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Covid, 13.817 nuovi casi e 322 decessi nelle ultime 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 13.817 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 14.761) a fronte di 320.780 tamponi effettuati su un totale di 56.886.535 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del ministero della Salute – Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 322 i decessi (ieri 342), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 119.021. Con quelli di oggi diventano 3.949.517 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 461.448 (-4.095), 437.583 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 20.971 di cui 2.894 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 3.369.048 con un incremento di 17.587 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Lombardia (2.313), seguita da Campania (2.012), Lazio (1.266), Puglia (1.255) e Sicilia (1.095).
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Vaccini, Cimo-Fesmed “Evitata penalizzazione per medici pensionati”

ROMA (ITALPRESS) – “La notizia sulla soluzione individuata da Ministero del Lavoro e Inps, che consentirebbe ai medici pensionati di operare come vaccinatori per l’emergenza Covid senza subire la sospensione della pensione, è un ottimo segnale”. Lo afferma in una nota CIMO-FESMED, che nelle scorse settimane aveva fatto diversi richiami in tal senso. Attraverso la confederazione CIDA, inoltre, il sindacato aveva presentato un emendamento in materia.
“Viene così sgombrato il campo da un’inutile e umiliante penalizzazione che rischiava di sottrarre alla campagna vaccinale il supporto di centinaia di medici con professionalità quanto mai necessarie, personale qualificato ed esperto in grado di fornire una valutazione clinica dei pazienti e l’intervento in caso di soccorso – si legge in una nota -. Il Ministro Orlando e il Presidente Tridico hanno così dimostrato attenzione e prontezza con una soluzione che non solo evita un lungo iter parlamentare di modifica ma soprattutto pone chiarezza di riferimenti per le regioni e le aziende sanitarie, agevolandole nell’avvalersi anche dei medici in pensione per accelerare in sicurezza le vaccinazioni”.
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Coronavirus, 14.761 nuovi casi e 342 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Calo dei casi di coronavirus in Italia. Secondo il bollettino del Ministero della Salute i nuovi contagiati nelle ultime 24 ore sono 14.761 (ieri erano stati più di 16 mila) con 315.700 tamponi e che determina un tasso di positività al 4,6%. Dall’inizio della pandemia i casi totali sono ad un passo dai 4 milioni. I decessi scendono a 342 (-18). Il numero dei guariti oggi è 21.069, mentre gli attuali positivi flettono di 6.652 attestandosi complessivamente a 465.543.
Il calo dei ricoveri nei reparti ordinari è netto anche oggi. I degenti attualmente ospitati sono 21.440 (-654), mentre scendono sotto i 3 mila i ricoverati nelle terapie intensive, per la precisione sono 2.979 con 153 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 441.124 persone. Per quanto riguarda le regioni, la Lombardia registra il più alto incremento di nuovi contagiati (2.304), seguita da Campania (1.970) e Puglia (1.692). Sopra i 1000 pure Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio e Toscana.
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AstraZeneca, Ema “Sì alla seconda dose, i benefici superano i rischi”

AMSTERDAM (PAESI BASSI) (ITALPRESS) – Arriva un nuovo via libera dall’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) su Vaxzevria, il vaccino AstraZeneca contro il Covid-19.
Per l’Ema “i benefici superano i suoi rischi negli adulti di tutte le età, tuttavia, a seguito della vaccinazione si sono verificati casi molto rari di coaguli di sangue con basse piastrine. Per supportare le autorità nazionali nel prendere decisioni su come utilizzare al meglio il vaccino nei loro territori, il comitato per i medicinali per uso umano (CHMP)
ha ulteriormente analizzato i dati disponibili per mettere il rischio di questi rarissimi coaguli di sangue nel contesto dei benefici del vaccino per diverse fasce d’età e diversi tassi di infezione”, si legge in una nota.
Il comitato ha raccomandato di continuare a somministrare la seconda dose di Vaxzevria tra 4 e 12 settimane dopo la prima.
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Studio, essere nevrotici aumenta il rischio di sviluppare il Parkinson

ROMA (ITALPRESS) – La malattia di Parkinson colpisce circa l’1-2% della popolazione anziana mondiale ed è la seconda patologia neurodegenerativa più comune dopo il morbo di Alzheimer. Seppur le cause non siano ancora note, gli scienziati ritengono che fattori genetici e ambientali contribuiscano alla sua insorgenza. Una nuova ricerca con partecipazione dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irib) di Cosenza e l’Istituto per le bioimmagini e fisiologia molecolare (Cnr-Ibfm) di Milano, pubblicata su Movement Disorders, indica che anche il tratto di personalità “nevroticismo” è costantemente associato a un maggiore rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.
“Il nevroticismo è stato collegato ai disturbi dell’umore e all’Alzheimer, ma ci sono meno studi sulla sua connessione prospettica con il Parkinson, disturbo degenerativo a lungo termine che causa un progressivo declino delle funzioni motorie e fisiche. Quando la malattia progredisce, il danno alle cellule nervose nel cervello provoca un calo dei livelli di dopamina che porta a sintomi come tremori, movimenti lenti, rigidità e perdita di equilibrio”, spiega Luca Passamonti, primo ricercatore presso Cnr-Ibfm di Milano e neurologo presso l’Università di Cambridge.
“In precedenza si pensava che il legame tra la personalità nevrotica e insorgenza del Parkinson fosse collegato all’eccesso di attività dopaminergica che caratterizza il profilo neurocognitivo del nevrotico e che porterebbe a una condizione di stress chimico delle aree dopaminergiche legate allo sviluppo della malattia in età avanzata”, prosegue Antonio Cerasa, neuroscienziato e responsabile della sede Cnr-Irib di Cosenza. “Quest’ipotesi è stata però rigettata negli ultimi anni a favore di una visione rivolta alla compromissione del sistema ipotalamo-ipofisi-surrene che, nel nevrotico, porterebbe a uno stato di stress ossidativo a lungo termine”.
“Grazie alla possibilità di usare i dati della UK Biobank, in questo studio sono stati reclutati e seguiti per circa 12 anni mezzo milione di individui, di età compresa tra 40 e 69 anni tra il 2006 e il 2010. Durante le valutazioni longitudinali sono comparsi nel campione 1.142 casi di Parkinson. I soggetti che all’inizio dello studio mostravano livelli più elevati di nevroticismo hanno mostrato più dell’80% di rischio di sviluppare la malattia”, conclude Antonio Terracciano della Florida State University di Tallahassee (USA), coordinatore dello studio, condotto in collaborazione anche con università francesi, inglesi e italiane (Roma Tor Vergata). “Ansia e depressione sono fenomeni associati con la malattia di Parkinson. In parte questo problema potrebbe essere dovuto a come la malattia altera il cervello e può avere un’influenza sulle emozioni. Alcuni clinici pensano che ansia e depressione siano solo il risultato del Parkinson, tuttavia i nostri risultati suggeriscono che una certa vulnerabilità emotiva è presente molti anni prima dello sviluppo della malattia”.
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Covid, Cittadini (Aiop) “Fondamentale sinergia tra componenti Ssn”

PALERMO (ITALPRESS) – “La pandemia che ha fatto emergere problematiche immense ha fatto anche emergere come la sinergia tra le due componenti del sistema sanitario è fondamentale”. Lo ha detto il presidente nazionale di Aiop, Barbara Cittadini intervendo alla presentazione del bilancio sociale dell’Aiop Sicilia.
Quale sistema sanitario dopo la pandemia? “Sarà un sistema – ha aggiunto Cittadini – che andrà rinnovato dopo il covid, sicuramente rispetto a due normative come il dl 95/2012 che blocca sine die la spesa della componente privata, una legge anacronistica, e permettere alla componente privata del Ssr di dare risposte; e il dm 70 che ha mostrato tutte le sue fragilità di cui il governo è pienamente cosciente”.
“Il Ssn ha bisogno di riforme in senso lato ma c’è bisogno di un nuovo patto tra le istituzioni e da un patto che parte dalla sinergie delle due componenti possono esserci solo benefici – ha sottolineato -. Esiste una unica rete sanitaria che comprende posti pubblici e privati, e se non si mettono entrambe le reti nelle condizioni di esprimere le potenzialità non potranno esserci risposte adeguate ai cittadini”, ha concluso Cittadini.
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Covid, i pazienti con disturbi mentali gravi muoiono più giovani

ROMA (ITALPRESS) – In Italia le cure ospedaliere rivolte ai pazienti con un decorso letale di Covid-19 sono state garantite senza disparità fra coloro che erano e non erano affetti da un disturbo mentale, anche nei primi mesi dell’emergenza pandemica: i tempi di accesso ai test per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 sono risultati sovrapponibili e non sono emerse differenze nell’accesso alla terapia intensiva correlate alla diagnosi di patologia psichiatrica. Ciononostante, i pazienti affetti da un disturbo psichiatrico grave muoiono con il Covid-19 a un’età più giovane rispetto ai pazienti senza una diagnosi di disturbo mentale, al netto degli altri fattori esaminati, incluse le comorbilità non psichiatriche. Sono questi i risultati principali emersi da uno studio condotto dal gruppo di lavoro “Cause di mortalità COVID-19” coordinato da Graziano Onder, appena pubblicato su EclinicalMedicine.
La riflessione sui dati raccolti ha coinvolto numerosi ricercatori dell’ISS che si occupano di salute mentale in diversi gruppi di lavoro e specialisti psichiatri anche del SSN.
“La consapevolezza del diverso impatto della pandemia sulle popolazioni più vulnerabili, fra le quali rientrano le persone affette da un disturbo mentale grave e da un disturbo del neurosviluppo, si è andata diffondendo progressivamente”, specificano Ilaria Lega e Lorenza Nisticò, ricercatrici presso l’ISS e promotrici dello studio.
Fin dai primi mesi della fase pandemica è apparso evidente che la scarsa aderenza alle misure di protezione individuale legata a una ridotta consapevolezza del rischio, le frequenti comorbilità cardiovascolari e metaboliche associate, la difficoltà nel riconoscere e riferire i sintomi fisici a causa delle alterazioni cognitive o della mancanza di motivazione, potessero esporre le persone affette dai disturbi mentali più gravi a un maggior rischio di infezione da SARS-CoV 2 e a un decorso più grave di COVID-19.
Studi recenti hanno concluso che l’essere affetti da un disturbo mentale costituisca un fattore di rischio indipendente per infezione da SARS-CoV-2 e possa associarsi ad un aumento della mortalità da COVID-19. Sulla base di queste evidenze alcuni paesi europei hanno incluso i pazienti con disturbi mentali gravi fra le categorie prioritarie per la vaccinazione anti SARS-CoV-2.
In diversi Paesi sono state registrate nei primi mesi della pandemia concentrazioni di decessi nei grandi ospedali psichiatrici; nel Regno Unito è emersa un’allarmante disparità di accesso ai test di conferma dell’infezione e alle misure di protezione individuale a svantaggio dei pazienti con disturbi mentali rispetto ai pazienti affetti da altre patologie.
Per valutare la situazione in Italia, dove gli ospedali psichiatrici sono chiusi da oltre 40 anni, sono state prese in esame le cartelle cliniche di 4020 pazienti deceduti con COVID-19 in 365 ospedali italiani dal 21 Febbraio al 3 Agosto 2020, il 2,1% dei quali era affetto da un disturbo psichiatrico grave (schizofrenia o altro disturbo psicotico, disturbo bipolare), il 4,4% da un disturbo mentale comune (disturbo depressivo senza sintomi psicotici, disturbo d’ansia).
L’età media al decesso dei pazienti con un disturbo psichiatrico grave è risultata pari a 71,8 anni, rispetto ai 78,0 dei pazienti senza una diagnosi pregressa di disturbo mentale e ai 79,5 degli affetti da disturbo mentale comune.
Tutta la popolazione dei deceduti con COVID-19 mostra un carico elevato di comorbilità associate: i pazienti con 3 o più patologie somatiche sono il 61,2% fra coloro senza una diagnosi pregressa di disturbo psichiatrico, il 73,8% fra gli affetti da un disturbo psichiatrico grave, il 79,5% nel gruppo dei deceduti con un disturbo mentale comune.
Ipertensione e diabete tipo 2 sono le patologie più frequenti nel gruppo senza una storia di disturbo mentale (rispettivamente 66,4% e 30,1%) e con un disturbo mentale comune (rispettivamente 64,9% e 27,0%), mentre fra i pazienti con un disturbo psichiatrico grave al secondo posto dopo l’ipertensione troviamo la demenza (rispettivamente 42,9% e 28,6%). Fra i deceduti con COVID-19 e disturbi mentali comuni, le donne sono più rappresentate. Sia i pazienti con disturbi psichiatrici gravi che quelli con disturbi mentali comuni, più spesso dei deceduti senza un disturbo psichiatrico, provengono da un contesto di lungo degenza esterno al servizio di salute mentale, privo di funzioni riabilitative.
Fra le azioni in grado di tutelare la salute dei pazienti affetti da un disturbo mentale nel contesto pandemico, lo studio suggerisce l’opportunità di includere i pazienti con disturbi psichiatrici gravi tra coloro con priorità per la vaccinazione. Allo stesso tempo, come previsto dal DL 34 del 19 maggio 2020, relativo a misure urgenti in materia di salute e di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, è necessario rafforzare i percorsi di presa in carico territoriale per le persone più fragili, prevedendo modalità di intervento che riducano le scelte di istituzionalizzazione e favoriscano l’inclusione nella comunità ispirandosi ai principi del recupero psicosociale in salute mentale, anche tramite strumenti innovativi come il budget di salute.
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Vaccino, una campagna della Regione Siciliana spiega perchè è sicuro

PALERMO (ITALPRESS) – AstraZeneca sì, AstraZeneca no: questo il dilemma. Il vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica anglo-svedese divide e soprattutto – a tratti – ‘spaventà il popolo siciliano per via dei ‘casi avversì che si sono verificati nel mondo. Eppure i dati diffusi dall’AIFA dicono altro, ovvero che si tratta di un siero estremamente affidabile e che i numeri, nella maggior parte dei casi, sono anche migliori rispetto a quelli degli altri vaccini. Da questo punto di vista per sensibilizzare la popolazione siciliana e spingerla a vaccinarsi il più presto possibile, la Regione ha anche cercato di ‘pubblicizzarè i numeri, paragonando anche i casi avversi del vaccino AstraZeneca con i casi avversi delle pillole anticoncezionali. Il dato è che queste ultime presenterebbero addirittura un margine di effetti avversi maggiore, ma nonostante ciò, la popolazione resta divisa tra chi non vede l’ora di vaccinarsi e chi invece attende di poter avere la possibilità di scegliere quale siero farsi inoculare. Quindi si passa da giornate di grandissimo successo, come l’Open weekend che vi è stato negli scorsi fine settimana, dove chiunque – anche senza prenotazione – con età compresa tra 60 e 79 anni e senza patologie poteva vaccinarsi con AstraZeneca, a giornate dove l’hub della fiera del mediterraneo è meno affollato.
“Il vaccino Astrazeneca con l’iniziativa ‘Open weekend’ è stato un successo perchè ha permesso di vaccinare 25mila persone in tre giorni – dice all’Italpress Mario Minore, referente regionale della task force vaccini in Sicilia -. Questo ci auspichiamo possa essere un nuovo punto di slancio, sperando che la gente si continui a prenotare per vaccinarsi. Alla fine, al contrario di quello che si legge sui giornali, la scienza dice ben altro, ovvero che il vaccino Astrazeneca è sicuro e che il vaccino rappresenta l’unico mezzo per uscire dalla pandemia”. .
Eppure l’indecisione dei cittadini in alcuni casi resta: “A mio parere me c’è stata un cattiva informazione, anche perchè anche gli altri vaccini hanno chiaramente avuto dei casi avversi, ma non hanno fatto notizia – sottolinea Minore -. Credo che qualsiasi farmaco, anche l’Aspirina, possa avere delle complicanze. E’ chiaro che in un momento così delicato per la popolazione leggere notizie come ‘è successa questa cosa, aveva fatto il vaccino Astrazenecà abbia sicuramente influito negativamente sulle scelte della popolazione riguardo la vaccinazione. I numeri così come sono stati pubblicati parlano chiaro: non stiamo somministrando veleno, ma un siero che rappresenta l’unico mezzo per andare avanti e per raggiungere quell’immunità di popolazione che garantisca la ripresa della vita, delle attività economiche e di tutte quelle cose che il covid ci ha portato via”.
Lo slancio degli ultimi giorni di molti cittadini che si sono vaccinati con AstraZeneca è un primo segno di una rinnovata fiducia: “E’ un vaccino ottimo che ha già permesso di immunizzare un intero popolo, il Regno Unito – dice all’Italpress Renato Costa, commissario straordinario per l’emergenza Covid dell’Asp di Palermo -. La percentuale di eventi avversi, di cui è gravata ogni sostanza farmaceutica, è veramente irrisoria”. Segnali positivi e di ripresa, messaggi incoraggianti anche per via dei numerosi controlli che vengono effettuati su ogni paziente pronto a vaccinarsi: “Una volta giunti nell’hub dove si effettuerà il vaccino c’è un’ulteriore verifica che nel nostro caso è fatta dai nostri medici vaccinatori che spesso sono medici plurispecialistici – ricorda Costa -, assolutamente in grado di poter indicare il tipo di vaccinazione e se è possibile farla in sicurezza. Questo deve essere un ulteriore elemento di serenità per tutti per affrontare la vaccinazione”.
Dello stesso avviso anche il professore Antonio Cascio, Ordinario di Malattie Infettive e Direttore UOC Malattie Infettive del Policlinico “Giaccone” di Palermo: “Sembra che le persone stiano iniziando a capire, e in tal senso ha contribuito anche il report pubblicato dall’AIFA in cui vengono specificati tutti i casi avversi – conferma Cascio all’Italpress -. Dall’analisi dei dati, infatti, emerge che il maggior numero di casi avversi si è avuto con Pfizer. Ciò chiaramente non vuol dire che Pfizer non è valido, ma che il vaccino Astrazeneca è ugualmente un vaccino affidabile”. L’invito di Cascio è quindi quello di vaccinarsi immediatamente col primo vaccino disponibile per la propria categoria: “Questo è anche importante per evitare l’insorgenza di nuove mutazioni, ormai si sa bene che tanto più il virus circola, tanto più facilmente possono emergere nuove mutazioni e varianti che teoricamente potrebbero essere resistenti agli anticorpi dalla vaccinazione con i vaccini attualmente disponibili. Quindi nessun tentennamento”.
Da quest’ultimo punto di vista – tra l’altro – al momento si può stare tranquilli: “Le persone vaccinate con i vaccini che abbiamo a disposizione sono parzialmente, se non totalmente, protette anche nei confronti delle cosiddette varianti che circolano nel mondo. In futuro saranno disponili probabilmente nuovi vaccini che conterranno le nuove varianti, quindi non è escluso che l’anno prossimo ci possa essere un nuovo richiamo – ha concluso Cascio -. Per adesso non dobbiamo preoccuparci di ciò che faremo, ma preoccuparci di ciò che dobbiamo fare subito, cioè farci vaccinare”.
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