ROMA (ITALPRESS) – “Oggi è un buon giorno. La svolta del presidente degli Stati Uniti Joe Biden sui vaccini va nella direzione auspicata. Liberare i brevetti dei vaccini anti-Covid, per la durata dell’emergenza, permetterà di garantirne uno sfruttamento diffuso e universale, anche da parte dei paesi più poveri. E di battere così sul tempo il virus, che, diffondendosi nella popolazione, tende a mutare, col rischio di sviluppare resistenze. Ora è il tempo di diffondere, a livello globale, una nuova pandemia: quella della solidarietà. Tutti insieme siamo entrati in questa crisi, solo insieme potremo uscirne”. Così il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, interviene sulle affermazioni fatte dalla Casa Bianca: l’amministrazione Usa si è detta favorevole a rimuovere le protezioni dei brevetti per i vaccini contro il Covid-19 ed è impegnata “attivamente” in questo senso nei negoziati in corso al World Trade Organization.
E proprio la via della “licenza obbligatoria” era quella proposta da Anelli per liberare i brevetti, azione che la Fnomceo auspica sin dall’inizio della campagna vaccinale.
“L’articolo 31 del Trade – Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPs) – spiega – prevede il diritto, per gli Stati membri del World Trade Organization (WTO), di disporre, per legge, in condizioni di emergenza, l’uso del brevetto senza autorizzazione del titolare, pagando una congrua royalty. Questo permetterebbe di produrre un maggior numero di vaccini e anche di esportarli in Paesi che non hanno le strutture per fabbricarli in proprio. Le condizioni di emergenza ci sono, e l’obbligatorietà della licenza sarebbe circoscritta alla durata della pandemia. Come detto dalla stessa amministrazione Usa, il contesto straordinario della pandemia invoca misure straordinarie”.
“Le notizie che ci giungono dall’India mostrano che il virus non ha frontiere – afferma ancora Anelli -. Sta devastando il subcontinente indiano, così come il Brasile. C’è bisogno di una cooperazione tra le nazioni per affrontare la crisi con un approccio globale. Avevamo chiesto più volte ai Governi di farsi promotori di iniziative in tal senso nei confronti delle Nazioni Unite. Oggi l’apertura di Biden dimostra la consapevolezza di essere tutti, se non nella stessa barca – perchè molte sono a livello mondiale le disuguaglianze di salute e di mezzi economici – nella stessa tempesta. Una tempesta che va affrontata insieme, a livello mondiale”.
“Ora siamo certi che anche l’Europa farà la sua parte e darà la sua risposta – conclude Anelli -. I brevetti sui vaccini, che, tutelando il giusto diritto alla proprietà intellettuale, costituiscono un volano per ricerca e innovazione, determinano tuttavia dei limiti nell’accesso alle cure. In questo caso, l’emergenza è tale per cui l’accesso alla vaccinazione del maggior numero possibile di persone non risponde solo ai principi etici di universalità, equità e uguaglianza ma anche a una precisa strategia di prevenzione. Dobbiamo, infatti, essere più veloci del virus, e vaccinare gran parte della popolazione mondiale prima che l’agente patogeno, mutando, diventi resistente”.
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Vaccini, Fnomceo “La svolta di Biden va nella giusta direzione”
Coronavirus, 10.585 nuovi casi e 267 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Nuova crescita dei contagi da coronavirus in Italia. Nelle ultime 24 ore si registrano 10.585 nuovi casi contro i 9.116 nuovi di ieri a fronte di un incremento dei tamponi processati, 327.169, e che determina il tasso di positività in leggera crescita al 3,23%. Tornano a scendere, secondo il bollettino del Ministero della Salute i decessi: oggi sono stati 267. I guariti sono 17.072 mentre gli attuali positivi scendono a 407.123 con un calo complessivo di 6.760.
Significativo calo dei ricoveri nei reparti ordinari: i degenti sono 17.520, 656 in meno rispetto a ieri; più contenuto il calo nelle terapie intensive dove i ricoverati sono 2.368, con 55 un complessivo di 55 pazienti in meno ma 142 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 387.241 persone. Sul fronte del contagio nelle singole regioni, la Lombardia registra il maggior numero di casi (1.557), seguita da Campania (1.447), e Puglia (1.171).
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Diabete, al Gaslini raddoppiati casi gravi nei bimbi da inizio pandemia
GENOVA (ITALPRESS) – Da un’analisi dei dati dei pazienti pediatrici con Diabete Mellito tipo 1 diagnosticato presso il Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini – dall’inizio della pandemia ad oggi – è stato riscontrato un drastico aumento dei casi con chetoacidosi, che sono più che raddoppiati e, dato ancora più drammatico, sono raddoppiati i casi gravissimi, con grande rischio per la vita. La chetoacidosi diabetica è la modalità più grave di esordio clinico di DM1 che può condurre al coma e, in casi estremi, alla morte. Nessun decesso è stato registrato, per fortuna e grazie alle pronte cure somministrate.
“Siamo consapevoli che la pandemia ha concentrato molte energie in campo sanitario verso il contenimento del Coronavirus, e le misure di prevenzione del contagio hanno determinato una riduzione degli accessi sia al Pronto Soccorso che ai pediatri di libera scelta, ma alla luce di quanto osservato è indispensabile richiamare l’attenzione delle famiglie e dei sanitari sui sintomi indicati, al fine di evitare ritardi diagnostici e aggravamento delle condizioni cliniche dei bambini”, spiega il professor Mohamad Maghnie direttore U.O.C. Clinica Pediatrica, Endocrinologia dell’ospedale G. Gaslini.
Il Diabete Mellito tipo 1 (DM1) è una patologia autoimmune propria dell’età pediatrica che necessita di terapia insulinica sostitutiva. L’esordio clinico del DM1 è preceduto da una sintomatologia tipica: poliuria (aumento della produzione di urina), polidipsia (aumento della sete) e calo ponderale.
“Questi sintomi normalmente insorgono nel giro di poche settimane e, se non ravvisati per tempo, possono condurre a uno scompenso generale: la chetoacidosi diabetica. Si tratta della modalità più grave di esordio clinico di DM1 che può condurre al coma e, in casi estremi, alla morte – sottolinea Giuseppe D’Annunzio, direttore del Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini -. In corso di chetoacidosi diabetica possono comparire anche altri sintomi generalmente ingannevoli, quali difficoltà respiratoria, dolori addominali e vomito e, nella bambina, vaginite. E’ pertanto indispensabile riconoscere i segni e sintomi per poter effettuare una diagnosi precoce evitando il quadro più grave di chetoacidosi e dei rischi di complicanze e di sopravvivenza”.
“Presso il Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini vengono seguiti circa 600 pazienti in età pediatrica/adolescenziale affetti da DM1; ogni anno in Liguria sono registrati circa 30 nuovi casi di cui mediamente meno di un terzo in chetoacidosi. Inoltre l’età d’esordio si è modificata con gli anni con un diabete di tipo I che colpisce lattanti e la prima infanzia”, spiega Nicola Minuto, coordinatore dell’attività Day Hospital del Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini.
” E’ fondamentale che le famiglie non sottovalutino segni che sembrano quelli di una gastrite o simil-influenzali e che segnalino al medico la comparsa di eventuali sintomi evocativi di diabete. La diagnosi precoce del diabete previene situazioni potenzialmente molto gravi e rischiose per i bambini che presentano questi sintomi”, conclude D’Annunzio.
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Fnopi “Gli infermieri promuovono il Recovery Plan”
ROMA (ITALPRESS) – “La Missione 6 del Recovery Plan inviato a Bruxelles piace agli infermieri e non solo perchè raddoppia la disponibilità di risorse per l’assistenza sul territorio, ma perchè parla la loro lingua: reti di prossimità, Casa della Comunità, domicilio, Ospedali di comunità. Sono gli strumenti su cui si sta impostando il nuovo modello per dare gambe all’assistenza territoriale del Recovery, in grado di dare da un lato assistenza senza lasciare mai solo nessuno e dall’altro prevenzione per i cittadini, partendo dai 26 milioni con cronicità semplici o complesse che troveranno il loro riferimento nelle Case di comunità, Ospedali di comunità e assistenza domiciliare integrata (Adi), nelle cure domiciliari di II e III livello, nelle cure palliative e negli hospice, fino ai 34,4 milioni di “sani” per i quali le Case della comunità faranno prevenzione primaria e secondaria”. E’ quanto si legge in una nota di Fnopi-Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche.
Le Case di comunità oggi non raggiungono le 500 unità (489), ma la previsione è che ce ne sia una ogni 20mila abitanti (quindi circa 3mila) e grazie ai fondi del Recovery ne potranno essere attivate quasi altre 1.300 e per il 2026 (anno di termine per il PNRR) quando si arriverà a 1.777. E avranno un team multidisciplinare di: medici di medicina generale, specialisti, infermieri di famiglia e comunità, altri professionisti della salute e potranno ospitare anche assistenti sociali.
Per le cure domiciliari, tutte da potenziare, già oggi nell’Adi gli infermieri impegnano circa il quadruplo delle ore per paziente delle altre professioni, e sono altrettanto rilevanti e presenti nelle reti di cure palliative (sempre a domicilio), ma saranno presenti con l’infermiere di famiglia e comunità in modo massiccio e tale da rispettare la previsione del 10% almeno di over 65 assistiti a casa (oltre 1,5 milioni di cittadini, sempre al 2026).
Infermieri di famiglia e comunità che saranno anche nelle centrali operative territoriali destinate a coordinare la presa in carico del cittadino/paziente e raccordare i servizi e i soggetti coinvolti nel processo assistenziale nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e della rete di emergenza-urgenza.
L’ospedale di comunità è già previsto che sia a gestione infermieristica e ce ne dovranno essere almeno 1.205 (1 ogni 50mila abitanti) con oltre 10mila posti letto: si punta al 2026 (ultimo anno del PNRR) per realizzare i quasi 400 che mancano con oltre 7.600 posti letto.
Per fare tutto questo è necessaria una rete sanitaria territoriale capillare con un approccio proattivo che assicuri anche un minor rischio di sviluppo, di riacutizzazione e di progressione delle condizioni croniche, una riduzione dei ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, quali ad esempio diabete, scompenso cardiaco, malattia polmonare cronica ostruttiva e ipertensione.
“Maggiore appropriatezza quindi – sottolinea Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI – e integrazione sociosanitaria con la possibilità di rispondere in modo personalizzato alle necessità della persona e della famiglia. Per questo sarà necessario, tra l’altro, personale sanitario specializzato e formato, con compensi e possibilità di carriera adeguati e dedicato soprattutto ai fragili per una migliore presa in carico della comunità di riferimento. E soprattutto in numero sufficiente alle esigenze del nuovo modello”.
Un progetto già disegnato dalla FNOPI nel suo documento messo a punto dall’Advisory board di personaggi illustri del mondo sociosanitario e presentato a Governo e Parlamento a marzo con alcune richieste principali: sviluppare e ampliare le competenze infermieristiche anche in riferimento alla possibilità di prescrizione – come ha spiegato Silvio Garattini, presidente del Mario Negri di Milano – per adeguarle alle esigenze, identificare meglio il ruolo nei vari setting assistenziali anche in relazione agli standard di esiti di cura attesi sulla popolazione; risolvere il fabbisogno di personale infermieristico, sia in termini di programmazione degli accessi ai percorsi di studio, sia migliorando le prospettive di carriera, anche rispetto al trattamento economico, sia ancora riorganizzando gli organici oggi assolutamente carenti; migliorare i modelli organizzativi della rete ospedaliera e territoriale, valutandone un’adeguata programmazione dei bisogni, valorizzando il contributo del sapere infermieristico, stabilendo tra i professionisti un livello di integrazione multidisciplinare (team) e un livello di differenziazione dei rispettivi ruoli e competenze anche attraverso nuovi strumenti per potenziare l’assistenza territoriale come la teleassistenza e il tele nursing.
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Melanoma, al via la campagna di prevenzione “Oltre la pelle”
ROMA (ITALPRESS) – Negli ultimi 12 mesi gli italiani hanno trascurato la prevenzione del melanoma, il più aggressivo fra i tumori della pelle, rinviando o annullando molte visite di controllo e accertamenti. Sono 7 su 10 gli italiani che hanno cambiato atteggiamento nei confronti della salute a seguito dell’emergenza sanitaria, il 52% quelli che hanno deciso di rimandare qualche visita clinica e quasi l’80% degli intervistati non ha ritenuto così importante fissare una visita per la mappatura dei nei. Un fenomeno preoccupante considerando che il melanoma è il tumore per cui negli ultimi anni si è registrato il maggior incremento nelle diagnosi, +20% rispetto al 2019, e che la prevenzione è lo strumento principale per sconfiggere questa malattia. La 2^ edizione dell’Osservatorio “Gli Italiani e il melanoma”, indagine condotta da Doxapharma e promossa da Novartis per indagare sulle abitudini di prevenzione, evidenzia come la quota di Italiani che dichiarano di conoscere bene questo tumore, così come quella di chi ritiene fondamentale la diagnosi precoce per aumentare le possibilità di guarigione, si sono ridotte di ben 10 punti percentuali in soli 12 mesi.
Più in generale, tra chi si dichiara più sensibile alla salute della pelle, è poco diffusa l’abitudine di sottoporsi regolarmente alle visite di controllo, con una forte differenza di genere ed un’alta percentuale di uomini che non conoscono o praticano alcuna forma di prevenzione. Scarsa attenzione, quindi, allo screening dei nei: il 43% degli italiani dichiara di non averlo mai fatto, ma anche tra coloro che erano abituati a controllarsi periodicamente, la frequenza è diminuita. Il rallentamento delle attività di prevenzione del melanoma provocato dalla pandemia è stato molto significativo: solo il 7% ha pianificato nei prossimi mesi un controllo dei nei. Per riportare l’attenzione sul melanoma e sull’importanza della prevenzione secondaria, parte la campagna di Novartis “Oltre la pelle – La prevenzione al centro” con un programma ricco di attività per fornire informazioni e strumenti utili a conoscere e prevenire il melanoma.
“Il melanoma è il tumore più aggressivo della pelle legato alla trasformazione dei melanociti, responsabili del colore della pelle e dell’abbronzatura, su cute apparentemente sana o alla modifica di un neo preesistente. Sappiamo che uno dei fattori di rischio principali è proprio l’esposizione ai raggi solari e le scottature, soprattutto in giovane età”, ha dichiarato il professor Ignazio Stanganelli, direttore del Centro Clinico-sperimentale di Oncodermatologia – Skin Cancer Unit dell’Istituto Tumori della Romagna (IRST) IRCCS, professore Associato dell’Università di Parma e presidente dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI). “E’ importante aumentare la conoscenza di questo tumore perchè, sebbene la ricerca negli ultimi anni ci abbia dato nuovi strumenti efficaci e mirati, la prevenzione rimane l’arma più potente che abbiamo”.
“L’indagine mette in evidenza la riduzione del ricorso ai controlli dermatologici e anche come sia aumentato il tempo intercorso fra una visita e un’altra. Preoccupa la scarsa percezione dell’importanza della prevenzione dei tumori della pelle, in particolare del melanoma. La pandemia ha sconvolto alcune nostre abitudini: dobbiamo tornare a preoccuparci della nostra salute a 360° e a prenderci cura della nostra pelle attraverso controlli periodici”, ha spiegato Francesco Cusano, direttore UOC di dermatologia presso l’A.O. San Pio-P.O. Gaetano Rummo, di Benevento, e presidente dell’Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica (ADOI).
La campagna “Oltre la pelle – La prevenzione al centro” vuole riportare l’attenzione proprio su questo aspetto e permettere ai cittadini di saperne di più grazie ad un ricco programma di attività con informazioni e strumenti utili per conoscere e prevenire il melanoma e alla possibilità di interagire con gli esperti e le associazioni di pazienti, possibilità di porre domande a dermatologi e oncologi attraverso la pagina Facebook @OltreLaPelleMelanoma, una community attiva da oltre un anno, e una pagina dedicata all’interno del portale Alleati per la Salute (https://www.alleatiperlasalute.it/oltre-la-pelle).
“Non è più tempo di rimandare, è tempo di rimettere la prevenzione al centro della nostra pratica clinica. Le persone a rischio di sviluppare un melanoma sono quelle con pelle chiara e occhi verdi/celesti, molti nei, e familiarità per melanoma e sono anche quelle che devono sottoporsi a controlli clinici più regolari, anche se il controllo dei nei dovrebbe diventare una sana abitudine per tutti”, ha affermato la professoressa Ketty Peris, professore ordinario di Dermatologia, direttore U.O.C. di Dermatologia, direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS Roma e Presidente della Società Italiana di Dermatologia – SIDeMaST.
Rimane importante rivolgersi al proprio dermatologo o ai centri specialistici presenti nelle varie città italiane perchè la prevenzione può davvero fare la differenza: se diagnosticato nelle sue prime fasi, infatti, il melanoma può spesso avere una prognosi favorevole e richiedere la sola asportazione chirurgica. Diventa invece più complessa la sua gestione quando la diagnosi avviene in fase più avanzata, nonostante le opzioni terapeutiche siano aumentate e migliorate rispetto a qualche anno fa. Fondamentale per completare una corretta diagnosi è inoltre la determinazione di mutazioni geniche come quella di BRAF che è presente in circa la metà dei pazienti affetti da melanoma e che può essere cruciale per la scelta di una terapia mirata (terapia target). “Nel campo del melanoma, la terapia target ha rivoluzionato la gestione della malattia, ma l’impegno di Novartis nel re-immaginare la medicina passa anche e soprattutto attraverso il sostegno alla prevenzione. Per questo siamo orgogliosi di lanciare questa campagna di sensibilizzazione insieme ad Associazioni Pazienti e Società Scientifiche”, ha concluso Luigi Boano, general manager Novartis Oncology Italia.
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Rinnovato il direttivo di Aiop Sicilia, Tropea presidente
PALERMO (ITALPRESS) – Rinnovato il direttivo di Aiop Sicilia. Il nuovo presidente regionale dell’Associazione italiana ospedalità privata è il catanese Carmelo Tropea, che subentra a Marco Ferlazzo. Il vicepresidente è il messinese Gustavo Barresi. L’assemblea di Aiop, celebrata con il sistema del webinair, ha eletto anche il catanese Sergio Castorina alla carica di consigliere nazionale e il palermitano Vittorio Macchiarella componente del consiglio regionale. I nuovi vertici di Aiop Sicilia resteranno in carica per i prossimi tre anni.
“Aiop fa parte di un sistema complesso – dichiarano Tropea e Barresi – e con questa consapevolezza ci assumiamo la responsabilità di un incarico che intendiamo portare avanti con spirito di servizio nei confronti di tutti gli associati e soprattutto della collettività che con fiducia si rivolge alle nostre strutture. Riteniamo fondamentale un confronto aperto e costruttivo con le istituzioni nell’ambito di un progetto di collaborazione aperto e leale per realizzare progetti innovativi che possano consentire di migliorare l’offerta sanitaria in Sicilia nell’interesse dei cittadini e a beneficio dell’efficienza del sistema”.
Carmelo Tropea, 43 anni, laureato in Economia aziendale alla Cà Foscari di Venezia e un master in management delle Aziende sanitarie presso Sda Bocconi di Milano, è amministratore della clinica Gretter. Dal 2006 si occupa a tempo pieno della sanità privata catanese. In Aiop è stato presidente provinciale della sezione di Catania per il triennio 2018-2021.
Gustavo Barresi, 51 anni, laureato in Economia aziendale alla Bocconi di Milano, è amministratore della casa di cura Villa Salus di Messina. Professore ordinario di Economia aziendale all’Università di Messina e docente in diversi master in managment sanitario presso diversi atenei italiani, è componente del comitato editoriale di Mecosan, la più importante rivista del settore.
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Coronavirus, 9.116 nuovi casi e 305 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Crescono i nuovi casi di coronavirus in Italia. Nelle ultime 24 ore si contano 9.116 nuovi positivi contro i 5.948 registrati ieri a fronte di 315.506 tamponi effettuati, numero che fa crollare il tasso di positività al 2,88%. Secondo il bollettino del Ministero della Salute i decessi tornano a crescere riportandosi sopra quota 300, a 305. I guariti sono 18.447 mentre gli attuali positivi scendono a 413.889 con un calo di 9.669.
Prosegue il costante calo dei ricoveri nei reparti ordinari, oggi sono 18.176 (-219), mentre nelle terapie intensive vi sono ricoverati 2.423 con un saldo in negativo di 67 pazienti ma con 136 nuovi ingressi (ieri erano 121). In isolamento domiciliare vi sono 393.290 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia (1.354), seguita da Campania (1.331), e Puglia (1.028).
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Un algoritmo musicale migliora il sonno dei bambini disabili
ROMA (ITALPRESS) – Un algoritmo musicale migliora il sonno dei bambini disabili, li rilassa e riduce lo stress dei genitori. Si tratta di una precisa sequenza di suoni, voci, musiche e immagini sviluppata dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e personalizzata in base alle necessità di ciascun paziente. La nuova tecnica riabilitativa è stata sperimentata durante il primo il lockdown del 2020 come terapia sostitutiva delle sedute in Ospedale per garantire la continuità delle cure anche a casa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Telemedicine and Telecare.
Il metodo riabilitativo sviluppato dai ricercatori del Bambino Gesù si chiama “Euterpe”, dal nome della mitologica dea della Musica. Viene regolarmente utilizzato dai terapisti del Dipartimento di Neuroriabilitazione del Bambino Gesù, diretto dal professor Enrico Castelli, per la stimolazione multisensoriale dei bambini con disabilità motorie e neurologiche attraverso l’uso combinato – secondo le necessità del paziente – di suoni, musiche, immagini, aromi, oggetti, strumenti e luci.
Durante il primo lockdown del 2020 questa terapia è stata rielaborata per essere eseguita anche a domicilio (teleriabilitazione): i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo originale per ordinare – in una precisa sequenza ritmica – molti degli strumenti utilizzati in Ospedale per stimolare i sensi del bambino e raggiungere gli obiettivi terapeutici (rilassamento, sviluppo delle competenze comunicative, miglioramento dell’interazione con i familiari). Sono stati così realizzati dei componimenti audio-video personalizzati che contenevano suoni a particolari frequenze, musiche originali, la voce della mamma e del bambino stesso, canzoni e ninne nanna familiari, immagini legate a momenti piacevoli registrate durante le sedute al Bambino Gesù.
“In questo studio, oltre agli aspetti scientifici, sono emerse nuove sfumature nella relazione familiare, ovvero, l’orgoglio di vedere con occhi diversi le capacità e le qualità del bambino non come paziente ma come protagonista – spiega Tommaso Liuzzi, musicoterapeuta del Bambino Gesù -. Quanto sperimentato potrà avere un importante impatto terapeutico: dal legame affettivo madre-figlio ad un coinvolgimento familiare con prospettive di nuovi apprendimenti. Ripetere attività in ambito familiare apprese durante il ricovero costituisce un processo di continuità riabilitativa, ponendo al centro una nuova consapevolezza dei potenziali umani inespressi”.
Lo studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Neuroriabilitazione del Bambino Gesù ha coinvolto 14 pazienti affetti da diversi disturbi neurologici (paralisi cerebrale infantile, sindromi genetiche, malformazioni cerebrali), tutti al di sotto dei 12 anni (età media 7 anni e 5 mesi).
Nel periodo di sospensione delle visite non urgenti in Ospedale a causa della pandemia Covid-19 (marzo-maggio 2020) le famiglie coinvolte nella ricerca hanno ricevuto la composizione audio-video personalizzata da somministrare ai bambini 3 volte al giorno per 2 settimane consecutive.
Al termine della sperimentazione, gli effetti della terapia a domicilio sono stati valutati con appositi questionari scientificamente validati. Dall’analisi sono emersi dati statisticamente significativi, in particolare la riduzione dei disturbi del sonno dei bambini, dei livelli di stress dei genitori e il miglioramento della relazione bambino-genitore.
“Oltre ai risultati raggiunti – aggiunge la neuropsichiatra infantile Sarah Bompard – è importante sottolineare che, grazie a questo studio, i bambini hanno potuto proseguire, seppure in modi e tempi diversi, una terapia riabilitativa. Siamo riusciti a dare un importante supporto anche ai genitori, preoccupati che la disabilità dei figli potesse peggiorare con la sospensione delle terapie riabilitative in Ospedale. E’ importante inoltre sottolineare che tutte le famiglie hanno proseguito la somministrazione dei componimenti audio-video personalizzati anche dopo il termine dello studio, dati i numerosi benefici riscontrati. Tra i nostri obiettivi futuri vi è sicuramente quello di condurre studi su un numero maggiore di pazienti e con patologie diverse”.
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