TORINO (ITALPRESS) – “La conferenza stampa con cui ieri, 8 aprile 2021, ha parlato all’Italia è stata disarmante per due ordini di ragioni. La prima perchè sembra evidenziare una disinformazione; la seconda sembra invece enfatizzare una sorta di distrazione”. Lo scrivono in una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi il presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, Giancarlo Marenco, la vicepresidente Georgia Zara, il segretario Bernardini e il tesoriere Andrea Lazzara.
“Dal 2018 la professione psicologica è diventata professione sanitaria. Il Decreto legge n. 44, del 1 aprile 2021, prevede per le professioni sanitarie, quindi anche per le Psicologhe e gli Psicologi, l’obbligo vaccinale – proseguono -. Da queste due ragioni nasce quindi non il diritto, ma il dovere e la responsabilità professionale delle Psicologhe e degli Psicologi di sottoporsi al vaccino”.
“Come Ordine Professionale degli Psicologi del Piemonte non possiamo ignorare le sue parole e l’impatto che queste hanno avuto su tutta la comunità professionale fatta di Professioniste e Professionisti Psicologi che ogni giorno dedicano le proprie competenze, il proprio tempo professionale, il proprio sostegno per aiutare le persone ad affrontare e a sopravvivere alla pandemia – si legge ancora nella missiva -. Ci riferiamo ai professionisti Psicologhe e Psicologi che lavorano nelle strutture sanitarie ed ospedaliere, nelle scuole e nelle università, negli istituti di pena, nelle comunità terapeutiche, nel territorio, nei propri studi professionali e che in “scienza e coscienza” contribuiscono a contenere e alleviare il malessere psicologico causato dalle conseguenze che il COVID-19 sta avendo, direttamente e indirettamente, sulle loro vite, sulla loro salute e sul loro futuro. Avere consapevolezza di quanto le Psicologhe e gli Psicologi possono fare per la rinascita dell’Italia, in un momento tra i più difficili dal dopo guerra, significa voler concretamente (e non retoricamente) promuovere fiducia e resilienza nelle persone, in linea con quello che la comunità scientifica nazionale e internazionale sta evidenziando”.
“Ignorare questi aspetti è possibile, ma non auspicabile se l’obiettivo di un Governo responsabile e coraggioso è quello di costruire fiducia, collaborazione, possibilità per il futuro sano di un’Italia ancora inginocchiata di fronte ad un virus.
La coscienza è quello che la psicologia aiuta a potenziare e promuovere ed è per questo che come Psicologhe e Psicologi non possiamo non ascoltare la forza etica che ci richiama alle nostre responsabilità scientifiche, cliniche, sociali, ma soprattutto umane. Con l’auspicio che questo messaggio possa aver risvegliato l’interesse e il dovere del Governo a riconoscere la Psicologia e i suoi Professionisti”, conclude l’Ordine degli Psicologi del Piemonte.
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Vaccini, Ordine Psicologi Piemonte “Da Draghi parole disarmanti”
Donazione di organi, intesa CRT Sicilia-Fondazione Giglio Cefalù
PALERMO (ITALPRESS) – In occasione della XXIV Giornata Nazionale della donazione di organi e tessuti che si celebra domenica prossima, 11 aprile, all’insegna dello slogan “Donare è una scelta naturale”, il CRT Sicilia e la Fondazione Giglio di Cefalù hanno siglato un protocollo d’intesa per la promozione della cultura della donazione di organi.
“La Fondazione Giglio – dice Giovanni Albano, presidente della Fondazione Giglio – vuole essere parte attiva in una campagna di sensibilizzazione della popolazione alla donazione degli organi. Donare significa far rinascere una nuova vita. Il trasferimento di informazioni e conoscenze sulle donazione può essere pertanto decisivo nella scelta del cittadino. Il protocollo che abbiamo deciso di sottoscrivere con il CRT va in questa direzione, con la promozione delle campagne di sensibilizzazione alla donazione anche nei nostri canali”.
In un anno difficile, in cui la pandemia ha messo sotto pressione il sistema sanitario, e in primo luogo le terapie intensive, riducendo i prelievi di organi e di conseguenza i trapianti, è sempre più importante il consenso dei cittadini alla donazione.
“Rivolgo un sentito ringraziamento al presidente della Fondazione Giglio, Giovanni Albano – dichiara Giorgio Battaglia, coordinatore regionale del CRT Sicilia – per la disponibilità e la sensibilità mostrate nella sottoscrizione dell’accordo che ha come finalità la sensibilizzazione degli operatori sanitari e dei cittadini. Le istituzioni tutte devono sentire la responsabilità di promuovere la cultura della donazione e in primo luogo le strutture della sanità, dove ogni giorno si praticano atti finalizzati alla risoluzione di problemi di salute”.
Dal 1 gennaio alla data di oggi i donatori segnalati dalle rianimazioni siciliane sono stati 38, 13 i donatori effettivi e 16 le opposizioni (42%).
Le rianimazioni con il maggior numero di segnalazioni di potenziali donatori sono l’ARNAS Civico di Palermo e il Policlinico di Messina, mentre i trapianti eseguiti nei tre centri trapianto siciliani – ISMETT, ARNAS Civico e Policlinico di Catania – sono stati complessivamente 40.
Per ogni “no” registrato si calcolano circa 2.5 mancati trapianti, un dato preoccupante per i circa 730 pazienti siciliani in lista d’attesa.
Quanto alle dichiarazioni di volontà registrate nei comuni al rinnovo o rilascio della carta d’identità, alla data di oggi sono complessivamente 556.791, di cui 323.586 (58,1%) di consenso e 233.205 (41,9%) di opposizione.
Battaglia continua: “In questo anno di pandemia, in cui il sistema trapianti ha comunque retto bene, l’impegno dei sanitari è stato immenso, ma non è sufficiente. Serve anche l’impegno di tutti i cittadini. Attraverso l’informazione dobbiamo vincere le paure e i pregiudizi di coloro che si oppongono. E la Giornata Nazionale che celebriamo domenica prossima è finalizzata a informare e a far capire che con la donazione possiamo trasformare un letto di morte in un letto di vita”.
Per la Giornata Nazionale, in Sicilia sono scesi in campo anche i coordinatori locali ( i responsabili, a livello ospedaliero, del complesso processo di donazione), che attraverso brevi videomessaggi, diffusi sui canali social del CRT, invitano i cittadini a esprimersi sulla donazione di organi.
Ma queste sono solo alcune delle iniziative predisposte dal Centro Regionale Trapianti che, insieme all’ISMETT, ha pianificato per tutto il mese di aprile ulteriori attività per sensibilizzare l’opinione pubblica.
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Coronavirus, 17.221 nuovi casi e 487 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Ancora in crescita i nuovi casi di coronavirus in Italia. Secondo il bollettino del Ministero della Salute i nuovi positivi sono 17.221, in aumento rispetto ai 13.708 di ieri. Dato che arriva a fronte di 362.162 tamponi processati e che determina un tasso di positività pari al 4,7%. Si registra un calo dei decessi, 487 contro i 627 di ieri. Sono 20229 i guariti mentre gli attuali positivi flettono di 3.507 attestandosi a 544.330.
Continua il trend di alleggerimento degli ospedali. Sul lato dei ricoverati nei reparti ordinari si osserva che i degenti sono 28.851 (-465), più contenuta la flessione nelle terapie intensive, 3.663 (-20) con 259 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 511.816 persone. Per quanto riguarda le regioni, l’incremento maggiore di nuovi positivi si evidenzia in Lombardia (2.537), seguita da Campania (1.933) e Piemonte (1.661).
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Sanità, Salutequità “Recuperare servizi saltati per Covid”
ROMA (ITALPRESS) – La metà dei ricoveri programmati è saltata nei primi sei mesi 2020 a causa della pandemia. Lo ha certificato l’Agenas che la Scuola Sant’Anna di Pisa (MES) ha condotto e presentato uno studio ad hoc, da cui il “lato peggiore” che emerge è la differenza nelle Regioni, che genera una netta mancanza di equità tra i cittadini.
A dicembre lo stesso allarme lo ha lanciato Salutequità, Organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, che oltre alla caduta libera di ricoveri (una media del -40%, ma non solo tra quelli programmati) ha messo in evidenza il crollo delle ricette per prestazioni di specialistica ambulatoriale (-58%, 13,3 milioni di accertamenti diagnostici e 9,6 milioni di visite specialistiche in meno) e screening oncologici (-50/55%: nel complesso nei primi mesi 2020 non sono state diagnosticate circa 4.300 neoplasie e 4.000 adenomi) oltre che una drastica contrazione della spesa per farmaci innovativi non oncologici che, in alcune Regioni, ha riguardato anche quelli oncologici.
“Covid-19 è stato ed è ancora un moltiplicatore di disuguaglianze, con un rischio prevedibile sul livello di salute degli italiani”, sottolinea Salutequità, che spiega: “Se nei primi sei mesi il risultato è questo, cosa è accaduto fino a fine anno? Perchè un dato che dovrebbe essere già ormai, purtroppo, evidente, tarda ancora a essere reso noto?”
“Nella seconda parte dell’anno, solo per fare un esempio – ricorda Tonino Aceti, presidente di Salutequità – l’ulteriore riduzione degli screening ha prodotto 13.011 minori diagnosi tra lesioni, carcinomi e adenomi avanzati: il 57% in più del dato della prima metà dell’anno”.
Aceti punta il dito sul ritardo con cui sono resi noti i dati: “I ritardi nella pubblicazione dei dati contenuti nelle rilevazioni ufficiali hanno sempre rappresentato una criticità importante del SSN, sia dal punto di vista della verifica dell’efficacia degli interventi, sia da quello sulle modalità di utilizzo delle risorse stanziate, a partire da quelle previste nei provvedimenti emergenziali per il potenziamento del SSN, dall’assistenza territoriale, al recupero delle liste di attesa”.
E Salutequità lancia precise proposte per colmare il gap di cui anche Agenas e i suoi partner potrebbero essere attori.
“E’ necessario – sottolinea Aceti – predisporre un preciso programma che parta dall’immediato aggiornamento al 2020 e relativa pubblicazione di tutte le rilevazioni ufficiali delle diverse istituzioni sanitarie (e non), per misurare lo stato attuale dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid-19, rilevare le criticità nell’accesso alle cure e impostare subito un Piano nazionale di recupero del SSN per gli assistiti non Covid. Per questo serve una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese 2020-2021 (l’ultima si riferisce al 2012-2013), come pure avviare un’indagine conoscitiva parlamentare sullo stato dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid”.
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Vaccino, Aifa “In arrivo 17 milioni di dosi Pfizer e 7-10 milioni J&J”
ROMA (ITALPRESS) – “Nel secondo trimestre avremo in arrivo 17 milioni di dosi Pfizer, e Johnson&Johnson verso fine aprile per altri 7-10 milioni, Moderna arriverà in una dose più bassa. Quindi abbiamo a disposizione dosi sufficienti per arrivare alla copertura prevista di 500mila vaccinati al giorno”. Così il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, ospite di Buongiorno su Sky TG24.
Il raggiungimento di questa soglia, ha spiegato, “dipenderà anche dagli arrivi dei prossimi giorni e dall’organizzazione, che però ha preso una marcia molto attiva. Siamo arrivati a 250mila vaccinazioni al giorno, quando saremo a 500mila potremmo arrivare alle coperture che ci ha assicurato il generale Figliuolo e che ci mettono in sicurezza”.
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AstraZeneca, ministero Salute “Raccomandato l’uso per gli over 60”
ROMA (ITALPRESS) – “Ribadendo che il vaccino Vaxzevria (AstraZeneca, ndr) è approvato a partire dai 18 anni di età, sulla base delle attuali evidenze, tenuto conto del basso rischio di reazioni avverse di tipo tromboembolico a fronte della elevata mortalità da COVID-19 nelle fasce di età più avanzate, si rappresenta che è raccomandato un suo uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni. In virtù dei dati ad oggi disponibili, chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino Vaxzevria, può completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino”. E’ quanto si legge nella circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza.
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Vaccino AstraZeneca, “uso preferenziale” per gli over 60
ROMA (ITALPRESS) – “In queste ultime ore i comitati di farmaco-vigilanza e dei vaccini, di Ema e Aifa, hanno valutato nuovi dati per quel che riguarda lo sviluppo di fenomeni trombotici a carico dei seni venosi celebrali, la valutazione fatta dal comitato dell’Ema, è che il nesso di causalità, non dimostrato definitivamente, è stato rilevato come plausibile, lo sviluppo di queste complicanze non è definitivamente chiarito, ci sono ipotesi di reazioni ma il verificarsi di questi fenomeni, che sono molto rari”. Lo ha detto il presidente del Css, Franco Locatelli, nel corso della conferenza stampa sulle valutazioni dell’Ema in relazione al vaccino AstraZeneca. “La maggior parte di questi eventi si sono osservati in soggetti di sesso femminile, sotto i 60 anni di età, anche se l’Ema ha dichiarato che non ci sono fattori di rischio evidenziati – ha aggiunto -. Il numero di dosi somministrate come seconda dose è troppo limitato per trarre delle conclusioni definitive”. Locatelli ha ricordato che “il vaccino è approvato oltre i 18 anni di età. C’è l’obiettivo di arrivare ad una condizione condivisa tra i paesi europei”.
“La posizione decisa dal ministro della Salute è stata quella di raccomandare un uso preferenziale del vaccino Astrazeneca nei soggetti oltre i 60 anni di età”, ha sottolineato Locatelli. “Al momento non ci sono gli elementi per non considerare la somministrazione della seconda dose per coloro che hanno già ricevuto la prima”, ha proseguito.
“Nei giorni scorsi Aifa ha lavorato nelle commissioni di Ema per valutare questi eventi trombotici molto rari, e l’analisi dei dati, anche quelli inglesi, ha confermato una plausibile relazione causale tra questi rarissimi eventi, nella giovane età, questo ha generato un segnale di allarme che ha portato ad indentificarlo come effetto indesiderabile del vaccino”, ha detto il direttore generale dell’Aifa, Nicola
Magrini.
“I piani vaccinali devono essere flessibili, aumentano le conoscenze e dobbiamo adattare l’uso dei vaccini, anche in base al decorso dell’epidemia stessa, soprattutto con un virus nuovo”, ha spiegato Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute.
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Accordo Fondazione Gemelli e Giglio per potenziare Ospedale di Cefalù
PALERMO (ITALPRESS) – La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e la Fondazione Giglio di Cefalù hanno costituito un partenariato per qualificare ulteriormente l’offerta sanitaria dell’ospedale siciliano e ampliare la gamma delle prestazioni per lo “sviluppo di un centro di eccellenza nell’ambito della ricerca e dell’alta formazione a prevalente orientamento oncologico”.
Il progetto è stato illustrato al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, nel corso di un incontro a Palazzo Orleans, a Palermo, dal presidente della Fondazione Giglio, Giovanni Albano, dal direttore generale del Policlinico Gemelli, Marco Elefanti, dal preside del corso di laurea in Medicina della Cattolica, Rocco Bellantone, alla presenza del direttore amministrativo della Fondazione Giglio, Gianluca Galati, e del direttore sanitario Salvatore Vizzi.
Il progetto prevede l’attuazione di programmi di ricerca biomedica, sperimentale e clinica, programmi di formazione e trasferimento di know how, la valorizzazione delle risorse interne e, in una prospettiva più a lungo termine, l’avvio del percorso per il riconoscimento di Irccs (istituto di ricovero e cura a caratare scientifico) per il Giglio e la possibilità di attivare percorsi accademici in collaborazione con la facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
“Il governo regionale – ha affermato il presidente Musumeci – è impegnato a riscattare la condizione di marginalità che per troppo tempo ha vissuto la sanità siciliana. Noi abbiamo interesse a neutralizzare più possibile i viaggi della speranza e offrire un servizio sanitario di qualità in Sicilia, riducendo i disagi dei pazienti e dei familiari. Collaborare con una istituzione di prestigio come il Gemelli per questo scopo, ci potrà garantire un grande passo avanti verso l’eccellenza”.
La Fondazione Gemelli è stata individuata attraverso una manifestazione di interesse, pubblicata nell’ottobre del 2019, e successivamente con un bando di gara che ha consentito di selezionare la proposta progettuale maggiormente in linea con gli obiettivi della Fondazione Giglio.
La determinazione delle attività sanitarie inserite nel “paniere” del Giglio, è stata guidata, oltre che dagli obiettivi di alta specializzazione e complessità, dalla volontà di ridurre la mobilità passiva che grava sulla spesa sanitaria regionale.
“Diamo il via – ha detto il presidente del Giglio, Giovanni Albano – a uno straordinario e ambizioso progetto di partenariato con la Fondazione Gemelli, riferimento della sanità italiana e internazionale, per ampliare a qualificare ancor di più l’offerta sanitaria del Giglio”.
“Abbiamo trovato al Giglio – ha aggiunto il direttore generale del Policlinico Gemelli, Marco Elefanti, portando il saluto del presidente Carlo Fratta Pasini – una realtà coesa, motivata e dinamica. Consideriamo questa opportunità di collaborazione una occasione unica per offrire il nostro contributo nello sviluppo di percorsi clinici di eccellenza in Sicilia”.
Il progetto prevede l’ampliamento o la creazione nella fase di avvio dei seguenti centri: centro per il trattamento della grave obesità, centro per la diagnosi ed il trattamento chirurgico delle malattie della tiroide, centro per la diagnosi ed il trattamento dei tumori epatobiliari e pancreatici, centro per la diagnosi ed il trattamento delle neoplasie ginecologiche, centro per il trattamento dell’endometriosi e centro integrato di chirurgia robotica.
Il cronoprogramma, consegnato al presidente Musumeci, prevede l’avvio delle prime attività ambulatoriali dal mese giugno, mentre i ricoveri a partire da settembre.
Il progetto è regolato da una convenzione della durata di dieci anni, che verrà sottoscritta tra la Fondazione Gemelli e la Fondazione Giglio.
Nel piano presentato dalla Fondazione Gemelli è previsto, nei dieci anni, il trattamento in regime di ricovero di 15.805 pazienti: dai 729 del primo anno ai 2.068 del decimo anno.
(ITALPRESS).









