso di costrizione toracica, mancanza di respiro, limitazione della funzionalità polmonare, aumento delle riacutizzazioni e utilizzo cronico di cortisonici sistemici, l’asma grave può mettere a rischio la vita di chi ne soffre e comportare frequenti visite al pronto soccorso e ricoveri in emergenza.
“Durante questi anni vissuti al fianco dei pazienti, abbiamo osservato che troppo spesso ci vogliono anni per arrivare a una diagnosi corretta e chi soffre d’ asma grave non è del tutto consapevole della sua condizione e soprattutto, non sapendo come affrontarla, vive un disagio quotidiano pesante e un forte senso di sconforto che ne compromette la qualità della vita. Il nostro impegno associativo mira a sostenere quotidianamente i pazienti, a promuovere un migliore coordinamento tra le figure sanitarie coinvolte nella loro presa in carico e a garantire l’accesso a cure innovative, risorsa fondamentale per una corretta cura” dichiara Simona Barbaglia, Presidente di Respiriamo Insieme Onlus.
“Si tratta di una patologia che in un’alta percentuale nelle forme gravi è determinata dall’infiammazione di tipo 2, una reazione messa in campo dal sistema immunitario. Questo tipo di risposta immunitaria gioca un ruolo centrale in quanto coivolge citochine e cellule responsabili di una vera e propria cascata infiammatoria alla base dei principali sintomi dell’asma grave. Poter controllare questa infiammazione grazie a nuove terapie mirate, agendo su specifici mediatori dell’infiammazione, può essere un grande aiuto per trattare le forme più gravi e invalidanti dell’asma”, commenta Francesca Puggioni, Caposezione Clinico Organizzativo ImmunoCenter, pneumologa del Centro di Medicina personalizzata Asma e Allergologia, Humanitas Hospital Milano.
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Malattie croniche intestinali, niente farmaci biologici per 1/4 pazienti
ROMA (ITALPRESS) – Oltre un quarto (28,6%) dei pazienti italiani affetti da malattia di Crohn (MC) o colite ulcerosa (CU) potrebbe essere curato con farmaci biologici ma non riceve tali trattamenti, pur rispondendo ad almeno uno dei relativi criteri di eleggibilità. Si tratta cioè di pazienti che non rispondono ai trattamenti con steroidi o risultano intolleranti o dipendenti dagli stessi, ovvero pazienti con patologia MC/ CU in riacutizzazione severa, o malattia di Crohn estesa e con prognosi sfavorevole.
Ad accendere i riflettori sul sotto-trattamento con biologici delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, meglio note come MICI, è una ricerca realizzata da CliCon – Health, Economics & Outcome Research (società specializzata in progetti di ricerca ed analisi dei dati in ambito sanitario) presentato oggi in un evento in streaming promosso dal Gruppo Italiano per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (IG-IBD) e dal Gruppo italiano biosimilari (IBG) di Egualia (l’organo di rappresentanza dell’industria dei farmaci equivalenti, biosimilari e value added in Italia) – sponsor dello studio – con la partecipazione dell’associazione di pazienti Amici Onlus, presente il Sottosegretario di Stato alla Salute, senatore Pierpaolo Sileri.
«Il tema del sottotrattamento è un argomento noto – ha detto Sileri – il punto di partenza per affrontarlo, per qualsiasi patologia, è partire da quanti pazienti sono da trattare, creando ad esempio un registro. Poi è necessario lavorare a stretto contatto con le società scientifiche e le associazioni, e perchè no, anche alle aziende, per creare adeguati percorsi, puntando su ricerca, formazione e programmazione. Su questi temi sarà istituito a stretto giro un tavolo di lavoro al ministero della Salute che lavorerà a stretto contatto con l’Intergruppo parlamentare parlamentare sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, nato a fine marzo e promosso dall’Associazione Amici onlua: servirà a convogliare sulla parte politica e istituzionale tutte le richieste emerse a livello nazionale attorne a questa tematica».
A tracciare il quadro epidemiologico nazionale di riferimento è stato Alessandro Armuzzi, Responsabile Comitato Educazionale IG-IBD: «Le MICI colpiscono in Italia circa 250 mila persone, con una incidenza e prevalenza medio alta e un picco di insorgenza è in età giovane adulta, tra i 20 e i 30 anni (20% i casi diagnosticati in età pediatrica) – ha spiegato -. Sono malattie croniche, che alternano remissione e riacutizzazione, determinando in alcuni casi manifestazioni extra intestinali, quali artriti, patologie infiammatorie cutanee, oculari o epatiche. Il tutto in una fase della vita in cui l’individuo è pienamente in attività e produttivo».
Per quanto riguarda le terapie, ha spiegato ancora Armuzzi «si cerca di utilizzare i farmaci “on time”, intervenendo tempestivamente per alleviare i sintomi e ridurre la progressione del danno intestinale. In linea generale le principali terapie farmacologiche sono i salicilati, i cortisonici, gli immunosoppressori, e terapie “avanzate” come i farmaci biologici e le “small molecules”. I farmaci biologici e biosimilari svolgono un ruolo molto importante nella gestione del paziente affetto da MICI: quando utilizzati, hanno il vantaggio di portare ad una veloce e immediata attenuazione, se non scomparsa, dei sintomi e ad una cosiddetta “guarigione mucosale” delle ulcere».
Nonostante il riconoscimento dei benefici prodotti le terapie biologiche sono ancora ampiamente sottoutilizzate per queste patologie, come dimostrato dai risultati della ricerca realizzata da CliCon, cuore dell’evento.
«Ci siamo dati come obiettivo quello di stimare la quota di pazienti affetti da malattia di Crohn (MC) o colite ulcerosa (CU) eleggibili alla terapia biologica nel contesto della pratica clinica italiana», ha spiegato l’economista Luca Degli Esposti (CliCon), coordinatore dello studio commissionato dal Gruppo italiano biosimilari di Egualia.
«Abbiamo realizzato una analisi retrospettiva basata sui flussi amministrativi, cosiddetti real-world data, di un campione rappresentativo di Aziende Sanitarie Locali (ASL) distribuite in tutta Italia, per una popolazione di 6,8 milioni di cittadini, includendo tutti i pazienti con diagnosi di MC o CU a partire dal 2010 – ha proseguito. Dei 26.781 pazienti con diagnosi di MC o CU individuati, 3.125 (11,7%) sono risultati già in trattamento con un agente biologico. Per gli altri, i pazienti non trattati con farmaci biologici (23.656 in totale), 7.651, oltre un quarto della popolazione sotto esame, presentava uno o più criteri di eleggibilità alla terapia biologica».
«Lo studio presentato oggi rappresenta una nuova tappa di un percorso che come associazione industriale abbiamo avviato nel 2018, quando abbiamo deciso di analizzare i dati di prescrizione pubblici in un primo studio che ha aperto la riflessione sul possibile sotto-trattamento di più patologie. E’ un percorso che abbiamo portato avanti in costante dialogo con le società scientifiche e le associazioni dei pazienti, con l’obiettivo di contribuire all’appropriatezza prescrittiva nel settore in cui operiamo e di conseguenza alla sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari» – ha spiegato Stefano Collatina, coordinatore del Gruppo Italiano biosimilari di Egualia. «Ancora una volta, come già accaduto per le malattie reumatologiche, ci troviamo faccia a faccia con delle evidenze di sotto-trattamento e con la necessità di individuarne le cause e le possibili soluzioni – ha proseguito -. Tra gli strumenti indispensabili dovrebbe figurare senz’altro l’ottimizzazione dei percorsi di cura e l’aggiornamento dei PDTA, assieme al rafforzamento dei centri specialistici e all’aggiornamento dei medici. Ma è cruciale anche – ha concluso Collatina – che il risparmio generato dai biosimilari possa essere reinvestito nella medesima struttura che lo ha generato con accordi di gain sharing che renderebbero disponibili per gli ospedali nuove risorse da destinare ad altre esigenze di trattamento».
(ITALPRESS).









