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Edilizia, Vincenzi “Buon lavoro a nuovo Presidente di Ance Roma”

ROMA (ITALPRESS) – “Buon lavoro all’ingegnere Antonio Ciucci, nuovo presidente di Ance Roma, l’associazione dei costruttori edili romani. Una sfida fondamentale, soprattutto in questa fase, con i fondi del Pnrr in arrivo e il Giubileo”. Così Marco Vincenzi, Presidente del Consiglio regionale del Lazio.
(ITALPRESS).

Il Cagliari fa tre passi verso la salvezza, 1-0 al Sassuolo

CAGLIARI (ITALPRESS) – Il Cagliari batte 1-0 il Sassuolo e mette la freccia in chiave salvezza. Un gol di Deiola nel primo tempo permette agli uomini di Mazzarri di salire a 28 punti in classifica, mentre, dopo aver battuto l’Atalanta, frena di nuovo il Sassuolo che fallisce ancora la prova di continuità. Dionisi perde Berardi, ma ritrova in panchina Djuricic. Come se non bastasse, dopo 20′ il tecnico neroverde è costretto al primo cambio con Toljan che deve uscire per un infortunio alla spalla. Solo il Bayern Monaco ha calciato verso la porta più del Sassuolo nel 2022 nei maggiori cinque campionati europei. Ma all’Unipol Domus l’attacco neroverde non incide mai e chiude con due soli tiri in porta in 90′. Brilla invece il gioco di rimessa di Mazzarri. Al 6′ Bellanova cavalca sulla fascia e crossa per Joao Pedro che di testa non trova il primo palo. Al 24′ Ferrari rischia addirittura l’autogol con un retropassaggio di testa che costringe Consigli a rifugiarsi in angolo. Al 38′ altro brivido per i neroverdi: Marin crossa dalla destra, Deiola non dà forza al colpo di testa da pochi passi. Ma il gol è rimandato al 42′: sempre di Marin l’assist, sempre di Deiola l’inserimento e stavolta la zampata del centrocampista è quella vincente.
Il Sassuolo fatica a reagire, l’arbitro annulla per fuorigioco il 2-0 a Joao Pedro ma Dionisi non cambia all’intervallo. E al 57′ il Sassuolo sfiora il raddoppio: Marin lancia in profondità Joao Pedro che regge l’urto di Chiriches ma non supera Consigli che in uscita salva il risultato. Dionisi allora provvede ai primi cambi. Fuori gli spenti Kyriakopoulos e Defrel, dentro Ceide e Rogerio. Mazzarri sceglie Pavoletti e Rog per Deiola e Keita mentre Baselli prende il posto dell’infortunato Grassi. Proprio Rog sfiora il gol con una conclusione da fuori area che termina di poco alto sopra la traversa. Nel finale si rivede in campo Djuricic che non giocava da ottobre. Ma non basta per la rimonta. Anzi, al 91′ lo stesso trequartista sfiora l’autorete e colpisce il palo. A Cagliari festeggia solo Mazzarri.
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Derby azzurro in finale, Giordan batte Dei Rossi

SAN PAOLO (BRASILE) (ITALPRESS) – Dopo l’esordio che ha visto l’Italia primeggiare con sei podi, gli azzurri hanno proseguito la scia di successi e, nella seconda giornata della Coppa del Mondo paralimpica di San Paolo, hanno aggiunto altri tre piazzamenti sul podio. Il miglior risultato è arrivato nella sciabola maschile categoria A, in cui a giocarsi la finale sono stati Edoardo Giordan e Matteo Dei Rossi. L’atleta romano delle Fiamme Oro, dopo una fase a gironi senza alcun passo falso, ha battuto nel tabellone principale il coreano Gun Wan Kim 15-7, il francese Robert Citerne 15-4 e il thailandese Boonsiri Sanitmuanwai 15-5, mentre il trevigiano ha prima superato il thailandese Yuenyong Khanthithao 15-3 e poi i francesi Serge Robin e Ludovic Lemoine, in entrambi i casi col punteggio di 15-9. Nella finale tutta azzurra Giordan si è aggiudicato la vittoria per 15-8 sul compagno di squadra.
Nella sciabola maschile categoria B anche Gianmarco Paolucci è arrivato in finale, chiudendo al secondo posto la sua gara. Nel tabellone dei 16 ha vinto 15-6 sull’americano Noah Hanssen, poi ha avuto la meglio 15-5 sul brasiliano Rodrigo Massarutt e 15-8 sul thailandese Pipat Thongjapo.
In finale a conquistare la vittoria è stato il francese Maxime Valet, che ha superato l’atleta frascatano 15-9.
L’altra azzurra in gara oggi era Alessia Biagini nel fioretto categoria B, che ha concluso la sua prova al quinto posto, sconfitta nel quarti 15-12 dalla coreana Eun Hye Cho.
Domani si chiuderanno le prove individuali con la spada maschile cat. A (Matteo Betti, Matteo Dei Rossi, Edoardo Giordan, Emanuele Lambertini), la spada maschile cat. B (Michele Massa, Gianmarco Paolucci), la sciabola femminile cat. B (Rossana Pasquino) e cat. A (Andreea Mogos, Loredana Trigilia).
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Cgia, nel 2021 pressione fiscale più alta di sempre

MESTRE (VENEZIA) (ITALPRESS) – Se l’anno scorso la pressione fiscale in Italia ha toccato il record storico del 43,5 per cento del Pil, nel 2022, invece, è destinata a scendere al 43,1 per cento. In virtù di ciò, solo il prossimo 7 giugno (un giorno prima di quanto successo nel 2021) gli italiani celebreranno il tanto sospirato giorno di liberazione fiscale (o “tax freedom day”). In altre parole, dopo più di 5 mesi dall’inizio del 2022 (pari a 157 giorni lavorativi inclusi i sabati e le domeniche), il contribuente medio italiano smetterà di lavorare per pagare tutti gli obblighi fiscali dell’anno (Irpef, Imu, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, contributi previdenziali) e dal 7 giugno inizierà a guadagnare per se stesso e per la propria famiglia. Dall’Ufficio studi della Cgia fanno sapere che l’elaborazione di questo “contatore” è un puro esercizio teorico; tuttavia, questa analisi è interessante perchè dà la dimensione, quando la si compara con i risultati degli altri paesi europei, di quanto sia spaventosamente elevato il prelievo fiscale e contributivo in capo ai contribuenti italiani.
Guardando la serie storica che è stata ricostruita fino al 1995, il giorno di liberazione fiscale più “precoce” è stato nel 2005. In quell’occasione, la pressione fiscale si attestò al 39 per cento e ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 23 maggio (142 giorni lavorativi) per scrollarsi di dosso tutte le scadenze fiscali. Osservando sempre il calendario, quello più in “ritardo”, come dicevamo più sopra, si è registrato nel 2021, poichè la pressione fiscale ha raggiunto il record storico del 43,5 per cento e, di conseguenza, il “giorno di liberazione fiscale” è slittato all’8 giugno.
Tra i big dell’UE solo la Francia ha un fisco più esoso del nostro, fa sapere la Cgia di Mestre.
Dal confronto con gli altri Paesi europei non emerge un risultato particolarmente entusiasmante. Nel 2020 (ultimo anno in cui è possibile effettuare una comparazione con i paesi Ue) i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino al 5 giugno (quasi 157 giorni lavorativi), vale a dire 4 giorni in più rispetto alla media registrata nei Paesi dell’area euro e 6 se, invece, il confronto è realizzato con la media dei 27 Paesi che compongono l’Unione europea. Confrontando il “tax freedom day” italiano con quello dei principali competitori economici, solo la Francia presenta un numero di giorni di lavoro necessari per pagare le tasse nettamente superiore (+19), mentre tutti gli altri hanno potuto festeggiare la liberazione fiscale in anticipo. In Germania, ad esempio, questo è avvenuto 5 giorni prima che da noi, in Olanda 11 e in Spagna 20. Il paese più virtuoso è l’Irlanda; con una pressione fiscale del 20,7 per cento, i contribuenti irlandesi assolvono gli obblighi fiscali in soli 76 giorni lavorativi, cominciando lavorare per se stessi il 16 marzo: 81 giorni prima rispetto al nostro “tax freedom day”.
Nel 2022, secondo la Cgia di Mestre, lo Stato incasserà quasi 40 miliardi in più: bisogna restituire questi soldi reintroducendo il fiscal drag. Il livello record di carico fiscale raggiunto nel 2021 non è ascrivibile ad un aumento del prelievo imposto l’anno scorso a famiglie e imprese, ma alla decisa crescita registrata dal Pil (+6,6 per cento) che, dopo la caduta verticale registrata nel 2020 (-9 per cento), ha contribuito ad aumentare notevolmente le entrate. Nel 2022, invece, il peso del fisco, sebbene la crescita economica dovrebbe attestarsi attorno al 3 per cento circa, è destinato a diminuire di 0,4 punti percentuali. Ciò avverrà anche grazie alla riduzione delle imposte e dei contributi decisa dal Governo Draghi. Le principali misure approvate l’anno scorso sono: riforma dell’Irpef (-6,4 miliardi di euro di risorse); esonero contributivo di 0,8 punti percentuali ai lavoratori dipendenti con una retribuzione mensile lorda inferiore a 2.692 euro (-1,1 miliardi di euro); esonero pagamento Irap alle persone fisiche (-1 miliardo di euro).
Se si tiene conto anche del miglioramento delle principali variabili economiche che si riflette sull’andamento del gettito, secondo il DEF lo Stato nel 2022 incasserà 39,7 miliardi di imposte e contributi in più rispetto al 2021. La Cgia segnala che una parte di questo incremento di gettito è sicuramente ascrivibile anche al forte aumento dell’inflazione che, secondo le previsioni, quest’anno potrebbe sfiorare il 6 per cento. Pertanto, in un momento in cui le famiglie stanno subendo dei rincari spaventosi che rischiano di far crollare i consumi interni, sarebbe auspicabile che il Governo restituisse parte di questo extra gettito con meccanismi di fiscal drag . Una misura che rafforzerebbe il potere d’acquisto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, dando un sensibile sollievo soprattutto a coloro che attualmente si trovano in serie difficoltà economiche.
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Zelensky “Prima avremo le armi, prima tornerà la pace”

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Nel cinquantaduesimo giorno di guerra, la tregua in Ucraina appare ancora lontana. Anzi, mentre il conflitto sul campo prosegue, non arrivano rassicurazioni neanche sul piano diplomatico: non si parla al momento di negoziati e lo scontro verbale sembra esacerbarsi, con parole poco confortanti spedite da un lato all’altro del Pianeta.
Nella capitale, dove nella notte risuonavano sirene d’allarme aereo, oggi sono state avvertite esplosioni. Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, sul suo canale Telegram ha spiegato che le esplosioni sono avvenute nel distretto di Darnytskyi, alla periferia della città, e che sul posto sono intervenuti soccorritori e medici.
Il conflitto, quindi, prosegue e si aggrava quotidianamente il bilancio dei bambini uccisi e feriti. Secondo l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina, dall’inizio della guerra a oggi 200 bambini sarebbero morti e più di 360 sarebbero rimasti feriti.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un video si è soffermato sulla possibile durata della guerra. “Se qualcuno dice ‘un anno o annì – ha detto -, io rispondo: puoi rendere la guerra molto più breve. Prima avremo tutte le armi che abbiamo richiesto, più forte sarà la nostra posizione e prima arriverà la pace. Quanto più e quanto prima avremo il sostegno finanziario che abbiamo richiesto, tanto prima ci sarà la pace. Prima il mondo democratico riconoscerà che l’embargo petrolifero contro la Russia e il blocco completo del suo settore bancario sono passi necessari verso la pace, prima la guerra finirà”. Il presidente ucraino ha parlato anche della ripresa delle attività nel paese. “In tutte le città e comunità dove non ci sono occupanti e ostilità, è necessario riportare l’economia al massimo”, ha detto, aggiungendo poi che il ministro delle politiche agricole ha riferito che “la campagna di semina è iniziata e continua in tutte le regioni del paese, comprese Lugansk e Donetsk”.
In un’intervista alla Cnn, inoltre, Zelensky si è soffermato sulle preoccupazioni in merito alla possibilità di un uso di armi nucleari da parte della Russia, sottolineando che il mondo dovrebbe essere preparato di fronte a questa minaccia. All’emittente statunitense il presidente ucraino ha spiegato anche che nel conflitto sarebbero morti tra 2.500 e 3.000 soldati ucraini.
Nel frattempo, sul piano internazionale, l’alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha fatto sapere di aver avuto un colloquio con il vice primo ministro ucraino Olga Stefanishyna, il ministro della Difesa Oleksii Reznikov e il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. “L’Ue – ha affermato Borrell su Twitter – è in stretto contatto con gli stati membri per accelerare la fornitura di sostegni essenziali all’Ucraina”.
(ITALPRESS).

Riccardi “Una tregua nella Pasqua ortodossa per costruire la pace”

ROMA (ITALPRESS) – “Ogni giorno che passa allontana la pace. Una tregua nella Pasqua ortodossa, tra una settimana, ci permetterebbe di assaporare il silenzio delle armi e potrebbe essere il principio di una stagione negoziale”. Così, in un’intervista a la Repubblica, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ex ministro, storico.
“La pace è un discorso complesso. Dobbiamo essere pacificatori”, avverte. “Abbiamo insistito per una tregua durante la Pasqua ortodossa, tra una settimana: è una grande occasione per fermare il conflitto, per evitare altre morti e per assaporare quel silenzio delle armi che da 51 giorni abbiamo perduto – spiega -. La tregua può essere una pausa, ma anche il principio di una stagione negoziale”, aggiunge.
La Via Crucis del Papa con una famiglia russa e una ucraina ha sollevato le proteste dell’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede. “La protesta è stata anche dell’arcivescovo greco-cattolico Shevchuk: rivela l’inasprimento degli animi degli ucraini con quel che succede – sottolinea Riccardi -. Il Papa ha voluto tenere desto l’ideale che sta all’orizzonte: no alla guerra fratricida, sì alla necessità di vivere insieme in pace. Francesco è criticato, ad esempio in Polonia, perchè non condanna Putin per nome. Ma il Papa non è un tribunale e ha espresso dolore e condanna per questa guerra che è una follia. Meno male che c’è il Papa, se no ci troveremmo in una semplificazione. Da un lato, se dici pace sei un putiniano; dall’altro ti identifichi del tutto con Zelensky, che diventa Davide. La pace è complessa. Per me pace è volere un’Ucraina libera”. “Mi identifico molto con gli ucraini – aggiunge -. Sant’Egidio è in Ucraina, una nostra sede è stata colpita a Kiev. Io sono stato a Leopoli dagli anni 80, ricordo gli indipendentisti clandestini di allora che dicevano ‘saremo il Piemonte dell’Ucraina e ne faremo l’unità’. Mi piace quel Paese perchè è molteplice: ucraini, russi, armeni, rom, polacchi, gente di tutti i tipi. Dall’indipendenza ha sofferto grandi squilibri e ha cercato un’identità. Oggi, con la brutale aggressione russa, tutti gli ucraini, anche russofoni, si sentono ucraini. Le donne, poi, sono la colonna del Paese”.
“Ogni giorno di guerra allontana la pace – prosegue -. Sotto i nostri occhi c’è una guerra di distruzione molto simile a quella siriana, tanto che il comandante delle truppe russe in Ucraina è Dvornikov, lo stesso che guidava i russi in Siria”.
“Neutralità è un’espressione che non mi piace, perchè esclude la partecipazione – spiega Riccardi -. Bisogna essere pacificatori, cercare le vie della pace, che sono impervie. Siamo in una situazione di scontro e dobbiamo partire da qui, non essere neutrali, non dire ‘nè nè’. Pacificatori è un ruolo da europei, da cristiani, da gente saggia”.
“La guerra – prosegue – comporta un aumento di investimenti militari. Ma c’è stata un’accelerazione. Non ho in mente solo l’Italia, quanto la Germania. Siamo davanti a un fatto importante: la Germania ridiventa una potenza militare. E cosa faranno i francesi? La strada migliore è investire in un esercito europeo comune”. Il ruolo dell’Europa per Riccardi è “corretto, ma modesto. Come la sua leadership. Proprio ora l’Europa delle democrazie dovrebbe grandeggiare, sapendo dialogare con gli Usa, che non è detto abbiano la stessa visione e lo stesso timing della Ue”. Per Riccardi una via d’uscita da questa guerra è possibile, “deve esserlo. O resta lo spettro della guerra totale, con l’atomica in campo. L’altro spettro è una guerra incistata. Oggi le guerre nel mondo non si vincono e non si perdono, ma si eternizzano. Basti vedere la Siria. Nessuno perde la faccia, ma la gente perde la vita. E l’enorme crisi economica mondiale è alle porte”. “Negoziare significa che Putin deve capire che non può vincere come credeva. Oltre alle sanzioni ci vogliono pressioni diplomatiche”. Inoltre, secondo Riccardi “cercare il gas altrove è legittimo. Il caso Regeni e la condizione dei diritti umani in Egitto però non devono essere mai archiviati”.
(ITALPRESS).

Minacce online a Di Maio, la Polizia individua i presunti autori

ROMA (ITALPRESS) – La Polizia di Stato, nell’ambito di una complessa attività d’indagine avviata dal Servizio Polizia Postale e coordinata dalla Procura di Roma, con gli operatori dei Compartimenti Polizia Postale di Milano, Trieste e Venezia, in collaborazione con il personale delle Digos di Milano, Vicenza ed Udine hanno eseguito 3 perquisizioni delegate a carico di internauti nei cui confronti sono stati riscontrati elementi indiziari tali da farli ritenere autori della pubblicazioni di messaggi minatori rivolti al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.
In particolare, in seguito alla pubblicazione su Twitter da parte del titolare della Farnesina di dichiarazioni in merito al confitto in atto, è stata riscontrata la presenza di vari messaggi di risposta del seguente tenore: “Muori male, e magari per mano del popolo”, “Si dai, armateci e decideremo poi a chi vogliamo sparare”, “Non ci sono parole per descrivere, vai solo buttato nel rusco”.
Ed ancora, all’interno di canali riservati Telegram e pagine social VK, la Polizia Postale ha individuato ulteriori messaggi minatori tra i quali, ad esempio, quello pubblicato all’interno di un canale di propaganda filo russa che testualmente recita: “Ma un cecchino… che ci ammazzi i 4 distruttori dell’Italia, non ce lo possiamo mandare?”.
Le perquisizioni sono state eseguite nelle città di Milano, Vicenza e Udine ed hanno permesso di riscontrare sui telefoni la presenza degli account anonimi utilizzati per l’inoltro dei messaggi oggetto di interesse investigativo.
(ITALPRESS).

Minacce online a Di Maio, la Polizia individua i presunti autori

ROMA (ITALPRESS) – La Polizia di Stato, nell’ambito di una complessa attività d’indagine avviata dal Servizio Polizia Postale e coordinata dalla Procura di Roma, con gli operatori dei Compartimenti Polizia Postale di Milano, Trieste e Venezia, in collaborazione con il personale delle Digos di Milano, Vicenza ed Udine hanno eseguito 3 perquisizioni delegate a carico di internauti nei cui confronti sono stati riscontrati elementi indiziari tali da farli ritenere autori della pubblicazioni di messaggi minatori rivolti al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.
In particolare, in seguito alla pubblicazione su Twitter da parte del titolare della Farnesina di dichiarazioni in merito al confitto in atto, è stata riscontrata la presenza di vari messaggi di risposta del seguente tenore: “Muori male, e magari per mano del popolo”, “Si dai, armateci e decideremo poi a chi vogliamo sparare”, “Non ci sono parole per descrivere, vai solo buttato nel rusco”.
Ed ancora, all’interno di canali riservati Telegram e pagine social VK, la Polizia Postale ha individuato ulteriori messaggi minatori tra i quali, ad esempio, quello pubblicato all’interno di un canale di propaganda filo russa che testualmente recita: “Ma un cecchino… che ci ammazzi i 4 distruttori dell’Italia, non ce lo possiamo mandare?”.
Le perquisizioni sono state eseguite nelle città di Milano, Vicenza e Udine ed hanno permesso di riscontrare sui telefoni la presenza degli account anonimi utilizzati per l’inoltro dei messaggi oggetto di interesse investigativo.
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