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Giusy Versace tornata al 28° Premio Fair Play Menarini

ROMA (ITALPRESS) – Giusy Versace, che già nel 2015 ricevette il Premio Internazionale Fair Play Menarini nella categoria ‘Un modello per i giovanì, è tornata quest’anno all’edizione numero 28 del prestigioso premio internazionale che si è tenuto nei giorni scorsi a Fiesole (Fi), in qualità di ambasciatrice e per portare la sua testimonianza in tema di valori dello sport quali etica, lealtà e rispetto anche nell’ambito della disabilità. La Versace ha difatti preso parte ad una tavola rotonda che si è tenuta a margine della premiazione, moderata da Alessandro Acton, e alla quale hanno partecipato la leggenda del nuoto Federica PellegrinI, la velocista paralimpica Ambra Sabatini portabandiera dell’Italia ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024, il velocista vice campione del mondo con la staffetta 4×100 Roberto Rigali e la plurimedagliata pattinatrice di velocità sul ghiaccio Francesca Lollobrigida. Nel suo intervento Giusy Versace ha sottolineato l’importanza del fair play in tutti gli ambiti della vita: “Fair Play significa correttezza e lealtà e sicuramente ce ne vorrebbe di più anche nella vita, oltre che nello sport. Ho avuto l’onore e il privilegio di ricevere questo prestigioso premio nel 2015 e oggi sono felice di essere qui insieme alla madrina della serata, Federica Pellegrini, e ad un parterre d’eccezione per la premiazione, tra gli altri, di tre grandi campioni e amici come Francesca Lollobrigida, Ambra Sabatini e Roberto Rigali. Lo sport è un insieme di valori importanti che lo rendono un grande strumento educativo e una preziosa opportunità di inclusione sociale per le persone con disabilità e, grazie anche al premio Fair Play Menarini, abbiamo avuto un’altra occasione per ricordarlo”.
– Foto Ufficio Stampa Fair Play Menarini –
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Raid russo su Kiev, colpito anche un ospedale pediatrico

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Un raid missilistico russo ha colpito Kiev. Tra gli obiettivi presi di mira anche l’ospedale pediatrico Okhmatdyt. “Il numero esatto dei feriti e dei morti è attualmente sconosciuto”, riferisce su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“In questo momento tutti stanno aiutando a rimuovere le macerie: medici e gente comune”, aggiunge Zelensky, che sottolinea: “La Russia non può non sapere dove volano i suoi missili e deve rispondere pienamente di tutti i suoi crimini: contro le persone, contro i bambini, contro l’umanità in generale. E’ molto importante che il mondo non taccia adesso e che tutti vedano cos’è la Russia e cosa sta facendo”.

– Foto Ipa Agency –

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Manager innovazione e direttore sanitario 4.0 tra professioni del futuro

MILANO (ITALPRESS) – “Insieme verso la medicina del futuro”. E’ il tema della Johnson & Johnson Week, una settimana di incontri con clinici, associazioni pazienti, istituzioni, università e centri di ricerca pensata per immaginare insieme le prossime evoluzioni della sanità italiana. Il primo giorno si focalizza sulla presentazione di uno studio di ALTEMS (Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari – Università Cattolica del Sacro Cuore), punto di riferimento a livello nazionale per la ricerca e l’innovazione in sanità, promosso da Johnson & Johnson Innovative Medicine sui temi del mismatch formativo dei professionisti della salute.
Come dovranno evolvere le competenze degli operatori sanitari per superare al meglio le sfide di un sistema sanitario in costante evoluzione? Quanto si sentono equipaggiati gli studenti di oggi, che saranno i futuri professionisti della sanità? Sono queste le domande a cui lo studio di ALTEMS prova a dare una risposta.
Una risposta che si può concretizzare in due parole: managerialità e ibridazione. Dopotutto, la gestione del processo salute oggi richiede competenze manageriali non solo per i direttori dei centri clinici, ma per tutti gli operatori sanitari, che sono chiamati a sviluppare un mindset manageriale per affrontare la complessità del sistema e contribuire alla sua sostenibilità. Allo stesso modo, l’analisi ha confermato quanto il mondo della sanità stia vivendo un percorso irreversibile verso la multidisciplinarietà e la contaminazione con discipline di varia natura.
Su questi aspetti, gli studenti italiani si sentono impreparati. Nello specifico nel confronto tra l’importanza attribuita alle competenze dalle aziende private e pubbliche e rilevata dal self assesment degli studenti, il disallineamento più grande lo si trova nelle competenze come la pianificazione, l’organizzazione aziendale, il business planning e le competenze logico analitiche.
“Dall’analisi che abbiamo condotto emerge chiaramente come il mondo della formazione si trovi di fronte ad uno spartiacque con il passato: oggi vi è sempre maggiore consapevolezza rispetto alla necessità di associare alle hard skills, intese come competenze tecniche, anche quelle competenze comportamentali, relative al saper essere che risultano fondamentali per rispondere ai fenomeni di ibridazione e managerialità che interesseranno sempre di più il settore. Tuttavia, queste capacità sono quelle in cui si registra un alto mismatch rispetto a quanto appreso oggi dagli studenti, rendendo necessario un rapido intervento per integrare i corsi di laurea in questo senso. E’ un tema che va affrontato con decisione già oggi, perchè gli interventi che si potrebbero attuare realisticamente produrranno i loro effetti non prima di dieci anni”, sottolinea la professoressa Federica Morandi, Direttore dei Programmi Accademici e Ricerca di ALTEMS.
Non vi è dubbio che la sfida per l’attuale sistema formativo sia tanto sui saperi tecnici, quanto sulla creazione di un mindset diverso per i futuri operatori sanitari, che li renda in grado di seguire con tempestività ed efficacia i trend che l’innovazione e la tecnologia portano nel loro lavoro, sia in termini di processi e servizi che di ruoli veri e propri, oggi ancora embrionali o inesistenti.
Di questi, ALTEMS ne identifica tre in particolare: il Responsabile dell’innovazione, il Direttore sanitario 4.0 e il Patient journey manager. Come si vede, figure che molto hanno a che fare con la gestione dell’innovazione, in modo che arrivi davvero ai pazienti e venga gestita al meglio e in modo efficiente nel lavoro di tutti i giorni; con l’approccio manageriale a tutto ciò che è salute e sanità, facendo leva sempre di più sull’innovazione tecnologica e di processo; con una presa in carico del paziente lungo tutto il suo percorso di cura, efficientando in un unico flusso gestionale le fasi della malattia, le esigenze dei diversi membri del team multidisciplinare di cura, la continuità casa-ospedale.
“Lo studio accende i riflettori sull’importanza di dare vita ad un cambio di passo nella formazione in ambito sanitario per assicurare che le competenze degli studenti siano le più ampie e variegate possibili, consentendogli di rispondere concretamente alle esigenze di un sistema sanitario in continua evoluzione – commenta il professore Americo Cicchetti, Direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute -. E’ quanto mai opportuno aprire una riflessione su come poter sostenere il nostro sistema in questo senso costituendo un tavolo di lavoro che veda un ampio coinvolgimento di tutti gli interlocutori del settore della salute e della formazione con l’obiettivo di individuare le comuni direttrici evolutive dei percorsi di studio in ambito sanitario”.
“Viviamo un momento di grande evoluzione, in cui la capacità di orientarsi tra discipline diverse rappresenta una realtà quotidiana. La classe medica deve sapere evolvere il proprio ruolo per essere parte attiva di questo cambiamento e, in questo senso, un contributo fondamentale può essere dato dalle prossime generazioni di medici. In questo quadro il ruolo della formazione è centrale per saper cogliere e vincere la sfida di un sistema della salute più forte, innovativo e capace di rispondere alle rinnovate esigenze della società”, sottolinea Graziano Onder, Coordinatore della segreteria tecnico-scientifica della Presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità.
“La ricerca presentata oggi pone un tema importante per le competenze di domani e offre importanti spunti sui cui riflettere per assicurare che il mondo della formazione e della salute siano in sintonia, costruendo corsi di laurea sempre più in grado di rispondere alle sfide del futuro. Il MUR da tempo si sta impegnando concretamente per assicurare che l’offerta formativa a livello universitario sia sempre al passo con le esigenze sia del mondo della pubblica amministrazione che del settore privato, contribuendo allo sviluppo personale e professionale degli studenti”, commenta Francesca Galli, Dirigente Ufficio di Gabinetto – Segreteria Tecnica del Ministro, Ministero dell’Università e della Ricerca.
“Siamo molto fieri di aprire oggi la nostra settimana di incontri ‘Insieme verso la medicina del futurò presentando l’interessante studio di ALTEMS. Questo evento e tutta la Johnson & Johnson Week, vogliono essere testimonianza del cambiamento che abbiamo intrapreso come azienda attraverso il recente rebranding: una vera dichiarazione di intenti, un impegno verso il futuro e un omaggio alla nostra storia aziendale di 138 anni, che esprime al meglio il senso di responsabilità nel rispondere – insieme ai nostri partner – alle nuove sfide della salute del futuro. Tra queste, il tema delle competenze da costruire oggi per un sistema sanitario più equo, moderno ed efficiente, è quanto mai rilevante e siamo certi che questo studio faccia luce sulla direzione in cui andare a beneficio di tutti i pazienti”, commenta Mario Sturion, Managing Director di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia.

– Foto ufficio stampa Johnson & Johnson –

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Anche Musetti vola ai quarti di finale a Wimbledon

LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Il tennis italiano continua a volare sui prati londinesi. Dopo Jannik Sinner, e Jasmine Paolini nel singolo femminile, anche Lorenzo Musetti è approdato ai quarti di finale del singolare maschile di Wimbledon, terza prova stagionale del Grande Slam, in scena sui campi in erba dell’All England Club. L’azzurro, numero 25 del mondo e del seeding, agli ottavi di finale ha sconfitto il francese Giovanni Mpetshi Perricard (da oggi 21enne), numero 58 del ranking internazionale, in gara come lucky loser, col punteggio di 4-6 6-3 6-3 6-2. Per Musetti, 22enne, si tratta della prima volta che entra fra i primi otto in un Major. L’azzurro da lunedì prossimo tornerà nella top venti Atp, verosimilmente al gradino 19 del ranking internazionale. Eguagliato il record di presenze italiane nei quarti di finale di una prova del Grande Slam: sono tre in questo Wimbledon, come avvenne nel 1948 al Roland Garros.
Ai quarti di finale il tennista toscano attende il vincente del match fra il tedesco Alexander Zverev, numero 4 del mondo e quarta forza del tabellone, e lo statunitense Taylor Fritz, 12 del ranking Atp e tredicesima testa di serie a Londra.
“Ho sempre sognato questo momento. Sono emozionato. La mia famiglia mi ha sempre supportato nell’inseguire il mio sogno: oggi è tutto bellissimo. Ringrazio Simone Tartarini (il suo coach, ndr.), il mio team, la mia compagna Veronica e tutta la mia famiglia, che mi hanno sempre sostenuto. E’ un grande giorno per me: sono contento e orgoglioso”, ha detto Musetti a fine match. “Ho fatto fatica, soprattutto all’inizio, oggi. Contro di lui (Mpetshi Perricard, ndr.) è veramente difficile rispondere. Gli ultimi cambiamenti nella mia vita (è diventato papà a marzo, ndr.) mi hanno aiutato e mi hanno spinto ad andare avanti e a migliorare”, ha aggiunto l’azzurro.
– foto Ipa Agency –
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Baroni “Con la Lazio raggiunto apice della carriera”

ROMA (ITALPRESS) – “La chiamata della Lazio è il momento più alto della mia carriera. Sono una persona che ama le sfide e questo lo voglio trasferire alla squadra. Voglio dei ragazzi che non abbiamo paura, che giochino con coraggio, che accettino, sentano e vogliano la sfida. La mia squadra non deve giocare per se stessa, deve giocare per la gente, per i tifosi e loro lo devono percepire”. Queste le parole di Marco Baroni, alla prima conferenza stampa da allenatore biancoceleste. Per l’ex Lecce e Verona, la possibilità di guidare la squadra della capitale è come un premio per quanto fatto nelle ultime annate: “La mia esperienza mi ha insegnato tanto – ha aggiunto Baroni -. La salvezza con il Verona è stata bellissima perchè nella vita hai tanti modi di affrontare le difficoltà, ma spesso la difficoltà può essere un’opportunità meravigliosa; questo è quello che è successo. Qui è diverso perchè sono andati via dei giocatori importanti, ma questo deve essere un testimone da raccogliere per i nuovi arrivati. Voglio che la squadra faccia un calcio emozionante”. Idee chiare per Baroni, anche quando si parla di traguardi da raggiungere: “Il mio obiettivo è quello di migliorare il campionato dello scorso anno, abbiamo 47 partite e vogliamo farne di più. Sarà importante tutto l’organico e che ogni calciatore giochi sempre al massimo”. Insieme al tecnico è intervenuto in conferenza stampa il presidente Claudio Lotito: “La Lazio non sta facendo nessun ridimensionamento, sta facendo una riorganizzazione, che è molto diversa, cercando di privilegiare il merito e la professionalità, concetti che forse in passato sono stati messi in disparte. La scelta di Baroni è una scelta pensata, voluta, soprattutto fatta sulla valutazione della persona e sul progetto che la Lazio intende intraprendere, basato sulla professionalità e con un allenatore pratico che metta in campo chi è nelle condizioni di rendere al meglio. Allestiremo una squadra competitiva”.
– Foto: Image –
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Meloni sente Netanyahu, obiettivo cessate il fuoco e rilascio ostaggi

ROMA (ITALPRESS) – Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu per fare il punto sulla situazione a Gaza e nella regione. Nel riconoscere il diritto all’autodifesa dello Stato di Israele, Meloni ha auspicato che si giunga al più presto a un cessate il fuoco sostenibile e al rilascio degli ostaggi nelle mani di Hamas in linea con la risoluzione 2735 del Consiglio di Sicurezza Onu e con l’azione di mediazione americana. La conversazione telefonica ha anche fatto emergere la comune valutazione circa la necessità di rafforzare l’assistenza umanitaria per la popolazione civile di Gaza e di evitare un incremento delle tensioni lungo il confine tra Israele e Libano, dove l’Italia è in prima linea per la stabilità dell’area attraverso la sua partecipazione alla missione Unifil.
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– Foto: Palazzo Chigi –

Eventi climatici estremi, da Fondazione Cariplo bando da 3 milioni

MILANO (ITALPRESS) – Non si può più attendere. Gli effetti degli eventi estremi, sempre più frequenti, sono sotto gli occhi di tutti. Fondazione Cariplo propone un nuovo Bando “Territori Sicuri – Studiare soluzioni innovative per le comunità a rischio frane o alluvioni”. A disposizione 3 milioni di euro destinati a finanziare progetti e ricerche a livello locale per sviluppare e favorire l’adozione di soluzioni e strategie innovative contro il dissesto idrogeologico.
Questo strumento fa parte di un intervento pluriennale più ampio, articolato in due fasi. Nella prima fase, saranno selezionati e sostenuti progetti pilota che svilupperanno soluzioni e strategie innovative per affrontare il rischio di frane e alluvioni in siti sperimentali. Dopo un attento monitoraggio, nella seconda fase saranno sostenuti progetti fellow per estendere le soluzioni di maggior successo in contesti diversi.
La Fondazione si avvarrà anche del supporto delle Fondazioni di Comunità per l’implementazione dell’intervento, antenne sui territori capaci di intercettare situazioni di pericolo e di individuare interventi urgenti da realizzare.
Per la sua posizione geografica e le caratteristiche morfologiche, l’Italia è particolarmente suscettibile a eventi di dissesto idrogeologico, come frane e alluvioni. Nel nostro Paese, 7.423 comuni (93,9% del totale) sono a rischio frane, alluvioni e/o erosione costiera. Il 18,4% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, con 1,3 milioni di abitanti a rischio frane e 6,8 milioni a rischio alluvioni.
Questi fenomeni causano danni economici significativi, compromettendo attività agricole, industriali e commerciali, la funzionalità delle infrastrutture e l’agibilità dei complessi residenziali, impattando fortemente sulla popolazione sia in termini di perdite di vite umane che di effetti sulla sfera emotiva.
I cambiamenti climatici, l’urbanizzazione non sostenibile, la gestione inadeguata delle risorse idriche e la debolezza delle infrastrutture aggravano ulteriormente gli effetti del dissesto idrogeologico. La gestione dei rischi legati a frane e alluvioni richiede una visione integrata che consideri la morfologia del territorio, l’urbanizzazione e le infrastrutture presenti. Una strategia efficace combina misure preventive e di risposta per proteggere al meglio i territori esposti a tali rischi.
In questo contesto, Fondazione Cariplo ha pensato al coinvolgimento attivo delle comunità locali, un coinvolgimento cruciale per garantire l’efficacia e la sostenibilità delle misure di protezione, creando un senso di responsabilità condivisa e una maggiore resilienza sociale di fronte ai rischi idrogeologici.
Stimolare una partecipazione attiva e consapevole delle comunità locali può fare la differenza nella riduzione degli impatti del dissesto idrogeologico sui territori.
“Non possiamo attendere. Gli effetti degli eventi estremi, sempre più frequenti, sono sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo cercare soluzioni concrete, a partire da una profonda attività di ricerca. L’idea e che si creino delle task force a livello locale che partano da situazioni specifiche e che diano risposte puntuali. Tecnologia, ricerca, attenzione al territorio sono i pilastri su cui poggia questa iniziativa. Con il fondamentale supporto delle fondazioni di Comunità, intendiamo realizzare interventi per la prevenzione, salvaguardia dei luoghi e delle persone”, ha detto il presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone.
Il bando si rivolge a partenariati multistakeholder, che devono includere almeno un ente di ricerca e un ente pubblico locale, capaci di mobilitare tutte le competenze e le sensibilità necessarie per migliorare il benessere e la sicurezza delle comunità. La scadenza per la presentazione delle domande è il 25 settembre 2024.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Intesa Sanpaolo, 10 miliardi di nuovo credito per il turismo

TAORMINA (MESSINA) (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo presenterà il 9 luglio a Taormina le nuove misure dedicate allo sviluppo dell’industria turistica, vitale per l’economia italiana e meridionale, per affiancare la crescita delle imprese del settore e cogliere le opportunità previste da PNRR e iniziative ministeriali.
La prima banca italiana rinnova il proprio impegno per il turismo con 10 miliardi di euro di nuovo credito, di cui 3 miliardi destinati alle aziende del Mezzogiorno, che si aggiungono a circa 9 miliardi di liquidità già erogati al comparto dal 2020. Questo nuovo intervento a favore delle imprese turistiche si inserisce tra le leve previste nel programma “Il tuo futuro è la nostra impresa” della Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, che destina 120 miliardi di euro fino al 2026 per gli investimenti delle aziende italiane e dedica un sostegno specifico al Turismo e all’Agribusiness, settori strategici per l’economia del Paese.
Proprio il rapporto esistente tra Banca, imprese turistiche e aziende agroalimentari – con queste ultime attraverso la Direzione Agribusiness, rete commerciale loro dedicata – concorre a far emergere nuove sinergie e potenzialità tra questi settori, con filiere sempre più complementari. Secondo le analisi di SRM su dati del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano relative allo scorso anno, in Italia i turisti enogastronomici rappresentano il 58% del totale, dato in crescita rispetto al 45% registrato nel 2019.
Ricerca di qualità, esperienza distintiva e servizi aggiuntivi emergono come elementi comuni di competitività e molte imprese agroalimentari ed enogastronomiche crescono attraverso un’offerta di prodotti collegata a percorsi identitari, culturali e di territorio facilmente coniugabili alla ricettività turistica.
Il plafond di 10 miliardi di euro incentiverà nuovi investimenti in chiave Transizione 5.0, competitività sostenibile ed efficientamento energetico lungo tre assi: riqualificazione e aumento degli standard qualitativi delle strutture, sostenibilità ambientale dell’offerta e digitalizzazione del modello di servizio.
Le misure messe in campo dal Gruppo saranno illustrate nella splendida cornice dei Giardini Naxos nel corso di un convegno in cui, per Intesa Sanpaolo, interverranno Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori, Gaetano Miccichè, chairman Divisione IMI Corporate & Investment Banking e chairman International Subsidiary Banks Division, e Giuseppe Nargi, direttore regionale Campania, Calabria e Sicilia, cui sarà affidata l’apertura dei lavori. Il contributo di Massimo Deandreis, direttore generale di SRM, evidenzierà le prospettive di crescita del settore turistico. A seguire, in una tavola rotonda si confronteranno Rosario Di Maria, presidente Cantine Ermes, Nicola Fiasconaro, amministratore Fiasconaro, Costanza Giotti, presidente Gruppo Luxury Private Properties, Andrea Mangia, chief financial officer Gruppo Mangiàs, e Pasqualino Monti, amministratore delegato ENAV e presidente Autorità Portuale di Palermo.
Cultura, ambiente, mare, identità, socialità, stile di vita, accoglienza ed enogastronomia rendono la destinazione Italia quasi unica nel panorama competitivo internazionale in tema di attrazione turistica.
Dall’analisi di SRM – Centro Studi collegato a Intesa Sanpaolo, si evidenzia, non a caso, che nella classifica europea per numerosità di arrivi e presenze turistiche totali, il nostro Paese si posiziona al 4° posto con 133,6 milioni di arrivi, mentre sale al 3° posto se si considerano i giorni di presenza, ben 447,1 milioni.
Nel contesto nazionale, il Mezzogiorno esprime poco meno del 20% di arrivi e presenze. L’attrattività turistica si trasforma in una ricchezza economica rilevante per l’economia del Paese. Si stima che nel 2024 il settore turistico possa generare un valore aggiunto di circa 103,6 miliardi di euro, con un contributo al Pil del 5,9% che arriva al 10,8% se si include anche l’impatto indiretto ed indotto. Il 24% del Pil turistico nazionale è prodotto nel Sud Italia. Nello specifico, si rileva, per quest’area, un valore aggiunto turistico di 24,9 miliardi di euro, il 6,4% del Pil, che sale all’11,6% se si considera l’impatto complessivo. Pertanto, il Mezzogiorno si caratterizza per una maggiore specializzazione economica in questo settore rispetto al resto del Paese.
Significativa è anche la sua valenza sociale. In termini di occupazione, il settore turistico italiano impiega oggi quasi 1.300.000 lavoratori con circa 200.000 aziende che hanno almeno un dipendente. Al Sud si concentra il 26,4% dell’occupazione turistica nazionale (ben 340.585 addetti) ed il 31% delle imprese (60.936). Il turismo può contare su una forza lavoro sostanzialmente giovane (circa il 58,7% dei dipendenti ha meno di quarant’anni e il 36,2% meno di 30) e in prevalenza femminile (52,3%).
Intesa Sanpaolo ha intensificato il supporto alle imprese turistiche durante e dopo la pandemia, venendo in aiuto alle migliaia di aziende in estrema difficoltà dopo le chiusure forzate: garantita liquidità attraverso un’iniziativa straordinaria di moratorie estese fino a 36 mesi, accogliendo oltre 70.000 richieste di sospensione di pagamenti per un debito residuo di oltre 8,4 miliardi, di cui circa il 26% nel Mezzogiorno.
Tra le misure destinate al settore, le soluzioni di finanziamento S-Loan che prevedono un meccanismo di incentivi economici alle imprese che investono e realizzano obiettivi ESG. Intesa Sanpaolo ha inoltre aderito al fondo tematico per il turismo tramite Equiter, con risorse amministrate dalla BEI per conto del MEF e indirizzate alle imprese. Il Gruppo infine prevede soluzioni di noleggio operativo per avviare programmi di ammodernamento delle strutture, consentendo quindi di preservare l’equilibrio finanziario delle PMI.
“Come banca di riferimento dei principali settori del Paese, rinnoviamo il nostro sostegno all’industria turistica, la cui crescita è determinante per rafforzare strutturalmente l’economia italiana – afferma Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo (nella foto) -. Il percorso intrapreso in questi ultimi anni dalle imprese del comparto verso sostenibilità, digitalizzazione e innalzamento degli standard qualitativi delle strutture mostra risultati incoraggianti e deve proseguire con maggior intensità e diffusione, grazie al potenziale delle filiere del mondo enogastronomico. Intesa Sanpaolo mette a disposizione 10 miliardi di euro per incentivare nuovi investimenti, accompagnare i passaggi generazionali di queste aziende, favorendone anche la crescita dimensionale. Il nostro obiettivo, in linea con le direttrici del PNRR, è accelerare i processi di transizione per agevolare una proposta di ospitalità più efficiente per i bilanci delle imprese e di maggiore salvaguardia per il turismo e per l’ambiente”.
La filiera turistica sta affrontando nuove e importanti sfide. Crisi geopolitiche, effetti climatici estremi, aumento dei costi e forte attenzione alla sostenibilità. In un contesto quindi di un “Turismo che Cambia e si Innova” quest’anno il Rapporto SRM evidenzia quanto sia rilevante puntare su un sistema d’offerta improntato su: diversificazione, delocalizzazione, destagionalizzazione, digitalizzazione e dimensione d’impresa. Le 5D che possono preservare e rafforzare la competitività turistica dei territori.
Di seguito una fotografia del turismo nel Mezzogiorno: 86,1 milioni di notti trascorse (19% dell’Italia), 3,5 giorni di permanenza media, 76,8% di stagionalità (presenze nei mesi estivi), 38,9% di presenze straniere (ancora in piena fase di recupero post covid). Un’offerta negli alberghi – in termini di posti letto – pari al 28,8% dell’Italia (sale al 37,9% nei 4 e 5 stelle) e del 23,1% in strutture extra-alberghiere. Un valore aggiunto pari a 24,9 miliardi di euro (24% del Paese). Nel 2024 si prevede nel Mezzogiorno il pieno recupero delle presenze turistiche. Rispetto al 2019 il dato è stimato in crescita del 2,8% per un totale di quasi 89 milioni di notti trascorse. Proseguirà, con forte intensità, la ripresa della domanda internazionale che si stima in crescita del 4,5% rispetto al 2023 superando pienamente il periodo pre-covid (105,4% rispetto al valore 2019).
Il turismo meridionale nel contesto europeo: ben posizionato ma con ampi margini di miglioramento.
Dall’analisi su 98 regioni dell’area UE4 (Italia, Spagna, Francia e Germania) tre regioni del Sud (Sardegna, Campania e Puglia) sono tra le prime 30, e la Sicilia è trentunesima, per livello di competitività turistica e ben 6 comunque sono sopra la media europea. Ci sono spazi per crescere sia in termini quantitativi che qualitativi.
Emerge la necessità di migliorare ed ampliare la connessione internazionale e l’accessibilità del territorio.
Nel Sud l’obiettivo deve essere un turismo che offra destinazioni sempre più diversificate e di qualità al fine di favorire la destagionalizzazione, la delocalizzazione e l’impatto economico sul territorio. Borghi, aree interne, zone di prossimità dei grandi attrattori turistici possono essere destinazioni di qualità (per la loro storia, per le loro tradizioni e il buon cibo) utili anche per ridurre gli effetti negativi ed i disagi derivanti dai fenomeni di congestionamento. L’offerta turistica legata alla cultura, all’enogastronomia, all’ambiente ed al turismo business può essere una combinazione vincente anche al Sud: il moltiplicatore delle presenze di un’offerta così “integrata” è infatti superiore a quello monotematico ad es. di tipo balneare (156€ rispetto a 128,2€ di valore aggiunto per ogni notte trascorsa).
In questo contesto sempre più dinamico e sfidante, aumenta la consapevolezza delle imprese che investire è l’unica via per competere. Dalla survey di SRM, emerge che circa il 77% delle imprese turistiche del Sud nell’ultimo triennio ha effettuato investimenti (in Italia il 76%). Grande attenzione in particolare alla qualità dei servizi e della recettività (il 56% delle imprese intervistate ha rinnovato gli arredi e ampliato i servizi ricettivi).
Si guarda inoltre al futuro. Le imprese stanno comprendendo la sfida della digitalizzazione e della sostenibilità (ESG): 4 imprese su 10 nel Sud (25% in Italia) hanno investito su tali obiettivi che ad oggi nel solo Mezzogiorno si stimano essere pari a 300 milioni di euro. Le imprese indicano un’ulteriore crescita di tali investimenti nel prossimo triennio di circa il 2%. Infine, semplificazione burocratica (37%), politiche per il decoro urbano (28%), diversificazione dell’offerta (27%) ed una gestione più efficiente dei servizi pubblici (24%) sono le principali priorità che le imprese del Sud pongono alla governance pubblica per favorire la competitività del territorio.

– Foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –

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