BAKU (AZERBAIJAN) (ITALPRESS) – Galles e Svizzera non vanno oltre l’1-1 a Baku nella prima giornata del gruppo A degli Europei. La Nazionale di Petkovic si illude con l’1-0 di Embolo ma subisce la doccia gelata al 74′ col colpo di testa vincente di Moore. Sono i due bomber di M’gladbach e Cardiff i protagonisti del pomeriggio. Non Gareth Bale, in ombra e mai nel vivo del gioco. Nel primo tempo però le star sono solo i due portieri. Al 15′ la prima occasione: James crossa dalla sinistra, Moore di testa prova a sorprendere Sommer che si supera e devia in corner. La risposta al 20′ è affidata a Schar che sugli sviluppi di un calcio d’angolo tenta un colpo di tacco respinto da Ward. Sembra essere in giornata Daniel James che sulla corsia mancina sfugge costantemente via a Mbabu e Schar che al 30′ è costretto a spendere un’ammonizione. Poche trame offensive per la Svizzera che però domina il possesso palla con il 68%: Shaqiri è costretto ad abbassarsi sulla linea dei centrocampisti, i due esterni sembrano più concentrati a tenere d’occhio Bale e James che ad offendere. La chance più nitida del match si registra al 45′: Embolo difende un pallone in area e scarica per Seferovic che a botta sicura da pochi passi calcia alto. Nella ripresa si accende di nuovo Embolo: al 47′ scappa via di prepotenza a Rodon e Davies e calcia trovando la deviazione di Ward. Ma sul corner successivo il portiere non può nulla sul colpo di testa vincente dell’attaccante del Borussia M’gladbach che riscatta un campionato sotto tono. Ma il Galles non subisce il contraccolpo dell’episodio. Anzi, è da questo momento che la squadra di Page inizia a giocare. E al 74′ c’è il pareggio: sugli sviluppi di un angolo corto dalla destra, Morrell disegna un cross in mezzo per il colpo di testa di Moore che vale l’1-1. All’84’ la Svizzera si illude con la rete di Gavranovic ma il var cancella il vantaggio per fuorigioco. Mercoledì prossimo la Svizzera sfiderà gli azzurri (primi da soli in testa al girone dopo la vittoria di ieri), il Galles resterà a Baku contro la Turchia.
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Galles-Svizzera 1-1, azzurri in testa al girone
Euro2020: Mazzarri “Bravo Mancini, l’Italia ha un’identità”
ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia è stata brava a far sì che la Turchia non potesse esprimersi come in passato, per esempio contro la Francia nelle qualificazioni. Si vede la mano dell’allenatore”. Questa l’idea di Walter Mazzarri, intervenuto alla seconda puntata della rubrica Italpress “Primo Piano speciale Euro2020” condotta da Claudio Brachino, sull’esordio vincente dell’Italia nel torneo. “La Turchia aveva valori importanti, con signori giocatori, ma anche a livello di freschezza atletica non c’è stato paragone, l’Italia sembrava avesse due velocità in più rispetto alla Turchia. Questo è anche per la grande sicurezza tecnica degli azzurri: Mancini è stato bravo a dare convinzione a giocatori che sono bravi ma anche abbastanza giovani. Si vede che la squadra ha un’identità e gioca con chiunque allo stesso modo: sono positivo”. Mercoledì prossimo gli azzurri torneranno in campo per la sfida alla Svizzera. “Tutto dipenderà dall’Italia – ha osservato il tecnico toscano – Se la nazionale di Mancini manterrà questa concentrazione e aggressività, se entrerà in campo come contro la Turchia, non ci dovrebbe essere storia, anche se nel calcio c’è anche l’imponderabile”. Mazzarri si è infine espresso sulla propria situazione personale. “Ho avuto dei contatti con alcune società, ma alcune proposte le ho declinate perchè a questo punto della mia carriera ho fatto una scelta: o vado in certe piazze o sto fermo – ha spiegato l’allenatore toscano – Dipende da chi mi richiede, chi mi vuole e che programmi ha. Ora mi sto guardando un pochino in giro anche all’estero ed eventualmente sono un allenatore che in certe piazze può subentrare a stagione in corso, come è successo a Napoli. Del resto sono abbastanza selettivo, dopo i 63 punti con il Torino e tutte le altre cose che ho fatto penso di potermi permettere di scegliere dover andare”.
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Raffaeli ottava nella finale All Around di Varna
ROMA (ITALPRESS) – L’individualista italiana Sofia Raffaeli ha chiuso all’8° posto la finale All Around tra le migliori 24 ginnaste del 37° Campionato Europeo di Ginnastica Ritmica, in scena al Palace of Culture ad Sports di Varna, in Bulgaria. La 17enne di Ancona, alla sua prima esperienza continentale, si è confrontata con il gotha internazionale della disciplina confermando le sue eccelse qualità, già dimostrate con le medaglie vinte nel circuito di Coppa del Mondo 2021, e chiudendo la rassegna continentale alle spalle delle big dei prossimi Giochi Olimpici. Arina Averina si è laureata nuova campionessa d’Europa, togliendo lo scettro alla reginetta uscente di Kiev 2020, l’isrealiana Linoy Ashram, che è finita addirittura giù dal podio, superata dalla padrona di casa Boryana Kaleyn e dall’altra gemella russa Dina Averina. Senza farsi tradire dall’emozione, la giovane ginnasta azzurra, allenata alla Faber Fabriano da Julieta Cantaluppi e Kristina Ghiurova, ha aperto il programma di gara con le clavette, sulle note di “Merry Christmas Mr. Lawrence”, colonna sonora dell’omonimo film, valutate 26.400 dalla giuria. Ha proseguito nel suo “Tango de amor” con il nastro da 23.000 punti. Poi l’interpretazione di “Montecchi e Capuleti” con il cerchio, nella versione di Richard Clayderman, ha totalizzato 22.950 punti e infine Raffaeli ha chiuso la sua competizione con la palla, sulla musica di “Oogie Boogiès Song” di Ken Page ed Ed Ivory, che le è valsa il punteggio di 26.400. Sofia può festeggiare un piazzamento di grande valore nel concorso generale, considerata la giovane età e la prima esperienza europea da senior, conclusa come outsider rispetto alle superpotenze russe, bulgare e bielorusse. Domani tornerà in pedana, per finire in bellezza, con la finale alle clavette: in palio c’è la medaglia di specialità. Una pioggia di applausi è arrivata dalla delegazione azzurra presente a Varna, con a capo il Vicepresidente federale Rosario Pitton, e altrettanti complimenti dall’Italia da parte del numero uno della FGI Gherardo Tecchi. Tanta soddisfazione per la Direttrice Tecnica Emanuela Maccarani, la Squadra senior (che entrerà in gara nel pomeriggio con l’All Around, in diretta su Rai Sport dalle 15.30), il fisioterapista Alessandro Calcinaro e le ufficiali di gara Emanuela Agnolucci e Maria Isabella Zunino Reggio, quest’ultima in giuria insieme a Elena Aliprandi, membro del Comitato tecnico dell’European Gymnastics.
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Ministero Salute “Vaccino AstraZeneca solo agli over 60”
ROMA (ITALPRESS) – “Il vaccino Vaxzevria viene somministrato solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni (ciclo completo).
Per persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età, il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare ad una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose”. E’ quanto si legge nella circolare emanata dal ministero della Salute sul vaccino Vaxzevria di AstraZeneca contro il Covid-19. La circolare è firmata dal direttore della Prevenzione del ministero, Giovanni Rezza.
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Con Gladiator Jeep torna protagonista nel settore pick-up
ROMA (ITALPRESS) – Con il nuovo Gladiator Jeep fa il suo ritorno in Europa nel segmento dei pick-up. Gladiator è un modello che condivide il DNA della Jeep Wrangler in termini di impareggiabile capability all-terrain, grazie al sistema di trazione Selec-Trac, agli assali Dana 44 di terza generazione e a delle dotazioni specifiche per l’off-road, ma anche per la rinomata guida open-air. Gladiator, infatti, è l’unico della categoria con cui viaggiare nella massima libertà in ogni stagione grazie a diverse soluzioni tra parabrezza e copertura superiore. Funzionalità di riferimento nel segmento, grazie alla configurazione a doppia cabina con cassone in acciaio da 153 cm, con fermi integrati, rivestimenti e coperture per la massima flessibilità nel trasporto. Jeep Gladiator gode di maggiore potenza e performance spinto dall’evoluzione del propulsore MultiJet V6 da 3,0 litri con 264 CV di potenza e 600 Nm di coppia, omologato Euro 6D-Final. Anche la tecnologia è più sofisticata, sia in termini di infotainment che di sicurezza, adottando una telecamera frontale per la guida sicura su strada e in fuoristrada, un’esclusiva all’interno del segmento in Europa. Un impianto audio Alpine con subwoofer, cassa wireless portatile, ricaricabile in marcia e completamente impermeabile, sistema Uconnect con Apple CarPlay, Android Auto e touchscreen da 8,4″, telecamera posteriore ParkView con griglia dinamica di serie. In dotazione anche i sistemi Blind-spot Monitoring e il Rear Cross Path Detection, il Forward Collision Warning Plus, l’Adaptive Cruise Control con funzione Stop (a richiesta). Jeep Gladiator è sempre connessa con Uconnect Box di serie che offre connettività di bordo avanzata, abilitando la suite degli Uconnect Services, utili per la sicurezza e il comfort, disponibili anche tramite l’app My Uconnect, con cui controllare il proprio veicolo sempre e ovunque. Gladiator è personalizzabile con gli esclusivi Jeep Authentic Accessories e Jeep Perfomance Parts sviluppati da Mopar per soddisfare diversi stili di vita, anche i più attivi. In Italia è disponibile nell’allestimento Overland, nell’esclusiva Launch Edition, ed anche nella serie speciale 80° Anniversario. La nuova Gladiator dà accesso ai privilegi di Jeep Wave, il nuovo programma di fidelizzazione e attenzione al cliente. Per la nuova Gladiator Leasys e FCA Bank propongono soluzioni finanziarie e di mobilità dedicate.
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Lavoro, sussidi dannosi se manca la riqualificazione
Nella nostra vita quotidiana ogni volta che si ferisce la dignità del lavoratore, la garanzia della sua incolumità, la perdita dello stesso posto di lavoro, per ciascuno di noi è istintivo invocare il primo articolo della nostra Costituzione, come a dire che c’è sfasatura tra le solenni affermazioni e la realtà: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Ci fu una lunga discussione tra i costituenti sulla importanza di assegnare nella Costituzione al lavoro un valore costitutivo per la Repubblica: al lavoro nel senso di energia collettiva prodotta dall’impegno e dall’ingegno di lavoratori e imprenditori in grado di assicurare redistribuzione della ricchezza in parte equa, secondo impegno, rischio, responsabilità. Ci furono opposizioni a questa ipotesi, ma prevalse grazie a coloro che si ispiravano alla dottrina sociale della Chiesa e a “laici” legati alla cultura dell’umanesimo. Insomma la Repubblica deve fondarsi sul lavoro in quanto base essenziale per garantire benessere economico e sociale, ma anche come ancoraggio morale e fondamento di responsabilità: attraverso il lavoro le persone si realizzano personalmente nella relazione con gli altri che vi partecipano, così creando vincoli di responsabilità che ricadono positivamente sulla comunità e sulla personale esperienza di maturità. In questi giorni si parla molto delle nuove occasioni di lavoro che potremo generare grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e giustamente si sottolinea che da questo piano può originare la ripresa economica italiana, come per i giovani occasioni qualificate di impegno lavorativo, di accelerazione verso la modernità. Infatti l’impiego di ben circa 200 miliardi di euro per gli obiettivi della transizione energetica, adeguamento alla cultura e operatività digitale, infrastrutturazione trasportistica, e sviluppo dei presidi della prevenzione di sanità, possono ben corrispondere agli obiettivi indicati e tanto necessari al Paese. Ma per ottenere questo risultato, non solo occorre accompagnare al Piano riforme della pubblica amministrazione, della giustizia civile e amministrativa, del fisco e del lavoro, senza le quali si rischia di insabbiare gli ingranaggi della operazione, ma bisogna anche riportare le ruote del treno nei binari dello spirito che animò i Costituenti nel fondare la Repubblica sul lavoro. Non credo che possano coesistere nello stesso paese, e senza conseguenze, un piano per impegnare giovani per avviarci verso una economia virtuosa e moderna, permanendo politiche assistenziali senza finalità che riconducono all’impegno lavorativo, premiando l’opportunismo. Il tema non riguarda soltanto lo spreco di decine di miliardi finora utilizzati che potevano essere impiegati in attività economiche remunerative o in attività di riqualificazione professionale tanto essenziali per rimuovere la condizione mortificante della coesistenza di tanti disoccupati e nel contempo di richieste di professionalità non rintracciabili nel mercato del lavoro; ma riguarda anche la necessità di percezione di un clima culturale orientato alla responsabilità ed alla ricerca della efficienza. I momenti di svolta sono davvero tali quando nella realtà sociale ogni aspetto è coerente con ogni altro elemento che concorre a centrare l’obiettivo. L’altra sera, partecipando a un seminario sul lavoro e le occasioni di sviluppo che si possono cogliere, confesso di essere stato molto a disagio nell’aver ascoltato le conclusioni, che sostanzialmente si sono sviluppate nel seguente modo: i sussidi salariali sono un risarcimento dovuto alla riduzione del lavoro per l’avanzamento delle tecnologie. E invece noi dovremmo dire che si dovrebbero risarcire i contribuenti che pagano i sussidi pubblici con politiche di sostegni alle persone che però almeno devono impegnarsi a rafforzare la loro professionalità per accelerare la transizione dai vecchi lavori a quelli nuovi o a prestare la loro opera in attività di interesse pubblico, in modo tale che o in un modo o nell’altro la società ne abbia un beneficio. Dunque i principi costituzionali si fanno vivere non di “ritirate” culturali risarcitorie, ma di pretesa continua e rigorosa della valorizzazione dei talenti posseduti e da sviluppare dei lavoratori, nel loro personale interesse e nell’interesse di tutti. E a tale proposito, anche la annosa vicenda della sacrosanta necessità di frenare i licenziamenti in questa epoca di pandemia, se non accompagnata da una robusta attività di riqualificazione in un epoca di grandi cambiamenti d’impiego di nuove tecnologie e di richieste di nuove professionalità, potrà solo esporci a ritardi insostenibili per la stabilità dei posti di lavoro e la stabilità della economia.
Raffaele Bonanni
Pesi, quattro azzurri alle Olimpiadi di Tokyo
ROMA (ITALPRESS) – La pesistica azzurra porterà quattro azzurri alle Olimpiadi di Tokyo. La federazione internazionale, infatti, ha annunciato che gli azzurri Nino Pizzolato, Mirko Zanni, Davide Ruiu e Giorgia Bordignon parteciperanno ai Giochi nipponici. Si tratta di un risultatio storico per la Federazione Italiana Pesistica. Il siciliano Pizzolato, che sarà impegnato nella categoria fino a 81 kg, si presenta ai Giochi da campione europeo in carica, terzo nel ranking mondiale. Mirko Zanni gareggerà nella categoria fino a 67 kg, si presenta come quinto atleta nella classifica olimpica ufficiale. Il sardo Davide Ruiu, il più giovane della spedizione italiana con i suoi 20 anni, è 15esimo nel ranking mondiale ma si qualifica per Tokyo in quanto primo europeo oltre i primi otto qualificati d’ufficio. La varesina Giorgia Bordignon, nella categoria fino a 64 kg, è sesta nel ranking olimpico e si presenta alla sua seconda Olimpiade consecutiva. “E’ una grandissima soddisfazione – afferma il presidente Fipe Antonio Urso – questo è il risultato di una sinergia tra aspetti organizzativi, tecnici e tattici di una Federazione che ha raggiunto standard elevatissimi: lo dimostra il fatto che tre dei nostri qualificati sono nella top ten e che due possono lottare per una medaglia importante. Oltre all’aspetto numerico dei qualificati, il risultato dimostra la crescita tecnica di tutto il team e della Fipe, diventata un punto di riferimento a livello internazionale. Oggi possiamo affermare di aver creato una scuola internazionale di pesistica olimpica. Un grazie particolare va ovviamente a tutti gli atleti che hanno ottenuto il pass ma anche a tutti coloro che hanno lottato per ottenere la qualificazione; grazie al Direttore Tecnico Sebastiano Corbu, per aver guidato la squadra in questo percorso e a tutti i tecnici; grazie allo staff sanitario, al Consiglio Federale e a tutta la Segreteria, che con un lavoro sinergico quotidiano hanno permesso oggi alla Fipe di poter gioire di questo straordinario risultato, il più importante del quadriennio olimpico”.
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