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Inter, Conte “Col Parma Lukaku e Sanchez sono out”

MILANO (ITALPRESS) – Anche per questa giornata di Serie A i problemi in casa Inter non mancano. “Lukaku ha un fastidio muscolare. Lo ha accusato durante l’ultima partita di Champions, battendo una punizione. Per noi lui è molto importante, è un’assenza delicata, soprattutto nel momento che anche Alexis Sanchez non è al meglio, essendo tornato dalla Nazionale con dei problemi: anche lui non è pronto. Dobbiamo aspettare: non dobbiamo forzare i tempi di recupero. Stiamo recuperando altri giocatori dal virus. Possiamo fare bene. Dovremo fare bene”. Così, in conferenza stampa, il tecnico dei nerazzurri, Antonio Conte, alla vigilia della gara interna di campionato contro il Parma. “Perisic ha anche giocato come punta. Ha le caratteristiche per giocare più avanti: può essere un’alternativa per il duo di attacco. Anche Andrea Pinamonti, nonostante debba crescere, rappresenta oggi una valida alternativa. Lautaro, infine, sta giocando sempre: dovremo fare attente valutazioni. Gervinho a gennaio? E’ un ottimo giocatore ma non parlo di chi non è qui. Sono contento dei calciatori che ho a mia disposizione e sono concentrato sui prossimi impegni, a partire dalla gara col Parma, non certo sul mercato”, ha aggiunto Conte.
(ITALPRESS).

Cervelli al Sud, da Manchester a Bari per la ricerca sulle malattie neuromuscolari

ROMA (ITALPRESS) – Ornella Cappellari, proveniente dall’Università di Manchester, UK sta sviluppando il progetto “Optogenetic engineered artificial muscle” presso il Dipartimento di Farmacia e Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
La dottoressa Cappellari è nata a Varese 36 anni fa. “Mi sono laureata in Biologia applicata alla ricerca Biomedica all’Università degli studi di Milano” racconta. “Durante l’anno di tesi sperimentale, eseguita nel laboratorio del professor Giulio Cossu all’ospedale San Raffaele, mi sono appassionata alla ricerca, e ho deciso di continuare con un dottorato nel medesimo laboratorio. Il laboratorio del professor Cossu si è poi trasferito in Inghilterra, a Londra, e successivamente a Manchester. Ho seguito il professor Cossu a Londra, ma nel momento del trasferimento a Manchester ho cambiato laboratorio e ho svolto un post-dottorato nel laboratorio del prof. Wells al Royal Veterinary College rimanendo all’estero quasi dieci anni.
Quale il suo ambito di ricerca?
Ho sempre lavorato sulle malattie neuromuscolari in particolare sulla distrofia muscolare di Duchenne, una patologia neuromuscolare degenerativa. Durante gli anni londinesi ho iniziato a sviluppare l’idea di un muscolo artificiale che potesse “snellire” la sperimentazione preclinica per le malattie neuromuscolari.
La ricerca che sto effettuando intende sviluppare un muscolo artificiale tridimensionale interamente in vitro, da utilizzare come modello per la caratterizzazione della Distrofia Muscolare di Duchenne e di altre patologie legate al muscolo scheletrico. Inoltre, il muscolo artificiale potrà essere utilizzato per diversi test farmacologici, utili all’individuazione di terapie personalizzate per curare le malattie del muscolo. L’utilizzo di tecniche innovative consentirà al muscolo artificiale di contrarsi se sottoposto a stimolo luminoso (al posto del più consolidato ma molto meno efficiente stimolo elettrico) simulandone la funzionalità. I vantaggi saranno sia sul piano etico, dovuto all’abbattimento del numero degli animali nella ricerca, sia sul piano economico, grazie alla diminuzione dei costi per i test farmacologici, sia a livello di tempistiche, in quanto questo potrebbe ridurre notevolmente la durata della parte preclinica.
Perchè ha scelto di partecipare al bando e quindi di rientrare in Italia?
Svariati sono motivi per cui ho deciso di tornare in Italia. Dal punto di vista lavorativo, il laboratorio ospite, quello della professoressa De Luca al dipartimento di Farmacia Scienze del Farmaco dell’università di Bari, rappresenta un’eccellenza nel campo della distrofia muscolare in Italia e a livello internazionale. Inoltre, le precedenti collaborazioni con questo gruppo e la validità dei ricercatori mi hanno spinto a voler portare la mia esperienza estera in Italia. Fondazione con il Sud offre un’opportunità unica ai ricercatori che vogliono rientrare dall’estero, in particolare nel Sud Italia, finanziando progetti innovativi e ambiziosi in modo trasparente: permette ai “cervelli in fuga” di tornare, valorizzando quindi il capitale umano.

Quali i risvolti di questa scelta a livello personale e lavorativo?
A livello lavorativo è sempre appagante riuscire a lavorare nel proprio Paese seppur con le difficoltà esistenti e che tutti conosciamo, anche se, dopo quasi 10 anni fuori, ho trovato un Italia migliore di quella che ho lasciato. Inoltre il team del laboratorio ospite e il loro expertise saranno fondamentali per lo sviluppo ottimale del progetto. L’aver vinto un finanziamento importante e competitivo, porta un valore aggiunto notevole al curriculum. Sul piano personale ci sono diversi vantaggi, sia io che il mio compagno siamo italiani, e dopo un pò, qualora le condizioni lo permettano, ha senso tornare nel proprio Paese.
Quali relazioni ha mantenuto con l’Università all’estero?
Con le due università inglesi nelle quali ho lavorato il rapporto di collaborazione è rimasto attivo e spero rimanga tale anche nel futuro visto che nella ricerca lo scambio e il confronto sono necessari, se non indispensabili.
Che futuro immagina?
Spero in un futuro dove la mobilità dei ricercatori sia più facile. Spero anche che l’apparato burocratico italiano si rinnovi permettendo così a ricercatori dall’estero di venire in Italia a fare ricerca in maniera più agile. Ritengo che questo sia uno degli scogli fondamentali da superare nel nostro Paese per cominciare ad essere un pò più internazionali.
(ITALPRESS).

Cervelli al Sud, da Siviglia a Napoli per lo studio di microorganismi marini

Brains to South è il bando promosso dalla Fondazione CON IL SUD, grazie al quale ricercatori stranieri o italiani, che svolgevano la loro attività da almeno 3 anni all’estero o nel Centro – Nord stanno avendo l’opportunità di condurre un progetto di ricerca sotto la propria responsabilità, senza supervisori, in un Ente del Sud Italia. Il bando è giunto alla quarta edizione, per la quale sono stati messi a disposizione complessivamente 4 milioni di euro con un massimo di 400 mila euro a progetto.
‘L’obiettivo di Brains to South’ afferma Carlo Borgomeo Presidente della Fondazione CON IL SUD ‘non è contrastare la fuga di ‘cervellì, ma attrarre le menti migliorì.
Abbiamo intervistato alcuni dei vincitori che ci hanno raccontato la loro storia personale e professionale, i loro progetti di ricerca, insieme alle motivazioni che li hanno spinti a partecipare al bando.
Maria Paulina Corral Villa, ecuadoriana, proviene dall’Università di Siviglia e sta svolgendo il suo progetto di ricerca ‘BLUEPHARMA: OMICS approach for marine drug discovery’ presso l’Università Federico II a Napoli.
‘In questo progetto – spiega – studiamo microorganismi marini con attività biosintetica rilevata in laboratorio ‘in vitrò per la produzione di nuovi composti come possibili farmaci del futuro per combattere malattie come il cancro e per la produzione di antibiotici capaci di contrastare l’antibiotico-resistenza. La conoscenza della biodiversità microbica degli ambienti marini – continua – viene approfondito dalle scienze ‘omichè, suffisso che indica lo studio totale e massivo di un determinato sistema biologico. Nell’ambito del progetto BluePharma, l’approccio è multi-omico, ciò è utilizza e combina vari strumenti come la genomica per lo studio di geni presenti in microorganismi coinvolti nella attività antimicrobica e antitumorale rilevata ‘in vitrò; la metagenomica per la totalità di geni presenti nella microbiota marina; e la proteomica e metabolomica per valutare la capacità di espressione di proteine e metaboliti. Le integrazioni e le relazioni dei dati che derivano da questi studi ci danno una risposta biologica da una perspettiva globale ed attualizzata alle nuove sfide della resistenza antibiotica e al fabbisogno di nuovi composti antimicrobici ed antitumorali. La nostra ricerca è rispettosa dell’ambiente e segue le linee del patto verde europeo ‘Green deal’ in particolare nei nostri protocolli minimizziamo l’uso di plastiche e solventi, in questo modo riduciamo l’impatto nella natura con una produzione eco-sostenibile di composti candidati a nuovi farmaci ‘Bio-based’.
Paulina Corral, è un’amante della scienza ed è desiderosa di conoscere il mondo e le sue culture. Ha intrapreso la carriera scientifica avendo ben chiaro di voler diventare una ricercatrice. ‘Ho conseguito la laurea in Microbiologia presso la Pontificia Università Cattolica dell’Equador a Quito – racconta – ma questo titolo è stato solo l’inizio di una lunga strada per il raggiungimento dei miei obiettivi nella ricerca e, ancora più fondamentale, la realizzazione come donna con canoni diversi in un ambiente più egualitario e di libertà. In Spagna ho avuto l’opportunità di conseguire prima un Master in Biotecnologia e poi il Dottorato in Biologia Molecolare e Biomedicina presso l’Università di Siviglia. Un meraviglioso periodo, cui ha fatto seguito i post dottorati presso il Consiglio Nazionale della Ricerca (CNR) in Italia e presso l’ University of Central Florida di Orlando negli Stati Uniti. Due realtà differenti ma entrambe estremamente formative. Adesso conduco il mio progetto di ricerca BluePharma presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Napoli Federico II come ricercatrice principale, e questa è la mia sfida e anche la mia motivazione.
Il suo progetto di ricerca era stato avviato all’Università di Siviglia. Perchè?
In un progetto di ricerca è essenziale la scelta del mentore con cui condurlo: nel mio caso la scelta si è basata sul livello di eccellenza in materia di microrganismi estremi, dove il Professor Antonio Ventosa è un referente mondiale nello studio degli ambienti ipersalini e dei loro microrganismi alofili. Il suo gruppo di ricerca si trova presso il Dipartimento di Microbiologia e Parassitologia della Facoltà di Farmacia. Si tratta di un gruppo altamente competitivo con elevate esigenze ma in un ambiente piacevole e che invogliava a dare il meglio di sè. E’ qui che ho ottenuto il PhD ed ho raggiunto la maggior parte dei miei obiettivi.

Perchè la scelta di partecipare al bando?
Brains To South ha delle caratteristiche eccezionali, tra le quali la captazione di talenti ad alta qualificazione senza restrizioni di nazionalità, cosa che permette ai vincitori realizzare carriere indipendenti presso centri di ricerca e Università nel sud di Italia. Già questo ti fa partire con un grande entusiasmo, ma il carattere competitivo del bando lo rende un’enorme sfida, ed è precisamente questo che spinge a sviluppare un progetto di ricerca di eccellenza che impatti nella società, promuovendo lo sviluppo del territorio e della scienza – che in sè non ha frontiere: una coniugazione perfetta che mi ha portato a mettere tutti i miei sforzi e le mie conoscenze per svilupparlo al meglio. Un altro importante elemento è che permette di creare un proprio gruppo di ricerca, praticamente il sogno di un giovane ricercatore…. mettere in atto le capacità scientifiche e di gestione maturate nella formazione acquisita nel pregresso per condurre un progetto di ricerca nel ruolo di ricercatore principale.
Perchè l’Italia?
‘Chi non la sognerebbè sarebbe la risposta più adatta. L’Italia è considerata uno dei Paesi più belli del mondo e possiede università e centri di ricerca di fama mondiale. Sono convinta che l’attrazione di talento sia uno strumento essenziale per lo sviluppo di una società e nel caso di Brain to South, che propone a uno straniero o italiano di sviluppare un proprio progetto, finanziato tutto e quello che devi fare è solamente scegliere la host institution… semplicemente fa la valigia.
Quali i risvolti di questa scelta a livello personale e lavorativo?
Personalmente è stata una scelta importante, dopo avere lavorato e vissuto tante esperienze in altri Paesi, adesso mi trovo su una strada più stabile in un paese meraviglioso come l’Italia. Svolgere le attività quotidiane in un ambiente piacevole e pittoresco dove poter godere del cibo e della bellezza paesaggistica oltre a tante altre qualità di questa terra non ha prezzo. A livello lavorativo è stata una spinta significativa in questa fase della mia carriera, godo dei benefici impliciti di essere indipendente e di gestire il progetto in piena autonomia. Come ricercatore principale viene pubblicato il nome, si creano relazione scientifiche con altri gruppi e si può facilmente innovare. Nell’aspetto sperimentale provo grande soddisfazione e sono orgogliosa di vedere come si stiano generando dei risultati nonostante le difficoltà di questi tempi. Fortunatamente ho il supporto amministrativo e scientifico dei membri del dipartimento. Insomma, i vantaggi che aiutano a raggiungere gli obiettivi programmati sono tanti e di conseguenza la carriera si potenzia e si arricchisce.
Quali relazioni con le Università all’estero?
Attualmente manteniamo la collaborazione con il Wisconsin Institute for Discovery negli Stati Uniti nell’ambito del programma internazionale per la scoperta di antibiotici Tiny Earth. In Spagna con l’Università Miguel Hernandez di Alicante per il supporto scientifico nella metagenomica dei microorganismi marini; a Barcelona con l’Institute for Global Health, ISGlobal e l’Università di Barcellona nel ambito del consorzio europeo Superbug Awareness for Education (SAFE); il mio centro d’origine, l’Università di Siviglia per supporto scientifico in genomica e metagenomica; e non poteva mancare il partner di BluePharma, la Fondazione MEDINA di Granada per l’identificazione di molecole e produzione dei composti. Nei prossimi mesi, stabiliremo la collaborazione con altri gruppi di ricerca internazionali per gli studi di proteomica, metabolomica ed ecologia microbica.
Quale futuro immagina?
Il mondo ha bisogno di ricerca e non si può fermare perchè la scienza non ha limiti. Mi auspico di ottenere risultati di sempre maggior interesse e impatto sulla scienza e sul buon andamento della medicina e dell’ecologia mondiale, pertanto di dirigere un laboratorio o magari un centro di ricerca con un gruppo costituito da validi ed entusiasti ricercatori con vari progetti a l’avanguardia, affrontando le tante sfide future. La base sarà sempre quella di compiere una ricerca sostenibile e coinvolgere alla società per potenziare l’effetto.
(ITALPRESS).

Cervelli al Sud, da Zurigo a Cagliari per la ricerca su tecnologie alternative

ROMA (ITALPRESS) – Walter Tarantino, 37 anni ha trasferito dal Politecnico Federale di Zurigo – ETH al Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari le sue ricerche sulle tecnologie alternative a quelle basate sul silicio. In particolare segue lo studio di un nuovo tipo di hardware che imiti l’attività computazionale del cervello umano utilizzando materiali granulari nanostrutturati con specifiche caratteristiche elettriche.
“Oggi – spiega – tutti abbiamo in tasca un dispositivo, lo smartphone, che è migliaia di volte più potente dei computer che la NASA aveva a disposizione quando ha mandato il primo uomo sulla Luna. Questo è stato reso possibile grazie agli enormi avanzamenti tecnologici nel processo di miniaturizzazione delle componenti elettroniche che costituiscono un computer. Un processo ancora in atto ma con dei limiti fisici che stiamo per toccare (non si può fare un chip più piccolo degli atomi che lo compongono!). Per continuare sulla strada della miniaturizzazione (che non vuol dire solo dispositivi più piccoli, ma anche più veloci e più efficienti), da diversi anni si stanno sperimentando, nel privato come nelle università, tecnologie alternative a quella attuale. La mia attività di ricerca si inserisce nel filone dello sviluppo della tecnologia chiamata “neuromorfica”, che si ispira al dispositivo di calcolo più efficiente che conosciamo: il cervello umano. In particolare, un gruppo dell’Università di Milano con cui collaboro strettamente sta cercando di mettere a punto un dispositivo che potrebbe essere usato nella costruzione della controparte sintetica delle sinapsi. In qualità di fisico teorico il mio contributo è quello di aiutare a capire i risultati degli esperimenti: grazie a sofisticate simulazioni al computer posso controllare il moto dei singoli atomi del sistema sotto analisi, così da meglio comprendere come agire sul sistema e adattarlo alle esigenze tecnologiche”.
Un percorso di ricerca che il dottor Tarantino ha avviato dopo aver lavorato – durante il dottorato a Zurigo – sulle possibili connessioni tra teorie per le particelle elementari e uno dei grandi problemi aperti in astrofisica: l’origine di quelle che in gergo vengono chiamate energia e materia “oscura” (aggettivo che ne indica la non chiara provenienza). Tematiche affascinanti, ma troppo “speculative”: così decide di cimentarsi con qualcosa di più concreto, iniziando a lavorare su tematiche legate allo studio dei materiali per nuove applicazioni tecnologiche, un campo estremamente dinamico, dal punto di vista teorico che sperimentale. Prima di rientrare in Italia grazie al Bando Brains to South è stato all’estero più di dieci anni: a Londra è al King’s College London, a Parigi all’E’cole polytechnique, a Halle Saale in Germania al Max Planck Institute of Microstructure Physics e poi a Zurigo all’ ETH Zùrich.
E’ sposato con una collega conosciuta a Londra: il loro lavoro li ha portati a vivere lontani per lunghi periodi ma hanno vissuto ogni nuova esperienza come una nuova avventura per la coppia. Di recente, la loro famiglia si è anche allargata…
Sul suo rientro in Italia chiarisce: “La mia professione è assolutamente internazionale, ho sempre collaborato con persone che venivano da ogni angolo del globo, e credo che questa sia uno dei suoi aspetti migliori: viaggiare e conoscere realtà diverse fa crescere umanamente. Il finanziamento che la Fondazione aveva messo a disposizione era molto appetibile. Contava il fatto che fosse in Italia? Sì e no: ovviamente c’è una componente personale per cui mi fa piacere lavorare in Italia, ma non vorrei essere etichettato come un “cervello in fuga” che sta (ri)entrando. Ritengo giusto, come ha fatto la Fondazione con il Sud con questo bando, promuovere la ricerca degli istituti italiani (e meridionali in particolare), favorendo anche l’assunzione di personale non italiano. Vincere il bando mi ha messo a disposizione un budget con cui conduco liberamente la mia attività di ricerca e mi ha dato l’opportunità di lavorare con esperti mondiali del mio settore di ricerca.
Quali gli sviluppi futuri?
Da quando mi sono laureato, ho vissuto sempre non sapendo dove sarei stato da lì a 5 anni (da giovani questa cosa è eccitante, ora, con una moglie ed un bimbo, un pò meno!). E, tuttora, non posso dire se questo sarà solo una tappa della mia vita o segnerà un rientro “definitivo” in Italia. Molto dipenderà dalle occasioni che sorgeranno da qui alla fine del mio contratto. Il finanziamento è di tre anni, quindi… riparliamone tra due!
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Cervelli al Sud, da Monaco a Palermo per lo studio dell’artrosi

ROMA (ITALPRESS) – Simone Dario Scilabra, 37 anni, è nato e cresciuto in Sicilia. Ha studiato, vissuto e lavorato all’estero molti anni. Al centro delle sue ricerche, è da sempre l’artrosi. ‘Una patologia – spiega – per cui non esiste una cura, ma solamente l’intervento chirurgico per l’impianto di protesi come unica possibilità riabilitativà. Negli ultimi anni di ricerca presso il DZNE di Monaco di Baviera, un centro d’eccellenza internazionale, ‘ho individuato una proteina, chiamata iRhom2, che potrebbe svolgere un ruolo chiave nella progressione dell’artrosi. La mia ipotesi è che l’inattivazione di questa proteina possa portare ad un miglioramento della patologia, e quindi stiamo sviluppando degli inibitori di iRhom2 che potrebbero essere usati nella terapia farmacologica dell’artrosi, evitando così l’intervento chirurgico a chi ne è affettò.
Il bando Brains to South, grazie al quale si è spostato dal DZNE – German Center for Neurodegenerative Diseases di Monaco alla Fondazione Ri.MED di Palermo è stato per lui ‘un mezzo per arrivare ad un Istituto che mi permette di fare il lavoro che ho sempre sognato, con il vantaggio di essere nella città in cui sono natò.
Si è laureato con il massimo dei voti in Biotecnologie all’Università di Palermo, dove ha incontrato la prima persona veramente importante nel suo percorso di crescita, la Professoressa Maria Letizia Vittorelli, che ha supportato, sin da subito, la sua propensione a migliorarmi. ‘A lei ho chiesto – racconta – la possibilità di fare la tesi di laurea all’estero, e lei, per darmi questa possibilità, organizzò un programma di scambio con un centro di ricerca in Svizzera, che, ancora oggi che la Professoressa Vittorelli non c’è più, è un fiore all’occhiello dell’ateneo di Palermo, in quanto continua a dare a giovani studenti delle incredibili opportunità di crescita e di immissione nel mondo del lavoro. Dopo la laurea, ho vinto una borsa di studio per svolgere un tirocinio di 6 mesi all’estero. Volevo migliorare l’inglese, indispensabile per poter fare questo lavoro. La Vittorelli prese contatti con il Professor Hideaki Nagase all’Imperial College di Londra, e quindi mi sono ritrovato catapultato nella metropoli inglese; una Londra che allora come ora è la città del futuro. Per fare un banale esempio, mi sono iscritto a Facebook nel 2007, mentre la maggior parte dei miei amici in Sicilia lo ha fatto solo 2 anni più tardi. Dovevano essere 6 mesi, alla fine furono 6 anni. Dopo qualche settimana di lavoro mi hanno chiesto di restare per un dottorato di ricerca. All’inizio ero combattuto, spaventato, volevo continuare il mio percorso dentro l’università. Poi la Vittorelli mi disse di non tornare, che non mi avrebbe più voluto vedere nel suo laboratorio. Ogni volta che vedo la scena di Nuovo Cinema Paradiso in cui Alfredo dice a Totò ‘Non tornare più, non ci pensare mai a noi… se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mià, io rivedo la mia Professoressa. E così Londra divenne la mia seconda casa, un professore giapponese il mio secondo padre, e un gruppo di emigrati pugliesi, calabresi e friulani la mia seconda famiglià.
Quando a una grossa conferenza internazionale, ‘ho conosciuto il Professor Stefan Lichtenthaler del DZNE mi sono innamorato scientificamente di ciò che faceva nel suo laboratorio e della tecnologia di cui è uno dei massimi esperti internazionali: la proteomica. Decisi quindi di trovare i fondi per trasferirmi dall’Università di Nagoya, in Giappone, in cui stavo svolgendo un periodo di ricerca post-dottorato, al DZNE di Monaco. Riuscii ad ottenere la prestigiosa borsa di studio Marie Curie dell’Unione Europea che mi consentì di iniziare la mia ricerca al DZNE e specializzarmi nel settore della proteomica.
Il DZNE è un ambiente scientificamente molto stimolante, rappresenta il top mondiale, soprattutto nell’ambito delle malattie neurodegenerative. L’esperienza di Monaco e gli insegnamenti del Professor Lichtenthaler sono stati fondamentali per il mio sviluppo professionale e mi hanno permesso di diventare il Principal Investigator in proteomica della Fondazione Ri.MED’.
Ha deciso di partecipare al bando perchè ‘sono siciliano, mia moglie è siciliana e la mia famiglia è qui. Ovviamente questo ha influito non poco sulla nostra scelta di rientrare in Italia, ma non è stato il motivo principale, a differenza di quanto si possa pensare. Dopo tanti anni di ricerca ‘subordinatà, pensavo fosse arrivato il momento di rendermi indipendente, di avere l’esperienza necessaria per dirigere il mio gruppo di ricerca e di perseguire i miei interessi scientifici. Ri.MED mi dava questa possibilità, e mi avrebbe permesso di farlo a dei livelli d’eccellenza, soprattutto per il Sud Italia. Inoltre, Ri.MED aveva a disposizione tutta la strumentazione necessaria per effettuare quelle analisi di proteomica ad alta risoluzione necessari per sviluppare i progetti di ricerca che avevo in mentè.
Quale è la relazione con l’Università all’estero?
Oggi la ricerca è molto diversa dai tempi in cui Rita Levi Montalcini scriveva pagine fondamentali della storia della neurobiologia lavorando in un piccolo laboratorio domestico, durante la Seconda Guerra Mondiale. Una ricerca di alto livello non può prescindere da una rete di collaborazioni di alto livello. Oltre ad aver mantenuto un rapporto splendido con i miei mentori e con i vecchi colleghi, che nel frattempo sono diventati leaders nelle università più prestigiose del mondo, da Oxford a Nagoya, continuo ad avere un rapporto di stretta collaborazione con il DZNE e con il Professor Stefan Lichtenthaler, che ha supportato il mio trasferimento a Palermo sin dall’inizio. Mi ha aiutato a redigere la domanda per il bando, ha condiviso con me i reagenti e le tecnologie che mi hanno permesso di essere produttivo sin da subito ed è ancora molto presente nella valutazione critica dei miei progetti di ricerca.
Come vede il suo futuro? e quello della ricerca più in generale?
Sembra un paradosso, ma credo che la Brexit, nel breve, aiuterà lo sviluppo della ricerca in Italia. Molti amici Italiani, group leaders in Inghilterra, cominciano ad avvertire un certo disagio per la situazione politica d’oltremanica e ad accrescere un desiderio di andar via. Parliamo di ragazzi che hanno lavorato 20 anni ad Oxford, Cambridge o all’Imperial College London. Se questa gente sarà costretta a trovare un lavoro altrove, penso che la Germania con la sua potenza economica ne gioverà tantissimo, ma anche l’Italia, di riflesso, avrà più facilità nell’attrarre gente che, con la mentalità internazionale acquisita, potrà aiutare perchè le cose nell’ambito della ricerca in Italia migliorino. Chi ha lavorato negli istituti di ricerca e nelle università top, sa perfettamente che per fare ricerca d’eccellenza ed essere competitivi a livello internazionale non basta avere ricercatori top e piattaforme scientifiche all’avanguardia, ma sono necessarie misure che mettano il ricercatore nelle condizioni migliori per poter lavorare. Nel mio caso, quando sono arrivato al DZNE di Monaco, un ufficio preposto mi ha aiutato a trovare casa, a trovare un lavoro per mia moglie e a fraternizzare con gli altri ricercatori organizzando eventi nei weekend. E’ un esempio per dire che il messaggio del DZNE era chiaro: ‘pensa a produrre, al resto ci pensiamo noì. Credo che, se un giorno ci sarà tanta gente che come me, tornando dall’estero, penserà che questa sia la normalità, allora la ricerca italiana potrà veramente essere competitiva a livello mondiale.
Dal punto di vista personale, sto molto bene in Ri.MED, sento la fiducia e il supporto della direzione e sto cercando di fare del mio meglio per crescere e, nel mio piccolo, di contribuire alla crescita dell’istituto. Con la mia famiglia stiamo facendo programmi a lungo termine, come comprare una casa. In futuro, non saprei. Faccio parte di quella generazione di ‘nati con la valigià, spostarmi non mi spaventa più di tanto. Qualora non ci fossero più le condizioni per fare il mio lavoro nella maniera in cui voglio, non avrei problemi a prendere tutto e andar via di nuovo. A mio figlio di 3 anni abbiamo sempre parlato in inglese lingua che oggi parla meglio dell’italiano. Siamo preparati anche a questa evenienza.
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Coronavirus, da Philip Morris indennità 100%, Robotti “Priorità persone”

ROMA (ITALPRESS) – Integrazione al 100% dell’indennità economica riconosciuta dall’INPS nei casi di congedo per i lavoratori con figli sotto i 14 anni di età che siano posti in quarantena scolastica. E’ quanto prevede l’accordo sottoscritto tra la Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna e i sindacati di categoria Filctem-Cgil e Femca-Cisl Bologna. “Questo accordo – commenta Simona Robotti, Director P&C dello stabilimento Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna – riconferma come la nostra assoluta priorità siano le persone che lavorano con noi e la comunità in cui operiamo. Dallo scoppio della crisi legata al COVID-19, tutta l’organizzazione sta compiendo sforzi immensi non solo al fine di garantire un luogo di lavoro sicuro, con standard addirittura superiori a quelli già previsti per legge, ma anche per supportare la comunità Bolognese ed Emiliano-Romagnola alla luce del difficile momento storico che stiamo attraversando”. “Ora più che mai – aggiunge – è il momento per chi può di mettersi a supporto delle persone. Da tempo ormai Philip Morris fa parte del tessuto produttivo e sociale di questo territorio e vogliamo, dove possibile, continuare a fare la nostra parte”. L’accordo si aggiunge a una serie di iniziative promosse dal Gruppo Philip Morris in Italia dall’inizio della pandemia, tra cui la partecipazione a una donazione di oltre 1 milione di euro alla Protezione Civile Italiana e la riconversione parziale di una parte dello stabilimento per la produzione e distribuzione gratuita di oltre 3000 litri di liquido antisettico per le aziende sanitarie e case di residenza per gli anziani dell’Emilia Romagna.
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Lamorgese “I decreti sicurezza hanno creato insicurezza”

ROMA (ITALPRESS) – “Responsabilità non ce n’è da parte nostra. I decreti sicurezza hanno creato insicurezza perchè 20mila persone sono dovute uscire dall’accoglienza da un giorno all’altro, invece di rimanere sotto i radar della Polizia”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nel corso di una conferenza stampa. “Gli sbarchi, anche nell’anno precedente al mio mandato, sono stati 9mila – ha aggiunto -. In questi mesi c’è stato certamente un numero più elevato di sbarchi, ma non dimentichiamo che siamo davanti ad una grande crisi economica della Tunisia, anche in relazione al Covid, che ha fatto cadere le possibilità di mantenimento sociale di quel territorio e reso più complicato”.
“Il killer tunisino di Nizza – aggiunge – non era stato segnalato nè dalla Tunisia, nè dall’intelligence. Era giunto a Lampedusa con uno sbarco autonomo”.
“Casi del genere si erano verificati anche in passato – prosegue -. E allora io mi chiedo come mai forze di opposizioni che oggi si sono scusate con la Francia, a cui manifesto tutta la mia solidarietà, non hanno ritenuto di scusarsi in altri casi gravi che si sono verificati come gli attentati alla Metropolitana di Londra, al London Bridge o all’attentato alla Rambla del 2017.
E’ il momento di fermarci con queste polemiche. Questo è un attacco all’Europa, perchè non dimentichiamo che Lampedusa e l’Italia sono la porta d’Europa”.
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Uefa, il vicepresidente Michele Uva rassegna le dimissioni

ROMA (ITALPRESS) – Michele Uva lascia la Uefa. A comunicarlo è lo stesso vicepresidente della Confederazione del calcio europeo: “Nella giornata di ieri ho rassegnato, al mio presidente Aleksander Ceferin, le dimissioni da vice presidente e membro dell’Esecutivo Uefa. Ho anticipato di quattro mesi per avere la possibilità di valutare tutte le opportunità professionali e proseguire un percorso lavorativo coerente con le esperienze maturate e le mie aspettative. Ringrazio il presidente Ceferin, un vero leader, i miei colleghi dell’Esecutivo e l’Amministrazione Uefa per questi quattro anni vissuti meravigliosamente insieme”.
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