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Positivi tre giocatori e tre membri staff Fiorentina

FIRENZE (ITALPRESS) – Altri tre giocatori di serie A positivi. La Fiorentina oggi ha reso noto che “a seguito dei controlli di laboratorio effettuati nel pomeriggio di ieri, sono stati identificati 3 atleti e 3 dello staff tecnico-sanitario positivi al Covid 19. La societa’ ha provveduto come da protocollo a proseguire l’isolamento delle persone coinvolte. Domani mattina sono previste per il resto del gruppo le viste medico sportive propedeutiche all’inizio dell’attivita’ facoltativa sul campo”.
Si allunga dunque la lista di positivi, anche se ormai quasi tutti guariti, al Covid-19 in serie A. Il primo caso alla Juve con Daniele Rugani, seguito da Blaise Matuidi e Paulo Dybala – di ieri la notizia del tampone negativo anche per l’attaccante argentino -, poi fra le societa’ piu’ colpite la Sampdoria: prima Manolo Gabbiadini, poi altri, quindi Depaoli e Bereszynski che si sono “autodenunciati” via social mentre la societa’ blucerchiata ha preferito non dare piu’ notizie sui propri tesserati “onde evitare fughe di notizie ed inutili allarmismi” fino a comunicarne l’avvenuta guarigione lo scorso 23 aprile. Bersagliata anche la Fiorentina: nelle scorse settimane Commisso ha parlato di “8-10 casi” anche se ufficialmente sono stati resi noti solo quelli di Vlahovic, Cutrone e Pezzella. Oggi il club viola ha aggiunto altre sei positivita’: tre riguardanti altrettanti giocatori ma senza specificarne l’identita’ e altri tre componenti dello staff tecnico-sanitario. Ieri, invece, il primo caso di coronavirus al Torino con la societa’ granata che non ha reso nota l’identita’ spiegando che il calciatore “attualmente asintomatico, e’ stato posto immediatamente in quarantena e verra’ costantemente monitorato”. In passato un positivo al Covid-19 anche al Verona, Mattia Zaccagni, uno all’Atalanta, il portiere Marco Sportiello, e due al Milan, il dt Paolo Maldini e il figlio Daniel.
(ITALPRESS).

IL PALLONE A PORTE CHIUSE NON E’ LA MORTE DEL CALCIO

Tra una settimana, se non avete altro impegno, mettetevi davanti alla pay tv e godetevi la prima partita del dopo lockdown, Fase 2. Vi consiglio Borussia-Dortmund-Shalke 04. Non vedrete Ronaldo, in quarantena piemontese, ma Herling Haaland, quel ragazzone biondo che fabbrica gol a occhi chiusi e dovrebbe restituirci, con i suoi prodigiosi vent’anni, la voglia di sorridere, di sentirci un po’ stupidi’ ma felici, dopo tanta pena. Gli ultra’ tedeschi non volevano ricominciare. Valli a capire. Non li credevo stupidi come gli stupidi nostrani ma evidentemente c’e’ una solidarieta’ internazionale ch’e’ tornata di moda. Molti anni fa gli ultra’ romani mi invitarono a dibattere sul tema “Valore culturale del tifo”. Sede, il Palazzo delle Esposizioni. “Socc… – mi dissi – fanno sul serio”. E fecero sul serio, almeno fino a quando invece dei ragazzi prese la parola un adulto convinto di essere un leader colto. Una macchietta che si trasformo’ in belva non appena contestai alcune sue libere interpretazioni della liberta’ di espressione. Un ragazzo si alzo’: “Guardi che e’ un professore!”. “Non e’ detto che un cretino non possa diventare professore” – risposi. E me ne andai. Tempo prima avevo avuto uno scambio di idee con un famoso ultra’ della Curva Sud, Geppo, che non era professore ma intelligente e preparato a discutere di violenza negli stadi. Lamentava, Geppo, la speculazione degli adulti sul mondo ultra’. E dunque non mi stupisce, oggi, che il ministro Spadafora abbia corroborato in Parlamento la sua tesi abolizionista (del calcio) con l’identico parere espresso da alcuni ultra’ giallorossi anche con striscioni pseudo poetici che mi hanno fatto pensare a quell’antico professore.
Non molto preparato sulla storia e i costumi del calcio, il ministro sara’ stato impressionato nell’apprendere che deputati e senatori hanno si’ fondato nelle rispettive Camere club giallorossi, bianconeri, rossoblu’, nerazzurri, biancocelesti eccetera non solo per autentica passione – so’ ragazzi – ma per ravvivare in particolare il lento riprender l’opera il lunedi’ mattina, spesso battendosi contro un arbitraggio “dittatoriale” o giustificando le malefatte da stadio di tifosi della loro stessa…religione.
Eppure, anche se l’appello ultra’ alla chiusura permanente degli stadi rivela chiaramente la volonta’ di certi ambienti che lucrano sul tifo e paventano danni dalle partite a porte chiuse, e’ indiscutibile il danno sportivo che stanno subendo tutti i campionati, dai dilettanti alla A, soprattutto in mancanza di decisioni che producano programmi di lavoro. Il mancato apprezzamento dei lavoratori dello sport- meritevoli di tal qualifica anche se milionari – ha gia’ prodotto danni tecnici alle prodigiose “macchine umane” del pallone. Se la quarantena ha arrotondato la mia pancia o quella di tanti divanisti poco conta ma se Dybala e compagni salutano il ritorno alla liberta’ col fiatone e il giro vita da pascia’ e’ un problema aziendale tipo “mamma mi si e’ ingrassato il centravanti”. Cosa che non riguarda Higuai’n che appena arrivato a Torino sara’ messo in quarantena non solo per il virus ma per smaltire i chili presi a Baires a forza di asados. Riguarda tutti gli altri che per fortuna, liberati da alcuni presidenti di regione, han potuto mettersi a correre per smaltire il peso e le tossine accumulate.
E per favore non date retta a chi vi dice che il calcio a porte chiuse – forse inevitabile preludio all’attivita’ totale – e’ la morte del calcio.
I milioni di appassionati che seguono le partite con la pay tivu’ hanno rinunciato da tempo al “vitale apporto dei tifosi” che raramente vengono inquadrati”, preferendo i registi – giustamente – offrire volti di fanciulli o belle donne. E evitare di mostrare stadi vuoti. Nel frattempo, da anni i tedeschi – forse antipatici ma pieni d’idea – hanno escogitato le presenze virtuali di sagome formato uomo-in-poltrona; come di recente a Trieste; come Sabato 16 maggio, alle 15:30, Borussia Dortmund – Schalke 04.

Coronavirus, sotto quota 90 mila gli attuali positivi

ROMA (ITALPRESS) – Al 7 maggio in Italia il totale delle persone che hanno contratto il coronavirus che causa il Covid-19 e’ 215.858, con un incremento rispetto a ieri di 1.401 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi e’ di 89.624, con una decrescita di 1.904 assistiti rispetto al 6 maggio. Lo rende noto la Protezione Civile.
Tra gli attualmente positivi 1.311 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 22 pazienti rispetto al 6 maggio. 15.174 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 595 pazienti rispetto a ieri. 73.139 persone, pari al 82% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto al 6 maggio i deceduti sono 274 e portano il totale a 29.958. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 96.276, con un incremento di 3.031 persone rispetto al 6 maggio.
Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 32.015 in Lombardia, 14.469 in Piemonte, 8.011 in Emilia-Romagna, 6.534 in Veneto, 4.716 in Toscana, 3.248 in Liguria, 4.348 nel Lazio, 3.247 nelle Marche, 2.800 in Puglia, 2.139 in Campania, 2.127 in Sicilia, 1.770 in Abruzzo, 910 nella Provincia autonoma di Trento, 927 in Friuli Venezia Giulia, 633 in Calabria, 583 in Sardegna, 551 nella Provincia autonoma di Bolzano, 170 in Molise, 155 in Basilicata, 141 in Umbria e 130 in Valle d’Aosta.
La Regione Basilicata ha reso noto che, a seguito di ulteriori verifiche, ha ridotto di 16 unita’ il numero dei casi totali.
(ITALPRESS).

Corronavirus, incontro con il comparto ristorazione

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Nell’ambito degli incontri programmati dall’Unità di Crisi con le diverse categorie, si è svolta la prevista riunione con le associazioni e i rappresentanti dei ristoratori, esercenti bar e pasticcerie, organizzatori di eventi, che rientra nel programma di iniziative di ascolto in vista della Fase 2.
“Abbiamo illustrato l’attuale quadro generale sul piano sanitario, sottolineando l’importanza di giungere in maniera condivisa all’avvio della Fase 2 – scrive il presidente della regione Vincenzo De Luca – L’obiettivo è mettere in campo tutto quello che è ragionevole poter fare ora affinché le progressive aperture siano il più possibile definitive, ed evitare con senso di responsabilità di tutti, di essere costretti poi a ulteriori chiusure, che sarebbero ancora più drammatiche. Quindi massima collaborazione, saranno importanti e decisive tutte le proposte che arrivano dal comparto”.
“La Regione terrà conto, nel caso specifico del settore, delle diverse articolazioni delle criticità, delle diversità dell’offerta di servizi e delle peculiarità del turismo e dell’accoglienza che rappresentano un settore determinante per il rilancio della nostra economia.
Il protocollo per gli esercenti e i ristoratori sarà quindi il più possibile semplificato e terrà conto delle richieste emerse nella riunione. Anche nel settore degli eventi, come i matrimoni, l’Unità di Crisi lavorerà a uno specifico disciplinare” conclude De Luca.
(ITALPRESS).

Decreto maggio, serve una manovra per il lavoro

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Non è rassicurante la discussione presente nel governo che si sta esercitando a come ‘aiutare’ imprese e lavoratori sfibrati dalla inattività di questo bimestre è sicuramente per i mesi che verranno, a causa della pandemia che alimenterà sicuramente nuovi problemi. E intanto si parla di stanziamenti a fondo perduto a favore di imprese in difficoltà e di ‘reddito di emergenza’ per lavoratori. Prima di ogni considerazione, occorre assolutamente ricordare che qualsiasi risorsa il governo vorrà impiegare, sono quantitativi di denaro da prendere in prestito che peraltro si sommeranno al monumentale debito pubblico che già ci fa superare uno degli esclusivissimi primati a livello mondiale tra i paesi più pericolosamente indebitati con l’economia stagnante da almeno 20 anni. Va ricordato, un debito che da un decennio circa che non è stato mai assottigliato e che anzi ha conosciuto solo progressivi ingiustificati aumenti.

L’altra considerazione è che chi come noi è nelle condizioni di forte indebitamento (oramai stiamo raggiungendo il 160% del PIL), ogni euro che dovrà spendere dovrà strettamente avere il carattere di investimento e non di assistenza. Questa teoria, applicata all’Italia, non soltanto rispecchia una limpida posizione di scuola economica, ma è soprattutto una raccomandazione necessaria a che non si arrivi a esporre il paese ad un drammatico rischio di default dello Stato. Altra cosa è la logica di prestare soldi alle imprese, responsabilizzandole circa il progetto economico finanziario che verosimilmente permetterà loro di poter navigare nei mari in tempesta della competizione di mercato. Invece l’eventuale fondo perduto per le imprese, potrà solo pericolosamente tramutarsi in una operazione che aumenterà il numero dei navigli che non sapranno stare in mare per ragioni persino troppo ovvi. Riguardo al reddito di emergenza, che dire se non rifarsi al detto arcinoto latino “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”. A scanso di equivoci, le persone vanno aiutate, ma devono lavorare e formarsi realmente a lavorare. Le nostre città hanno giardini, alberi, strade, musei, archivi, e tantissimi altri interessi pubblici incustoditi; se si vuole aiutare con soldi pubblici persone bisognose, esse devono essere utili ai bisogni pubblici.

Il governo quindi stia attento al carattere rigorosamente produttivo da dare ad ogni manovra che dovrà rassegnare al Paese. Ma stia molto attento anche a non dare ragione ai tanti altri paesi europei, convinti che i governi italiani, appena possono, dissipano risorse pubbliche prese in prestito per farsi belli agli occhi dei loro clientes, e non invece a costruire premesse concrete per il rilancio di una economia italiana già palesemente boccheggiante.

Raffaele Bonanni

Intesa Governo-Cei, dal 18 maggio riprendono le messe

ROMA (ITALPRESS) – E’ stato siglato a Palazzo Chigi il Protocollo tra Cei e Governo italiano che permettera’ la ripresa delle celebrazioni con i fedeli, “in condizioni di massima sicurezza”, come si legge in una nota della Presidenza del Consiglio. Erano presenti il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.
“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il premier Conte – indicano le modalita’ piu’ idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche avvenga nella maniera piu’ sicura per la salute pubblica e per la tutela dei fedeli. Ringrazio la CEI per il sostegno morale e materiale che sta offrendo alla collettivita’ nazionale in questo momento cosi’ difficile per il Paese”. Il Protocollo entrera’ in vigore da lunedi’ 18 maggio.
“La firma del protocollo con la Conferenza episcopale italiana – avvenuta questa mattina a Palazzo Chigi – e’ un passo decisivo per la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche alla presenza dei fedeli”, ha commentato il ministro Lamorgese. “E’ il risultato dell’intenso dialogo di questi mesi tra il governo e la Cei, intensificato fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, che ha gia’ portato all’individuazione delle misure di sicurezza sanitaria per le celebrazioni liturgiche senza popolo e, da ultimo, di quelle per la ripresa della celebrazione dei funerali”. La responsabile del Viminale ha poi ricordato che “il ministero dell’Interno ha gia’ avviato un confronto costruttivo con tutte le altre comunita’ di fede in relazione alla sua missione istituzionale di garantire la liberta’ di culto. Siamo a buon punto con la sottoscrizione di altri protocolli con tutte le aree confessionali, sia quelle che hanno raggiunto un’intesa con lo Stato sia quelle che ne sono ancora prive, per consentire a tutti le migliori condizioni per lo svolgimento delle pratiche religiose, pur nel rispetto delle precauzioni necessarie per contenere la diffusione del virus varate dal governo”, ha concluso il ministro Lamorgese.
“Il Protocollo e’ frutto di una profonda collaborazione e sinergia fra il Governo, il Comitato Tecnico-Scientifico e la CEI, dove ciascuno ha fatto la propria parte con responsabilita’”. Lo afferma il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in merito all’intesa con il Governo per lo svolgimento delle messe nella fase 2 dell’emergenza coronavirus, ribadendo l’impegno della Chiesa “a contribuire al superamento della crisi in atto”.
(ITALPRESS).

Editoria, Riffeser “Risorse a fondo perduto per sostegno informazione”

ROMA (ITALPRESS) – “Le notizie del rischio di cessazione di pubblicazioni di storiche testate editoriali, con la conseguente perdita di posti di lavoro e di impoverimento del pluralismo, dimostrano la necessita’ di interventi immediati e di risorse significative a fondo perduto per bilanciare la grave riduzione dei ricavi causata dall’emergenza Covid-19”. Cosi’ il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, rilanciando l’appello a tutte le forze politiche, al Governo e al Parlamento per l’approvazione di interventi per il settore, come proposti anche da recenti iniziative parlamentari. “Il fondo e’ necessario anche per accelerare la transizione al digitale e per salvaguardare la filiera dell’informazione che da’ lavoro a 90.000 persone, con l’impegno delle aziende a offrire spazi di comunicazione per il rilancio del Sistema Italia. In questo momento cosi’ delicato, il Paese non puo’ rischiare una drastica riduzione delle risorse necessarie per garantire la qualita’ dell’informazione fornita ai cittadini”, conclude il presidente della Fieg.
(ITALPRESS).

A marzo in netto calo le vendite al dettaglio

ROMA (ITALPRESS) – A marzo 2020 l’Istat stima, per le vendite al dettaglio, flessioni rispetto a febbraio pari al 20,5% in valore ed al 21,3% in volume. A determinare l’eccezionale calo sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 36% in valore e del 36,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono stazionarie in valore e in lieve diminuzione in volume (-0,4%).
Nel primo trimestre del 2020, le vendite al dettaglio registrano un calo del 5,8% in valore e del 5,9% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-11,6% in valore e -11,5% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari registrano variazioni positive (rispettivamente, +2% in valore e +1,9% in volume).
Su base annua, a marzo, si registra una diminuzione delle vendite del 18,4% in valore e del 19,5% in volume. Anche in questo caso sono le vendite dei beni non alimentari a registrare un calo (-36,0% in valore e in volume), mentre risultano in crescita quelle dei beni alimentari (+3,5% in valore e +2,1% in volume).
Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per tutti i gruppi di prodotti. Le diminuzioni maggiori riguardano Abbigliamento e pellicceria (-57,1%), Giochi, giocattoli, sport e campeggio (-54,2%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-54,1%), mentre il calo minore si registra per i prodotti farmaceutici (-6,3%).
Rispetto a marzo 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 9,3% per la grande distribuzione e del 28,2% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 37,9% mentre e’ in crescita sostenuta il commercio elettronico (+20,7%).
(ITALPRESS).