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OPERAZIONE TAGLI DELLA JUVE DECISO PASSO VERSO UN FUTURO SICURO

La rapidita’ esibita dalla Juventus nel “taglio” degli emolumenti dei suoi giocatori perdurando lo stop all’attivita’ ha ricevuto solenni encomi dalle istituzioni di settore come dal contesto sociale. Esclusi i social, dove i teppisti del web hanno diffuso veleni d’ogni genere, in particolare becera demagogia: togliere novanta milioni di euro a un gruppo di milionari – dicono – e’ procurargli un sacrificio ridicolo. Da’ fastidio, a certi tifosi, il fatto che il club degli Agnelli sia risultato primo anche in questa azione non solo economica ma etica promossa – questo e’ il punto – non dal padrone ma da un dipendente, Giorgio Chiellini.
Giorgio e’ il vero capitano della Juventus, componente fondamentale prima della premiata BBC (Barzagli, Bonucci, Chiellini) oggi dell’erigenda BCD (Bonucci, Chiellini, De Light). Ma i gradi conquistati sul campo anche come guida dei compagni non sono tutto: il rude difensore bianconero che ha partecipato alla conquista di otto scudetti consecutivi e di plurime coppe nazionali e europee ed e’ prossimo all’abbandono dell’attivita’ per raggiunti limiti d’eta’ (36 anni) sta gia’ mutandosi in abile dirigente al punto di meritare un pur immaturo confronto con Giampiero Boniperti. Chiellini e’ diventato definitivamente juventino nel 2005, allenatore Capello che lo fa esordire il 15 ottobre in sostituzione di Nedved, l’altro che studia da dirigente – anzi lo e’ gia’ – piu’ che altro d’immagine. Chiellini no, e’ concretezza: pur giocando ha studiato e ha conseguito la laurea specialistica in Business Administration con lode dopo quella in Economia, una sul modello economico juventino e l’altra sul bilancio della societa’.
L’Operazione Tagli va considerata, a mio avviso, non solo come uno spot a favore dell’immagine di una Juve sempre concreta, organizzatissima anche sul piano aziendale, ma un deciso passo verso un futuro piu’ sicuro, visto che nel presente accusa difficolta’ di bilancio e in Borsa. Non si sa quando l’attivita’ potra’ riprendere ne’ risulta gestibile comunitariamente il calendario del campionato e delle Coppe: e’ probabile che il calcio italiano patisca danni superiori ad altre nazioni europee e che l’Uefa finisca per dividersi proprio come sta facendo l’Europa, non in buoni e cattivi ma in sani e malati, con le federazioni del Nord decise a separare l’attivita’ da quelle del Sud, Italia, Francia e Spagna in primis. Mi piace sottolineare, in questo frangente, mentre la navicella dell’ideale europeo rischia di sfasciarsi sugli scogli dell’egoismo nazionalistico, il commovente gesto di solidarieta’ dell’Albania nei confronti dell’Italia. Fummo generosi con i nostri dirimpettai ai tempi della grande crisi di Tirana dopo il crollo del regime comunista: i barconi scaricavano a centinaia sulle coste pugliesi i migranti che spesso indossavano – come per essere subito riconosciuti amici – le magliette della Juventus, dell’Inter, soprattutto del Milan di Silvio Berlusconi. Oggi ricambiano con aiuti sul piano sanitario, fornendoci tecnici e infermieri. Guarda caso, dopo avere ottenuto pochi giorni fa – il 24 marzo – dal Consiglio dell’Unione Europea il via libera all’apertura dei negoziati di adesione all’Europa dopo un decennio di attesa dovuto ai ripetuti “no” di Francia, Olanda e Danimarca. La Francia si e’ appena accorta che ai tempi del Coronavirus per quelli del Nord vale quanto la Povera Italia. Tutto questo si riflettera’ – vedrete – anche sull’attivita’ calcistica e sui contratti dei calciatori che sicuramente saranno gestiti adeguatamente dagli avidi procuratori. La Juve si mettera’ avanti anche con i rinnovi per evitare perdite di giocatori, ovvero di capitale. Puo’ sembrare fantascienza, questa, ma un mondo come quello del calcio che macina miliardi non potra’ estraniarsi dai problemi della futura azzoppata Europa.

Confetra “Stop logistica rischia di minare ripresa economia”

ROMA (ITALPRESS) – Confetra ha presentato alla ministra dei Trasporti e Infrastrutture Paola De Micheli e al premier Giuseppe Conte, un documento nel quale sottolinea come la pandemia economica rischia di fare piu’ danni di quella sanitaria. Su base annua il Centro Studi della Confederazione prevede una contrazione dei volumi tra il 20 e il 25%. Se l’interscambio commerciale del Paese con il resto del Mondo flettera’ di circa 150 miliardi, in termini di merci movimentate cio’ equivarrebbe a circa 90 milioni di tonnellate, tra import ed export: l’equivalente di 18 miliardi di fatturato per l’intero settore della logistica e del trasporto merci. “Siamo la rete che regge l’economia reale – osserva il presidente di Confetra Guido Nicolini – e se essa dovesse collassare, non c’e’ ripresa che tenga. Noi non potevamo ‘restare a casa’, ma ora serve una massiccia iniezione di liquidita’ attraverso strumenti diretti ed attivabili nel giro di pochi giorni, non settimane, per tenere in piedi il settore”. Tre, sostanzialmente, le proposte avanzate dalla Confederazione al Governo: una riduzione flat del cuneo fiscale del 40% per i prossimi 20 mesi, la possibilita’ di incassare tramite CDP subito il 50% delle fatture inevase senza oneri, la costituzione di un Fondo nazionale per ristorare le imprese che possano dimostrare un gap di fatturato tra il periodo dell’emergenza e del lockdown 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. “Si tratta di un pacchetto di misure che necessita di coperture per circa 9 miliardi. E’ chiaro che tutto cio’ ha un senso se il Governo, come ci auguriamo, vorra’ davvero mettere a punto una politica urgente per la ripresa come quella evocata nei giorni scorsi da Dragh”, conclude Nicolini.
(ITALPRESS).

Coronavirus, Visco “Impatto su sitema economico sara’ ampio e profondo”

ROMA (ITALPRESS) – “Il Paese, l’Europa, il mondo intero condividono ansia e difficolta’ nell’affrontare una sfida straordinaria. La repentina diffusione del nuovo coronavirus, oltre a minacciare gravemente la salute della popolazione e a mettere sotto estrema pressione i sistemi sanitari, ha sconvolto le nostre abitudini di vita, i processi di lavoro, il funzionamento delle scuole e delle universita’; l’impatto sul sistema economico-finanziario sara’ di proporzioni molto ampie e profonde”. Cosi’ il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nella relazione all’assemblea dei partecipanti al capitale di Bankitalia. “Nell’ambito delle proprie funzioni e di concerto con le altre istituzioni nazionali, la Banca d’Italia ha intrapreso le azioni necessarie per contenere le ricadute economiche della pandemia. Avendo come priorita’ assoluta la salute di tutto il personale, continuiamo a garantire la fornitura dei servizi essenziali alla collettivita’”, ha aggiunto.
Secondo Visco “il futuro prossimo sara’ fortemente condizionato dal modo in cui l’Italia e l’Europa sapranno affrontare l’emergenza, prima di tutto sul piano sanitario, poi su quello economico-finanziario. Stiamo seguendo da vicino gli sviluppi e le implicazioni della pandemia per l’economia, la stabilita’ dei prezzi, le condizioni degli intermediari e l’andamento dei mercati finanziari. Abbiamo varato un articolato insieme di misure volte a garantire ampie disponibilita’ liquide a tutti i settori dell’economia, contrastare i rischi di segmentazione finanziaria su base nazionale e assicurare quindi la piu’ efficace trasmissione delle decisioni politica monetaria”.
(ITALPRESS).

Coronavirus, definita convenzione Abi-Sindacati per anticipo Cig

ROMA (ITALPRESS) – L’Abi ha definito la convenzione nazionale che consente ai lavoratori sospesi dal lavoro a causa dell’emergenza Covid-19 di ricevere dalle banche un’anticipazione dei trattamenti ordinari di integrazione al reddito e di cassa integrazione in deroga previsti nel Dl Cura-Italia rispetto al momento di pagamento dell’Inps. La convenzione e’ stata condivisa alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali tra l’Abi e le Organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl, Uil e Ugl unitamente ai sindacati del settore bancario – Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin – nonche’ da Agci, Confcooperative, Legacoop riunite in Alleanza delle Cooperative Italiane, Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Casartigiani. L’Abi ha concordato modalita’ semplificate per determinare l’importo dell’anticipazione (1.400 euro), tenuto conto della durata massima dell’integrazione salariale – 9 settimane – definita allo stato dal Dl, in considerazione dei bisogni immediati dei lavoratori sospesi dal lavoro e rendere operativa la misura nel piu’ breve tempo possibile. La convenzione favorisce anche la gestione delle pratiche in “remoto”, cosi’ da limitare l’accesso in filiale alle esigenze indifferibili. L’Abi invita le banche e tutte le parti coinvolte, in particolare Inps, Regioni e Province autonome che gestiscono gli ammortizzatori sociali, a collaborare per assicurare la piu’ tempestiva attuazione della convenzione. Infine, l’Abi invita le banche, nell’applicare la convenzione, a evitare costi per i lavoratori che beneficeranno dell’anticipazione in coerenza con le finalita’ e la valenza sociale dell’iniziativa. In un post su Facebook, la ministra per il Lavoro Nunzia Catalfo, defnisce l’intesa “un risultato molto importante grazie al quale milioni di lavoratori potranno vedersi riconoscere dalle banche una rapida anticipazione dell’importo del trattamento d’integrazione salariale che gli spetta”.
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Coronavirus, Crimi “Obiettivo 780 euro per reddito di emergenza”

ROMA (ITALPRESS) – Per il reddito di emergenza “a mio parere chiunque dovrebbe avere almeno i 780 euro” e “me lo immagino come una misura di tipo universale: cioe’ rivolto a tutti coloro che nell’ultimo mese non hanno percepito un reddito e che non sono coperti da altre misure”. La platea che potrebbe essere coinvolta riguarda “diverse categorie. In primo luogo tutti coloro che lavorano nel mondo del turismo che hanno una ciclicita’ stagionale, e che quando e’ esplosa la crisi non avevano contratti attivi. Sono i primi che dobbiamo proteggere”. Lo ha detto in una intervista a The Post Internazionale, il capo politico del M5S Vito Crimi. Per il reddito di emergenza “dobbiamo immaginarci degli strumenti che consentano, a presentazione della domanda, una erogazione immediata” attraverso la risposta a “una sola condizione. Hai avuto un reddito a marzo? Se la risposta e’ si’ non hai diritto all misura. Se la risposta e’ no, ne ha diritto. Se hai una soglia di reddito molto alta, perdi il reddito”.
Oltre al reddito di emergenza, pero’, “serve anche un’altra misura essenziale: un altro tipo di erogazione. Non un sussidio, ma un fondo che possa diventare un prestito condiviso. Per molti cittadini oggi il problema non e’ il guadagno, che non e’ venuto meno, ma la liquidita’ che rischia di far fallire le imprese. Questa misura la immagino come una sorta di super garanzia bancaria” che ” viene concessa a tutti, in banca e senza nessun interesse” attraverso “una garanzia offerta dallo Stato”.
Crimi immagina un prestito “per chi ha perso un reddito e per le aziende che hanno perso un fatturato. Ma con un tetto: una cifra solo relativamente bassa: l’equivalente di tre mesi di fatturato o di reddito” e propone quale soglia “fino a 10mila euro di finanziamento ai privati e fino a 250mila per le imprese”, a seconda del volume di affari.
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Pugliese “poverta’ e tensioni sociali, la crisi puo’ scoppiare”

ROMA (ITALPRESS) – “C’e’ brace sotto la cenere, sono preoccupato della tenuta generale del Paese. Nei punti vendita registriamo livelli d’ansia e di nervosismo crescenti, esasperati dalla prolungata costrizione in luoghi chiusi. Vede, io vivo a Parma ma sono un uomo del Sud, dove si registrano tassi di disoccupazione che in certe zone superano il 25%. Se finora non abbiamo vissuto rivolte sul tipo dei riots londinesi del 2011 e’ stato solo grazie alla liquidita’ del lavoro nero. Ma oggi quei flussi di denaro invisibile sono in via di esaurimento. Chi non percepisce il reddito di cittadinanza, e sono la maggioranza, fra poco sentira’ il duro”. Cosi’, in un’intervista a la Repubblica, l’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese, che alla domanda, su come fronteggiare queste tensioni, risponde: “Eleviamo i livelli di vigilanza e i rapporti con le autorita’, ma diamo anche indicazione a chi sta alla cassa: ascoltate, registrate le situazioni di bisogno, segnalatele all’imprenditore e alle istituzioni perche’ si intervenga tempestivamente. Da anni noi collaboriamo con la Caritas. La domenica anch’io e altri dirigenti frequentiamo le mense popolari, dove s’incontrano pensionati vestiti bene, padri separati, mica solo gli extracomunitari”.
“Avevo consigliato la distribuzione di carte prepagate, magari con un taglio da 100 euro – spiega -. Ma ci adeguiamo ai buoni spesa: Conad pratichera’ uno sconto del 10% sul carrello, e confido che anche le altre catene seguiranno il nostro esempio. Non vorrei che limitandosi alla promessa di tenere fermi i prezzi si finisca per scaricare i costi sui fornitori, penalizzando una catena gia’ fragile”.
“Su base annua il nostro incremento di fatturato e’ del 5% e alla fine nei bilanci dovremo calcolare i costi accresciuti di assetti logistici sempre piu’ precari e di spese per il personale aumentate – aggiunge -. Non e’ il momento dell’egoismo, i nostri margini verranno condivisi nella tenuta di un sistema distributivo che, per esempio, comporta tenere aperti anche 515 negozi nei comuni con meno di cinquemila abitanti”. “Oggi la nostra priorita’ – sottolinea – e’ corrispondere a un bisogno primario di comunita’, rinnovare sui territori lo spirito mutualistico senza cui non ne verremo fuori. Siamo un’impresa sociale, non degli speculatori, e come tali dobbiamo saperci presentare. In stretto rapporto col volontariato sociale che e’ bene in palla, conosce chi versa in stato di reale bisogno”.
“Sono quasi 400 mila gli addetti della grande distribuzione che stanno lavorando col sorriso sulle labbra dietro la mascherina – aggiunge -. Dallo scaffalista al macellaio, che e’ un po’ il nostro chirurgo. In questi giorni forniamo polizze assicurative aggiuntive per il coronavirus e buoni spesa anche per i magazzinieri esterni”.
“Non spetta a noi la gestione dell’ordine pubblico – conclude -. Le autorita’ non possono venirci a chiedere, com’e’ successo in alcune regioni, di misurare la temperatura dei clienti all’ingresso, o di vietare la vendita di una parte dell’assortimento come i pennarelli o le mutande. L’altro giorno a Parma mi sono assunto io stesso il rischio di una multa regalando la biancheria a un trasfertista bloccato in citta’ senza ricambio”.
(ITALPRESS).

Coronavirus, Amendola: “Non ci alziamo da tavolo UE senza intesa giusta”

ROMA (ITALPRESS) – L’Italia giochera’ all’attacco perche’ “di tempo da perdere non ce n’e’ piu'”, “ora bisogna negoziare: non ci alzeremo dal tavolo finche’ l’intesa non sara’ raggiunta. Ne va del progetto europeo”. Cosi’, in un’intervista a la Repubblica, il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, in vista della riunione dell’Eurogruppo dopo lo strappo di giovedi’ scorso.
“C’e’ diversita’ di vedute – aggiunge -, ma sono convinto che se anziche’ partire dagli strumenti, partiamo dagli obiettivi – da cio’ di cui l’Unione ha assoluto bisogno per sopravvivere a questa crisi: comuni meccanismi per proteggere il lavoro, il reddito e le imprese – un accordo lo troveremo. E mi fa piacere che la von der Leyen abbia precisato che tutte le opzioni sono ancora sul tavolo”. “Conte e’ stato duro, sollecitando scelte immediate – sottolinea -. E non dimentichiamo che nell’arco di una sola settimana la Bce ha lanciato un poderoso programma di acquisto titoli e la Commissione ha sospeso il Patto di stabilita’: misure mesi fa impensabili. Adesso c’e’ da fare l’ultimo passo con una politica fiscale coordinata dei 27. In cui potrebbero rientrare anche gli strumenti finanziati a debito, emessi a condizioni e obiettivi specifici”. “Il ‘Recovery plan’, piano di rinascita – spiega -, richiama il Piano Marshall o il Recovery act di Obama. L’orizzonte e’ unire i vari strumenti di politica economica in un unico indirizzo a partire dalla lotta al Covid 19. Oltre alle regole sugli aiuti di Stato e l’utilizzo dei fondi coesione, credo che le direttrici siano due: sostegno alle imprese tramite la Bei e un’assicurazione europea contro la disoccupazione. Saranno proposte sul tavolo dell’Eurogruppo. Cosi’ come sara’ necessario riprendere il negoziato sul bilancio europeo 2021-27 su soluzioni nuove”.
“Il Mes – aggiunge – come concepito nel 2012 non ha senso e forza per reggere ai bisogni della crisi odierna. Va cambiato e potenziato, altrimenti e’ inutilizzabile. Ma il fronte dei rigoristi ha detto no”. “Noi – spiega – non chiediamo forme di mutualizzazione del debito, ne’ autorizzazione alla spesa, gia’ concessa dalla Commissione. Piuttosto spingiamo per una condivisione dei rischi che toccano tutti i paesi. Dobbiamo ragionare su nuovi strumenti che tutelino le imprese esposte ai rischi di scalate dei paesi terzi, proteggano i piu’ deboli e chi ha perso il lavoro. Non abbiamo molto tempo”. “Da questa crisi si esce soltanto insieme, con un grande sforzo internazionale. Nessun Paese puo’ salvarsi da solo. Il G7, il G20 e l’UE hanno gia’ messo sul tavolo le prime iniziative, che mirano a mantenere la fiducia degli operatori economici. Pochi mesi fa discutevamo della fine del multilateralismo e c’era pure chi ci credeva davvero”. Ed in merito alle scelte politiche di Orban, che ha ottenuto poteri speciali, commenta: “Nessuna pandemia puo’ mettere in discussione i valori della democrazia. La Commissione ha gia’ aperto un’inchiesta sulla violazione dei diritti in base all’articolo 7 del trattato e l’Italia chiedera’ di inserire nella procedura anche questa legge sui pieni poteri. Cio’ che fa strano e’ che qui da noi chi difende Orban e’ lo stesso che poi accusa il governo di andare avanti a colpi di decreti”.
(ITALPRESS).

Coronavirus, Trump “All’Italia aiuti sanitari per 100 mln di dollari”

WASHINGTON (USA) (ITALPRESS) – Gli Stati Uniti invieranno all’Italia circa 100 milioni di dollari in aiuti sanitari. Lo ha detto il presidente, Donald Trump, nel corso di un punto stampa alla Casa Bianca. “Ho parlato con il presidente Conte, era contento”, ha spiegato Trump aggiungendo che inviera’ ventilatori a Italia, Francia e Spagna. Inoltre, Trump ha annunciato che oltre 1 milione di americani ha effettuato il test contro il Coronavirus. “Abbiamo raggiunto un traguardo storico nella nostra lotta contro il virus – ha spiegato -. Oltre un milione di americani e’ stato testato. Piu’ di ogni altro Paese”.
(ITALPRESS).