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Marquez penalizzato al termine del Gp d’Olanda, retrocede al 10° posto

ASSEN (OLANDA) (ITALPRESS) – Colpo di scena al termine del Gp d’Olanda. Marc Marquez, quarto al traguardo ad Assen, è stato penalizzato di 16 secondi “a causa di una non corretta pressione degli pneumatici” della sua moto. Pertanto lo spagnolo scivola al 10° posto. Ai piedi del podio promosso Fabio Di Giannantonio.

– foto: Ipa Agency –
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Scontro Verstappen-Norris, Russell vince in Austria e Sainz terzo

SPIELBERG (AUSTRIA) (ITALPRESS) – George Russell vince a sorpresa il Gran Premio d’Austria. Il secondo successo in carriera del giovane pilota britannico della Mercedes dopo quello a Interlagos nel 2022 arriva in modo incredibile: a sette giri dalla fine il duello per il primo posto fra Max Verstappen e Lando Norris toglie di scena entrambi, lasciando strada libera a Russell che passa sotto la bandiera a scacchi davanti a Oscar Piastri su McLaren, mentre completa il podio (il quarto stagionale) Carlos Sainz con la sua Ferrari. Quarto posto per Lewis Hamilton, Verstappen – rientrato ai box dopo la gomma forata nel contatto – si becca 10 secondi di penalità ma riesce a tornare in pista piazzandosi in quinta posizione mentre Norris è addirittura costretto al ritiro. Sesto posto per Nico Hulkenberg (Haas), settima l’altra Red Bull di Sergio Perez che precede Kevin Magnussen (Haas) e Daniel Ricciardo (RB), decimo Pierre Gasly con l’Alpine. Domenica da dimenticare per Charles Leclerc: il monegasco della Ferrari, che ha dovuto cambiare l’ala destra al secondo giro e si è fermato 4 volte ai box, termina undicesimo, fuori dalla zona punti.
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Versione aggiornata Scorpion supera test alta velocità in Polonia

VARSAVIA (POLONIA) (ITALPRESS) – Anche se solo per caso, saltuariamente o per necessità, a volte ritornano. E lasciano il segno. E’ il caso di Kalle Rovanpera che ha vinto il Rally di Polonia dopo essere stato chiamato in extremis da Toyota a sostituire Sebastien Ogier, fuori gioco a causa dell’incidente stradale di cui è stato vittima durante le ricognizioni. Ed è il caso di Andreas Mikkelsen, la cui Hyundai scende in campo solo in alcune gare della stagione, che ha sfidato da pari il campione finlandese, dando spesso l’impressione di poter vincere fino allo sfortunato episodio della SS16 di domenica mattina, quando a causa di un urto ha stallonato. A suo modo, altro ritorno da segnalare, è quello di Ott Tanak che, rientrato in gara la domenica mattina dopo due giorni accidentati, ha vinto 2 prove su 4 accaparrandosi la maggior parte dei punti della Super Sunday. A godere dell’incrocio di questi ritorni sono stati gli appassionati che hanno potuto assistere a una gara tirata e non priva di insidie, nella quale l’affidabilità delle gomme si è rivelata fondamentale su sterrati veloci, scivolosi, sporchi nei primi passaggi e più abrasivi nei secondi e con temperature spesso alte. Tali condizioni hanno posto agli equipaggi interrogativi sulla combinazione migliore di pneumatici da portare in gara, facendo scaturire strategie spesso variegate. Mentre alla mattina del venerdì i team hanno scelto all’unanimità le gomme soft con una sola spare, al pomeriggio per affrontare i fondi più abrasivi, nella maggior parte dei casi i piloti hanno privilegiato le soft con le sole, rilevanti, eccezioni di Rovanpera, Evans e Katsuta (2 hard e 3 soft) e di Mikkelsen (2 hard e 4 soft), il quale prima ha perso terreno nei confronti del finlandese, ma ha poi recuperato, chiudendo la giornata in testa. Anche al sabato, la mattinata è stata all’insegna delle gomme soft mentre il pomeriggio ha visto scelte variegate tra i vari equipaggi. Mikkelsen ha fatto il pieno di hard (3 contro 2 soft), senza trarne grandi vantaggi sui diretti rivali Rovanpera e Evans, che hanno invece optato per una sola gomma a mescola morbida da accompagnare a 4 a mescola dura. Scelte differenziate anche per le sezioni della domenica mattina. La gomma più gettonata è stata, come prevedibile la soft, ma anche la hard ha ricevuto numerose preferenze come quinta gomma per la maggior parte degli equipaggi. Gli unici a puntare esclusivamente sulle Scorpion Soft sono stati i piloti Toyota, che ne hanno portato in gara 5. Da segnale le alte velocità medie, con Thierry Neuville che ha fatto segnare il record di velocità media a 133 kmh a, contro i 100 kmh massimo di velocità media del Portogallo e i 90 kmh della Sardegna. “Ormai non è usuale vedere tanta varietà nella strategia gomme nelle gare su sterrato del mondiale – l’analisi di Terenzio Testoni, Rally Activity Manager Pirelli – La versatilità delle Scorpion soft è nota a tutti i piloti che spesso si affidano ad essa in tutte le condizioni. In questo rally la strategia è stata spesso dettata dallo stile di guida di alcuni, come nel caso di Mikkelsen che di solito preferisce le mescole più dure, e dalla relativa novità della gara polacca, che mancava dal calendario mondiale da sette anni. Alla fine, chi ha dato preferenza alle soft, che qui erano le prime, ha ottenuto di più. Quel che è certo è che la versione aggiornata delle Scorpion, che abbiamo introdotto, quest’anno ha passato a pieni voti anche il test delle alte velocità. Vedremo cosa accadrà in Lettonia, dove mi aspetto fondi simili a quelli polacchi”.
Nel Rally2, dominio sin dalle prime battute di Sami Pajari su Toyota Yaris Rally2, che non ha dato chance ai numerosi inseguitori succedutisi dietro di lui fino a metà gara. Alla fine, secondo e terzo sono stati rispettivamente Robert Virves e Oliver Solberg, entrambi su Skoda Fabia, che dalla SS 10 in poi hanno iniziato a staccare tutti gli altri competitor alle spalle del finlandese.
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Bagnaia fa il bis ad Assen davanti a Martin e Bastianini

ASSEN (OLANDA) (ITALPRESS) – Francesco Bagnaia, in sella alla Ducati, vince il Gran Premio d’Olanda, coronando così un weekend perfetto. Sul circuito di Assen, dopo la pole e la vittoria nella Sprint, il pilota campione del mondo ha tagliato il traguardo con un vantaggio di circa tre secondi e mezzo. Il primato di Bagnaia non è mai stato in discussione sin dalla partenza e Jorge Martin (Ducati Prima Pramac) si è dovuto accontentare della seconda piazza. A completare un podio tutto di marca Ducati Enea Bastianini, al terzo posto. Quarto, invece, Marc Marquez (Ducati Gresini). A seguire, Fabio Di Giannantonio davanti a Maverick Vinales, quindi Brad Binder, Alex Marquez, Raul Fernandez e Franco Morbidelli. Sono caduti Rins, Bezzecchi, Mir, Acosta. Per quanto riguarda la classifica del campionato, Bagnaia accorcia e si porta a -10 da Martin.
In Moto2 ha vinto Ai Ogura, accorciando così su Sergio Garcia nel Mondiale. Sul tracciato di Assen, il giapponese si porta così a casa la seconda vittoria stagionale, resistendo nel finale agli attacchi di Aldeguer. Giornata storica per il marchio Boscoscuro, capace di monopolizzare il podio per la prima volta nella sua storia. Chiude secondo Fermin Aldeguer, partito dalla pole e in testa per gran parte della corsa. Come successo, però, anche a Barcellona, lo spagnolo ha dovuto scontare un long lap, causa track limits, buttando così alle ortiche una vittoria certa. A completare il podio il leader del mondiale, Sergio Garcia.
Successo al fotofinish per Ivan Ortola, in sella alla Ktm, in Moto3. Negli ultimi due giri lo spagnolo è riuscito a recuperare il gap di circa mezzo secondo da Collin Veijer.
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La paura del cambiamento non fermi la possibilità di progredire

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ROMA (ITALPRESS) – Le fasi di grande cambiamento che l’uomo ha dovuto affrontare nella sua storia sono state sempre vissute con paura; questo è stato il sentimento dominante. Le situazioni nuove, si sa, generano diffidenza; la sensazione di pericolo che si avverte è quella di perdere ciò che si possiede. Si teme che il nuovo possa sgretolare le vecchie certezze di status, la realtà nuova confonde, facendo sentire spaesati. Le nuove paure sono legate alle sfide contemporanee: economico-sociali, politiche, tecnologiche, ambientali. Ad esempio, il capitalismo neoliberista ha suscitato preoccupazioni per gli eccessi industriali, tecnologici e propagandistici. Oppure, il timore di non riuscire a realizzare il proprio potenziale o di affrontare il giudizio altrui sono aspetti che possono limitare la crescita personale. Tuttavia, saper affrontare la situazione di turbamento, riconoscere il senso di tali paure e fronteggiarle, può influenzare significativamente la consapevolezza e il coraggio per misurarci con ciò che ci spaventa; ciò può portare a una maggiore crescita personale e a una vita più appagante. Bisogna anche affrontare gli untori dell’era moderna. Essi, nei momenti descritti, approfittano del clima cupo e soffiano sulle debolezze umane per farne una forza politica, sociale, economica. Ad esempio, esasperano valutazioni sui fenomeni climatici, ma gli alti e bassi degli andamenti climatici sono fisiologici per la nostra Terra, anche se non è il caso di continuare con le emissioni di CO2. Annunciano un’ecatombe di posti di lavoro a causa delle tecnologie digitali, quando il rimedio è più istruzione e formazione per recuperare l’imprevidenza passata. Anzi, più veloce è la riprofessionalizzazione delle persone, più rapida diventa la possibilità di ottenere più occupati alla fine della transizione dal vecchio al nuovo. Sparlano dell’intelligenza artificiale, sostenendo che essa sia pronta a dominare l’uomo sfuggendo al loro controllo. Ma il vero dominio che bisogna temere è l’ignoranza. Un’invenzione dell’uomo è sempre dominabile dall’uomo. Ed è l’uomo che può usarla per scopi antisociali qualora le persone non si preparino a gestirla e le autorità pubbliche non provvedano a disegnare le regole d’impiego. Oppure, quando ci mettono contro le migrazioni e la globalizzazione per rinchiuderci negli antichi confini ed istituzioni, come in un presepe. Ma la storia dell’umanità ci racconta altro: di popoli in continue migrazioni, di Nazioni in continuo cambiamento, comprese le istituzioni con le relative garanzie di sovranità che vanno di pari passo con la dimensione ideale per non essere soffocate da Nazioni più potenti. Come nel caso odierno, riguardo alla necessità di acquisire poteri sovrani europei per poter competere con le altre grandi Nazioni, pena di essere scalzati nelle produzioni, commerci, e addirittura nella sicurezza. Dunque, rinunciare agli orizzonti che si propongono davanti a noi
ci priva della lucidità che ci assiste quando desideriamo cose nuove in continuità con gli antenati che ci hanno preceduto e che ci hanno insegnato che nulla è nocivo all’uomo se non la sua mancanza di desiderio di camminare nella storia.
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Spalletti “Delusi, ma ora impegno totale per ripartire”

ISERLOHN (GERMANIA) (ITALPRESS) – Lo Spalletti migliore alla fine non si è riuscito a vedere. Forse nel primo tempo contro l’Albania, ma a parte alcuni sprazzi, il ct ha faticato ad imporre il proprio pensiero. “Vedo e leggo che mi è stato attribuito di aver alzato troppo i toni – ha dichiarato lo stesso Spalletti durante la conferenza stampa all’indomani dell’eliminazione contro la Svizzera -, aver fatto uso di miti da seguire. Però ci sono molte cose ancora da dover far vedere, il mio impegno sarà totale. Bisogna essere completi e onesti nel racconto di queste 14 partite (qualificazioni comprese, ndr), siamo stati bravi fino a un certo punto, non siamo riusciti a crescere in questo mini percorso e quella di ieri è stata una partita dove abbiamo fatto un passo indietro importante che non si può accettare. Però si riparte da lì”, ha ribadito. Meglio non parlare di calcio e di notti difficili: “Non è la notte più complicata, a volte sono state complicate anche le vittorie da gestire”. E ora? Di sicuro verranno fatte riflessioni sul gruppo, un insieme di giocatori che ha faticato a reagire alle avversità di un Europeo pieno di insidie. “Ieri siamo tornati a zero e da lì dobbiamo ripartire, nelle scelte future cercherò di ringiovanire ulteriormente la rosa per ricreare un gruppo. Si va a creare un futuro più dal basso, una squadra più giovane, un gruppo che abbia forze nuove”. Si prende le sue responsabilità come ha fatto ieri subito dopo la sconfitta con la Svizzera e ammette: “Sono deluso perchè non ho visto reazione. Ho visto poco questa rabbia di andare a riconquistare i palloni, questa rabbia di sfidare e duellare contro un avversario alla nostra portata, diverso dalla Spagna. L’umore che c’era dentro la squadra era perfetto. Dentro il gruppo abbiamo detto sempre la stessa cosa, stava nascendo un gruppo sano e solido, questa è la realtà. Io li ho visti tranquilli nelle cose che dovevano fare, che poi possa diventare un peso la maglia azzurra non lo so, ma visto il risultato di questa partita qui cercheremo di parlare coi calciatori e avere delle risposte”.
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Gravina “Avanti con Spalletti, non esiste che si chiedano dimissioni”

ISERLOHN (GERMANIA) (ITALPRESS) – Fiducia totale, nonostante un risultato negativo. Il presidente della Figc Gabriele Gravina è stato chiaro durante la conferenza stampa all’indomani dell’eliminazione da Euro2024, non si cambia, si va avanti con Luciano Spalletti: “Non ho la cultura di scappare, il senso di responsabilità implica un senso di lucidità. Questo è un progetto pluriennale nel quale è centrale un allenatore che è subentrato da circa 9 mesi, in un panorama che vede poco più di 100 giocatori selezionabili. Sapete benissimo qual è l’indirizzo generale che oggi emerge – ha ribadito -, bisogna continuare a lavorare. Spalletti ha la nostra fiducia, tra 60 giorni inizia un nuovo percorso”, riferendosi alla nuova Nations League 2024-2025. Niente dimissioni, al di là dei problemi strutturali che comunque rimangono: “In 60 giorni non possiamo pensare che possano fiorire i Mbappè o i Messi. Serve la politica della valorizzazione del talento”. Gravina arriverà dunque a fine mandato, alla prima data utile ci saranno le nuove elezioni, tralasciando dunque le richieste di dimissioni arrivate dall’esterno. “Le critiche feriscono tutti, bisogna avere la capacità di prenderne spunto per migliorare e crescere, le critiche costruttive, legittimate da elementi fondati bisogna prenderle in considerazione. Dobbiamo essere chiari, però, su alcuni passaggi, non esiste nell’ambito di una governance federale l’idea che qualcuno possa pretendere dall’esterno le dimissioni, vale per la politica e per tutti coloro che come prima reazione chiedono che Gravina o Spalletti si dimettano. Per quanto mi riguarda la scadenza è prevista a marzo del 2025, alla prima data utile andremo ad un confronto democratico, quella è l’unica sede deputata democraticamente a scegliere una governance”. Alla domanda relativa alla delusione riguardo al gruppo azzurro Gravina ha risposto: “I ragazzi erano delusi e mortificati, ma la delusione più grande è stata quella di non essere riusciti a manifestare in termini concreti i grandi sacrifici che hanno fatto. Sono deluso per la prestazione, questi ragazzi sono il bagaglio sul quale dobbiamo continuare ad investire, sfido chiunque a trovare soluzioni alternative. E’ chiaro che non voglio buttare via tutto il lavoro fatto, i ragazzi hanno bisogno di essere tenuti in grande considerazione per quello che hanno dato”.
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Povera e penosa Italia, povero Spalletti

Ricordo – proprio come fosse adesso – quando le avverse vicende della vita facevano dire “Povera Italia!”. Poi venne il miracolo economico e ci tirammo su. Finchè del motto disfattista s’impossessò la Nazionale. Il Brasile del ’50, la cacciata del ’58 a Belfast, il Cile del ’62, la Corea del ’66… Basta! Basta! Un sospiro a Roma ’68, Europei da non crederci. Poi furono esaltazioni e sconfitte vissute a pancia piena, con lanci di pomodori agli azzurri beffati, vittorie che fecero uscire i tricolori dalla naftalina, Italia-Germania 4-3, Spagna ’82, Berlino 2006 e Fratelli d’Italia cantato a squarciagola, Wembley 2021, due mondiali saltati, indifferenza…araba. Finchè ieri – l’ho sentito nel cuore – riecco “Povera Italia”. Sì, la mia anzianità di servizio – dodici Mondiali vissuti, Europei a iosa – mi permette di infliggere all’Italia sconfitta dagli svizzeri il massimo della pena. Povera, sì, e penosa, non solo debole ma addirittura assente, scoglionata, cosa stiamo facendo qui? Niente. La Svizzera. Fa parte dei miei Amarcord anche l’antica gita scolastica delle medie quando in autobus qualcuno intonava “la montanara uè” eppoi “la Svizzera, la Svizzera, la Svizzera, la Svizzera”. Un Paese che c’è sempre piaciuto, perchè anche un pò Italia, non solo sigarette e cioccolata ma ospitalità, libertà…Il calcio? Era da un pezzo che mettevano il naso fuori, io li seguivo, i rossocrociati, anche perchè conferivano storia e cultura alla mia passione per il calcio italiano, il Catenaccio, inventato dall’austriaco Rappan proprio in Svizzera. E copiato da Viani, da Rocco, predicato da Brera. E arrivavano in Italia i primi giocatori e allenatori, finchè l’altro giorno mi son divertito (era finzione) a minacciare i miei connazionali: “Attenti ai Bolognesi! Freuler, Aebischer, Ndoye…”. E molti mi rispondevano:”Sì, anche a Embolo, ah ah!!!”. Non ridono più. Gol di Freuler al ’37, Donnarumma comincia a perdere la Santità. Gol di Vargas al 46′, assist di Aebischer (con quel nome toscaneggiante evocato da Spalletti coi bischeri).
Povera Italia. Povero Spalletti. Non ho voluto far gradassate prima della partenza della spedizione accompagnata da un’orgia di spallettismo, critici predicanti le sue virtù, le sue intuizioni, la sua pissicologia. Ho solo detto, fischiettando, ah il mio caro Orsolini lasciato a casa, ma certo, con quello Scamacca lì, con quel Chiesa…E ho aggiunto, con un tantino di veleno: ma perchè Fagioli, non dico di lasciarlo a casa per le scommesse, non voglio un altro Paolorossi, ma cosa ci fa uno che da mesi è senza palla? Scusi Spalletti, perchè non porta in Germania Francesco Camarda, milanista, sedici anni, un bel faccino da killer dell’area, europeo con l’Under 17? Perchè? Perchè ?
E pian piano m’indigno con l’allenatore del Napoli, attento, prosaico, pratico, che s’è ripetuto solo con l’Albania e la Croazia, 3-5-2, catenaccio. Poi s’è dato alla poesia – a quattro, a quattro – s’è fatto anche santone. Tirava a farsi Padre Pio, ch’era tifoso del Foggia e aveva un beniamino che faceva tanti gol, Cosimo Nocera. Da you remember?
Basta Amarcord. Una sentenza. Tutti a casa. Troppo severo? Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare prese a pedate dagli svizzeri.