VENEZIA (ITALPRESS) – Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha firmato l’ordinanza che regolamenta l’apertura degli impianti e delle piste da sci. L’ordinanza dà attuazione alle linee guida nazionali fissando nel 30 per cento il numero massimo di posti disponibili sugli impianti più altre norme comportamentali. “Questo provvedimento – sottolinea il Presidente – arriva mentre il virus è ancora tra noi e l’emergenza richiede ancora di tenere alta la guardia. Richiamo tutti al rigoroso rispetto delle linee guida e alla sobrietà e correttezza dei comportamenti. Ne va non soltanto della salute pubblica, ma anche dello stesso comparto che tanto ha sofferto economicamente per la prolungata chiusura e che soltanto i nostri comportamenti corretti consentiranno di tenere attivo, limitando i sensibili danni che sono già evidenti”. Gli impianti riapriranno il 17 febbraio.
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Veneto, Zaia firma ordinanza per impianti sci “Rispettiamo le regole”
Federazione italiana Cronometristi, Rondinone nuovo presidente
ROMA (ITALPRESS) – Antonio Rondinone è il nuovo presidente della Federazione italiana cronometristi. L’ex vicepresidente vicario, nato a Taranto ma residente a Ferrara dove lavora presso il Crea-Consiglio per la Ricerca in Agricoltura, ha sconfitto il numero uno uscente Gianfranco Ravà, in carica dal 2009. Rondinone ha raccolto 60 voti su 102 validamente espressi nell’assemblea elettiva riunita a Roma e presieduta da Sergio D’Antoni, pari al 58,82%, mentre il presidente uscente si è fermato a 41 preferenze (40,20%), con una scheda bianca. “Sono molto contento dell’esito della votazione – ha dichiarato il nuovo presidente della Ficr – E’ stata una lunga campagna elettorale, in cui ci sono stati anche momenti di divisione, ma fa parte del gioco. Ora dobbiamo essere tutti uniti, compatti: cercherò di essere il presidente di tutti perchè la federazione deve andare in un’unica direzione e io voglio coinvolgere la base in questo progetto. Spero che il nuovo Consiglio appoggi il mio programma, incentrato sulle associazioni e sulle loro problematiche, oltre che sulla formazione. Vanno cambiate alcune regole e dobbiamo investire i fondi nelle apparecchiature specialistiche: lasciatemi solo un giorno di riposo, da lunedì sarò concentrato sul lavoro da fare”. L’assemblea ha inoltre eletto il nuovo Consiglio federale composto da Francesco Furnò, Marco Barilari, Natascia Demurtas, Roberto Ferrando, Pierluigi Giambra, Giorgio Chinellato, Luigi Canepuzzi, Alberto Biagino, Maria Pia Francescato, Elena Bonavita. Mauro Imparato di Lodi infine è stato confermato presidente del collegio dei revisori dei conti della Ficr.
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Sei Nazioni, Italia sconfitta in Inghilterra 41-18
LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Piccoli segnali di miglioramento, ma troppo poco per sperare di competere alla pari con i ‘Maestrì. Dopo la pesante sconfitta patita all’esordio contro la Francia sul terreno dell’Olimpico di Roma, l’Italrugby si arrende nel tempio di Twickenham all’Inghilterra, vincente con il punteggio di 41-18. Gli azzurri partono a testa bassa e già al 12′ realizzano la prima meta del match con un’azione rapida e spettacolare, finalizzata sull’out sinistro da Ioane. Garbisi, da posizione defilata, non infila la trasformazione. E’ invece preciso Farrell, al 9′, nel realizzare la punizione che fa da prologo alla prima marcatura dei padroni di casa, effettuata in mischia da Hill al 14′ dopo una serie di pick and go. Stavolta il kicker inglese non ci mette la ciliegina ed il sorpasso realizzato ma per poco, perchè l’8-8 porta la firma di Garbisi, preciso al 20′ su piazzato. Tanti gli errori degli inglesi, il cui gioco in ampiezza però mette in difficoltà i tricolori: Watson taglia come il burro la difesa ospite al 26′ e deposita al centro, chiamando Farrell ad una trasformazione piuttosto agevole. L’Italia non riesce più ad arginare il XV della Rosa, che stampa la terza meta del parziale iniziale proprio allo scadere: il TMO premia la schiacciata volante di May, Farrell fa sbattere l’ovale sul palo e il primo tempo va in archivio sul 20-8. La ripresa comincia con qualche scaramuccia e, soprattutto, un piazzato di Garbisi che accorcia lo score. Al 9′ però Garbisi si fa intercettare il passaggio da Watson che scappa in solitudine sino a oltrepassare la linea bianca. I campioni in carica e vice-iridati cercano l’allungo definitivo e lo trovano al 29′, ancora di forza, con il fisico di Willis. Farrell ci mette lo zampino e il solco è scavato. I cambi si susseguono ed è botta e risposta di mete: Allan, appena entrato, va a dama servito da Mori e poi trasforma (25′); Daly raccoglie l’assist di Robson e ripaga con la stessa moneta, beneficiando dei punti aggiuntivi di Farrell (27′). Finisce così 41-18 per l’Inghilterra, con l’Italia che subisce la 29esima sconfitta consecutiva nel Torneo.
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Governo Draghi, facciamo un po’ di chiarezza
La liquidità che sembra ormai dominare i partiti e i leader pare che per osmosi detti legge anche nell’interpretazione della politica italiana. Conte in una settimana è passato dall’essere insostituibile a un banchetto senza orpelli davanti a un non inquadrato palazzo del potere (Palazzo Chigi) da cui era stato già sfrattato. Spesso l’ho criticato politicamente ma la rapidità della sua uscita di scena (per ora senza paracadute) non mi è piaciuta sul piano etico. Quasi quasi ci siamo anche con SuperMario, popolarità alle stelle con gli italiani, ma giudizi già taglienti sulla lista dei ministri. Sembra Fanfani, no Forlani, macché, una brutta riedizione del pentapartito della Prima repubblica. Mettiamo allora un po’ di puntini sulle i. Il governo è più politico che tecnico, critica numero uno. Chiariamo allora che non ci sono governi tecnici puri, l’esecutivo è sempre di fatto politico. Lo era Monti, chiamato da Napolitano e dall’Europa a chiudere a colpi di spread e di inchieste la lunga stagione berlusconiana, tantomeno lo è Draghi che si è mostrato abile a duettare con i partiti dando loro ciò che serve per un appoggio in Parlamento ma senza deroghe alla sua linea.
Entrano di M5s, Forza Italia e Lega i non populisti, a Renzi e Leu il minimo dovuto, e al Pd un ministero a corrente. Poi certo ci saranno viceministri e sottosegretari a curare i vari mal di pancia, ma intanto il messaggio è chiaro. Riguardo ai tecnici, almeno di curriculum, Draghi (e Mattarella) si sono assicurati la fedeltà e la professionalità di chi dovrà gestire i soldi del Recovery, primo vero punto del programma. Innovazione tecnologica e trasformazione green cubano da sole circa 100 miliardi. Poi i partiti dovranno sgobbare e sudare, Orlando al Lavoro e Giorgetti allo Sviluppo economico avranno belle gatte da pelare. Critica numero due, ci sono troppe poche donne. Non credo che tra le priorità del capo dello Stato nel breve e drammatico discorso del 2 febbraio sera ci fosse l’ossessione del politicamente corretto, ma quella di salvare l’Italia. Tra le donne ce n’è una voluta fortemente dal Quirinale, ed è la Cartabia alla Giustizia. Una figura di alto profilo per fare quella riforma che l’Europa ci chiede da anni e di cui abbiamo bisogno per de-ideologizzare dopo Tangentopoli una macchina che non funziona in primis per i cittadini.
Critica numero tre, avete sentito Salvini? Quanto ci metterà a litigare con la Lamorgese sugli immigrati? E, con il passare del tempo, quanti altri attriti verranno fuori? Certo nelle grandi coalizioni le grandi differenze rimangono. Ma la grammatica valoriale data da Mattarella è chiara: il paese deve essere portato fuori dall’emergenza economica e da quella sanitaria. Poi, realisticamente, si tornerà al voto popolare. A proposito di sanità, lì rimango invece fortemente preoccupato. Il governo non aveva neanche giurato che i tecnici, quelli del comitato scientifico che di fatto ci governano (male) da un anno, con la scusa delle varie “varianti” già riparlavano di lockdown e scuole chiuse. Qui mi aspetto uno scatto di reni di Draghi e del suo esecutivo, anche perché sui vaccini siamo colpevolmente indietro. E’ come per i banchi a rotelle, soldi degli italiani buttati dalla finestra senza che nessuno paghi. Sentendo quanto costano i padiglioni primula, e vedendo il ritmo vaccinale nel Regni unito, sì che mi viene il magone, altro che bizantinismi sul pentapartito! (ITALPRESS).
Torino-Genoa finisce pari senza gol
TORINO (ITALPRESS) – Torino e Genoa non vanno oltre lo 0-0 nel match valido per la 22^ giornata di serie A. Più vivace il secondo tempo, rispetto al primo, nonostante le porte restino inviolate per tutta la gara. Alla mezzora si contano appena due occasioni, non di certo clamorose. Quella di Destro, per il Genoa, con il colpo di testa al 7′ alto sopra la traversa. L’altra di Belotti, alla mezzora per il Torino, salvata dall’intervento di Goldaniga. La ripresa inizia con un ritmo decisamente migliore. E’ ancora il Genoa ad andare più vicino al vantaggio, il tiro di Zappacosta al 56′ scuote il palo e vivacizza la partita. Il Toro sa bene che un altro pareggio, dopo quattro consecutivi, complicherebbe ulteriormente la situazione. Eppure, ad eccezione della conclusione di Lukic dal limite, che non crea grossi problemi al Genoa, la squadra granata non riesce mai ad andare oltre. Anzi, i liguri si dimostrano più in forma e con più voglia di portare a casa il risultato. Colpevoli soltanto di poca precisione nell’ultimo passaggio, come nel caso dell’ultima chance del subentrato Pjaca. Il pareggio, alla fine, soddisfa maggiormente la squadra di Ballardini, che sale a quota 25 e si gode la tranquilla situazione di classifica. Per il Torino, invece, è il quinto pari consecutivo in campionato: gli uomini di Nicola non sono mai riusciti a vincere, in questa stagione, una partita in casa. Con soli 17 punti in cascina, continuano a vivere davvero un periodo difficile, con crescente preoccupazione per quanto riguarda la zona retrocessione.
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Governo, Renzi “Grande passo avanti, noi ci siamo”
ROMA (ITALPRESS) – “Con il passaggio della campanella tra Conte e Draghi si chiude una lunga crisi di Governo. Stiamo ai fatti: è un grande passo in avanti. Oggi è davvero una bellissima giornata per tutte e tutti gli italiani. Il Governo Draghi ci consegna l’immagine di un’Italia che torna protagonista in tutti i tavoli internazionali. E’ tornata la fiducia innanzitutto sui mercati ma presto tornerà anche tra le piccole e medie imprese. E’ fondamentale non disperdere questo patrimonio e agire da subito. Noi ci siamo”. Così il leader di Iv, Matteo Renzi, nell sua enews. “Italia Viva ha aperto questa crisi per superare un immobilismo che era diventato pericoloso. Il gesto di coraggio che abbiamo compiuto è stato causa di tanti attacchi. I giornali internazionali ci stanno dando atto, in queste ore, di aver compiuto un’impresa e anche qualche commentatore nazionale si è staccato dal coro monocorde dei primi giorni della crisi”, aggiunge. “Ma ciò che realmente importa è che l’Italia oggi ha un governo già forte. La verità è che Italia Viva conta meno di prima ma l’Italia conta di più di prima. Abbiamo fatto una cosa difficilissima ma giusta per aiutare l’Italia a spendere bene i soldi che verranno, ad affrontare meglio le conseguenze della pandemia, a rilanciare sul futuro. Adesso il volante della macchina Italia è nelle salde mani di Mario Draghi. Buon lavoro a tutte e tutti i ministri. Ho ricevuto diverse email di persone critiche su taluni ministri. Capisco le obiezioni su alcune scelte. Devo però anche dire che i nuovi ingressi che conosco personalmente sono davvero straordinari. Molte delle scelte fatte sono davvero di grandissimo livello. Questo Governo ha tutto per far bene. E sono certo che la squadra di ministri politici troverà il modo per collaborare anche provenendo da storie radicalmente diverse. E poi c’è Draghi. Che non è poco, fidatevi. Dunque, avanti tutta. Inizia una pagina nuova nella storia di questo Paese. Sarà bello percorrerla con il sorriso di sempre”, conclude Renzi.
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M5s: Morra “O torna ai suoi valori o scomparirà”
ROMA (ITALPRESS) – “Il Movimento è nato con certi valori e deve tornare a essere una forza politica a difesa di quei valori. Mi sono innamorato del Movimento perchè oltre a farmi sognare era nato per difendere i deboli. Se tornerà a essere questo, e io mi batterò perchè avvenga, bene, altrimenti significa che anche questa esperienza politica sfiorirà avendo delusi tantissimi e scomparirà”. Così Nicola Morra, senatore M5S e presidente della Commissione Antimafia, in un video postato su Facebook.
“Facciamo sì che, costruendo una squadra, si possa evitare l’ulteriore deriva del Movimento. Pensiamo con la nostra testa, non inseguiamo falsi miti. Questo è il Movimento, nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, capace di ‘o Conte o mortè, poi dopo ‘mai Draghì e poi dopo ‘governo Draghì”, aggiunge.
“Il Movimento o torna a essere Movimento o sparirà. Ci sarà a breve l’elezione dell’organo collegiale, si spera, e vediamo di capire se si possa cambiare questa direzione di marcia. Altrimenti non possiamo far altro che evaporare e sparire. Dobbiamo tornare tutti in massa in trincea, nessuno escluso”, conclude Morra.
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Covid, 13.532 nuovi casi e 311 decessi nelle ultime 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Sono 13.532 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 13.908) a fronte di 290.534 tamponi effettuati su un totale di 35.962.939 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute – Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 311 i decessi. Con quelli di oggi diventano 2.710.819 i casi totali di Covid in Italia.
Attualmente i positivi sono 401.413 (-761 rispetto a ieri), 380.851 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 18.500 di cui 2.062 in terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 2.216.050 con un incremento di 13.973 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Lombardia (2.277), seguita da Campania (1.751), Emilia-Romagna (1.488), Lazio (1.060).
(ITALPRESS).








