ROMA (ITALPRESS) – “Sembra che sia scesa la sera e che le tenebre si siano addensare sulle nostre piazze, strade e citta’, impadronendosi delle nostre vie riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante che paralizza ogni cosa al suo passaggio. Si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati smarriti e impauriti”. Lo ha detto Papa Francesco nel corso della preghiera in piazza San Pietro per invocare la fine della pandemia.
“Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti – ha aggiunto -. Ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”.
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Il Papa: “Presi alla sprovvista da una tempesta furiosa”
Coronavirus, Arcuri “Puntiamo all’autosufficienza per i materiali”
ROMA (ITALPRESS) – “Come abbiamo gia’ detto nei giorni scorsi dobbiamo puntare all’autosufficienza del nostro Paese. Il nostro sforzo e’ a 360 gradi, collaboriamo con molti paesi, continuiamo ad acquisire prodotti da Francia, Germania, Russia, Cina e stiamo cercando di approvvigionarci da altri paesi, senza nessuna implicazione di natura politica o geografica, questo non e’ il tempo delle divisioni ma della solidarieta’”. Lo ha detto Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, nel corso di una conferenza stampa alla Protezione Civile.
“Gli acquisti effettuati dal governo sono e resteranno complementari, in qualche misura suppletivi, a quelli che le Regioni possono e devono fare. Lo sforzo delle Regioni, in particolare di quelle in difficolta’ per la vastita’ dell’emergenza va sostenuto”, ha aggiunto Arcuri, che ha spiegato: “Abbiamo avviato e sostanzialmente concluso un lavoro per velocizzare ed efficientare le modalita’ e i tempi di distribuzione delle consegne del materiale che acquisiamo. Da domani non utilizzeremo piu’ solo i camion, ma anche gli elicotteri della Difesa per aumentare il numero degli uomini impegnati nella consegna dei materiali. L’Esercito ci aiutera’ a fare piu’ in fretta possibile”.
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Coronavirus, in Italia 66.414 positivi, 9.134 morti e 10.950 guariti
ROMA (ITALPRESS) – Complessivamente 86.498 persone in Italia sono risultate positive al coronavirus finora. Attualmente sono 66.414 le persone positive, con un incremento di 4.401 rispetto a ieri.
Lo ha reso noto la Protezione Civile.
Sono 10.950 le persone guarite, con un aumento di 589 unita’ rispetto a ieri. I deceduti sono 9.134, 965 in piu’ rispetto al dato complessivo alla data di ieri, ma questo numero potra’ essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanita’ avra’ stabilito la causa effettiva del decesso.
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Coronavirus, in quarantena 50 operai del ponte di Genova
GENOVA (ITALPRESS) – Il coronavirus colpisce anche il cantiere del nuovo ponte di Genova. Sono 50, come emerge da fonti sindacali, gli operai in isolamento dopo la scoperta ieri del primo lavoratore contagiato. A fare scattare ulteriori controlli sono stati i sospetti su un altro edile, un dipendente della Gesa, con sintomi febbrili. Ora tutti i loro contatti sono stati rintracciati e messi in quarantena. In mattinata si e’ svolta una videoconferenza tra i sindacati e la struttura commissariale: le parti sociali chiedono uno stop dei lavori, almeno sino alla fine dell’emergenza, mentre il sindaco-commissario Marco Bucci ha ribadito ieri che il nuovo viadotto e’ un simbolo della citta’ e che la ricostruzione deve andare avanti. Intanto il consorzio PerGenova ha avviato ulteriori operazioni di sanificazione negli ambienti comuni per prevenire il dilagare del contagio.
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Coronavirus, possibile chiedere anticipo sulla pensione
Gli iscritti Enpam che svolgono esclusivamente attività libero professionale, in aggiunta all’indennità di mille euro, potranno chiedere all’Ente previdenziale un anticipo sulla pensione maturata sulla Gestione Quota B. È questa la seconda misura varata in via eccezionale e approvata nel Cda “d’emergenza” che si è svolto ieri. “È un intervento d’urgenza, dopo il primo intervento fatto per i colleghi delle zone rosse e in quarantena obbligata – spiega il vicepresidente vicario dell’Enpam, Giampiero Malagnino -. Aspettiamo l’intervento del governo annuncio per aprile che non dovrà dimenticare i liberi professionisti. Allora Enpam valuterà la necessità di ulteriori interventi per i colleghi più in difficoltà Penso ai giovani e ai colleghi delle regioni che per prime e più di tutte hanno sofferto”. La tutela è stata pensata per dare la possibilità all’iscritto di valutare quanto ricevere come acconto in base alle proprie necessità. L’importo massimo che si potrà chiedere sarà una quota pari al 15% della pensione annua che spetterebbe all’iscritto, calcolata al momento in cui fa la domanda. La misura permetterà all’iscritto di avere un acconto sulla pensione già maturata, e non una restituzione parziale dei contributi versati (il che consente di ottenere una cifra maggiore). Il requisito principale, quindi, è che l’iscritto che fa domanda abbia l’anzianità contributiva minima per andare in pensione, cioè almeno 15 anni di versamenti. Potranno fare domanda solo quanti esercitano esclusivamente la libera professione e non ricevere alcun tipo di pensione, né dall’Enpam, né da altri enti previdenziali. Altro requisito importante, visto il contesto in cui è stato varato il provvedimento, riguarda la situazione reddituale dell’iscritto determinata dall’emergenza Covid-19. Bisognerà infatti autocertificare di aver avuto nel trimestre precedente all’invio della domanda, e comunque a partire dal 21 febbraio 2020, una diminuzione del 33 per cento del fatturato rispetto all’ultimo trimestre del 2019. I richiedenti dovranno anche essere in regola con il versamento dei contributi all’Enpam. Inoltre nel 2019 devono aver versato contributi di Quota B relativamente a redditi prodotti l’anno precedente. Nonostante il provvedimento sia stato approvato dal Cda, è necessario che riceva l’approvazione da parte dei ministeri vigilanti. La domanda una volta pubblicata sul sito potrà essere presentata sino al 31 marzo 2021.
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Coronavirus, il picco non e’ ancora arrivato
ROMA (ITALPRESS) – Il picco non e’ stato raggiunto. Ci si sta avvicinando, ci vorranno ancora giorni, ma la notizia positiva e’ che c’e’ un rallentamento della crescita. Questo in sostanza quanto emerso nel corso della conferenza stampa che si e’ tenuta presso l’Istituto Superiore di Sanita’ per fare il punto sull’evoluzione epidemiologica del Covid-19 in Italia.
Il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e il presidente del Consiglio Superiore di Sanita’, Franco Locatelli, vedono ancora lontani i tempi di ritorno alla vita di tutti i giorni. Per questo, ad oggi, le misure restrittive volute dal governo Conte potrebbero essere mantenute e si studia il modo per convivere nei prossimi mesi con un virus che accompagnera’ l’Italia ancora per un po’ di tempo. “Non abbiamo raggiunto il picco e non lo abbiamo superato, abbiamo segnali che potremmo arrivarci in questi giorni. Non siamo in fase calante, ma in fase di rallentamento della crescita”, ha spiegato Brusaferro, e quando arrivera’ la discesa, comunque, bisognera’ costruire un percorso perche’ la curva epidemiologica non torni a salire.
“Siamo certi che supereremo questa cosa, e’ l’impegno di tutto il mondo scientifico italiano che si sta impegnando allo spasimo, ma non sara’ risolto domani e neanche nelle prossime due settimane – ha aggiunto -, dovremo immaginare per i prossimi mesi, con curve piu’ basse, a come stare molto attenti e adottare quelle misure perche’ la curva non riparte. Certamente sara’ piu’ facile quando avremmo dei vaccini o degli strumenti che ci consentono di operare come quando operiamo per le influenze. La domanda e’ come conviverci, dovremo trovare soluzioni di convivenza per salvaguardare le persone piu’ fragili”. Le statistiche presentate oggi confermano i trend dei giorni precedenti: il virus colpisce piu’ gli over 60, prevalentemente uomini, mentre per i deceduti l’80% e’ over 70 con piu’ patologie. Le zone piu’ colpite sono quelle conosciute: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto.
“L’infezione per alcuni soggetti e’ stata la causa di morte, per altri ha contribuito in maniera significativa; c’e’ una chiara percezione da parte di tutte le autorita’ sanitarie dell’impatto del virus”, ha confermato Locatelli. “Le case di riposo, le RSA – ha aggiunto – hanno una popolazione di soggetti particolarmente anziani, con patologie concomitanti e’ quello che stiamo facendo e’ tutelarli al massimo”.
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Il coronavirus e il futuro dell’Europa
In Usa sta avvenendo un fatto straordinario che può capitare solo in situazioni percepite così gravi, da compromettere la esistenza della Nazione. Repubblicani e democratici pienamente in accordo, varano un programma di investimenti che non ha pari nella storia statunitense: duemila miliardi di dollari da destinare a compensare lavoratori e imprese piccole, medie e grandi, costrette a rattrappire i piani di produzione con perdite immani di commesse e dunque di introiti in grado ti tenere in sicurezza i bilanci aziendali e quindi di tenere in vita gli organici di lavoratori. Anche l’Europa cerca di fare altrettanto, pur non essendo configurata ancora da Stato federale ed è costretta ad una velocità ed efficacia diverse, a causa di sovranità che ogni paese aderente si tiene stretto. Certamente in questi giorni anche nel vecchio continente fervono discussioni sull’ambizione di ottenere il minor danno possibile; ma lo scarto tra l’ottenere provvedimenti veloci e all’altezza della situazione è ancora presente. Tuttavia la reazione negli ultimi giorni è stata interessante: la Bce stanzia ben 750 miliardi di euro (circa 1000 miliardi di dollari americani); si derogherà al patto di stabilità; si sta discutendo tra polemiche (non all’altezza della situazione) se dare vita a grandi stanziamenti attraverso il fondo di stabilita europeo o attraverso Eurobond. Queste operazioni assommate tra loro, potrebbero costituire una massa finanziaria certamente non seconda a quella statunitense; ma bisogna fare presto. Per tale proposito si è fatto sentire Mario Draghi indicando la velocità come requisito essenziale per tenere testa ai problemi immani che dovremo affrontare. Ma insiste anche su come intervenire, e pone il tema che più che garantire il reddito di base a chi perderebbe il lavoro, sarà necessario proteggere le persone dalla perdita del lavoro, non depotenziando dunque la forza produttiva da tenere salda, in grado di ripristinare presto bilanci positivi aziendali, familiari, statali. Draghi ha voluto indicare una via che attraverso la produttività di sistema, che sappia parare efficacemente e rapidamente i rinculi provocati dal dramma pandemico in corso, soccorrendo le imprese alla condizione di non licenziare, con liquidità ad interessi a costi zero. Credo che Mario Draghi con il suo intervento pubblico, abbia voluto incalzare tutti gli Stati europei a decidere grandi cose, come grandi sono i problemi, ed a metterli in guardia su eventuali non scelte unitarie a carattere continentali, ricordando loro che in circostanze analoghe negli anni venti, le sciagure immani successive originarono proprio da egoismi nazionali. Dunque proprio per evitare l’irreparabile che occorre definire strumenti di stanziamento e prestiti adeguati rivolti alle intere popolazioni europee, con garanzie per ottenerli e con altrettante garanzie di restituirli senza se e senza ma, relative clausole di salvaguardia per lo strumento che presta. Per questa ragione non possiamo che pregare a che i paesi del nord Europa si convincano al varo di un piano eurobond di soccorso alle economie in Europa che usciranno esauste dalla pandemia. Non può che dispiacerci la incertezza ancora presente nella riunione manifestatasi ore fa dei tedeschi, ma qualcosa di nuovo sul piano politico sta nascendo. È motivo di speranza che ben 10 paesi membri UE – tra cui Francia Italia, Spagna e molti altri che finora hanno fatto blocco con Germania e paesi del Nord – hanno firmato un documento congiunto per varare un piano che così ben circostanziato ha indicato Draghi. La riunione recente dei presidenti dei paesi aderenti, per fortuna ha deciso di prendersi dieci giorni di tempo per una proposta magari mediata, e non si può che sperare che ciò avvenga. Ma da queste decisioni, a nessuno sfugge, dipenderà non solo la nostra sorte economica, ma anche quella della permanenza e sviluppo dell’Europa come entità politica con caratteristiche di vero Stato federale.
(ITALPRESS).








