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Mattarella chiama il padre di Ilaria Salis e gli esprime vicinanza

ROMA (ITALPRESS) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a Roberto Salis, padre di Ilaria, la 39enne italiana detenuta da oltre un anno a Budapest.
Secondo quanto si apprende, il presidente ha detto a Roberto Salis che sperava fossero giorni diversi e che comprende bene il suo stato d’animo, esprimendogli vicinanza.
Inoltre gli ha assicurato che farà quanto è nelle sue possibilità, che non sono ampie sul piano operativo e passano attraverso il Governo.
Salis ha ringraziato molto Mattarella per la chiamata e la velocità del riscontro alla sua lettera, e ha spiegato che il suo intento era quello di segnalare la disparità di trattamento tra due cittadini italiani. Il presidente gli ha risposto che si tratta della differenza tra il nostro sistema, ispirato ai valori europei, e il sistema ungherese, e che questa disparità colpisce la pubblica opinione italiana.
Salis ha ringraziato e Mattarella gli ha detto che più avanti si potranno risentire.

– Foto ufficio stampa Quirinale –

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Foibe, Meloni “20 anni fa legge che ha spezzato congiura del silenzio”

ROMA (ITALPRESS) – “Oggi celebriamo il ventesimo anniversario della legge n. 92 del 30 marzo 2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Una legge spartiacque, che ha permesso di scrivere pagine di storia che non erano mai state scritte e che ha spezzato quella congiura del silenzio che, per decenni, ha avvolto la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo nell’oblio e nell’indifferenza”. Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione del 20° anniversario della legge 92/2004.
“Grazie a questa legge, che di recente il Parlamento ha ulteriormente rafforzato e implementato, il ricordo di quella tragedia è diventato patrimonio di tutti e ha reso vano ogni tentativo negazionista o giustificazionista – aggiunge -. Quello di oggi è un anniversario nazionale che il Governo ha omaggiato con diverse iniziative. Due particolarmente importanti: l’approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge per l’istituzione del Museo nazionale del Ricordo a Roma e il “Treno del Ricordo”, un treno storico simile a quello che nel Dopoguerra ha accompagnato gli esuli nei vari campi profughi in Italia e che dal 10 al 27 febbraio scorso ha percorso un viaggio da Nord a Sud, ottenendo un grande riscontro di pubblico e superando i quindicimila visitatori nelle sue tredici tappe, da Trieste a Taranto. Il cammino del ricordo prosegue, affinchè la memoria di ciò che è successo non svanisca mai e sia perpetuata nel tempo”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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La rotta economica da cambiare per evitare il declino

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ROMA (ITALPRESS) – I nuovi dati statistici economici ci ricordano di un debito pubblico esorbitante mai ridotto, di perdita di competitività che perdura e dunque di perdita di peso nel mercato internazionale per le nostre aziende. L’incremento ininterrotto di debito pubblico come soluzione per la governabilità, bassa competitività e perdita di spazi nei mercati internazionali, sono i classici punti di debolezza della rovina di una nazione. Queste congiunture economiche, quando non si affrontano con decisione e permangono a marcire nella loro difficoltà, riducono i salari, le prestazioni sociali e il reddito nazionale per provvedere ad ogni incombenza pubblica. Questi mali, se non estirpati, ne procurano altri pericolosi. Ad esempio: i salari bassi riducono i consumi; posti di lavoro e aziende si distruggono; le tasse aumentano per supplire alla penuria delle entrate; gli investimenti pubblici subiscono cali; il Welfare rimpicciolisce; i poveri diventano più poveri, e chi non lo era lo diventa anch’esso. Ma allora perché si rifiuta una visione ragionevole di questi temi? Se finora la competizione politica si fa a chi offre più doni, alla lunga i cittadini capiscono che a pagarli sono proprio loro.
Alla fine non possono che valutare non responsabili tali soggetti, e trarne conclusioni negative. Con le continue altalene di forze politiche: salgono nei consensi e con la medesima rapidità poi crollano. Allora le stesse forze politiche farebbero bene a cambiare la rotta economica, così come alcune forze sociali. Ad esempio Landini ha annunciato un altro referendum contro le poche riforme del lavoro fatte, che hanno dovuto allinearci alle esigenze della organizzazione moderna del lavoro stesso. Insomma si vogliono incolpare le riforme per i bassi salari e la precarietà, che invece dipendono da scarsa cultura riformatrice e disattenzione sui pilastri della economia, dalle politiche assistenzialistiche, dagli sprechi. Un esempio per tutti: la scellerata iniziativa referendaria di anni fa per la chiusura delle centrali nucleari, che ci ha condotto ad alti costi energetici per aziende che hanno perso competitività, e famiglie ridotte sul lastrico anche da speculazione ed inflazione. Altro aspetto che dovrebbe essere analizzato con logica diversa è l’esperienza del reddito di cittadinanza, costato finora 50 miliardi di euro. Non è stato un mezzo per condurre al lavoro né per professionalizzarsi. I cinesi ad esempio, per diventare leader nel fotovoltaico hanno investito una cifra equivalente in ricerca, formazione e organizzazione dei processi produttivi.
Il risultato finale ha portato molte centinaia di migliaia di posti di lavoro in più, entrate maggiori allo Stato, più investimenti pubblici. E allora se guardassimo con occhi nuovi le dinamiche socio-economiche ci renderemmo conto del motivo del nostro declino. Ecco perché preghiamo per la conversione di Landini. Per i lavoratori e il lavoro italiano, potrebbe cancellare il referendum contro le riforme, sostituendolo con il referendum per ripristinare integralmente il nucleare.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Interzero, rifiuti speciali prodotti dalle imprese +28% tra 2014 e 2021

ROMA (ITALPRESS) – Tra il 2014 e il 2021 i rifiuti speciali non pericolosi prodotti dalle aziende in Italia sono aumentati del 28% superando 154 milioni di tonnellate, un incremento trainato dalla Basilicata dove sono quasi raddoppiati (+95,1%), dal Molise (+87%) e dalla Sicilia (+83%). L’analisi (una rielaborazione di dati ISPRA e Movimprese Unioncamere) di Interzero Italia, gruppo europeo di servizi di economia circolare, evidenzia, inoltre, che le uniche regioni dove si è registrato un calo sono la Toscana (-0,5%) e la Valle d’Aosta (-25,9%). In Liguria ed Emilia-Romagna l’incremento è stato più contenuto che altrove (13-14%). “La gestione dei rifiuti speciali – ha commentato Mario Bagna, Amministratore Delegato di Interzero Italia (nella foto) – è una delle maggiori sfide globali e va affrontata guidando il processo di transizione ecologica. Oggi è fondamentale adottare un approccio circolare dove ogni rifiuto può essere una risorsa per generare nuove opportunità economiche e promuovere l’innovazione”.
Il Trentino-Alto Adige guida la classifica delle regioni con la maggior quantità di rifiuti speciali non pericolosi prodotti in media per ogni impresa attiva (oltre 50 tonnellate per azienda) seguita dal Friuli-Venezia Giulia (48 tonnellate/impresa) e dalla Basilicata (43). Al contrario in Molise (19,5 tonnellate per impresa), Sardegna (19,3%), Campania (17,1) e Calabria (11,7) le aziende producono meno rifiuti che nel resto del Paese. La media italiana si attesta a 30,2 tonnellate di rifiuti per azienda, la Lombardia tocca quota 41,8 tonnellate, mentre Veneto, Emilia-Romagna, Puglia e Piemonte sono più vicini alla media nazionale collocandosi fra le 30 e le 39 tonnellate per organizzazione. La Toscana si ferma a 27. “Già da tempo – ha aggiunto Bagna – sosteniamo le aziende nello sviluppare progetti di Ecodesign che consentono di sviluppare prodotti che rispettino l’ambiente fin dalla fase di progettazione. Il lavoro di riduzione dell’impatto ambientale ha portato il Gruppo Interzero nel 2022 a generare un risparmio di circa 1 milione di tonnellate di emissioni di gas serra attraverso più di 2,1 milioni di tonnellate di materiali riciclabili gestiti nel ciclo e 8,7 milioni di tonnellate di risorse primarie sono risparmiate”.
Solo 1 milione e 730 mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi prodotti annualmente dalle imprese italiane si trasformano in combustibili o altri mezzi per produrre energia, appena l’1% delle oltre 154 milioni di tonnellate in totale. I rifiuti vengono trasformati in energia soprattutto in Lombardia (518mila tonnellate), Emilia-Romagna (261mila) e Veneto (229 mila). Destinazione differente e meno sostenibile, invece, per quasi 9 milioni di tonnellate di rifiuti che ogni anno, vengono destinati alla discarica, soprattutto in Lombardia (oltre 2 milioni), Veneto e Toscana (entrambe oltre 1 milione).
“L’Italia – ha concluso Bagna – ha compiuto progressi nella gestione dei rifiuti urbani, ma rimane molto lavoro da fare su quelli speciali che finiscono troppo spesso in discarica con un impatto particolarmente negativo sull’ambiente. All’estero le discariche vengono utilizzate sempre meno, dobbiamo seguire quest’esempio virtuoso e già nel Nord Italia questa tendenza comincia a delinearsi”.
In Italia la grande maggioranza di rifiuti speciali non pericolosi deriva dal settore delle costruzioni e demolizioni: 50,8% nel 2021 pari a 78,3 milioni di tonnellate prodotte per oltre il 58% nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia. Al secondo posto troviamo le attivita? di trattamento di rifiuti e di risanamento (23,6% e 39,6 milioni di tonnellate) che comprende il conferimento in discarica. Qui si vede come l’incidenza percentuale su totale dei rifiuti prodotta è più alta nel Sud Italia (32%) più bassa al Nord (21%) segno che la discarica viene utilizzata di più nel meridione. Al terzo posto c’è l’industria metallurgica con oltre 7,3 milioni di tonnellate prodotte per il 65% nel Nord Italia. Seguono poi le attività manifatturiere con 7,1 milioni di rifiuti speciali non pericolosi.

– foto ufficio stampa Interzero –

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Giornata dell’Autismo, Locatelli “Investire sul futuro di ogni persona”

ROMA (ITALPRESS) – In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, che si celebra il 2 aprile, il Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, annuncia tre azioni concrete per incentivare un salto di qualità nell’approccio al tema del disturbo dello spettro autistico: si tratta di due momenti di confronto e di una linea di finanziamento specifica.
Il 17 aprile 2024, nel corso dell’OND (Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con Disabilità) si svolgerà un momento di riflessione sul tema dell’autismo. Il 20 aprile 2024, invece, al Centro Congressi dell’Hotel Majesty di Bari, si terrà il convegno “Autismo: un nuovo paradigma per l’inclusione e per la valorizzazione della persona”, organizzato dal Ministero per le disabilità e che vedrà la partecipazione di illustri relatori del mondo scientifico e associativo.
“Quest’anno, oltre ai due momenti di confronto – spiega il Ministro Alessandra Locatelli -, intendo avviare una linea di finanziamento per progetti che promuovono la valorizzazione dei talenti e delle competenze delle persone con disturbo dello spettro autistico, soprattutto incentivando la concreta partecipazione alla vita civile e sociale nei contesti di vita attraverso l’interazione con il territorio”.
“Sono convinta – conclude – che dobbiamo essere uniti a tutti i livelli istituzionali, con il mondo del Terzo Settore e con il mondo privato e del privato sociale, per andare in questa direzione, per rafforzare le nostre comunità, investire sul futuro e sul diritto alla felicità di ogni persona”.
– foto Agenzia Fotogramma –
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Renzi “Serve l’Europa della politica, non della burocrazia”

ROMA (ITALPRESS) – “Il mondo cade a pezzi, i conflitti esplodono, la politica sembra la brutta addormentata nel bosco. L’Europa deve svegliarsi. Ecco perchè la lista per gli ‘Stati Uniti d’Europà: un’idea ambiziosa e allo stesso tempo semplice. Se il mondo cade a pezzi, serve l’Europa per aggiustare le cose. L’Europa della politica, non della burocrazia. Con Emma Bonino condividiamo il superamento del diritto di veto, la riforma istituzionale dell’Unione, una più incisiva strategia diplomatica e militare. E ci mettiamo insieme per eleggere sei/sette parlamentari europeisti togliendo il posto a sovranisti e populisti: il progetto degli Stati Uniti d’Europa toglie come minimo due parlamentari a Fratelli d’Italia, uno alla Lega, ai grillini e al Pd. Il senso di questo accordo è totalmente politico. Con questa lista gli europeisti conteranno di più, Salvini, Meloni e Conte di meno. Per me basta e avanza”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.
“In Europa lotteremo insieme per fare la nostra battaglia sulle riforme istituzionali, per il garantismo a livello comunitario, per cambiare passo dopo l’esperienza di Ursula von der Leyen – sottolinea Renzi -. Trattandosi di lista di scopo per le Europee ciascuno rimarrà con la propria autonomia in Italia”. “Abbiamo storie personali diverse – spiega -, abbiamo idee differenti su alcuni dossier di politica internazionale, non siamo persone che stanno a cena la sera insieme come vecchi amici. Ma entrambi facciamo politica. E per noi la parola politica ha una sua dignità. Non ho fatto la pace perchè non ho mai fatto la guerra con lei. Purtroppo viviamo una stagione in cui anche il confronto e lo scontro di opinioni diventa un fatto personale. Ci sono dei presunti leader che vivono di invidie e rancori: non hanno idee ma solo antipatie, come diceva Longanesi. La politica è un’altra cosa e non è per tutti. Emma Bonino invece sa che cosa è la politica, è da anni protagonista della vita istituzionale e può dare ancora molto all’Europa: la sua insistenza sulla necessità della riforma istituzionale dell’Unione è anche la mia. Facciamo questo tratto di strada insieme perchè condividiamo la meta. Non siamo promessi sposi: siamo due politici che credono nel sogno degli Stati Uniti d’Europa”.
“L’idea che un progetto chiamato Stati Uniti d’Europa possa saltare per il veto di tal Pizzarotti da Parma mi sembra lunare – aggiunge Renzi -. Facciamo questa scelta per togliere il diritto di veto a Orbàn, non per darlo a un ex grillino iscritto al Movimento Cinque Stelle quando Beppe Grillo chiedeva di uscire dall’euro”. E alla domanda se nella lista non ci saranno i Dc con cui stava parlando quali Clemente Mastella o Totò Cuffaro, risponde: “E’ una questione che non esiste. Cuffaro non ha mai chiesto di essere candidato e non sarà candidato. Ma sono partite le fake news e le aggressioni: perchè non potendo confrontarsi sulle idee i populisti attaccano sulle persone. Quanto a Mastella, la sua storia è diversa. Ho proposto a sua moglie Sandra che si candidasse perchè, essendo stato suo collega in Senato, ne apprezzo lo stile e ricordo come sia stata vittima di una vergognosa pagina di malagiustizia. Per quello che mi è successo in questi anni mi piace l’idea di candidare persone che abbiano subito aggressioni giudiziarie e ne siano uscite a testa alta: Sandra è tra questi. Ma mi lasci dire che questa polemica contro i democristiani è assurda. Io non ho fatto in tempo a votare la Dc ma quando c’era la Democrazia cristiana almeno c’era la politica. E l’idea degli Stati Uniti d’Europa richiama non solo la cultura di Spinelli e Ventotene, ma anche la grande tradizione popolare e cattolica democratica”. In merito a Carlo Calenda: “Non mi occupo di Calenda da un anno – dichiara -. Da quando cioè con una mossa da kamikaze ha distrutto il Terzo polo con un lancio di agenzia. Leggo che lui ha detto: con Renzi ho già dato. A me sembra che lui abbia già avuto, più che dato. Ha avuto un incarico da viceministro, da ministro, da ambasciatore. Ha avuto il sostegno per le elezioni europee del 2019 e per le elezioni comunali di Roma 2021, ha avuto il sostegno finanziario nel 2022, e le firme per candidarsi senza le quali Azione non sarebbe in Parlamento. Non so se ha già dato, certo ha già avuto. La lista Stati Uniti d’Europa nasce per dare una casa ai riformisti a Strasburgo e per dare un ruolo all’Europa in un mondo in crisi: se Azione vuole starci, porte aperte senza veti. Se non vuole, auguri. Mi occupo di politica, non di rancori personali, io”. Infine, dice: “La mia candidatura è l’ultimo dei pensieri in questo momento. Fossimo andati da soli avrei fatto il capolista ovunque. Adesso decideremo tutti insieme cosa serve di più alla lista. I politici di oggi fanno le scelte per soddisfare il proprio ego. Io appartengo a un’altra storia. Per me prima si decide cosa serve alla comunità, poi – solo dopo – contano le ambizioni personali”.
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Valditara “No alle classi ghetto, obiettivo ridurre la dispersione scolastica”

ROMA (ITALPRESS) – Classi a maggioranza di italiani e studio potenziato della nostra lingua per favorire l’integrazione degli studenti stranieri. “E’ questa la strada per evitare la formazione di ghetti etnici che allontanano l’integrazione e favoriscono la dispersione scolastica”. Così, in un’intervista al QN, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, all’indomani del tweet delle polemiche, in merito al tetto massimo del 20% di bambini stranieri in ogni classe proposto da Matteo Salvini. “E’ alla sinistra che stanno bene le classi ghetto, non a noi”, sottolinea Valditara,, aggiungendo: “E’ grave che ci siano forze politiche disinteressate a questo problema, impegnate piuttosto a fare propaganda strumentale, demagogica e mistificante. E’ scandaloso che alla sinistra non interessi il fatto che l’Istat certifichi una dispersione scolastica per gli stranieri pari al 30,1% e per gli italiani pari al 9,8%. Scandaloso che alla sinistra non interessi che uno straniero abbia una percentuale di insuccesso scolastico superiore del 22% a quella di uno studente italiano e che nelle scuole delle periferie delle grandi città del Nord, ad alta percentuale di stranieri, il rendimento scolastico, soprattutto in italiano e matematica, sia di molto inferiore a quello della media della Regione. La stessa scuola di Pioltello, che pure va meglio di altre, testimonia una penalizzazione notevole rispetto alla media lombarda”.
“C’è una circolare ministeriale del 2010 che già prevede il tetto del 30% al numero di alunni stranieri per classe – ricorda Valditara -. Ma il problema è che questo tetto è stato poco applicato”. “Occorre una più equilibrata distribuzione degli studenti stranieri fra le varie classi – aggiunge -, una maggiore comunicazione fra scuole, un coordinamento degli uffici scolastici regionali e una intesa con i comuni per l’organizzazione di scuola bus”. “Tutti i bambini verranno iscritti alla medesima classe – prosegue -. Chi avrà bisogno di rafforzare lo studio dell’italiano, perchè completamente a digiuno della nostra lingua, seguirà corsi di potenziamento in apposite classi ovvero, a discrezione della scuola, con lezioni pomeridiane di approfondimento. A differenza di oggi il potenziamento extracurricolare sarà obbligatorio. Per raggiungere tale fine stiamo programmando una formazione apposita per gli insegnanti e un investimento specifico di risorse. La nostra sfida è quella di realizzare una vera integrazione che passi anche attraverso l’assimilazione dei valori costituzionali, dei principi fondamentali della nazione italiana, perchè gli stranieri possano sentirsi veramente italiani e come tutti gli italiani abbiano le stesse opportunità di successo formativo”.
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Il Papa non partecipa alla Via Crucis “per conservare la salute”

ROMA (ITALPRESS) – Papa Francesco non ha partecipato al Colosseo alla Via Crucis del Venerdì Santo. Il pontefice avrebbe dovuto presiedere il rito, per il quale ha scritto anche le meditazioni, dal titolo “In preghiera con Gesù sulla via della croce”. La decisione è stata presa “per conservare la salute in vista della Veglia di domani e della Santa Messa della domenica di Pasqua”, fanno sapere dal Vaticano. Il Papa segue la Via Crucis da Casa Santa Marta.
“Come reagisco alla follia della guerra, a volti di bimbi che non sanno più sorridere, a madri che li vedono denutriti e affamati e non hanno più lacrime da versare? Tu, Gesù, hai pianto su Gerusalemme, hai pianto sulla durezza del nostro cuore. Scuotimi dentro, dammi la grazia di piangere pregando e di pregare piangendo”, scrive il Pontefice nella meditazione sull’ottava stazione “Gesù incontra le donne di Gerusalemme”.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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