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Chiellini “Orgoglioso di tornare in Nazionale, ne avevo bisogno”

FIRENZE (ITALPRESS) – “Indossare questa maglia mi dà tanta gioia, è sempre una grande emozione e un orgoglio. Fisicamente sto meglio e sono felice: avevo bisogno di tornare in azzurro dopo un anno così complicato, ora sarei contento di fare una buona stagione e poi un Europeo da protagonista”. Queste le parole del capitano della Nazionale Giorgio Chiellini, al ritorno con la maglia azzurra dopo l’infortunio. “Sono grato a Mancini, mi ha chiamato spesso anche in questo periodo – ha spiegato il difensore della Juventus – E’ stato strano giocare per tanti mesi le partite a porte chiuse: manca l’emozione, ci auguriamo possano tornare al più presto i tifosi. Gli obiettivi della Nazionale? Spero che quest’anno in più verso gli Europei possa dare slancio all’Italia: abbiamo più tempo per crescere e amalgamare il gruppo”. Chiellini ha poi analizzato quanto accaduto negli ultimi mesi dopo il lockdown. “A causa del Covid-19 l’ultima stagione non è stata normale e neanche la prossima lo sarà. Del resto stiamo vivendo una situazione eccezionale – ha osservato il difensore della Juventus – bisogna arrangiarsi e fare il meglio possibile in una situazione complicata. Se riusciremo a concludere il campionato ci sarà già da essere contenti”.
Infine una battuta sulla Juventus e in particolare sul cambio in panchina, da Sarri a Pirlo: “Il paragone tra i due non ci sta, sono troppo diversi – ha dichiarato Chiellini – Se Sarri ha avuto il tempo giusto a Torino? Non è neanche semplice capire le tempistiche corrette da dare. E’ stato un anno complicato, ma siamo comunque stati bravi a raggiungere lo scudetto, che sembra una cosa scontata ma non lo è. In ogni caso Maurizio è una persona vera: ne abbiamo lette di tutti i colori nelle ultime settimane, ma da parte nostra c’è grande rispetto nei suoi confronti”.
(ITALPRESS).

IL CALCIO CHE VERRA’ STA GIA’ CAMBIANDO

Il calcio che verrà è già in fieri, sta già cambiando. Il Covid ha segnato (speriamo che non lo faccia ancora) uno spartiacque fra un mondo che si stava già sbriciolando e un nuovo universo pallonaro. Sempre più forti sono gli input che vengono dall’estero: i nostri club più importanti (ad eccezione di Juventus, Napoli e Lazio) sono in mano a “padroni” stranieri che arrivano dai punti più disparati del mondo: Cina, USA, ecc. Questi signori non vengono da noi per far beneficenza, sia chiaro, ma per far soldi tramite un ambiente che stanno cominciando a conoscere, un mondo difficile, in cui è complicato vincere e soprattutto lucrare. Alcuni sono già andati via (Thohir e Pallotta, per fare solo due nomi), altri potrebbero farlo presto perchè magari capiranno che questo non è il loro habitat ideale. Il dominio della Juve, visti i pochi risultati in campo internazionale, è stato propiziato più dalle carenze altrui, che hanno favorito sul fronte interno lo strapotere bianconero che in un decennio (nove gli scudetti consecutivi) non è sfociato in risultati tangibili solo in campo internazionale. Ora la Juve sta mutando politica, si è affidata a un tecnico, Andrea Pirlo, che finora non ha mai allenato, ma si è circondato di gente che potrà ben consigliarlo per il futuro: sarà un lavoro di gruppo come da tempo avviene in altri club di fama internazionale, dove si trova spesso il giusto equilibrio fra il vecchio e il nuovo. Se la Juve vincerà il decimo scudetto consecutivo, bene, se invece non lo vincerà, si dirà che a Pirlo bisogna dar tempo. I capi cercano di prendere Dzeko, per rafforzare l’attacco. E poi ci sono i giovani, a cominciare da Kulusevski. L’Inter quest’anno è arrivata seconda (a un punto) e si è classificata al posto d’onore anche in Europa League. Attorno alla figura di Antonio Conte si sono condensati gli umori e i malumori del mondo nerazzurro: risultati così favorevoli non si erano ottenuti da tempo, ma certe prese di posizione del tecnico hanno lasciato perplessi, tanto da prefigurare l’arrivo di Massimiliano Allegri. Ma poi non è cambiato nulla. L’Inter ha già colmato il gap che la divideva dalla Juve ? Qualcuno sogna ancora Messi, che pare però orientato verso il City di Guardiola. L’Atalanta è stata in realtà la lieta sorpresa della stagione: da alcuni anni la società bergamasca, guidata da Percassi e Gasperini, fa sentire la propria voce, inserendosi meritatamente fra le “grandi” del calcio, insediandosi nelle prime posizioni e disputando con onore la Champions League. Ora che il salto è stato compiuto bisognerà vedere se la piazza bergamasca sarà in grado di sedersi stabilmente nel salotto buono del nostro calcio e parlare da pari a pari con tutti. Il Milan sta vivendo una fase di ricrescita che ha attraversato momenti critici per ristabilizzarsi grazie anche all’arrivo di Ibrahimovic, un pò datato, ma ancora in grado di dare parecchio. Pioli è rimasto grazie ai buoni risultati ottenuti nel finale di una stagione che era partita male. Il club rossonero non può fare da tappezzeria in un mondo così variegato, come quello del nostro campionato, a caccia di protagonisti per aumentare il proprio appeal e soprattutto i propri incassi. Gli stranieri che sono arrivati al vertice rossonero dovranno fidarsi di gente come Maldini, che ha fatto la storia rossonera. C’è poi il gruppo delle squadre del centro-sud, in grado di inserirsi ai massimi livelli, ma cui manca sempre qualcosa. Storicamente si può dire che quando il Napoli acquistò i Maradona e i Careca vinse (ora pare che Koulibaly e Allan se ne andranno); la Roma per eccellere fece leva sull’abilità tecnica di Falcao, guidato da Liedholm, ora sono arrivati padroni nuovi che dovranno cercare strade alternative. La Lazio ebbe un gruppo compatto come quello creato da Maestrelli e Eriksson in passato, arrivarono gli scudetti. Ma ora non basta più avere il capocannoniere del campionato – Ciro Immobile – ma occorre programmare le vittorie con i soldi e con la capacità organizzativa, doti spesso sconosciute da ambienti troppo passionali e incapaci di resistere alle prime contrarietà. Il calcio non è più in gioco, ma un puzzle in cui occorrono doti da grandi intenditori di finanza, di politica e di realismo. Doti che spesso certi nostri club, capaci solo di vivere alla giornata, non possiedono. Bisogna pensare più in grande, produrre uno spettacolo più appetibile e evitare le guerre di campanile. Ma sarà difficile farlo capire a tutti.

Confintesa “Lo smart working fa comodo solo alle imprese”

ROMA (ITALPRESS) – “Senza voler essere dietrologi viene naturale chiedersi a chi conviene lo smart working?”. Lo dice Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, in merito al prolungamento del lavoro agile sia nel settore pubblico che in quello privato.
“A lungo andare – continua Prudenzano – questa tipologia di lavoro rischia di diventare strutturale e non più legata all’emergenza sanitaria e si tradurrebbe in un risparmio di risorse finanziarie e logistiche per i datori di lavoro che avranno sempre meno spazi aziendali da poter occupare, consumi elettrici minori e altri risparmi legati alla mancata presenza fisica in sede dei dipendenti. Un altro aspetto non meno importante riguarda il rapporto tra lavoratore, impresa e sindacato che rischia di passare da rapporto collettivo a rapporto individuale sia per e con le imprese che con il sindacato. Insomma, leggendo Carlo Marx al contrario che rilevò come la nascita della coscienza di classe fosse dovuta all’aggregazione di spazi comuni di molti lavoratori, oggi il fatto che ogni lavoratore può operare da solo in casa produrrà anzi sta già producendo una disgregazione del concetto collettivo di lavoro a favore di un contratto individuale sempre più gradito alle imprese”.
“Confintesa – conclude Prudenzano – si pone questo quesito e ritiene che i risparmi aziendali legati allo smart working debbano essere condivisi anche con i lavoratori e che, soprattutto, i lavoratori prendano coscienza che le tecnologie che permettono questa forma di lavoro possano e debbano essere utilizzate anche per mantenere diritti sindacali, la possibilità di socializzare con altri colleghi e, per esempio, il diritto di poter svolgere assemblee sindacali telematiche. Se non iniziamo a ragionare in questi termini, le conquiste sociali e sindacali degli ultimi cinquant’anni, che già in parte si stanno perdendo, andranno del tutto vanificate”.
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Nei primi 7 mesi del 2020 meno incidenti sul lavoro ma più vittime

ROMA (ITALPRESS) – Calano gli incidenti sul lavoro in Italia, ma aumentano le vittime. E’ il quadro che emerge dalla rilevazione dell’Inail sui primi sette mesi del 2020, anche se ogni confronto con l’anno precedente deve tenere conto dell’impatto dell’emergenza Coronavirus. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto tra gennaio e luglio sono state 288.873 (-23,7% rispetto allo stesso periodo del 2019), 716 delle quali con esito mortale (+19,5%). In diminuzione le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 25.205 (-34,5%).
L’Inail chiarisce che i data pubblicati sono provvisori e il loro confronto richiede cautele, in particolare rispetto all’andamento degli infortuni mortali, soggetti all’effetto distorsivo di “punte occasionali” e dei tempi di trattazione delle pratiche. Per quantificare il fenomeno, comprensivo anche dei casi accertati positivamente dall’Istituto, sarà quindi necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2020, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia.
Il confronto tra i primi sette mesi del 2020 e del 2019 per l’Inail è da ritenersi poco significativo, essenzialmente per due motivi: la sospensione su tutto il territorio nazionale, tra il 9 marzo e parte del mese di maggio di quest’anno, di ogni attività produttiva considerata non necessaria, che si sta rivelando determinante per il calo delle denunce d’infortunio in complesso, e l’inclusione, a partire dalla rilevazione dello scorso marzo, delle denunce di infortunio relative alle infezioni da Covid-19 avvenute nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa e in itinere, alle quali sono dedicati specifici comunicati, che sta avendo un impatto significativo nell’aumento dei decessi registrati in questa prima parte dell’anno, i cui effetti si potranno però valutare solo a consolidamento nei prossimi mesi.
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Cairo “Non resterò a vita, cederò il Torino a chi farà meglio di me”

ROMA (ITALPRESS) – “Io sono contento, ma non sono soddisfatto al 100%. La partenza bruciante con la promozione in A andò oltre le aspettative. Quando ti sopravvaluti però paghi e noi vivemmo un periodo buio: tre anni di A senza infamia nè lode, e poi la B annaspando per lo shock. Però, dal nostro ritorno in A, abbiamo fatto ciò che ci chiedono i tifosi: restituire onore al Toro, tornare stabilmente sulla sinistra della classifica, rifare il Filadelfia. Se è rinato mi prendo parte dei meriti: i tifosi lo volevano da 20 anni, ora c’è”. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, traccia un bilancio dei suoi anni alla guida del club granata. Un bilancio positivo, nonostante una contestazione che sembra non mollare. “Mi spiace molto, il tifo talvolta ha componenti irrazionali – spiega il numero uno della società piemontese in un’intervista a ‘La Repubblicà – I primi tre anni fu amore assoluto, poi ci fu la contestazione, poi di nuovo l’amore che va e torna. Non mi demoralizzo, è uno stimolo in più. Un voto alla mia presidenza? In pagella mi do un 7. Mia mamma mi direbbe bravo ma tutto è migliorabile; però di tasca mia ci ho messo 60 milioni. Se penso di restare altri 15 anni? Non esageriamo. Sono molto legato al Toro ma non voglio restare a vita”. Il presidente di Rcs MediaGroup ha pensato in passato di cedere il Toro: “Nel febbraio 2010 lo misi in vendita, ma non arrivarono offerte. Non ho mai avuto la sensazione che ci fosse qualcuno con qualcosa in più di me. E allora perchè peggiorare? Ho ricevuto il Toro dal fallimento; ora è sano, con giocatori di proprietà, il vivaio, le strutture e la storia unica. Quando lascerò, lo cederò a chi potrà fare meglio di me”. I granata ripartono dopo un’annata deludente con un nuovo mister, Marco Giampaolo: “Voglio volare basso. Abbiamo fatto gli acquisti che chiedeva Giampaolo, ci manca un play, magari giovane. Poi si tratterà di sfoltire la rosa, ci sono tante richieste”.
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Immigrazione, sindaco Lampedusa “hanno lasciato soli me e la Lamorgese”

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) (ITALPRESS) – “Il Governo ci ha lasciati soli, a noi e al ministro dell’Interno”. Così il sindaco di Lampedusa e Linosa, Totò Martello, in un’intervista a La Stampa.
“Se il Governo non è capace di fare rispettare gli accordi con la Tunisia – aggiunge -, vado io a Tunisi a discuterne e ci vado con la mia barca”. “Se c’è un accordo con la Tunisia va fatto valere – prosegue -. Quando si è mai detto che un governo non affronta l’emergenza? Ci vuole il ministro degli Esteri, deve intervenire il Presidente del Consiglio. Il ministro Lamorgese sta facendo tutto quello che è in suo potere ma il Governo non pare sostenerla”.
Poi annuncia di avere chiesto un incontro al presidente della Tunisia, Saied “per chiedergli l’applicazione degli accordi con l’Italia”. “In questi due mesi- spiega – abbiamo superato i numeri del 2011 quando c’era al governo Berlusconi e al Viminale c’era Maroni. Anche allora dicevano che non c’era emergenza, lasciando migliaia di migranti sul molo per giorni”. “L’isola scese in piazza e li mandò via, possiamo far lo stesso ora”, ricorda.
E riferendosi al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, dice ancora: “Se non la vogliono più lo dicano, si prendano le loro responsabilità”.
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Mattarella “Scuola risorsa decisiva, seguire l’esempio Montessori”

ROMA (ITALPRESS) – La scuola è “una risorsa decisiva” per il futuro del Paese e l’esempio di Maria Montessori è tra quelli che
“esortano ad affrontare efficacemente le responsabilità di questo momento difficile”. A due settimane dall’avvio di anno scolastico più complicato del Dopoguerra, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda Maria Montessori nel 150esimo anniversario della nascita, e invita a seguire la strada tracciata dal suo metodo per affrontare le difficoltà legate alla gestione del Covid.
“La vita di Maria Montessori è stata anche simbolicamente una storia di libertà, di intelligenza, di creatività femminile. Sono tante le insegnanti, le educatrici, le operatrici scolastiche che continuano oggi a impegnarsi con la medesima passione”, spiega il presidente, che nell’ultimo passaggio della sua dichiarazione torna sull’attualità: “La comunità della scuola è risorsa decisiva per il futuro della comunità nazionale, proprio in quanto veicolo insostituibile di socialità per i bambini e i ragazzi: ne comprendiamo ancor più l’importanza dopo le chiusure imposte dalla pandemia. Esempi come quello di Maria Montessori esortano ad affrontare efficacemente le responsabilità di questo momento difficile”.
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Incendi in Sicilia, Musumeci “vicini a comunità colpite”

PALERMO (ITALPRESS) – “Che i piromani siano criminali senza scrupoli è noto. Che troppo spesso la facciano franca, pure. Che quando vengono presi dovrebbero ricevere ben altre pene, lo pensiamo tutti. Ma di questo parleremo in un altro momento. Ora voglio dire grazie a tutti coloro che si sono impegnati in queste ore ed hanno spento decine di focolai, salvaguardando centinaia di famiglie”. Così, sul suo profilo Facebook, il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in merito agli incendi che hanno mandato in fumo ettari di boschi e macchia mediterranea nell’Isola.
“Hanno operato – aggiunge il Governatore – il nostro Corpo forestale, il dipartimento della protezione civile, centinaia di operatori forestali e volontari di protezione civile, il corpo nazionale dei vigili del fuoco. E con loro i mezzi predisposti dalla Regione, 5 canadair, 9 elicotteri, compresi quelli comprati per i vigili del fuoco proprio da noi. E’ stato un lavoro complesso, coordinato dai nostri dirigenti generali sotto lo sguardo attento dell’assessore Toto Cordaro. Assieme al ringraziamento del governo per quello che si è fatto e che si continua a fare in queste ore, nel pomeriggio si riunirà la Giunta Regionale per valutare le prime iniziative da assumere. Ed essere vicini alle comunità colpite”.
(ITALPRESS).