Home Senza categoria Pagina 3748

Senza categoria

Coronavirus, allentare sì ma con prudenza

0

Oggi si apre una nuova fase di allentamento alle redini della sicurezza anti pandemia per i cittadini in lockdown, ma già da qualche giorno le redini della sicurezza anti pandemia si erano almeno psicologicamente già allentate. Nei media non si sentivano da tempo gli inviti alla prudenza e l’imperativo categorico: ‘restate a casa’. Anzi ma mano che son passati i giorni, soprattutto i rappresentanti delle regioni, in un crescendo rossiniano, hanno incalzato le autorità nazionali, sotto sotto, accusati di eccessiva rigidità. Naturalmente, se il governo nazionale è stato vissuto con accuse talvolta velate e talvolta palesi come chi toglie libertà alle persone e toglie la possibilità ad ogni categoria di imprese e servizi di guadagnare, alla lunga la percezione generale porta alla convinzione che si sta esagerando e dunque bisogna assolutamente rompere gli argini. Ecco che allora ci siamo: si riaprono i negozi, la libertà di muoversi è maggiore, al mare ci si potrà andare ma alla condizione di distanze prescritte, così come nei bar, parrucchieri, alberghi, piscine e palestre. Ora prepariamoci a studiare tutti i regolamenti regionali che nella sostanza, per dirla con il Presidente del consiglio, stabiliscano quello che vogliono ma se il virus ringalluzzisce, si ritorna alle restrizioni iniziali. Penso che il problema sia proprio questo: come si governa una pandemia. Abbiamo imparato in questo periodo che i capi di governo nel mondo che hanno voluto inizialmente assumere un comportamento negazionista dei rischi, come Trump, Johnson e Bordonaro, si ritrovano tutti in capo alla lista nera dei paesi più contagiati, e dunque non c’è di stare tranquilli: allentare si ma con le redini salde in mano in modo tale da governare con attenzione ogni piccolo fenomeno da saper leggere rapidamente e sanare. Lo si potrà fare con 20 regolamenti regionali in funzione, quando la contiguità e la relazione, almeno per le nostre regioni è un dato di fatto? Ad esempio: se dalla Lombardia si fossero meglio sorvegliati coloro che partivano, molte altre regioni avrebbero avuto una diffusione del virus largamente inferiore. Diversi scienziati ci dicono in questi giorni che si può verificare una fiammata di ritorno della malattia, e stando alla esperienza di un secolo fa con la ‘spagnola’, la seconda fiammata fu molto più disastrosa della prima a causa del clima prematuro di fuoruscita dal problema vissuto dalle autorità e di conseguenza dei cittadini. Allora, credo, che pur allentando la briglia, la vigilanza dovrà essere davvero strettissima. Non dico certo di ricorrere alle norme draconiane delle autorità del Qatar, ma neanche di regolarci nei comportamenti solo seguendo gli umori di chi guarda al suo particolare e non sa vedere il quadro generale.

Raffaele Bonanni

Il rilancio? È un problema di qualità

0

Ormai si aspetta che il Dl ‘rilancio’ si possa analizzare e considerare appena esce in Gazzetta Ufficiale; ma da quello che si avverte, come spesso accade per le importanti decisioni, bisogna ancora attendere per ritocchi e modifiche. Certamente i provvedimenti annunciati non bastano a sostenere una situazione economica del paese che la pandemia ha aggravato e che mostrava già grandissime debolezze: le più pesanti tra i paesi OCSE. Tutti i nostri dati economici presentano negatività molto vistose, come l’indebitamento pubblico che arriva a superare il 160% del Pil toccando le vette più alte del mondo; il costo del lavoro per unità di prodotto unico tra i paesi industriali ad avere avuto nel ventennio un progressivo aumento che ha minato pericolosamente la nostra competitività a causa di gravi inefficienze di sistema; una riduzione sensibile della produzione industriale; carichi fiscali inefficienti e insostenibili per famiglie e imprese che certamente non risultano agevolate nella competizione di mercato. Insomma ora con la crisi da domanda, che si somma a quella della offerta per il fermo delle attività di produzioni durato più di due mesi e che comunque per un lasso di tempo non tornerà a pienissimo regime, la situazione se non si dovesse affrontare con politiche economiche molto mirate, potrebbe degenerare. Ecco perché le misure economiche che occorrono devono avere il carattere della strategicita’ e nel contempo utilizzate intensivamente, innanzitutto per la inesistenza di finanze di riserva, e perché quelle che chiederemo in prestito, pur a costi contenutissimi, dovranno essere restituiti e assommate alle altissime quote finanziarie da destinare al vecchio debito. Il Dl certamente non può per adesso disporre di somme maggiori di quelle annunciate, ma può certamente selezionare meglio gli interventi dando ad alcuni di essi valore economico, pedagogico e di semplificazione. Per quanto riguardo le agevolazioni sarebbe meglio usare il criterio usato per l’Irap (per il 2020 è stata praticamente cancellata): in questo caso si rimuove la tassa, che ha l’effetto di sostenere chi è già e sarà ancora nel mercato, salta ogni procedura e lungaggini burocratiche, evita truffe e malversazioni. È certamente positivo confermare ed ampliare gli incentivi all’edilizia con il super bonus, ma proprio in questo caso le risorse dovranno essere molto più ingenti. Noi abbiamo bisogno di effetti economici immediati, ed è l’unico settore che restituisce in entrate pubbliche molto più di quelle che si investono, nel mentre gli effetti sulla occupazione sono grandissimi. D’altronde si sa: investire in edilizia significa far girare le ruote economiche in più di trenta settori merceologici. Con il varo del reddito di emergenza sarebbe stato molto più raccomandabile cambiare radicalmente la logica del cosiddetto reddito di cittadinanza, ma bisogna dire che il movente è identico. Bisognerà pure inaugurare una nuova stagione, che pur confermando l’attenzione di sostegno economico alle persone che hanno bisogno, preveda che i beneficiari dovranno essere obbligati a sostenere i bisogni pubblici: ad esempio nelle necessità innumerevoli nei servizi delle Città. Quanto alle assunzioni, si dovranno pure assumere docenti, ma di alto valore tecno-pedagogico. Nella crisi di questi tre mesi abbiamo ben constatato come la scuola si sia dimostrata nell’insegnamento a distanza un colosso dalle gambe d’argilla. In conclusione, c’è ancora spazio per modificare la qualità dell’intervento? ci sarebbe, se anche l’opposizione politica, più che chiedere di più (che è l’esercizio più banale in politica), spingerà per la qualità di intervento nei settori strategici. Infatti se il governo finanzia vacanze e biciclette, bisognerebbe rispondere: “No banda larga, perché siamo molto indietro come abbiamo visto, nell’uso efficiente dell’on line in ogni settore vitale per la vita del paese”.

Raffaele Bonanni

Nasce Osservatorio socio-territoriale sul Covid, mappe e dati sul web

MILANO (ITALPRESS) – Le zone con la popolazione più longeva d’Italia non sono state travolte dal Covid-19. Le province di Imperia, Aosta, Trento e Pesaro-Urbino, per morbilità – il numero di contagi rispetto alla popolazione di un territorio circoscritto – hanno ampiamente superato il Veneto, dove si erano registrati i primi casi. La carenza di posti letto negli ospedali è tra le concause del picco registrato in Spagna, Regno Unito e Italia. Sono alcune delle realtà che emergono dai dati analizzati e tradotti in mappe dall’Osservatorio socio-territoriale Covid-19, istituito da un gruppo di ricercatori di Base (Bicocca ambiente società economia) e dei dipartimenti di Sociologia e ricerca sociale e di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca.
L’Osservatorio, unico in Italia per il taglio disciplinare adottato per studiare il fenomeno, si legge in una nota, intende proporre una lettura socio-territoriale della pandemia, messa a disposizione della collettività, con l’obiettivo di far riflettere sui diversi impatti del Covid-19 attraverso l’utilizzo di Gis (Sistemi informativi geografici) e open data.
“Incrociamo dati quali la densità e la longevità della popolazione, la distribuzione dei redditi, dei servizi sanitari e i divari digitali, con i numeri riguardanti contagio, morbilità e mortalità, per descrivere l’evoluzione del virus. Sia su piccola che su larga scala, dagli ambiti provinciali italiani fino ai grandi cluster regionali europei. Dati utili a misurare la capacità di risposta dei territori”, spiega il responsabile del team, Matteo Colleoni, professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio e delegato della rettrice per la sostenibilità all’Università di Milano-Bicocca.
Tra le risorse open source, evidenzia la nota, c’è la mappa dinamica della diffusione spazio-temporale sul contagio. “Da marzo a maggio – la descrive Colleoni – si nota in Italia una diffusione a macchia d’olio: dopo un mese, il Covid19 colpisce principalmente le zone limitrofe a quelle di primo contagio. Inoltre si evince che il lockdown ha funzionato impedendo la diffusione del contagio in altre regioni italiane”. Confrontandola con la mappa della longevità, ovvero il rapporto percentuale tra popolazione over 65 e popolazione residente totale, “se a livello europeo – afferma il responsabile dell’Osservatorio – tra le cause dell’alta morbilità italiana ha sicuramente giocato un ruolo importante l’anzianità della popolazione, scendendo nel dettaglio nazionale si scopre che i territori ‘più longevì non sono quelli dove il contagio si è maggiormente diffuso: lungo gli Appennini, in Liguria, in Sardegna, nelle aree più interne e meno urbanizzate gli over 65 superano il 30 per cento di presenza, ma il virus non si è diffuso ampiamente”.
Da un confronto tra le due mappe dei dati della morbilità (casi Covid-19 per centomila abitanti) a inizio aprile e a inizio maggio, accanto al fenomeno dell’espansione a olio, si nota come tra le province più colpite (colorate in rosso: più di 600 casi di contagio su 100 mila abitanti) sono entrate Pesaro-Urbino, Imperia, Trento o Aosta, inizialmente ai margini delle zone di più ampia diffusione del virus, ma ora, per numeri, sopra il Veneto, una delle due regioni dove si sono riscontrate le prime persone infette.
Se la mappa sulla distribuzione dei redditi “tornerà utile più avanti per misurare la capacità dei territori di resistere alle conseguenze negative per l’economia e il lavoro di questa situazione di emergenza”, anticipa Matteo Colleoni, quella sull’offerta di servizi sanitari in Europa e in Italia “ci dice che la carenza di posti letto, meno di 400 per 100 mila abitanti, non è stata di aiuto, rispetto ad altre Nazioni. In Germania sono più di 600 e, anche grazie all’elevato numero di tamponi effettuati, la risposta alla pandemia è stata più efficace. Non è un caso se i tre Paesi europei con il più alto tasso di morbilità e mortalità, Italia, Gran Bretagna e Spagna, siano in basso in questa classifica”. Ancora tutto da valutare anche il peso del divario digitale (accessi a banda larga, a internet da casa, utilizzo del pc e acquisti online) sulla capacità di gestione e di reazione e di gestione nella condizione di lockdown.
(ITALPRESS).

Raccolta differenziata dei rifiuti urbani tessili in crisi

ROMA (ITALPRESS) – “L’emergenza Covid-19 ha causato una situazione di grave crisi anche per il settore della raccolta differenziata dei rifiuti urbani tessili, in quanto i mercati di sbocco cui vengono successivamente inviati questi rifiuti sono fermi ormai da oltre 2 mesi. Ciò sta creando problemi per le imprese del settore sia finanziari che negli stoccaggi di materiale. Chiediamo l’apertura di un urgente tavolo di confronto con gli operatori per studiare misure in grado di fronteggiare l’emergenza a partire da una moratoria delle somme dovute ai Comuni per lo svolgimento delle attività”. Così Andrea Fluttero, presidente Conau (Associazione nazionale abiti usati aderente a Fise Unicircular), in una lettera inviata al ministro dell’Ambiente e ai residenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato. Le raccolte sono svolte in gran parte da cooperative sociali e il costo del servizio non viene remunerato dai Comuni o dalle municipalizzate, ma dalla vendita del materiale raccolto, con il cui ricavo si devono anche pagare ai Comuni le royalties per lo svolgimento dell’attività, affidata tramite gara. “Le cooperative sociali che effettuano le raccolte sono a rischio sopravvivenza”, evidenzia Fluttero. “Allo scopo di salvare le tante piccole realtà esistenti e i relativi posti di lavoro e di non distruggere un tassello del sistema che diventerà strategico dal 1° gennaio 2022 con l’obbligatorietà della raccolta differenziata, chiediamo un incontro immediato per valutare le misure urgenti a sostegno del settore: in primis una moratoria di 12 mesi sul pagamento delle ‘royalties’ alle pubbliche amministrazioni”, conclude.
(ITALPRESS).

CAMPI VERDI ALL’IMPROVVISO PARCHI DELLE RIMEMBRANZE

E i campi verdi all’improvviso son diventati Parchi delle Rimembranze. Sembrava una piacevole evasione, la ricerca del tempo perduto: è diventata un’intrusione di realtà archiviate – neanche sogni – nella dolorosa attualità. Non c’è stata partita, fino al gol di Haaland in Borussia-Shalke 4-0 (rivisitazione obbligata del nome del club). Per mesi s’è fatto ricorso al revival, gradevole rivisitazione del vecchio jazz, altrove magra consolazione, fino a consumare decine di pagine e filmati tivù come nel caso del Triplete interista, scudetto, Coppa Italia e Champions League. Una storia di appena dieci anni fa che invece di rasserenare gli animi pandemici ha scatenato nei tifosi della Beneamata una frustrante voglia di ri-vincere. I narratori d’oggi, in genere, non sanno molto, forti in cronaca gli manca la storia. Devono attingere alla Fonte di Brera. Uno dei più richiesti Testimoni del Tempo era appena un ragazzo, nel’64, quando Moratti Angelo, sollevato al cielo da Facchetti, Guarneri e Suarez al Prater di Vienna, mostrò al mondo la Coppa dei Campioni sottratta con Herrera Helenio al Real Madrid. Evento memorabile davvero. Degno sì di rivisitazione. Con quella formazione che si manda a memoria da oltre mezzo secolo come una filastrocca: Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso. Commentava Eduardo Galeano: “Quale altra formazione, a distanza di tanti lustri, è impressa più di questa nella memoria di ogni tifoso, anche non nerazzurro?”. Io ce l’avrei – Negri; Furlanis, Pavinato; Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Pascutti – ma la tengo qui per sempre, nella testa e nel cuore, non pretendo, come oggi gli interisti del Triplete, di rinverdire una vecchia gloria con una nuova conquista, ch’è questa la morale della tendenza al replay di vecchie vittorie: realizzarne una nuova, quasi contro, come successe quando si attribuirono a Mourinho più qualità di quelle risapute di HH mentre io ne segnalavo una sola in comune: erano entrambi catenacciari. Oggi gli ultras del pensiero interista vogliono aggiornarsi e registrare un successo del loro nuovo allenatore nonchè ex tecnico juventino e rivale (in Inghilterra) di Don Josè de Setùbal, ma non è facile. Se si va per uomini, vince l’Inter di dieci anni fa: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Stankovic, Thiago Motta (Muntari dal 15′ st); Sneijder; (Vieira dal 29′ st) Milito (Balotelli dal 34′ st), Etòo. A rimestar la cronaca succede poi d’incontrare – con vistoso dolore degli estetisti – El Hombre di quel Partido, Samuel Etòo, che conferma: “Fui terzino, e vincemmo”. Ho partecipato, in questi tempi di magra, al ricordo del Grande Torino. Avevo dieci anni, nel ’49, quando dal cielo passò al Cielo, e ne ho appena tratteggiato il profilo umano, il tragico destino che diventò lutto popolare, la favola che si fece storia. Appena brevi note sulla risaputa e per me e per tanti inspiegabile potenza. Un atto di fede. So per certo, in questo vuoto di attività del nostro gioco più amato, che il Grande Torino è storia come la Grande Juve degli anni Trenta, i cinque-scudetti-cinque di Carcano, emozione forte senza lutto ma tale da non essere minimamente offuscata dagli otto scudetti bianconeri dei nostri giorni che sono pura cronaca.

Coronavirus, da Granarolo 150.000 euro a Fondazione S.Orsola per ricerca

BOLOGNA (ITALPRESS) – Granarolo finanzierà con 150.000 euro il progetto “Più forti insieme” della Fondazione Sant’Orsola (Bologna) per realizzare un progetto di ricerca sulla risposta neonatale alle infezioni come il coronavirus e per ridurre le infezioni in Terapia intensiva neonatale.
La ricerca, affidata a un giovane ricercatore, ha lo scopo di fare luce sulle peculiarità della risposta immunitaria neonatale alle infezioni, anche in funzione degli elementi funzionali presenti nel latte materno e di costruire e validare un percorso virtuoso all’interno dei reparti di Terapia Intensiva Neonatale e di Neonatologia, che determini una riduzione delle infezioni ospedaliere.
“La pandemia da COVID-19 – spiega Luigi Corvaglia, direttore della Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Sant’Orsola – ha riportato all’attenzione di tutti il tema della prevenzione e della cura delle infezioni, evidenziando come gli ospedali giochino un ruolo fondamentale sia come sede di cura sia, purtroppo, come nucleo di amplificazione del contagio, con un punto di particolare delicatezza nell’area neonatale”.
“E’ un piccolo contributo in un’ottica di speranza”, ha commentato il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari. “Desideriamo così intensificare e consolidare un rapporto di collaborazione con la Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Sant’Orsola con cui sei anni fa abbiamo realizzato Allattami, la prima Banca del Latte Umano Donato, e farlo in questo momento così difficile rafforza la nostra amicizia con una eccellenza del Sistema Sanitario Nazionale impegnata senza sosta a difendere la nostra vita ed il nostro futuro”.
“Siamo molto soddisfatti – ha commentato il presidente della Fondazione Giacomo Faldella – per la scelta di Granarolo, che mette al centro la persona e ci chiede di attraversare l’emergenza pensando già al futuro, puntando sulla protezione dei bambini e sulla ricerca, che è la nostra grande arma per migliorare prima ancora della cura la prevenzione”.
(ITALPRESS).

Lavoro, Landini “Servono nuove regole, estendere diritti a tutti”

ROMA (ITALPRESS) – “C’è stata una regressione culturale nella quale il lavoro è stato considerato come una merce, la mercificazione del lavoro. Si sono abbassate le tutele e in alcuni casi addirittura tolte, come con la manomissione dell’articolo 18. Va arrestata questa deriva, bisogna estendere i diritti a tutte le persone che lavorano”. Così il segretario generale della Cgli, Maurizio Landini, in un’intervista a la Repubblica, spiegando che “serve un nuovo Statuto che garantisca tutti coloro che ricevono un salario per il lavoro che svolgono, indipendentemente dalla tipologia del rapporto di lavoro. I diritti fondamentali devono riguardare tutti: chi ha un contratto stabile, chi un contratto a tempo, chi lavora come partita Iva, tutti. La Cgil ha presentato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare con oltre un milione e mezzo di firme di cittadini proprio per riconoscere a tutti gli stessi diritti, fino ad arrivare a una legge sulla rappresentanza sindacale”. Secondo Landini “la tecnologia digitale può e deve essere uno strumento anche per l’esercizio delle libertà sindacali. La piattaforma digitale può diventare la nuova bacheca sindacale, il luogo delle assemblee, delle stesse decisioni dei lavoratori attuando – finalmente – gli articoli 39 e 46 della Costituzione sulla libertà sindacale e sulla democrazia economica”. Inoltre “dobbiamo pensare alla flessibilità organizzativa: si andrà al lavoro, ma si resterà anche a casa. Serve una rimodulazione e una riduzione degli orari”. In questo quadro, osserva, “ci sarà sempre più bisogno dell’attività sindacale. Bisogna essere in condizioni di contrattare i nuovi modelli organizzativi attraverso i quali accrescere la partecipazione, la libertà e la realizzazione nel lavoro dei lavoratori, intervenendo sull’innovazione dei processi produttivi e sugli stessi prodotti”.
(ITALPRESS).

Ad aprile crollano le immatricolazioni auto in Europa

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Ad aprile le immatricolazioni di nuove autovetture nell’Unione europea hanno registrato un calo su base annua del 76,3%. Il primo mese intero con restrizioni Covid-19 in atto ha provocato il più forte calo mensile della domanda di auto da quando sono iniziati i record. Con la maggior parte degli showroom in Europa chiusi per l’intero mese, il numero di nuove auto vendute è sceso da 1.143.046 unità dell’aprile 2019 a 270.682 unità il mese scorso. Ciascuno dei 27 mercati dell’UE ha registrato cali a doppia cifra in aprile, ma Italia e Spagna hanno subito le maggiori perdite, con le immatricolazioni delle auto in calo rispettivamente del 97,6% e del 96,5%. Guardando agli altri mercati principali, la domanda è scesa del 61,1% in Germania, mentre la Francia ha registrato una contrazione dell’88,8% ad aprile. Da gennaio ad aprile la domanda dell’UE di nuove autovetture si è contratta del 38,5%, a causa dell’impatto negativo del coronavirus sui risultati di marzo e aprile. Finora quest’anno le registrazioni sono diminuite della metà in tre dei quattro mercati chiave dell’UE: Italia -50,7%, Spagna -48,9% e Francia -48,0%. In Germania, la domanda è diminuita del 31,0% nei primi quattro mesi del 2020.
(ITALPRESS).