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Tissone (Silp Cgil) “La sicurezza non è un costo, servono più risorse”

ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo riscontrato che chi ha meno rischia di avere sempre meno. Essere scesi in piazza oggi a scioperare è stato un fatto di giustizia, per una più equa distribuzione delle ricchezze e delle risorse, soprattutto adesso che arrivano i fondi del Pnrr”. Lo afferma il segretario generale della Silp Cgil, Daniele Tissone, nel corso di una intervista all’Italpress, in riferimento allo sciopero generale proclamato per il 16 dicembre da Cgil e Uil.
“Rivendichiamo – aggiunge il sindacalista – maggiori risorse e chiediamo che la sicurezza non venga intesa come un costo ma come una garanzia per il benessere dei cittadini. Negli ultimi due anni le forze dell’ordine, così come le forze armate, hanno dato un contributo notevole nel rispondere alle esigenze di sicurezza dei cittadini, nel periodo del lockdown così come durante le proteste dei no vax e dei no green pass. Ciononostante, a fronte dei carichi di lavoro che sono aumentati, le amministrazioni anzichè immettere nuove leve hanno aumentato il ricorso al lavoro straordinario, che in polizia è pagato quanto il lavoro ordinario: c’è stato una sorta di sfruttamento del personale che purtroppo continua”.
Sull’obbligo vaccinale per gli operatori di polizia Tissone afferma che “poteva essere esteso a tutti i cittadini italiani anzichè ad alcune categorie solamente. Comunque – dice – nel caso degli agenti di polizia rappresenta una garanzia per loro stessi e per i cittadini. Eventuali dubbi in chi esercita una professione del genere sono un pò secondari, perchè se mettiamo davanti il senso di responsabilità e la tutela dei cittadini siamo di fronte ad un ragionamento superiore a quello che possiamo fare come singoli”, conclude il leader della Silp Cgil.
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La pandemia colpisce i lavoratori autonomi, 38 mila in meno in un anno

ROMA (ITALPRESS) – La pandemia frena la corsa dei liberi professionisti. Sono 38 mila quelli che hanno chiuso i battenti nel 2020, con calo del -2,7% rispetto al 2019. I più colpiti sono stati gli studi professionali con dipendenti, calati del 7%, ma più in generale è tutta l’area del lavoro indipendente a soffrire, lasciando sul campo 154mila posti di lavoro (-2,9%). La crisi ha picchiato più duro al Nord, dove si è registrato il calo più forte tra i liberi professionisti (-6,6%). Più contenuta invece la flessione nel Centro-Sud dove alcune regioni (Sardegna, Basilicata e Sicilia) mostrano invece segnali di ripresa. A crollare, però, non è solo il numero ma anche il reddito dei professionisti, senza distinzioni tra ordinistici e non, dove persiste ancora un forte divario reddituale tra uomini e donne. Questo è lo scenario tratteggiato dal “VI Rapporto sulle libere professioni in Italia” curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, coordinato dal professor Paolo Feltrin, e presentato oggi a Roma alla presenza di Tiziano Treu, presidente del CNEL e coordinatore del Tavolo permanente per l’attuazione del Pnrr; di Andrea Orlando, ministro del Lavoro; di Maria Stella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie; di Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento; di Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia; di Anna Ascani, sottosegretario allo Sviluppo Economico; di Grazia D’Angelo, della Commissione Giustizia del Senato; di Chiara Gribaudo della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati; di Andrea de Bertoldi della Commissione Finanze del Senato; di Simone Pillon della Commissione Giustizia del Senato; e di Tommaso Nannicini, presidente della Commissione parlamentare per il controllo sulle attività degli enti di previdenza.
«Nel 2020 l’impatto del Covid sull’economia italiana è stato drammatico», commenta Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, «ma nel corso del 2021 stiamo assistendo a una robusta risalita del Pil: le previsioni indicano un recupero di oltre 6 punti percentuali a fine anno. Un dato sorprendente non solo perchè migliore rispetto a tutti i grandi Paesi europei, ma perchè riconducibile in larga parte all’anticipazione degli investimenti e della produzione ingenerati dalla fiducia innescata dal governo Draghi e dalle attese sulle ricadute future del Pnrr sul sistema economico nazionale. In questo scenario», prosegue Stella, «il mercato del lavoro ha sostanzialmente retto l’urto della pandemia, calando nel corso del 2020 di soli 2 punti percentuali. Tuttavia, gli ultimi dati ci confermano che stiamo assistendo a una riconfigurazione strutturale dell’occupazione in Italia che penalizza autonomi e professionisti rispetto ai lavoratori dipendenti».
La fotografia che emerge dal Rapporto di Confprofessioni raffigura un mondo in bilico tra ripresa e resilienza. Nel 2020 sono circa 1 milione e 430 mila i professionisti in Italia, che nonostante la frenata causata dalla pandemia, registrano un aumento di quasi 250mila unità in più rispetto al 2009 – in netta controtendenza rispetto agli altri comparti del lavoro indipendente – che ridisegna la mappa delle attività, le caratteristiche demografiche e geografiche delle professioni.
Nonostante gli uomini rappresentino il 64,4% della popolazione professionale, sono le donne a sostenere la crescita occupazionale degli ultimi 10 anni con un aumento di circa 165 mila unità rispetto al 2010 (le regioni più “rosa” sono la Sardegna, la Lombardia e il Lazio), mentre la popolazione maschile sale di circa 47 mila unità. Il balzo delle professioniste si riscontra un pò in tutti i settori di attività, ma in particolare nell’area sanitaria (52,8%) e legale (49%); più indietro le professioni tecniche. L’analisi dell’Osservatorio evidenzia poi come il gender balance sia più equilibrato soprattutto nella popolazione più giovane: un dato che proietta la professione verso un sostanziale equilibrio di genere.
Sulla spinta dei giovani e delle donne, l’area sanitaria è quella che cresce maggiormente in termini quantitativi, rappresentando il 19% del totale dei professionisti nel 2020. A ruota i servizi alle imprese (17%) e l’area tecnica (17%) che, però, perde terreno rispetto a dieci anni fa. Nell’ultimo anno, l’impatto del Covid – 19 si fa sentire soprattutto nelle professioni a maggior specializzazione e in quelle dell’area tecnica, dove si registrano le maggiori perdite occupazionali che investono anche il lavoro autonomo.
Se il settore “Commercio, finanza e immobiliare” (-11,7%) precipita a causa del blocco delle attività imposto dal lockdown, perdite più contenute riguardano le “Attività professionali, scientifiche e tecniche” (-1,5%) e “Sanità e assistenza sociale” (-1,5%). Un trend che si rispecchia in quasi tutte le regioni ma con intensità diverse. Le più colpite sono quelle del Nord che segnano in media un calo del 6,6%, quelle del Centro scendono dell’1,3%, mentre il Mezzogiorno si muove in controtendenza, segnando un incremento del 3,5%, sospinto dai “servizi alle imprese” e dalla “sanità”.
Sono proprio le regioni del Sud a sostenere le professioni durante la pandemia. Sardegna, Basilicata e Abruzzo trainano una ripresa occupazionale, che frena nelle regioni del Nord dove si registra in media una flessione di oltre il 7% con punte che superano il 20% in Val d’Aosta. Al di là dell’effetto Covid – 19, tuttavia, quasi la metà dei liberi professionisti italiani si trova al Nord, con oltre 706 mila unità che rappresentano il 48,5% del totale, in flessione rispetto al 2009. Balzo in avanti, invece, per il Mezzogiorno che si attestano a quota 385 mila, scavalcando le regioni del Centro scese a quota 365 mila.
Secondo i dati dell’Osservatorio di Confprofessioni la pandemia si fa sentire anche sulla redditività. Il reddito annuo medio dei professionisti iscritti alla Gestione separata dell’Inps è crollato da 25.600 euro del 2019 a 24.100 euro del 2020, con una variazione annua del -5,7%. E lo stesso trend si registra per i professionisti iscritti alle Casse previdenziali, dove però emerge una realtà piuttosto eterogenea. Nel 2019 i redditi dei professionisti ordinisti si stabilizzano a quota 35.500 euro: un dato negativo rispetto ai 37.500 euro del 2010.
«Nelle fasi più critiche della pandemia il lavoro agile non è stato tanto una scelta quanto una necessità», spiega Feltrin, «tuttavia la sperimentazione “forzata” dello smart working ha consentito, di fatto, di sdoganare una modalità di lavoro precedentemente poco diffusa, consolidandone l’utilizzo al di là dello stato di necessità decretato dalla pandemia». A riguardo delle prospettive future, una quota significativa di liberi professionisti (40% circa) dichiara di intendere mantenere o introdurre a breve lo smart working indipendentemente dalle esigenze di distanziamento sociale. Nel settore legale la quota di liberi professionisti intenzionata a consolidare il ricorso allo smart working sale al 49%, mentre una limitata propensione allo smart working si riscontra solo nell’area “Commercio, finanza e immobiliare” (25%), costituita da professioni che richiedono contatti frequenti e diretti con i clienti.
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Covid, 26.109 nuovi casi e 123 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Nuovo incremento dei casi di contagio da Covid-19 in Italia, con il numero più alto di positivi della quarta ondata. Secondo i dati del ministero della Salute, i nuovi contagiati sono 26.109, un incremento rispetto ai 23.195 delle 24 ore precedenti ma con un numero superiore di tamponi effettuati, 718.281 e che determina un tasso di positività quasi stabile al 3.63%. Lieve calo dei decessi, 123 (-6).
I guariti oggi sono 13.704, gli attualmente positivi registrano un aumento di 12.277 unità, segnando un numero totale pari a 317.930. Per quanto riguarda i ricoveri, nei reparti ordinari sono al momento ospitati 7.338 (+29), crescono le terapie intensive a 917 (+47) con 101 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare si trovano 309.675 persone. Dal fronte delle regioni, la Lombardia oggi risulta prima per numero di nuovi casi (5.304), seguita da Veneto (3.383) e Lazio (2.652).
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Consiglio Autonomie Locali del Lazio, Runieri è il nuovo presidente

ROMA (ITALPRESS) – L’assemblea del Consiglio delle Autonomie Locali del Lazio, presieduta dalla vicepresidente Luisa Piacentini, riunita questo pomeriggio a Roma nella sala consiliare del Consiglio regionale del Lazio, ha eletto Sandro Runieri nuovo presidente con 20 voti su 23 votanti.
Runieri, 47 anni, sindaco del Comune di Rocca Santo Stefano in provincia di Roma, succede a Nicola Marini che si è dimesso la settimana scorsa.
Nel breve discorso all’assemblea, Runieri ha rivolto al presidente uscente Nicola Marini “un sincero ringraziamento per quanto ha fatto sinora, auspicando di poter contare in futuro sulla sua esperienza e sui suoi consigli – con l’obiettivo di puntare a mantenere alta la collaborazione tra Cal e Regione che, nel rispetto delle reciproche autonomie, ha dato ottimi risultati sia per quanto riguarda la concertazione, sia per quanto attiene alle richieste di parere che di volta in volta sono indirizzate al Cal. L’auspicio – ha concluso Runieri – è quello di essere sempre più il punto di incontro, di dialogo e di scelte condivise”.
Dal canto suo Marini, nel formulare gli auguri al nuovo presidente per gli impegni futuri che attendono il Cal, ha ripercorso i quasi sette anni e mezzo della sua presidenza, “marcati – ha detto – da un grande impegno nel presiedere questa assemblea che rappresenta tutte le realtà locali del Lazio”. Marini ha poi sottolineato la necessità di continuare il lavoro, “con l’auspicio che al Cal venga finalmente riconosciuto il proprio ruolo istituzionale, in modo che si possa giungere ad un miglioramento della situazione delle realtà territoriali”, ha concluso.
Parole di apprezzamento e “vivo ringraziamento a Marini per l’equilibrio, la dedizione e l’impegno profuso come presidente del Cal”, sono state espresse dalla vicepresidente Luisa Piacentini, dal consigliere Tommaso Ciccone e dal presidente Uncem Achille Bellucci, mentre il presidente di Anci Lazio, Riccardo Varone, oltre a ringraziare Marini, ha tenuto ad evidenziare “il contributo importante dei Comuni e delle Associazioni al buon funzionamento del Cal. Occorre potenziare l’azione dei Comuni e su questo il Cal può avere un ruolo importante di sostegno, specialmente in relazione al rilancio economico che il PNRR offre”, ha aggiunto Varone.
Infine, l’assessora regionale al Turismo, Enti Locali, Sicurezza Urbana, Polizia Locale e Semplificazione Amministrativa, Valentina Corrado, ha salutato l’assemblea a nome del Presidente Zingaretti, ha ringraziato il presidente uscente Marini per il lavoro svolto, per poi sottolineare l’importanza del ruolo dei Comuni, “che – ha detto – rappresentano i mattoni della nostra Repubblica e costituiscono gli elementi fondamentali e portanti della nostra Regione; sono l’avamposto del welfare locale e della legalità, lo strumento più immediato e capace di affrontare con dignità e sacrificio la pandemia”.
“Buon lavoro a Sandro Runieri, sindaco di Rocca Santo Stefano, eletto Presidente del CAL, il Consiglio delle Autonomie Locali”, ha detto Marco Vincenzi, presidente del Consiglio regionale del Lazio.
“Auguri al neo eletto presidente del Comitato Autonomie Locali del Lazio, Sandro Runieri, sindaco del comune di Rocca Santo Stefano”, così commenta il consigliere regionale Mauro Buschini.
“Il CAL – prosegue Buschini – è un organo di fondamentale importanza per il raccordo tra Regione ed enti locali, la sua funzione è al centro di quel rapporto di sussidiarietà tra enti sancito dalla nostra costituzione. Per questi motivi, l’elezione a presidente di un sindaco quale Sandro Runieri, non può che garantire il buon lavoro di questo soggetto istituzionale per i prossimi anni. Ringrazio tutti i componenti che hanno permesso questa elezione e i rappresentanti dei vari enti che lavorano quotidianamente per il bene dei cittadini”.
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Assindatcolf-Censis, il 95% dei lavoratori domestici ha il Green pass

ROMA (ITALPRESS) – I lavoratori domestici hanno aderito in massa alla campagna vaccinale contro il Covid e il 94,8% ha il Green pass. E’ quanto rilevato dal report “Welfare, lavoro domestico e Green Pass”, il primo elaborato nell’ambito del progetto “Welfare familiare e valore sociale del lavoro domestico in Italia” realizzato dal Censis per Assindatcolf (Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico). L’indagine, effettuata su un campione di famiglie associate ad Assindatcolf, è stata presentata da Andrea Toma del Censis e discussa da Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, Alessandro Lupi, vice presidente di Assindatcolf, e Andrea Zini, presidente Assindatcolf. “Abbiamo posto la nostra attenzione su tre temi – ha spiegato Toma -. Innanzitutto il carico di lavoro domestico, poi la salute e infine il Green Pass. Quel che si evince è che il carico del lavoro domestico grava più sulle donne che sugli uomini, e che tale carico non conosce età poichè l’attività domestica viene effettuata più o meno per tutta la vita. C’è difficoltà nel conciliare l’attività domestica con quella lavorativa fuori di casa, maggiormente svolta, quest’ultima, dagli uomini. Per le donne il lavoro domestico è molto più faticoso rispetto a come lo giudicano gli uomini”.
L’analisi ha riguardato anche, inevitabilmente, l’incidenza della pandemia sulla vita delle famiglie: “Il 26% degli intervistati dice di aver subito un peggioramento della propria salute negli ultimi 18 mesi – ha raccontato Toma – e il 33% sottolinea come la disponibilità dei servizi di cura e assistenza sia diminuita. I soggetti che hanno sofferto dal punto di vista della salute sono soprattutto gli over 75 (44%) e le persone sole (37%)”. Al riguardo, molto interessanti i dati sul Green Pass: “Quasi il 95% delle famiglie dichiara che i propri lavoratori hanno la certificazione, e il 73% dei datori di lavoro ritiene il Green Pass necessario – ha spiegato Toma – Il 75,8% degli over 75 considera il controllo del Green Pass necessario e utile, non una incombenza burocratica. Di certo il Green Pass ha aperto la strada a nuove regolarizzazioni”.
“La vita associativa vive anche di queste iniziative per capire se stiamo andando nella direzione giusta – ha osservato Lupi – Bisogna porre l’attenzione su questo comparto che di base non viene tenuto in considerazione dall’agenda pubblica e politica. Sono molto importanti i dati inerenti al Green Pass: chi ha un dipendente assunto con regolare contratto ora è anche più sicuro dal punto di vista sanitario”.
Lupi ha ricordato come fino al 15 ottobre, quando è entrato in vigore del provvedimento che obbliga il Green Pass anche per il lavoro domestico, “il numero dei lavoratori senza certificazione fosse molto superiore. La motivazione economica ha quindi spinto le persone a fare il Green Pass. E nell’analisi è doveroso aggiungere che nel nostro comparto non esista un’opzione diversa dal vaccino: i tamponi non sono praticabili per il loro costo. Per quanto riguarda il tema della conservazione dei dati sensibili, inoltre, osserviamo che tra i datori di lavoro e i lavoratori si instaura un rapporto confidenziale: i soggetti si conoscono, c’è fiducia reciproca. Tra l’altro il questionario è stato proposto a inizio novembre, prima dunque dell’introduzione del Super Green Pass che ha semplificato ulteriormente le pratiche”.
“Il report è una fotografia abbastanza nitida dell’associazione e del settore, compreso quello non regolare – ha osservato in chiusura il presidente di Assindatcolf, Andrea Zini – La casa è il contenitore delle relazioni umane, questo settore è sotto stress. C’è la necessità di assistenza e di cura: i dati dicono che la famiglia va sostenuta nel generale e nel particolare. L’aiuto dello Stato deve migliorare, serve un’importante deducibilità del costo del lavoro”.
Zini si è poi soffermato sui dati relativi al Green Pass: “Siamo arrivati tramite step ai risultati di oggi. Ora chiediamo di più sul tema controllo. La tecnologia può tranquillamente risolvere la questione. Chiediamo più attenzione ai decisori politici per il contenitore casa, deve essere al centro dell’agenda politica”. Infine il presidente di Assindatcolf ha commentato lo sciopero generale odierno: “I motivi sono diversi dai nostri ma comunque non allineati a quelli delle decisioni che stanno prendendo in Parlamento sulla Legge di Bilancio. Credo che se vogliamo gestire bene famiglie, lavoro e pensionati si debba puntare principalmente sulle nuove nascite che stanno diminuendo. Dovremmo invertire la tendenza e puntare sulla famiglia come gruppo base sociale che può creare più opportunità per i giovani: le risorse di bilancio dovevano, a nostro avviso, essere indirizzate più sulla famiglia”, ha concluso Zini.
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Abbagnale “Buoni risultati, vogliamo canottaggio anche per bimbi”

ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo ottenuto buoni risultati nonostante qualche esperienza che poteva farci raccogliere qualcosa di più importante”. Così Giuseppe Abbagnale, presidente della Federcanottaggio, fotografa il 2021 dello sport che rappresenta e che guarda avanti, provando a coinvolgere i bambini abbassando da 10 a 6 gli anni d’età per avvicinarsi a questo sport. “Stiamo adottando questa politica per creare un indotto che permetta di conoscere in maniera anticipata il canottaggio attraverso un gioco, una multidisciplinarietà che possa avvicinare al nostro sport. Per questo stiamo adottando una nuova imbarcazione che ha delle caratteristiche di sicurezza particolari, proprio per questa età” ha detto l’ex bi-campione olimpico all’Italpress. Riavvolgendo il nastro all’indietro fino alle Olimpiadi di Tokyo, c’è sempre da festeggiare l’oro storico di Federica Cesarini e Valentina Rodini che hanno poi rivendicato maggiore attenzione verso uno sport di grande fatica. “Federica e Valentina hanno certamente fatto un exploit ai Giochi olimpici che deriva dalla costruzione nell’arco di tutto un quadriennio del percorso di crescita del canottaggio femminile. Nel post Tokyo hanno cercato di porre l’attenzione sulla visibilità e mi sembra giusto, forse la questione è stata posta in maniera troppo esasperata, ma il ragionamento era giusto”.
Per il resto della spedizione, sono arrivati due bronzi e in particolare quello di Bruno Rosetti appiedato causa Covid nell’immediatezza della sua gara, che ha ricevuto una medaglia-risarcimento. “Bruno ha disputato tutte le fasi di qualifica della gara olimpica ad eccezione della finale, bloccato a pochi minuti dalla discesa in acqua. Mi fa piacere che gli venga riconosciuta la conquista della medaglia, insieme all’equipaggio, e che gli venga consegnata. E’ un elemento importante del nostro scacchiere, speriamo di averlo ancora con noi fino a Parigi.
Poteva anche andare peggio, cambiare un equipaggio a pochi minuti da una finale non era facile e scontato trovare i giusti meccanismi. Marco Di Costanzo che l’ha sostituito è stato bravissimo, certo un pò di amaro in bocca ce lo lascia perchè era un equipaggio sui cui puntavamo per giocarci un metallo più prezioso. Come rimane qualche delusione per la finale del quattro di coppia maschile. Bisogna essere contenti per quello che abbiamo conquistato”.
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Lotta al contrabbando di sigarette, BAT dona 10 auto alla Gdf di Napoli

NAPOLI (ITALPRESS) – BAT Italia rinnova il suo impegno nella lotta al contrabbando di sigarette con la donazione al Comando provinciale della Guardia di finanza di Napoli di 10 automobili, con l’obiettivo di contribuire fattivamente a potenziarne le attività di prevenzione e di contrasto. La consegna è stata effettuata nel corso di una cerimonia, tenutasi presso la sede del Comando regionale Campania nel rispetto delle normative anti-covid e alla presenza del vicepresidente di BAT Italia e Responsabile affari legali e Relazioni esterne per il Sud Europa, Alessandro Bertolini, e del Comandante provinciale della Guardia di finanza di Napoli, Generale di Brigata Gabriele Failla.
Napoli è storicamente considerata la capitale italiana del contrabbando di sigarette sin dagli anni ’50, quando per via del peculiare contesto socio-economico, della presenza di un grande porto al centro del Mediterraneo e di una strutturata azione della criminalità organizzata, il commercio di sigarette fungeva quasi da “ammortizzatore sociale”.
Secondo lo studio: “Il commercio illecito di prodotti del tabacco e sigarette elettroniche in Italia. Tra vie tradizionali e piattaforme on line, nell’anno della pandemia un fenomeno in evoluzione”, curato da “Intellegit” – start up sulla sicurezza dell’Università di Trento – e realizzato con il contributo di BAT Italia, Napoli si conferma al primo posto per il consumo di sigarette illicit whites (ovvero marchi prodotti lecitamente in Paesi extra UE e destinati invece soprattutto al mercato illecito nei Paesi dell’Unione Europea).
La provincia di Napoli riveste inoltre un duplice ruolo nel mercato illecito: importante hub di transito delle sigarette verso altre città del nostro Paese e zona di consumo particolarmente radicato.
Nel corso del 2021 il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli – da sempre in prima linea nel contrasto al fenomeno – ha effettuato 791 interventi, sequestrato 14,2 tonnellate di tabacchi, 20 mezzi di trasporto, denunciato 467 soggetti e tratti in arresto altri 42. Numeri che, nonostante la pandemia, denotano un trend stabile, che induce a ritenere che il mercato illegale dei prodotti da fumo non abbia subito sostanziali contrazioni.
Tutti i segnali info-operativi e gli indicatori di analisi confermano che si tratta di un fenomeno illecito attuale, di grande rilievo e di notevole impatto, che genera centinaia di milioni di euro di danno all’Erario e incalcolabili danni alla salute delle persone.
Sono cifre che mantengono alto l’allarme per la pericolosità del fenomeno del contrabbando di tabacchi lavorati esteri e quindi elevata la priorità di contribuire all’ottimizzazione delle strategie di contrasto.
La donazione si inserisce all’interno di un protocollo d’intesa che sancisce una lunga e proficua collaborazione tra BAT e la Guardia di finanza di Napoli che, dal 2015 a oggi, con l’obiettivo di contribuire fattivamente a potenziare le attività di prevenzione e di contrasto al contrabbando sul territorio, ha visto susseguirsi anno dopo anno la donazione di decine di autovetture e di strumenti tecnologici all’avanguardia.
“Il contrabbando di sigarette e delle nuove categorie di prodotti, come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, è una pratica illecita che ha gravi conseguenze per l’Erario, la pubblica sicurezza e la salute dei consumatori e va combattuta con perseveranza, in sinergia tra pubblico e privato, senza abbassare la guardia – ha detto Alessandro Bertolini, vicepresidente di BAT Italia -. La politica fiscale adottata dal legislatore a seguito della riforma complessiva della tassazione entrata in vigore il 1 gennaio 2015, ha permesso un’evoluzione equilibrata del prezzo medio delle sigarette consentendo all’Italia di registrare un declino del consumo di prodotti illeciti, trasformandosi di fatto in un Paese di transito per le rotte di questi prodotti verso Paesi limitrofi dove il prezzo delle sigarette è più alto. L’esperienza di altri Paesi europei ha, infatti, evidenziato che politiche fiscali sbilanciate e avulse dal reale potere di spesa dei consumatori determinano il drastico incremento della percentuale di consumo di prodotti illeciti”.
“Non è questo il caso dell’Italia, dove il sistema di tassazione vigente, pur attestandosi al 78% di incidenza fiscale complessiva – ben superiore al target del 75% posto come obiettivo dall’OMS – ha permesso di prevenire il massiccio ricorso al mercato illecito facendo dell’Italia un caso virtuoso, nel pieno rispetto dei parametri di riferimento fissati nella Direttiva UE sulla tassazione dei prodotti del tabacco – ha sottolineato -. Noi di BAT Italia siamo da sempre in prima linea al fianco delle Istituzioni nella lotta al contrabbando, sia collaborando con Autorità e organizzazioni nazionali ed internazionali, sia investendo nello studio e nell’analisi del fenomeno con autorevoli università, allo scopo di accrescere la consapevolezza sul fenomeno e contribuire anche in questo ambito a realizzare ‘A Better Tomorrow’, un futuro migliore, più equo e più giusto, per le comunità in cui operiamo e per i consumatori”. “Per dare continuità al nostro impegno, anche quest’anno abbiamo voluto fare la nostra parte ampliando le dotazioni della Guardia di Finanza di Napoli, utili a supportare la straordinaria opera di prevenzione e contrasto del contrabbando svolta in un territorio particolarmente impegnativo e complesso”, ha concluso Bertolini.
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Infermieri risorsa fondamentale per il modello futuro di sanità

ROMA (ITALPRESS) – Risorsa fondamentale e ruolo chiave non solo nella pandemia – come i fatti hanno finora dimostrato e stanno ancora dimostrando – ma per il modello futuro di sanità, con un’assistenza di prossimità “a casa” delle persone e soprattutto di quelle più fragili e bisognose, dal punto di vista sanitario e anche sociale. Questo in estrema sintesi il concetto chiave espresso sugli infermieri, che ha caratterizzato l’intervento di istituzioni e parlamentari alla giornata conclusiva 2021, a Roma, del Congresso itinerante della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI, che rappresenta gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia) e che, per la prima volta nella storia congressuale sanitaria, si è svolto non concentrandosi in un unico luogo, ma portando i rappresentanti della Federazione nelle Regioni – anche per il rispetto delle norme anti-Covid che non vogliono assembramenti -, vicino agli ordini provinciali, ma soprattutto alle persone, la cui assistenza è il primo obiettivo degli infermieri.
“Gli infermieri italiani ci sono sempre stati: grazie, come ministro, ma anche come cittadino!” ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza intervenuto al Congresso. Speranza ha sottolineato che i risultati raggiunti durante la pandemia sono il segnale di un grande Ssn e che perchè questo cresca ancora sono necessarie risorse e riforme.
“Le prime ora ci sono – ha detto il ministro – e la politica dei tagli è definitivamente finita perchè tutto ciò che si spende in sanità, lo hanno capito tutti, si trasforma in qualità della vita delle persone. Le risorse però sono la condizione necessaria, ma non sufficiente, servono le riforme. E queste toccano la vostra professionalità, gli infermieri sono la professione del futuro, perchè vanno verso la prossimità: il cittadino non deve andare a cercare i servizi, ma sono i servizi che vanno verso il cittadino. E in questo – ha aggiunto il ministro -, tutti i nuovi modelli che stiamo disegnando vi vedono protagonisti: Assistenza domiciliare, Case della Comunità, ospedali di comunità, parlano e mettono al centro la figura dell’infermiere”.
“Dobbiamo lavorare insieme – ha proseguito Speranza confermando le parole della presidente FNOPI – per capire come competenze e formazione possono essere sviluppate al meglio, anche rivedendo le modalità di programmazione della spesa, abbattendo i tetti e tenendo presente che tutto in sanità va sviluppato, ma senza le persone, le donne e gli uomini del Ssn, non si fa la salute e certi risultati non si ottengono. E se cresce il Pil è perchè il nostro Ssn ha saputo reggere più di altri: questo lo terremo presente perchè – ha concluso – come ha detto Papa Francesco peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla”
“Per realizzare un nuovo modello – ha detto la presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli – è necessaria una rete sanitaria territoriale capillare, con un approccio proattivo che assicuri anche minor rischio di sviluppo, riacutizzazione e progressione delle condizioni croniche e una riduzione dei ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza”.
“Maggiore appropriatezza quindi – ha proseguito – e integrazione sociosanitaria con la possibilità di rispondere in modo personalizzato alle necessità della persona e della famiglia. Per questo sarà necessario, tra l’altro, personale sanitario specializzato e formato, con compensi e possibilità di carriera adeguati e dedicato soprattutto ai fragili per una migliore presa in carico della comunità di riferimento. E soprattutto in numero sufficiente alle esigenze del nuovo modello. In questo disegno l’infermiere è il naturale ‘collettorè sia delle professioni tra loro che tra le professioni e i cittadini”.
“Abbiamo alcune criticità da superare – spiega Mangiacavalli – dal fabbisogno di personale del tutto carente come dimostra il fatto che nelle Regioni gli infermieri non si trovano più alla loro formazione perchè sia all’altezza dei nuovi compiti, dalla equiparazione di diritti e doveri e specificità con quelle delle altre categorie professionali perchè tutti siano sullo stesso piano ai problemi di responsabilità anche dirigenziale e di retribuzione visto che gli infermieri italiani sono tra i meno pagati d’Europa. E di questo ne stiamo parlando con le Istituzioni e il Parlamento per trovare le soluzioni a breve, medio e lungo termine”.
“L’obiettivo – aggiunge – è avere già da domani un infermiere che non ha maggiori responsabilità rispetto a quelle che gli sono già proprie oggi, ma che assume un ruolo di case manager per garantire che l’assistenza scorra liscia sul territorio e che gli ospedali restino davvero luogo di elezione dell’acuzie e dei casi gravi, mentre l’assistenza e la prossimità siano patrimonio del territorio”.
“Compiti questi – conclude la presidente FNOPI – che miglioreranno la compliance dei cittadini, ridurranno le liste di attesa e taglieranno i ricoveri, anche quelli impropri, con un vantaggio per tutti i professionisti che potranno lavorare al meglio secondo la loro formazione, per i cittadini che ovviamente troveranno un percorso efficiente e senza duplicazioni, per il sistema che eviterà colli di bottiglia nell’assistenza e spese inutili perchè improduttive, rispetto a una gestione organizzata dei servizi”.
“L’assistenza si basa su due parole chiave – ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità -: rete, intendendo il rapporto continuo tra servizi sanitari e sociali; comunità, che è il fattore portante parlando di salute”.
“Dobbiamo porre una particolare attenzione ai contenuti assistenziali come la cronicità, dobbiamo rispondere ai bisogni delle persone integrandoci tra colleghi, con gli altri e con i servizi sociali. E nella professionalizzazione ci sono elementi che non dobbiamo perdere: la scienza che deve essere la risposta alle esigenze e la relazione che significa il rapporto tra persone, saperle gestire, aiutare. Tutto questo – ha concluso – si ottiene lavorando assieme, sia per i singoli che per le comunità”.
La valorizzazione della figura infermieristica l’ha sottolineata il coordinatore della commissione salute delle regioni e assessore alla sanità dell’Emila Romagna, Raffaele Donini: ‘Se le professioni sanitarie e per primi gli infermieri sono la spina dorsale del sistema, questo si dimostra nei fatti non nelle parole. In Emilia-Romagna lo abbiamo fatto: col direttore assistenziale in staff alla direzione generale, con un rapporto paritetico con le altre professioni dell’infermiere di famiglia e comunità. Ora serve chi ‘insegnì agli infermieri con qualità e cognizione: servono docenti infermieri che rappresentano l’esperienza della formazione”. “C’è chi parla e chi fa le cose – ha concluso -: credo che le Regioni possano essere quelle che le cose le fanno”.
‘E’ vero – ha detto Carlo Della Rocca, presidente Conferenza Permanente Facoltà Medicina e Chirurgia – mancano drammaticamente gli infermieri. Ma l’università non si tira indietro. I tempi di adattamento della formazione non sono immediati, ma con il giusto coordinamento col Ssn e le Regioni (perchè molte aziende finora non hanno accettato di formare chi poi dopo la laurea veniva gettato subito in pasto all’assistenza a Covid) siamo pronti a investire in preparazione e in docenze infermieristiche che sono necessarie. Ma dobbiamo farlo in base a linee guida precise, dobbiamo farlo e lo stiamo facendo assieme ai ministeri competenti, dobbiamo farlo per garantire la qualità della formazione”.
Mancano gli infermieri e Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali /Agenas, lo ha spiegato chiaramente: “Ce ne vogliono almeno 17.130 per le terapie intensive e subintensive negli ospedali, da poco più di 27mila a quasi 34mila per l’assistenza territoriale ed è anche necessario tenere conto, nella programmazione, che tra il 2021 e il 2027 andranno in pensione oltre 36mila infermieri”.
Per Mantoan fondamentale è il ruolo dell’infermiere di famiglia e comunità che “opera con tutti i cittadini, sani e malati”, ha detto e “a livello ambulatoriale come collettore ed educatore dei cittadini, a livello domiciliare per valutare i bisogni del singolo e della famiglia e organizzare l’erogazione dell’assistenza, a livello comunitario con attività trasversali di promozione ed educazione alla salute, integrazione con i vari prosionisti sociosanitari, mappatura e attivazione di possibili risorse formali e informali”.
Secondo Mantoan, poi, svolge anche un ruolo di consulenza, monitoraggio e garanzia della continuità assistenziale nelle strutture residenziali e sociosanitarie. E di infermieri di famiglia e comunità per il direttore di Agenas ne servono uno ogni 2.000-3.000 abitanti: tra i 20 e i 30mila quindi.
“Ho visto – ha detto nel suo saluto Francesco Paolo Figliuolo, Commissario straordinario Covid – da quando sono commissario straordinario, ovunque in tutta Italia infermieri operare per il bene di tutti, come è il titolo, davvero significativo, di questo congresso. E Non solo. Li ho visti sempre pronti e solerti a portare le loro competenze per il bene collettivo della salute e di questo vi ringrazio non da commissario straordinario, ma da cittadino italiano: siete preziosi nell’ambito delle professioni sanitarie. Oggi grazie a voi e chi opera accanto a voi la campagna vaccinale ha raggiunto quasi il 90% del suo obiettivo. Non basta ancora, stiamo operando con le terze dosi e voi siete ancora lì, in prima linea. Ed è partito anche un altro tassello importante della campagna vaccinale, quello della vaccinazione ai bambini, per la quale è ancora più importante la vostra presenza, il vostro sorriso, la vostra competenza e gentilezza che ho toccato con mano anche durante le somministrazioni a cui mi sono sottopostò.
‘Ora la vaccinazione – ha concluso – va portata anche ai più fragili, a chi è allettato, a chi non può muoversi e in questo chiedo aiuto soprattutto a voi, è ancora uno sforzo lo so, ma uno sforzo che finora non avete mai lesinato”.
“Il vostro è un incontro di grande importanza – ha affermato Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati nel suo saluto – non solo per ciò che rappresentate per l’assistenza, ma anche come guida e riferimento per il dibattito parlamentare. Dobbiamo superare la disequità di assistenza sul territorio nazionale e dobbiamo farlo sia dal punto di vista sanitario che sociale e in questo il PNRR può essere risolutivo. In questo senso voi non vi siete mai tirati indietro e di questo vi siamo tutti grati”.
Gratitudine manifestata anche dal presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che in un messaggio al Congresso ha anche sottolineato la garanzia “di un’attenzione costante per l’ulteriore valorizzazione della professionalità infermieristica” che ha definito “indispensabile”.
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel suo saluto come primo rappresentante della città che ospita il congresso, ha detto: “Grazie alla vostra categoria per il lavoro durissimo, difficilissimo e preziosissimo che state svolgendo in questa lotta contro il Covid: senza il vostro aiuto non ce l’avremmo mai fatta, siete una risorsa indispensabile e il vostro è un servizio indispensabile per tutta la comunità anche per disegnare nuove risposte al bisogno di assistenza di prossimità delle nostre comunità. E questo non solo nella pandemia e per la pandemia, ma – ha concluso – anche per tutte le patologie croniche e i pazienti fragili e per realizzare come la vostra capacità insegna, una sanità sempre più a misura di territorio e dei suoi cittadini”.
(ITALPRESS).