ROMA (ITALPRESS) – Tre italiani su quattro hanno usato parole positive per descrivere il clima familiare vissuto nella Fase 1 dell’emergenza Covid – 19. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Istat.
Alta la fiducia espressa verso il personale medico e paramedico del Servizio Sanitario Nazionale con un punteggio medio pari a 9 (in una scala da 0 a 10) e verso la Protezione civile (8,7).
Il 91,2% dei cittadini ha considerato utili le regole imposte per contrastare l’evoluzione della pandemia. L’89,5% ha percepito come “chiare” le indicazioni su come comportarsi per contenere il contagio.
Per descrivere il clima familiare, un cittadino su due ha spontaneamente scelto una delle seguenti parole: “buono” (14,4%), “sereno” (12,6%), “tranquillo” (10,4%), ottimo” (8,7%), “amorevole” (3,8%). Tra le parole di difficile classificazione, quella più frequentemente utilizzata è “normale” (9,9% dei cittadini). “Teso” è invece il termine negativo più usato, ma solo dallo 0,7% degli intervistati.
La forte propensione all’interpretazione positiva della esperienza di lockdown è trasversale alle varie fasce di popolazione e all’area geografica.
Lavarsi spesso le mani è una delle azioni maggiormente raccomandate per prevenire l’infezione. In un giorno medio settimanale, le persone hanno dichiarato di aver lavato le mani in media 11,6 volte (con un valore mediano pari a 8) e di averle pulite con disinfettanti circa 5 volte (con un valore mediano pari a 2). Un segnale di forte attenzione che in alcuni casi può essere interpretato come un sintomo d’ansia.
Una quota non indifferente di persone, infatti, riferisce di aver lavato le mani almeno 20 volte nel giorno precedente l’intervista (16,5%) e si arriva al 22,4% tra le persone di 55-64 anni; la quota scende tra gli anziani (5,9% tra le persone di 75 anni e più) e nel Mezzogiorno (12,2%).
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Istat, per 3 italiani su 4 il lockdown vissuto bene in famiglia
Basket, arriva lo stop definitivo per Eurolega ed Eurocup
BARCELLONA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Eurolega ed Eurocup non riprenderanno: dopo la sospensione decisa lo scorso 12 marzo a causa dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus, oggi è arrivata la decisione di fermare definitivamente le due competizioni. L’Esecutivo, che comprendeva gli 11 club con licenza pluriennale, dopo aver esplorato le varie opzioni, ha scelto di mettere un punto finale alla stagione 2019-20, bocciando le ipotesi avanzate un mese fa. Inizialmente l’idea era quella di mettere i giocatori in quarantena dal 29 maggio all’11 giugno e, dal 12 giugno al 2 luglio, consentire gli allenamenti. Dal 4 al 17 luglio si sarebbero giocati, in sede unica e a porte chiuse, quarti, semifinali e finali di Eurocup. L’Eurolega, invece, sarebbe stata completata dal 4 al 26 luglio, sempre con sede unica e senza spettatori. Ma entrambi gli scenari oggi sono stati valutati impercorribili. Nessun titolo verrà assegnato. La Eurolega 2020-21 ripartirà con le stesse 18 formazioni che erano al via della stagione in corso (per l’Italia c’è la AX Armani Exchange Milano) mentre hanno garantito il posto nella prossima Eurocup le 8 società che si erano qualificate per i quarti (comprese Virtus Segafredo Bologna e Umana Reyer Venezia) a cui si aggiungeranno altre 16 squadre sulla base delle classifiche nazionali. Fissate anche le date per la nuova stagione: il 30 settembre partirà l’Eurocup, l’1 ottobre l’Eurolega.
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Coronavirus, per Federmanager servono nuovi modelli di business
ROMA (ITALPRESS) – La crisi in corso inciderà significativamente sul mercato dei prossimi 12 mesi, tra calo del fatturato, stretta occupazionale e politiche retributive restrittive. Cambieranno anche i paradigmi di base e i manager stanno adottando “nuovi modelli di business” e rinforzando “le competenze personali”, sia soft che hard. E’ quanto emerge dai risultati dell’indagine condotta da Federmanager su un campione di oltre 10 mila manager dell’industria e dei servizi. “La ripresa del Paese passa attraverso le competenze e i manager non si tirano indietro, anzi sono in prima linea nella gestione della crisi, pienamente consapevoli dei rischi ma anche delle opportunità che essa sta aprendo. I dati dell’indagine ce lo confermano, dovremo cambiare modelli di business, modelli organizzativi e di produzione per reagire a questa crisi senza precedenti e tornare competitivi”, commenta Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager.
Ma quali sono le percezioni e le previsioni che i manager rivelano? Il 14,9% vede a rischio la continuità aziendale, ma la maggioranza del campione (79,3%) ha una visione più positiva e ottimistica. Diverse invece le impressioni sulla diminuzione del fatturato rispetto al mercato estero o interno. Il 59,6% ipotizza una diminuzione di oltre il 30% del fatturato estero della propria azienda e ancor più pessimistiche le previsioni relative al fatturato italiano: il 75,5% ne prevede una diminuzione. E naturalmente i dati relativi a queste previsioni sono maggiormente rafforzati nei manager che operano nelle aziende del nord Italia. Quanto alle previsioni sui livelli occupazionali, il 40% ipotizza un decremento ma quasi la metà del campione (49,5%) non prevede variazioni sensibili sulla forza lavoro. A quali aspetti della propria professionalità i manager dedicheranno più tempo e maggiori energie per uscire dalla situazione di emergenza? Anzitutto alla ricerca di “nuovi modelli di business” (45%), a testimonianza di quanto la crisi in corso inciderà significativamente sul mercato, cambiandone i paradigmi di base.
“La ‘normalità nuovà che dovremo scrivere insieme ha bisogno di un approccio manageriale nell’impresa quanto nella politica”, precisa Stefano Cuzzilla. “Il capitale umano sarà fondamentale nella sfida in cui tutti siamo impegnati e sarà l’unico valore aggiunto da far valere in termini di competitività per la ripartenza”.
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SARA’ LO “STESSO” CAMPIONATO ?
Il torneo della canicola, che si profila all’orizzonte, non sarà a nostro avviso una prosecuzione di quello che è stato sospeso alla 26ma giornata: sarà un’altra cosa, un altro campionato per diversi motivi e altre regole. Giovedì prossimo -a quanto pare- verrà presa una decisione sul da farsi e sulla formula da adottare, visto che per ragioni economiche occorre riprendere a giocare da dove si è sospeso e condividiamo l’opinione secondo cui non è giusto cambiare formula in corsa. Già è tutto cambiato, per certi versi, perchè difficilmente le condizioni di forma e gli stati d’animo saranno quelli di prima: dopo quattro mesi le squadre saranno “diverse”, i giocatori saranno “diversi”, il campionato quindi sarà “diverso”. Il fatto che si giocherà a porte chiuse, in un clima torrido, con la paura di essere contagiati e con qualche particolare nuovo (cinque sostituzioni e arbitri a distanza, come ha auspicato Rizzoli) ci induce a definire questo spezzone di stagione decisamente una soluzione d’emergenza, che ben poco ha da spartire con quello che era lo stato dell’opera al momento della sospensione. Ma c’è stato il Coronavirus e non possiamo stare a guardare il pelo nell’uovo, anche se i peli e le uova sono molti.
Solo 300 persone allo stadio, test sierologici frequenti, trasferte con due pullman, entrata in campo in tempi diversi, cronometri igienizzati, conferenze stampa via whatsapp sono le misure che dovrebbero essere adottate. Ora vogliamo anche vedere se le condizioni economiche generali (incasso dell’ultima rata dai broadcaster, quotazione degli stipendi dei calciatori per i mesi di inattività, ecc.) verranno accettate, come la stessa limitazione dell’autonomia delle società. Nei giorni scorsi c’è stata una levata di scudi dei presidenti perchè pare che il governo voglia ficcare il naso nei fatti dei club. Questo non sta bene ai presidenti, il che ha fatto pensare ai politici -uomini di mondo, abituati a certe cose- che ci siano dei cadaveri negli armadi delle società. Ammesso che tutti i rospi vengano ingoiati in fretta (e senza conati di vomito) e si parta (13 o 20 giugno) in tempo per concludere la stagione (20 agosto più o meno), correndo a perdifiato (ci sono squadre ancora in corsa per Champions, Europa League e Coppa Italia), pensiamo che in ogni caso ci sarà chi eleverà alti lai verso il cielo. Ah, ci hanno fregato, campionato falsato, ecc. Che la stagione sia anomala, non ci sono dubbi: per questo riteniamo una illusione pensare che la coda del campionato possa essere considerata una continuazione di quello che era successo prima. Sarà come quando tagliano la coda a una lucertola e l’appendice continua a ballare da sola, ma non fa più parte del corpo principale dell’animale. Facciamocene una ragione, comunque: se bisogna andare avanti a ogni costo, occorrerà far finta di niente. In ogni caso, ci sono stati esperti della pratica e soprattutto della filosofia del pallone che hanno fatto notare come in Germania – dove son passati all’azione, giocando senza paura- oltre i tifosi e gli obiettori di coscienza (calcistica) siano spariti i dribbling: i giocatori avrebbero paura a rischiare. Senza pubblico non oserebbero più come una volta. Da noi, per la paura del contagio si eviteranno gli scontri fisici, si giocherà un calcio da signorine ? E basteranno poche settimane di allenamento, senza amichevoli, per portare i giocatori in condizione, evitando infortuni ? Saranno decisive le forze fresche: chi avrà più “munizioni” per le cinque sostituzioni si troverà meglio. Ci sono molti punti interrogativi. C’è inoltre chi ha fatto i calcoli e ha stabilito che giocando a porte chiuse ci sarà chi ci perderà (la Juve schiacciasassi allo Stadium) e chi ci guadagnerà. Si può dire di tutto. Ad occhio e croce, a parte la lotta per lo scudetto (Juve, Lazio e Inter), ci sarà da vedere se l’Atalanta confermerà il suo posto in Champions; se sarà il Milan a conquistare l’Europa League dove Roma e Napoli sembrano “sicure”: Parma e Verona sono in agguato; bisognerà inoltre stabilire chi eviterà la B, oltre a Spal e Brescia. Occorrerà vedere chi sarà favorito dal calendario. Tenendo in considerazione quello delle prime tre (Juventus p. 63, Lazio 62, Inter 54), la capolista ha superato lo scoglio Inter prima della chiusura. Adesso dovrà affrontare il derby in casa, il Milan a San Siro, poi l’Atalanta, la Lazio e la Roma allo Stadium. La squadra di Inzaghi, andrà a Bergamo, a Torino contro la Juve, come detto, e affronterà Verona e Napoli fuori. L’Inter, che recupererà la partita casalinga con la Samp, andrà a Verona e all’Olimpico contro i giallorossi, poi affronterà il Napoli in casa e l’Atalanta fuori. Forse abbiamo corso molto perchè occorrerà vedere in quali condizioni di forma si presenteranno non solo i goleador (Ronaldo, Immobile, Lukaku per fare tre nomi), ma le squadre in generale: siamo sicuri che la Juve sarà quella di prima e che la Lazio e l’Atalanta torneranno brillanti ? E l’Inter ? Ma soprattutto la domandona è questa: verrà portato a termine il campionato ?
Al via Illimity Academy, primo master in gestione del credito
MILANO (ITALPRESS) – illimity, gruppo bancario guidato da Corrado Passera, ha istituito illimity academy, la corporate business school studiata per creare percorsi di alta formazione economica e finanziaria per i nuovi professionisti del credito attraverso programmi didattici e training sul campo.
Il primo Master di illimity academy è dedicato alla gestione del credito ed è stato strutturato in collaborazione con MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business che ne cura la direzione scientifica. Il Master, in partenza a settembre 2020, mira a formare gli Asset Manager di nuova generazione di neprix, il servicer specializzato nella gestione dei crediti distressed corporate di illimity.
Il percorso formativo, che combina stage retribuito con la formazione diretta curata da docenti provenienti dal mondo universitario e della consulenza, oltre che dal management di illimity, avrà una durata di sei mesi ed è rivolto a 25 laureandi e neolaureati in materie sia umanistiche che scientifiche che abbiano conseguito un titolo di studio (Laurea o Master) da non oltre 1 anno.
Al termine del Master i profili che si distingueranno per capacità, motivazione e potenziale verranno assunti a tempo indeterminato come Junior Asset Manager.
La selezione dei candidati al Master avverrà in due fasi: la prima prevede l’invio entro il 30 giugno della candidatura e di un video motivazionale attraverso www.illimity.com/mastercredito, mentre nella seconda fase i candidati selezionati affronteranno interviste volte a valutare competenze, potenziale e profilo in linea con i valori e la cultura aziendale di illimity.
Per gli studenti selezionati, la frequenza del Master sarà giornaliera e alternativamente distribuita in aula (400 ore) e presso la sede milanese di illimity dove si svolgerà lo stage (540 ore).
Il gruppo illimity si farà carico della maggior parte dei costi del Master il cui valore è di 10.000 euro. Ai candidati selezionati verrà infatti richiesto un contributo di 2.000 euro che verrà rimborsato in caso di assunzione. Saranno inoltre messe a disposizione borse di studio e il percorso di stage sarà interamente retribuito (700 euro lordi al mese oltre ai buoni pasto).
Marco Russomando, Head of Human Resources di illimity, ha affermato: “Abbiamo deciso di promuovere illimity academy per scommettere ancora una volta su giovani donne e uomini di talento e formare le nuove professionalità del futuro. In illimity le persone sono la nostra vera forza e risorsa e i numeri lo dimostrano: in poco più di un anno, contiamo già quasi 500 illimiters di ogni età, provenienti da 120 settori, 19 Paesi e con un’età media di 36 anni. Abbiamo puntato sulle nuove generazioni fin dall’inizio e vogliamo continuare a farlo. Siamo quindi estremamente felici di intraprendere questo percorso e di avere riscosso interesse e disponibilità dal mondo accademico a partire da un partner di altissimo livello come il MIP Politecnico di Milano”.
Per Laura Grassi, docente del MIP in area finance e Direttore Scientifico del Master, “puntare alla formazione continua, selezionare giovani talenti, promuovere l’innovazione del business dell’azienda e coinvolgere gli stessi manager che guideranno il cambiamento sono le caratteristiche distintive di questo Master. Un Master in cui MIP, la business school del Politecnico di Milano, ha messo a disposizione le sue competenze e conoscenze e ha creduto nello spirito collaborativo dell’iniziativa dove Professori di importanti Atenei italiani si alterneranno in aula insieme a rinomati Professionisti e al Top Management di illimity”.
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Da Intesa Sanpaolo sostegno alla ricerca universitaria anti Covid-19
MILANO (ITALPRESS) – La Divisione Insurance del Gruppo Intesa Sanpaolo lancia un progetto a favore delle Università italiane, in prima linea nell’attività di ricerca scientifica sul Covid19.
Con l’obiettivo di focalizzarsi sul medio e lungo periodo, verranno sostenuti concretamente gli studi sulla pandemia in atto, finanziando quattro progetti di ricerca – già attivi, o in fase di attivazione – su aspetti differenti del Corona Virus, in quattro primarie Università, individuate grazie alla rete di relazioni che il Gruppo Intesa Sanpaolo intrattiene con gli Atenei italiani.
Nel corso del 2020 verranno erogati, pertanto, oltre 110.000 euro per sostenere giovani ricercatori, vincitori dei bandi di concorso indetti dall’Università degli Studi di Milano (valutazioni sulla presenza di più patologie nello stesso individuo correlate all’infezione da SARS-CoV-2), dall’Università degli Studi di Padova (studio delle correlazioni clinico-patologiche legate alle lesioni tessutali ed organiche in pazienti deceduti positivi), dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (analisi dei fattori immunologici, ormonali e genomici alla luce dei differenti effetti del virus su uomini e donne); dall’Università degli Studi della Calabria (approfondimenti in campo immunologico per lo studio degli anticorpi sintetici contro il virus).
“La Divisione Insurance, coerentemente con le numerose iniziative del Gruppo Intesa Sanpaolo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, ha avviato diversi progetti a sostegno del Paese – spiega Nicola Maria Fioravanti, AD di Intesa Sanpaolo Vita, Responsabile della Divisione Assicurativa del Gruppo Intesa Sanpaolo -. Dopo aver ampliato gratuitamente i servizi e le coperture sanitarie per i nostri assicurati, per dare una risposta immediata alla crisi sanitaria, abbiamo deciso ora di impegnarci in un’iniziativa che guarda soprattutto al futuro e al benessere di tutta la comunità in cui operiamo, investendo sui giovani, sulla loro formazione e specializzazione. Grazie a questa iniziativa quattro ricercatori di altrettante Università italiane potranno impegnarsi a tempo pieno sul fronte della ricerca immunologica”.
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Per 4 giorni Silvia Romano ha dominato i media “dividendo” gli italiani
ROMA (ITALPRESS) – Dal 10 al 14 maggio Silvia Romano con la sua liberazione dopo 18 mesi di prigionia ha dominato i media nazionali ma “dividendo” gli italiani e gli stessi organi d’informazione: la sua visibilità ha superato tutti, tranne Papa Francesco, e il suo nome è stato abbinato il più delle volte alle parole “islam”, “social” e “insulti”. E’ quanto emerge dal monitoraggio svolto da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da oltre 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha analizzato oltre 1.500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog, alla ricerca delle parole più utilizzate dai media in abbinamento al nome di Silvia Romano.
Dal giorno successivo all’annuncio della sua liberazione fino a giovedì 14, Silvia Romano, è stata la più citata sui media italiani toccando il picco giorno mercoledì 13 (1889 citazioni) con le aggressioni verbali e dimostrative all’indirizzo della cooperante milanese. Nei cinque giorni esaminati il nome di Silvia Romano è stato pronunciato almeno una volta ogni 3 minuti e mezzo sulle radio e tv nazionali e sulle principali emittenti regionali, per un totale di 1974 citazioni. Soltanto Papa Francesco ha avuto più menzioni: 3964.
L’analisi di Mediamonitor.it ha evidenziato che il picco di esposizione sulle radio e sulle tv si è avuto l’11 maggio (286 menzioni): il giorno in cui Silvia Romano è tornata nella sua casa di Milano. Le giornate del 12 e del 13 maggio hanno fatto segnare, invece, il picco di esposizione su carta stampata e web, con rispettivamente 1772 e 1889 citazioni.
Mediamonitor.it ha rilevato che, dal 9 al 18 maggio, il termine più ricorrente affiancato sui media a Silvia Romano è stato “Islam”, con 3018 citazioni, seguito da “social” (2767): fin dall’annuncio della liberazione della giovane, infatti, la rete si è scatenata passando dalla iniziale commozione alle polemiche sulla conversione della ragazza e sul pagamento del riscatto, fino a sfociare in veri e propri insulti.
I termini “riscatto” (2279 citazioni) e “insulti” (1504) sono rispettivamente al quarto e al settimo posto fra quelli più ricorrenti; Giuseppe Conte (2336), che via tweet ha dato notizia della liberazione di Silvia Romano e l’ha accolta al suo arrivo a Ciampino, è terzo, mentre il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio (1959) è al quinto posto, precedendo la parola Al Shabaab (1691), il gruppo jihadista legato al terrorismo responsabile del rapimento della giovane. “Terrorismo” (1357 citazioni) e “terrorista” (1307), quest’ultimo riferito soprattutto alla bagarre scoppiata alla Camera, quando il deputato della Lega Pagano ha definito Silvia Romano “neo terrorista”, sono rispettivamente all’ottavo e al nono posto.
In decima posizione, con 1271 menzioni, troviamo “Aisha”: il nome scelto da Silvia dopo avere abbracciato l’Islam precede Giorgia Meloni (907) e Matteo Salvini (896), affiancati alla giovane per le critiche espresse sulla sua vicenda. Meno consistente l’associazione con parole come “ong” (819), “Corano” (654) e “conversione” (395).
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Covid-19, Mattarella “Multilateralismo efficace per affrontare la crisi”
ROMA (ITALPRESS) – “La Giornata dell’Africa – che quest’anno celebriamo con modalità diverse da quelle consuete ma con pari intensità – mi offre l’opportunità di porgere i più cordiali auguri a quanti partecipano a questa iniziativa, a tutti i membri del Corpo diplomatico africano accreditati a Roma e a quanti quotidianamente si impegnano per rendere sempre più incisivo ed efficace il lavoro dell’Unione Africana”. Lo afferma in una nota il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Il nostro Paese sostiene con determinazione il progetto di una sempre maggiore integrazione del continente africano – sia a livello regionale sia sub regionale – e guarda con la massima attenzione alle relazioni con l’Africa nel suo insieme e con ciascuno dei Paesi che ne fanno parte: solo così, infatti, il Mediterraneo potrà essere fedele alla sua vocazione, storica e geografica, di ponte fra i due continenti”, prosegue il capo dello Stato.
“Si tratta di un’esigenza avvertita oggi con maggior forza in ragione del diffondersi su scala globale del covid-19, che ha causato la perdita di innumerevoli vite umane e profondamente sconvolto famiglie, comunità e sistemi produttivi – sottolinea Mattarella -. L’Africa, l’Europa e l’Italia sono adesso chiamate a far fronte alle ricadute della pandemia non solo sul piano sanitario ma anche su quello dell’indispensabile riattivazione del tessuto economico che, per avere successo, richiederà un ulteriore approfondimento, tanto in Africa quanto in Europa, dei processi di integrazione”.
“L’Italia – dice ancora il presidente – continua a sostenere i processi di riconciliazione nazionale e di stabilizzazione intrapresi nel continente africano e ha accolto con favore l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite per un cessate-il-fuoco globale. Occorre evitare che in contesti già duramente provati dal punto di vista umanitario il perdurare dei conflitti renda ancora più arduo il necessario contrasto all’epidemia”. Per “Mattarella “solo un multilateralismo efficace permetterà alla Comunità Internazionale di definire, nel segno di una concreta solidarietà, una risposta congiunta alle conseguenze economiche e finanziarie della pandemia”.
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