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Regioni, nei sondaggi Zaia, Bonaccini, Toti e De Luca sugli scudi

ROMA (ITALPRESS) – Gli effetti del Covid sul gradimento dei politici. La pandemia, con l’emergenza sanitaria ed economica prodotta, ha portato alla ribalta nazionale i presidenti delle Regioni, che da personaggi (seppur noti) a livello territoriale, sono diventanti simboli – nella lotta al coronavirus – platealmente riconosciuti da Aosta fino a Siracusa. E accade persino che tale notorietà renda alcuni governatori ben più apprezzati degli esponenti politici nazionali. A confermarlo due sondaggi pubblicati dal Quotidiano Nazionale e da Affaritaliani.it. Entrambi incoronano il governatore del Veneto Luca Zaia come il più apprezzato, imponendosi quale presidente di regione che gode della più alta fiducia, superando addirittura il premier Conte, come nel caso del sondaggio pubblicato dal QN e che riporta un indice di gradimento nazionale per Zaia al 53%, contro il 44% del presidente del Consiglio, il 34% di Giorgia Meloni e il 31% di Matteo Salvini. Tra gli altri governatori, Stefano Bonaccini dell’Emilia Romagna si attesta al 48%, Giovanni Toti della Liguria al 44%, Vincenzo De Luca (Campania) al 41%, Nello Musumeci (Sicilia) e Attilio Fontana (Lombardia al 40%). Insomma i governatori hanno rubato lo scettro ai leader nazionali, bisogna solo capire se questo genererà un cambio nella politica nazionale. La rilevazione è stata condotta da Noto Sondaggi, con un campione Panel Omnibus di mille persone rappresentativo degli elettori italiani.
Nella top ten dei governatori più amati stilata da Roma Tre e Lab 21 per Affaritaliani Zaia figura al primo posto ottenendo un gradimento a livello nazionale del 54,7%, ma che tocca punte del 71,2% se si considera il solo giudizio dei veneti. Poco meno di un punto lo dividono dal governatore campano Vincenzo De Luca, gradito dal 70,9% dei campani e dal 52,8% del totale degli italiani. Sul podio pure il presidente della Regione Emilia Romagna: per lui il gradimento, a livello territoriale è del 59,7%, quello nazionale si ferma al 43,5%. La classifica, leggendo i dati sugli apprezzamenti dei propri corregionali, continua con la umbra Donatella Tesei (58,8%), con il governatore del Lazio Nicola Zingaretti (58,5%), della Toscana Enrico Rossi (55,7%), del ligure Giovanni Toti (51,5%), del sardo Christian Solinas (51,3%) e della calabrese Jole Santelli (49,9%).
A chiudere la top ten il governatore della Sicilia Nello Musumeci che ottiene il gradimento del 49,8% dei siciliani un dato molto più alto del giudizio espresso da tutti gli italiani che si ferma invece al 41,7%. Gradimento inferiore per gli altri governatori, che nell’apprezzamento nazionale non riescono a superare il 40%. Il sondaggio per Affaritaliani.it è stato condotto da Roma Tre e Lab21 su un campione stratificato di 1.032 persone.
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Coronavirus, ancora in calo gli attuali positivi

ROMA (ITALPRESS) – Al 24 maggio il totale delle persone in Italia che hanno contratto il coronavirus che causa il Covid-19 è di 229.858, con un incremento rispetto al 23 maggio di 531 nuovi casi.
Il numero totale di attualmente positivi è di 56.594, con una decrescita di 1.158 assistiti rispetto a ieri. Lo rende noto la Protezione Civile.
Tra gli attualmente positivi, 553 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 19 pazienti rispetto al 23 maggio.
8.613 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 82 pazienti rispetto al 23 maggio.
47.428 persone, pari all’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.
Rispetto al 23 maggio i deceduti sono 50 e portano il totale a 32.785, ma la Protezione Civile precisa che la Lombardia non ha aggiornato il dato dei decessi. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 140.479, con un incremento di 1.639 persone rispetto al 23 maggio.
Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 25.614 in Lombardia, 7.703 in Piemonte, 4.457 in Emilia-Romagna, 2.660 in Veneto, 1.700 in Toscana, 1.624 in Liguria, 3.569 nel Lazio, 1.692 nelle Marche, 1.268 in Campania, 1.793 in Puglia, 535 nella Provincia autonoma di Trento, 1.453 in Sicilia, 412 in Friuli Venezia Giulia, 1.092 in Abruzzo, 195 nella Provincia autonoma di Bolzano, 53 in Umbria, 245 in Sardegna, 32 in Valle d’Aosta, 275 in Calabria, 183 in Molise e 39 in Basilicata.
(ITALPRESS).

Bonafede “La riforma del Csm non può più attendere”

ROMA (ITALPRESS) – “Il vero e proprio terremoto che sta investendo la magistratura italiana dopo il cosiddetto Caso Palamara impone una risposta tempestiva delle istituzioni. Ne va della credibilità della magistratura, a cui il nostro Stato di diritto non può rinunciare. Nel mio discorso al Senato di mercoledì, tra i progetti da cui ripartire nel settore della giustizia, ho fatto riferimento alla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura: adesso non si può più attendere”. Lo scrive su Facebook il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
“Questa settimana porterò all’attenzione della maggioranza il progetto di riforma, su cui tra l’altro avevamo già trovato un’ottima convergenza poco prima che scoppiasse la pandemia – aggiunge -. Al centro del progetto ci sono: un nuovo sistema elettorale sottratto alle degenerazioni del correntismo; l’individuazione di meccanismi che garantiscano che i criteri con cui si procede nelle nomine siano ispirati soltanto al merito; la netta separazione tra politica e magistratura con il blocco delle cosiddette ‘porte girevolì”.
“Si tratta di leggi di cui si parla da decenni: innovazioni non rinviabili su cui le istituzioni non devono dividersi ma, al contrario, devono compattarsi. Anche perchè non sono norme “contro” la magistratura ma a tutela della stragrande maggioranza di magistrati che ogni giorno, con passione e professionalità, lavorano per la tutela dei diritti di tutti i cittadini. Sono quei magistrati che non meritano di essere trascinati in un vortice di polemiche che mira a fare di tutta l’erba un fascio – conclude Bonafede -. Come ho detto in queste settimane (in cui mi sono state addirittura attribuite, strumentalizzandole, decisioni che sono della magistratura), un uomo delle istituzioni non deve alimentare le polemiche ma risolvere i problemi con i fatti”.
(ITALPRESS).

SE IL CORONAVIRUS E’ COME UNA GUERRA

Quando ho scritto che il Coronavirus sarebbe stato per noi italiani più duro della seconda guerra mondiale mi hanno contraddetto. Erano i primi di marzo, la strage era appena cominciata. Certo non mi riferivo alle vittime degli eserciti, nè a quelle più numerose del cosiddetto fuoco amico americano, centinaia di bombardamenti su città indifese; spiegavo piuttosto cosa volesse dire vedere, conoscere e subire un nemico concreto piuttosto che affrontare un virus maligno e invisibile. Non voglio avere ragione anche se sarebbe fin troppo facile, per chi come me quella guerra l’ha vissuta e sofferta, smentire chi ne ha solo letto o sentito parlare; in questo Paese la storia, per essere appurata, ha bisogno di secoli, mistificata com’è dai narratori faziosi, spesso anche di (usurpata) chiara fama. E’ la fine della guerra vera che mi viene in soccorso, se appena raffrontata ai primi e spesso illusori segnali di pace che oggi potremmo chiamare Movida e allora si chiamò Liberazione. Allora l’Italia patì, e non dappertutto, anche gli effetti di una cosiddetta guerra civile, ma quando la radio e le campane comunicarono la fine del conflitto il popolo scese nelle strade a far festa, e nelle case sbocciarono cerimonie d’amore; la vita riprese ritmi addirittura inediti, la libertà e le necessità moltiplicarono le forze dei lavoratori e le speranze dei più vecchi come dei più giovani.
Salvo controllare rigurgiti di cattiva politica, nessuno proibì feste, sorrisi, baci, abbracci, raggruppamenti di amici e fratelli sulle strade e nelle piazze, in montagna o al mare, per assaporare quella libertà che a certuni mancava da poco, ad altri da una vita. Si tornò a cantare, aiutati da una produzione esaltante, a volte rispolverando “voci di prima” come Alberto Rabagliati, Nilo Ossani, Oscar Carboni e Natalino Otto, o lanciandone di nuove come Gino Latilla, Achille Togliani, Giacomo Rondinella, Luciano Tajoli, Carla Boni e Nilla Pizzi, mentre sotto sotto i V Disc ereditati dalle truppe americane ci facevano fare amicizia con Glenn Miller (sparito in guerra) e Benny Goodman trionfante alla Carnegie Hall. La musica della pace si chiamava jazz e stavano al gioco anche i filosovietici privi di una godibile colonna sonora che non fosse “Bandiera rossa”.
Adesso ti dicono che la tua ultima prigionia – il confino detto lockdown -è finita, ma per favore opera con giudizio, rispettando le regole del distanziamento sociale innanzitutto, poi le altre che insieme hanno un solo grave difetto: dipendono dall’intelligenza dei cittadini che non voglio offendere dicendoli sottodotati ma sicuramente privi di semplice prudenza. A seconda dei luoghi, naturalmente “all’italiana”: così mentre a Tocco di Casauria, nell’Abruzzo appena sfiorato dal contagio, il santo protettore Eustachio viene portato non in processione dai fedelissimi – come si dovrebbe – ma tutto solo con un camioncino al fronte della preghiera, a Brescia ritorna il coprifuoco che vale l’annuncio disperato dell’8 settembre 1943, “la guerra continua”. Nel senso che per pochi ma dotatissimi stupidi malati di finto eroismo molti cittadini assennati dovranno tornare alla clausura e alla paura.
Il generale Giuseppe Castellano che nel ’43 aveva preparato l’armistizio – poi firmato dall’inutile generale Badoglio – un giorno mi disse che appena formulato quell’annuncio di presunta felicità cominciò una circoscritta e breve guerra civile perchè – precisò – “questi sono gli italiani”. Questa guerra – che sta producendo festeggiamenti beoti prima del tempo e dunque contagi in nome di un “liberi tutti” sancito non dalla Costituzione ma da sindaci e governatori – non finirà tanto presto e non penso tanto a nuove vittime ma a una ribadita paura nemica della ripresa totale. Nel ’46, a guerra finita, non avemmo più paura. Solo fame.

Zaia “La Mostra del Cinema di Venezia si deve fare”

VENEZIA (ITALPRESS) – “La Mostra del Cinema a Venezia? Per me si deve fare, fino ad ora i segnali sui contagi sono positivi e fanno ben sperare”. Il governatore del Veneto Luca Zaia nel corso di una conferenza stampa esprime ottimismo sulla fattibilità della Mostra del Cinema di Venezia. Non sarà un’edizione classica ma, secondo il presidente della Regione, “va fatta come segno di rilancio. Probabilmente non ci saranno tutte le produzioni a cui siamo abituati perchè molte sono state colpite dall’emergenza Coronavirus, ma pensare ad una Venezia senza Mostra del Cinema avrebbe un impatto non positivo a livello internazionale”, aggiunge.
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Ecclestone “Vedo bene la coppia Vettel-Hamilton in Mercedes”

BERLINO (GERMANIA) (ITALPRESS) – “Sarebbe positivo per il mondo della Formula 1 vedere in coppia Sebastian Vettel e Lewis Hamilton in Mercedes, due piloti così eccezionali formerebbero sicuramente un super team”. L’autorevole parere è quello di Bernie Ecclestone, intervistato dalla Tv tedesca RTL, Ecclestone ha infatti dichiarato: “Vorrei vedere Sebastian su una Mercedes.
Per l’ex boss del Circus non ci sarebbero problemi caratteriali per far convovere i due piloti: “Andrebbero d’accordo facilmente. Non vedo problemi di ego. Non riesco ad immaginare Vettel e Hamilton insieme possano creare preoccupazioni. E dal punto di vista sportivo Vettel sarebbe contento di sfidare Lewis alla pari”.
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Sileri “Ottimismo per gli spostamenti tra le Regioni”

MILANO (ITALPRESS) – “Non credo che debba esserci in questo momento, e sono sicuro che nei prossimi giorni anche qui la riserva verrà sciolta, il blocco da Regione a Regione. Non vedo dai numeri che abbiamo delle Regioni che hanno dei rischi particolari. Dobbiamo dividere l’Italia in due parti principali, c’è la Lombardia è un caso a parte, perchè li è avvenuto un vero tsunami, e le altre regioni dove il virus non è arrivato e che quindi devono essere preservate da focolai che possono partire e andare, diciamo da sè, contagiando molte persone. Dai dati io mi aspettavo qualcosa di peggio, quindi, a dire il vero sono molto ottimista. Credo che andando avanti così torneremo a una vita normale, con nuove regole, ma verso il normale”. Lo ha detto ad Agenda, su Sky TG24,il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.
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Anelli (Fnomceo) “Fare di più per la sicurezza degli operatori sanitari”

ROMA (ITALPRESS) – Sono 26.500 gli operatori sanitari positivi al Covid-19, 163 i medici deceduti, 40 gli infermieri, 10 i farmacisti. Cifre che dimostrano come anche in sanità “il tema della sicurezza sia fondamentale e abbia due risvolti: protezione nei confronti degli operatori sanitari, che rappresenta l’espressione di un diritto costituzionalmente garantito, ma anche la garanzia per i cittadini di avere cure sicure in ambienti sicuri”. Così Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli odontoiatri.
“Ovviamente i medici, come tutti gli altri operatori sanitari – spiega Anelli all’Italpress -, sono stati più esposti in questo momento alle infezioni da Covid. Lo dimostrano anche i dati pubblicati dall’Inail circa il numero esorbitante di denunce di infortunio soprattutto negli ospedali e servizio sanitario nazionale. Si aggiunge anche una conseguenza abbastanza drammatica che è il numero dei morti in ambito sanitario. L’Iss ha censito oltre 26.500 operatori sanitari Covid-positivi. Siamo a 163 medici deceduti, 40 infermieri, 10 farmacisti. Il numero esorbitante delle denunce di infortunio sul lavoro – aggiunge -, così come il numero di contagiati e morti significa che l’obiettivo non l’abbiamo sicuramente raggiunto, anzi forse il tema della sicurezza lo abbiamo sottovalutato”.
Anche durante la pandemia le aggressioni a medici e altri operatori sanitari non si sono fermate. Questa settimana alla Camera è stato approvato un disegno di legge proprio per contrastare il fenomeno. “Avevamo spinto molto in termini di comunicazione – afferma Anelli – con la messa in onda di un docufilm sulle problematiche che i medici affrontano sul tema della sicurezza. Accogliamo con grande soddisfazione che il provvedimento sia passato sostanzialmente all’unanimità e ora ci aspettiamo una rapida calendarizzazione al Senato per l’approvazione definitiva, in modo tale che si trasformi prestissimo in legge”.
Come valuta le misure contenute nel Decreto Rilancio? “Il lavoro fatto dal ministro Speranza e il suo impegno – precisa il presidente Fnomceo – sono stati premiati. Ci sono 3 miliardi 200 milioni che vengono investiti sulla sanità. Non vedevamo cifre di questo genere da decenni: veniamo da un periodo di grandi tagli. Questo investimento si concretizza prevalentemente nell’aumento dei posti letto in terapie acute e subacute della rianimazione. Poi c’è un impegno considerevole sul territorio con il finanziamento di circa 9 mila e 200 infermieri che verranno inseriti nell’assistenza territoriale e speriamo vadano a rafforzare i team di assistenza primaria con i medici di famiglia per dare maggiore supporto proprio all’assistenza domiciliare. Il personale infermieristico – prosegue – servirà a rafforzare le unità speciali di continuità assistenziale. Sono state finanziate 4.200 borse di specializzazione, investimento notevolissimo. Non risolvono purtroppo l’imbuto formativo, che potrebbe essere risolto solo se ad ogni laureato corrispondesse la garanzia di un percorso post-laurea. Mancano le borse per la medicina generale e poi quello che manca nel decreto rilancio è il tema del sostegno alle professioni in quanto tali. E’ il neo che speriamo che in fase di riconversione possa essere colmato, accogliendo le indicazioni di tutti i professionisti”.
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