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Firenze, RFK Human Rights Italia dona un’ambulanza alla Croce Rossa

FIRENZE (ITALPRESS) – La RFK Human Rights Italia, l’organizzazione dedicata al senatore Robert Kennedy con sede a Firenze presso l’ex carcere de Le Murate, che si occupa di progetti in difesa dei diritti umani, presieduta da Kerry Kennedy nel mondo e da Stefano Lucchini in Italia, ha scelto Firenze per testimoniare concretamente la propria solidarietà al nostro Paese che sta lottando contro il Covid-19. A tal fine ha donato un’ambulanza a bio-contenimento alla Croce Rossa (destinata ai trasporti ad alto rischio di contagio), messo a disposizione dei medici che lavorano con la stessa organizzazione la foresteria presso Le Murate e organizzato insieme ai propri sponsor la distribuzione di pacchi alimentari e beni di prima necessità alle famiglie bisognose della città.
Kerry Kennedy ha dedicato l’ambulanza alla memoria di sua nipote Maeve Kennedy Townsend McKean e del figlio Gideon McKean “per ricordare la loro devozione al servizio per gli altri, una missione che ha contraddistinto tutta la vita di Maeve: l’incontro tra la salute globale e i diritti umani”.
La cerimonia di consegna dell’ambulanza si è tenuta in piazza della Signoria alla presenza, tra gli altri del sindaco Dario Nardella e del Console generale degli Stati Uniti Benjamin Wohlauer.
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110 ANNI AZZURRI E L’ETERNITA’ DI VITTORIO POZZO

Quando nel 1982 vincemmo il Mundial con l’Italia di Enzo Bearzot, di Paolo Rossi il Pichichi del gol, con l’urlo di Tardelli, la Coppa al cielo fra le mani di Zoff, non tardai a capire che aveva vinto l’Italia repubblicana. Le grandi feste che seguirono culminarono in un evento televisivo straordinario curato da Gianni Minà e quando gli dissi che avrebbe fatto bene a dedicare un piccolo spazio – nella celebrazione del nostro comune amico Enzo “il Vecio” – a Vittorio Pozzo che di mondiali ne aveva vinti due consecutivi, nel ’34 e nel ’38, neanche mi rispose. Forse per non dirmi che in fondo quei due titoli “erano del Duce”, come voleva una certa letteratura faziosa che trattava Pozzo da fascista, nonostante la spontanea difesa che di lui avevano fatto più volte uomini di sinistra, compreso il non sospetto Giorgio Bocca: “Il commissario unico (Pozzo; n.d.R.) era un ufficiale degli alpini e un fascista di regime. Vale a dire uno che apprezzava i treni in orario ma non sopportava gli squadrismi, che rendeva omaggio al monumento degli alpini ma non ai sacrari fascisti”.
Quella Nazionale era ancora giovane, aveva…solo 72 anni e andava fiera non solo del suo passato ma del record dell’antico Commissario che Bearzot avrebbe tentato di bissare nell’86 in Messico: Pozzo era l’unico ad aver vinto due mondiali consecutivi con la stessa squadra. Come finì si sa. Messico e nuvole…
L’ultima volta che ho atteso – facendo corna – l’evento è stato in occasione di Russia 2018. L’ultimo concorrente, Joachim Lòw, ha tentato di bissare il successo di Brasile 2014 e invece la sua Germania è tornata a casa al primo giro. Com’era già successo a Sepp Herberger, vincitore del Mondiale svizzero nel ’54, sconfitto in Svezia nel ’58; a Alf Ramsey, campione a Londra nel ’66, bocciato a Mexico ’70; a Enzo Bearzot, trionfatore a Spagna ’82, mesta comparsa a Mexico ’86; a Marcello Lippi, leader di Germania 2006, signor Nessuno in Sudafrica 2010, e così a Vicente Del Bosque, conquistatore del Mondiale sudafricano e subito sconfitto a Brasile 2014. Hanno provato tutti a fare il Doblete planetario, sono stati respinti da una sorta di maledizione che maledizione non è: è solo un record che resiste da ottantadue anni e porta appunto il nome di Vittorio Pozzo.
L’ho conosciuto, il Comandante, grazie al suo giornale, “la Stampa”, e all’indifferenza di alcuni colleghi. Pozzo veniva a Bologna due/tre volte l’anno, a raccontare la Juve e talvolta il Toro. Dal suo giornale partiva una segnalazione speciale per il corrispondente da Bologna, Ermanno Mioli: “Il commendatore arriverà in treno al pomeriggio del sabato, dev’essere atteso alla stazione di Bologna, condotto al grand Hotel Baglioni, a cena da Rodrigo, riaccompagnato in hotel e la domenica allo stadio….”. Mioli lavorava con me a “Stadio”, scriveva di ciclismo, chiedeva aiuto ai colleghi, riceveva molti rifiuti perchè Pozzo risultava a dir poco scomodo anche per l’età – quasi ottantenne – e gli acciacchi. E il caratteraccio. Mi candidai ed ebbi la fortuna di passare con il Comandante ore bellissime, importanti, nella hall del Baglioni per un the piuttosto che a cena, quando non si negava alla mia curiosità. Ricordo che una sera, molto tardi, entrò da Rodrigo Giorgio Albertazzi con un suo bel cane, un pastore tedesco: Pozzo si complimentò con l’animale, l’accarezzò, io gli dissi che Albertazzi aveva giocato nella Fiorentina e mentre il divo gli porgeva rispettoso la mano sentii la voce quasi affettuosa del Comandante: “E adesso cosa fa nella vita?”. Giorgio capì, arretrò silenzioso ma commosso.
Di Pozzo si ricorda a fatica un’altra impresa azzurra, mai ripetuta: il successo ai Giochi Olimpici di Berlino dove l’Italietta di Annibale Frossi – il bomber con gli occhiali poi ideologo del catenaccio – conquistò l’oro. Sbalordendo e forse irritando Hitler, come aveva fatto Jesse Owens che Pozzo ricordava come ispiratore dell’impresa azzurra:”Alla vigilia della finale con l’Austria, quattro giorni di attesa, i ragazzi, quasi tutti studenti poco esperti, erano nervosi, e ci ritrovammo nel nostro ritiro proprio Jesse, vicino…di casa, che suonava la chitarra, cantava e ballava trasmettendoci allegria”. Fu vittoria, 2 a 1, con doppietta di Frossi. Diverso il racconto del ’38, di quel Mondiale che gli stessi invidiosi francesi celebrarono, infilando nel loro dizionario una parola nuova italiana, “les Azzurri”. “Eravamo vicini a casa e negli stadi dove giocavamo, a Marsiglia, a Colombes, gli antifascisti fuoriusciti venivano a contestarci, creando preoccupazione ma anche dandoci una spinta, i ragazzi moltiplicavano le forze, alla fine tacquero tutti…”. Anche i francesi che avevano fischiato l’Italia di Colombes, in maglia nera. Pozzo aveva nel cuore – lui uomo duro, soldato severo, caposquadra rigoroso, critico impietoso – il ricordo di quel 19 giugno 1938 allo Stade Yves-du Manoir quando, sconfitta l’Ungheria per 4-2 (doppiette di Colaussi e Piola) Peppin Meazza levò al cielo la seconda Coppa Rimet.

Torna la “Settimana del cervello”, la mente tra inganni e sfide estreme

TORINO (ITALPRESS) – Dalle illusioni sensoriali alle allucinazioni, o false percezioni, create dal cervello affetto da patologie neurologiche o psichiatriche. Dai pregiudizi percettivi, aspettative e conoscenze pregresse che influenzano la nostra interpretazione della realtà, a come la percezione influenzi la coscienza e quindi la memoria storica. Torna dal 18 al 27 maggio la Settimana del Cervello a Torino, un viaggio nella mente, tra inganni e sfide estreme, quelle dell’uomo nello spazio, a cui sono dedicati i tre appuntamenti della seconda settimana. Non manca poi uno sguardo all’attualità della pandemia, un’altra grande sfida sociale e culturale per l’uomo, ma anche un’occasione per mettere a confronto economia e biologia: due mondi in apparenza distanti ma che svelano dinamiche insospettabilmente simili.
Il tradizionale appuntamento di inizio marzo al Circolo dei Lettori si trasferisce quest’anno su YouTube, sul canale dell’Associazione CentroScienza Onlus (youtube.com/CentroScienza) che organizza la rassegna 2020 insieme al NICO – Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi e al Centro Interdipartimentale di Neuroscienze dell’Università di Torino, e grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e il contributo della Regione Piemonte.
Gli appuntamenti – in programma alle 18.00 o alle 21:00 – vedranno alternarsi esperti di diverse discipline che, come nella tradizione della Settimana del Cervello, svelano il fascino dell’incontro e della contaminazione tra neuroscienze, psicologia, storia ed economia.
Introduce e modera gli incontri Alessandro Vercelli, vice rettore alla Ricerca Biomedica dell’Università di Torino e direttore scientifico del NICO – Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi.
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Morte Bryant, pilota dell’elicottero non aveva assunto alcol o droghe

LOS ANGELES (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il rapporto dell’autopsia di Ara Zobayan, il pilota dell’elicottero che si è schiantato il 26 gennaio con a bordo l’ex stella dell’Nba Kobe Bryant, ha rivelato che l’uomo non aveva assunto alcol o droghe prima del decollo. Nell’incidente, oltre a l’ex campione dei Los Angeles Lakers e lo stesso pilota, sono morte altre sette persone, tra cui la figlia di Kobe, Gianna, cestista di 13 anni. Le indagini sono arrivate alla conclusione che lo schianto è stato del tutto accidentale: l’elicottero stava viaggiando lo scorso 26 gennaio a una velocità di 296 km/h in una giornata di nebbia per poi schiantarsi contro una collina a nord-ovest di Los Angeles. Riguardo Bryant, il rapporto assicura che è morto all’istante per lesioni su tutto il corpo.
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Coronavirus, Ceferin “Ripartire rispettando gli impegni assunti”

ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia è uno dei grandi paesi calcistici europei e il suo campionato ha una valenza essenziale, è visto da molti sportivi anche al di fuori dei suoi confini. La pandemia ha messo in ginocchio l’intera economia e non solo il calcio. Assoluta priorità alla salute pubblica, ci mancherebbe, ma come tutti gli altri settori anche noi abbiamo il dovere di ripartire rispettando gli impegni che ci siamo assunti”. Lo ha detto il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, in un’intervista a ‘Il Corriere dello Sport’. “Le competizioni nazionali e quelle europee sono fisiologicamente collegate – spiega il 52enne dirigente sloveno, numero uno dell’organismo europeo – e noi vogliamo in Europa club che abbiano vinto i campionati e le coppe nazionali, qualificandosi sulla base dei risultati. E’ l’essenza dello sport, non solo del calcio”. L’assenza del pubblico segnerà la ripartenza dei prossimi campionati: “Temo che per un certo periodo non sarà possibile far entrare il pubblico negli stadi. Spero che si tratti di una parentesi non troppo lunga, dopodichè rivedremo finalmente gli impianti pieni di appassionati entusiasti. Lo vogliamo tutti – conclude Ceferin – Io per primo”.
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Etna, attività esplosiva dal cratere ‘Voragine’ sul vulcano

CATANIA (ITALPRESS) – Continua l’attività esplosiva dal cratere ‘Voragine’ dell’Etna. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo ha reso noto che a partire dalle 6.45 di questa mattina è cessata l’attività stromboliana, ma permane l’attività esplosiva.
Da un sopralluogo eseguito ieri dagli studiosi dell’Ingv di Catania risulta diminuita di intensità e frequenza. Dal punto di vista sismico i segnali registrati nelle ultime ore mostrano condizioni di sostanziale stabilità con assenza di importanti variazioni rispetto ai livelli medi.
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Coronavirus, Consiglio dei Ministri vara Dl quadro per le riaperture

ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio dei ministri, riunito ieri e terminato all’1.20, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Il decreto delinea il quadro normativo nazionale all’interno del quale, dal 18 maggio al 31 luglio 2020, con appositi decreti od ordinanze, statali, regionali o comunali, potranno essere disciplinati gli spostamenti delle persone fisiche e le modalità di svolgimento delle attività economiche, produttive e sociali.
A partire dal 18 maggio, gli spostamenti delle persone all’interno del territorio della stessa regione non saranno soggetti ad alcuna limitazione. Lo Stato o le Regioni, in base a quanto previsto dal decreto-legge 25 marzo 2020, numero 19, potranno adottare o reiterare misure limitative della circolazione all’interno del territorio regionale relativamente a specifiche aree interessate da un particolare aggravamento della situazione epidemiologica.
Fino al 2 giugno 2020 restano vietati gli spostamenti, con mezzi di trasporto pubblici e privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, così come quelli da e per l’estero, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
A decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti tra regioni diverse potranno essere limitati solo con provvedimenti statali adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, numero 19, in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree.
Tali norme varranno anche per gli spostamenti da e per l’estero, che potranno essere limitati solo con provvedimenti statali anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico e nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e degli obblighi internazionali. Saranno comunque consentiti gli spostamenti tra la Città del Vaticano o la Repubblica di San Marino e le regioni confinanti.
E’ confermato il divieto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena per provvedimento dell’autorità sanitaria in quanto risultate positive al virus Covid-19, fino all’accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria o altra struttura allo scopo destinata.
La quarantena precauzionale è applicata con provvedimento dell’autorità sanitaria ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di soggetti positivi al virus COVID-19 e agli altri soggetti indicati con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge numero 19 del 2020.
Resta vietato, l’assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.
Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni, contenenti le misure idonee a prevenire il rischio di contagio.
A partire dal 18 maggio, le attività economiche, produttive e sociali devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. In assenza di quelli regionali trovano applicazione i protocolli o le linee guida adottati a livello nazionale. Le misure limitative delle attività economiche e produttive possono essere adottate, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, con provvedimenti statali emanati ai sensi dell’articolo 2 del decreto legge numero 19 del 2020 o, nelle more di tali provvedimenti, dalle Regioni.
Per garantire lo svolgimento in condizioni di sicurezza delle attività economiche, produttive e sociali, le regioni monitorano con cadenza giornaliera l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e, in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale. I dati del monitoraggio sono comunicati giornalmente dalle regioni al Ministero della salute, all’Istituto superiore di sanità e al Comitato tecnico-scientifico.
In relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio, la singola regione, informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte a livello statale.
Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida regionali o, in assenza, nazionali, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività economica o produttiva fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Salvo che il fatto costituisca reato diverso da quello di cui all’articolo 650 del codice penale (“Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”), le violazioni delle disposizioni del decreto, o dei decreti e delle ordinanze emanati per darne attuazione, sono punite con la sanzione amministrativa di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020 numero 19, che prevede il pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000, aumentata fino a un terzo se la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo.
Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. Ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni, eventualmente da scomputare dalla sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.
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Coronavirus, Landini “rifacciamo l’Italia”

ROMA (ITALPRESS) – “Dobbiamo usare i prossimi mesi per riprogettare il Paese e l’Europa, indicare le priorità, scrivere una nuova prospettiva di sviluppo senza dimenticare il Mezzogiorno”. Così, in un’intervista a la Repubblica, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, che lancia il progetto per una “nuova Italia”.
“L’ultimo decreto del governo cerca di proteggere le persone che lavorano e le imprese – spiega -. Ma non è sufficiente proteggersi, dobbiamo guardare oltre. E lo dobbiamo fare ora. Perchè il Paese pre-Covid non era affatto il mondo dei sogni. Non si tratta di tornare indietro ma di cambiare per andare avanti. Il virus ha fatto emergere tutte le fragilità e le disuguaglianze che si sono accumulate negli anni. L’emergenza sanitaria si è intrecciata con l’emergenza sociale e ambientale. E poi la rivoluzione digitale che ci ha travolto. E’ a tutti evidente che la logica neo-liberista che ha governato il mondo negli ultimi decenni, con meno Stato sociale, meno diritti e più mercato, non ha più – se mai ne avesse – risposte da dare. Ma ci rendiamo conto che per tutelare la maggior parte dei lavoratori in difficoltà ci siamo dovuti inventare una serie di strumenti, dalle varie indennità alla cassa integrazione, per la frantumazione violenta a cui è stato sottoposto il mercato del lavoro? C’era bisogno del virus per capire quanto fosse negativo un mercato del lavoro fatto di precarietà, assenza di diritti e di tutele, di caporalat e di lavoro nero? La responsabilità di tutta la classe dirigente italiana è quella di ripensare e riscrivere un nuovo modello sociale e un altro modello di sviluppo. Dobbiamo farlo insieme perchè anche le nostre divisioni ci hanno danneggiato”.
“Dobbiamo fare sistema – sottolinea Landini -, rivolgendoci all’intelligenza collettiva come in altri Paesi europei”.
Per scrivere la “nuova Italia”, sottolinea il leader della Cgil, dobbiamo partire “dalla Costituzione, dai principi fondamentali. Dobbiamo investire sul lavoro pubblico, sul servizio sanitario, sulla presenza nel territorio della sanità pubblica e dell’assistenza socio-sanitaria. Riorganizzare le scuole non è solo un fatto fisico: nell’era digitale serve una cultura flessibile capace di gestire complessità e differenze. Va affermato un diritto alla formazione permanente perchè nessuno resti indietro nell’uso delle tecnologie. Il digital divide è anche una questione democratica”. La rivoluzione tecnologica, dice, “può creare nuovi posti di lavoro che oggi nemmeno consideriamo. Il nuovo oro sono i dati, l’uso dei dati. Che vogliono dire la vita delle persone. Anche questa è una questione precipuamente democratica. Non possiamo lasciare la gestione dei dati in mano a poche multinazionali”.
(ITALPRESS).