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Parmigiano Reggiano, cresce la produzione dei caseifici di montagna

REGGIO EMILIA (ITALPRESS) – Il Parmigiano Reggiano è il più importante prodotto Dop ottenuto in montagna. Lo confermano i nuovi dati forniti dal Consorzio in occasione della conferenza stampa di presentazione della 58a Fiera del Parmigiano Reggiano a Casina (2-5 agosto): nel 2023 la produzione degli 83 caseifici di montagna della Dop ha superato le 861.000 forme, con un aumento del +11% rispetto al 2016, anno in cui è stata inaugurata la politica del Consorzio di rilancio e valorizzazione della produzione di montagna. In crescita anche la produzione di latte, con oltre 419.000 tonnellate (+9,3% sul 2016). Inoltre, il Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna”, la certificazione lanciata dal Consorzio nel 2016 per dare maggiore sostenibilità allo sviluppo di quest’area della zona di produzione e offrire ai consumatori garanzie aggiuntive legate all’origine e alla qualità del formaggio, nel 2022 ha raggiunto le 228.000 forme, con un aumento del +28% sul 2016.
Tutti forti segnali che la politica del Consorzio continua a invertire una tendenza alla decrescita che aveva colpito il comparto fino al 2014. Nel decennio 2000-2010, infatti, nei territori di montagna della zona di origine si è assistito alla chiusura di ben 60 caseifici e a una riduzione del 10% della produzione del latte. Deficit che è stato azzerato a partire dal 2014 grazie all’avvio del Piano di Regolazione Offerta che, tra le altre misure, ha previsto sia sconti specifici per produttori e caseifici situati in zone di montagna, sia il bacino “montagna” per le quote latte.
Nel 2023, dunque, più del 21% della produzione totale si è concentrata negli 83 caseifici di montagna sparsi tra le province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna a sinistra del fiume Reno, che impiegano oltre 800 allevatori. Ciò ha reso possibile il mantenimento dell’agricoltura in zone altrimenti abbandonate e ha contribuito allo sviluppo di una società modernamente agricola e di un paesaggio riconoscibile e apprezzato sia dai suoi abitanti, sia dal circuito del turismo di qualità. Altro segnale positivo è rappresentato dai cambiamenti generazionali all’interno dei caseifici: l’età media dei produttori si è abbassata dai 57 anni di media prima del 2016 ai 30-40 di oggi, segnale che manifesta la fiducia che i giovani investono nel Parmigiano Reggiano.
La presentazione dei dati è avvenuta in un momento particolare per il Consorzio: il 27 luglio si sono infatti festeggiati i 90 anni della fondazione dell’organismo che ha la funzione di tutelare, difendere e promuovere questo prodotto millenario, le cui radici affondano nel Medioevo, salvaguardandone la tipicità e pubblicizzandone la conoscenza nel mondo. Proprio questo è stato
il giorno scelto dal Consorzio per sancire l’apertura dell’ufficio (corporation) negli Stati Uniti, primo mercato estero della Dop (avvenuta grazie alla collaborazione dello Studio Tarter Krinsky & Drogin per gli aspetti legali USA, dello Studio Funaro & Co. per gli aspetti fiscali USA, e dello Studio Bird & Bird per gli aspetti legali e fiscali crossborder), per avere una maggiore efficacia nelle operazioni di promozione e di tutela nel mercato a stelle e strisce.
“Il Parmigiano Reggiano contribuisce a fortificare l’economia e a preservare l’unicità dell’Appennino emiliano – ha detto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio -. E’ il più importante prodotto Dop ottenuto in montagna, con più del 21% della produzione totale concentrata in ben 83 caseifici sui 292 consorziati. La differenza delle Dop rispetto a tante altre realtà economiche è che l’attività non può essere delocalizzata, e pertanto il fatturato diventa automaticamente “reddito” per la zona di origine. Se a ciò aggiungiamo che nel 2021 un turista straniero su due ha visitato il nostro Paese in funzione dell’enogastronomia, risulta lampante l’importanza della Dop per lo sviluppo del turismo esperienziale in questi luoghi. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita il bene più prezioso e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale”.
Per Guglielmo Garagnani, vicepresidente del Consorzio, “la produzione nelle zone di montagna è da sempre una delle caratteristiche salienti del Parmigiano Reggiano. E’ stato fondamentale che il Consorzio introducesse interventi per la diffusione e la valorizzazione del “Prodotto di Montagna”, e che continui a farlo anche negli anni a venire: queste aree soffrono di condizioni svantaggiate e maggiori costi di produzione, ma la permanenza di una solida produzione agricola-zootecnica rappresenta un pilastro economico e sociale di interesse non solo per la comunità locale, ma per tutti. Preso atto dei risultati raggiunti con il consolidamento della lavorazione del Parmigiano Reggiano nelle zone dell’Appennino, ora la sfida è riuscire a rafforzare il valore commerciale del “Prodotto di Montagna” e promuoverne il valore aggiunto, per avere un posizionamento nel mercato che riesca a rendere sostenibile tale produzione nel tempo”.
E’ proprio per valorizzare e promuovere il Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna” che da venerdì 2 a lunedì 5 agosto si terrà la 58a Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina: quattro giorni di spettacoli, dj set, balli, mostre, gare, aperitivi e giochi pensati per tutti, adulti e bambini, per portare nel comune dell’Appennino reggiano arte e divertimento, e soprattutto l’eccellenza produttiva locale. In particolare, saranno ben 41 i caseifici di montagna che parteciperanno alla Fiera per presentare i propri “gioielli”, offrendo a tutti i visitatori degustazioni con la possibilità di acquisto. Sarà inoltre presente uno stand in cui si potrà partecipare a degustazioni curate da APR (Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano) e comprare il Parmigiano Reggiano di montagna prodotto nelle quattro province della zona geografica. Inoltre, domenica 4 agosto alle ore 20:30 presso l’incrocio tra Via Roma e Via Caduti sarà possibile assistere alla creazione dal vivo di una forma di Parmigiano Reggiano.
L’appuntamento più atteso della Fiera è la 12a edizione del Palio del Parmigiano Reggiano “Città di Casina”, lunedì 5 agosto alle ore 20 in piazza IV Novembre, nel quale i 41 caseifici competeranno con Parmigiano Reggiano di montagna di 24 e 40 mesi, che saranno valutati da una giuria composta da assaggiatori certificati della APR. A seguire, si terrà inoltre la 7a gara di taglio della forma: sotto gli occhi dei giudici e del pubblico, i mastri casari si sfideranno nel tagliare una forma in porzioni sempre più piccole, dalla mezza forma a un ottavo, sino ad arrivare a punte il più possibile vicine al chilo di peso l’una. E’ una gara che mira sia alla bellezza e alla nettezza del taglio, sia alla bravura nella porzionatura manuale della Dop.
“Siamo orgogliosi di annunciare la 58a edizione di questa rassegna unica nel suo genere – ha detto Stefano Costi, sindaco di Casina -. Questa fiera è un’occasione irrinunciabile non solo per far conoscere il nostro territorio, ma anche per comunicare un prodotto di immenso valore quale il Parmigiano Reggiano di montagna. Un valore che non è solo finanziario, dato che la Dop è la colonna portante dell’economia di montagna e una delle principali attrazioni per il turismo enogastronomico, ma anche e soprattutto sociale, dato che dà un contributo fondamentale al mantenimento delle comunità in zone altrimenti a rischio abbandono”.

– foto ufficio stampa Parmigiano Reggiano –
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Divella, investimenti per un futuro sempre più high-tech

ROMA (ITALPRESS) – Nel corso del 2023 Divella, azienda italiana del settore dell’alimentazione, ha investito 10 milioni di euro in beni strumentali. Risorse che sono state destinate principalmente per incrementare la macinazione del grano e ottimizzare la trasformazione in farine e semole, per la costruzione di nuovi sili granari metallici per lo stoccaggio delle materie prime e, infine, per l’implementazione di una nuova linea di produzione di pasta corta da oltre 4.500 kg/h.
“La politica di autofinanziamento – afferma Fabio Divella, rappresentante Direzione Divisione Pasta della F. Divella S.p.A. – ha permesso alla Società di effettuare investimenti senza ricorrere all’indebitamento bancario. Va evidenziato con grandissima soddisfazione che abbiamo attuato questi investimenti tenuto conto di uno scenario macroeconomico complesso e senza precedenti che, dopo la fase post pandemica, ci ha visti entrare in una crisi geopolitica legata ai conflitti bellici cha hanno complicato ancor di più lo scenario internazionale”.
Nonostante questa situazione di incertezza, l’azienda, si legge in una nota, ha raddoppiato l’utile di esercizio rispetto all’anno precedente con un fatturato registrato nel 2023 di oltre 370 milioni di euro. Tradotto in percentuale, l’1,6% in più rispetto all’anno precedente. “Confermata, dunque, l’efficacia delle scelte strategiche, adottate da tempo, caratterizzate dalla realizzazione appunto di investimenti programmati, dalla forte presenza sul mercato interno e dalla costante spinta commerciale verso i mercati nazionali ed esteri senza rinunciare mai al forte radicamento territoriale della produzione e del marchio, che rappresentano la chiave di crescita costante e di successo aziendale”, continua la nota.
“In un contesto di tale incertezza – conclude Fabio Divella – la pasta, core business aziendale, si è distinta ancora una volta conquistando i vertici per livello produttivo espresso in termini quantitativi registrando un incremento dei volumi venduti pari al 1% rispetto al 2022 attestandosi a circa 200.000 tonnellate di pasta a solo marchio Divella”.
La Società ha esportato in oltre 125 Paesi raggiungendo il 40% delle vendite complessive mentre sul mercato nazionale “ha raggiunto il secondo posto tra i pastifici con una quota di mercato pasta in volume dell’11% circa consolidando la sua posizione di leader nel Sud Italia (Area 4 Nielsen) con una quota di mercato, in volume, del 21% (fonte: dati Nielsen)”, conclude la nota.

– foto ufficio stampa Divella –
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A SiciliaFiera Frutech, la fiera dedicata all’agroecologia e ortofrutta

ROMA (ITALPRESS) – Nel polo fieristico SiciliaFiera, a Misterbianco, corso Carlo Marx, con ingresso da via Franchetti, si terrà “Frutech”, il grande evento fieristico del Sud Italia dal 28 al 30 novembre 2024, un expo dedicato alla transizione agroecologica e alle nuove frontiere del settore ortofrutticolo. Tre giorni intensi tra networking, incontri, tavole rotonde all’interno della più grande area espositiva del Sud, nel cuore del Mediterraneo. L’obiettivo di Frutech, spiega una nota, è quello di diventare un luogo di scambio e confronto sui temi legati alla gestione delle risorse naturali, all’incremento della diversità nella produzione fino alla trasformazione dei sistemi agricoli e alimentari. Sarà fatto un focus sull’agricoltura a 360 gradi da quella biologica a quella biodinamica; da quella sostenibile a quella smart 4.0 e a quella sociale.
“L’agricoltura siciliana è un settore fondamentale per l’economia dell’Isola, caratterizzato da una grande varietà di colture e pratiche agricole che riflettono la diversità del territorio e le tradizioni millenarie – afferma il direttore commerciale di Frutech, Rosario Sallemi, da anni nell’organizzazione di fiere e eventi del settore -. La Sicilia, grazie al suo clima mediterraneo, alla fertilità del suolo e alla varietà dei paesaggi, è particolarmente adatta alla coltivazione di molte specie vegetali, ortofrutticole ma anche questo settore necessita di andare avanti grazie alla ricerca. I temi e le macroaree che affronteremo in queste tre giornate spazieranno dalla ricerca e innovazione del settore ortofrutticolo alle strategie di diversificazione colturale, per poi non dimenticare le pratiche di gestione del suolo e delle risorse naturali ed energetiche e, soprattutto, la sostenibilità ambientale e economica. Un occhio particolare sarà rivolto ai modelli di distribuzione e nuovi trend di mercato per attuare le strategie di crescita e di sviluppo del settore con le varie opportunità sia per gli agricoltori che per i consumatori. Molti sono i buyers esteri che parteciperanno, soprattutto provenienti da Turchia, Spagna, Grecia e Nord Europa”.
La professoressa Alessandra Gentile dell’Università degli studi di Catania, ordinaria di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree e presidente del comitato tecnico scientifico ha messo in evidenza che “nel corso delle tre giornate verranno affrontati temi cruciali legati alla ricerca e all’innovazione tecnologica, che rappresentano oggi un’opportunità fondamentale per le aziende del settore agroalimentare a livello nazionale e internazionale. Questi strumenti sono essenziali per contrastare problematiche di grande rilevanza come il cambiamento climatico, la carenza idrica e la difesa sostenibile da malattie emergenti in un’ottica di sostenibilità. La ricerca e il trasferimento di innovazioni tecnologiche, anche a livello genetico – quali ad esempio l’utilizzo di varietà e portinnesti maggiormente tolleranti agli stress, devono contribuire a garantire maggiori livelli di reddito per gli agricoltori e, nel contempo, consentire protocolli di coltivazione più sostenibili dal punto di vista ambientale”.
“Oggi bisogna avere una visione moderna e innovativa del settore agricolo – continua il presidente di SiciliaFiera, Nino Di Cavolo – più che mai in una terra come quella siciliana, particolarmente vocata per questo settore, evidenziando come l’integrazione della tecnologia nelle pratiche agricole possa portare a significativi miglioramenti nella qualità, sostenibilità e produttività dei prodotti agroalimentari. Ecco alcuni punti chiave: il miglioramento della produttività attraverso la precision farming e l’automazione dei processi agricoli; l’adozione della tecnologia blockchain nel settore agroalimentare permette una tracciabilità completa dei prodotti, dalla coltivazione alla tavola, garantendo la trasparenza e la sicurezza alimentare. E l’analisi dei dati raccolti attraverso sensori e dispositivi connessi consente di prendere decisioni informate e migliorare la qualità dei prodotti agricoli”.
Tra le varie iniziative una mostra pomologica sul pomodoro dove verranno esposte tutte le tipologie e varietà delle solanacee coltivate in Sicilia “nella fascia trasformata” che va da Pachino a Licata. Ci sarà il coinvolgimento attivo delle scuole perchè i ragazzi non devono dimenticare che il territorio è una risorsa indispensabile sia in termini di produttività che di sbocco lavorativo. L’Exhibition Meeting Hub, a Misterbianco, sarà una vetrina importante dove scoprire le novità in questo campo.

– foto ufficio stampa SiciliaFiera –
(ITALPRESS).

Marocco, Mohammed VI punta su crisi idrica e gaza per Festa del Trono

ROMA (ITALPRESS) – Le sfide legate alla gestione dell’acqua in Marocco, alla luce dello stress idrico, e l’importanza della causa palestinese sono i temi centrali del discorso tenuto dal re del Marocco, Mohammed VI, in occasione della Festa del Trono. Mohammed VI ha sottolineato l’imperativo di un continuo aggiornamento delle leve della politica nazionale sull’acqua e della definizione di un obiettivo strategico, qualunque siano le circostanze, per far fronte ai crescenti bisogni e vincoli idrici. Questo obiettivo strategico consiste sia nel garantire l’acqua potabile a tutti i cittadini, sia nel coprire almeno l’80% del fabbisogno irriguo dell’intero territorio nazionale.
A questo proposito, il re ha ritenuto “essenziale completare il programma di costruzione della diga, dando priorità ai progetti previsti nelle regioni soggette a precipitazioni significative”. In questo contesto, ha chiesto di accelerare la realizzazione dei grandi progetti di trasferimento delle acque tra bacini idraulici, garantendo il collegamento tra il bacino dell’Oued Laou-Larache e del Loukous e quello dell’Oued Oum Er-Rbia, passando per l’Oued Sebou e Bacini Bouregreg. Ha anche chiesto di accelerare la costruzione di stazioni di dissalazione dell’acqua di mare, secondo il programma stabilito a tale scopo per garantire la mobilitazione annua di oltre 1,7 miliardi di metri cubi. “Entro il 2030, il Marocco sarà in grado di coprire più della metà del suo fabbisogno di acqua potabile da queste stazioni, irrigare importanti aree agricole e rafforzare in questo modo la sua sicurezza alimentare”, ha precisato il sovrano. Nel suo discorso, Mohammed VI ha citato il caso della stazione di desalinizzazione di Casablanca, il più grande progetto di questo tipo in Africa e il secondo impianto al mondo che sarà alimentato al 100% con energia pulita, sottolineando che la sfida più grande “resta la realizzazione delle stazioni previste e dei relativi progetti di energia rinnovabile, nei tempi stabiliti e senza alcun ritardo”.
Il sovrano ha inoltre sottolineato la necessità di accelerare il completamento del progetto di interconnessione elettrica che mira a trasportare l’energia rinnovabile dalle Province del Sud al Centro e al Nord, progetto che mira ad alimentare gli impianti di dissalazione con energia pulita. Il re ha chiesto lo sviluppo di un’industria nazionale di dissalazione dell’acqua, la creazione di corsi di formazione per ingegneri e tecnici specializzati e l’incoraggiamento alla creazione di imprese nazionali specializzate nella costruzione e manutenzione di stazioni di dissalazione. Riferendosi alla questione della razionalizzazione dell’uso dell’acqua, ha sottolineato che è “totalmente folle” spendere decine di miliardi per la mobilitazione delle risorse idriche, mentre “persistono forme di spreco e di uso improprio dell’acqua”. Successivamente ha menzionato la causa palestinese. Nella sua qualità di presidente del comitato Al-Quds, re Mohammed VI ha ricordato come ha lavorato “per aprire una strada senza precedenti per fornire cibo e aiuti medici urgenti ai nostri fratelli a Gaza”. In virtù di questo impegno che il sovrano ha promesso di continuare a sostenere “iniziative costruttive volte a trovare soluzioni pratiche per la conclusione di un cessate il fuoco concreto e duraturo e la ripresa della situazione umanitaria”. Inoltre ha osservato come “il peggioramento della situazione nella regione, richiede l’abbandono della logica della gestione della crisi a favore della ricerca di una soluzione definitiva a questo conflitto. Se raggiungere la cessazione delle ostilità a Gaza è una priorità urgente, ciò deve avvenire parallelamente all’apertura di un orizzonte politico in grado di instaurare una pace giusta e duratura nella regione”.
Secondo Mohammed VI ogni processo di pace deve essere preservato da tutti gli estremisti e da tutte le parti. Per questo raccomanda che “il ricorso ai negoziati per rilanciare il processo di pace tra i partiti palestinese e israeliano richieda di sbarrare la strada agli estremisti di tutte le parti”.
Ha ricordato inoltre la posizione del Marocco che ha continuato a chiedere la soluzione di due Stati che convivano fianco a fianco nella sicurezza e nella stabilità.
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– Foto: fonte Map –

L’ItalGAM sesta nella finale olimpica del concorso generale a squadre

PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – La finale a squadre maschile si apre come le qualificazioni, con Mario Macchiati agli anelli. L’Italia, sesta nel concorso di ammissione, gira insieme agli Stati Uniti, quinti: un’accoppiata che rivedremo anche domani con la femminile. Gli americani sono meno dominanti delle colleghe donne ma comunque fortissimi e precedono di una posizione gli azzurri, che, a loro volta, puntano, zitti zitti, a rosicchiare qualcosa. Quindi, all’interno di una finale galattica, con tutti gli occhi puntati su Cina e Giappone, Bartolini e compagni si giocano la loro sfida nella sfida, fianco a fianco con una delle possibili medagliate. Al castello di Bercy il poliziotto marchigiano porta a casa la sua routine, ostentando ormai un certo agio sugli attrezzi olimpici. L’arrivo stoppato sullo Tsukahara avvitato in uscita gli porta un decimo e 66 in più rispetto a ieri l’altro: 13.566 (D. 5.000 – E. 8.566). Si migliora di oltre due decimi anche il nostro secondo qualificato per la finale all-around di mercoledì 31, Yumin Abbadini, che chiude il suo di Tsukahara avvitato con 13.633 (D. 5.000 – E. 8.633). Leggero passetto all’arrivo invece per Lorenzo Minh Casali, pressochè sulla stessa linea del Concorso I con altri 13.633 punti (D. 5.200 – E. 8.433). Forti del totale di 40.832, alla prima rotazione, i ragazzi di Giuseppe Cocciaro partono con più di quattro decimi rispetto al 40.400 di sabato scorso. Sulla rincorsa dei 25 metri il primo a correre è lo specialista sardo con i suoi 50 tatuaggi che ne disegnano in aria le linee eleganti. Un passetto d’assestamento all’atterraggio del Kasamatsu con un avvitamento e mezzo porta al 14.500 (D. 5.200 – E. 9.300). Parte da 5.2 anche Macchiati che con lo stesso salto – e la penalità di un punto per essere uscito dalla linea – si ferma a 14.300 (D. 5.200 – E. 9.200). Conclude Casali: l’agente di Offagna che studia da nutrizionista si mangia la pedana a cinque cerchi e vola nel cielo francese con i suoi due avvitamenti. Peccato per un altro passetto d’equilibrio laterale; comunque il suo 14.466 (D. 5.600 – E. 8.966) consegna alla squadra 43.266 punti complessivi. I tre decimi in meno rispetto al 43.533 del Q1 ci fanno perdere l’abbrivo iniziale. E gli States sono in fuga, avanti di due punti e sessantasei centesimi, leader provvisori della classifica. Terzo giro ci spostiamo alla parallela e la formazione resta la stessa. Come al volteggio, anche qui rompe il ghiaccio Bartolini, che il 27 luglio, al contrario, era stato l’ultimo sia sugli staggi, sia sulla tavola. Il campione allenato da Paolo Pedrotti all’Accademia di Milano esce con un doppio carpio, ma la sua routine da 5.3 è meno pulita del solito. Il 13.700 del Capitano (D. 5.300 – E. 8.400) è al di sotto del 14.100 di due giorni fa, ma spalanca comunque la strada ai compagni. Macchiati, che aveva penalizzato la sua prestazione in qualifica con un’oscillazione a vuoto (non riuscendo a dare il suo contributo alla squadra), si riscatta con un ottimo 14.333 (D. 5.800 – E. 8.533), dopo aver tolto quel Dyamidov ¼ che gli dava noia. Doppio avanti inchiodato e poi giù ad abbracciare il suo coach, Marco Fortuna. Lorenzo Minh, il talento di Hanoi con il cuore anconetano, conclude il terzetto con uno Tsukahara avvitato e il personale di 14.066 (D. 5.600 – E. 8.466). Al giro di boa l’ItalGAM fa suoi altri 42.099 punti, ricalcando, su per giù, la gara di ammissione con un 126.197 contro il 126.233 di sabato (quando però si poteva scartare un punteggio). Alla sbarra torna ad alzare il braccio per primo Don Mario Pellicina, come lo conoscono sui social. Macchiati, 12.833 (D. 5.000 – E. 7.833) dopo un’ottima sequenza, maltratta un pò il doppio teso con due avvitamenti camminando all’indietro. Dopo il numero uno degli assoluti di Cuneo, tocca al numero due. Yumin, riposatosi per due turni, prima riserva olimpica in questa specialità, ci regala un’altra prova convincente, pur partendo da un decimo in meno. L’aviere bergamasco, cresciuto da Alberto Busnari, segna sul tabellone 14.033 (D. 5.800 – E. 8.233). Purtroppo il sogno dei Giochi Olimpici si trasforma in un incubo per Carletto Macchini, che cade di nuovo sul Pegan e questa volta fa ancora più male perchè con la formula del 5-3-3 della final eight il conseguente 12.766 (D. 5.800 – E. 6.966) entra nel computo generale: 39.632 (più di un punto in meno delle qualifiche). A due terzi di gara, con il punteggio complessivo di 165.829 l’ItalGAM occupa l’ultima posizione provvisoria. Il team USA oramai è volato via e si sta giocando il podio con Cina e Ucraina. In ritardo clamoroso il Giappone, appaiato alla Gran Bretagna. Poi, nella parte bassa Canada e Svizzera sono ancora alla portata degli azzurri. Il tentativo di rimonta comincia in diagonale al corpo libero. La prima rincorsa è di Abbadini che ci regala subito un 14.066 (D. 5.500 – 8.566) che riaccende l’entusiasmo. Continua Casali 13.700 (D. 6.000 – E.7.700), poco preciso sugli arrivi ma comunque solido. E poi arriva lui, “Sua Eleganza” Bartolini che non deve interrogare ‘Saw’, l’enigmista che ha tatuato sulla schiena, per determinare il suo destino. Nicola se lo scrive da solo e il 14.133 (D. 5.900 – E. 8.233) del suo condottiero regala all’Italia un 41.899 che fa respirare. Il traguardo va raggiunto a cavallo, ma più che una parata somiglia ad un rodeo. Yumin è il primo a salire in sella con i suoi Thomas ubriacanti, sotto gli occhi di un Bunsari che per lui non è un elemento ginnico ma un maestro. L’aviere dell’Aeronautica bissa il 14.200 (D. 5.800 – E. 8.400) delle qualifiche. Carlo Macchini cerca di cancellare dalla testa il secondo errore alla sbarra nell’arco di tre giorni, su un elemento, per giunta, che non sbagliava quasi mai, e il 12.766 (D. 5.300 – E. 7.466) è certamente la conseguenza di uno stato d’animo comprensibilmente in down. Il 13.566 (D. 5.700 – E. 7.866) di Macchiati premia la galoppata con il 40.532 di specialità e il totale di 248.260, sufficiente a scavalcare Svizzera (settima con 247.427) e Canada (ultimo a quota 245.426). La Nazionale di Artistica, pertanto, conferma la sesta piazza dalla quale veniva. I “Fantastici Cinque” della FGI possono festeggiare a Casa Italia il miglior piazzamento di squadra da Barcellona ’92, quando Paolo Bucci, Gianmatteo Centazzo, Boris Preti, Ruggero Rossato, Gabriele Sala e Alexandro Viligiardi, orfani dell’infortunato Jury Chechi, ottennero il quinto posto. Intanto in testa alla classifica succede di tutto, lo statunitense Stephen Nedoroscik tira fuori una prova straordinaria al cavallo e con il suo 14.866 trascina Malone Brody, Paul Juda, Asher Hong e Frederik Richard sul gradino più basso del podio. Grazie al totale di 257.793 il Team USA si riprende una medaglia a squadre che mancava da Pechino 2008, quando vinse lo stesso un bronzo, dietro Cina e Giappone. Anche stavolta ha le stesse Nazioni davanti ma l’ordine è invertito. Alla sbarra, infatti, accade l’imponderabile: il cinese Su Weide cade per ben due volte dal ferro e con 11.600 tronca i sogni aurei dei compagni. Il campione olimpico uscente, Daiki Hashimoto, che sale dopo di lui, fa quello che non gli era riuscito in qualifica e con 14.566 sugella il sorpasso. Inutile il tentativo finale Zhang Boheng, che, malgrado lo straordinario 14.733, non riesce a compensare il disastro di Su Weide. Con 259.594 l’Imperatore Hashimoto, Kaya Kazuma, Oka Shinnosuke, Sugino Takaaki e Tanigawa Wataru raggiungono quell’oro olimpico che sfuggi loro a Tokyo 2021 e che il Sol Levante aveva già vinto altre sette volte, l’ultima a Rio de Janeiro con Kohei Uchimura. La Cina, che aveva dominato le qualificazioni e condotto cinque sesti della finale, si lecca le ferite d’argento. Liu Yang, Su Weide, Xiao Ruoteng, Zhang Boheng e Zou Jingyuan con il totale di 259.062 centrano il quinto podio di squadra consecutivo, migliorando di una posizione rispetto a tre anni fa, quando finirono terzi dietro Russia, assente a Parigi per squalifica, e Giappone. Quarto posto per una bella Gran Bretagna che con 255.527 tiene a distanza l’Ucraina di Illia Kovtun, quinta a quota 254.761. I primi quattro posti sono gli stessi dei Mondiali di Anversa. L’unica che fa un balzo in avanti è l’Italia, che in Giappone era l’ottava meraviglia del mondo, e oggi è la sesta.

“È stata una gara di un livello altissimo con pochissimi errori – ha dichiarato in zona mista il DTN dell’Artistica Maschile Giuseppe Cocciaro – Noi su diciassette esercizi abbiamo commesso un solo sbaglio, la caduta di Carlo Macchini alla sbarra, ma anche senza quell’errore saremmo comunque arrivati sesti. Questo, al momento, è il nostro ranking, e non è poco. Da qui ripartiamo. In questa squadra ci sono elementi molto giovani, dietro di loro, tra gli junior, stanno crescendo dei prospetti di valore assoluto, come abbiamo già visto a Rimini. Ecco, vorrei pensare che per la prossima Olimpiade, a Los Angeles, l’obiettivo non sia solo la qualificazione ma quello che faremo dopo. I margini di miglioramento sono tanti. Vorrei che il sesto posto di oggi fosse un trampolino di lancio. La caratteristica di questo gruppo? Sono molto uniti e pronti a correre in aiuto l’uno dell’altro”.
“Sesto posto confermato. Che dire? Se lo fai una volta è fortuna, se lo fai due volte è bravura – commenta a caldo il capitano Nicola Bartolini – Le scelte del DTN sono state quasi tutte giuste. Gli errori fanno parte del gioco. Ha sbagliato anche il cinese. Siamo stati bravi. Mancare per due Olimpiadi di fila e poi arrivare sesti non è una cosa che succede per caso. Il merito è del gruppo. Ritiro? Non ci penso per niente. C’è gente più vecchia di me che ci prova ancora, con scarsi risultati, quindi penso di poter arrivare a Los Angeles nel pieno della forma”. “Sono contento che Elisa stia bene e possa fare la sua finale – esordisce il fidanzato della Iorio, Yumin Abbadini – All’inizio era un po’ giù perché non sapeva cosa avesse di preciso. Ed io con lei. Poi ha fatto i controlli, le terapie, le fasciature e adesso sta meglio. Domani farà la parallela, per fortuna. Anche io ho un’altra finale davanti. Adesso dovrò resettare il cervello, dopo due competizioni a squadre nelle quali ognuno di noi ha dato il massimo. L’obiettivo di partenza è quello di riconfermare l’ottavo posto della qualifica e poi chissà. La gara è gara”. “Alla parallela ho semplificato un po’ – ci svela Mario Macchiati – ho sostituito un elemento di valore D, il Dyamidov ¼ che mi aveva dato qualche problema, con un altro di valore B, perdendo due decimi, ma almeno sono andato più sul sicuro. Mi è toccato riaprire la gara anche questa volta, ma direi che me la sono cavata. Anche io adesso ho l’all-around e senza la responsabilità del punteggio di squadra salirò più tranquillo. Non ho grandi aspettative, ma è una gara che mi sono meritato e me la voglio godere fino in fondo. So di non essere il più forte al mondo, però cercherò di arrivare nella top ten olimpica, come ci ha chiesto di fare il DTN Cocciaro. Il derby con Yumin? Tra di noi c’è più competizione durante gli Assoluti. Obiettivamente, se dicessi di essere più forte di lui, in questo momento, direi una bugia. Ad Anversa dichiarai che Abbadini era il ginnasta che mi aveva sorpreso più di tutti. Anche qui sta confermando tutto il suo valore”. “Ho visto poco la sfida tra Cina e Giappone perché ero abbastanza concentrato sulla mia gara – risponde Lorenzo Minh Casali, l’offagnese di origini vietnamite – Però mi ha stupito vedere l’errore alla sbarra. Tutti davano i cinesi per favoriti, ma io ho sempre tenuto per i nipponici. Sono più simpatici. Lo stile orientale comunque è molto simile. La scuola asiatica è molto avanzata come metodi di allenamento. Ci arriveremo anche noi? Non lo so, per ora ci proviamo”. “Sono orgogliosissimo di aver fatto parte di questa squadra – ci confida Carlo Macchini, visibilmente giù di corda – Ho fatto una preparazione impeccabile, ed è il motivo per cui sono qui. Me la sono sudata fino all’ultimo questa maglia. E anche l’Olimpiade, sognata per anni, me l’ero guadagnata anno per anno. Mi dispiace tanto quindi di non essere stato all’altezza del lavoro che ho fatto, insieme al mio allenatore. Mi dispiace di non aver raccolto quello che ho seminato. Come se avessi piantato un seme di plastica e dopo averlo annaffiato e coltivato questo non fosse sbocciato. Come dico sempre, l’importante non è il risultato ma il percorso che si fa. Anche l’amarezza che sto vivendo so che mi darà la spinta per ricominciare. Non ho alcuna intenzione di mollare. Ho ventotto anni e ci voglio riprovare per Los Angeles. Non finisce qui!”. Adesso i riflettori si spostano sul concorso femminile, in programma martedì 30 luglio dalle 18.15. Come anticipato da Abbadini, gli ultimi accertamenti diagnostici hanno confermato per Elisa Iorio un trauma distorsivo. Tuttavia la modenese potrà essere impiegata alle parallele asimmetriche, l’attrezzo nel quale ci sono meno sollecitazioni per i piedi, al di là dell’uscita. Certo, l’Italdonne perde un doppio avvitamento al volteggio, ma almeno Elisa avrà la gioia di prendere parte ad una finale che si preannuncia leggendaria. Il DTN Enrico Casella, d’accordo con i tecnici Marco Campodonico e Monica Bergamelli, ha deciso cosi di confermare Alice D’Amato su tutti gli attrezzi. Manila Esposito e Angela Andreoli saranno impiegate a volteggio, trave e corpo libero, mentre alle parallele con la genovese saliranno Giorgia Villa e la Iorio.

– foto Ipa Agency –
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Macchi è argento nel fioretto, ottava medaglia Italia a Parigi

PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Filippo Macchi ha vinto la medaglia d’argento nel torneo individuale del fioretto maschile ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. L’azzurro è stato sconfitto dall’atleta di Hong Kong Ka Long Cheung per 15-14: prima medaglia italiana in Francia per il fioretto, seconda per la scherma dopo quella conquistata da Luigi Samele nella sciabola (bronzo). L’Italia sale a quota 8 medaglie.
– foto Federscherma –
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Ceccon oro nei 100 dorso, Pilato quarta nei 100 rana

PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Thomas Ceccon è medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Parigi 2024 nei 100 dorso. Con una seconda vasca da urlo l’azzurro, primatista mondiale, tocca prima di tutti in 52″00 battendo l’agguerrito cinese Jiayu Xu (52″32) e l’americano Ryan Murphy (52″39) che si devono accontentare rispettivamente di argento e bronzo.
“Sono davvero tanto felice e molto emozionato. Avevo preparato questa gara in ogni minimo dettaglio” le prime parole del neo campione olimpico.
Grande amarezza per Benedetta Pilato che finisce giù dal podio per un solo centesimo nei 100 rana. Per circa 80 metri era stata una finale perfetta quella della 19enne tarantina, che sembrava lanciatissima anche per il titolo. La chiusura e il tocco non sorridono però a Pilato che viene rimontata dalle sue avversarie e termina quarta (1’05″60). Oro alla sudafricana Tatjana Smith (1’05″28), argento alla cinese Qianting Tang (1’05″54) e bronzo all’irlandese Mona McSherry (1’05″59). “Ci ho provato fino alla fine mi dispiace, ma queste sono lacrime di gioia, ve lo giuro, è il giorno più bello della mia vita. Rinnovo tutto quello che ho detto. Sono troppo contenta, un anno fa nemmeno sarei stata in grado di farla questa gara, ci ho provato dal primo metro, peccato per un centesimo” le parole dell’azzurra.
– foto Image – (ITALPRESS).

Autonomia, Schlein “Oltre 250mila firme in poche ore per il referendum”

ROMA (ITALPRESS) – “Oltre 250mila firme in poche ore a sostegno del referendum contro l’autonomia differenziata. Mentre la destra spacca il Paese e divide le italiane e gli italiani in cittadini di serie A e cittadini di serie B, la nostra comunità è al lavoro per raccogliere le firme in tutta Italia e dire no a una riforma che taglia i servizi, privatizza il servizio sanitario nazionale e attacca l’istruzione pubblica, aumentando le diseguaglianze.
E’ una mobilitazione straordinaria, grazie alle nostre e ai nostri militanti, impegnati in questi fine settimana nei banchetti da Sud a Nord del Paese, sempre tra le persone!”. Così su facebook la segretaria del Pd Elly Schlein.

foto: Agenzia Fotogramma

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