Senza categoria

Europei U.23: tripletta d’oro per le squadre azzurre

ANTALYA (TURCHIA) (ITALPRESS) – E’ tutta d’oro l’Italia della scherma nella terza giornata dei Campionati Europei Under 23: ad Antalya, al debutto delle gare a squadre, arrivano tre ori azzurri in altrettante competizioni al tramonto di un lunedì perfetto che festeggia nel migliore dei modi la ricorrenza – in principio fu il 3 giugno 1909 – dei 115 anni dalla nascita della Federazione Italiana Scherma. Un trionfo griffato dai due team di fioretto, maschile e femminile, e dalla formazione degli sciabolatori. Una tripletta d’oro che regala all’Italia la vittoria nel Medagliere per Nazioni con una giornata d’anticipo nella competizione continentale. Il primo trionfo di giornata è del fioretto femminile con le firme di Anna Cristino, Aurora Grandis, Giulia Amore e Matilde Calvanese. Il team italiano, seguito a fondo pedana dai maestri Maria Elena Proietti ed Alessandro Puccini, membri dello staff tecnico del CT Stefano Cerioni, ha iniziato la gara con la larga vittoria per 45-22 sulla Romania. In semifinale le azzurre hanno avuto la meglio sulla Germania con il punteggio di 45-33 entrando così nella finale per l’oro. Nella sfida per il titolo le azzurre, assalto dopo assalto, hanno allargato la forbice contro l’Ucraina vincendo il titolo continentale grazie al 45-37 finale. Dopo meno di un’ora il secondo oro è arrivato grazie al fioretto maschile. Il quartetto composto da Alessio Di Tommaso, Giulio Lombardi, Damiano Di Veroli e Giuseppe Franzoni è entrato in gara nei quarti di finale con un match portato a casa agilmente contro la Svezia per 45-16. Gli azzurri, seguiti sempre a fondo pedana dai maestri Alessandro Puccini e Maria Elena Proietti a fondo pedana, hanno battuto la Germania in semifinale 45-30. In finale i fiorettisti italiani hanno controllato fin dalle prime fasi del match la Francia e portato a casa il primo gradino del podio grazie al punteggio di 45-26. Il tris azzurro è stato possibile grazie alla squadra della sciabola maschile. La formazione composta da Mattia Rea, Lorenzo Ottaviani, Lupo Veccia Scavalli e Marco Mastrullo è entrata in gara nei quarti di finale contro la Georgia con la vittoria, dopo una sfida equilibrata per 45-40. In semifinale l’Italia, seguita dai due tecnici Fabio Di Lauro e Diego Occhiuzzi dello staff del CT Nicola Zanotti, ha avuto la meglio sull’Ungheria con il punteggio di 45-39 grazie al soprasso nelle ultime tre frazioni dopo un inizio complicato. Il match per l’oro è stato sempre molto equilibrato con gli azzurri che hanno superato la Romania 45-42 facendo suonare così per la terza volta l’Inno di Mameli ad Antalya.
Una giornata trionfale, insomma, proprio nel giorno del 115° compleanno della FIS, sotto gli occhi del Presidente federale Paolo Azzi, in Turchia insieme al Vicepresidente Vincenzo De Bartolomeo. Ma per la spedizione guidata dal Capodelegazione Alberto Ancarani, nonostante l’aritmetico successo anticipato nel Medagliere (l’Italia ha 12 medaglie di cui 5 d’oro, un argento e sei bronzi, e nessuno può raggiungerla ad appena tre gare dal termine) non è ancora tempo di fermarsi nè sentirsi appagati. Domani, infatti, c’è la quarta ed ultima giornata ai Campionati Europei Under 23 di Antalya con le ultime tre competizioni a squadre. Dalle ore 8 in pedana la sciabola femminile (Alessia Di Carlo, Benedetta Fusetti, Michela Landi, Manuela Spica), la spada maschile (Filippo Armaleo, Enrico Piatti, Fabrizio Di Marco e Simone Mencarelli) e la spada femminile (Sara Maria Kowalczyk, Carola Maccagno, Gaia Caforio e Lucrezia Paulis) con l’obiettivo di chiudere in bellezza questa kermesse entusiasmante.
– Foto Ufficio Stampa Federscherma –
(ITALPRESS).

Pichetto Fratin “Obiettivo al 2050 anche il nucleare nel mix energetico”

BARI (ITALPRESS) – “La nostra idea di Green Deal è un Green Deal gestito, realistico”. Lo ha affermato a Bari il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, a margine di un incontro a sostegno del candidato sindaco del centrodestra, Fabio Romito.
“Il nostro obiettivo – ha proseguito – è quello che abbiamo sottoscritto come Paese: la neutralità al 2050, l’obiettivo di mantenere la temperatura terrestre secondo l’accordo di Parigi al 2030, quindi il passaggio alle rinnovabili e alle energie pulite; il ribaltamento di quello che è il rapporto odierno della produzione di energia elettrica che è per i due terzi da fossile e un terzo da rinnovabile e l’arrivo al 2030 ad avere i due terzi da rinnovabili e un terzo da fossile”. “Questo – ha aggiunto il ministro – significa un percorso che prevede dapprima la chiusura del carbone, che per quanto riguarda la regione Puglia significa la chiusura dell’impianto di Brindisi e quindi un impegno di reindustrializzazione forte che deve compensare tutto ciò. Successivamente significherà l’abbandono del petrolio andando alle rinnovabili coscienti di un fatto: l’aumento della domanda di consumo non può essere totalmente raggiunto con le rinnovabili ordinarie (fotovoltaico ed eolico), anche se io confido molto nell’eolico offshore in alto mare, dove c’è la continuità di vento. L’obiettivo al 2050 deve vedere per forza nel mix energetico l’energia nucleare. Questa è la grande operazione ambientale”.
– foto xa2 Italpress –
(ITALPRESS).

Europee, Reguzzoni “Puntare sul lavoro per recuperare competitività”

MILANO (ITALPRESS) – Bisogna “portare il lavoro in Europa: se non recuperiamo competitività delle nostre imprese e potere d’acquisto nelle nostre buste paga e nei nostri redditi, saremo sempre più poveri”. Lo spiega Marco Reguzzoni, candidato indipendente di Forza Italia, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano – Elezioni europee” dell’agenzia Italpress. Come si fa a recuperare? “Innanzitutto andando a interpretare in maniera intelligente le norme che altrimenti portano le nostre imprese fuori dal mercato o a combattere una concorrenza con le mani legate”, sottolinea. “Ad esempio abbiamo giustamente messo delle norme ambientali sulle tintorie perchè inquinano il mare, ma la stessa cosa non fanno l’Egitto e la Turchia: le nostre aziende hanno dei costi maggiori perchè devono applicare queste norme ambientali, mentre le tintorie turche o egiziane non ce li hanno. Quindi trasferiamo la produzione in Egitto e in Turchia, abbiamo il mare inquinato esattamente come prima, ma abbiamo perso il lavoro”, ricorda.
“Dall’altra parte, servono infrastrutture”. L’obiettivo è “dare spazio al Made in Italy”, difendendo “la produzione, l’industria, l’agricoltura, i nostri prodotti tipici e anche il nostro turismo: ne va della nostra immagine e del nostro lavoro. Sono l’autore della legge sull’etichettatura obbligatoria insieme a Santo Versace: sono il primo a dire che è inefficace perchè vale solo in Italia. Non basta una legge italiana, serve un Regolamento Europeo: se i nostri parlamentari in Europa non sono stati capaci in 10 anni di farla approvare, c’è un motivo politico”. Nel tessile “abbiamo perso 700mila occupati in 10 anni: è uno dei settori importanti della nostra economia”, come pure “il settore del mobile o l’agroalimentare. Quello che vale come etichettatura made in Italy per il tessile vale anche per la nostra passata: ora arriva una passata fatta in Cina e se ci scrivono ‘made in Italy’ questa diventa una passata italiana. In assenza di un regolamento europeo non possiamo impedirlo”.
Inoltre per difendere gli interessi delle aziende, “è assolutamente fattibile un sindacato del nord” per “difendere gli interessi specifici delle produzioni che tengono in piedi tutto il Paese: il sindacato, a differenza di un partito, difende dagli interessi precisi”, sottolinea. Sull’auto, poi, “stiamo prendendo le nostre tasse e le stiamo facendo finire in Cina: dobbiamo difendere la nostra produzione, anche dal punto di vista ambientale dobbiamo sempre far le cose pensando a tutte le conseguenze”, per evitare che ci sia “una perdita di industria e di produzione”. Sul contesto internazionale e la guerra in Ucraina, “bisogna avere una difesa comune, in modo che ci sia uno che parla e non ci sia spazio perchè il Macron di turno decida di fare la sua sparata. Serve un’Europa forte, è l’unica condizione che ci consentirà di mantenere questa pace che l’Europa ci ha garantito per 60 anni”.
Per Reguzzoni l’Europa “è fondamentale per tutti i problemi del nostro Paese, essere all’interno del Partito Popolare Europeo – che è il più grande partito d’Europa – è importante, soprattutto per dare una risposta a chi ha problemi relativi al lavoro, ai salari, alle buste paga, alle pensioni: se non sei in maggioranza, quelle risposte non le puoi dare”.
Per quanto riguarda le alleanze post-voto, “dipende come voteranno gli altri Paesi europei e dalle decisioni che prenderanno i leader. Salvini ha già detto che sta all’opposizione, quindi il voto alla Lega è un voto politicamente inutile, mentre invece il PPE, indipendentemente da quello che faranno gli altri, sarà al governo. Auspico che ci sia una vittoria di un centrodestra moderato in tutta Europa, se questo però non dovesse accadere si dovranno prendere altre decisioni, ma il Partito Popolare Europeo sarà in maggioranza. Ho scelto di candidarmi nel PPE, perchè in questo modo si possono difendere i nostri interessi”. Potrebbero esserci dei riflessi nazionali di questo voto? “Questo dipende dalle posizioni che prende Salvini: ho visto attaccare il presidente Mattarella in maniera pesante, questo è sbagliato, il Presidente della Repubblica non si attacca mai. Sono toni da campagna elettorale, credo che non ci si debba mai spingere oltre un certo livello”.

– foto Italpress –
(ITALPRESS).

Anche per Montreal scelto tris più morbido della gamma 2024

ROMA (ITALPRESS) – Il Gran Premio del Canada riporta la Formula 1 in Nord America dopo due gare consecutive in Europa, Imola e Monaco. Cambia quindi il continente ma non cambiano le mescole scelte per la nona prova stagionale, visto che, come nelle due ultime gare, anche a Montreal sarà di scena il tris più morbido della gamma 2024, composto da C3 come Hard, C4 come Medium e C5 come Soft. E’ una conferma per la pista canadese, un tracciato semi-permanente situato sull’isola artificiale di Notre-Dame, creata per l’Expo Universale del 1967. Lunga 4,361 chilometri e intitolata alla memoria di Gilles Villeneuve, la pista è composta da sei curve a sinistra e otto a destra ed è fra quelle con la velocità media più bassa di tutta la stagione. Stabilità in frenata e trazione in uscita dalle chicane e dalle curve più lente – c’è anche un tornante da affrontare prima di un rettilineo lunghissimo – sono fondamentali per essere competitivi, così come l’agilità nei cambi di direzione. A differenza di Monaco, a Montreal i sorpassi sono possibili, soprattutto in fondo al rettilineo che porta all’ultima chicane, alla cui uscita c’è quel Muro dei Campioni che ha assunto questa denominazione dopo che, nell’edizione 1999, tre campioni del mondo – Damon Hill, Michael Schumacher e Jacques Villeneuve – terminarono la loro corsa schiantandosi contro le barriere di protezione. Una delle novità di quest’anno sarà l’asfalto, completamente rifatto così come sono stati sostituiti i cordoli. Sulla carta, le caratteristiche di bassa rugosità e, quindi, aderenza ridotta dovrebbero essere state mantenute e la prima controprova la si avrà dalle misurazioni che i tecnici Pirelli effettueranno mercoledì. Bisogna tenere presente che la pista è solitamente usata soltanto dai montrealesi per delle passeggiate a piedi o in bicicletta; quindi, ogni anno i tempi sul giro si abbassano in maniera molto significativa man mano che le vetture girano. E’ inoltre possibile che, soprattutto il venerdì, il graining possa manifestarsi, in particolare sui composti più morbidi. Le forze laterali esercitate sui pneumatici sono molto limitate mentre sono più rilevanti quelle longitudinali ma, in assoluto, Montreal è uno degli appuntamenti più gentili con i pneumatici di tutta la stagione. Anche se non ai livelli di Monaco, anche a Montreal il tempo sul giro in qualifica lo si ottiene limando ogni spazio possibile nei passaggi vicino alle barriere di protezione e nei passaggi sui cordoli, quindi un altro fattore rilevante è la fiducia dei piloti che si riacquista giro dopo giro. Ogni errore ovviamente si può pagare a caro prezzo, ancor di più quest’anno visto che in uno dei punti dove era più facile finire fuori pista – la chicane fra la curva 4 e la 5 – la via di fuga ora è in erba mentre prima era in asfalto. L’edizione 2023 ha visto protagoniste tutte le mescole da asciutto, con un mix di strategie fra piloti che hanno scelto il doppio pit-stop (come i tre sul podio) e chi invece ha puntato sulla sosta singola, cercando di allungare il più possibile il primo stint. Va infatti considerato che la comparsa della safety-car è molto frequente e che quindi una prima parte di gara più lunga offre maggiori possibilità di minimizzare il tempo perso per il cambio gomme. Un’altra incognita tradizionale dell’appuntamento nel Quebec è legata alle condizioni meteorologiche, molto mutevoli anche all’inizio del mese di giugno. Non soltanto si può passare da giornate di pioggia fredde e ventose e ad altre assolate e calde ma anche nell’arco dello stesso giorno ci possono essere escursioni termiche importanti. Il Gran Premio del Canada è parte della massima competizione automobilistica dal 1967 ed è stato ospitato su tre tracciati diversi. Oltre all’attuale, si è infatti corso otto volte a Mosport, in Ontario, e due a Mont-Tremblant, poco meno di 150 chilometri a nord di Montreal, sempre in Quebec. In totale sono state 52 le edizioni disputate e due piloti – Michael Schumacher e Lewis Hamilton – si dividono il primato di successi con sette vittorie a testa e anche delle pole position (sei ciascuno). Fra i costruttori, la McLaren è regina di vittorie (13) e di pole (11) mentre la Ferrari primeggia come piazzamenti sul podio (37).
– Foto Ufficio Stampa Pirelli –
(ITALPRESS).

Ismett-Civico Palermo, operati tutti i bambini con problemi addominali

PALERMO (ITALPRESS) – Ismett si avvia a completare tutti gli interventi chirurgici sui piccoli pazienti riferiti da ARNAS Civico. Gli interventi rientrano nell’accordo di collaborazione siglato tra la Regione Siciliana, l’Assessorato Regionale della Salute, ARNAS Civico e l’Istituto Mediterraneo finalizzato al recupero delle liste d’attesa dell’Ospedale Di Cristina.
Il protocollo, firmato lo scorso 29 marzo alla presenza del Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, prevedeva la presa in carico da parte di Ismett dei pazienti pediatrici in lista d’attesa presso l’Ospedale Di Cristina di Palermo per interventi chirurgici addominali.
Gli ultimi due interventi, per esigenze dei familiari dei pazienti, verranno eseguiti nei prossimi giorni dalla equipe chirurgica guidata dal dr Davide Cintorino, Responsabile della Unità di Chirurgia Pediatrica dell’IRCCS Ismett, esaurendo così la lista d’attesa. “Questa è la buona sanità, di cui in Sicilia abbiamo numerosi esempi, e che dobbiamo avere sempre come modello – afferma il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani -. Essere riusciti, grazie a una sinergia tra il settore pubblico e quello privato di eccellenza, a fare eseguire gli interventi chirurgici su tutti i piccoli pazienti che ne avevano bisogno, in tempi ancora più celeri del previsto, mi riempie di grande gioia. Prosegue l’impegno del mio governo per risolvere il problema delle liste d’attesa per poter garantire a tutti i cittadini l’accesso alle cure in tempi ragionevoli”.
L’accordo prevedeva la conclusione del programma entro il 30 giugno, ma la collaborazione messa in atto fra le strutture ospedaliere e l’assessorato ha permesso di completare tutti gli interventi prima del termine previsto. “Abbiamo fatto di tutto – sottolinea Davide Cintorino – per offrire nel minor tempo possibile gli interventi a tutti i bambini che ne avevano bisogno. I bambini operati stanno tutti bene e sono stati dimessi. E’ stata una bella esperienza, un lavoro di squadra che ha visto impegnato il nostro team del Dipartimento di Pediatria e ha messo al centro la collaborazione tra le strutture, con l’obiettivo comune di offrire le migliori cure possibili ai piccoli pazienti”.
“La collaborazione fra strutture – spiega Walter Messina, Direttore Generale di ARNAS Civico – è stata fondamentale per riuscire ad arrivare a questo risultato. Due strutture di eccellenza e vicine nello spazio che hanno dimostrato che la sinergia messa in campo a favore dei pazienti e per limitare le reciproche problematiche è sicuramente alla base per una sanità sempre più all’avanguardia e vicina al cittadino”.

– foto ufficio stampa Ismett –
(ITALPRESS).

Le ricette Rare Book prendono vita in uno show-cooking di Sonia Peronaci

MILANO (ITALPRESS) – Le ricette di Rare Book – Una guida per l’alimentazione del paziente con Malattia di Fabry prendono vita alla Sonia Factory. Sonia Peronaci, imprenditrice digitale, cuoca, conduttrice televisiva e scrittrice, si è messa ai fornelli assistita dal professor Giuseppe Limongelli, direttore del Centro Coordinamento Malattie Rare della Regione Campania, Francesca Dongiglio, Nutrizionista presso il medesimo centro del professore, e Stefania Tobaldini, Presidente Associazione Italiana Anderson-Fabry (AIAF APS), e, tra una marinatura ed un’emulsione, ha condotto il suo pubblico in un viaggio alla scoperta di come la nutrizione può essere un’alleata per la gestione delle malattie rare.
Rare Book è il protagonista del più ampio progetto Fabry’s Kitchen portato a febbraio all’attenzione delle istituzioni, promosso dal Centro Malattie Rare della Regione Campania in collaborazione con l’Associazione Italiana Anderson-Fabry (AIAF APS) e il suo Comitato Scientifico insieme a clinici esperti della patologia e di nutrizione ed alimentazione ed è stato realizzato con il contributo non condizionante di Chiesi Global Rare Diseases. Primo strumento che fornisce indicazioni alimentari specifiche per le problematiche correlate alla Malattia di Fabry, vuole essere una guida all’educazione alimentare specifica per persone con questa malattia con l’obiettivo di aiutarli a conoscere le caratteristiche degli alimenti e a preparare piatti gustosi da condividere anche nel piacere della convivialità.
“La semplicità aiuta a cucinare con più voglia – afferma Sonia Peronaci -. Quando si riceve la diagnosi di una malattia e il suggerimento dei medici di evitare cibi, ci si può far prendere dallo sconforto e non vivere più la cucina come una passione e un piacere da condividere. Sono appassionata di cucina e convinta che il benessere dell’intestino partecipi alla felicità del corpo e della mente. E perchè questo non può valere anche per chi convive con una malattia rara?”.
Detto fatto nello show-cooking Sonia con i suoi ospiti si è cimentata nella preparazione di una quinoa con carpaccio di pesce spada, pomodorini e rucola.
La Malattia di Fabry è una patologia genetica rara (la sua prevalenza non supera 1 caso su 2000 persone) che a causa della carenza di una proteina deputata alla funzione di scomposizione all’interno delle cellule di una particolare categoria di grassi, può danneggiare le cellule stesse del corpo e portare a complicanze coinvolgendo diversi organi. Per tale motivo, la Malattia di Fabry viene definita multisistemica, colpendo infatti cuore, reni, intestino, sistema nervoso, orecchie e occhi. Nella sua forma più grave le complicanze possono essere l’insufficienza renale, la cardiomiopatia e lo scompenso cardiaco, gli attacchi ischemici cerebrali e altri disturbi neurologici, oltre ai disturbi gastrointestinali che possono manifestarsi sin dall’età pediatrica.
“Rare Book ha il principale obiettivo di parlare di persone con malattia rara – afferma il professor Limongelli -. In particolare, la malattia di Anderson Fabry è ancora oggi sottodiagnosticata o con ritardo diagnostico anche oltre i 10 anni. I suoi sintomi sono spesso aspecifici inducendo il medico ad indagare prima patologie più comuni, come infezioni delle vie urinarie o ipertensione arteriosa, o talvolta sono misinterpretati. Ad esempio, i sintomi gastrointestinali della malattia di Fabry possono essere erroneamente ricondotti a ‘disturbi funzionali”.
La terapia dietetica si dimostra essere un supporto fondamentale nella cura dei pazienti con Malattia di Fabry, soprattutto per quel che riguarda i disturbi gastrointestinali. La dottoressa Francesca Dongiglio spiega “Alcuni carboidrati a catena corta causano un peggioramento della gravità dei sintomi gastrointestinali. Questo si deve ai processi fermentativi da parte dei microrganismi intestinali, che potrebbero determinare un’eccessiva produzione di gas e altri metaboliti, contribuendo a flatulenza, gonfiore, dolore addominale, aumentata secrezione di liquidi ed un aumento o riduzione del transito intestinale. Questi carboidrati sono presenti soprattutto nel latte e nei latticini, in alcuni cereali e in alcuni tipi di verdura e frutta. Ciò suggerisce l’utilizzo di un protocollo dietetico a ridotto contenuto di Fermentabili, Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e (And) Polioli (FODMAP)”.
Gli alimenti che si possono incontrare nella normale alimentazione ricchi dei principali FODMAP sono: frutta, miele, sciroppi di fruttosio (contenenti il fruttosio); latte e latticini (con lattosio); frumento, cipolla, aglio (ricchi di fruttani); fagioli, lenticchie, legumi come la soia (con i galattani); frutta a nocciolo come albicocche, ciliegie, pesche, prugne e dolcificanti contenenti sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo (contenenti i polioli).
“I sintomi gastrointestinali legati alla malattia di Anderson-Fabry – specifica Stefania Tobaldini – condizionano in modo significativo la quotidianità e la socialità delle persone che convivono con questa patologia. Si tratta di una tematica su cui AIAF sta ponendo da tempo molta attenzione, tanto da metterla al centro del Meeting Nazionale dello scorso anno. Il ricettario è uno strumento educazionale che, partendo dall’ABC dell’alimentazione, vuole accompagnare i pazienti a conoscere le caratteristiche degli alimenti e dare degli spunti per preparare dei piatti che possano alleviare specificamente la sintomatologia gastrointestinale e far ritrovare il piacere della convivialità e siamo molto felici di aver contribuito alla sua realizzazione. La diffusione di questo ricettario rappresenta per AIAF anche una preziosa occasione per sottolineare l’importanza di una valutazione nutrizionale dei pazienti”.
La figura del nutrizionista ha iniziato ad assumere un ruolo importante nella presa in carico multidisciplinare di questi pazienti. Nonostante ciò, le esperienze in tal senso, a livello nazionale, sono ancora limitate.
“Esistono quasi 10.000 Malattie Rare e per la stragrande maggioranza non esiste un trattamento disponibile. In Chiesi Global Rare Diseases ci sentiamo chiamati non solo a offrire terapie e soluzioni innovative attraverso programmi di ricerca e allo sviluppo per quelle comunità in cui esistono poche o nessuna alternativa terapeutica, ma anche a considerare tutti i bisogni quotidiani dei pazienti e delle loro famiglie – afferma Alessandra Vignoli, Head of Mediterranean Cluster, Chiesi Global Rare Diseases -. Siamo entusiasti di sostenere iniziative come Fabry’s Kitchen, un progetto che riflette appieno il nostro impegno nel prenderci cura del paziente in ogni momento della sua quotidianità in linea con il nostro approccio di creazione di valore condiviso, e ci offriamo come partner attivo del Sistema Salute per costruire insieme un approccio più olistico a sostegno della comunità delle malattie rare”.

– foto ufficio stampa McCann Health Boot –
(ITALPRESS).

Real XV, buon divertimento e lambrusco ad Ancelotti

Incontrai Santiago Bernabeu a Belgrado, nel ’73, finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Ajax. Parlammo anche, cosa non riuscita ai giornalisti di tutto il mondo ch’erano lì per il grande evento. Una chiacchierata (per me) emozionante ottenuta non per merito mio ma per bontà sua. Il signore in grisaglia mi aveva sentito chiamare un collega a voce alta e mi colse a volo:”E’ bolognese, lei?” “Sì”. (In un certo senso. Vivevo e lavoravo a Bologna). “Sono Santiago Bernabeu, mio fratello ha studiato per anni nella sua bella città, al Collegio di Spagna…Io amo Bologna”. A parte poche battute in rossoblù gli chiesi perchè fosse a Belgrado senza il Real in finale. “Cerco di non mancare mai il match decisivo. La Coppa dei Campioni è come se fosse nostra”. Ne aveva già vinte sei – complessivamente 36 trofei – il signore cui Francisco Franco aveva concesso l’onore di dare il nome – ancora vivente – allo stadio madridista. In quel momento era in crisi, anche personale – se ne sarebbe andato quattr’anni dopo – ma sul Real non aveva dubbi: “Vincerà tante coppe. Nella Liga non abbiamo rivali, il nostro gol è l’Europa”.
Immagino che Ancelotti consideri Santiago un suo avo sportivo, come Alfredo Di Stefano che di Coppecampioni ne ha vinte cinque anche lui, giocando. E adesso che cerco di magnificare Carlo mi butto a definirlo – come la Saeta Rubia in campo e in panca – ispiratore di un calcio totale oltre al nominatissimo calcio olandese, nel senso che a Crujiff e la sua banda di artisti mancava il senso della vittoria anche senza spettacolo. Carlo non è regista di film intellettuali all’Antonioni, naviga piuttosto fra Vittorio De Sica e Sergio Leone, fra humour e pistole, senza mitraglia. Anche sabato sera, davanti a un Borussia sturm und drang, il suo Real ha mostrato una platonica sofferenza. Poi ha vinto. Coppa dei Campioni n.15. Aveva ragione Santiago Bernabeu.
L’ho scoperto ragazzo, quando diciannovenne, con una doppietta rifilata alla Triestina, portò il Parma in B e lo premiai col Guerin d’Oro. D’allora Ancelotti è cresciuto fino a raggiungere livelli di qualità straordinaria da giocatore e da tecnico, senza mai autoproclamarsi inventore del calcio, pratica assai diffusa nel suo mondo. E ora ricorderà quando aiutò Berlusconi a proclamarsi re d’Europa perchè risultava che avesse superato il Real per numero di trofei. Vorrei anche dire – volendogli bene – che ammiro da sempre la sua capacità di vivere con semplicità i fatti quotidiani e i grandi eventi. Così come nell’ennesima vittoria mi ritrovo accanto a lui – forse anche più severo – a rammentare il vergognoso comportamento della Triade juventina che lo diede in pasto ai buzzurri. E mi diverte l’idea di indovinare come avranno reagito i sapientoni napoletani e i loro virgulti davanti alla vittoria di Carlo in Champions, loro che lo hanno praticamente ripudiato e definito bollito o addirittura…procuratore di suo figlio. Non ho altre parole, per Carlo, se non un “Buon divertimento e lambrusco”. Lo champagne lo lasciamo ai vittoriosi occasionali.

E.ON inaugura un nuovo punto a Monza e supporta la Marcia “Formula Uno”

MONZA (ITALPRESS) – Essere presenti sul territorio e stare vicino ai cittadini per aiutarli ad orientarsi nelle loro scelte relative al mondo dell’energia, soprattutto dopo la fine del mercato tutelato. E’ questo lo scopo della presenza di E.ON sul territorio di Monza Brianza, che oggi trova un esempio concreto nell’apertura di uno sportello dedicato in via Cavallotti a Monza.
Secondo il CEO di E.ON Luca Conti, “l’obiettivo è continuare il percorso di crescita e farlo secondo i principi di sostenibilità, digitalizzazione e grande attenzione per il cliente”.
“In Italia abbiamo circa un milione e 100mila clienti, mentre in Europa siamo attorno ai 48 milioni – ha aggiunto – Abbiamo inoltre 1,6 milioni di chilometri di reti di distribuzione e una posizione di leadership nel mondo dell’efficienza energetica della generazione distribuita”.
La presenza di E.ON sul territorio di Monza non è casuale e arriva a pochi mesi dall’asta sul servizio elettrico a tutele graduali.
“Per noi è andata benissimo. Ci siamo aggiudicati il famoso quarto lotto, ovvero le province di Monza-Brianza, Lecco, Savona e Imperia. Siamo convinti che ci sia la possibilità di fare molto bene portando ai cittadini i nostri valori di sostenibilità, attenzione alla transizione energetica e capillarità sul territorio”, ha commentato Conti parlando di un’area che andrà a coprire circa 165mila clienti.
In merito all’inaugurazione di oggi, il CEO di E.ON ha sottolineato che “Monza-Brianza è una provincia alla quale siamo affezionati da tanti anni. Siamo presenti sul territorio e per noi è motivo di orgoglio esserlo ancora di più. Ai cittadini di Monza possiamo assicurare che saremo all’altezza delle loro aspettative, a partire da questo sportello dove potranno trovare tutte le informazioni per la loro fornitura energetica e sceglierci anche per le soluzioni di efficienza energetica”.
Secondo l’assessore comunale all’Ambiente, Energia e Mobilità Giada Turato “per traguardare verso gli obiettivi europei di transizione energetica, il settore pubblico ha assolutamente bisogno della collaborazione, delle contaminazioni professionali e dell’attività di comunicazione ai cittadini del settore privato”.
“Quest’ultima, assieme all’investimento infrastrutturale sul territorio, è fondamentale per raggiungere la transizione energetica. Ben vengano quindi punti di informazioni fisici presenti sul territorio”, ha concluso.
siamo onorati di sostenere la 44ª Marcia “Formula Uno” supportando
E.ON quest’anno sostiene “Formula Uno”, la storica marcia non competitiva di LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che si terrà quest’anno il 2 giugno all’Autodromo Nazionale
di Monza, coinvolgendo oltre 8.000 persone, grandi e piccini e anche amici a quattro zampe. Ognuno degli iscritti contribuirà a sostenere i servizi di assistenza e prevenzione di CASA LILT a Monza, il più grande polo di prevenzione oncologica
della Brianza. “Siamo onorati di sostenere la 44ª Marcia “Formula Uno” supportando la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori in nome della solidarietà e dello sport”, ha commentato Conti.

– foto xh7/Italpress –
(ITALPRESS).