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La Russa “L’Italia guarda al futuro con determinazione”

ROMA (ITALPRESS) – “Oggi sventola alto e fiero il Tricolore, simbolo di una Nazione che guarda al futuro con determinazione ma anche con la consapevolezza della propria storia e delle proprie radici”. Così sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che aggiunge: “La Festa della Repubblica è anche un importante momento di riflessione sul percorso compiuto dalla nostra amata Italia: il 2 giugno 1946, attraverso un referendum a suffragio universale, il popolo scelse la Repubblica e contestualmente elesse i membri dell’Assemblea Costituente incaricata di redigere la Carta costituzionale. Oggi come ieri, perpetuiamo questa storia, mantenendo alti i valori della democrazia, della libertà e della sovranità della nostra Patria. Auguri a tutti gli italiani. Buona Festa della Repubblica!”.
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Fontana “Ricordare radici e valori di libertà e democrazia”

ROMA (ITALPRESS) – “La Festa della Repubblica ci porta alle radici di una storia di 78 anni, che nasce dalla partecipazione di cittadini e cittadine, dalla speranza e dalla voglia di ricominciare, e ricostruire, dopo la liberazione dal nazifascismo e la fine della guerra. Guida in questo cammino è stata, ed è, la Costituzione, di cui abbiamo celebrato l’anno scorso i 75 anni. Il 2 Giugno rappresenta inoltre l’occasione per tornare a esprimere la più sentita riconoscenza a chi ha dato la vita per la libertà e la democrazia e a chi ne ha difeso e continua a difendere i valori. L’auspicio è che il loro esempio possa essere faro per le nuove generazioni”. Lo dichiara il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
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Casellati “Avanti sul premierato, nessun pericolo di deriva autoritaria”

ROMA (ITALPRESS) – “Ho atteso un anno prima di presentare il testo della riforma per aprirmi al confronto con tutti e prioritariamente con le opposizioni. Ho rinunciato all’elezione diretta del capo dello Stato, prevista dal nostro programma, virando verso il premierato per andare incontro alla richiesta delle minoranze. Io ho fatto la mia parte, ma dialogo è contribuire alla costruzione di un progetto, non presentare 3.250 emendamenti ostruzionistici in Aula e 2.600 in Commissione. Uno schiaffo alla Costituzione. Saranno comunque gli italiani a decidere”. Così, in merito alla riforma del premierato, il ministro Elisabetta Casellati, in una intervista al Corriere della Sera.
“L’offesa non fa parte del mio stile – aggiunge il ministro delle Riforme di FI, in merito allo scontro in Aula con il capogruppo di Iv, Borghi -. La dialettica politica non può mai far venir meno il rispetto personale e istituzionale, che invece in più occasioni ha fatto mancare nei miei confronti il senatore Borghi. Le plurime contestazioni riguardavano, per i senatori a vita, il termine ‘eliminarè che ho usato nel mio intervento. Con il gesto della mano ho accompagnato la frase ‘eliminazione dell’istitutò e non altro. Attendo il riscontro del video, della lettura del labiale insieme alle scuse”. E facendo riferimento alla sinistra, che oggi manifesterà per la Repubblica e contro il premierato., commenta: “Alla faccia del dialogo. Manifestare in una giornata simbolo di un’Italia unita nei valori della libertà e della democrazia fa orrore. Il 2 giugno del 1946 i giornali, con la scelta della Repubblica, titolavano sul diritto sovrano del popolo a decidere dei propri destini. Dopo 76 anni dalla Costituzione non si può accettare l’idea che gli elettori non siano maturi per scegliere non solo i loro rappresentanti, ma anche chi li governerà. Con la riforma il Parlamento resterà centrale perchè manterrà il potere più rilevante che è quello di dare e revocare la fiducia al premier e quindi di ‘fare e disfarè il governo. Come osserva il professor Barbera, attuale presidente della Corte costituzionale: ‘L’elezione diretta del premier è quella più in armonia con i poteri del Parlamentò. Non c’è quindi alcun pericolo di deriva autoritaria, di lacerazione del tessuto costituzionale, di rottura dell’ordine repubblicano. Chi evoca ancora il ritorno al fascismo, mi ricorda l’ultimo soldato giapponese che combatteva nelle Filippine non sapendo che la guerra era finita”.
Poi sui poteri per il Capo dello Stato e se avrà un ruolo politico affievolito, non potendo più sciogliere le Camere: “Nessun affievolimento – spiega – perchè il presidente della Repubblica non ha alcun potere politico. E’ super partes come garante dell’unità nazionale e dei valori costituzionali. Le sue prerogative non sono state toccate. Il presidente del Consiglio ha invece poteri di indirizzo politico. La riforma limita le occasioni in cui il Capo dello Stato era costretto a dilatare la ‘fisarmonicà dei suoi poteri per supplire all’incapacità della politica. Per questo la riforma introduce una articolata regolamentazione di tutte le crisi di governo definendo le soluzioni possibili. Spetta ai partiti assumersi la responsabilità di fronteggiare le tensioni per porre il capo dello Stato al riparo dalle contingenze dell’agone politico”. E sulla nomina dei senatori a vita: “Nessuno contesta il prestigio che personalità autorevoli hanno dato al Senato – sottolinea -. L’abrogazione di questo istituto ha due ragioni: la prima dipende dalla volontà di costruire il più possibile su base elettiva tutti gli organi di rappresentanza; concetto sostenuto con forza dalle sinistre in Assemblea costituente. La seconda ragione è dovuta al taglio dei parlamentari per cui la presenza dei senatori a vita potrebbe determinare uno squilibrio tra maggioranza e opposizione, come è già successo in passato”.
“Potremo disegnare la nuova legge elettorale solo dopo il passaggio del testo dal Senato alla Camera, quando avremo l’ossatura della riforma – aggiunge -. Parlare oggi di ballottaggio o di ogni altra ipotesi è prematuro”. “Il premierato – tiene a precisare – è una riforma per l’Italia, non per il centrodestra. Garantisce stabilità, capacità per le famiglie e per le imprese di programmare il loro futuro, serve ad attrarre investimenti, dà credibilità a livello internazionale. Se da 40 anni, da destra e da sinistra, si cerca di cambiare la forma di governo, vuol dire che il modello attuale non ha funzionato. ‘O la va o la spaccà dà la dimensione dell’importanza che la Meloni attribuisce al premierato non per sè stessa, ma per il bene degli italiani”. “La volontà riformatrice di un governo non si può fermare di fronte alle crociate ideologiche – aggiunge -. Nel 2022 il centrodestra ha vinto con un programma chiaro. Condividere le riforme sarebbe importante, ma finora dall’opposizione abbiamo registrato solo ‘no a prescinderè. Se l’alternativa è stare fermi e vivacchiare, allora è meglio andare avanti da soli”.
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Real Madrid sul tetto d’Europa, Dortmund ko 2-0 in finale

LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Il Real Madrid alza la quindicesima Champions League della sua storia, battendo a Wembley per 2-0 il Borussia Dortmund grazie alle reti, tutte nel secondo tempo, di Carvajal e Vinicius. Finale amara per i tedeschi, più volte riusciti a mettere in difficoltà gli spagnoli durante la gara. Inizio di partita abbastanza cauto da parte di entrambe le formazioni – con qualche interruzione nei primi minuti per delle invasioni di campo -, con la squadra di Terzic che cerca spesso la profondità di fronte ad un Real Madrid votato al palleggio. La prima potenziale occasione per il vantaggio ce l’hanno i tedeschi, con Fullkrug che riceve il pallone in area e lo gira con il sinistro colpendo il palo a Courtois battuto, seppur in sospetta posizione di fuorigioco. Col passare dei minuti il Borussia Dortmund si fa sempre più aggressivo e lo dimostrerà concretamente al 41′, con Sabitzer che lasciato libero sulla trequarti madridista tenta il destro potente sul quale Courtois interviene in tuffo. Trama tattica che sembra poi invertirsi in avvio di ripresa, con i blancos che nei primi cinque minuti si fanno pericolosi con la punizione dal limite di Kroos, parata da Kobel. Tuttavia il Real Madrid non appare brillante, con i gialloneri subito pronti a sfruttare ogni errore della retroguardia spagnola. Al 63′ è ancora pericoloso Fullkrug, che si fa trovare pronto sul cross di Adeyemi ma di testa non impensierisce Courtois. Parziale che si sbloccherà però al 74′, con Carvajal che sul corner calciato dalla sinistra da Kroos taglia bene sul primo palo e di testa infila Kobel. 1-0 per l’undici di Ancelotti, che due minuti più tardi rischierà di diventare doppio con il cross a rimorchio di Camavinga per Bellingham che piazza il destro poco distante dal palo. Il risultato si indirizzerà però definitivamente al 83′, con l’errore di Maatsen che porta al suggerimento di Bellingham per Vinicius che batte Kobel siglando il 2-0. Anche un gol annullato per fuorigioco a Fullkrug nel finale di partita in cui il Real conserva il vantaggio acquisito laureandosi così campione d’Europa.
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Poker di bronzo firmato Italia agli Europei U.23

ANTALYA (TURCHIA) (ITALPRESS) – Poker di bronzo firmato Italia. La prima giornata di gare agli Europei Under 23 di Antalya regala alla spedizione azzurra ben quattro medaglie in tre competizioni: tutti sul terzo gradino del podio Alessio Di Tommaso e Giulio Lombardi nel fioretto maschile, la fiorettista Giulia Amore e lo sciabolatore Lupo Veccia Scavalli. Un ottimo avvio per il Tricolore nella kermesse continentale in Turchia, seppur con il rimpianto di aver mancato l’assalto all’oro. Le prime due medaglie dell’Italia sulle pedane turche sono arrivate dai fiorettisti. Il tabellone ad eliminazione diretta per Alessio Di Tommaso e Giulio Lombardi è iniziato nel turno dei 32 con le vittorie rispettivamente sul francese Spichiger 15-5 e sull’ungherese Bagdany 15-11. Negli ottavi di finale per entrambi i toscani vittorie all’ultima stoccata per 15-14: il carabiniere ha poi avuto la meglio sul polacco Bem mentre il portacolori delle Fiamme Gialle ha superato l’ungherese Toth. La certezza della medaglia è arrivata con le vittorie nei quarti di finale: per Di Tommaso sul polacco Podralski 15-8 e per Giulio Lombardi nel derby contro Damiano Di Veroli conclusosi con il punteggio di 15-11. In semifinale le sconfitte, rispettivamente, contro il tedesco Paul 15-4 e l’ungherese Szemes 15-12 hanno comunque permesso a Di Tommaso e Lombardi di salire sul terzo gradino del podio. Si è fermata nei quarti la corsa di Giuseppe Franzoni e Damiano Di Veroli che hanno chiuso al 5° e al 6° posto battuti dall’ungherese Szemes e nel derby da Lombardi. Per il fioretto maschile italiano, insomma, una prestazione complessiva importante e che fa ben sperare per la gara a squadre. Medaglia di bronzo anche per Giulia Amore nel fioretto femminile. L’atleta delle Fiamme Oro ha iniziato il suo percorso con i successi per 15-4 sulla britannica Castillo-Bernaus e 15-6 sulla spagnola Castro. La romana delle Fiamme Oro, ancora con un 15-6, ha poi avuto la meglio negli ottavi sulla tedesca Dhuique-Hein e si è assicurata il posto tra le “magnifiche 4” grazie al 15-9 sulla francese Audibert. In semifinale lo stop per Giulia Amore contro l’ucraina Myroniuk per 15-11, match che ha dirottato l’azzurra sul terzo gradino del podio. Stop nei quarti di finale per Aurora Grandis che ha chiuso 5°. L’atleta dell’Aeronautica Militare è stata fermata nel match per il podio dalla tedesca Morandi con il punteggio di 15-12. Le altre due azzurre, Anna Cristino e Matilde Calvanese, hanno chiuso la giornata rispettivamente in 9^ e 20^ posizione. L’ultima medaglia di giornata è arrivata dalla sciabola maschile ed è griffata da Lupo Veccia Scavalli. L’azzurro classe 2003 è entrato nel tabellone ad eliminazione diretta da numero 4 del seeding e nel primo match ha avuto la meglio sull’ungherese Dallos 15-11. Negli ottavi di finale successo al cardiopalma per il portacolori della Scherma Ariccia che ha superato l’ucraino Bohovin con il punteggio di 15-14. Le porte della “zona medaglie” per Veccia Scavalli si sono spalancate grazie alla vittoria, con il risultato di 15-10, contro il turco Caglayan. In semifinale la sconfitta contro il romeno Covaliu per 15-7 ha comunque permesso a Lupo di conquistare la prima medaglia europea della sua carriera. Un bronzo che luccica, come quelli dei suoi compagni. Per gli altri sciabolatori azzurri, infine, corsa interrotta sulla soglia dei “top 8”: 9° mattia Rea, 12° Lorenzo Ottaviani e 13° Marco Mastrullo. Domani la seconda giornata di gare con le altre tre competizioni individuali. Nella spada maschile saranno in pedana Filippo Armaleo, Fabrizio Di Marco, Simone Mencarelli, Enrico Piatti dalle 8 ore italiane. Alle 10 il via della spada femminile con Gaia Caforio, Sara Maria Kowalczyk, Carola Maccagno, Lucrezia Paulis. Chiude la giornata la sciabola femminile con le quattro azzurre Alessia Di Carlo, Benedetta Fusetti, Michela Landi e Manuela Spica.
– Foto Ufficio Stampa Federscherma –
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Giustizia, la separazione delle carriere dovrebbe mettere d’accordo tutti

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ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto di riforma costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti, e cosi si sono accesi i fuochi della contrapposizione. La destra esulta per la rivoluzione, la sinistra parla di involuzione. Si può solo sperare che questo tema non diventi un ennesimo focolaio di contrapposizione partigiana, insieme ad altri ancora. Ormai la politica italiana si adopera diabolicamente a dividere il Paese su ogni cosa, raramente ad assottigliare la catasta di pesi che opprimono i cittadini. Ma la “questione” magistratura dura da molto tempo, soprattutto l’annosa responsabilità civile del magistrato. Nel lontano 1987, si tenne un referendum abrogativo che mirava a cancellare alcune norme del codice di procedura civile per consentire ai cittadini che si sentissero danneggiati per dolo o colpa grave del magistrato di essere risarciti da quest’ultimo e non dallo Stato per i danni causati con la sentenza sbagliata.
Ricordiamo che il voto favorevole a questa proposta ottenne un grandissimo favore degli elettori, ma clamorosamente non si applicò. Clamorosamente, l’anno successivo, il governo mise in atto uno strumento legislativo che riportò in capo allo Stato l’eventuale risarcimento, nullificando il volere popolare orientato a ottenere con l’accertata responsabilità dolosa del magistrato un meccanismo equo di deterrenza verso comportamenti dolosi. Un errore clamoroso sotto ogni punto di vista che ha aperto da tempo una ferita grave sul tema della giustizia, alimentato fino ai giorni nostri da molti casi di eclatanti errori giudiziari, quasi tutti riguardanti personalità politiche che poi, dopo lunghissime traversie, hanno potuto essere scagionate dopo aver pagato per lunghi anni prezzi altissimi. Per queste ragioni e per tantissime altre ad esse legate, la convinzione assai diffusa che alcuni casi siano stati infettati da ragioni politiche, basterebbero a giustificare una riforma della giustizia.
Chi ha buon senso dovrebbe comprendere che il potere terzo della giustizia, per poter disporre di indipendenza, non tollera neanche il minimo errore che possa inficiare la sua natura rispetto alla disposizione costituzionale. Dunque, il fatto che si separi la carriera dei giudicanti dai requirenti, dopo i tanti fatti non virtuosi, dovrebbe essere sostenuto da tutti. Non a caso, il miglior servitore dello Stato come Giovanni Falcone aveva assai caldeggiato il provvedimento prima che venisse ucciso dalla mafia. Era la fine degli anni ’80 e su mia richiesta per la preparazione delle tesi di riforma della giustizia da discutere nelle assemblee da tenere a a Roma, Napoli e Milano, si pronunciò con nettezza per la separazione delle carriere, opinione che aveva maturato da tempo. Ora, la proposta del Ministro Carlo Nordio si limita a disciplinare nell’ordinamento giudiziario le carriere distinte, con concorsi distinti. Il tema che i nuovi organismi per l’esercizio disciplinare non siano coincidenti, e che i membri di tali organismi debbano essere sorteggiati tra soggetti del sistema giudiziario estratti a sorte, smentisce ogni dubbio sulla permeabilità del sistema utile per i governi di turno e per le corporazioni, come racconta l’incresciosa storia di Palamara.

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Ue, Meloni “Finita stagione dell’Italia col piattino in mano”

ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia non andrà più col piattino in mano in Europa. Quella stagione è finita, l’8 e 9 giugno possiamo archiviare quella stagione. Con la sinistra non governeremo mai in Italia e in Europa”. Così la premier Giorgia Meloni, parlando dal palco della manifestazione di Fratelli d’Italia in piazza del Popolo a Roma. “La sinistra è nervosa – aggiunge – perde lucidità e mostra rancore perchè quando le nebbie della propaganda si diradano rimangono le verità e gli argomenti finiscono. Resta la disperata carta del racconto del mostro, non smetteranno. Ora il nuovo sport nazionale della sinistra è dire che in Italia i diritti vengono compressi”.
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Bagnaia vince la Sprint del Mugello su Marquez, fuori Martin

SCARPERIA (ITALPRESS) – Pecco Bagnaia ha vinto la gara sprint del GP di Italia di MotoGP al Mugello. Il pilota Ducati ha chiuso in 19’30″251, precedendo Marc Marquez (Ducati Gresini, +1″469), autore di una gara all’attacco, terzo Pedro Acosta (Ktm, +4″147). Fuori Jorge Martin, leader del Mondiale, scivolato nella parte finale della gara mentre era terzo dopo essere stato sorpassato da Marquez. Quarta posizione per Franco Morbidelli (Ducati Prima Pramac), a 5″421, che ha anticipato Maverick Vinales (Aprilia, +7″693). Sesta la Ktm di Brad Binder (+8″271), settimo Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46), ottavo Alex Marquez (Ducati Gresini), nono Aleix Espargaro (Aprilia), decimo Raul Fernandez (Aprilia).
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