CAGLIARI (ITALPRESS) – “Un sostegno importante per la nostra Isola, frequentemente martoriata da gravi eventi calamitosi, che ci consentirà, grazie anche al prezioso lavoro svolto dalla Protezione civile regionale e dalle Amministrazioni comunali, di destinare importanti risorse alla salvaguardia del territorio”. Così il presidente della Regione, Christian Solinas, ha commentato la concessione di circa 50 milioni di euro alla Regione Sardegna, nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), destinati alla realizzazione di nuovi progetti per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico. Altri progetti con le medesime finalità, per un valore di 30.775.371 euro, sono già stati realizzati e saranno rendicontati al Dipartimento nazionale della Protezione civile.
“Verranno realizzati nuovi interventi, anche strutturali, per la riduzione del rischio nelle aree colpite dagli eventi calamitosi, finalizzati prioritariamente alla tutela dell’incolumità pubblica e privata – ha aggiunto l’assessore regionale della Difesa dell’ambiente, Gianni Lampis – Oltre alla ricognizione dei fabbisogni per il ripristino delle strutture e delle infrastrutture danneggiate, pubbliche e private, nonchè dei danni subiti dalle attività economiche e produttive, dai beni culturali e paesaggistici e dal patrimonio edilizio”.
Il piano proposto dalla Regione Sardegna, approvato dal Dipartimento nazionale della Protezione civile, contiene progetti individuati, durante le ricognizioni effettuate, in occasione delle emergenze nazionali dichiarate per l’alluvione del 10 e dell’11 ottobre 2018, che ha colpito 45 comuni nel Sud Sardegna, nel Sarrabus e in Ogliastra, e per l’alluvione del 28 novembre 2020 che ha colpito il territorio di Bitti.
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Solinas “Alla Sardegna 50 milioni contro il rischio alluvione”
Unrae “La legge di bilancio volta le spalle all’auto”
ROMA (ITALPRESS) – “Non resta che esprimere sconcerto per la decisione delle Istituzioni di ignorare totalmente nella Legge di Bilancio gli incentivi per il mercato delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri. Sono rimasti infatti completamente disattesi i più recenti annunci della politica sull’importanza della transizione ecologica e sul ruolo del settore automotive;
un’assenza di strategia, o forse proprio una strategia, che farà inevitabilmente ricadere i costi sociali ed economici della transizione esclusivamente su consumatori, lavoratori e imprese e che rischia di relegare l’Italia a una sorta di mercato di serie B – in Europa – per diffusione di nuove tecnologie e per anzianità e obsolescenza del parco circolante”. Così, in una nota, l’Unrae dopo il via libera della Camera alla manovra.
“Eppure – aggiunge – nell’ultimo anno, grazie agli incentivi per l’acquisto dei nuovi veicoli a zero e a basse emissioni, le auto cosiddette elettrificate (full-electric, plug-in hybrid e hybrid) sono aumentate del 116% (più che raddoppiando i volumi immatricolati). Inoltre, sono state rottamate 350.000 vetture, più del 90% con oltre 10 anni di vita e quindi altamente inquinanti e poco sicure, consentendo all’ambiente un risparmio di circa 215.000 tonnellate di CO2 l’anno. Insomma, seppur in un periodo particolarmente complesso, sembrava fossero state poste le premesse per avviare il percorso verso una nuova mobilità più sostenibile. Ora tutto si è fermato. A questo punto diventa improcrastinabile e urgente avere un riscontro concreto ai tanti appelli rimasti senza risposta, e alle innumerevoli interlocuzioni che hanno generato rassicurazioni poi disattese, su come il Governo italiano intenda definire, di concerto con le principali Associazioni di settore, l’agenda dei prossimi mesi e anni in termini di incentivazione all’acquisto per vetture di ultima generazione, accelerazione del ricambio del parco circolante, sviluppo delle infrastrutture di ricarica e riforma della politica fiscale del settore”, conclude l’Unrae.
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Covid, Musumeci “Se necessario pronto a dichiarare zone rosse”
PALERMO (ITALPRESS) – “Abbiamo già fatto quello che dovevamo fare, non ho difficoltà a dichiarare zone rosse ove ci fosse la necessità. Presto andremo in zona gialla come forse tutta l’italia ma è un fatto più che fisiologico, secondo gli esperto nelle prossime settimane ci dovrebbe essere una normalizzazione”. Lo ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci, ospite al Tg regionale della Rai.
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Dalla Camera via libera definitivo, la Manovra è legge
ROMA (ITALPRESS) – Con 355 voti favorevoli e 45 contrari la Camera approva la legge di bilancio. Arriva così il via libera definitivo alla manovra, il provvedimento ha avuto l’ok di entrambi i rami del Parlamento ed è legge.
La manovra prevede nel 2022, considerando anche il decreto fiscale, impieghi per 37 miliardi complessivi.
Tra le misure principali l’avvio della riforma fiscale con il taglio di Irpef (ridotte anche le aliquote) e Irap, interventi contro il caro bollette e conferma del superbonus, oltre al rifinanziamento del reddito di cittadinanza.
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Meloni “Il Governo persevera sulla repressione delle libertà”
ROMA (ITALPRESS) – “I risultati dei provvedimenti che il Governo ha preso nei mesi scorsi sono sotto gli occhi di tutti: green pass, super green pass e obblighi vaccinali (imposti senza nemmeno prendersi le responsabilità) non sono serviti in nessun modo a fermare i contagi, che in questi giorni hanno toccato cifre record mai viste prima”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
“L’Esecutivo, il Cts e la stampa hanno bombardato per mesi gli italiani con la bugia che gli strumenti liberticidi erano necessari ad “avere la garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiose” – aggiunge -. Adesso, invece di fare mea culpa e chiedere scusa agli italiani, perseverano sulla strada della repressione delle libertà con l’estensione illogica del green pass rafforzato, scegliendo di colpire le solite categorie odiate dalla sinistra: ristoratori, albergatori, palestre e piscine. Invece di rassicurare la popolazione sull’impatto decisamente più blando di Omicron, anche grazie ai vaccini, si continua ad alimentare il clima di terrore dell’emergenza perenne. Che è l’unico collante che può tenere insieme questo guazzabuglio di maggioranza”.
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Inflazione, Visco “I rischi non sono solo al rialzo”
ROMA (ITALPRESS) – “Ci sarà una riduzione del ritmo degli acquisti di titoli nel corso del 2022, che però non si interromperanno prima della fine dell’anno; quindi, il cosiddetto “tapering” non verrà concluso prima del 2023 e si continueranno a mantenere condizioni di finanziamento dell’economia molto favorevoli. Abbiamo anche affermato che l’aumento dei tassi ufficiali, che peraltro sono negativi, avverrà successivamente. Il motivo è legato proprio alle nostre previsioni d’inflazione e ai fattori che noi riteniamo prevarranno nei prossimi anni”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un’intervista al quotidiano La Stampa.
In seno alla Bce “c’è divergenza nel Consiglio direttivo. Le previsioni secondo cui si scenderà al di sotto del 2% nel biennio 2023-24 sono ovviamente soggette a rischi sia verso il basso sia verso l’alto. Secondo alcuni dei miei colleghi questi ultimi potrebbero essere prevalenti – spiega -. Ma occorre ragionare su almeno due dei fattori sottostanti: uno energetico, l’altro legato ai margini delle imprese e all’aumento delle retribuzioni. Ora, su queste ultime, abbiamo un’ipotesi di crescita del 3% ogni anno per i prossimi tre anni. Ricordiamoci che negli Stati Uniti le retribuzioni stanno salendo del 4% e in Europa siamo sotto al 2%, come peraltro è successo per i vent’anni passati”.
“In questo momento non si vedono effetti di secondo impatto dai prezzi dell’energia, cui soprattutto si deve l’aumento dell’inflazione, a salari e margini, quindi resto sostanzialmente tranquillo. Io penso che i rischi siano bilanciati e non asimmetrici verso l’alto – prosegue il governatore della Banca d’Italia -. In ogni caso, siamo tutti straordinariamente attenti a verificare mese per mese quali sono, come si muovono le determinanti dell’inflazione: mercato del lavoro, domanda, salari”.
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Letta “Senza unità sul Quirinale il Governo cadrebbe”
ROMA (ITALPRESS) – “La via maestra è la continuità di governo. Il capo dello Stato va eletto a larghissima maggioranza, una forzatura da una parte o dall’altra farebbe cadere il governo”. Lo afferma il segretario del Pd Enrico Letta, in un’intervista al quotidiano La Repubblica.
Nelle parole di Mario Draghi “non ho letto una autocandidatura – spiega l’ex premier -. Su un’eventuale ipotesi Draghi al Colle, come sugli altri nomi che garantiscono ampio consenso, decideremo tutti insieme e al momento debito, la mia personale opinione non conta. Quel che so per certo è che Draghi va comunque protetto e tutelato per il bene del Paese”.
“Chi ha detto di non volere Draghi al Quirinale ha aggiunto di volerlo ancora a Palazzo Chigi – prosegue -. Ritengo, per essere chiari, che noi dobbiamo tenercelo stretto, in un modo o nell’altro. Quello che Draghi sta portando all’Italia è enorme. Siamo un Paese che ha visto crescere il suo principale handicap, il debito pubblico, del 25% in poco più di un anno. In questo senso Draghi è un’assicurazione sulla vita”.
“Il 13 gennaio dirò alla direzione del Pd e ai gruppi parlamentari che la via maestra è la continuità di governo e la stabilità. Il 2022 non può essere un anno elettorale, non possiamo permetterci almeno cinque mesi di interruzione dell’attività di governo – dice ancora Letta -. Quindi c’è bisogno di una larghissima maggioranza, un capo dello Stato non divisivo e non eletto sul filo dei voti. Il governo è sostenuto dal 90% delle forze parlamentari, sarebbe totalmente contraddittorio restringere il campo. Ci può essere una maggioranza più larga, non più stretta, altrimenti il governo cadrebbe”.
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Cingolani “Nel 2022 la vera svolta per l’energia”
ROMA (ITALPRESS) – “Il piano di lavoro che ci porterà alla scadenza naturale del governo nel 2023 prevede nei primi mesi del 2022 il completamento della nuova struttura del ministero della Transizione ecologica che da 1,5 miliardi passa a gestire e indirizzare circa 16 miliardi l’anno; l’implementazione del Pnrr con i bandi che prevedono tra l’altro l’effettiva produzione di 8 gigawatt nuovi da fonti rinnovabili ogni anno e con un nuovo mix energetico per il prossimo decennio; tutta la parte che riguarda l’ambiente e quindi la difesa dei territori, l’uso e non l’abuso dei terreni che come sappiamo sono i migliori intrappolatori di CO2; ci sarà la prima tappa di quello che ci porterà al 2030 a una decarbonizzazione del 55%…”. Lo afferma il ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, in un’intervista al Corriere della Sera.
“Ma si rende conto che abbiamo messo 8 miliardi sinora per affrontare un rincaro enorme del gas e non sono bastati per mitigare completamente le bollette dei meno abbienti, delle piccole e medie imprese che rischiano la chiusura? E tutto perchè negli anni passati ci siamo accontentati di spingere l’interruttore e avere la luce – spiega -. Qualcun altro pensava a come si creava quell’energia elettrica. In poco più di 10 mesi abbiamo ribaltato questo modo di ragionare e ci siamo messi nelle condizioni di lavorare i prossimi anni pensando al lungo termine non a domani mattina”.
Cingolani poi smentisce le voci di possibili dimissioni: “Ho lavorato così tanto, vivendo come un monaco a Roma per fare in modo che si vedessero già nel primo scorcio dell’anno prossimo i risultati e me ne vado? Forse c’è qualcuno che ci spera perchè ha capito che non si torna indietro e che l’anno prossimo si dovrà correre come e più che nel 2021”.
“Sappiamo che ci possono essere colli di bottiglia ma con i poteri sostitutivi dati al Consiglio dei ministri i “tempi certi” sui percorsi autorizzativi sono un fatto – sottolinea il ministro -. Sono stati autorizzati in queste settimane 400 megawatt eolici proprio grazie a quei poteri superando il contrasto che a volte c’è tra vincoli ambientali e vincoli paesaggistici. Nei prossimi 12 mesi partiranno i bandi per arrivare a quegli 8 gigawatt all’anno da fonti rinnovabili che ci siamo dati come obiettivo. Ecco cosa significa accelerare sul Pnrr”.
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