FIRENZE (ITALPRESS) – Inaugurata stamattina una più moderna e innovativa modalità di operare sul piano chirurgico vascolare all’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. L’intervento di riqualificazione, edilizio ed impiantistico, ha permesso la ristrutturazione di una sala operatoria e la creazione di due sale nuove. Un’area ad alta tecnologia che comprende una sala operatoria ibrida multidisciplinare di ultima generazione, una ulteriore sala operatoria con caratteristiche tecnologiche altrettanto elevate ed una sala di recupero e osservazione post-operatorio con 6 posti letto a carattere intensivo. Al taglio del nastro sono intervenuti il presidente Eugenio Giani, l’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini, il direttore dell’azienda Usl Toscana Centro Paolo Morello Marchese.
“Una sala operatoria completamente ristrutturata – ha detto Giani – che si caratterizza per un’elevata innovazione nel campo della medicina e della chirurgia. Uno spazio che, come ha spiegato il direttore del dipartimento Specialistiche Chirurgiche Stefano Michelagnoli, potrà essere utilizzata anche dai chirurghi vascolari degli altri presidi ospedalieri della Asl Toscana Centro, facendo quindi di Torregalli un vero e proprio punto di riferimento. Una struttura del genere non esiste neppure a Careggi, a dimostrazione della volontà di valorizzare il San Giovanni di Dio. Entro un anno – ha aggiunto – vorremmo inoltre mettere la prima pietra per la costruzione del Pronto Soccorso, uno dei punti deboli di Torregalli. Un ulteriore intervento da 35 milioni di euro che permetterà di dotare questo ospedale di una struttura degna del livello di importanza che sta assumendo”.
Chiamato poi in causa dai tagli al Pnrr che interesseranno le case della salute, il presidente ha ribadito la propria posizione. “Quando è stato annunciato che verrà tagliato il 30% delle case della salute a livello nazionale è stato anche detto che le risorse per farle comunque verranno reperite attraverso il contributo ministeriale ex art. 20 L. 67/88. Il quale però, non scordiamolo, è lo strumento utilizzato per finanziare, ad esempio, proprio il Pronto Soccorso a Torregalli, il padiglione H dell’ospedale di Empoli, l’ospedale di Borgo San Lorenzo, quello nuovo a Livorno, i servizi sanitari nell’immobile in viale Sardegna a Siena. Insomma la preoccupazione per i tagli non la nascondo, ma gli interventi elencati rientrano nelle risorse dell’ex articolo 20 e a quelli verranno destinati”.
Soddisfazione per il potenziamento di Torregalli è stata espressa anche dall’assessore Bezzini. “Questo ospedale ha storicamente una vocazione chirurgica. L’inaugurazione di questo nuovo blocco operatorio rinnova questa vocazione, grazie a tecnologie molto più avanzate e all’avanguardia a livello sia nazionale che internazionale. Rinnovamento che riguarda anche l’applicazione di modelli organizzativi multidisciplinari e multiprofessionali, in grado di aumentare il valore aggiunto delle prestazioni chirurgiche che saranno erogate”.
L’assessore ha poi indicato il secondo elemento legato all’intervento inaugurato. “Ovvero – ha proseguito – le ulteriori prospettive di investimento che riguardano Torregalli, i 35 milioni di euro che saranno utilizzati nei prossimi anni per ampliare il Pronto Soccorso. Uno dei più importanti investimenti regionali in edilizia sanitaria, a testimonianza dell’importanza che questo ospedale riveste per la Regione che punta a renderlo un nodo importante della rete ospedaliera non soltanto dell’area vasta ma, per alcune prestazioni, di tutta la Toscana. Siamo consapevoli del momento delicato che sta vivendo la sanità a livello nazionale, col passaggio decisivo rappresentato dalla prossima manovra del governo. Nonostante questo – ha concluso – la sanità toscana continua a guardare avanti e a investire per migliorarsi e innovarsi e garantire il diritto alla salute dei cittadini”.
-foto ufficio stampa Regione Toscana-
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All’ospedale S.Giovanni di Dio di Firenze investimenti in high tech
Esplosione a Bucarest, Ghribi “Feriti in ospedali del Gruppo San Donato”
MILANO (ITALPRESS) – “Ieri il mio amico Ministro della Salute della Romania Alexandria Rafia mi ha informato dell’esplosione di gas naturale a Bucarest e delle terribili conseguenze in termini di vite umane e di feriti. Ci siamo resi immediatamente disponibili ad offrire il nostro supporto e questa mattina i primi feriti sono giunti con aereo militare a Milano e saranno assistiti dagli ospedali del Gruppo San Donato”. Così Kamel Ghribi, vice presidente del Gruppo San Donato e presidente di GKSD Investment Holding, su Instagram, dove posta anche alcune foto.
“Sempre presenti quando c’è da aiutare e sostenere i Paesi e le persone in difficoltà. E’ una parte essenziale della nostra missione che intendiamo svolgere con convinzione e rigore”, sottolinea il vice presidente del Gruppo San Donato e presidente di GKSD Investment Holding.
– foto ufficio stampa GKSD –
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Una corretta alimentazione è fondamentale, i giovani ne sono consapevoli
PALERMO (ITALPRESS) – La scienza non ha dubbi, una corretta alimentazione associata a una costante pratica sportiva rimuove i fattori di rischio che potrebbero portare in età adulta al cronicizzarsi di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. I principi della dieta mediterranea sono importanti, specie nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.
“Abbiamo predisposto un volume basato sulle ricette della tradizione dei paesi mediterranei per far capire ai ragazzi com’è possibile avere un’alimentazione sana per fare attività sportiva”, ha spiegato Elena Alonzo, direttore del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Catania, che ne ha parlato in un servizio dell’Italpress dedicato all’alimentazione dei giovani e alla dieta mediterranea. Un’alimentazione, quindi, basata “sulla necessità – ha evidenziato Alonzo – di poter assumere quel carico di nutrienti necessari e che non preveda il bisogno di ricorrere a integratori perchè è sufficiente capire come alimentarsi con i nostri prodotti, con le ricette della nostra terra, per poter avere ottimi risultati anche nelle prestazioni sportive”.
“Una corretta alimentazione è molto importante – ha spiegato una giovane -, però se anche accompagnata da sport e una vita un pò più sana, quindi hobby, tempo libero”. Un altro ragazzo ha affermato di seguire la dieta mediterranea “tendenzialmente però – ha aggiunto – sempre mantenendomi su frutta, verdura e carne”.
“Provo tutto ma poco, in piccole quantità”, ha sottolineato un giovane. “Penso che comunque – ha aggiunto – bisogna non farsi mancare nulla nella propria alimentazione ma senza eccedere”.
“Investire in una sana e corretta alimentazione – ha spiegato Salvatore Requirez, direttore del Dipartimento Sanità della Regione Siciliana – rimuovendo quelli che sono ormai da decenni riconosciuti come fattori di rischio predisponenti a determinate patologie, prima di tutto la pandemia dell’obesità infantile che purtroppo segna negativamente anche la Sicilia, significa investire in dinamiche che permettano l’utilizzo di risorse del sistema sanitario pubblico con migliore destinazione”.
Secondo una giovane, “è importante seguire una sana alimentazione cercando di mangiare il più sano possibile” ma ci sono ancora “un bel pò di persone che soffrono di disturbi alimentari”. “Ne soffre – ha detto un’altra ragazza – sempre un numero maggiore di persone, non soltanto ragazzi ma anche adulti. Si esce con un lungo lavoro su di sè, sicuramente facendosi aiutare da professionisti, perchè chiedere aiuto è il primo passo, e senza cercare scorciatoie con l’allenamento o con diete troppo rigide. Devi imparare ad amare te stessa – ha concluso – e ad andare oltre quello che è il cambiamento fisico, che inevitabilmente c’è una volta che si inizia a guarire”.
– foto Italpress –
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Epatite B e C, tracciate per la 1^ volta in Europa le malattie correlate
MILANO (ITALPRESS) – Eliminare l’epatite virale, ritenuta una delle principali minacce per la salute pubblica, entro il 2030. E’ l’ambizioso obiettivo di una risoluzione del 2016 dell’Assemblea Mondiale della Sanità, dettagliato poi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in possibili strategie di sanità pubblica e relative risorse economiche. E inserito infine nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. I virus dell’epatite B (HBV) e dell’epatite C (HCV) possono causare infezioni acute e croniche e sono tra le principali cause al mondo di cirrosi, epatocarcinoma (cancro al fegato), trapianti e morti correlati a patologie riguardanti il fegato. Generando quindi oneri economici e sanitari elevati a causa dei loro effetti epatici ed extraepatici.
Un contributo arriva dall’Università di Milano-Bicocca, il cui Centro di Studio e di Ricerca sulla Sanità Pubblica (CESP), ha coordinato uno studio Europeo per valutare il carico di incidenza, prevalenza, mortalità e anni di vita persi per disabilità (DALYs) delle malattie correlate al virus dell’epatite B (HBV) e al virus dell’epatite C (HCV), nel contesto del Vecchio continente e per il periodo dal 2010 al 2019, al fine di capire a che punto si trovino i diversi Paesi europei nel raggiungere l’obiettivo prefissato dall’OMS entro il 2030.
Lo studio è appena stato pubblicato su The Lancet Public Health, la più prestigiosa rivista di sanità pubblica a livello internazionale, e si intitola “Hepatitis B and C in Europe: an update from the Global Burden of Disease Study 2019” (DOI: 10.1016/S2468-2667(23)00149-4). Si tratta del primo rapporto completo sul carico dell’HBV e HCV in Europa. Primo autore è Paolo Angelo Cortesi, ricercatore del CESP, che si è avvalso della collaborazione col Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD), coordinato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington, che coinvolge oltre 9mila ricercatori provenienti da oltre 160 Paesi, permettendo di confrontare l’impatto delle malattie, degli infortuni e dei fattori di rischio sulla salute della popolazione nel tempo tra i differenti gruppi di età, sesso, paesi e regioni e di confrontare così il progresso della salute di un Paese con quello di altri Paesi. Nella coordinazione dello studio, oltre a Paolo Angelo Cortesi, sono stati coinvolti anche il professore Lorenzo Giovanni Mantovani, direttore del CESP, Simon I. Hay e Christopher J. L. Murray, rispettivamente professore e direttore dell’IHME.
Nel 2019 in Europa si sono verificati oltre 2 milioni di casi di epatite acuta B e quasi mezzo milione di casi di epatite C. Sono stati stimati 8,24 milioni di casi prevalenti di cirrosi correlata all’HBV e 11,87 milioni di cirrosi correlata all’HCV, con quasi 25mila decessi dovuti a cirrosi correlata all’HBV e circa 37mila decessi dovuti a cirrosi correlata all’HCV. Infine, si sono avuti 9mila decessi per cancro al fegato correlato all’HBV e 23mila dovuti al cancro al fegato correlato all’HCV.
“Tra il 2010 e il 2019 – aggiungono Paolo Cortesi e Lorenzo Mantovani – il carico della cirrosi dovuta all’HBV e HCV è diminuito. La cirrosi HBV correlata e l’epatite B acuta hanno mostrato le riduzioni più significative, con un tasso di prevalenza sceso del -20,6 per cento e un tasso di mortalità sceso del -33,19 per cento per la prima malattia e con un tasso di incidenza diminuito del -22,14 per cento e un tasso di mortalità diminuito del -33,27 per cento per la seconda malattia. Nel decennio non sono state osservate variazioni nei tassi standardizzati di incidenza, prevalenza, mortalità e DALYs per il cancro al fegato correlato all’HBV e all’HCV, mentre sono stati osservati aumenti nel numero assoluto di casi in tutte le età (+16,41 per cento nella prevalenza)”.
Lo studio ha anche evidenziato differenze rilevanti all’interno dell’Europa, con aree che riportano un carico elevato, aree che hanno riportato piccole variazioni e aree che necessitano miglioramenti negli interventi di sanità pubblica per raggiungere gli obiettivi di eliminazione dell’OMS.
“Nel 2019, l’Europa centrale e orientale hanno presentato tassi di mortalità per cirrosi e epatocarcinoma HBV correlate più elevati rispetto all’Europa occidentale”, precisano il ricercatore e il direttore del CESP.
Secondo Cortesi e Mantovani “i risultati di questo studio hanno evidenziato notevoli e persistenti carichi di salute legati all’HBV e HCV in Europa, dimostrando che l’ambizioso obiettivo di eliminazione entro il 2030 è ancora lontano dall’essere raggiunto. La disponibilità di test diagnostici affidabili e interventi di trattamento e prevenzione costo-efficaci hanno creato le condizioni per rendere l’eliminazione dell’HCV e dell’HBV un obiettivo fattibile, come dimostrato da alcuni Paesi dove sono stati applicati con ottimi risultati; tuttavia in molti altri Paesi i piani d’azione e le strategie sono ancora inadeguati o assenti, così come il finanziamento per la loro attuazione. Strumenti come il GBD e lo studio appena pubblicato, sono fondamentali per capire se gli interventi implementati stiano portando o meno a raggiungere l’eliminazione dell’epatite virale entro il 2030”.
– foto ufficio stampa Università Milano-Bicocca –
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Gruppo San Donato acquisisce la maggioranza di American Heart of Poland
MILANO (ITALPRESS) – Gruppo San Donato, in collaborazione con GKSD, ha stipulato un accordo per l’acquisizione di una quota di maggioranza in American Heart of Poland (AHoP), il principale fornitore indipendente di cure cardiovascolari in Europa, nonchè uno dei tre principali fornitori di servizi sanitari privati in Polonia con il più grande complesso di riabilitazione medica/spa.
“Grazie a questa importante intesa, il Gruppo San Donato, il più grande gruppo privato della sanità italiana, rafforza ulteriormente la sua posizione di leader del settore sanitario europeo, in linea con l’obiettivo strategico di sostenerne il consolidamento – si legge in una nota -. L’accordo darà origine ad un’eccellenza nel trattamento delle malattie cardiovascolari, contribuendo a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, della ricerca medica e dell’istruzione in Europa. La collaborazione tra le società sarà profondamente sinergica grazie alla complementarità delle loro aree di competenza, come ad esempio l’espansione del modello di business in Polonia facendo leva sull’esperienza di GSD, il miglioramento della ricerca di medici altamente qualificati, la collaborazione in materia di ricerca e sviluppo, l’accesso ad un’avanzata istruzione e formazione sanitaria, lo scambio di know-how e di best practice, la creazione di un gruppo di acquisto di apparecchiature medico-sanitarie. Inoltre, essa favorirà un ulteriore consolidamento sia in Polonia che in Europa”.
Il Gruppo San Donato è il più grande gruppo sanitario privato italiano e il primo in Europa per cure intensive, formazione medica e ricerca. Cura oltre 5,4 milioni di pazienti all’anno, effettuando oltre 14 milioni di procedure e impiegando oltre 27.000 medici.
GKSD in Italia gestisce un portfolio diversificato di società “che generano valore aggiunto per i suoi stakeholder facendo leva sul suo know-how unico, che si concentra su diversi settori, tra cui quello immobiliare, ingegneristico, energetico, degli appalti e dei servizi di consulenza sanitaria”, prosegue la nota.
AHoP è diventata il principale fornitore di servizi sanitari privati in Polonia, offrendo cure mediche e riabilitative di alto livello al settore sanitario pubblico, con una crescita organica dei ricavi di oltre 2,5 volte negli ultimi 3 anni, raggiungendo ad oggi circa 250 milioni di euro.
La transazione è soggetta all’autorizzazione dell’Ufficio per la concorrenza e la protezione dei consumatori in Polonia.
Per Paolo Rotelli, Presidente dell’Università Vita-Salute San Raffaele e Vicepresidente del Gruppo San Donato, “lo sviluppo di un’assistenza sanitaria di qualità, il progresso della ricerca in campo sanitario e un’istruzione di qualità supportata dall’avanzamento e dall’innovazione della tecnologia rimangono gli obiettivi principali del Gruppo San Donato. La Polonia è un’economia importante e GSD non vede l’ora di espandere e migliorare la qualità delle cure nel Paese”.
“L’ingresso del Gruppo in Polonia consentirà anche una maggiore collaborazione in altri settori, tra cui l’energia e le infrastrutture, che sono anch’essi un obiettivo chiave per GKSD S.r.l., e si dimostra sempre più efficace la partnership tra GSD e GKSD nell’espansione internazionale del Gruppo”, sottolinea Kamel Ghribi, Presidente di GKSD S.r.l..
“Negli ultimi anni abbiamo sostituito tutte le principali apparecchiature mediche e investito in due nuovi ospedali generali per portare la nostra base di asset a livello mondiale -spiega Adam Szlachta, CEO del Gruppo AHoP -. Siamo molto orgogliosi che GSD abbia apprezzato la qualità dell’assistenza medica e che ci sosterrà nell’ulteriore crescita organica e tramite M&A. GSD è un ottimo partner per gli investimenti futuri e porta un incredibile know-how per migliorare gli standard medici in Polonia in stretta collaborazione con NFZ. Sono pienamente convinto che la partnership tra GSD e AHoP si tradurrà nel fornire ai cittadini polacchi i migliori servizi sanitari”.
“In qualità di fondatore di AHoP, creata nel 2000, sono molto lieto che il nostro gruppo sanitario si unisca alla riconosciuta rete ospedaliera internazionale del Gruppo San Donato – evidenzia il Professor Pawel Buszman, Fondatore di AHoP -. Inoltre, è importante che il suo ulteriore sviluppo venga sostenuto dal gruppo GKSD S.r.l. Negli ultimi 23 anni abbiamo sviluppato servizi cardiovascolari integrati e di alta qualità per i cittadini polacchi sparsi in tutto il Paese, supportati da una ricerca scientifica all’avanguardia. Come parte del nuovo gruppo internazionale, l’esperienza del nostro personale contribuirà a sostenere l’ulteriore espansione della medicina moderna nel mondo”.
Zbigniew Czyz, Fondatore di AHoP, ha aggiunto: “Sono molto orgoglioso del management e vorrei ringraziare tutti i dipendenti e i partner di AHoP per aver creato una realtà sanitaria così incredibile. Abbiamo contribuito a salvare numerose vite, e sono sicuro che il futuro dei pazienti del gruppo sarà ancora più luminoso”.
Rafal Sosna, tra i principali azionisti, ha commentato: “Grazie alla professionalizzazione e all’innovazione, AHoP è diventata uno dei principali operatori del mercato sanitario polacco. Sono certo che la partnership con GKSD non farà che accelerare il percorso di sviluppo dell’azienda, e guardo con fiducia al futuro di AHoP”.
– foto ufficio stampa Gruppo San Donato –
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Sclerosi multipla, un progetto per salvare la piscina riabilitativa Aism Liguria
GENOVA (ITALPRESS) – Rispondere ai bisogni delle persone con sclerosi multipla salvando la piscina riabilitativa del Servizio Riabilitazione AISM Liguria: questo l’obiettivo del progetto “Sclerosi multipla, la riabilitazione è cura!” dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM).
Il progetto può ora contare su Intesa Sanpaolo che, coadiuvata nella scelta da Fondazione CESVI, ha deciso di sostenerlo attraverso il Programma Formula: sarà quindi finanziato attraverso una raccolta fondi già attiva su For Funding (www.forfunding.it), la piattaforma di crowdfunding di Intesa Sanpaolo dedicata a sostenibilità ambientale, inclusione sociale e accesso al mercato del lavoro per le persone in difficoltà.
L’obiettivo è raccogliere 100.000 euro entro settembre, grazie alle contribuzioni di privati cittadini e imprese attraverso gli sportelli Bancomat del Gruppo Intesa Sanpaolo oppure online dal sito web di For Funding-Formula, dove la pagina dedicata al progetto mostra anche l’aggiornamento in tempo reale delle somme raccolte: https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/piscina-aism-liguria
La Banca partecipa attivamente alla raccolta fondi devolvendo 2 euro per molti dei prodotti acquistati dai clienti in modalità online e con la compartecipazione alle donazioni di diverse società del Gruppo.
Al fine di mantenere le importanti attività riabilitative svolte dal Servizio Riabilitazione AISM Liguria, è necessario e urgente l’ammodernamento degli impianti di riscaldamento e raffreddamento della piscina riabilitativa e della palestra. Per far sì che la riabilitazione sia realmente efficace è infatti fondamentale il mantenimento di una corretta e costante temperatura sia dell’aria che dell’acqua. Grazie al progetto, sarà possibile garantire un adeguato microclima sia dell’aria, sostituendo l’attuale Unità di Trattamento Aria (UTA), che dell’acqua della piscina, installando una pompa di calore. Inoltre, la nuova pompa di calore permetterà anche di ridurre sensibilmente i costi delle utenze e scongiurare il concreto rischio di chiusura dell’impianto stesso. Con la sostituzione dell’UTA della palestra, sarà anche possibile garantire il miglior microclima per le persone che svolgono riabilitazione a secco.
I benefici della riabilitazione in acqua influiscono sul sistema muscolo scheletrico, cardiovascolare, nervoso e respiratorio. La riabilitazione in piscina sfrutta le proprietà dell’acqua per aumentare le abilità residue necessarie alle varie attività motorie. Il peso del corpo viene infatti alleggerito del 90% e ciò consente di muoversi con minor sforzo. In acqua diventa più facile camminare, muoversi e mantenere la stazione eretta a volte impossibile fuori dell’acqua, con un impatto psicologico importante.
Nel dettaglio, i fondi raccolti serviranno per finanziare i lavori per: ? l’installazione di una nuova pompa di calore per il riscaldamento autonomo dell’acqua della piscina riabilitativa;
la sostituzione dell’Unità di Trattamento Aria (UTA) della piscina; la sostituzione dell’Unità di Trattamento Aria (UTA) della palestra.
A beneficiare del progetto nell’anno saranno circa 1.400 persone, di età compresa tra i 18 e i 90 anni, affette da sclerosi multipla e patologie correlate e seguite dal Servizio Riabilitazione AISM Liguria: circa 150 sono utenti della piscina riabilitativa, 570 della palestra, i restanti 680 invece usufruiscono dei servizi domiciliari e ambulatoriali per interventi medici specifici.
“Negli ultimi 10 anni la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante, ha garantito risposte di cura e dignità a tutte le persone con Sclerosi Multipla (SM) e patologie correlate, migliorando notevolmente la loro qualità di vita. Il nostro futuro non può che avere la ricerca quale motore trainante e la riabilitazione è fondamentale per le persone con sclerosi multipla e patologie correlate perché contribuisce a garantire l’indipendenza della persona, ridurre la disabilità e prevenire complicanze secondarie – dice Francesco Giuseppe Vacca, Presidente Nazionale AISM – Riteniamo, pertanto, lodevole l’impegno di Intesa Sanpaolo nel sostenere il progetto ‘Sclerosi multipla, la riabilitazione è cura!’ attraverso il quale sarà possibile effettuare gli interventi necessari sulla piscina e nella palestra del Servizio Riabilitazione AISM Liguria – mirati a garantire un adeguato microclima – per continuare a fornire trattamenti efficienti ed efficaci. L’impegno che chiediamo ai cittadini è quello di contribuire alla realizzazione di progetti come questo che possano offrire soluzioni in grado di fare la differenza nella vita quotidiana delle persone colpite, in questo caso, dalla SM e patologie correlate”.
“Siamo orgogliosi di sostenere un progetto così importante per la comunità e le famiglie – sottolinea Andrea Perusin, responsabile della Direzione Regionale Piemonte Sud e Liguria di Intesa Sanpaolo – In collaborazione con Fondazione CESVI, che ci supporta nell’individuare le migliori iniziative e monitorarne in modo trasparente risultati e impatto generato, abbiamo selezionato il progetto di AISM perché risponde al bisogno di assistenza ma anche di autonomia delle persone, offrendo così un’importante opportunità di inclusione sociale”.
– foto ufficio stampa AISM –
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Arnas Garibaldi Catania, prelievo multiorgano da donatore a cuore fermo
CATANIA (ITALPRESS) – E’ stato eseguito un prelievo multiorgano da donatore deceduto per arresto cardiaco (DCD, Donation After Cardiac Death) presso la Rianimazione Centro dell’ARNAS Garibaldi di Catania. E’ stato possibile, si legge in una nota, “grazie alla generosità di un paziente ricoverato in gravissime condizioni cliniche, che in vita, aveva manifestato la volontà di non essere soggetto a nessun trattamento terapeutico forzato, in caso si fosse trovato in condizioni gravissime con lesioni cerebrali irreversibili, ‘limitare i trattamenti intensivi che abbiano come unica conseguenza il prolungamento del morire non è soltanto lecito, ma costituisce un dovere deontologico e giuridicò (articolo 2 L.219/17)”.
Accogliendo la sua volontà e le richieste dei familiari, è stato possibile eseguire la donazione degli organi a cuore fermo consentendo il trapianto di fegato e cornee. Normalmente la donazione viene effettuata da donatore in morte encefalica, quindi a cuore ancora battente. In questo caso, invece, il cuore del donatore era fermo, ed è stato fondamentale garantire la funzionalità degli organi prelevati, grazie ad un’accurata gestione del donatore, puntando a limitare il danno ischemico, utilizzando assistenza cardiocircolatoria extracorporea (ECMO), immediatamente applicata dopo l’accertamento di morte cardiaca, sottolinea la nota. Modalità donativa che non richiede riferimenti legislativi o etici differenti rispetto alle leggi esistenti che regolano l’accertamento di decesso del paziente con criteri neurologici.
“All’estero, il prelievo di organi a cuore fermo – dichiara Giorgio Battaglia, Coordinatore del CRT – Centro Regionale Trapianti Sicilia – è una prassi molto diffusa, mentre in Italia è praticata, ancora, solamente in alcune Regioni virtuose, con centri dotati di competenze e tecnologia adeguate alla complessità della procedura. Una di queste è la nostra Regione, che allineandosi alle altre Regioni, ha attuato un programma DCD che ha permesso di aumentare il pool di organi disponibili”.
“Tale processo di donazione – spiega Fabrizio De Nicola, Direttore Generale dell’Arnas Garibaldi di Catania – quale procedura clinico chirurgica di alta complessità, è consolidata presso l’ARNAS, quinta donazione in meno di due anni, tale da collocarla quale Azienda capofila e centro di riferimento DCD, in Regione, grazie alla puntuale organizzazione della Direzione strategica, e collaborazione con ISMETT di Palermo e il dottore Gaetano Burgio, referente regionale DCD”.
“Il caso di questo paziente – affermano Gaetano Burgio, referente regionale DCD e Daniela Di Stefano, primario dell’Unità di Anestesia e Rianimazione del PO Centro – ha rappresentato una situazione di alta complessità durata due settimane che ha coinvolto il team della terapia intensiva della UOC della Anestesia e Rianimazione del PO Centro e che ha dimostrato di erogare una elevata qualità di cura; una terapia intensiva capace di prendersi cura del paziente anche quando non ci sono margini di miglioramento terapeutico e soprattutto di non mortificare la dignità del paziente e della sua famiglia”.
“Un processo di lavoro ‘in squadrà complesso – dice Ilenia Bonanno, coordinatore locale dell’Azienda Arnas Garibaldi – che ha coinvolto: la Direzione Generale, la Direzione Sanitaria Aziendale, DMPO, l’Unità di Rianimazione con tutti gli operatori sanitari medici e infermieri, l’Unità di Neurologia, l’Unità di Radiologia, l’Unità di Cardiologia, l’Unità di Oculistica, l’ECMO team regionale di riferimento ISMETT, i tecnici perfusionisti, il personale di sala operatoria, l’equipe chirurgiche, il personale sanitario del coordinamento locale aziendale ARNAS donazione organi e tessuti”.
“Ringrazio il grande lavoro svolto dagli infermieri del CRT Operativo – conclude Battaglia – che hanno coordinato tutta l’attività con il supporto del dottore Antonio Scafidi, del dottore Vincenzo Mazzarese e della dottoressa Ilenia Bonanno, coordinatore locale aziendale ARNAS Garibaldi. Ringrazio inoltre, l’equipe medica, rianimatori, chirurghi e infermieri dell’ARNAS per il lavoro svolto con grande professionalità, e l’Assessorato alla Salute per il supporto continuo che da alla Rete Trapianti siciliana”.
– foto Agenzia Fotogramma –
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Manovra, Cimo-Fesmed “Piano Marshall per abbattere le liste d’attesa”
ROMA (ITALPRESS) – “E’ ancora una volta una manovra economica che ignora la grave emergenza del settore sanitario, quella che si prospetta per il prossimo anno. I 4 miliardi richiesti dal Ministro della Salute Orazio Schillaci per tentare di risollevare la più grande infrastruttura del Paese sono destinati a rimanere carta straccia perchè si decide di puntare su altri settori ritenuti evidentemente più strategici e importanti della salute della popolazione: lo scorso anno 900 milioni al calcio, oggi 2 miliardi alla TIM. Anzi, pare che la richiesta arrivata dal MEF sia quella di “tagliare i rami secchi” e di “razionalizzare le spese”. Come se, dopo il decennio di tagli cui è stato sottoposto il Servizio sanitario nazionale, ci fosse ancora qualcosa da tagliare senza compromettere la qualità e la sicurezza dei servizi”. E’ quanto denuncia in una nota il sindacato dei medici Cimo-Fesmed.
“Di certo – si legge ancora – non si potrà tagliare ulteriormente il numero di posti letto ospedalieri ed il tasso di ricovero, considerato che entrambi risultano ampiamente al di sotto dello standard stabilito dalla norma: tra il 2010 ed il 2020 sono stati persi 39.000 posti letto ospedalieri, scesi a 3,18 per 100.000 abitanti a fronte dello standard pari a 3,7 per 100.000 abitanti; secondo i dati OCSE, invece, nello stesso decennio l’Italia è stato, dopo il Messico, il Paese con la più elevata riduzione del tasso di ospedalizzazione (- 32,61%), pari a 93,13 per 1000 abitanti a fronte dei 160 per 1000 abitanti previsti dallo standard del DM 70/15. E il taglio più drastico si è verificato proprio nelle Aziende Ospedaliere, quelle destinate alle alte specialità, in cui i ricoveri ordinari sono calati del 71,41%. Probabilmente la vera inappropriatezza sta in un’offerta sanitaria inadeguata rispetto ai reali bisogni di salute dei cittadini”.
Tuttavia, per il sindacato, “alcune spese possono essere ottimizzate, utilizzando ad esempio in modo più oculato i milioni di euro con cui vengono ricoperte d’oro le cooperative chiamate a far coprire i turni negli ospedali ai medici a gettone. Risorse che vengono prese dalla voce di bilancio “beni e servizi” per non superare il tetto alla spesa per il personale che impedisce a Regioni e aziende di incentivare i dipendenti: per la Federazione CIMO-FESMED, invece, queste risorse si potrebbero utilizzare, almeno per i prossimi due anni, per finanziare un piano di recupero dei tempi di attesa ricorrendo al lavoro del personale sanitario in servizio attraverso strumenti incentivanti. Un trasferimento di fondi che, quasi a costo zero, garantirebbe un reale vantaggio per i cittadini”.
“Senza un vero e proprio Piano Marshall il dramma delle liste d’attesa non si può superare – dice Guido Quici, presidente della Federazione CIMO-FESMED -. Ma non nascondiamoci dietro a un dito: queste possono essere misure tampone che tuttavia non sono in grado di rilanciare la sanità pubblica. Se si vuole salvare il SSN occorrono investimenti veri per aumentare l’offerta sanitaria, rafforzando i servizi ambulatoriali presenti sul territorio e recuperando le prestazioni ospedaliere falcidiate negli anni, ed assumere personale”.
“Ed è vero che le risorse non ci sono, ma è anche vero che non si fa nulla per trovare quei 4 miliardi richiesti dal Ministro Schillaci – aggiunge Quici -: non c’è all’orizzonte alcuna intenzione di lavorare ad una seria e concreta lotta all’evasione fiscale, che da sola consentirebbe di trovare molti più soldi di qualsiasi tassa sugli extraprofitti; e si continua a voler ignorare la possibilità di ricorrere al MES che, vista la situazione, darebbe una vera boccata d’ossigeno alla sanità pubblica. Se invece l’intenzione è quella di privatizzare il Servizio sanitario nazionale occorrerebbe avere quantomeno il coraggio di confermare pubblicamente una decisione già assunta da tempo e di spiegarne le conseguenze ai cittadini”, conclude.
– foto ufficio stampa Cimo-Fesmed –
(ITALPRESS).









