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La prevenzione l’arma migliore contro i tumori, i dati in Sicilia

PALERMO (ITALPRESS) – Oncologi, epidemiologi, vertici dell’assessorato della Salute della Regione Siciliana, Istituzioni scolastiche, medici di medicina generale, uniti nel parlare al mondo giovanile, rappresentato da numerosissimi studenti di diversi istituti scolastici, sul tema della prevenzione in oncologia, un argomento di grande rilevanza visto l’incremento, a livello globale, della malattia tumorale e la mancata consapevolezza, in molti, che il tumore è una malattia prevenibile, se si seguono corretti stili di vita.
Dall’ultimo rapporto (2022) sui numeri del cancro in Italia, nella parte che riguarda i fattori di rischio comportamentali, che possono indurre l’insorgenza di un tumore, è emerso che non ci sono stati grandi miglioramenti negli ultimi 15 anni, ad eccezione dell’abitudine al fumo di sigaretta in lenta riduzione tra gli uomini (ma non tra le donne), mentre si registra un aumento del consumo di alcol a rischio tra i giovani, la sedentarietà, l’eccesso del peso corporeo e la mancata conoscenza o l’indifferenza al danno che può provocare una prolungata esposizione ai raggi solari. Inoltre, si ravvisa la necessità di stimolare le vaccinazioni contro le infezioni note per causare il cancro, come quella contro il papilloma virus umano (HPV).
L’assessore regionale della Salute, Giovanna Volo, dopo aver ringraziato i numerosi studenti presenti e dialogato con loro, si è riferita al razionale dell’incontro, definendolo il cuore della necessaria formazione e informazione per il mantenimento dello stato di salute, ed ha espresso il proprio compiacimento per l’importante riconoscimento che il ministero della Salute ha dato alla Regione Siciliana per le azioni messe in atto in merito al piano di prevenzione 2023-2025.
“Ciò significa – ha detto la Volo – che quello che stiamo portando avanti, pur nelle difficoltà dei difficili anni della pandemia da Covid, rappresenta un’attività di rilievo e da igienista non smetterò mai di dire che la prevenzione è il modo migliore, se non l’unico, di garantire la nostra salute”.
Per Marco Romano, direttore del Giornale di Sicilia, la comunicazione e l’informazione è essenziale quando si tratta di prevenzione, soprattutto in un campo così delicato qual è quello oncologico. “Parlare ai ragazzi è importante – ha sostenuto Romano – in un’era digitale e social dove il rischio della disinformazione, parallela all’informazione reale, è sempre più concreto”.
“Questo incontro sulla prevenzione in oncologia riveste un’elevata importanza perchè affronta uno dei temi più impegnativi e difficili che oggi si offrono a chi governa la salute pubblica”, ha affermato il dottore Salvatore Requirez, dirigente generale del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico dell’assessorato della Salute della Regione Siciliana. E ha continuato: “La prevenzione rappresenta la manovra economica sanitaria più redditizia che si possa offrire a chi governa la salute nel mondo”.
Per il professore Giuseppe Pierro, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, è fondamentale che studentesse e studenti sviluppino le conoscenze e le abitudini necessarie per andare incontro all’età adulta in salute. “I percorsi di formazione e informazione della scuola – ha puntualizzato Pierro – sono focalizzati alla prevenzione di disturbi e patologie che potrebbero svilupparsi in seguito a un’alimentazione scorretta, eccessiva o, al contrario, insufficiente per quantità o qualità, ma anche all’abitudine al fumo e all’abuso di alcol. Abitudini diffuse tra i giovani e che minano in profondità la loro salute”.
Il Rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri, si è rivolto agli studenti – come ha affermato – non da rettore, ma da padre. Consigliando loro ad avere più consapevolezza nell’ambito della salute. A chi gli ha chiesto se consigliava la carriera di medico, Midiri ha risposto che Medicina significa passione, cioè dedicare tutta la vita alla cura delle persone sottoponendosi a un costante processo di aggiornamento. Un mestiere che coinvolge in ogni istante e che non può essere fatto senza sentire dentro la missione di prodigarsi per gli altri.
Gli Osservatori di area dell’Ufficio scolastico regionale hanno rilevato, in quest’ultimo biennio, un incremento del disagio psico-emotivo nella fascia adolescenziale, disagio che si manifesta con forme di ritiro sociale e gravi difficoltà relazionali, forse connessi alla fase post pandemica.
Per Roberto Bordonaro, direttore dell’Oncologia medica dell’ARNAS Garibaldi di Catania, ridurre il carico di tumori nella popolazione non si traduce solo in vite salvate, ma anche nella preservazione della qualità di vita, della capacità produttiva, del contenimento dei costi che gravano sul Sistema Sanitario. “Questi sono i motivi – ha concluso Bordonaro – per i quali dedicare alla prevenzione momenti di dibattito, di confronto e di divulgazione è ,già di per sè, un intervento a tutela della salute pubblica”.
Per il professore Adelfio Elio Cardinale, presidente della Società di Storia della Medicina, per una futura storia dell’oncologia, è necessario un nuovo rapporto con tutti i sistemi del pianeta: animale, vegetale, ambientale.
Sulla stessa linea il dottor Stefano Vitello, direttore dell’Oncologia medica del Sant’Elia di Caltanissetta. “In quest’opera di ‘educazione ecologicà – ha affermato – i giovani possono essere fedeli alleati, promulgatori di corresponsabilità e convincenti cantori della bellezza della vita. La prevenzione primaria – ha aggiunto Vitello – è lo strumento che può ambire a successi preziosi nella lotta ai tumori. Adottando corretti stili di vita, una regolare attività fisica, un’equilibrata dieta, è possibile ridurre di circa il 50% l’insorgenza dei tumori”.
Il ruolo del medico di famiglia nella prevenzione? “Il Medico di Medicina Generale – ha sostenuto il dottore Francesco Magliozzo, presidente e vicesegretario FIMMG, sezioni di Palermo – rappresenta il punto di riferimento del cittadino. In virtù del rapporto di fiducia che ha con gli assistiti, gli dà la possibilità di fornire informazioni, chiarimenti, consigli non solo sul mantenimento del proprio stato di salute, ma anche sui programmi di prevenzione e di screening”.
E la scuola? Per la professoressa Daniela Crimi, preside del liceo linguistico Ninni Cassarà, di Palermo, la scuola deve indicare ai ragazzi quali sono gli scorretti stili di vita e indirizzarli a una vita sana, allo sport, all’astensione dal fumo, a una corretta alimentazione: “Dobbiamo coinvolgere di più altre istituzioni, per esempio, chi decide delle mense scolastiche, tenendo sempre presente che i giovanissimi imparano non da ciò che diciamo, ma da ciò che facciamo”.
Ogni anno, si registrano in media 23.400 nuovi casi di tumore (escluso quelli della pelle non melanoma) di cui almeno la metà potrebbe essere evitata proprio intervenendo correttamente sugli stili di vita.
Nell’Isola, si stima che vivano oltre 200.000 persone con diagnosi di tumore, il 4% dell’intera popolazione siciliana, un numero quasi pari agli abitanti di Caltanissetta, Trapani e Agrigento messi insieme, non contando i tumori della pelle non melanoma, con una mortalità che si aggira sulle 13.000 persone ogni anno, il 57% uomini, il 43% donne.
Tra gli uomini è il tumore del polmone a rappresentare la prima causa di decesso, con oltre un quarto del totale dei decessi (26%), seguito da quello del colon retto (12%), della prostata (10%), del fegato (7%) e della vescica (6%).
Tra le donne, al primo posto per mortalità c’è il tumore della mammella, con quasi un quinto del totale dei decessi oncologici nella popolazione femminile (18%), seguito dal colon retto (13%), dal polmone (11%), del fegato (7%) e del pancreas (8%). Numeri che danno la misura di come la prevenzione sia, nel comune sentire, una “pratica” che tutti conoscono, ma che non tutti applicano correttamente.
Rispetto alla media nazionale, tra gli uomini si conta una minore incidenza del tumore alla prostata (17% contro il 19% della media italiana), mentre si registra un maggior numero di casi, anche se contenuto (16% contro 15%) di cancro polmonare (principale causa il fumo di sigaretta, anche passivo) e della vescica (14% contro la media nazionale del 12%), mentre per la popolazione femminile si ha una maggiore incidenza rispetto alla media nazionale del carcinoma alla mammella (31% contro 30%) e del colon-retto (14% verso il 12%).
– foto ufficio stampa –
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Trend contagi covid in decrescita, salgono i ricoveri

ROMA (ITALPRESS) – Secondo i dati del bollettino settimanale del ministero della Salute, dal 5 all’11 ottobre sono stati 41.626 i nuovi casi positivi al Covid-19, con una variazione del -5,7% rispetto ai 44.139 della settimana precedente. Aumentano i deceduti: 161 con una variazione di +17,5% rispetto alla settimana precedente, quando erano 137. Sono poi 270.011 i tamponi effettuati con una variazione del -0,3% rispetto alla settimana precedente quando il numero si attestava a 270.748.
Il tasso di positività è del 15,4% con una variazione di -0,9% rispetto al 16,3% dei sette giorni prima. Inoltre si segnala che il tasso di occupazione in area medica sale a 5,8% (3.589 ricoverati), rispetto a 5,0% al 4 ottobre, così come il tasso di occupazione in terapia intensiva all’1,3% (118 ricoverati), rispetto all’1,1% sempre al 4 ottobre.
“Il trend di questa settimana si conferma in decrescita, con dei parametri confortanti, nonostante i timori di molti legati alla riapertura delle scuole e alla ripresa della grande mobilità. Ovviamente, mai abbassare la guardia – spiega il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia -. Continuiamo nel nostro lavoro senza dannosi e inutili allarmismi ma con serenità e determinazione, con uno sguardo sempre attento al monitoraggio del Covid-19, nella difesa dei più fragili, a partire dagli anziani”.
(ITALPRESS).
– Foto: Agenzia Fotogramma –

Prevenzione Senologica, tornano i Sorrisi in Rosa di Humanitas

ROZZANO (MILANO) (ITALPRESS) – Negli ospedali Humanitas e nei centri Humanitas Medical Care di Rozzano, Milano, Torino, Bergamo, Varese e Catania torna Sorrisi in Rosa: il progetto nato sette anni fa da un’idea dei senologi di Humanitas in collaborazione con la fotografa Luisa Morniroli e la scrittrice Cristina Barberis Negra. Obiettivo: sensibilizzare sul tema della prevenzione senologica a partire dall’esperienza di donne protagoniste di storie di malattia, coraggio e rinascita.
Oggi sono oltre 100 le donne che hanno affrontato il percorso oncologico e fanno parte di Sorrisi in Rosa.
Anima centrale del progetto è la mostra fotografica, composta da ritratti e racconti, che ogni anno torna con nuove testimonial per vestire gli ospedali e i centri medici Humanitas in tutta Italia.
Un messaggio di speranza facile come un sorriso lì dove può fare la differenza, come indicano i dati dello studio Cremit, il Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica. I risultati dello studio effettuato tra ottobre e dicembre 2022 hanno dimostrato che foto e parole sono in grado di aiutare le donne ad affrontare il percorso di cura con più speranza, tanto che le tre parole chiave con cui le oltre 400 intervistate hanno descritto l’esperienza della malattia sono state: forza, coraggio e positività. Tutte le storie sono raccolte online sul sito www.sorrisinrosa.it Prevenzione e Ricerca: alleate della guarigione. Con circa 60mila nuove diagnosi ogni anno, il tumore della mammella si conferma la neoplasia più frequente a tutte le età. “Il team della nostra Breast Unit – afferma il dottore Francesco Caruso direttore del dipartimento oncologico di Humanitas Istituto Clinico Catanese – lavora da oltre 20 anni per fornire cure di altissima qualità alle pazienti affette da tumore della mammella. I dati ci dicono che è in aumento l’incidenza sulle donne più giovani, fondamentale in tal senso sottoporsi a screening in modo da poter contare su un importante alleato: la diagnosi precoce. La recente riconferma della certificazione EUSOMA da parte della nostra Breast Unit sottolinea anche l’importanza di un approccio multidisciplinare, in cui diversi specialisti collaborano per garantire un trattamento completo e personalizzato per ogni paziente. Le donne che fanno parte del progetto Sorrisi in Rosa in fondo, ci insegnano che l’unione fa la forza. La collaborazione sinergica tra i vari specialisti coinvolti permette di offrire un approccio completo e multidisciplinare al trattamento del cancro al seno. E’ questo il senso delle Breast Unit, centri costruiti attorno alle esigenze delle pazienti e che consentono di attivare percorsi capaci di ridurre la mortalità per tumore al seno del 18%”.
La ricerca è uno strumento fondamentale per avanzare nella lotta contro il cancro al seno e per offrire alle pazienti le migliori opzioni terapeutiche disponibili. E’ necessario continuare a investire risorse e sforzi nella ricerca, collaborando con istituti di ricerca di prestigio e partecipando attivamente agli studi clinici, con lo scopo di migliorare costantemente le cure per le pazienti, offrendo loro speranza e una migliore qualità di vita.
“Ci impegniamo costantemente nel fornire le migliori cure possibili alle pazienti affette da cancro al seno – afferma il dottore Gaetano Castiglione Coordinatore Clinico della Breast Unit – mettendo al centro delle nostre azioni le pazienti e il rispetto di rigorosi standard di qualità, basati su linee guida cliniche ben definite, risorse appropriate e competenze multidisciplinari. In questo senso ribadiamo la necessità di definire un approccio preventivo personalizzato che comprenda, oltre, alla pratica dell’autopalpazione del seno, anche la valutazione della storia familiare e delle caratteristiche individuali di ciascuna donna, tra cui la densità mammografica. E’ fondamentale, inoltre, ricordare di tenere uno stile di vita salutare, caratterizzato da una dieta equilibrata, attività fisica regolare e astinenza dal fumo: questa scelta costituisce la forma primaria di prevenzione”.
Sorrisi in Rosa 2023 ha il patrocinio di aBRCAdaBRA, Amiche per Mano, Europa Donna, Il filo della vita, LILT Milano e Bergamo, Mettiamoci le tette, Fondazione ONDA, Pink Amazon e WALCE.

– foto: ufficio stampa Humatitas –

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In Italia 52 mila casi di tumore al seno metastatico

MILANO (ITALPRESS) – In occasione del 13 ottobre, giornata nazionale del tumore al seno metastatico, Europa Donna – l’associazione di promozione sociale che si propone di rispondere efficacemente alle esigenze delle donne con tumore al seno – ricorda la mobilitazione in corso da settembre per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, oltre che l’attivazione nazionale di tutta la rete in 195 eventi dedicati a prevenzione e TSM. “Uno stadio di tumore che interessa oggi 52.000 pazienti italiane – sottolinea la presidente di Europa Donna, Rosanna D’Antona – . Una condizione di paziente che si mostra molto diversa dalle altre e che necessita di ulteriori attenzioni per poter garantire una soddisfacente qualità di vita”. Per la campagna è stato realizzato uno spot con protagoniste quattro pazienti, in quattro ambientazioni diverse. Si trovano al centro di un contesto affollato e vogliono farsi sentire. Chiedono percorsi specifici, studi clinici, nuove cure, benessere fisico e mentale, invalidità civile e si rivolgono a chiunque le possa ascoltare, in particolare a istituzioni, ministeri, commissioni e decisori regionali, che possono intervenire laddove hanno più necessità. Il video si chiude con il claim “per sentire basta l’udito, per ascoltare serve impegno”. “La forza di questo video appello è la sua diffusione: vogliamo che arrivi ai decisori del nostro Paese, sia a livello nazionale sia locale, affinchè intervengano – spiega D’Antona – . Sintetizzare così tanti interventi in pochi minuti, ci ha dato la possibilità di razionalizzare i bisogni reali di queste pazienti e sottolinearne le aspettative; in altre parole: per sentire basta l’udito, mentre per ascoltare ci vuole l’impegno”.
“Queste campagne di sensibilizzazione sulle donne con tumore al seno metastatico ci permettono di raccontare al meglio la realtà di queste donne e i loro bisogni con l’obiettivo di supportarle quotidianamente. – commenta la dottoressa Gabriella Farina, direttrice del Dipartimento Oncologico ASST Fatebenefratelli Sacco Milano – . Se da un lato l’ambito clinico è sempre più focalizzato a fornire strumenti diagnostici e terapeutici che aiutino le donne e le pazienti, dall’altro deve proseguire anche un percorso che le supporti nel miglioramento della loro qualità di vita”. A completare la mission di sensibilizzazione, un video appello che sintetizza le voci di pazienti, associazioni, clinici, specialisti e caregiver che convivono ogni giorno con un Tumore al Seno Metastatico. Al momento è disponibile sui canali social e web di Europa Donna Italia, si ispira alle cinque richieste del manifesto TSM e racconta quali sono i bisogni delle oltre 52mila pazienti. Il video appello è stato ispirato dal manifesto, redatto da Europa Donna Italia, insieme alle associazioni e alle pazienti stesse, per riassumere le cinque principali richieste delle oltre 52.000 donne con TSM. Innanzitutto, un percorso univoco e specific nelle Breast Unit per le donne con un tumore al seno metastatico, con un accesso a esami e visite più fluido e con un team formato da specialisti in discipline diverse e aggiornati, in linea con le ultime novità scientifiche. Gli oncologi di riferimento devono garantire la reperibilità diretta e non tramite il centralino e bisogna poter disporre di un supporto durante i fine settimana. Inoltre è necessario un database accessibile, che riporti tutti gli studi clinici presenti in Italia, che sia validato dal Ministero della Salute con la partecipazione degli IRCCS oncologici, e che venga costantemente aggiornato. E’ fondamentale anche avere dei canali di informazione specifici e la partecipazione attiva dei medici, per evitare che la proposta di accedere a un trial dipenda dalla buona volontà dello specialista, oppure dallo spirito di iniziativa della singola paziente. Devono essere poi agevolati l’accesso ai farmaci innovativi e a quelli con estensione di indicazione, non ancora disponibili nel nostro Paese. Vanno, inoltre, accelerati i processi di approvazione dei farmaci da parte di AIFA, affinchè siano prescrivibili più rapidamente rispetto a quanto accade ora. All’interno delle Breast Unit è fondamentale poter contare per sè stesse e per la propria famiglia sul supporto dello psico-oncologo. Altrettanto basilare è la presenza di professionisti dedicati al benessere psico-fisico, come il nutrizionista, l’endocrinologo, il ginecologo, il fisiatra e chi si occupa di medicina integrata. Centrale anche il tema dell’invalidità civile. E’ prioritario accelerare l’iter di accertamento di questo tipo di invalidità per le persone affette da patologie oncologiche al IV stadio, mentre per chi ha già un’invalidità per tumore al seno è necessario procedere a una revisione della pratica in caso di tumore al seno metastatico. Nelle commissioni di invalidità INPS va contemplato anche lo specialista in oncologia e i criteri di assegnazione dell’invalidità devono essere i medesimi in tutto il Paese. La campagna Una Volta Per tutte è declinata su vari mezzi per ricordare la scadenza della giornata mondiale del Tumore al Seno Metastatico. Saranno coinvolti tv, radio, cinema, stampa e affissioni con l’obiettivo di sensibilizzare il numero più alto di persone. Promossa da Europa Donna Italia insieme a A.N.D.O.S., Abracadabra e Oltre il Nastro Rosa, con il supporto di AIOM e Senonetwork APS, ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute e di Pubblicità Progresso ed è in pianificazione su Rai, Mediaset, La7 e Discovery che hanno concesso gratuitamente gli spazi, così come su carta stampata, coinvolgendo Cairo e Mediamond. La diffusione coinvolge anche il web, con spazi offerti da Mediamond, Cairo e Manzoni, e la radio grazie a Advertising e Open Space. Completeranno la diffusione anche gli spazi OOH, concessi da Exomedia, Ipas, Pubbliroma, Apa, Mediamond, Streetvox, Urban Vision, Acone Associati in posizioni centrali di Milano e Roma e una programmazione dedicata nei cinema italiani. Il video appello è stato promosso da Europa Donna Italia, realizzato e prodotto da Coòee Italia. Il progetto è stato reso possibile grazie al supporto non condizionante di Daiichi- Sankyo, Astrazeneca, Gilead Sciences, Menarini Steamline, Novartis e Seagen. Un sostegno corale per cinque punti fondamentali per le pazienti con TSM.
(ITALPRESS).

Foto: xm4

Dipendenze, aumenta l’impatto sulla società ma diminuiscono le risorse

ROMA (ITALPRESS) – Un euro speso per la presa in carico sociosanitaria dei soggetti dipendenti fa risparmiare quattro euro di spesa complessiva; in termini economici, i fenomeni di dipendenza da stupefacenti e da alcol, generano un costo (diretto) annuo di assistenza per il Paese di 8,3 miliardi, di cui 7,0 miliardi il primo (considerando anche i poli-consumatori) e 1,3 miliardi il secondo, senza considerare i costi indiretti (perdite di produttività) ed i costi della patologie in parte riconducibili all’abuso di alcol, e il valore delle sostanze stupefacenti che viene stimato in circa 15,5 miliardi, portando l’impatto economico complessivo a 22,5 miliardi (1% del PIL italiano).
OISED, Osservatorio sull’impatto Socio-Economico delle dipendenze, il primo Centro Studi e think thank interamente dedicato allo sviluppo di analisi a supporto della governance e la sostenibilità del settore per la cura delle dipendenze, parla chiaro: ‘Servono azioni sugli standard organizzativi, sulla presa in carico precoce degli utenti, sulla continuità del trattamento attraverso un potenziamento dell’aderenza allo stesso potenziando anche la sfera psicosociale, e per farlo sono necessarie ulteriori risorse, che però, in base all’analisi contenuta nel Rapporto, generano complessivamente risparmi per la società’.
L’analisi e le considerazioni sono nel primo Rapporto elaborato dal nuovo Centro Studi interamente dedicato allo sviluppo di analisi a supporto della governance e la sostenibilità del settore per la cura delle Dipendenze, nato nel 2022 da una iniziativa congiunta del Centro di ricerca C.R.E.A. Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) e di Ce.R.Co (Centro Studi e Ricerche Consumi e Dipendenze) con l’obiettivo di colmare le lacune nelle conoscenze e informazioni sul settore delle dipendenze, e favorire il confronto tra istituzioni e principali stakeholder.
La spesa complessiva per l’assistenza, spiega OISED, sfiora i 2,3 miliardi, di cui oltre 1,5 per la presa in carico nei Ser.D (Servizi per le dipendenze), in aumento nel post pandemia del +6% rispetto al 2019.
La spesa è diversa da Regione a Regione, con un gap di spesa pari a dieci volte tra la Regione con la spesa più alta e quella con quella più bassa (max 146,5 euro – min 14,1 euro).
Un tossicodipendente ha un costo (diretto) per il sistema Paese pari a circa tre volte quello di un soggetto con dipendenza da alcol. Rapportando il dato alla popolazione, il rapporto tra i due fenomeni sale a oltre cinque volte: si passa da 21,6 euro pro-capite per la dipendenza da alcol a 118,4 euro per quella da stupefacenti.
Nella sua analisi OISED valuta che le azioni finalizzate a contenere gli ‘esiti del fenomenò rappresentino un investimento, con risparmi per il Paese che, per ogni euro investito in termini di presa in carico socio-sanitaria (farmaci, incremento visite etc.), sarebbero pari ad almeno 4 euro.
Stesso discorso per i risparmi ottenibili con gli effetti di una riduzione del ricorso alla detenzione a favore di pene alternative alla stessa, quali inserimenti in strutture riabilitative, che consentirebbero un risparmio annuo di 59 milioni per ogni punto percentuale di riduzione dei casi ‘a rischiò.
Sono oltre 250.000 gli utenti in carico ai servizi per le dipendenze: 65,9% tossicodipendenti, 24,6% alcolisti, 6% con dipendenza da gioco d’azzardo, 3% da tabagismo e 1,3% con altre dipendenze (internet, social, sex addiction ecc.).
Analizzando le dipendenze maggiori, per quella da stupefacenti, prevalgono i maschi (86% dell’utenza), italiani (92,6%, per il 2,8% di soggetti provenienti dall’Africa Settentrionale e, per il restante 4,6%, di soggetti provenienti da Paesi americani e asiatici) e si tratta di un’utenza ‘giovanè: circa il 60% si concentra nella fascia d’età 35-54 anni, il 18,5% in quella 25-34 anni ed il 16,9% in quella 55-64 anni.
Anche tra gli alcolisti prevalgono gli uomini: il rapporto maschi/femmine è di 3,7, oltre il 70% degli utenti trattati hanno un’età compresa tra 30 e 59 anni; un terzo della casistica totale trattata si concentra nella fascia d’età 50-59 anni; i giovani al di sotto dei 30 anni rappresentano il 7,5 per cento.
Nella popolazione carceraria, i detenuti per reati connessi agli artt. 73 e 74 del Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti (spaccio di sostanze stupefacenti) rappresentano il 31,8% della popolazione carceraria. I detenuti tossicodipendenti (al 31/12/2022) sono 16.845, in aumento rispetto al 2015 del 25,1% (13.465 detenuti) e in riduzione rispetto al 2019 del -0,5% (16.934 detenuti). Il 32,9% dei detenuti è straniero (5.548 detenuti), dato in aumento rispetto al 2015 del +37,5% (4.034 detenuti) ed in riduzione rispetto al 2019 del -4,4 per cento.
In Italia, nel 2022, sono attivi 570 servizi pubblici per le dipendenze (SerD), articolati in 612 sedi: un SerD ogni 100.000 abitanti, passando da un valore massimo pari a 1,1 nel Nord-Ovest, a uno minimo, cioè 0,8 del Nord-Est (0,9 nel Centro); il Molise è la Regione con più SerD per 100.000 abitanti: 2,1, la P.A. di Trento quello con il valore minimo: 0,2. Friuli-Venezia Giulia e Lazio hanno un valore inferiore a 0,8, e Piemonte e Puglia un valore superiore a 1,5.
Nel periodo 2015-2022, il numero di SerD in rapporto alla popolazione si è ridotto del -11,2% ogni 100.000 abitanti. Questo soprattutto nel Nord: P.A. di Trento, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte hanno registrato una diminuzione rispettivamente del -67,4%, -49,6% e -37,9%. Aumento invece in Sardegna e Molise, (+64,1% e +23,3%).
Nei SerD, nel 2021, operavano 6.213 operatori dedicati all’assistenza delle persone con problemi di dipendenza da sostanze, escluso ad esempio il gioco d’azzardo e l’alcol: il numero si è ridotto del -6,2% rispetto all’anno pre-pandemico, attestandosi a 12,0 operatori ogni 100.000 abitanti (-0,8 unità rispetto al 2019), con un valore massimo pari a 13,9 nel Nord-Ovest del Paese, seguito dal Nord-Est con 12,3, dal Centro con 11,3; il dimensionamento minore si riscontra nel Mezzogiorno, ed è pari a 10,8 unità ogni 100.000 abitanti. La riduzione delle risorse umane rispetto al periodo pre-pandemico (anno 2019) ha interessato soprattutto il Nord-Est ed il Mezzogiorno: -8,4% e -6,1%, rispettivamente.
A livello regionale, il livello massimo di personale rispetto alla popolazione, pari a 20,13 unità (ogni 100.000 abitanti), si riscontra in Valle d’Aosta; la minima, pari a 7,9, in Basilicata e nella P.A. di Trento; Lazio, Abruzzo, Calabria, Basilicata e Sicilia registrano un valore inferiore a 19,0, Molise, Umbria, Emilia-Romagna, Liguria e P.A. di Bolzano e Friuli-Venezia Giulia un valore superiore a 14,0 unità ogni 100.000 abitanti.
Presso i servizi di alcologia, nel 2021, operano 4.326 unità, sebbene meno di un terzo lo è in modo esclusivo.
In media gli infermieri sono un terzo dell’organico (32,4%), poi medici (21,3%), psicologi (15,1%), assistenti sociali (13,9%), educatori professionali (10,6%), personale amministrativo (4,1%). Il 2,6% sono altre figure professionali.
Nel 2022 si registrano 20,1 utenti (ogni 10.000 ab.) con dipendenza da stupefacenti in carico presso i SerD, in riduzione del -9,3% rispetto al 2015.
Nello stesso anno sono stati effettuati 19.623 ricoveri ospedalieri associati a diagnosi (principale o secondarie) di patologie droga-correlate: l’89,3% (17.515) in acuzie, il 10,2% (1.997) in riabilitazione e lo 0,6% (111) in lungodegenza. Si tratta di ricoveri effettuati quasi esclusivamente (96,7%) in regime ordinario. Oltre l’80% sono in tre discipline: il 62,6% in psichiatria, il 10,1% nei reparti di recupero e riabilitazione funzionale e l’8,5% in medicina generale. A livello regionale, la Valle d’Aosta, con 59,7 ricoveri, registra il tasso più alto, la Campania, con 9,3, il più basso. Il ricorso all’ospedalizzazione è maggiore per il genere maschile: 42,4 ricoveri ogni 100.000 maschi vs 16,1 per le femmine.
Per la dipendenza da alcool, invece, nel 2022, risultano in carico presso i servizi di alcologia 12,4 utenti (ogni 10.000 ab.), in riduzione del -7,4% rispetto al 2015.
Nel 2022 si sono avuti 46.181 ricoveri ospedalieri associati a diagnosi (anche secondarie) di patologie alcol-correlate, di cui il 90,4% (41.769) in acuzie, il 7,6% (3.498) in riabilitazione e il 2,0% (914) in lungodegenza. Si tratta di ricoveri effettuati quasi esclusivamente (94,0%) in regime ordinario. Oltre l’80% dei ricoveri vengono effettuati in cinque discipline: il 40,7% in Medicina generale, il 19,5% in Psichiatria, l’11,3% in Gastroenterologia, il 7,5% in Recupero e riabilitazione funzionale e il 4,2% in Chirurgia generale. Il ricorso all’ospedalizzazione è maggiore per il genere maschile: 111,3 ricoveri ogni 100.000 maschi vs 28,8 per le femmine.
Sia per gli stupefacenti che per l’alcol, all’ospedale si accede spesso in emergenza-urgenza.
Oltre il 60% degli accessi al pronto soccorso per entrambi i fenomeni avviene con l’intervento del 118.
Per le droghe, nel 2022 si sono registrati 8.631 accessi al pronto soccorso (per abuso droghe o psicosi da sostanza psicotrope): 13,9 accessi medi ogni 100.000 abitanti. Il 42% ha riguardato persone tra 25-44 anni e quasi il 10% minorenni. Al 51% degli accessi al pronto soccorso è stata attribuita la diagnosi di psicosi indotta da droghe. Il livello di accesso massimo, 18,4 accessi ogni 100.000 abitanti, è nel Nord-Ovest, il minimo nel Mezzogiorno (6,2).
L’accesso al PS nel 2022 ha visto un incremento del 31% rispetto al 2021
Per l’alcol, sono stati effettuati 29.362 accessi al pronto soccorso, 59,6 ogni 100.000 abitanti, con il valore massimo nel Nord-Est (93,5) e il minimo (21,3) nel Mezzogiorno. Il 53,6% degli accessi è associato a un codice di triage verde (poco critico), il 32,0% a un codice giallo (mediamente critico), l’11,1% ad un codice bianco (non critico), il 2,5% a un codice rosso e lo 0,12% al decesso, mentre il 10,3% dei pazienti è ricoverato dal pronto soccorso in reparto e il 7,1% in OBI (Osservazione Breve Intensiva).
In base all’elevato impatto del fenomeno delle dipendenze, a livello organizzativo, giudiziario ed economico, OISED ritiene auspicabile: l’applicazione dei recenti standard organizzativi finalizzati ad allineare l’offerta al fabbisogno ‘realè, adattandoli agli specifici contesti organizzativi (con sviluppo e applicazione di indicazioni legislative); l’introduzione di percorsi di presa in carico degli utenti, trasversali tra servizi pubblici (ambulatoriali e ospedalieri), del privato sociale (servizi a bassa soglia, residenze e semi residenze, comunità etc.) e carcere, finalizzati a: aumentare il numero di nuovi utenti che i SerD possono prendere in carico al fine di prevenire il verificarsi di ‘esitì ed implicazioni a livello sociale (incidenti, denunce, etc.); garantire continuità nella presa in carico, in particolare per i detenuti stranieri messi in libertà;
attenzione alle fasce di età giovanili; garantire equità di trattamento; l’adozione di azioni finalizzate ad aumentare l’aderenza al trattamento, anche riducendo lo stigma, quali il potenziamento dell’approccio psicosociale, il ricorso ai recenti approcci farmacologici quali i long acting, etc..
Queste azioni richiedono evidentemente un incremento di risorse economiche che però, alla luce di quanto emerso dall’analisi, generano complessivamente dei risparmi per la società.
E per quanto riguarda l’impatto sul sistema giudiziario OISED sottolinea che sarebbe auspicabile che il momento terapeutico fosse sempre preminente rispetto a quello sanzionatorio e che, nella difficile ricerca di un punto di equilibrio tra pena e terapia, prevalesse sempre il rispetto del principio personalista e del corretto sviluppo della persona.
Dall’11 ottobre sarà possibile consultare la banca dati OISED – data che, con 40 indicatori aggiornati continuamente, consente l’analisi della situazione di tutti i parametri relativi alle Dipendenze sia a livello nazionale che di singole Regioni.
-foto Agenzia Fotogramma-
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Nello stabilimento Sanofi di Anagni farmaci biotech e terapie innovative

ROMA (ITALPRESS) – Innovazione tecnologica, farmaci biotech di ultima generazione e una crescente collaborazione tra pubblico e privato sono i pilastri delle politiche per la salute e la filiera del Lifescience del futuro. Un lavoro congiunto, tra decisori politici e protagonisti dell’industria farmaceutica, nell’interesse del paziente e della competitività di un settore che costituisce un’eccellenza europea. E’ quanto è emerso oggi nel corso dell’evento organizzato per la celebrazione dei 50 anni dello stabilimento Sanofi di Anagni (Frosinone). Un sito di eccellenza, il più giovane dei tre stabilimenti italiani – Sanofi ha anche uno stabilimento a Origgio (VA) e Scoppito (AQ) – che affronta il futuro con una maggiore competitività, appresta a svolgere un ruolo sempre più rilevante per il gruppo francese. In un’epoca in cui la sanità sta affrontando cambiamenti rapidi e significativi, il 50° anniversario dello stabilimento produttivo ha offerto l’occasione per un momento di riflessione cruciale, ponendo al centro le sfide emergenti che il settore sanitario e prendendo come punto di partenza imprescindibile l’innovazione, la ricerca e la competitività. Un’occasione unica di confronto tra attori pubblici e privati per plasmare un futuro della sanità all’insegna dell’innovazione, della ricerca e della competitività, garantendo così cure sempre più avanzate e accessibili per tutti.
Al confronto, oltre ai rappresentanti dell’azienda Brendan O’Callaghan, Executive Vice President, Manufacturing and Supply di Sanofi, Marcello Cattani, Presidente e Amministratore Delegato, Sanofi Italia & Malta e Alessandro Galassini, Direttore Stabilimento, hanno preso parte importanti rappresentanti delle istituzioni a livello nazionale e regionale: il Ministro della Salute Orazio Schillaci; Claudio Durigon, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali; Roberta Angelilli, Vicepresidente e Assessore Sviluppo Economico, Regione Lazio; Francesco Zaffini, Presidente 10° Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale al Senato della Repubblica; Salvatore De Meo, Presidente Commissione Affari Costituzionali al Parlamento Europeo; Aurelio Regina, Presidente Fondimpresa; Maurizio Marchesini, Vicepresidente per le Filiere e le Medie Imprese, Confindustria; Daniele Natalia, Sindaco di Anagni. Sono intervenuti con un videomessaggio anche Martin Briens, Ambasciatore di Francia in Italia, Antonio Tajani, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Valentino Valentini, Vice Ministro delle Imprese e del Made in Italy. L’evento si è concluso con l’inaugurazione di un reparto di liofilizzazione NFD2 completamente rinnovato in una logica di forte automazione e integrazione digitale che permetterà al sito di ridurre al massimo il rischio di contaminazione legato alle operazioni. L’evoluzione verso una gestione al 100% digitale punta infatti allo studio, all’analisi e alla sperimentazione di un processo completo di preparazione, riempimento, liofilizzazione e ghieratura automatizzato ed intelligente che minimizza l’intervento dell’operatore per azzerare i rischi di contaminazione, per un continuo miglioramento del processo, della sicurezza e qualità del prodotto a beneficio del paziente e un progressivo upskilling delle competenze del personale.
Per Marcello Cattani, presidente e Ad Sanofi Italia & Malta, “oggi confermiamo lo stabilimento di Anagni fiore all’occhiello per Sanofi. Da 50 anni infatti rappresenta un centro di eccellenza per la produzione di farmaci sterili iniettabili, per l’80% destinati all’esportazione in più di 90 Paesi del mondo. Grazie al processo di modernizzazione e digitalizzazione avviato negli ultimi anni si pone, senza dubbio, tra i poli di avanguardia per la produzione farmaceutica nazionale ed europea. Qui siamo pronti ad avviare una nuova fase, con la produzione di farmaci biotech, vaccini e terapie innovative per le malattie rare, guardano ad altri 50 anni di successi ed eccellenza”. Grazie a investimenti di oltre 37 milioni di euro nell’ultimo triennio, supportati dal MIMIT e dalla Regione Lazio, lo stabilimento è stato coinvolto in un processo di trasformazione sia in termini di tecnologie e processi sia in termini di upskilling delle competenze interne verso una digitalizzazione spinta dei processi, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei big data. Questa evoluzione gli permette di guardare al futuro con nuove produzioni di farmaci biotech, vaccini e terapie enzimatiche sostitutive per le malattie rare frutto della Ricerca Sanofi, che lo rendono ancora più strategico per il Gruppo.
Alessandro Galassini, direttore dello Stabilimento di Anagni: “Per tutti noi oggi è un giorno di festa ma anche occasione per nuove consapevolezze e responsabilità. Siamo pronti a fare la nostra parte per scrivere il futuro della salute, contribuendo a offrire risposte concrete a patologie complesse e troppo spesso in attesa di terapie adeguate. Il valore aggiunto di questo stabilimento è rappresentato dalle sue persone, e dal loro impegno ed entusiasmo”. Secondo Orazio Schillaci, ministro della Salute, ‘per rispondere ai cambiamenti intervenuti, essere al passo con le innovazioni ed affrontare le sfide che ci attendono, dobbiamo guardare con favore anche alla sinergia tra tutti gli attori coinvolti nell’ambito farmaceutico. La finalità, infatti, è quella di condividere conoscenze, risorse e competenze per promuovere la scoperta e la disponibilità di nuovi farmaci che consentono di ridurre la mortalità, migliorare la qualità di vita delle persone e consentire significativi risparmi al Servizio Sanitario Nazionalè.
Claudio Durigon, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: ‘La sinergia tra territorio e impresa privata è una leva strategica indispensabile per lo sviluppo degli attori coinvolti. Questo appuntamento, che celebra 50 anni di eccellenza e avvia un nuovo corso per lo stabilimento Sanofi Italia e per Anagni e il suo tessuto produttivo, dimostra che è possibile costruire insieme sinergie capaci di tradursi in innovazione e crescita. Da non dimenticare, poi, l’impatto che l’azienda ha avuto e avrà sulla formazione e sull’implementazione di competenze specifiche, contribuendo a rendere l’Italia un polo all’avanguardia sotto questo punto di vista. E’ questa la direzione da seguire per accrescere la competitività e la capacità attrattiva del nostro Paese”. Franco Zaffini, presidente Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro Pubblico e Privato, Previdenza Sociale di Palazzo Madama: “In un contesto storico così faticoso e di continui cambiamenti per la sanità, sono lieto di poter parlare di un settore di eccellenza in campo farmaceutico. La Sanofi è un’azienda che ha sempre puntato all’innovazione per andare oltre i confini della scienza che adesso più che mai ha bisogno di imprese che sappiano e vogliano guardare al futuro a livello globale per competere con le nuove sfide che ci attendono. Lo scopo di noi tutti è migliorare la salute e di conseguenza la vita delle persone, per questo motivo questi 50 anni di storia dell’azienda li considero un punto da cui partire per una riflessione comune che abbia come unico obiettivo il rafforzamento del sistema sanitario da ogni punto di vista. Auguro a Sanofi, già leader a livello mondiale, e al presidente Marcello Cattani, di poter continuare a mettere in campo tutto il potenziale necessario in termini di innovazione, competenze e forme di collaborazione pubblico-privato per continuare ad avere sempre più centri d’eccellenza sostenendo insieme a noi comunità e territori”. Roberta Angelilli, vicepresidente Regione Lazio e Assessore allo Sviluppo economico, Commercio, Artigianato, Industria, Internazionalizzazione: “La celebrazione dei 50 anni dello stabilimento Sanofi di Anagni rappresenta per il nostro territorio un traguardo importante. Il settore farmaceutico e biomedicale è un elemento chiave dell’ecosistema produttivo laziale: nel 2022 con 12,7 miliardi di export, il Lazio si è confermato prima regione nel Paese per valore delle esportazioni di prodotti farmaceutici. Come Regione Lazio intendiamo sostenere queste realtà e facilitarne la permanenza sul territorio attraverso il sostegno alle politiche di investimento e lo snellimento burocratico. Insieme possiamo affrontare le sfide e i processi di trasformazione che il futuro chiede; innovazione, ricerca e competitività saranno sempre i pilastri delle nostre politiche industrialì.

– Foto: ufficio stampa Sanofi –
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Sanità, un italiano su tre quest’anno ha rinunciato a cure o esami

ROMA (ITALPRESS) – Il dibattito e il confronto tra la sanità pubblica e privata del nostro Paese è sempre molto acceso e oggetto di discussione sia politica sia tra l’opinione pubblica.
Questa dualità, in alcuni casi, mette i cittadini davanti a una scelta. In questo contesto, nel corso del 2023 ben oltre la metà della popolazione italiana dichiara di aver fatto ricorso alla sanità privata. Le motivazioni di questa scelta risiedono soprattutto nelle lunghe lista d’attesa del settore pubblico. La scelta di affidarsi alla sanità privata, dunque, deriva da questioni legate prettamente alle richieste di tempi più rapidi da parte dei cittadini, mentre la percezione di maggior qualità ed efficienza del settore privato rappresenta solo un aspetto marginale. Tuttavia, i costi della sanità privata – in un momento di crisi economica e aumento continuo dei prezzi di beni e servizi come quello che sta attraversando il nostro Paese – portano i cittadini italiani a dover fare delle rinunce.
Secondo un sondaggio di Euromedia Research, oltre 1 italiano su 3, infatti, nel corso di quest’anno, dichiara di aver dovuto rinunciare a visite, esami e/o cure sanitarie, rimandando principalmente visite e controlli di routine e screening di prevenzione per lasciare spazio e disponibilità alle emergenze e agli approfondimenti collaterali.
Il sondaggio Euromedia Research è stato realizzato per “In Onda” il 05/10/2023 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 800 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.

– Foto Euromedia Research –

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La parola che cura, nominati i vincitori del premio letterario Zanibelli

ROMA (ITALPRESS) – Si è conclusa con una cerimonia presso la sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, la undicesima edizione del Premio Letterario Angelo Zanibelli “La Parola che cura”. Il concorso, ideato e promosso da Sanofi in memoria di Angelo Zanibelli, premia storie di cura e di salute, esperienze dirette di persone con una malattia o di chi se ne prende cura, con l’obiettivo di sostenere il valore della narrazione come strumento terapeutico e di sensibilizzazione sociale. La prestigiosa giuria composta da personalità di spicco del mondo della politica, della cultura, della sanità e del giornalismo, ha assegnato i premi alle opere edite presentate e i premi speciali che connotano il concorso. Presieduta come per ogni edizione da Gianni Letta che quest’anno è stato anche premiato come “Personaggio dell’anno”. Riconoscimento dovuto per il suo impegno costante e fattivo, a favore di pazienti, cittadini e mondo della salute. Attuali e potenti i temi affrontati in questa edizione: l’adolescenza sofferente e difficile in quest’epoca post pandemia e il suo esatto opposto, la terza età, spetro della società moderna ma anche occasione per riscoprire nuove forme di amore, attraverso la “cura”. Unione e senso comune, per vincere le sfide del presente, anche quelle legate alla salute collettiva, e infine, riscatto sociale e dedizione, dalla narrazione di chi affronta la malattia e la vive con coraggio e rispetto.
Marcello Cattani, Presidente e AD di Sanofi Italia, ha voluto così ribadire il valore del concorso: “Il nostro impegno per la salute e la qualità di vita dei cittadini è un valore fondamentale, che guida ogni giorno le nostre azioni. Abbracciamo il concetto di salute come chiave per lo sviluppo umano, sociale ed economico del paese. Il Premio Zanibelli, con il suo sostegno alla narrazione come strumento terapeutico e veicolo di sensibilizzazione culturale, rappresenta un’iniziativa unica in questa direzione di cui vogliamo continuare ad essere protagonisti orgogliosi”. Per la categoria narrativa, hanno vinto ex aequo, “I cura cari” (Einaudi, 2022) di Marco Annichiarico, un libro che racconta della malattia di Alzheimer e di come questa viene vissuta nel tenero rapporto tra madre e figlio. Marco, figlio di Lucia, è costretto a escogitare strategie così da poter comunicare con una nuova madre e imparare a ritrovarla. Marco dovrà misurarsi con i deliri di Lucia e questo significherà inventarsi da zero un linguaggio nuovo, a tratti complesso e non esclusivamente verbale. “Io e Spider-Man (Salani editore, 2022) di Mattia Villardita, ci racconta non solo come si può cambiare pelle per aiutare gli altri, ma indaga la responsabilità e la sofferenza che indossare una maschera comporta. Mattia, dopo un’infanzia passata dentro e fuori gli ospedali, una volta diventato adulto indossa un costume da Spider-Man e torna nelle cliniche, stavolta per regalare ai bambini ricoverati il sogno che non ha potuto vivere quando era al posto loro.
Tra le proposte di saggistica premiato, “Il cervello degli adolescenti” (Giunti editore, 2022) di David Bueno, un libro con l’obiettivo di illustrare come funziona la mente di un adolescente durante i grandi cambiamenti che questa fase di vita porta con sè. Il passaggio dai comportamenti tipici dell’infanzia, all’acquisizione di quelli da adulto rivela la sua estrema vulnerabilità. Per la categoria illustrati il premio è andato a “Lucille degli acholi” (Il Castoro, 2022) di Ilaria Ferramosca, Chiara Abastanotti. Il racconto è quello del grande sogno di una donna di diventare chirurgo, sfidando i pregiudizi della sua epoca. Nata negli anni ’30 Lucille Teasdale, canadese, è tra le prime donne medico e dedica la sua intera vita ad occuparsi dei suoi pazienti con dedizione, tra Canada, Francia e Uganda. “Se bastasse l’amore” di Arianna Giutti è il libro inedito vincitore di questa edizione. Verrà pubblicato da Piemme. Scelto dalla giuria tra le candidature racconta di come una madre vive la malattia dell’anoressia di cui la figlia è affetta, toccando anche i temi di suicidio e difficoltà di accesso alle cure. La menzione speciale della giuria è andata a “Alzheimer. Non spiegare, non discutere, non contraddire” (Goware, 2022) di Antonella Notarelli: racconta della forza, volontà e competenza che occorrono per affrontare la malattia di Alzheimer sia in veste di paziente che di caregiver. Un insieme di comportamenti concreti su come affrontare e gestire i molti aspetti di questa malattia.
Il ppremio “La Parola che Cura” viene attribuito ogni anno ad un’associazione di pazienti per l’attività di comunicazione e divulgazione sulla sua patologia di riferimento e le problematiche ad essa connessa. Quest’anno la giuria ha premiato l’associazione ADMO – Associazione donazione midollo osseo. Con la campagna “Il tipo giusto”, si vuole sensibilizzare il pubblico sulla donazione di midollo osseo e lo si vuole informare sulla estrema importanza di questa pratica. Attribuito dalla giuria a una personalità che si è particolarmente distinta per l’impegno e la responsabilità in ambito sanitario, il premio è stato conferito all’ex Segretario del Consiglio dei ministri della repubblica italiana Gianni Letta. Un riconoscimento, rivolto espressamente ai giovani neolaureati, che punta a valutare il pensiero analitico, la capacità di indagine e di approfondimento degli studenti, chiamando a produrre un elaborato sul tema “Il valore del Partenariato pubblico-privato”: Noemi D’Altri sarà inserita come tirocinante presso il Dipartimento di Public Affairs di Sanofi Italia e collaborerà con un Tutor aziendale, in supporto ai progetti con le Istituzioni nazionali e regionali.

– Foto: ufficio stampa Sanofi –
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