LOSANNA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – Il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna ha squalificato per quattro anni il pilota dell’Aprila Andrea Iannone per violazione dei regolamenti anti-doping. La sanzione decorre a partire dal dicembre del 2019. Iannone, che in un primo momento era stato sospeso per 18 mesi dal Tribunale della FIM, era risultato positivo al Drostanolone, uno steroide anabolizzante incluso nell’elenco delle sostanze vietate dalla Wada, durante il Gran Premio della Malesia. Il pilota italiano si è sempre detto innocente, spiegando che “la fonte della sostanza proibita era carne contaminata che aveva ingerito in Malesia prima del Gp di Sepang 2019 e che di conseguenza, avrebbe dovuto essere completamente assolto e che la decisione impugnata avrebbe dovuto essere annullata”. La Wada, da parte sua, ha chiesto che venisse inflitta una squalifica di quattro anni “sulla base del fatto che Iannone non era riuscito a stabilire in modo adeguato che l’origine dell’assunzione della sostanza derivasse da carne contaminata”. Il Tas, esaminati i due ricorsi, ha dato ragione alla Wada, sostenendo inoltre che “il gruppo di esperti di Iannone non è stato in grado di stabilire specificamente che vi fosse un problema di contaminazione della carne con il Drostanolone in Malesia”.
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Motomondiale, Tas squalifica 4 anni Iannone per doping
Rinviate gare regionali e nazionali di novembre e dicembre
ROMA (ITALPRESS) – Alla luce dell’attuale situazione legata alla pandemia da Covid-19, le competizioni regionali e nazionali di scherma olimpica e paralimpica, programmate nei mesi di novembre e dicembre, sono rinviate a data da destinarsi. Lo rende noto la Fis. Le stesse, per le quali si conferma comunque l’organizzazione e lo svolgimento, potranno essere svolte a partire dal mese di gennaio 2021, dipendentemente dall’evoluzione della situazione epidemiologica sul territorio nazionale.
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La Lega propone la riforma dell’Iva, Salvini “Rilanciare i consumi”
ROMA (ITALPRESS) – Taglio e rimodulazione delle aliquote Iva per fronteggiare la crisi e rilanciare i consumi. E’ la proposta della Lega illustrata dal leader, Matteo Salvini e dal senatore Alberto Bagnai. “Nell’ottica dello spirito collaborativo che ci vede fare proposte, abbiamo fatto i compiti a casa al posto del premier Conte, che nel giugno scorso, in occasione degli Stati Generali propose il taglio dell’Iva, come richiesto dalle associazione, della imprese, dai commercianti. Da giugno non abbiamo notizie di questo taglio dell’Iva che aiuterebbe famiglie e mercato interno: abbiamo fatto noi una proposta di taglio dell’Iva che darebbe un impulso alla ripresa dei consumi”, ha detto Salvini. Il senatore Bagnai è entrato nel merito della proposta: “La nostra idea è sempre stata quella di fare interventi più semplici e incisivi, la proposta che facciamo è un intervento sull’Iva nell’ordine di grandezza di una ventina di miliardi che razionalizzerebbe la struttura di questa imposta: in questo momento l’Italia è in deflazione, ma i prodotti alimentari sono tutti in crescita come prezzo, quindi stiamo assistendo ad una diminuzione di potere di acquisto nelle classi più deboli.
Noi proponiamo una rimodulazione delle aliquote Iva, a partire dall’abolizione delle aliquote super ridotte e portando le altre all’8 e al 20%, secondo una stima si lascerebbero così nelle tasche degli italiani 20,2 miliardi e si andrebbe verso una configurazione delle aliquote come quella di molti paesi europei, come la Germania”.
Per Salvini questa proposta “ci allineerebbe a quello che fa l’Europa, più europeisti di così… E passeremo da quattro a due aliquote, sarebbe una boccata d’ossigeno per l’intero sistema”.
“Stiamo parlando di 20 miliardi, una spinta al sostegno notevole, altro che decreto ristori, penso che su questo progetto non si possa che essere d’accordo – ha concluso il leader del Carroccio -. Lo ha proposto il governo ma non abbiamo più notizie, la crescita dello 0,5% va a compensare il costo del provvedimento: un taglio di tasse oggi che diventa maggior introito domani. Speriamo di avere una risposta dal presidente del Consiglio visto che è un progetto frutto di studi”.
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Migranti, Fedriga: “Necessari più controlli al confine italiano”
ROMA (ITALPRESS) – “Rivedere le politiche di controllo del confine italiano con i Paesi europei vicini”. Lo ha chiesto il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga in videoconferenza davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera nel corso di una audizione su sicurezza e immigrazione. Fedriga è intervenuto in merito all’esame del disegno di legge di conversione del decreto 130 del 21 ottobre, quello che ha portato disposizioni urgenti in particolare sul tema dell’immigrazione e della protezione internazionale.
Secondo il presidente del Friuli Venezia Giulia, “dovremmo usare anche le nuove tecnologie, come per esempio i radar notturni, per poter monitorare meglio questi ampi tratti di frontiera”.
In questo momento i confini con la Slovenia sono chiusi per decisione del governo di Lubiana, ha detto Fedriga, “ma il flusso di migranti non si è fermato lungo i 200 chilometri di territorio confinante: se prima gli immigrati irregolari si muovevano percorrendo i sentieri carsici a piedi, ora vengono trasportati a bordo di quattro ruote”.
Il governatore ha poi aggiunto: “Il potenziamento dell’accoglienza diffusa, non solo per i minori non accompagnati, è un altro problema: dai dati che abbiamo sul Friuli Venezia Giulia (aggiornati ad agosto 2020) sono 2997 le persone che sono state accolte, e Trieste emerge come l’area che ne sopporta la maggior incidenza. Quella dei minori stranieri è una questione che va a gravare sulle spese degli enti locali, dato che le risorse per i Comuni non sono sufficienti”.
Per questo il Friuli Venezia Giulia ha investito 2 milioni di euro a cui se ne aggiungono altri 200mila impiegati per spostare i neo-maggiorenni durante l’emergenza sanitaria. Ma “è emersa pure la scarsa propensione al rispetto delle regole di quarantena e isolamento da parte degli immigrati irregolari e non ci sono abbastanza forze in campo per effettuare un serio controllo di chi rientra nell’accoglienza diffusa”.
Secondo quanto riferito da Fedriga, c’erano 545 minori non accompagnati accolti in regione al 30 giugno scorso, di cui la stragrande maggioranza tra i 16 e 17 anni: “Dovremmo anche parlare dell’obbligo d’iscrizione all’anagrafe previsto dal decreto: concedere la carta d’identità a chiunque entri nel nostro territorio è un’ulteriore complicazione”.
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Corte Ue “Italia viola il diritto dell’Unione sulla qualità dell’aria”
LUSSEMBURGO (ITALPRESS) – L’Italia ha violato il diritto dell’Unione sulla qualità dell’aria. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
“I valori limite applicabili alle concentrazioni di particelle PM10 sono stati superati in maniera sistematica e continuata tra il 2008 e il 2017”, sottolinea la Corte.
Nel 2014, la Commissione europea aveva avviato un procedimento per inadempimento nei confronti dell’Italia in ragione del superamento sistematico e continuato, in un certo numero di zone del territorio italiano, dei valori limite fissati per le particelle PM10 dalla direttiva “qualità dell’aria” .
Secondo la Commissione, infatti, da una parte, dal 2008 l’Italia aveva superato, in maniera sistematica e continuata, nelle zone interessate, i valori limite giornaliero e annuale applicabili alle concentrazioni di particelle PM10, ai sensi dell’articolo 13, paragrafo 1, in combinato disposto con l’allegato XI, della direttiva “qualità dell’aria”.
D’altra parte, la Commissione muoveva censure all’Italia per non aver adempiuto l’obbligo di adottare misure appropriate al fine di garantire il rispetto dei valori limite fissati per le particelle PM10 nell’insieme delle zone interessate.
Ritenendo insufficienti i chiarimenti forniti in proposito dall’Italia nel corso della fase precontenziosa del procedimento, la Commissione, il 13 ottobre 2018, ha proposto dinanzi alla Corte un ricorso per inadempimento.
Nella sentenza pronunciata oggi la Corte, riunita in Grande Sezione su domanda dell’Italia, ha accolto il ricorso.
La Corte giudica la censura “fondata, alla luce degli elementi dedotti dalla Commissione per i periodi e le zone oggetto del procedimento”, e ricorda, anzitutto, che il fatto di superare i valori limite fissati per le particelle PM10 è sufficiente, di per sè, per poter accertare un inadempimento alle summenzionate disposizioni della direttiva “qualità dell’aria”.
La Corte dichiara che, dal 2008 al 2017 incluso, i valori limite giornaliero e annuale fissati per le particelle PM10 sono stati regolarmente superati nelle zone interessate. Secondo la Corte “il fatto che i valori limite in questione non siano stati superati nel corso di taluni anni durante il periodo considerato non osta all’accertamento, in una situazione siffatta, di un inadempimento sistematico e continuato alle disposizioni in parola”.
In caso di superamento dei valori limite dopo il termine previsto per la loro applicazione, lo Stato membro interessato è tenuto a redigere un piano relativo alla qualità dell’aria che risponda ai requisiti della direttiva, “segnatamente a quello di prevedere le misure adeguate affinchè il periodo di superamento di tali valori limite sia il più breve possibile”. La Corte dichiara che “l’Italia non ha manifestamente adottato, in tempo utile, le misure in tal senso imposte”.
“Il superamento dei valori limite giornaliero e annuale fissati per le PM10 è rimasto sistematico e continuato per almeno otto anni nelle zone interessate, che, nonostante il processo inteso a conseguire tali valori limite, in corso in Italia, le misure previste dai piani per la qualità dell’aria sottoposti alla Corte, segnatamente quelle intese a indurre cambiamenti strutturali (specificamente con riguardo ai fattori principali di inquinamento) – prosegue la Corte -, per una grande maggioranza di esse sono state previste solo in tempi estremamente recenti e che molti di questi piani dichiarano una durata di realizzazione degli obiettivi relativi alla qualità dell’aria che può essere di diversi anni, se non addirittura di due decenni dopo l’entrata in vigore di detti valori limite”.
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L’agricoltura resiste alla pandemia e si prepara al rilancio
ROMA (ITALPRESS) – Il 2020 sarà ricordato per la pandemia, con le sue gravissime ripercussioni in termini di vite umane e di danni al sistema economico. Un periodo complesso e delicato, durante il quale, però, la filiera agricola a ogni livello ha continuato a funzionare con grande capacità, nonostante il lockdown e le misure di restrizione, facendo sì che gli esercizi commerciali fossero sempre riforniti di prodotti alimentari, senza interruzione alle catene di produzione, distribuzione e vendita, confermando di essere un asset strategico per lo sviluppo del nostro Paese. E’ quanto emerge dalla Relazione Annuale 2020 della Fondazione Enpaia, presentata nella Sala Capitolare del Senato.
A dicembre 2019 risultavano iscritti all’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura (Enpaia) 42.647 lavoratori (+2,5% rispetto al 2018) impiegati presso 9.185 aziende (+2,9%). L’Emilia-Romagna si conferma la Regione con il maggior numero di iscritti attivi (oltre 6mila), seguita da Veneto, Toscana e Lombardia.
Il 2019, inoltre, si è chiuso con un avanzo economico di 15 milioni di euro e prestazioni erogate per 162.881.390 euro.
A dimostrazione della vicinanza ai bisogni degli associati nella gestione della crisi, la Fondazione ha provveduto alla sospensione dei versamenti contributivi fino al 30 settembre, riprogrammandone la riscossione a partire da ottobre.
Dalla Relazione emerge però “la necessità che il Governo incentivi il contributo dei soggetti privati alla ripresa, soprattutto sul fronte fiscale”, sottolinea la Fondazione Enpaia. Rammarico, inoltre, viene espresso “per la mancata detassazione delle misure di sostegno diretto agli iscritti che gli Enti di previdenza privati hanno approntato durante la pandemia”.
Con la Relazione 2020 la Fondazione Enpaia traccia, infine, un nuovo percorso di rinascita del settore agricolo, auspicando “un maggiore coinvolgimento nella innovazione tecnologica e nell’uso dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di sostenere le imprese nel loro sviluppo, in una prospettiva di allargamento dei mercati e di miglioramento della qualità della produzione”.
Per il presidente di Enpaia Giorgio Piazza “la Fondazione Enpaia ha una struttura previdenziale solida e in costante espansione nell’attuale contesto macroeconomico, nonostante le difficoltà dovute alla crisi generata dalla pandemia. Alle istituzioni politiche e di Governo chiedo di condividere e supportare i nostri obiettivi, definendo un assetto normativo e fiscale all’altezza delle sfide della nuova normalità imposta dall’emergenza sanitaria”.
Secondo il direttore generale della Fondazione Enpaia, Roberto Diacetti, “le casse previdenziali rappresentano un importante strumento di sviluppo del nostro Paese, garantendo ai propri iscritti, oltre alle prestazioni pensionistiche, un welfare attivo, innovativo e dinamico e investimenti in economia reale e nel mondo dell’agricoltura. La Fondazione Enpaia, pur salvaguardando l’equilibrio tra prudenza e redditività negli investimenti, continuerà anche nel 2020 a guardare con interesse quelli mission related e quelli di carattere infrastrutturale e ESG”.
Per il sottosegretario all’Economia e Finanze, Pier Paolo Baretta, “la pandemia ha reso evidente il peso e il ruolo dell’agricoltura, dell’agroalimentare e dell’agroindustriale, che devono diventare strategici nello sviluppo della nostra economia. Mi congratulo per l’attività di Enpaia come Osservatorio nella valutazione delle dinamiche del settore e ritengo decisivo affiancare i propri iscritti costruendo allo stesso tempo forme di assistenza e di partecipazione. Occorre, tuttavia, un salto di qualità anche nelle politiche finanziarie, perchè le Casse sono fondamentali anche come operatori finanziari in un’ottica di lungo periodo”.
“Enpaia si è distinta in questo difficile periodo per la sospensione dei contributi e si tratta di buone pratiche nel rispetto di una nuova visione dell’economia – ha detto Stanislao Di Piazza, sottosegretario al Lavoro -. Anche il Governo con il decreto Ristori bis ha seguito questa linea della decontribuzione ed è disposto a sostenere l’intero comparto”.
Il presidente della Commissione Bicamerale degli enti gestori di previdenza, Sergio Puglia, ha condiviso la scelta di Enpaia “di prevedere, in questa fase, la sospensione dei contributi”.
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Banche, richieste al Fondo di Garanzia superano i 101 miliardi di euro
ROMA (ITALPRESS) – “Prosegue l’efficacia dei prestiti richiesti al Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese: ieri, 9 novembre, hanno superato i 101 miliardi di euro, per un milione 252 mila domande, di cui 975 mila fino a 30 mila euro, per oltre 19 miliardi di euro”. Lo afferma l’Associazione Bancaria Italiana in una nota.
L’ABI rileva che “più prosegue e si aggrava la pandemia, più a lungo sono utili questi finanziamenti che occorreranno anche oltre la scadenza finora fissata a fine anno, per la resilienza e la ripresa delle piccole e medie imprese”.
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Ginnastica, Tecchi “Bravi a reagire alla pandemia, fiero della Fgi”
ROMA (ITALPRESS) – “Avrei anche preferito avere un rivale. La competizione stimola a fare meglio. C’è ancora tanto da fare”- Gherardo Tecchi, candidato unico alle elezioni di domenica, si appresta a vivere un altro quadriennio come presidente della Federginnastica e, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, fa un bilancio del suo primo mandato. “Escludendo l’avvento del virus, devo dire che il bilancio è assolutamente positivo. Poi, la pandemia ha messo il bastone delle ruote un pò a tutti, ma siamo stati bravi a reagire e a fare comunque tutto quanto era in nostro potere per mandare avanti i nostri progetti”, sottolinea il numero 1 della Fgi che spiega di andar fiero “della crescita della federazione e del movimento. Siamo passati da 90 a 150mila tesserati, un grande balzo in avanti. Abbiamo ottimi risultati in tutte le discipline, con il solo neo dell’artistica maschile che non è riuscita a qualificarsi come squadra per l’Olimpiade di Tokyo, anche se appena per un soffio. Tutto è molto positivo, e poi è splendida la collaborazione coi gruppi sportivi militari: Aeronautica, Esercito e Polizia sono un grande valore aggiunto per gli atleti”.
Tecchi parla anche della riforma dello Sport. “Siamo la federazione più antica d’Italia e quindi abituati alla centralità del Coni. Abbiamo la massima fiducia nell’operato del presidente Malagò e pensiamo che il lavoro del Coni debba essere distinto dalla politica”. Il numero 1 federale si sofferma sulla nuova immagine del movimento. “Penso che sia stato fatto un passo in avanti in questo quadriennio. La Federginnastica ha molta storia alle spalle. Gli ultimi presidenti, Grandi e Agabio, sono stati grandi sportivi. Io sono un imprenditore in questi anni abbiamo dato un’impronta un pò più fresca a livello di immagine. Ora dobbiamo rendere le gare più televisive e spettacolari, perchè non siano troppo lunghe”. Le Fate dell’artistica oltre che spettacolari sono anche vincenti, ma Tecchi non dimentica una delle stelle più esperte del movimento. “Le ragazze sono state bravissime, ma noi contiamo ancora molto su Vanessa Ferrari. Anzi, le facciamo anche gli auguri perchè compie 30 anni. Mi auguro che possa essere protagonista a Tokyo, ma spero di vederla anche ai Giochi del 2024. Chiudere a Parigi ha sempre un grande fascino. Ma non dimentichiamo la maschile, sta crescendo in fretta. E poi c’è la ritmica che ci dà sempre grandissime gioie e soddisfazioni”.
Spazio agli obiettivi del prossimo mandato. “Continuare a lavorare, a progettare. Vorremmo organizzare un mondiale di Parkour, una disciplina che sta crescendo moltissimo. E poi far sì che i nostri centri federali di Brescia, Milano e Desio continuino a crescere, come anche i nostri tecnici. Infine poi vogliamo implementare l’impiantistica in tutta Italia collaborando con i comuni e le regioni affinchè chi fa ginnastica abbia gli attrezzi adeguati”. Per Tecchi ginnastica vuol dire anche salute: “E’ un aspetto che per noi vale quanto quello agonistico e su cui lavoriamo molto. Spero che continueremo a collaborare con il Miur e il Ministero della Salute per continuare a promuovere la ginnastica come mezzo per la cultura fisica dei ragazzi. E’ una straordinaria base di partenza per i ragazzi, qualunque sport sceglieranno di fare da grandi”.
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