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Coronavirus, 8.864 nuovi casi e 316 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 8.864 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 21.315) a fronte di 146.728 tamponi effettuati, determinando un tasso di positività del 6,04%. E’ quanto riporta il bollettino del ministero della Salute. I decessi sono stati 316 nelle ultime 24 ore, in aumento rispetto ai 251 registrati ieri.
I guariti sono 13.134 e gli attuali positivi scendono a 504.611 (697 in meno rispetto a ieri). I ricoverati nei reparti ordinari sono 23.742, 94 in più rispetto a ieri. Le terapie intensive sono a 3.244 ricoverati (-67 unità) con 141 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare sono 466.503 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Campania (1.334), seguita da Sicilia (1.123), e Lombardia (1.040).
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Allianz, al via campagna comunicazione su “Ultra” Salute

MILANO (ITALPRESS) – Allianz arricchisce il modello assicurativo Allianz ULTRA della protezione Salute e lancia la nuova campagna di comunicazione, on air da domenica 18 aprile sulle principali reti televisive – con qualche passaggio già al sabato per gli anticipi del calcio -, “per far riflettere gli italiani, con eleganza e grande sensibilità, sull’importanza di proteggere la salute della famiglia”, si legge in una nota.
Allianz ULTRA Salute “è una soluzione eccellente per affrontare qualsiasi esigenza sanitaria, come infortuni e malattie, anche gravi, e le loro conseguenze – prosegue la nota -. Il tema salute, delicato ma sicuramente molto sentito in questo periodo dagli italiani, viene affrontato nello spot in maniera innovativa con uno stile emozionale ed elegante, facendo leva su un sentimento forte e universale: la serenità dei nostri cari viene prima di tutto e, per poter continuare a prenderci cura di chi amiamo, è importante anche proteggere se stessi”.
Roberto Felici, Head of Market Management di Allianz S.p.A. ha commentato: “Ogni giorno ci prendiamo cura in tanti modi dei nostri cari, ma spesso accantoniamo la riflessione sull’importanza di prenderci cura anche di noi stessi. Una solida protezione assicurativa per la salute ci garantisce le risorse necessarie per far fronte in modo rapido ed efficace a una qualsiasi problematica sanitaria, un genere di imprevisto che non si può prevedere, ma che può ostacolare anche seriamente i progetti familiari. La nostra campagna ha un linguaggio caldo ed emozionale ed invita gli italiani a riflettere proprio sull’opportunità di approfondire la nostra ultima innovazione, Allianz ULTRA Salute, una proposta assicurativa semplice, sostenibile e personalizzabile per proteggere se stessi e i propri cari”.
Lo storytelling dello spot racconta l’amore di una mamma lavoratrice che è presente ogni volta che il suo bambino ha bisogno di lei, anche solo con un sorriso o un abbraccio. Ma per poter continuare ad accudire il figlio con serenità, dovrà ugualmente prendersi cura anche di se stessa e della propria salute. “Una tranquillità garantita dalla protezione di Allianz ULTRA Salute che, in caso di infortunio o malattia, fornisce le risorse per accedere alle cure migliori o per compensare l’eventuale riduzione del reddito familiare”, prosegue la nota.
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Vaccino, Gruppo San Donato apre un nuovo hub a Novegro

MILANO (ITALPRESS) – Apre domani il nuovo centro vaccinale negli spazi del Parco Esposizioni Novegro, nel Comune di Segrate. Il nuovo polo dedicato alla campagna di vaccinazione massiva contro il Covid-19 sarà gestito da Gruppo San Donato per conto di Regione Lombardia e Ats Milano. Il Parco esposizioni di Novegro ospiterà quello che è destinato a diventare il polo vaccinale più grande della Martesana. Il nuovo hub avrà inizialmente 15 linee vaccinali, con 2.160 inoculazioni al giorno, che dal mese di maggio possono aumentare fino a 40 per somministrare più di 4.000 dosi giornaliere.
Si parte con i cittadini lombardi over 70 e i pazienti fragili, che potranno prenotare la vaccinazione tramite il portale di Poste Italiane:
(https://prenotazionevaccinicovid.regione.lombardia.it/).
Il centro vaccinale sarà aperto tutti i giorni da lunedì a domenica, dalle ore 8.00 fino alle ore 20.00.
“Dall’inizio della pandemia il Gruppo San Donato si è impegnato senza riserve nella battaglia contro il coronavirus – ha commentato Valerio Fabio Alberti, sovrintendente sanitario del Gruppo San Donato -. In piena collaborazione con il Servizio Sanitario Regionale, GSD ha messo a disposizione 2000 posti letto già durante la prima ondata. Ad oggi sono 12.000 i pazienti Covid trattati dal Gruppo e 450.000 i tamponi complessivi effettuati. Grande l’impegno anche nella ricerca con 530 pubblicazioni scientifiche relative al Covid-19. Ringrazio i tanti colleghi che si sono messi a disposizione anche per l’hub di Novegro che speriamo sia un ulteriore passo verso la conclusione dell’emergenza”.
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Ospedali virtuali e servizi telemedicina,al via nuovo modello assistenza

ROMA (ITALPRESS) – Superamento della parcellizzazione dei servizi di telemedicina per una maggiore omogeneità territoriale con l’introduzione di un nuovo modello di assistenza domiciliare digitale post COVID-19, incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria di prossimità. Questo l’obiettivo del Progetto Pilota ideato e coordinato da UPMC – gruppo sanitario accademico no-profit, affiliato alla University of Pittsburgh – nell’ambito di BI-REX for Life Science, l’hub policentrico con sede a Bologna nato su impulso della filiera Biomedicale promossa da UPMC in qualità di socio fondatore del Consorzio BIREX, e che mira a connettere i fabbisogni del mondo sanitario ai risultati della ricerca scientifica e ai progressi dell’industria biomedicale e del tech aggregando mondo accademico, enti di ricerca e aziende private.
Soluzioni innovative per una sanità di prossimità sempre più accessibile, sicura e tecnologica: dai Big Data alla robotica, dall’Intelligenza Artificiale all’Internet of Things, l’iniziativa prevede tre progetti pilota e 46 attività in sette aree di intervento, individuate per contribuire alla transizione digitale del Sistema sanitario nazionale, in coerenza con le priorità del Piano Next Generation Italy 2021.
In particolare, il progetto guidato da UPMC prevede l’introduzione di un innovativo modello assistenziale domiciliare digitale che verrà implementato nei prossimi 36 mesi attraverso la collaborazione con le strutture ospedaliere in Emilia-Romagna, Lazio, Toscana e Sicilia. Il progetto permetterà di superare gli squilibri esistenti nell’accessibilità al sistema dell’assistenza sanitaria, anche attraverso l’introduzione di servizi integrati ed incentrati sul bisogno della persona e della comunità e su innovativi percorsi ospedale-domicilio per la prevenzione e la cura, a supporto delle reti di assistenza socio-sanitaria territoriali e per garantire una continuità assistenziale anche al di fuori della struttura ospedaliera. “Con l’esplosione della pandemia da COVID-19, e le conseguenti criticità riscontrate in numerose strutture sanitarie, è emersa l’urgenza di introdurre nuovi modelli per migliorare l’efficienza, la flessibilità e l’accesso ai servizi sanitari – commenta Giovanni Vizzini, Direttore Medico-Scientifico di UPMC. “La nostra proposta introduce un nuovo paradigma di assistenza sanitaria sempre più immediata, accessibile e personalizzata, che va oltre l’attuale emergenza: è potenzialmente applicabile a molti altri settori della medicina, dal trattamento delle malattie croniche e la psicoterapia, alla gestione della catena di distribuzione dei farmaci. Il SSN e i cittadini italiani potranno beneficiare di un nuovo modello organizzativo che, grazie alla tecnologia, protegge i pazienti vulnerabili, riduce i costi, raccoglie dati utili per un’assistenza sempre più accurata e fornisce trattamenti ai pazienti nella tranquillità delle loro case”.
Un vero e proprio “Servizio medico digitale” completamente integrato con tutti i servizi clinici forniti dalle organizzazioni sanitarie e sociosanitarie e basato su una piattaforma tecnologica avanzata: strumenti e servizi di telemedicina e connected care a supporto dell’accessibilità alle cure per pazienti fragili e anziani nelle RSA e nelle case di cura. Il modello consentirà agli operatori sanitari di fornire un’efficace e sicura assistenza da remoto e di monitorare i pazienti per garantire l’accesso alle cure anche al di fuori dell’ospedale. In questa prospettiva, il progetto si pone in stretta connessione con la rete degli ambulatori e dell’assistenza primaria e con le future “Case della Comunità”.
Il banco di prova del progetto sarà l’attuale emergenza SARS-CoV-2. In questo contesto, il nuovo modello organizzativo sarà testato in termini di capacità di contribuire alla prevenzione, diagnosi precoce, gestione e monitoraggio dei pazienti con fragilità, in particolare gli anziani residenti in istituti di cura e residenze sanitarie o case di cura, la popolazione più colpita dalla pandemia in Italia e non solo. L’obiettivo principale del progetto è fornire un nuovo modello organizzativo che aumenti l’accesso continuo alle cure per i pazienti anziani nell’ambiente pandemico globale e riduca la loro necessità di ricovero in ospedale, riducendo così il rischio di contrarre il virus in strutture sanitarie ad alto rischio e pronto soccorso.
Il test verrà eseguito tramite un pilota, in cui verranno affrontati alcuni casi d’uso, tra cui tele-visite tra medico e persone in autoisolamento asintomatiche / paucisintomatiche e pazienti non COVID-19 con malattie croniche; tele-ICU tra medici di diverse strutture cliniche; teleconsulti per i medici delle case di cura del Sistema Sanitario Nazionale; monitoraggio dei pazienti ricoverati dalle sale di controllo.
UPMC, partner della Conferenza Europea di Telemedicina (ETC), vanta una comprovata esperienza nella gestione di programmi e servizi di telemedicina. In Italia, grazie al sostegno del Governo degli Stati Uniti, è attualmente impegnata nella progettazione e nello sviluppo di una piattaforma di telemedicina per le fasce di popolazione più vulnerabili.
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Premio Zanibelli Opera Inedita a libro su inventore by-pass

MILANO (ITALPRESS) – Un evento al 100% in digitale ha chiuso ufficialmente l’edizione 2020 del Premio Zanibelli a cui Sanofi ha dato vita otto anni fa per promuovere il valore terapeutico della narrazione per il singolo e la collettività. Negli anni il Premio è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento nel settore sanitario e letterario. Due i premi in palio ancora da assegnare.
La giuria composta da esponenti del mondo delle istituzioni, della cultura e dell’informazione, presieduta da Gianni Letta, ha assegnato il premio Opera Inedita a Luca Serafini per “Il cuore di un uomo” che avrà l’opportunità di essere pubblicato e promosso da Rizzoli, partner editoriale del Premio letterario. Le sue pagine ripercorrono l’avvincente e in un certo qual modo rivoluzionaria vita del cardiochirurgo italo-argentino Renè Geronimo Favaloro, Nobel per il primo by-pass aortocoronarico della storia. Dopo anni di riconoscimenti e successi internazionali realizzò il sogno di creare una clinica autosufficiente e a completa disposizione del popolo: la Fondazione che porta il suo nome tutt’oggi rappresenta la struttura sanitaria più rinomata del Sudamerica. Il Premio speciale La parola che cura – introdotto da questa ultima edizione del Premio per mettere in valore anche la preziosa attività di comunicazione, divulgazione e sensibilizzazione delle associazioni pazienti – è stato attribuito all’Associazione Italiana Sostegno Malattie Metaboliche Ereditarie (AISMME) per il progetto editoriale “L’elefante Blu” (ed. Carthusia). Con la giusta dose di leggerezza e profondità il racconto di Emanuela Nava e le illustrazioni di Giulia Orecchia accompagnano piccini e genitori in un percorso di riflessione e condivisione sull’impatto delle malattie metaboliche, aiutandoli a gestire emozioni e paure.
“Mai come negli ultimi mesi abbiamo compreso quanto condividere un’esperienza di sofferenza e di cura possa rappresentare un momento di crescita importante per l’intera comunità. Questo ci incoraggia a proseguire su questa strada: promuovere questo Premio è sostenere il coraggio di chi combatte la malattia ogni giorno, supportare, ascoltare e dare voce all’esperienza personale, stimolare un’occasione di condivisione. Questo è per noi un messaggio di speranza e di fiducia per il futuro”, ha commentato Marcello Cattani, Presidente e Amministratore delegato di Sanofi in Italia. “Questo Premio ha saputo negli anni crescere in qualità e impatto, diventare un punto di riferimento per molti. Sono orgoglioso di guidare ancora i lavori della Giuria e dare il via alla nuova edizione in cui sono certo avremo opportunità di trovare ulteriori occasioni di crescita e riflessione”, ha aggiunto Gianni Letta, Presidente di Giuria.
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Cimo-Fesmed “Vergognoso uso pandemia per task shifting contro i medici”

ROMA (ITALPRESS) – “Sono in atto scelte incomprensibili da parte dei decisori politici ed istituzionali e in particolare un tentativo di sfruttare il lungo dramma della pandemia come veicolo per “riposizionare” le attribuzioni nelle professioni sanitarie a danno dei medici, con effetti di rischi sanitari non calcolati e ulteriore disorientamento dei cittadini”. CIMO-FESMED ribadisce così la propria posizione in relazione a diversi interventi, giudicati “poco lungimiranti se non ostili alla categoria dei medici, che ha affrontato e affronta in prima linea l’impatto del virus negli ospedali”.
Dalle “mascherine chirurgiche ‘sbagliatè raccomandate ai sanitari come dispositivo di protezione individuale, che hanno causato gravissime conseguenze, al conteggio dei tamponi con la successiva aggiunta dei test rapidi per abbassare, nelle statistiche, il tasso di positività”. E ora “l’autorizzazione a quasi tutte le figure sanitarie di poter svolgere le funzioni di vaccinatore immaginando che l’anamnesi, il consenso informato e le procedure mediche legate ad eventuali effetti collaterali siano competenza e bagaglio professionale di chiunque, a dispetto della sicurezza delle cure”. “Ribaltare le evidenti carenze strutturali legate alle incapacità di approvvigionamento dei vaccini con azioni di task shifting a scapito della professionalità dei medici, rappresenta una provocazione inaccettabile” commenta Guido Quici, presidente di CIMO-FESMED. “Siamo sicuri che i cittadini saranno in grado, dopo questa esperienza Covid, di capire la differenza che passa tra decisori e chi davvero cura i pazienti. Non possiamo poi stupirci se il sentiment degli italiani sia sempre più sfiduciato verso le Istituzioni, ma parallelamente siamo altrettanto convinti della crescita di fiducia che gli stessi cittadini ripongono nei confronti dei medici e degli infermieri, impegnati a fronteggiare, soprattutto negli ospedali, una malattia virale dagli esiti imprevedibili”. Per CIMO-FESMED “politica e Istituzioni nazionali e regionali devono saper far tesoro del recupero del ruolo del medico innescato come effetto collaterale da questa pandemia mondiale. La sua centralità e il suo rapporto con il paziente sono il vero valore aggiunto che l’emergenza sanitaria ha finalmente evidenziato: un riscatto reputazionale verso i medici che rimarca la reale fiducia dei cittadini nella loro competenza. E questo, probabilmente, inizia a preoccupare qualcuno. Ma questa volta i medici non staranno in silenzio”.
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Emofilia, una indagine per migliorare la comunicazione medico-paziente

ROMA (ITALPRESS) – E’ per molti aspetti simile la visione che il paziente emofilico e l’ematologo hanno sulla malattia che insieme combattono e sulla strategia terapeutica che insieme vanno ad adottare. Così come si osserva una buona disponibilità a potenziare la relazione medico-paziente per migliorare la gestione del percorso terapeutico e dei problemi che questo comporta anche al fine di sostenere l’aderenza alle cure. Tuttavia, non mancano gli elementi di disallineamento tra i medici e le persone in cura su cui si può lavorare per una comunicazione ancora più efficace in ematologia.
Sono queste alcune delle indicazioni che emergono dallo studio di medicina narrativa condotto dall’EngageMinds HUB – Centro di ricerca dell’Università Cattolica – nell’ambito del progetto Parole in emofilia: verso il patient engagement, condotto in collaborazione con AICE (Associazione italiana dei centri emofilia), Fondazione Paracelso, FedEmo (Federazione delle Associazioni Emofilici) e con il supporto non condizionante di Kedrion.
«Ciò che abbiamo osservato – spiega la professoressa Guendalina Graffigna, Ordinario di Psicologia dei consumi e della salute e direttore del Centro di ricerca della Cattolica – è l’esistenza di un potenziale di disponibilità da parte dei pazienti a essere maggiormente coinvolti nel loro iter terapeutico: un fattore importante per il miglioramento del patient journey, anche se non sempre appieno valorizzato e realizzato. Inoltre, grazie alla variabilità presente nel campione dei pazienti per quanto concerne la gravità della patologia, si nota che un’ampia quota di persone affette in particolare da emofilia di tipo A, dichiari aspettative di un maggiore coinvolgimento nella relazione con il clinico per la gestione della patologia e della terapia. Sempre dallo studio, appare in ogni caso evidente – prosegue Graffigna – come la realizzazione di una buona aderenza terapeutica sia funzione del coinvolgimento attivo del paziente nel suo percorso di cura e di una comunicazione efficace tra medico e paziente».
Dai dati dello studio emerge come circa un quarto dei pazienti intervistati (21%) esprima grandi difficoltà emotive nella convivenza con la sua malattia e un basso coinvolgimento attivo. E a questo dato si allinea il fatto che tutti gli intervistati concordano nel ritenere che la malattia comprometta la loro qualità di vita (con un punteggio medio di impatto di 5 su un termometro che va da 1 a 7). Sofferenza, tuttavia, non pienamente rispecchiata nelle valutazioni che gli ematologi esprimono provando a mettersi nei panni dei loro pazienti: secondo gli ematologi, infatti, seppure vi sia accordo nel ritenere la malattia invalidante per il paziente, l’impatto percepito sulla qualità di vita è decisamente inferiore rispetto a quella del paziente (3.55 su un termometro che va da 1 a 7).
Dall’altra parte i pazienti raccontano di un grande attaccamento emotivo al loro farmaco, percepito come un salva vita, e in media si dichiarano molto poco propensi ad abbandonare le cure (valore medio di propensione di 1,45 su scala da 1 a 7). «Se in generale, alla luce delle analisi svolte – sottolinea la dottoressa Serena Barello, coordinatrice dello studio – sulle rappresentazioni di ematologi e pazienti possiamo notare un prevalente allineamento, osserviamo nel contempo alcune eccezioni che ci fanno riflettere». C’è, per esempio, del lavoro da compiere per avvicinare la visione dei clinici rispetto a quella dei pazienti sull’importanza attribuita da questi ultimi ai propri farmaci e alla propensione all’aderenza terapeutica. Talvolta gli ematologi possono dare meno peso all’attaccamento, alla consapevolezza e all’attenzione con cui i pazienti, mediamente, gestiscono l’assunzione dei farmaci».
Aggiunge la dottoressa Chiara Biasoli, membro di AICE: “dallo studio del Centro di ricerca della Cattolica emerge come i medici ritengano di fornire adeguata comprensione empatica ai loro pazienti; un dato che viene sostanzialmente confermato nelle testimonianze di questi ultimi. Allo stesso modo, clinici e pazienti mostrano una visione condivisa rispetto alle preoccupazioni e ai dubbi sulla malattia. E ancora, un tema che viene più volte rimarcato da entrambi i gruppi coinvolti nello studio ruota attorno alla parola “fiducia”, quale fondamentale ingrediente per costruire e mantenere una relazione terapeutica soddisfacente ed efficace”.
«E’ un contributo al miglioramento dell’esperienza di engagement dei pazienti ciò che emerge dalla nostra ricerca – riferisce Andrea Buzzi, presidente della Fondazione Paracelso. Ma, oltre a ciò, i risultati del nostro lavoro sono e saranno utili anche a sensibilizzare i clinici circa il vissuto di malattia dei loro pazienti e a offrire spunti e strumenti concreti per migliorare le strategie di comunicazione medico-paziente».
«Da tempo sappiamo che per il raggiungimento degli obiettivi terapeutici è essenziale il coinvolgimento attivo del paziente – osserva Manuela Scarpellini, Medical Affairs Director Italy, EMEA, Russia & CIS di Kedrion. Per questo, la nostra azienda è orgogliosa di sostenere EngageMinds Hub in questo innovativo progetto che permette all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano di raccogliere e di elaborare con strumenti scientifici il vissuto e il percepito di paziente e medico, allo scopo di facilitare il reciproco dialogo».
Secondo Cristina Cassone, Presidente di FedEmo «Questo progetto sta offrendo l’opportunità di indagare, attraverso la narrazione, gli aspetti più significativi e le eventuali problematiche di un rapporto tanto profondo e particolare come quello che si instaura tra un paziente emofilico e il proprio ematologo. Partendo da questa base, si può mirare a una migliore interazione tra le parti, al fine di rendere quanto più solida ed efficace possibile l’alleanza medico-paziente così rilevante in Emofilia».
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Sanità privata, prestazioni a oltre 900 mila degenti

ROMA (ITALPRESS) – Valorizzare l’importanza del contributo al Servizio Sanitario Nazionale da parte della componente di diritto privato, con particolare attenzione agli esiti della sua attività sotto i profili economico, sociale e ambientale. Questo l’obiettivo del 2° Bilancio Sociale Aggregato delle strutture ospedaliere associate Aiop (Associazione Italiana Ospedalità Privata), che ha coinvolto 326 strutture ed è stato curato da BDO Italia – Sustainable Innovation, presentato presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma.
Il risultato è una “fotografia” della capacità delle aziende di essere centri di benefici sociali ed è, al contempo, una “descrizione” dell’apporto fornito dalle strutture di diritto privato del Ssn nel contrasto alla pandemia Covid-19, anche in termini di riduzione o sospensione dell’attività di ricovero e ambulatoriale, nei primi 6 mesi del 2020.
L’Aiop dispone di 571 strutture associate, per circa 62mila posti letto di cui 56mila accreditati. L’89% delle strutture associate partecipanti al Bilancio sociale sono accreditate con il SSN, e ciò si traduce in una percentuale di circa 90% di posti letto accreditati. Vengono erogate prestazioni a più di 900.000 degenti, per oltre 8 milioni di giornate di degenza e 31,8 milioni di prestazioni ambulatoriali, che non riguardano utenti già ricoverati (di cui il 72% per conto del SSN).
Le strutture sanitarie, in aggregato, sostengono circa 2,7 miliardi di euro come costi del personale. Per quanto riguarda le dotazioni patrimoniali, il valore è superiore a 4,3 miliardi di euro per le immobilizzazioni materiali, mentre è di 651 milioni di euro per quelle immateriali.
Gli ospedali privati continuano a investire nel miglioramento di strutture, attrezzature e tecnologia, con costi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie pari, per le strutture di questo campione, a oltre 129 milioni di euro e per gli investimenti strutturali con 210 milioni di euro.
L’indotto economico diretto generato grazie agli acquisti presso i fornitori rappresenta il 57% del valore della produzione (5,1 miliardi di euro) come somma dei costi per l’acquisto di beni e servizi, materie prime e di consumo, godimento beni terzi.
Come emerge dal 2° Bilancio sociale, la forza lavoro di Aiop, a livello nazionale, è di oltre 72mila unità: 12mila sono medici, 28mila infermieri e tecnici e 32mila sono operatori di supporto. Il 69% di tutti i dipendenti è di genere femminile, il 77% è assunto a tempo indeterminato. “Uno storico risultato è stata la sottoscrizione del contratto del personale non medico della sanità privata – sottolinea Aiop -. L’impegno verso il capitale umano è testimoniato anche dagli investimenti nei giovani professionisti della sanità: sono stati oltre 3.700 i rapporti avviati di stage e tirocinio dalle strutture aderenti a questa rilevazione”.
La presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha inviato un messaggio istituzionale: ‘Promuovere una riflessione sul ruolo che la sanità privata offre al Sistema Sanitario Nazionale è essenziale al fine di valorizzare al massimo i punti di forza del nostro modello integrato di assistenza sanitaria, che trova nella collaborazione tra pubblico e privato la chiave di volta per garantire l’universalità delle curè.
Per Barbara Cittadini, presidente Aiop, “il 2° Bilancio sociale aggregato è stato promosso nella piena consapevolezza che le nostre strutture associate, oltre a garantire prestazioni e servizi sanitari, producono un considerevole indotto non solo di ordine economico e occupazionale ma, anche, culturale, ambientale e sociale. Lo studio evidenzia gli effetti economico-sociali sia delle attività dirette che di quelle indotte, restituendo un quadro d’insieme della capacità delle aziende Aiop di essere, oltre che centri di produzione di ricchezza, anche realtà in grado di creare benefici estesi per il territorio costruendo un valore condiviso tra imprese e comunità nelle quali svolgono la propria attività. Grande evidenza nella ricerca è stata posta, anche, al sostegno assicurato, con grande senso di responsabilità, ai Servizi sanitari regionali in termini di disponibilità di posti letto Covid-19 per la terapia intensiva e per la fase acuta, oltre che al supporto fornito per la continuità assistenziale dei pazienti ordinari”.
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