ROMA (ITALPRESS) – “Quando si uscira’ da questa situazione di emergenza e bisognera’ pensare alla ripresa e bisognera’ puntare su in sistema idrico resiliente, sara’ un discorso su cui necessariamente puntare perche’ anche in condizioni normali succede che ci sono condizioni di approvvigionamento critico legate a delle infrastrutture obsolete. Questo e’ un gap che dobbiamo superare”. Lo ha detto Renato Drusiani di Utilitalia nel corso della presentazione della traduzione ufficiale in italiano del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2019, promosso dalla Fondazione UniVerde e dall’Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali con il supporto del World Water Assessment Programme Unesco. “Si e’ cominciato con le leggi sugli invasi e impianti idrici varate due anni fa ma e’ solo un inizio – ha aggiunto – questo dovrebbe essere un incentivo ad andare sempre piu’ in questa direzione, ne guadagna la popolazione ma anche l’economia perche’ attorno a questo tipo di progetto c’e’ spazio per tutti”.
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Covid-19, la ripresa dopo l’emergenza passera’ anche dai sistemi idrici
L’allarme del turismo organizzato “50 mila posti di lavoro a rischio”
ROMA (ITALPRESS) – I promotori del Manifesto per il Turismo Italiano, ASTOI Confindustria Viaggi e FTO-Confcommercio Federazione del Turismo Organizzato, insieme a diverse imprese del settore turistico e degli eventi, ribadiscono: “Serve uno stanziamento di almeno 750 milioni, a fondo perduto, entro giugno, per il sostegno al mancato reddito di aziende che hanno gia’ perso oggi 9 mesi di fatturato annuo. Caduto nel silenzio l’appello del Manifesto #ripartiamodallitalia, sostenuto da oltre 35 mila firme di imprese, cittadini, personalita’ dell’economia, della cultura, dello sport e dello spettacolo”.
“Un silenzio assordante quello del Governo italiano di fronte all’SOS che da oltre un mese le associazioni di categoria, aziende del turismo e del turismo organizzato hanno lanciato con tutte le modalita’ possibili – spiegano i promotori del Manifesto -. La posta in gioco e’ altissima: il collasso di un settore, nel quale solo il turismo organizzato rappresenta 13.000 imprese, oltre 75.000 addetti e produce un volume d’affari di oltre 20 miliardi di euro l’anno, potrebbe portare a fallimenti a catena. Gia’ a giugno, in assenza di provvedimenti mirati, si prevede la perdita di 50 mila posti di lavoro”.
“Ad oggi il Governo non ha ancora dato alcuna risposta alla richiesta di un fondo straordinario che, unito ad altre azioni specifiche, possa contribuire a tenere in vita questo comparto importante, che e’ il maggiore traino dell’intero settore. Serve che il Governo intervenga subito, con fatti e azioni concrete per evitare il disastro – proseguono le associazioni di categoria -. La proposta urgente, gia’ illustrata in piu’ sedi e alle diverse forze politiche del Paese, e’ la costituzione di un fondo straordinario dedicato di sostegno al mancato reddito per tutte le imprese del turismo organizzato, mediante finanziamenti per i quali sia previsto un importante contributo a fondo perduto, insieme all’allungamento della cassa integrazione. Un sostegno al reddito si rende necessario perche’ in questa gravissima crisi che ha colpito l’economia del nostro Paese nel suo insieme, non esiste altro settore dove siano stati persi i 9/12 del fatturato annuo: i tour operator e le agenzie di viaggio lavorano con 4-5 mesi d’anticipo e normalmente a maggio hanno gia’ sviluppato il 70% del fatturato dell’anno, ora azzerato con le cancellazioni per il 2020. Quando gli altri settori produttivi e di servizi potranno riaprire le attivita’, ricominceranno a produrre fatturati”.
“Ma il settore del turismo organizzato, se non ricevera’ immediatamente ossigeno per un ammontare stimato di almeno 750 milioni di euro a fondo perduto entro giugno, non potra’ probabilmente ripartire e garantire l’occupazione”, prosegue la nota.
Il grido d’allarme lanciato con il Manifesto per il Turismo Italiano #ripartiamodallitalia e’ gia’ stato sottoscritto finora da oltre 35.000 cittadini e aziende, e vede riunite le principali associazioni di categoria, ASTOI Confindustria Viaggi (rappresenta il 90% del tour operating in Italia), FTO-Confcommercio (raccoglie il mondo della distribuzione turistica con network e agenzie indipendenti e altri segmenti del settore) e importanti operatori del comparto e del turismo organizzato: Alpitour World, Gruppo Gattinoni, Robintur Travel Group, Alidays, Bluserena, Costa Crociere, Futura Vacanze, Giver Viaggi e Crociere, Idee per Viaggiare, Viaggi Del Mappamondo, Naar, Nicolaus-Valtur, Ota Viaggi, Quality Group, TH Resorts, Trinity Viaggi Studio, Uvet, Veratour.
Hanno inoltre aderito Confcommercio, Federturismo Confindustria, Confesercenti, Alleanza delle Cooperative Italiane Turismo, Club degli Eventi e della Live Communication e Assoviaggi, Associazione Italiana Confindustria Alberghi, GIST Gruppo Italiano Stampa Turistica.
Il Manifesto e’ stato firmato anche da esponenti di spicco dell’imprenditoria, dello sport e della cultura italiana come Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Francesca e Santo Versace, Isabella Ferrari, Valentina Lavazza, Martina Colombari, Oscar Farinetti, Tiziana Primori, Giobbe Covatta, Adriano Galliani, Simone Rugiati, Flavio Briatore, la Nazionale Italiana Cantanti, Maura Latini, Andrew Howe, Valentina Vezzali, Patrizio Oliva, Maurizia Cacciatori.
“I governi di altri paesi europei hanno gia’ assunto provvedimenti mirati per questo particolare comparto – sottolineano i promotori del Manifesto -. Se le imprese del turismo, del turismo organizzato e degli eventi, che gestiscono viaggi dei nostri connazionali in Italia e all’estero e i flussi incoming degli stranieri nel nostro Paese, saranno costrette ad imboccare la strada del dissesto, si favorira’ l’ingresso nel mercato italiano degli operatori esteri del settore, con una perdita di valore economico, di capacita’ di gestione della filiera turistica e di identita’ che stravolgerebbe gli equilibri di questa eccellenza del Made in Italy”.
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Coronavirus, il 40% dei morti nelle Rsa aveva sintomi o tamponi positivi
ROMA (ITALPRESS) – “Le informazioni che ci sono state date ci dicono che dall’1 febbraio al 15 aprile ci sono stati circa 6.000-7.000 decessi, un campione tra il 7-8% di tutti i residenti nelle Rsa. Abbiamo chiesto quanti di essi abbiano avuto un tampone positivo e sono la minoranza, neanche un migliaio, e quanti avessero dei sintomi riconducibili al Covid e complessivamente piu’ del 40% dei residenti deceduti aveva sintomi o un tampone positivo. Non siamo in grado realmente quanti decessi siano legati all’influenza e quanto al Covid, soprattutto nel mese di febbraio”. Lo ha detto Graziano Onder, direttore del centro malattie cardiovascolari dell’Istituto Superiore di Sanita’, nel corso di una conferenza stampa sull’emergenza coronavirus.
Il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, ha parlato della fase 2: “Le azioni devono essere caute, misurare, devono valutare l’impatto, dentro questa filosofia bisogna andare a identificare i fattori di rischio. Le regole generali sono il distanziamento sociale, i sistemi di protezione, bisogna evitare i sistemi che facilitino l’aggregazione delle persone – ha spiegato -. Dobbiamo ripensare la nostra organizzazione e abitudini di vita, dei trasporti, del lavoro, nelle attivita’ quotidiane”.
“E’ un lavoro che si sta facendo – ha aggiunto Brusaferro – ci sono delle commissioni che stanno lavorando, ci sono delle evidenze che si stanno acquisendo, credo che nelle prossime settimane sara’ un passaggio di fondamentale importanza”.
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Coronavirus, per studio scientifico nessun caso Lombardia su mortalita’
MILANO (ITALPRESS) – Secondo i dati preliminari di uno studio dei ricercatori di igiene e sanita’ pubblica dell’Universita’ Vita-Salute San Raffaele, nell’ambito di un progetto europeo Horizon 2020 sulla diffusione del coronavirus in 6 ambiti metropolitani con simili caratteristiche demografiche, la Lombardia e’ sotto la media ed e’ l’unico caso in cui il capoluogo non e’ stato fin qui investito, in modo rilevante, dall’onda epidemica.
Sono stati presi in considerazione l’ambito metropolitano di New York, la Regione Il-de-France (Parigi), la Greater London, Bruxelles-Capital, la Comunidad autonoma di Madrid e la Regione Lombardia. Le due realta’ dove l’epidemia si e’ diffusa maggiormente sono state New York e Madrid, mentre la Regione Lombardia – prima area occidentale ad essere interessata dall’epidemia e quindi potenzialmente meno preparata – ha mostrato dati complessivi di mortalita’ alti in termini di casi (oltre 10.000), ma inferiori, in proporzione alla popolazione residente, a tre delle sei altre regioni metropolitane considerate e con un tasso di mortalita’ cumulativa al 30mo giorno inferiore di circa il 50% rispetto a New York e alla Comunidad autonoma di Madrid. Due possono essere stati i fattori che hanno contribuito positivamente a “difendere” l’area metropolitana: da un lato l’efficacia e la tempestivita’ dei provvedimenti di contenimento e mitigazione delle autorita’ pubbliche che hanno ridotto gli assembramenti e quindi il rischio di contagio tra persone; dall’altro l’efficacia e la sicurezza delle cure erogate dalle strutture ospedaliere che hanno ricoverato i pazienti Covid-19. Infine, le due realta’ con sistemi sanitari a base pubblica (Italia e Regno Unito) hanno avuto tassi di mortalita’ sotto la media e intrapreso accordi con la componente ospedaliera privatistica, che risulta aver dato un apporto importante alla gestione dell’emergenza. In conclusione, secondo lo studio, non esiste un caso “Lombardia” quanto a eccesso di mortalita’ e il rapido adeguamento della rete di offerta ospedaliera ha saputo far fronte a una rilevante onda epidemica riuscendo fino ad oggi a limitarne la diffusione nell’area a piu’ alta densita’ abitativa.
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Nel primo trimestre 30mila imprese in meno
ROMA (ITALPRESS) – Quasi 30mila imprese in meno nei primi tre mesi del 2020, contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019. Il bilancio della nati-mortalita’ delle imprese tra gennaio e marzo di quest’anno risente delle restrizioni seguite all’emergenza Covid-19 e rappresenta il saldo peggiore degli ultimi 7 anni, rispetto allo stesso arco temporale. E’ quanto emerge della fotografia scattata da Unioncamere – InfoCamere sui dati ufficiali sulla natalita’ e mortalita’ delle imprese italiane.
Si tratta di un dato che evidentemente si riflette anche a livello territoriale e settoriale. Gli effetti conseguenti allo stato di eccezionalita’ in cui l’economia reale si sta muovendo appesantiscono il risultato di un bilancio che nei primi tre mesi dell’anno chiude sempre in rosso per effetto delle chiusure comunicate sul finire dell’anno precedente.
In netto calo sia le iscrizioni che, in misura minore, le cessazioni. Tra gennaio e marzo si registrano 96.629 nuove aperture, a fronte di 114.410 dello stesso trimestre dell’anno precedente, e 126.912 chiusure contro le 136.069 del 2019.
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Coronavirus: Orsini “Dobbiamo aprire, a rischio 60 mila posti”
ROMA (ITALPRESS) – “Non chiediamo favori, ma regole chiare sui provvedimenti normativi gia’ assunti. In ballo c’e’ il futuro di un pezzo importante di Made in Italy, ci sono eccellenze d’impresa e ci sono tanti posti di lavoro”. Cosi Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, in un’intervista al Mattino di Padova.
“C’e’ stato un decreto per prestare liquidita’ alle imprese con garanzia statale, ma dopo otto giorni mancano ancora le regole d’ingaggio e le banche non possono concedere i prestiti. Il nostro settore a gennaio cresceva dell’1,8%, ma a marzo abbiamo registrato un 30% di insoluti, quota che ad aprile potrebbe crescere al 70%. Non c’e’ piu’ tempo da perdere se non vogliamo perdere come Paese un’eccellenza del sistema economico, che fattura ogni anno 42 miliardi, il 5% del Pil industriale. Senza risposte rapide il comparto e’ destinato a perdere quest’anno non meno del 20% del suo giro d’affari. Parliamo di 8 miliardi, con la conseguenza che oltre 60mila posti di lavoro sarebbero a quel punto a rischio”, aggiunge. “Le nostre fabbriche sono sicure: le aziende della filiera legno-arredo – sottolinea – sono gia’ attrezzate con rigorosi strumenti e protocolli di sicurezza che assicurano adeguati livelli di protezione e contenimento del contagio. Continueremo con lo smart working per gli amministrativi e i commerciali, ma perche’ non possiamo riaprire a fronte di queste garanzie, considerato per altro che le nostre aziende sono nelle periferie e i lavoratori vi accedono con il mezzo privato? Ci sono altri settori nelle medesime condizioni, penso all’alimentare, che sono rimasti operativi”, conclude Orsini.
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Tg News – 17/4/2020
In questa edizione:
– Confindustria, Bonomi nuovo presidente designato
– Pensioni, frena il ricorso a quota 100
– Banche, accordo Abi-sindacati su fondo solidarieta’
– Coronavirus, da fondazione Cariplo altri 9,5 miliardi
Commercio estero, a febbraio saldo in crescita
ROMA (ITALPRESS) – A febbraio l’Istat stima una crescita per le esportazioni (+1,1%) e una flessione ampia per le importazioni (-3,8%) rispetto al mese precedente. L’aumento dell’export e’ dovuto in particolare all’incremento delle vendite verso l’area Ue (+1,8%) mentre quello verso i mercati extra Ue e’ contenuto (+0,3%). Nel trimestre dicembre 2019-febbraio 2020, rispetto al precedente, si rileva un aumento sia delle esportazioni (+0,6%) sia delle importazioni (+1,1%). A febbraio la crescita su base annua dell’export e’ pari a +7% ed e’ determinata dall’aumento delle vendite registrato sia nell’area Ue (+8%), con maggiore intensita’, sia in quella extra Ue (+5,9%). La lieve diminuzione tendenziale delle importazioni (-0,7%) e’ sintesi dell’incremento degli acquisti dall’area Ue (+1,8%) e del loro calo dai mercati extra Ue (-4%). Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla crescita tendenziale dell’export nel mese di febbraio si segnalano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+41,2%), altri mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+14,4%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+11,9%). Il saldo commerciale si stima aumenti di 2.847 milioni (da +3.238 milioni a febbraio 2019 a +6.085 milioni a febbraio 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo e’ pari a +8.603 milioni (era +6.499 milioni a febbraio 2019).
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