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Spalletti “Con il Legia decisiva, dobbiamo vincere”

NAPOLI (ITALPRESS) – Otto partite e altrettante vittorie in campionato, nessuna nelle prime due del girone di Europa League. Il Napoli non ha scelta, se vuole andare avanti anche nelle competizioni internazionali domani deve battere in casa un Legia che guida il girone a punteggio pieno. “E’ una partita decisiva. Se non riusciamo a vincere domani sarà difficile qualificarci – spiega il tecnico Luciano Spalletti in conferenza stampa -. Siamo fiduciosi perchè abbiamo una rosa profonda che ci consente di poter stare in Europa League a lungo. Domani metterò in campo giocatori di qualità che daranno il massimo. Vogliamo vincere questa partita e abbiamo gli uomini per farlo. Ho una rosa attrezzata per giocare su tutti i fronti. Il Legia è una squadra che si chiude bene e poi riparte in velocità. Sono le caratteristiche che hanno permesso loro di essere al primo posto. Noi dovremo essere bravi a leggere bene la partita”. Domenica la sfida con la Roma, si gioca tanto ed è normale pensare a possibili cambi di formazione, a patto che non si parli di turnover. “Non credo sia giusto usare questo termine perchè noi abbiamo un gruppo che ci permette di poter utilizzare tutti. Chi giocherà domani sarà titolare. Non ho seconde linee ma titolari che vanno in campo a secondo delle esigenze e degli impegni”, dice l’allenatore toscano che in carriera ha allenato grandi squadre, ma che in questo Napoli si sta trovando a meraviglia. “Non lo so se è la mia rosa più forte, di certo gli ingredienti ci sono tutti affinchè diventi un Napoli fortissimo. In carriera ho fatto tanti chilometri da tecnico, però devo dire che la qualità che c’è in questa squadra è tanta. Poi è chiaro che bisogna dimostrare in campo il valore”. Intanto è appena tornato Mertens. “E’ molto importante perchè abbiamo bisogno di leader e di calciatori di talento. Ma è importante anche il rientro di Demme o quello di Lobotka. La ricchezza della rosa può fare la differenza nella stagione”. Un pò di riposo per Osimhen. “Domani non lo faccio giocare dall’inizio, però il ragazzo ha qualità atletiche che gli permettono di rigenerarsi subito. Quelli che andranno in campo sono competitivi, vogliamo dedicare una bella serata ai nostri tifosi. Volevamo farlo anche con lo Spartak, cercheremo di riuscirci domani con tutto il nostro impegno”.
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Accordo WindTre-Consumatori, Hedberg “Miglioriamo qualità della vita”

ROMA (ITALPRESS) – WindTre ha firmato stamani a Roma un protocollo di cooperazione annuale con le associazioni dei Consumatori, per promuovere una serie di iniziative che favoriscano il comune obiettivo di un uso consapevole delle tecnologie digitali, fondamentali per lo sviluppo del Paese. “Ho avuto l’opportunità di lavorare in quattro continenti e una cosa che ho imparato è la particolare importanza delle partnership. Per questo sono molto felice di lavorare con le Associazioni dei Consumatori. E’ fondamentale, infatti, in questa fase di rapidi cambiamenti, dibattere e trovare le soluzioni migliori per i clienti, siano essi individui, famiglie o aziende, e anche per il nostro Paese”, ha spiegato Jeffrey Hedberg, amministratore delegato di WindTre.
“La nostra azienda ha investito 6 miliardi di euro in cinque anni – aggiunge il Ceo – proprio per modernizzare il network e fornire servizi sempre più efficienti ed evoluti. Ma la grande sfida, soprattutto in questo momento, è quella di conciliare il processo di innovazione con le necessità dei clienti, ascoltandoli e imparando da loro. Per questo, la relazione con le Associazioni, precisa il manager, è per noi un elemento essenziale. Siamo molto orgogliosi, pertanto, di questa intesa – conclude Hedberg – che conferma e rafforza l’impegno di WindTre a migliorare la qualità della vita delle persone attraverso un impiego responsabile delle tecnologie”.
Sono sei, per ora, le associazioni che hanno firmato il protocollo d’intesa, a palazzo Montemartini, con WindTre: Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e U.Di.Con. Insieme realizzeranno il programma “Welcome to WindTre”, che prevede incontri e sessioni dedicate ad ambiti specifici di collaborazione, tra i quali, innanzitutto, la sostenibilità. “E’ un momento importante, siamo in una fase in cui occorre partecipazione e coraggio”, ha detto Carlo De Masi, presidente Adiconsum. “Le telecomunicazioni, le reti sono fondamentali in questo momento di cambio epocale. Dobbiamo guardare alla qualità del servizio che deve essere uguale in tutto il Paese”. Per Roberto Tascini, presidente Adoc, “il protocollo ci dà molte opportunità, l’inclusione è un tema che ci vede molto sensibili, abbiamo l’esigenza di recuperare un gap di alfabetizzazione digitale”.
Anna Lisa Mandorino, segretaria generale Cittadinanzattiva, ha posto l’accento sull’importanza di lavorare “sulle aree e sui soggetti fragili del Paese. Per loro l’innovazione può diventare una straordinaria occasione per superare le disuguaglianze”. Previsti approfondimenti sullo sviluppo delle infrastrutture e delle tecnologie di telecomunicazione, la formazione e i temi della comunicazione nei rapporti con i consumatori. In particolare, saranno attivate anche iniziative di formazione e di confronto sulle tematiche della divulgazione digitale e sugli strumenti per agevolare il superamento del digital divide. L’intesa, aperta all’ingresso di ulteriori associazioni, garantirà la piena indipendenza delle parti e potrà essere ulteriormente prorogata alla scadenza naturale.
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Farmacovigilanza, come funziona il sistema nel Lazio

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Una rete che parte da farmacie, medici di base, ma anche dalle segnalazioni dei singoli cittadini, per arrivare a livello europeo. Così funziona il sistema di controllo degli effetti di farmaci e vaccini, la cosiddetta farmacovigilanza. A illustrare la situazione di fronte alla commissione speciale Covid 19 e alla commissione Sanità del Consiglio regionale, è stata Lorella Lombardozzi, dirigente dell’area Farmaci e Dispositivi della direzione regionale Salute.
“Tutte le segnalazioni raccolte – ha spiegato Lombardozzi – vengono girate all’Agenza italiana per il farmaco, a sua volta inserita nella rete europea. Vengono raccolte in un rapporto che viene pubblicato ogni 15 giorni. Va poi valutata la correlazione fra reazione e somministrazione, in maniera da prendere eventuali provvedimenti
Il consigliere Davide Barillari (gruppo misto) ha parlato di dati “molto sottostimati, rispetto ad altri paesi come Usa e Israele. C’è un problema di mancate segnalazioni? Manca una struttura che dia un supporto ai cittadini”. Lombardozzi ha replicato che alla Regione “non risulta nessuna sottovalutazione. Nel modulo del consenso informato ci sono tutte le informazioni necessarie. Ovviamente ci atteniamo alle regole dettate dall’Aifa. In generale possiamo dire che le reazioni avverse dopo le secondo dosi sono state molto minori rispetto alla prima”. Concludendo l’audizione, il presidente della commissione Sanità, Rodolfo Lena, ha voluto ribadire che “nel Lazio si sta lavorando per combattere la pandemia con la massima trasparenza”.

Sondaggi, Euroweek News taglia il traguardo del numero 300

ROMA (ITALPRESS) – Come ormai da tradizione, anche per il traguardo del trecentesimo numero, EuroWeek News ripercorre gli eventi e i fatti che hanno caratterizzato questi ultimi 2 anni di storia politica e sociale italiana attraverso le pubblicazioni dei sondaggi e delle rilevazioni. “Due anni importanti sia dal punto di vista politico che sociale – sottolinea Euromedia Research -: la nascita di due nuovi governi, le crisi politiche e, soprattutto, l’emergenza Covid-19 che ha colpito tutto il mondo e stravolto tutte le nostre abitudini e la nostra quotidianità. Come sempre, ringraziamo tutti coloro che nel corso di questi 300 numeri hanno partecipato e collaborato con passione ed entusiasmo alla pubblicazione e alla distribuzione. E, soprattutto, tutti coloro che hanno risposto ai nostri quesiti, anche quelli più intimi e impertinenti, e che hanno collaborato insieme a noi a comprendere i fenomeni che si stavano sviluppando di giorno in giorno sotto i nostri occhi”.
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Dopo dieci anni Weidmann lascia la guida della Bundesbank

FRANCOFORTE (GERMANIA) (ITALPRESS) – Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha chiesto al presidente federale Frank-Walter Steinmeier di dimetterlo dall’incarico il 31 dicembre. Lascerà la Banca Centrale Tedesca, che dirige dal maggio 2011, per motivi personali. “Sono giunto alla conclusione che più di 10 anni sono una buona misura di tempo per voltare pagina – per la Bundesbank, ma anche per me personalmente”, ha scritto Weidmann in una lettera al personale della banca. Weidmann ringrazia i colleghi del Consiglio direttivo della BCE sotto la guida di Christine Lagarde per l’atmosfera aperta e costruttiva nelle discussioni a volte difficili degli ultimi anni e sottolinea l’importante ruolo stabilizzatore della politica monetaria durante la pandemia, nonchè la positiva conclusione della revisione della strategia come una pietra miliare importante nella politica monetaria europea. Weidmann sottolinea che la Bundesbank ha contribuito con fiducia con la sua competenza analitica e le sue convinzioni fondamentali al processo di revisione recentemente concluso.
“E’ stato concordato un obiettivo di inflazione simmetrico e più chiaro. Occorre prestare maggiore attenzione agli effetti collaterali e in particolare ai rischi per la stabilità finanziaria. E’ stato rifiutato un superamento mirato del tasso di inflazione”, continua Weidmann. Guardando al futuro, fa notare che ora dipende da come questa strategia viene “vissuta” attraverso concrete decisioni di politica monetaria. “In questo contesto sarà fondamentale – afferma – non guardare unilateralmente ai rischi deflazionistici, ma nemmeno perdere di vista i potenziali pericoli inflazionistici. Una politica monetaria orientata alla stabilità sarà possibile solo a lungo termine se il quadro normativo dell’Unione monetaria continua a garantire l’unità di azione e responsabilità, la politica monetaria rispetta il suo mandato ristretto e non si impiccia della politica fiscale o dei mercati finanziari. Questa rimane la mia ferma convinzione personale, così come il grande importanza dell’indipendenza della politica monetaria”.
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Credito, ancora attive moratorie su prestiti per circa 64 miliardi

ROMA (ITALPRESS) – Ancora attive moratorie per un valore complessivo di circa 64 miliardi, a fronte di poco più di 570 mila sospensioni accordate. Sono i principali risultati della rilevazione effettuata dalla task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Mef, Mise, Banca d’Italia, Abi, Mediocredito Centrale e Sace.
Sulla base di dati preliminari, riferiti all’8 ottobre, sono ancora attive moratorie su prestiti del valore complessivo di circa 64 miliardi, pari a circa il 23% di tutte le moratorie accordate da marzo 2020 (circa 280 miliardi). Si stima che tale importo faccia capo a poco più di 570 mila richiedenti, tra famiglie e imprese. Le moratorie attive a favore di società non finanziarie riguardano prestiti per circa 51 miliardi. Per quanto riguarda le Pmi, sono ancora attive sospensioni per poco meno di 49 miliardi. La moratoria promossa dall’Abi riguarda al momento 2 miliardi di finanziamenti alle imprese. Sono attive moratorie a favore delle famiglie a fronte di prestiti per 9 miliardi, di cui 2 per la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa. Le moratorie dell’Abi e dell’Assofin rivolte alle famiglie riguardano prestiti per circa 1 miliardo. Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari fino all’8 ottobre siano pari a oltre 1,83 milioni, per un importo di finanziamenti superiore a 160 miliardi. Sono stati erogati prestiti a fronte di circa il 94% delle domande. Il Mise e Mediocredito Centrale segnalano che sono 2.493.551 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia, per un importo complessivo di oltre 204,5 miliardi. Salgono a circa 29,1 miliardi, per un totale di 3.364 operazioni, i volumi complessivi dei prestiti garantiti nell’ambito di “Garanzia Italia”. Crescono inoltre a 19,5 miliardi i volumi complessivi dei prestiti garantiti in procedura semplificata, a fronte di 3.351 richieste di Garanzia gestite ed emesse tutte entro 48 ore dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata.
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Aziende sanitarie e Ordini insieme per chiedere 53 mila stabilizzazioni

ROMA (ITALPRESS) – Assumere i precari della sanità reclutati durante l’emergenza Covid. E’ la proposta avanzata dalla Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere alle istituzioni l’8 ottobre scorso per chiedere la stabilizzazione dei professionisti impegnati in prima linea durante la pandemia, e che ha ottenuto piena condivisione e sostegno da parte della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e dei Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), la Federazione nazionale degli Ordini delle Professioni infermieristiche (Fnopi) e la Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), Federazione Nazionale Collegi Ostetriche (Fnopo), Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (Fnovi), Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi (Cnop), il Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali (Cnoas) e Ordine Nazionale dei Biologi (Onb).
Il documento contiene due ipotesi di emendamento all’articolo 20 del Dlgs 75/2017: la prima prevede che possa essere assunto a tempo indeterminato chi abbia maturato, al 31 dicembre 2022, alle dipendenze dell’azienda o dell’ente del Servizio Sanitario Nazionale, almeno dodici mesi di servizio; la seconda, invece, coinvolge chi abbia maturato, al 31 dicembre 2024, alle dipendenze dell’azienda o dell’ente del Servizio Sanitario Nazionale, almeno trentasei mesi di servizio.
Dall’inizio dell’emergenza Covid sono stati reclutati con modalità straordinarie 66.029 precari, utilizzati per rispondere alla crisi sanitaria, in attività come il l’assistenza ospedaliera, contact tracing, l’incremento del numero di tamponi e la campagna di vaccinazione.
Nello specifico, il personale reclutato è rappresentato da 20064 medici e da 23233 infermieri. Il restante 22732 unità è costituito da operatori sociosanitari ed altre professionalità (tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, assistenti sanitari, biologi, etc.).
Dalla platea di 66.029 precari, vanno sottratti i medici abilitati non specializzati, gli specializzandi iscritti al quarto e quinto anno (perchè già programmati nel flusso in entrata) e il personale collocato in quiescenza ma reclutato con incarichi di lavoro autonomo. Il numero di precari interessati dalla procedura di stabilizzazione è dunque pari a 53.677.
Tenendo conto dell’intenso fabbisogno dell’ultimo anno è mezzo, è verosimile affermare che siano stati reclutati tutti gli operatori disponibili sul mercato del lavoro e che dunque qualsiasi procedura di selezione concorsuale del personale riguarderebbe comunque questa stessa popolazione lavorativa ora in servizio nelle strutture sanitarie con contratti di lavoro flessibile.
Secondo lo studio condotto da Fiaso con il supporto di SDA Bocconi, fra il 2020 e il 2024 – il periodo considerato nella proposta di emendamento dell’articolo 20 della Legge Madia – si prevede il pensionamento di 35.129 medici, 58.339 infermieri e 38.483 di altro personale.
Analizzando i flussi di uscita dall’attività lavorativa del personale sanitario con quelli in entrata, rappresentati da coloro che hanno concluso il percorso di formazione e sono disponibili sul mercato del lavoro, rispetto al turn-over del personale sanitario è possibile osservare che tra il 2020 e il 2024 ci saranno 8.299 medici e 10.054 infermieri in meno a disposizione del Ssn.
La stabilizzazione del personale sanitario reclutato in epoca Covid consentirebbe non solo di colmare le carenze di personale, ma anche di adeguare le dotazioni organiche alle nuove esigenze del Pnrr. La stabilizzazione anticiperebbe infatti parte del fabbisogno del personale dei prossimi anni: secondo le elaborazioni di Fiaso, il numero dei precari si sovrappone infatti in modo quasi coincidente con il fabbisogno medico, infermieristico e di altro personale nel prossimo triennio.
Si tratta, dunque, di anticipare l’assunzione di personale che verrà comunque assorbito nel SSN nei prossimi anni per fabbisogno assunzionale ma che viene operata, attraverso la stabilizzazione, con una diversa modulazione nel prossimo quinquennio e con una anticipazione di costi che, alla fine di questo stesso periodo, non ha effetti significativi sull’incremento della spesa per il personale permettendo di mettere in sicurezza il sistema e di affrontare le sfide poste dal cambiamento e l’innovazione del PNRR.
‘Li abbiamo visti bardati in corsia per ore con tute integrali, caschi e maschere. Eppure non sono affatto eroi dotati di superpoteri; sono giovani medici, infermieri, operatori sanitari chiamati a svolgere un lavoro eccezionale con contratti precari. A loro dobbiamo non una semplice riconoscenza per gli ultimi mesi, ma un reale riconoscimento per i prossimi anni. E questo passa dalla possibilità di assumerli garantendo loro una stabilità contrattuale e percorsi di formazione per sviluppare nuove competenze all’interno del sistema sanitario nazionale. La richiesta di assumere i 53mila precari è una domanda di futuro – dichiara Giovanni Migliore, presidente di Fiaso -. Qualsiasi progetto per la sanità di domani, infatti, non può che passare attraverso l’investimento in risorse umane. Ancora di più dopo l’esperienza della pandemia che se da un lato ha evidenziato le fragilità del sistema, dall’altro ha dimostrato come il servizio sanitario nazionale sia un valore irrinunciabile. Nel corso dell’emergenza Covid – prosegue – le Aziende sanitarie pubbliche hanno fornito una risposta efficace e hanno dato prova di resilienza. E questo è avvenuto in gran parte proprio grazie ai tanti operatori sanitari in prima linea, giovani e neolaureati, chiamati a rafforzare i reparti ospedalieri, i dipartimenti prevenzione, gli hub vaccinali, i laboratorì.
‘Apprezziamo l’idea di stabilizzare i medici che ne hanno i requisiti e che si sono impegnati contro il Covid, e, in generale, gli oltre 53mila professionisti precari – sottolinea Filippo Anelli, presidente Fnomceo -. Chiediamo perciò al Ministro della Salute, Roberto Speranza, di convocare al più presto la Consulta delle Professioni, per concordare, tutti insieme, soluzioni e modalità condivise da portare a un Tavolo tecnico di concertazione dedicato alla definizione degli aspetti contrattuali. Riteniamo inoltre necessario integrare la proposta di Fiaso con una soluzione al problema gravissimo della carenza di medici sul territorio. Esprimiamo la nostra riconoscenza ai giovani colleghi che si sono messi al servizio del paese durante la pandemia, rispondendo in maniera affermativa e convinta al richiamo di cui all’articolo 9 del Codice Deontologico – prosegue -. E’ giusto e doveroso che la nostra gratitudine, quella di tutti i cittadini, della Repubblica si traduca in un gesto concreto, e vantaggioso per il buon funzionamento del Servizio Sanitario nazionale. L’augurio è infine che questo gesto segni l’inizio di una nuova stagione, che dia finalmente onore al merito e all’impegno che i medici, tutti i medici, hanno profuso, senza risparmiarsi, negli ospedali, sul territorio, negli ambulatori, nelle sedi di continuità assistenziale, al domicilio dei pazienti, nelle RSA, nel 118 e in tutti i luoghi dove si esercita la Professione. E’ grazie a loro, grazie ai nostri medici, ai nostri professionisti sanitari se il Servizio sanitario nazionale ha retto a decenni di definanziamenti, di depauperamento delle risorse umane ed economichè.
‘E’ grazie a loro se ha resistito all’onda d’urto, per molti versi inaspettata, della pandemia. A maggio scorso avevamo lanciato come Fnomceo la ‘questione medicà, ossia la richiesta al Governo di individuare risorse destinate esclusivamente ai medici e ai professionisti per far ripartire la stagione dei contratti. Ora è il momento di rilanciare le professioni, sostenere le competenze, premiare le capacità – prosegue Anelli -. L’incremento strutturale e progressivo del Fondo Sanitario Nazionale, fortemente voluto dal ministro della Salute Roberto Speranza e previsto dal Documento programmatico di bilancio approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri permette di attuare questa riforma, valorizzando il personale e colmando le disuguaglianzè.
‘Gli infermieri – ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi – sono la categoria più coinvolta nel precariato sia prima che durante la pandemia, proprio per il loro ruolo di prossimità alla persona che, in ospedale come sul territorio, li rende figure necessarie in gran numero per un’assistenza di qualità. La carenza ormai storica di organici ha costretto durante la pandemia a immettere con contratti flessibili nel sistema più del doppio dei precari che già erano presenti nel Ssn, chiedendo tuttavia competenze specialistiche che ci sono, ma che ancora non sono regolamentate normativamente, mentre ora è evidente la loro necessità per poter gestire i vari segmenti dell’assistenza. Attualmente gli infermieri precari, di cui quasi due terzi rischiano a fine 2021 di perdere anche il loro contratto flessibile legato all’emergenza, sono quasi 38mila, che si affiancano alla carenza complessiva di oltre 60mila infermierì.
‘La stabilizzazione è indispensabile per l’assistenza – ha concluso Mangiacavalli – e non solo dei precari-Covid, ma di tutti quelli oggi presenti nel Ssn, senza dimenticare che ci sono vincitori di regolari concorsi ancora in stand by pronti a entrare nel Ssn anche per colmare le carenze e che la stabilizzazione non può e non deve trasformarsi in una sanatoria rispetto agli infermieri provenienti dall’estero, autorizzati nella pandemia a esercitare in Italia senza quei controlli che di norma garantiscono qualità professionale e una formazione all’altezza dei nostri professionistì.
‘Non possiamo più permetterci una Sanità pubblica in bilico perchè sotto organico – conclude Teresa Calandra, presidente Fno Tsrm e Pstrp -. La stabilizzazione di chi ha dato il proprio contributo, non scontato, per fronteggiare l’emergenza è il giusto riconoscimento per ciò che ha patito, oltre che la garanzia di continuità dei servizi con professionisti formati. Tuttavia, il Servizio sanitario ha ancora bisogno di personale sanitario, perchè l’eventuale stabilizzazione non sarà sufficiente a colmare i vuoti che le politiche di razionalizzazione hanno determinato negli anni precedentì.
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Maiolini “Per il rilancio del settore bancario serve una nuova Iri”

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ROMA (ITALPRESS) – Una banca che guarda a nuovi settori, dall’immobiliare alle rinnovabili, valorizzando il territorio e le sue tradizioni. L’amministratore delegato della Banca del Fucino, Francesco Maiolini, racconta storia e futuro dell’istituto di credito, nel corso di un’intervista a Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’agenzia Italpress.
“Quando abbiamo sposato l’operazione Fucino in realtà non abbiamo trovato una banca in una situazione di crisi irreversibile, era una banca che aveva vissuto vicende societarie e familiari un po’ contrastate, si trovava in una situazione di impasse però aveva tanti asset e tante potenzialità – ha spiegato -. Il nostro è stato l’unico caso in cui non c’è stato un intervento della finanza pubblica, nessun risparmiatore ha perso un euro, non abbiamo fatto neanche un licenziamento, abbiamo salvaguardato tutti i posti di lavoro, insomma abbiamo fatto una fusione buona”. L’ad ha ricordato che “quando si fanno queste operazioni la prima cosa che si deve fare è valorizzare quello che si acquista, invece generalmente si tende a smontare quella che è la storia, le tradizioni, e la fusione diventa solo un’operazione liquidatoria”.
Il paese ha assistito, negli ultimi anni a tante operazioni di fusioni e salvataggi di istituti bancari: “La sensazione è che nelle operazioni degli ultimi due anni si sia dispersa tanta ricchezza, con l’intervento dello Stato in maniere consistente – spiega Maiolini -. Quando penso a Monte dei Paschi penso alle mille opportunità, a una grande banca, alle grandi tradizioni, ai grandi rapporti con il territorio, che potrebbero essere colte per rilanciare questo istituto”.
Guardando a cosa è accaduto e in prospettiva a quello che potrebbe ancora accadere, nel mondo bancario, Maiolini lancia una proposta: “Probabilmente oggi potrebbe servire pensare ad una nuova Iri per il sistema bancario, cioè una Iri di settore. Affidare le banche, per qualche anno, ad una struttura che potrebbe in qualche modo avere il compito di valorizzare e rilanciare. Noi a Fucino siamo partiti proprio dal cercare di valorizzare il radicamento del territorio, sia nel Lazio che in Abruzzo, dove siamo una banca storica. Ora ci siamo allargati anche in altre regioni”.
Un lavoro, quello dell’amministratore delegato, che ha portato buoni frutti: “Abbiamo trovato una banca che ormai era priva di prodotto bancario, stimabile intorno al miliardo e sei, e sette, poco più di un medio credito cooperativo. Oggi a distanza di due anni, chiuderemo l’anno con 6 miliardi, una crescita importante, non quello che abbiamo come ambizione, arrivare a 12 miliardi rapidamente, ma abbiamo quasi più che triplicato il prodotto bancario”. La banca del Fucino in questi due anni ha allargato anche i settori d’interesse: “Nelle rinnovabili stiamo sviluppando 5 mila megawatt di impianti, credo che rappresentiamo in Italia il più grande contenitore, tutto questo perché oggi da un impianto di energia rinnovabile si ricava un reddito tra l’8 e il 10%, abbiamo mezzi finanziari per la creazione di questi impianti, possiamo acquistare terreni, possiamo, in questo settore, essere determinanti. Se vogliamo restare al margine degli scenari economici continueremo a fare piccoli finanziamenti, piccoli mutui, ma dobbiamo cercare, da questa attività, di dare un contributo reale allo sviluppo dell’economia – ha aggiunto -. Stiamo guardando alla parte tecnologica, al settore immobiliare. Le banche dovranno confrontarsi con nuovi competitor e con le nuove tecnologie”.
Determinante il ruolo delle banche anche nel corso della pandemia: “Tutta la finanza circolata nel paese è stata la finanza bancaria, dall’Europa ancora non è arrivato un euro, le banche non hanno mai chiuso neanche un giorno, hanno svolto un ruolo decisivo e determinante per il sistema Paese e penso sia un errore parlare di ripartenza, di ripresa. Qui non ripartirà nulla, oggi si deve parlare della nascita di una nuova economia”.
Con i soldi in arrivo con il Pnrr “dobbiamo selezionare gli investimenti, investire pensando agli scenari futuri, l’Italia finalmente capirà che la trasparenza non basta, servono celerità, semplificazione e selezione. Per le banche tutto ciò che genera ricchezza non può che portare vantaggi”. Infine un pensiero a Roma, che da ieri ha un nuovo sindaco, Roberto Gualtieri: “Avere un grande esperto di finanza e politiche comunitarie come Gualtieri può far bene alla città, siamo molto fiduciosi, questa città potrà attraversare un momento di grande rilancio, ma questa sarà una responsabilità di tuttim non solo del nuovo sindaco” ha concluso.
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