ROMA (ITALPRESS) – “Il diritto internazionale prevede protezione per coloro che sono costretti ad abbandonare la propria casa e il proprio Paese in ragione di conflitti, persecuzioni, condizioni climatiche, calamità naturali e carestie”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. “Oltre 80 milioni di persone sono in fuga – ha aggiunto il Capo dello Stato – secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite che, ad oggi, si trova a proteggere quasi 100 milioni di individui. La Giornata odierna impone una riflessione per rendere effettivo l’esercizio di questa responsabilità internazionale. Storie individuali e di popoli, anche geograficamente vicini, fanno appello al nostro senso di solidarietà, ancorato ad alti doveri morali e giuridici. La protezione della vita umana, il salvataggio dei profughi, il sostegno ai sofferenti nelle crisi umanitarie, l’accoglienza dei più vulnerabili, sono impegni cui la Repubblica Italiana, in collaborazione con l’Unione Europea e le organizzazioni internazionali, non si è mai sottratta, anche nei tempi recenti segnati dalla pandemia. Rivolgo un sentito ringraziamento alle donne e agli uomini delle varie amministrazioni che, con dedizione e spirito di servizio, assicurano quotidianamente l’operatività della protezione internazionale”. Vorrei ricordare altresì – ha concluso il Presidente Mattarella la generosità con cui privati cittadini, organizzazioni della società civile e istituzioni religiose si prodigano nel nostro Paese per assistere i rifugiati, anche promuovendo esperienze innovative quali i corridoi umanitari, significativo esempio in materia di accoglienza a livello europeo”.
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Giornata del rifugiato, Mattarella “Italia mai sottratta a salvataggio”
Giornata rifugiato, Casellati “Diritti da proteggere sempre e comunque”
ROMA (ITALPRESS) – “E’ con grande piacere che invio il mio saluto in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. A settant’anni dalla sua sottoscrizione, la Convenzione di Ginevra relativa allo statuto dei rifugiati, che questa ricorrenza celebra e ricorda, continua ad essere un documento di fondamentale importanza tanto sotto il profilo giuridico quanto sul piano etico e morale. La sua sottoscrizione, immediatamente dopo la fine del secondo conflitto mondiale, rappresenta uno dei traguardi più alti nel riconoscimento del valore assoluto della vita e della dignità umana”. Lo ha detto la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. “Diritti inviolabili, da proteggere sempre e comunque – ha aggiunto – indipendentemente dalle diplomazie internazionali, da condizioni di reciprocità o dalle convenienze delle singole nazioni. Un dovere inderogabile, di fronte al quale l’Italia – per storia, cultura e tradizione – è sempre stata in prima linea, tanto nel dare accoglienza, assistenza e protezione, quanto nel sensibilizzare la comunità internazionale sulla necessità di una strategia coordinata ed efficace di integrazione e inclusione. Solo una cooperazione globale in difesa della libertà può infatti assicurare di gestire al meglio un fenomeno fragile e complesso, come quello dei flussi migratori dei richiedenti rifugio o asilo”. “Un’emergenza che oggi conta nel mondo quasi ottanta milioni di esseri umani in fuga per la vita, di cui almeno un terzo costituito da minori e bambini. In tale prospettiva, il mio auspicio è che questa giornata possa essere occasione per tornare a riflettere sulla necessità di nuove strategie diplomatiche e globali, da elaborare con il prezioso supporto di organismi internazionali come l’Alto Commissario delle Nazioni Unite, che oltre alle tutele assicurino ai rifugiati anche la concreta possibilità di ricominciare una nuova vita. Strategie volte a un’integrazione reale e sostenibile, nel rispetto degli equilibri sociali ed economici dei Paesi di accoglienza. Questa è la strada che dobbiamo percorrere insieme. Un percorso di civiltà giuridica e di responsabilità morale che, se intrapreso con convinzione e spirito di leale collaborazione, può davvero guidarci verso un mondo sempre più libero, sicuro e solidale”.
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E.ON ha migliorato la qualità dell’aria respirata da 4.500 alunni
ROMA (ITALPRESS) – Formazione e corretta informazione sono fondamentali per vivere un ambiente più sano, anche tra i banchi di scuola. Lo sa bene E.ON, tra i principali operatori energetici in Italia, che nel cammino per costruire insieme un futuro più sostenibile per tutti punta fortemente sul ruolo delle nuove generazioni e del loro percorso educativo verso le tematiche legate alla sostenibilità. All’interno dell’impegno di E.ON, infatti, la formazione è un elemento fondamentale poichè il ruolo sociale delle nuove generazioni è determinante nel promuovere il cambiamento dei comportamenti. Parte da questi presupposti il progetto educativo e di sensibilizzazione “Odiamo Gli Sprechi” che nel 2020 ha coinvolto 4.500 alunni di 180 classi di scuole primarie e secondarie di primo grado in un percorso di educazione civica a supporto dei programmi scolastici.
Il primo passo di questo percorso è stata proprio la distribuzione in tutte le classi coinvolte di un planisfero realizzato con l’innovativa tecnologia theBreath® by Anemotech, un tessuto stampabile in grado di purificare l’aria e diminuire l’inquinamento. Questo tessuto è costituito da tre livelli che operano in sinergia: il primo (livello frontale), stampabile e battericida, facilita la traspirazione dell’aria; il secondo (livello centrale) è costituito da una cartuccia carbonica che assorbe, trattiene e disgrega le molecole inquinanti e i cattivi odori; l’ultimo livello (quello posteriore) è stampabile e battericida. “In linea con il nostro modello di business – ha spiegato Davide Villa, Chief Customer Officer di E.ON Italia – crediamo fortemente in un futuro più sostenibile per tutti e nel ruolo dei giovani perchè domani possano essere adulti consapevoli. Questa forte sensibilità ci ha portato negli anni a sostenere attivamente e costantemente diverse iniziative che vedono il coinvolgimento diretto dalle nuove generazioni, spesso facendo sperimentare concretamente idee e buone pratiche per generare un cambiamento diffuso e trasversale verso un mondo migliore per tutti”. Oltre a contribuire al miglioramento della qualità dell’aria respirata nelle classi, E.ON ha anche analizzato i risultati forniti dai planisferi di 11 classi di differenti istituti scolastici di primo e secondo grado e con un’ampia e variegata distribuzione geografica. L’analisi ha mostrato l’abbattimento di inquinanti ottenuto in classe grazie alla presenza del planisfero E.ON, in rapporto al valore limite di ogni inquinante esaminato, stabilito per la protezione della salute umana (dati Ministero della Salute). In generale, i risultati hanno sempre evidenziato come, nonostante sia complessivamente di buona qualità, l’aria contiene inquinanti dovuti all’azione umana e grazie al planisfero donato da E.ON è stata ulteriormente migliorata e purificata. Per i bambini questo ha significato un abbattimento degli inquinanti nella loro classe che ha ridotto le probabilità di irritazione oculare e nasale, oltre che affaticamento, eritema cutaneo. Il lavoro ha restituito una proiezione finale della quantità di inquinanti è possible sottrarre all’aria delle classi in un anno scolastico tramite l’esposizione di un planisfero theBreath®: in 9 mesi si potrebbero assorbire in media 312 mg di inquinanti.
La distribuzione degli inquinanti nelle classi analizzate è in linea con i dati dell’aria indoor in edifici pubblici. Nello specifico, gli inquinanti presenti nell’aria che sono stati assorbiti dal planisfero sono: 59% solfati, 13% nitriti e nitrati, 17% cloruri, 11% VOC di cui 24% Xilene, 24% Dipentene, 18% Toluene. Il planisfero presente nelle classi ha, comunque, eliminato una piccola percentuale di inquinanti rispetto al valore limite medio annuo poichè tutte le classi analizzate hanno mostrato una buona qualità dell’aria. In particolare, è stata assorbita una piccola quantità di VOC, ovvero quei composti chimici di vario genere caratterizzati dalla volatilità ovvero dalla capacità di evaporare facilmente nell’aria a temperatura ambiente. Questa iniziativa, parte integrante del percorso di sensibilizzazione “Odiamo gli Sprechi”, rientra nel più ampio impegno di E.ON dedicato alla promozione di best practice in ambito sostenibilità, in particolare per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. In questa direzione, infatti, dal 2011 e in collaborazione con AzzeroCO2, E.ON porta avanti il progetto Boschi dedicato alla piantumazione di alberi nel territorio italiano in aree selezionate presso riserve naturali, parchi nazionali e regionali. Si tratta del più rilevante progetto di forestazione, dedicato sia alla riqualificazione di aree urbane che alla riforestazione di aree parco selezionate, mai portato avanti da un’impresa privata che ha consentito di piantare 100.000 gli alberi in Italia e assorbire 74.000 tonnellate di CO2.
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Lewandowski replica a Morata, Spagna-Polonia 1-1
SIVIGLIA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Lewandowski riprende la Spagna e nel girone E di Euro2020 è tutto ancora in ballo. All’Estadio de la Cartuja di Siviglia, la nazionale iberica sbatte sull’1-1 contro la Polonia e raccoglie il secondo pareggio consecutivo. Era iniziata nel migliore dei modi la serata degli uomini di Luis Enrique, con Morata capace di lasciarsi alle spalle il brutto errore nel match inaugurale contro la Svezia. Il predominio territoriale delle Furie Rosse trova sfogo al 25′ con la zampata del proprio centravanti, sul tiro-cross di Gerard Moreno, per infilare il compagno di squadra Szczesny. Il guardalinee alza la bandierina, il Var cambia la decisione e Orsato indica il centro del campo: Morata corre ad abbracciare il proprio ct e fa tirare una boccata d’ossigeno alla Spagna. La Polonia non ci sta, pur con poche idee negli ultimi metri spaventa Unai Simon, prima salvato dal palo di Swiderski e poi bravo nel murare Lewandowski da pochi passi. L’attaccante del Bayern Monaco, però, non perdona una seconda volta: al 54′ sovrasta d’astuzia un ingenuo Laporte e fa 1-1 di testa sul cross di Jozwiak. Il match si infiamma e il Var torna decisivo: Gerard Moreno si procura un rigore sul pestone di Moder ma al 58′ colpisce il palo dagli undici metri e Morata mastica goffamente la ribattuta mandando la sfera sul fondo. Luis Enrique prova a pescare dalla panchina il jolly con Ferran Torres, Fabian Ruiz e Pablo Sarabia ma all’84’ è ancora Morata a sfiorare il raddoppio. A negargli la gioia del bis è un coraggioso Szczesny, in uscita a faccia avanti sui piedi del numero 7 spagnolo, alla sua ultima chance prima di lasciare il campo a Oyarzabal. La Polonia resiste e protegge l’1-1 sino al triplice fischio di Orsato: si giocherà tutto il 23 giugno nel terzo e ultimo turno contro la Svezia, così come la Spagna, condannata a vincere nella gara con la Slovacchia.
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CR7 non basta, la Germania travolge 4-2 il Portogallo
MONACO DI BAVIERA (GERMANIA) (ITALPRESS) – La Germania batte 4-2 il Portogallo nel segno di uno scatenato Gosens e reagisce dopo la sconfitta all’esordio contro la Francia. I lusitani crollano dopo il gol del vantaggio di Ronaldo e si giocheranno la qualificazione all’ultima giornata, proprio contro i Bleus. Regna l’equilibrio nel girone F, dove tutto può ancora accadere. Primo tempo ricco di gol ed emozioni all’Allianz Arena con le due squadre che danno vita ad uno spettacolo avvincente. Dopo soli 5′ Gosens porta in vantaggio i suoi, tuttavia il gol viene annullato per una posizione di fuorigioco di Gnabry, che partecipa attivamente all’azione. L’assedio dei tedeschi prosegue, ma a sorpresa è il Portogallo a passare in vantaggio. Contropiede fulminante finalizzato da Cristiano Ronaldo, che riceve la palla da Jota e deposita nella porta sguarnita. Dopo il gol la gara cambia radicalmente: il Portogallo prende fiducia, mentre la Germania rallenta. Tuttavia, come accaduto in precedenza, è la squadra meno attesa a trovare la via del gol. Nel giro di poco la Germania ribalta infatti la situazione con due autoreti. Al 35′, su un tiro al volo di Gosens, Ruben Dias spedisce la palla nella sua porta nel tentativo di anticipare Havertz. Quattro minuti dopo è invece Guerreiro a toccare per ultimo, intervenendo in maniera goffa sul cross di Kimmich. Lo splendido momento di forma dei tedeschi prosegue anche nella ripresa, quando a distinguersi è ancora Gosens. L’esterno dell’Atalanta è incontenibile sulla fascia e al 51′ firma l’assist per il 3-1 di Havertz, nel posto giusto al momento giusto. Pochi istanti dopo la Germania cala addirittura il poker e Gosens si toglie la soddisfazione del gol, ciliegina sulla torta di una prestazione sensazionale. Il Portogallo però non molla e prova a riaprire la gara con Diogo Jota, che al 67′ accorcia le distanze. Nei minuti finali, Renato Sanches spaventa Neuer colpendo un palo, ma la Germania non corre grossi rischi e porta a casa la vittoria.
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CONTRO LA SVIZZERA CERCANDO PASS PER OTTAVI
Battendo la Svizzera, l’Italia supererebbe già il primo ostacolo, proiettandosi verso la zona alta del tabellone dell’Europeo. Lo stadio Olimpico si accinge a vivere un’altra serata di passione. La Turchia è stata spazzata via e nelle ultime due partite (contro la Repubblica Ceca che ha fatto il botto con Schick contro la Scozia e contro gli ottomani), l’Italia ha fatto sette gol e non possiamo dire che abbia incontrato le solite scamorze. Non è più la squadra che batte solo avversari scadenti e nella differenza reti è fra le migliori con quella del Belgio che è favorito per la vittoria finale. Lo è anche l’Italia? Mancini si tiene prudente con le parole. La Svizzera ha cominciato così così, ma resta l’avversario più importante del girone e ce lo ritroveremo davanti anche alle qualificazioni mondiali. La partita sarà quindi piena di significati e il risultato condizionante. Mancini in questa vigilia ha pensato a chi schierare al posto di Florenzi che ha avuto un problema muscolare. Di Lorenzo lo ha sostituito contro i turchi, ma è saltato fuori anche il nome di Toloi, mentre i primi progressi di Verratti hanno indotto a pensare a lui.
Il c.t. pensa moderno, ma tiene conto anche dei detti antichi, terrà conto di quello secondo cui squadra che vince non si cambia, anche se ha detto “Potremmo cambiare alcuni giocatori”. Ha intenzione di fare turnover? Noi ne dubitiamo, comunque aspettiamoci sorprese. Petkovic, che ha ricevuto parecchie critiche alla cioccolata dopo il pareggio contro il Galles e la sostituzione di Shaqiri, forse cambierà qualche pedina che per ora è topo secret. Il suo centrocampo delle meraviglie non è apparso così irresistibile contro il Galles, ma difficilmente l’atalantino Freuler e Xhaka verranno toccati. I difensori azzurri che non subiscono gol da nove partite (875’), dovranno stare attenti a Embolo, un camerunense naturalizzato svizzero che gioca nel Borussia Moenchengladbach e ha segnato il gol al Galles. E poi, si sa, gli elvetici – solitamente flemmatici – contro l’Italia si scaldano per la rivalità di vicinato e per la moltitudine di nostri connazionali che hanno in casa. Ne verranno circa 4.000, a quanto abbiamo saputo. Quindi attenzione a una partita non certo al cloroformio.
Finora l’Europeo ha avuto nell’incidente a Eriksen, il citato gol di Schick, qualche delusione (Croazia, Polonia, Svezia) e qualche prodezza (Lukaku) i fatti più significativi e non vorremmo aggiungerci un flop azzurro. Mancini, uomo di mondo e di calcio, sa come dosare gli entusiasmi e ha cercato di frenare, pur avendo prospettato il viaggio a Wembley per la finale come una prenotazione già avvenuta. Ma ha aggiunto che ci sono ben sei fermate per la stazione londinese. A nostro avviso vedere ballare davanti ai propri occhi numeri esaltanti, ammirare la difesa con i suoi veterani Bonucci e Chiellini e con l’arrembante Spinazzola cercare il gol; notare come il centrocampo domini l’avversario con il movimento di Barella, la saggia regia di Jorginho e il dinamismo di Locatelli; e l’attacco con un Berardi riscopertosi pericoloso ispiratore del gioco, Insigne fantasista pirotecnico e Immobile goleador implacabile, esalterebbe chiunque. Secondo gli osservatori, le sue ambizioni sono sfrenate e coincidono con quelle dei tifosi. L’appetito vien mangiando, si dice, e forse in questo ciclo calcistico l’Italia ha trovato un gruppo in grado di rinnovare le vittorie di un passato non molto lontano (2006).
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e la Svizzera, per quanto non bagnata dalle onde del Mediterraneo, resta un ostacolo non facile. L’hanno definita “arrabbiata” e “delusa”. Si è detto che la forza dell’Italia sta nel centrocampo e, guardacaso, il reparto più temibile dei nostri avversari sta proprio in quel settore del campo, anche se con il Galles si è visto poco. I giocatori elvetici sono stati accusati di lentezza e se cederanno l’iniziativa, i nostri sapranno come colpire, visto che hanno fatto 29 gol in dieci partite. Si è parlato di un’Italia bicefala: Jorginho in campo, Mancini in panchina. Si è fatto presente che ben trenta giocatori sono andati a segno nel corso della gestione Mancini e tutto fa brodo, ma tutte le partite cominciano da 0-0, anche quella con gli elvetici. Il c.t. ha fatto il solito prudente panegirico dell’avversario: “La Svizzera ci ha creato sempre problemi. E’ da anni fra le prime 10-12 della classifica Fifa, ha un tecnico di esperienza che conosce il calcio italiano”.
“Noi abbiamo un modo di giocare che non muta, anche se cambia qualche uomo. Comunque la gara con la Svizzera resta difficile”. Oggi le partite non si vincono così facilmente, si rischia sempre. Quanto a Shaqiri l’ho avuto all’Inter forse in un momento difficile. Ma poi ha fatto sempre bene. Noi siamo fiduciosi”, ha aggiunto Mancini. Bonucci ha messo sull’avviso tutti sulla pericolosità dell’attacco elvetico: “Ha qualche elemento in attacco che può creare diversi pericoli”. Cioè Embolo. Messe la mani avanti a scanso di sorprese, tuffiamoci nell’atmosfera eccitante di un’altra partita da vincere.
GP Francia, si va verso la strategia a una sosta medium-hard
LE CASTELLET (FRANCIA) (ITALPRESS) – I 53 giri del Gran Premio di Francia saranno quasi sicuramente affrontati con un solo pit stop. Dato che i primi 10 piloti in griglia partiranno su P Zero Yellow medium, una sosta con medium-hard è la soluzione più logica per loro – ma questo potrebbe essere il caso anche per quelli fuori dalla top 10. In realtà, per chi parte più dietro, anche prendere il via con la P Zero White hard potrebbe essere una opzione, per poi passare alla medium o alla P Zero Red soft per il secondo stint. Una sosta con soft e medium è decisamente troppo impegnativa, soprattutto se fa caldo, quindi l’unica altra scelta possibile potrebbe essere quelle di usare la soft e poi la hard (anche se questa opzione richiederebbe un pò di gestione della soft). Tuttavia, c’è anche la possibilità che domani mattina possa piovere e, anche se è poco probabile che la pioggia duri fino all’inizio della gara, una superficie bagnata al mattino potrebbe influenzare la strategia pneumatici.
Max Verstappen (Red Bull) ha intanto conquistato la 250a pole position di Pirelli, dopo essere stato anche nettamente il più veloce nelle FP3 questa mattina. Per ottenere la pole ha utilizzato la mescola Red soft C4, la stessa usata per stabilire il miglior tempo nelle FP3 del mattino. Praticamente tutti i piloti hanno utilizzato la Yellow medium C3 per passare la Q2, la sessione che determina i pneumatici con cui prenderanno il via domani per la gara i primi 10. Di conseguenza, questi ultimi partiranno tutti con la medium. George Russell (Williams) è stato l’unico pilota ad iniziare la Q2 con pneumatici soft, prima di passare su medium. I pneumatici in mescola medium sono stati utilizzati anche durante il primo stint della Q3 da Fernando Alonso (Alpine) e Daniel Ricciardo (McLaren).
Alex Smolyar (ART Grand Prix) ha invece vinto la prima gara sprint di Formula 3 partendo dalla sesta posizione in griglia, in una gara ricca di azione che ha visto anche molti altri piloti conquistare un numero impressionante di posizioni. Il pilota locale Victor Martins (MP Motorsport) è arrivato secondo dopo essere scattato dalla decima posizione in griglia e dopo aver conquistato la testa della corsa – che è passata di mano più volte – fino all’ultimo giro. Arthur Leclerc, il fratello di Charles, ha concluso 12esimo per Prema nonostante fosse partito dal fondo, ed è pertanto partito dalla pole in griglia inversa per la gara di F3 di sabato pomeriggio. Come da regolamento, tutti i piloti hanno utilizzato pneumatici Pirelli P Zero White hard, che si sono comportati bene in condizioni impegnative e hanno permesso ai piloti di spingere a fondo. Leclerc ha poi vinto la seconda gara guidando la doppietta per Prema, dopo aver concluso ancora una volta 20 giri con pneumatici hard in una gara che non prevede pit stop obbligatori. Martins, terzo, ha conquistato un altro podio nel gran premio di casa.
“La decisione quasi unanime di utilizzare i pneumatici Yellow medium nel Q2 ci dà un’idea piuttosto chiara di cosa possiamo aspettarci dalle strategie di gara, con la mescola medium C3 che offre una maggiore durabilità rispetto alla C4 soft, senza perdere più di tanto in termini di prestazioni rispetto a quest’ultima – l’analisi di Mario Isola, responsabile F1 e Car Racing Pirelli – I primi 10 piloti al via saranno tutti su medium, una scelta che lascia spazio agli altri piloti per effettuare strategie diverse dalle quali poter potenzialmente trarre un vantaggio nelle prime fasi della gara. In particolare, questo potrebbe verificarsi nel caso in cui dovesse piovere: con temperature inferiori rispetto a oggi, infatti, la soft potrebbe tornare in gioco”.
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DA ERIKSEN AL G7, LA POTENZA DELLA DIRETTA
Il malore in diretta di Eriksen (per fortuna meno grave di quanto temuto) durante Danimarca-Finlandia è finito per importanza sui media davanti al G7. I personaggi politici più potenti del mondo e la stessa regina d’Inghilterra, sono passati in secondo piano per importanza ed evidenza sulle pagine dei principali giornali e telegiornali. Il fatto ci dà un’idea del peso dell’emotività della diretta di un avvenimento (calcistico e non) rispetto ai bla-bla dei fumosi e burocratici commenti di fatti indubbiamente più importanti di quelli calcistici. Ma, come amano dire quelli che se ne intendono, lo “show must go on” (lo spettacolo deve andare avanti) e l’incidente di percorso è stato superato -speriamo senza conseguenze per lo sfortunato giocatore danese dell’Inter- con una riunione dei capi del calcio con i dirigenti delle due squadre e la partita è stata condotta a termine. Con la vittoria inattesa della Finlandia, per la cronaca. Ma ci chiediamo perchè avvengono certi incidenti. E’ vero che in passato hanno avuto letali conseguenze i malori a Curi, Astori e Morosini, mentre si sono salvati altri giocatori che si sono sentiti male o hanno avuto incidenti sul campo: Antognoni e Manfredonia, per restare nei casi “italiani”.
Ma in tempi passati si giocava molto meno di oggi. Poteva capitare a chiunque, ma ci chiediamo ugualmente se i ritmi troppo intensi e le troppe partite non influiscano su incidenti come quello di Eriksen. Il mondo del calcio si è stretto attorno al giocatore, ha ringraziato Kjaer che lo ha soccorso davanti alla moglie stravolta che era allo stadio. La famiglia del calcio (e non solo) ha capito che tutti i suoi componenti sono passibili di incidenti come questo ed è stato solidale col danese. Si è detto che certe patologie possono sfuggire alla scienza, nonostante i controlli continui, quasi diuturni, cui gli atleti sono sottoposti, specie in questo momento di Covid. Insomma il campionato Europeo è andati avanti e già si sono notate le prime differenze: l’Italia (tre gol alla Turchia) il Belgio di Lukaku (doppietta alla Russia) e l’Inghilterra (vittoria sulla Croazia) sono già partiti con il piede giusto. Il caldo ha imperversato. Abbiamo visto i primi errori arbitrali -qualcuno col beneplacito del VAR- in Galles-Svizzera. Nulla di nuovo sotto il sole. Ma la colonna sonora degli spettatori ha ricominciato a sentirsi negli stadi facendo parlare di ritorno alla normalità.
Anche se, volendo essere pignoli, Wembley è sembrato vuoto, nonostante i 22.500 spettatori. Comunque le pagine dei giornali saranno sempre inondate dalle notizie calcistiche, anche senza casi come quello di Eriksen. Insomma, i protagonisti del G7 se ne faranno una ragione, ci sarà spazio anche per loro che prendono decisioni più importanti del calcio sulle nostre vite quotidiane. Persone dalla buona fede indubitabile, ma dalla scarsa passione calcistica, credono forse che il mondo del pallone sia un angolo per soli appassionati, roba da ragazzi. Non è vero: molti personaggi hanno costruito le loro fortune politiche ed economiche sulla popolarità che ha dato loro il calcio. I miliardi (alcuni finti) che ballano nel football hanno a volte un peso sull’economia e a volte arrivano da paesi lontani tramite personaggi che poco hanno a che fare con calcio. E noi stessi giornalisti abbiamo favorito la creazione di un mondo a parte, con i nostri drammi e le nostre commedie vere o di cartapesta. Ora si profila, per esempio, un’altra storia che potrebbe costituire un’altra fonte di notizie: quella di Buffon che torna al Parma, in serie B, da dove lo vedemmo spiccare il volo verso traguardi mondiali. Un’altra favola che potrebbe invadere le pagine dei giornali importanti a corto di ispirazione. Ma nulla potrà mai superare la forza della diretta televisiva: vedere un giocatore come Eriksen crollare di colpo durante una partita, facendo temere il peggio, ha impressionato il mondo e destato il tifo di tutti perchè il danese continuasse a vivere, anche se la sua carriera calcistica rischia di essere finita. E’ stato coinvolgente al massimo e ha scosso profondamente tutti, anche quelli che sono digiuni di calcio.








