TORINO (ITALPRESS) – Rinviato il Salone del libro di Torino. Lo rendono noto gli organizzatori. “Preso atto della situazione di emergenza nella quale ci troviamo, e in accordo con le istituzioni e i partner che collaborano in maniera essenziale alla sua organizzazione, oltre che con Lingotto Fiere, il Salone del Libro di Torino ha valutato necessario e responsabile rimandare la manifestazione (originariamente in programma dal 14 al 18 maggio) a una data che comunicheremo prima possibile”. In coordinamento con le istituzioni e a seguito di un incontro di questa mattina con la Regione Piemonte e il Comune di Torino che si sono impegnati a collaborare pienamente all’obiettivo comune di realizzare il Salone in piena sicurezza e con l’entusiasmo di sempre.
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Coronavirus, rinviato il Salone del Libro di Torino
Malago’ “Un punto su Tokyo2020 potrebbe farsi a inizio giugno”
ROMA (ITALPRESS) – “Considerando che gli atleti dovrebbero arrivare 15 giorni prima delle competizioni, una deadline potrebbe essere i primi di giugno. Le Olimpiadi sono il baluardo delle grandi manifestazioni, mancano 130 giorni, il Giappone e’ un’isola, c’e’ una dinamica di programmazione che parte da lontano. Bisogna vedere come stanno le cose da qui a 60 giorni, al di la’ che il Cio stia preparando o meno un piano B”. Per Giovanni Malago’, presidente del Coni, e’ ancora prematuro fare previsioni per le Olimpiadi di Tokyo alla luce dell’emergenza coronavirus. “Ho parlato con Bach l’altro ieri – racconta ai microfoni de ‘La Politica nel Pallone’ su Gr Parlamento – E’ una persona saggia, equilibrata e lungimirante. E’ chiaro che nessuno poteva immaginare una situazione del genere”. “Domani ci sara’ un incontro con i presidenti delle Federazioni internazionali e il giorno dopo con i Comitati olimpici nazionali, che sono i due interlocutori, le due gambe di questo mondo. Bach vuole raccogliere idee ma uno dovrebbe essere il piu’ possibile in grado di dire se da quella data si puo’ ricominciare ma nessuno la conosce. Si naviga a vista, si cerca di immaginare una strategia di piano B ma nessuno sa come staranno le cose da qui a due mesi”.
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Rugani “Sto bene, ne usciremo tutti piu’ forti”
TORINO (ITALPRESS) – “Sto bene, voglio tranquillizzare tutti”. Lo ha detto Daniele Rugani in un intervento telefonico durante la trasmissione di JTV, ‘A casa con la Juve’, alla quale ha partecipato a distanza anche la collega della squadra femminile, Martina Rosucci. Isolato in quarantena al J Hotel, dove si trova da quando gli e’ stata diagnosticata la positivita’ al coronavirus COVID-19, il difensore ha raccontato come sta vivendo questo periodo: “Sto bene, voglio tranquillizzare tutti – ha detto -. In realta’ sono sempre stato abbastanza bene. Non ho avuto i sintomi purtroppo gravi di cui si legge sui social, mi ritengo fortunato, e’ stata una bella botta perche’ sono stato il primo nel nostro ambiente. Al di la’ di questo sono sempre stato bene e spero sia servito a sensibilizzare tutti, anche quelli che non avevano capito la gravita’ del problema”. Il giocatore ha poi aggiunto: “E’ stata una botta, c’e’ stato un boom mediatico fortissimo. In pochissimi minuti mi hanno scritto tantissime persone e ne approfitto per ringraziarle tutte. Superero’ anche questa, la supereremo tutti e spero ne usciremo tutti piu’ forti. Spero si possa ripartire al massimo”. Interpellato dagli utenti che via web gli hanno chiesto quale fosse stato il giocatore che piu’ lo aveva influenzato in carriera, il numero 24 bianconero ha spiegato: “Nonostante sia sempre stato centrocampista o difensore, io ho sempre comprato tutti gli anni la maglia di Del Piero essendo juventino. C’entrava poco con il mio ruolo ma ci faceva sognare tutti”. E sul momento piu’ bello vissuto grazie al calcio e fuori dal campo, il lucchese ha raccontato: “Il momento piu’ bello in campo penso sia stato il primo scudetto, la passerella sotto il pubblico dello Stadium che acclamava il mio nome e poi alzare la coppa sul palco. Nella vita non so, diciamo che le due cose sono abbastanza collegate”.
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Il Governo vara il decreto Cura Italia, Conte “Manovra poderosa”
ROMA (ITALPRESS) – “Possiamo iniziare a parlare di un modello italiano anche sulla questione economica, siamo i primi a mettere in campo 25 miliardi di euro di denaro fresco a beneficio delle famiglie, attiviamo flussi per 350 miliardi, e’ una manovra economica poderosa”. Lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri che ha varato il decreto Cura Italia per fronteggiare l’emergenza coronavirus.
“Questo e’ un passaggio importante, abbiamo approvato il dl contenente le misure economiche. Il governo e’ vicino alle tante imprese, famiglie che stanno facendo tutti enormi sacrifici per il bene comune piu’ alto che e’ la salute”, ha spiegato Conte.
“Nessuno deve sentirsi abbandonato, questo decreto lo dimostra, lo Stato e’ qui, e le misure di sostegno ne sono concreta testimonianza”.
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A gennaio in crescita le entrate tributarie e contributive
ROMA (ITALPRESS) – Le entrate tributarie e contributive nel mese di gennaio, secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, mostrano nel complesso una crescita di 2.293 milioni (+3,7%) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Le entrate tributarie evidenziano un aumento pari a +1.582 milioni (+4,3%) rispetto allo stesso periodo del 2019. Le imposte contabilizzate al bilancio dello Stato registrano una variazione positiva (1.140 milioni, +3,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In crescita il gettito relativo agli incassi da attivita’ di accertamento e controllo (+58 milioni, +7,6%). Risultato positivo anche per il gettito delle entrate degli enti territoriali (+203 milioni, +11,6%). Tra le imposte dirette, il gettito Irpef si e’ attestato a 24.764 milioni (+603 milioni, +2,5%) per l’andamento delle ritenute (+613 milioni, +2,6%). Tra le imposte indirette, le entrate Iva ammontano a 6.314 milioni (+312 milioni, pari a +5,2%). Le entrate di lotto e lotterie ammontano a 1.235 milioni registrando una flessione pari a -124 milioni (-9,1%). Le entrate contributive dell’Inps risultano pari 25.428 milioni, registrando un aumento del 2,9% rispetto al corrispondente mese del 2019 (+713 milioni). I premi assicurativi dell’Inail ammontano a 84 milioni, segnando una riduzione di 30 milioni rispetto al corrispondente mese del 2019. Le entrate contributive degli Enti privatizzati risultano pari a 601 milioni, in aumento rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente (+28 milioni, +4,9%).
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RIUSCIRANNO I MOHAI DI RAPA NUI A SCORAGGIARE IL CORONAVIRUS ?
Il fatto che due giocatori cileni della caratura Arturo Vidal del Barcellona e Alexis Sanchez dell’Inter siano stati messi in quarantena per il Coronavirus, ci ha suggerito di pescare nei nostri ricordi di viaggiatori in Sudamerica e nelle zone limitrofe, per porci qualche domanda. Quando eravamo stati nell’Isola di Pasqua, a parte i Mohai, le misteriose statue di pietra che popolano quel lembo di mondo, una terra che nessuno vuole perche’ non c’e’ nulla, ci impressiono’ il fatto che li’ non esisteva un ospedale. Il piu’ vicino era nella Capitale, visto che l’isola fa parte del Cile, a cinque ore di volo. Sugli aerei per Santiago (pochi al giorno), c’erano alcuni posti riservati agli ammalati che dovevano raggiungere la capitale per usufruire dei servizi sanitari. Ora c’e’ un piccolo ospedale per le emergenze, ma in caso di epidemia e’ difficile fronteggiare la situazione. L’America del Sud in generale (630 milioni di abitanti), e’ stata colta di sorpresa, come tutto il mondo, dal virus che sta flagellando i cinque continenti. Gia’ qualche personaggio e’ stato contagiato, come Fabio Vajngarten, l’addetto stampa del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. In questi giorni sono stati segnalati casi qua e la’. A Cuba, ben lontana dall’Isola di Pasqua si sono ammalati tre turisti italiani. A Valdivia, in Cile ma a 800 chilometri via Santiago, c’e’ stato un caso che ha coinvolto una donna proveniente dall’Italia. Per ora non e’ stato un fenomeno di massa, insomma. Nell’Isola di Pasqua, la natura, la lontananza dal Continente e gli stessi imponenti Mohai, che con la loro presenza, scoraggiavano i “nemici” dall’avvicinarsi all’Isola di Pasqua, terranno lontano pure il Coronavirus ? Alcuni abitanti, legati alle leggende e a divinita’ strane (per noi), ne sono sicuri. In passato si diffido’ dei coloni e degli schiavi arrivati da lontano, ora si temono le malattie portate dai turisti. Finora, i giganti hanno impedito la civilizzazione come l’intendiamo noi, e la popolazione si e’ opposta alla costruzione di casino’ e altri svaghi (continentali) per proteggere l’isola dai mali del mondo consumistico. Anche se il turismo sta prendendo piede e si e’ parlato di “numero chiuso”, per evitare invasioni di tutti i tipi. La leggenda dell’uomo uccello ha finora tenuto banco da quelle parti. Gli abitanti si appostavano per vedere quando i volatili depositavano il primo uovo e il piu’ coraggioso di loro, sfidando marosi e squali, lo portava a quello che sarebbe diventato il capo. Poche strade, non tutte perfette, un numero molto piccolo di auto, qualche pensioncina e abitazioni per pochi hanno lasciato l’isola a misura d’uomo. Situata a oltre 3.600 chilometri dalla terra ferma, Rapa Nui (Isola grande), come si chiama in lingua locale, offre suggestioni immediate. Sembra di fare un tuffo nel passato. E’ quasi desertica, immersa in un panorama di rocce e ha solo una cittadina minima, Hanga Roa, dove si svolgono tutte le attivita’ e c’e’ persino il parlamento. L’importante istituzione e’ situata in una baracchetta di minime dimensioni, con sedie di plastica rosse sponsorizzate da una nota bevanda. Sara’ il dicastero del commercio a gestire tutto, nella persona della ministra che ha un banchetto di frutta, situato proprio davanti all’improvvisata costruzione ? Gli abitanti stanno conducendo una battaglia per l’indipendenza e per evitare che sull’isola vengano impiantati dei casino che porterebbero inevitabilmente la malavita. Quando ci siamo stati, ci hanno detto: “Questione di tempo, i soldi fanno gola a tutti”. All’interno del cosiddetto “parlamento”, sedie di plastica, alla buona. Il ristorantino di un italiano, capitato chissa’ come laggiu’, cerca di soddisfare i palati piu’ esigenti. Nonostante il minimalismo, qualcuno ha immaginato di collocare proprio qui, in mezzo ai polli ruspanti, l’ombelico del mondo, un rotondo sasso che attrae le attenzioni dei turisti che vogliono fare una fotografia vicino a quella pietra rotonda e ben levigata. Scarso il traffico, anche perche’ le strade sono in precarie condizioni, e circola solo qualche pulmino turistico. Molti affittano moto e biciclette per gironzolare, cosi’, a caccia di emozioni. Per accedere all’Isola di Pasqua si paga un biglietto d’ingresso, come al cinema. Per molti anni quest’angolo remoto di mondo non e’ stato oggetto della curiosita’ generale, anche perche’ le maree e gli scogli rendevano difficile l’attracco delle navi. Le imbarcazioni sostano ancora lontane dalla riva e le merci (compresa l’acqua) sbarcano sopra mezzi piu’ piccoli. Ora, con l’aeroporto, gli arrivi dei turisti e delle vettovaglie sono aumentati. Le attrazioni maggiori di Rapa Nui, come detto, sono i Mohai, in numero di un migliaio. Si tratta di statue di due metri e mezzo e piu’ che danno le spalle al mare e sono stati costruite fra il 13.mo e 16.mo secolo, vicino alle fonti d’acqua dolce. Pare che siano stati collocati proprio per segnalare la presenza delle sorgenti. Solo un gruppo di sette mohai guarda verso il mare, quello di Ahu Akivi: si dice per mettere paura agli eventuali invasori. Il gruppo piu’ numeroso e’ quello dei quindici giganti di pietra di Ahu Tongariki. La “playa” sabbiosa di Anakena e’ la piu’ popolare e qualche statua ha il cappello in testa. Il vulcano Raro Raraku e il sito di Orongo, dove si sistemarono i primi abitanti dell’isola, non sono lontani dalla zona dove fu girato il film Rapa Nui, prodotto da Kevin Costner. Sui mohai sono sorte tante leggende. Secondo alcuni, furono costruiti per impaurire naviganti ed eventuali nemici che si avvicinavano all’isola. In una zona collinare venivano costruiti i giganti di pietra. Insomma, una vera fabbrica. Quest’isola remota fu scoperta nel 1722 dall’olandese Jakob Roggeveen. Quando si va via, si ha l’impressione di essere stati su una zattera in mare aperto: un posto che non si dimentica facilmente e che sarebbe forse l’ideale per fuggire alle attuali calamita’. Ma fino a quando, anche questa “zattera” in mezzo all’Oceano, restera’ immune?
COL CORONAVIRUS NULLA TORNERA’ COME PRIMA
Lungi da da noi la voglia di fare i Savonarola, perche’ tutti siamo sulla stessa barca, anche i francesi i quali, prima che la pandemia esplodesse in tutta la sua virulenza, ci avevano allontanati come degli appestati. E gli inglesi che stanno sottovalutando quanto sta accadendo perche’ loro sono superiori a tutti e tutto. Bisogna essere positivi, ma calcolare i pericoli e, secondo noi, aspettarsi il peggio per augurarsi il meglio. Abbiamo visto che col progredire del fenomeno Coronavirus, sono cessati (o si sono attenuati) certi odiosi proclami, ma -restando nell’ambito che ci compete, quello del calcio- abbiamo “scoperto” che il virus non e’ juventino e ha colpito per primo il bianconero Rugani. Poi e’ entrato in casa Samp (Gabbiadini, Colley, Ekdal, La Gumina, Thorsby, De Paoli, Bereszynski, il medico Baldari) e Fiorentina (Vlahovic, Cutrone, Pezzella, il fisioterapista Dainelli). Noi speriamo sia un elenco definitivo, ma teniamo che invece sia provvisorio. Il Coronavirus non fa differenze, non ci sono “raccomandati”. Insomma, stiamo vivendo un incubo.
E il nostro mondo, che si riteneva intangibile e al di sopra della legge, si sta ritrovando debole e vulnerabile. Abbiamo vissuto una domenica di riposo forzato negli stadi, non era la prima e non sara’ nemmeno l’ultima. La sensazione era quella di vivere in un mondo a se’: si era fermato qualche volta per lo sciopero dei calciatori, per le scelleratezze di qualche tifoso, per qualche morte importante. Adesso il calcio e’ stato coinvolto in un fenomeno di proporzioni mondiali e se qualcuno sollecita di chiudere in qualche modo la stagione (in estate, con i playoff, ecc.), c’e’ chi fa notare come non sia in discussione la sorte del pallone, ma dell’umanita’ stessa. Circolano voci di complottismo, ecc. Non vogliamo volutamente entrare nel campo della politica, ma facciamo notare come personaggi di caratura mondiale, che avevano sottovalutato quanto stava accadendo, ora si stanno arrendendo all’evidenza. Siamo in un momento in cui non si puo’ prevedere il futuro, altro che pallone ! Si stanno mettendo in evidenza le differenze fra nazioni ricche e povere e noi non siamo fra quelle che possono stanziare cifre enormi, come la Germania (centinaia di miliardi, contro le nostre decine): siamo fra i meno dotati, se non in fatto di fantasia. A parte l’impotenza economica, restando nel cortile calcistico, ci sono anche in questo momento le solite divergenze (chiamiamole cosi’) fra dirigenti che difendono i propri interessi. Si cerca di stabilire quali saranno i danni economici e di immagine e come far fronte a queste difficolta’. Si parla di miliardi. E poi ci sono le tv (che hanno dato al calcio circa 1 miliardo) e hanno visto sfumare i loro programmi: si presenteranno a battere cassa, se lo spettacolo non andra’ avanti. La problematica e’ molto variegata: ognuno pensa a quel che e’ piu’ conveniente fare per salvare il salvabile e portare a casa i conti e la faccia. FIFA e UEFA, che volevano andare avanti nella politica espansionistica, hanno dovuto fare marcia indietro, dopo aver tentato di continuare come se nulla fosse successo (l’Ente europeo) con la Champions e l’Europa League, anche a porte chiuse. Per onorare i contratti e incassare. Di mezzo c’erano anche gli Europei, che verrebbero rinviati di un anno. C’e’ stato anche chi ha pensato -con disperazione- al ridimensionamento del calciomercato per inevitabile riduzione degli investimenti e la conseguente riduzione degli affari che riusciva a portare a termine. Insomma, ci stiamo rendendo conto che quello che viene chiamato l’indotto (in parte un settore serio, ma con personaggi a volte non molto credibili) che vive di luce riflessa, si trova nei guai. Se la macchina resta ferma per mancanza di benzina, c’e’ chi paga un prezzo anche dietro le quinte. Le proposte di congelare la classifica (scudetto a chi e’ primo, cioe’ la Juve) o di giocare i playoff, ovvero di trovare date -anche estive- per concludere la stagione, hanno dei pro e dei contro e non c’e’ accordo. Insomma, tutto e’ in alto mare. I “tecnici” sono divisi: c’e’ chi vuole riprendere gli allenamenti, c’e’ chi aspetta di sapere come va a finire dopo quel che ci sta succedendo attorno: morti, contagiati, tutti a casa ecc. Ognuno dice la sua, come e’ giusto, anche se c’e’ molta confusione. Noi siamo convinti che non bisogna farsi illusioni: la cosa migliore e’ aspettare se e quando si fermera’ la pandemia e poi riparlarne. Non bisogna illudersi che il calcio sia la cosa piu’ importante del mondo e che tutto ritornera’ come prima. Se il calcio si aspetta aiuti, manne dal cielo, sbaglia. Come disse Arrighetto Sacchi, il calcio e’ la cosa piu’ importante delle cose inutili. Ci sono delle priorita’: ringraziamo il cielo se i supermercati saranno riforniti, se gli ospedali funzioneranno, se si troveranno posti letto a sufficienza, se la pandemia si attenuera’. Qualcosa e’ cambiato e nella nostra vita sara’ tutto diverso. La pacchia e’ finita. Questa e’ una guerra contro un nemico invisibile. E in tempo di guerra si pensa solo alle cose essenziali, mettendo da parte il superfluo. Nella vita di tutti i giorni, come nel calcio e nello sport piu’ in generale. E’ cosi’, facciamocene una ragione.
L’inflazione a febbraio rallenta allo 0,3% annuo
ROMA (ITALPRESS) – A febbraio l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo registri una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento dello 0,3% su base annua (da +0,5% di gennaio); la stima preliminare era +0,4%. Il rallentamento dell’inflazione e’ imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (la cui crescita passa da +3,2% a +1,2%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,6% a +1,5%) e, in misura minore, dei Tabacchi (da +2,9% a +1,5%) e dei Beni alimentari non lavorati (da +0,8% a +0,1%); tali andamenti sono stati solo in minima parte compensati dal ridursi dell’ampiezza della flessione dei prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni (da -5,2% a -2,8%).
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rallentano entrambe di un decimo di punto (da +0,8% del mese precedente a +0,7%).
L’inflazione acquisita per il 2020 e’ pari a -0,1% per l’indice generale e per la componente di fondo.
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