MILANO (ITALPRESS) – Il campione di categoria 2023, Gianluca Saresera, ha iniziato la nuova stagione raccogliendo nel Rally del Lazio-Cassino (primo appuntamento stagionale del Trofeo Italiano Rally ma valevole anche per la Coppa Rally ACI Sport della ottava zona) il maggior bottino fra gli iscritti al Pirelli Star Rally4 TIR 2024. Saresera l’ha spuntata proprio sulla speciale conclusiva, dove Antonio Pascale, che in quel momento lo precedeva di 7″, ha perso quasi un minuto scivolando al sesto posto di categoria. Il pilota di Cusano Mutri ha comunque confermato di uno degli avversari più pericolosi per il bresciano nella corsa al Pirelli Star Rally4 TIR 2024. A imporsi a Cassino fra le Rally4 davanti a Saresera è stato comunque Simone Taglienti, iscritto solo alla ottava zona del Trofeo Pirelli Accademia CRZ, che grazie alla sua splendida prova si è anche aggiudicato il primo dei due premi in denaro messi in palio da Pirelli in questa gara. Poca fortuna, invece, per gli altri iscritti al Pirelli Star Rally4 TIR 2024.
Da sottolineare anche il successo assoluto nel Rally del Lazio da parte di Giuseppe Testa (Skoda Fabia): il vincitore della Coppa Italia Rally 2023 è così anche il primo leader stagionale della Zona 8 (quella che copre il centro sud dal Lazio alla Calabria) del Trofeo Pirelli Accademia CRZ 2024. Nel weekend si sono disputati anche altri due rally valevoli per le Coppe Rally di Zona, ed in entrambi i casi la vittoria assoluta è andata a piloti iscritti al Trofeo Pirelli Accademia CRZ che hanno esaltato le prestazioni dei loro Pirelli PZERO completandone l’en-plein nel weekend: tre vittorie assolute su tre.
Al Rally Vigneti Monferrini, valevole per la Zona2 ligure-piemontese, successo per Elwis Chentre (Skoda Fabia) in coppia con Federico Boglietti. Invece al Camunia Rally, valevole per la Zona 3 che copre la Lombardia, la vittoria è andata a Ilario Bondioni (Skoda Fabia) affiancato da Maria Panteghini.
– foto ufficio stampa Pirelli –
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Saresera riparte da leader nel Pirelli Star Rally4 TIR 2024
Terrorismo, Renzi “Fanatismo religioso più grave minaccia pianeta”
ROMA (ITALPRESS) – “L’ISIS ha colpito anche nella capitale russa con le stesse identiche modalità del Bataclan a Parigi. Se ci pensate il terrorismo islamico colpisce chi si diverte, chi fa musica, chi ha voglia di stare insieme in allegria. E’ accaduto anche il 7 ottobre al Rave Party nel sud di Israele.
Perchè mentre i giovani che ballano amano la vita, i terroristi che uccidono amano la morte. Troppo spesso fingiamo di non valutare attentamente questa drammatica realtà”. Lo afferma Matteo Renzi, leader di Iv, nella sua Enews. “Bisogna essere chiari: questa è la più grave minaccia che il nostro pianeta sta subendo, la minaccia del fanatismo religioso. Ed è per questo che continuo – spesso isolato – a spiegare che serve un accordo con le leadership dei paesi arabi riformisti per evitare lo scontro di civiltà. Solo unendosi, tutti insieme, si può far fronte a una minaccia che ha colpito il cuore degli Stati Uniti con le Torri Gemelle, le principali città europee nel decennio scorso e continua a colpire dalla Russia all’Africa. Serve la politica, unica alternativa alla risoluzione dei conflitti con le armi e la violenza”.
-foto Agenzia Fotogramma-
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Carne coltivata. Studio Unife-Swg, dagli italiani interesse e curiosità
FERRARA (ITALPRESS) – Quello della carne coltivata (detta anche “artificiale”, “pulita” o “cruelty-free”) è uno scenario complesso, ancora in profondo divenire, sia per gli affinamenti tecnologici e di processo necessari per ottimizzarne efficienza (sostenibilità economica) ed efficacia (consistenza, proprietà nutrizionali e resa gustativa), sia per gli studi e i test richiesti per verificarne piena sicurezza e l’eventuale portata dei vantaggi ad essa riconducibili.
Si tratta di uno scenario potenzialmente rivoluzionario, per i benefici che potrebbe produrre a livello collettivo e individuale, principalmente in termini di: copertura della crescente domanda mondiale di carne, riduzione della pressione ambientale generata dalla produzione intensiva di carne, riduzione dei rischi per la salute collettiva collegati alla produzione intensiva di carne (ad esempio epidemie), riduzione dei rischi individuali per la salute collegati a un eccessivo consumo di carne rossa.
Per comprendere il sentiment degli italiani nei confronti di un tema così controverso un gruppo di ricerca dell’Università di Ferrara ha condotto uno studio, insieme a SWG, individuando 4 diverse categorie di italiani che per diverse ragioni potranno avere un ruolo nella sperimentazione e/o diffusione su vasta scala della carne coltivata. Più precisamente, sono stati intervistati 5 chef affermati, 741 futuri chef (studenti/studentesse al quinto anno dell’istituto alberghiero), 1000 consumatori e 1000 possessori di animali domestici.
Tutti e 5 gli chef intervistati sono sostanzialmente favorevoli ad introdurre la carne coltivata nei loro menu. Per 2 di loro la carne coltivata rappresenta “un’innovazione alimentare speciale da proporre in menù dedicati”; uno la considera “non strettamente necessaria, ma una possibile soluzione ai problemi della produzione intensiva di carne”; per un quarto “non è strettamente necessaria, ma una possibile alleato di un’agricoltura di qualità”; il quinto la intende “come ‘cibo modificatò per una vita migliore e un mondo migliore, sia nell’ottica della salute che del risparmio di risorse”.
Andando ai futuri chef, il 71% circa degli intervistati è tendenzialmente favorevole o convintamente favorevole alla carne coltivata, in generale; il 69% circa tenderebbe ad assaggiarla o la assaggerebbe convintamente; il 63% tenderebbe ad utilizzarla o la utilizzerebbe nei propri menù futuri. Tuttavia, va specificato che l’86% di questi non la utilizzerebbe al posto della carne tradizionale, bensì in aggiunta, all’interno degli stessi menù o di menù dedicati.
E per quanto riguarda i consumatori? Il 70% circa degli intervistati è tendenzialmente favorevole alla carne coltivata, in generale; il 64% tenderebbe ad assaggiarla; il 62% tenderebbe ad acquistarla in modo più o meno ricorrente o regolare. Tra di loro sembrano essere soprattutto i mangiatori di carne “con rimorsi” (uomini) a manifestare interesse per la carne coltivata, per i suoi possibili benefici sulla salute e sull’ambiente. L’idea che la carne coltivata sia promossa da chef riconosciuti tende ad aumentare la disponibilità a pagare per questa tipologia di carne.
Infine, lo studio indaga su cosa ne pensano i possessori di cani, sempre più attenti alle diete dei loro amici a quattro zampe, concepiti sempre più come veri e propri membri della famiglia. La maggioranza degli intervistati (53%) farebbe assaggiare la carne coltivata al proprio cane, mentre solo il 22% dichiara una totale chiusura in tal senso. La percentuale di accettazione potenziale aumenta al 58% se posta in termini di disponibilità a comprarla in modo più o meno regolare. Il 43% degli intervistati sarebbe disposto a pagarla almeno quanto, o addirittura di più, dei prodotti a base di carne tradizionale, in particolare per i possibili benefici di questa scelta sull’ambiente.
“Dagli studi condotti emergono interesse e curiosità da parte degli intervistati nei confronti della carne coltivata, che – i dati sembrano certificarlo – non va vista in contrasto o contrapposizione con la carne tradizionale, soprattutto quella di qualità, bensì con quella da allevamenti intensivi, che – a ragion veduta – va intesa come “carne industriale”. Non si tratta di un dettaglio, perchè questa visione delle cose, ferme restando le verifiche sul campo che ancora aspettano la “carne di nuova generazione”, potrebbe cambiare completamente i termini della questione e del dibattito”, ha dichiarato il professore Fulvio Fortezza, Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara.
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Sindaco Brugnaro riceve Rudi Zanatta e Paolo Scatamburlo
VENEZIA (ITALPRESS) – Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha ricevuto questa mattina, al Municipio di Mestre, per una visita di cortesia, il medico chirurgo mestrino, Paolo Scatamburlo e il presidente dell’Associazione Sogni, Rudi Zanatta, insignito recentemente del titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Durante l’incontro, il primo cittadino ha consegnato loro due gagliardetti della Città di Venezia in segno di riconoscimento per l’impegno e la dedizione messi nella promozione di eventi benefici sul territorio comunale a favore di bambini e ragazzi affetti da gravi malattie oncologiche e leucemie.
foto: Agenzia Fotogramma
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Meloni “Fondi di coesione per colmare divario tra i territori”
CAMPOBASSO (ITALPRESS) – “I fondi di sviluppo e coesione sono per antonomasia i fondi che servono a combattere il divario tra i territori, quello tra il nord e il sud ma anche quello tra la costa adriatica e la costa tirrenica o tra aree interne e città”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla firma dell’Accordo per lo sviluppo e la coesione con la Regione Molise. “Su 126 miliardi disponibili per combattere i divari tra i territori, ne erano stati spesi 47: in una nazione come l’Italia, che divari ne ha molti e di risorse ne ha poche, non possiamo permetterci che risorse fondamentali per i sindaci per combattere i problemi che hanno i loro cittadini vengano disperse” ha aggiunto. “Ci siamo chiesti che cosa potessimo fare per correggere alcune storture. E’ uscito fuori il decreto Sud con il quale abbiamo riorganizzato il Fondo di Sviluppo e Coesione e abbiamo istituito questi accordi che prevedono delle innovazioni rispetto al passato: la prima è che noi finanziamo opere e interventi che sono proposti dalla Regione, ma sono anche condivisi dal governo nazionale, non perchè vogliamo limitare l’autonomia dei territori, ma perchè è molto importante che il lavoro che si fa su una regione sia messo in relazione col lavoro che si fa nel resto del territorio nazionale”, ha concluso.
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– Foto: Palazzo Chigi –
L’Italscherma serve l’en plein in vista di Parigi2024
ROMA (ITALPRESS) – “Sei su sei”. La scherma italiana ieri ha completato l’opera, servendo l’en plein e qualificando tutte le sue squadre ai prossimi Giochi Olimpici di Parigi 2024. Significherà non soltanto gareggiare nelle prove a squadre di ciascuna delle sei specialità, ma anche avere in ogni competizione individuale il numero massimo di tre atleti in pedana. Dal 27 luglio al 4 agosto, dunque, l’Italia sarà rappresentata sulle pedane del “Grand Palais” da 24 schermidori, 12 donne e altrettanti uomini, per 18 di loro sarà doppio impegno, sia individuale che a squadre, mentre in sei saranno indicati come “riserva” soltanto per i Team Event. Un risultato importantissimo per la scherma azzurra, che nel periodo di Qualifica, iniziato ad aprile dello scorso anno, ha saputo fare il “pieno” di pass olimpici riuscito soltanto ad un altro Paese, la Francia che sarà padrona di casa a Parigi. Per staccate il biglietto a Cinque Cerchi serviva essere tra le prime quattro al mondo nel Ranking di Qualifica Olimpica oppure prendersi, ai margini delle “top 4”, la quota zonale come miglior nazione del proprio continente. La missione completata negli ultimi otto giorni dalle due squadre azzurre di sciabola era stata aperta già a cavallo tra la fine del 2023 e l’inizio del nuovo anno. Per prime hanno staccato il pass per Parigi le formazioni di fioretto del ct Stefano Cerioni: ha iniziato a Novi Sad il team femminile, oro mondiale ed europeo in carica, seguito a ruota dai fiorettisti che hanno raggiunto l’obiettivo a gennaio della Coppa del Mondo (proprio) di Parigi. Prova di forza anche per la spada del commissario tecnico Dario Chiadò. Gli spadisti, forti del titolo mondiale maschile vinto a Milano, si erano di fatto già qualificati nell’ultima gara dell’anno solare a Vancouver anche se per l’aritmetica hanno atteso l’alba del 2024, quando pure la spada femminile, argento iridato la scorsa estate, ha messo le marce altissime vincendo la prova di Barcellona e garantendosi il pass, legittimato dal successo di ieri a Nanchino. Ha sofferto, stretto i denti e tagliato il traguardo infine la sciabola, arma che dal Mondiale trionfale per gli azzurri, a Milano, era uscita senza medaglie ed è stata dunque costretta a puntare alla miglior posizione tra le squadre europee. Missione compiuta da entrambe le formazioni del ct Nicola Zanotti, con le ragazze otto giorni fa a Sint Niklaas e gli sciabolatori ieri a Budapest a esultare per un en plein che il presidente federale Paolo Azzi, proprio dall’Ungheria, ha definito “importantissimo e per nulla scontato, nello scenario di globalizzazione e altissima concorrenza che ormai caratterizza ogni specialità, ma in cui l’Italia ha confermato tutta la sua competitività e la bontà del lavoro svolto in ciascuna arma”. A 124 giorni dal via dei Giochi di Parigi 2024, ottenute le sei qualificazioni, ogni team italiano, così come ciascun atleta che sarà prescelto per gareggiare a livello individuale, avrà come obiettivo fare il meglio possibile nei Ranking generali, quelli che “faranno fede” per il tabellone dell’Olimpiade. Per quanto riguarda le squadre, nel fioretto, che ha riposato lo scorso weekend, l’Italia è in testa nella graduatoria femminile, con Usa e Francia inseguitrici, ed è seconda in quella maschile, nella scia del Giappone e davanti agli Stati Uniti. Nella spada femminile le azzurre comandano precedendo Corea e Polonia, mentre gli spadisti italiani sono secondi solo alla Francia e dinanzi al Giappone. Nella sciabola, tra gli uomini l’Italia è quinta nella classifica comandata dalla Corea, che è seguita da Stati Uniti, Ungheria e Francia, mentre tra le donne le sciabolatrici azzurre sono seste, nel Ranking guidato dalla Francia davanti a Ungheria, Corea, Ucraina e Usa. Di seguito, tutti i Paesi qualificati ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Un totale di 16 Nazioni. Si va da Italia e Francia che hanno fatto “sei su sei” fino a Kazakistan, Venezuela, Repubblica Ceca, Algeria e Iran, qualificatesi per una specialità soltanto; passando poi per Usa ed Egitto che hanno staccato 5 pass, il Giappone che ne ha 4, Corea, Ungheria, Polonia, Canada e Cina con 3 e Ucraina con 2.
– Foto Ufficio Stampa Federscherma –
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Intesa Sanpaolo, nuovo piano da 120 mld fino al 2026 per le imprese
MILANO (ITALPRESS) – Si chiama “Il tuo futuro è la nostra impresa”, nuovo programma di Intesa Sanpaolo che mette a disposizione 120 miliardi di euro fino al 2026 per accompagnare la progettualità di PMI e aziende di minori dimensioni, sistema vitale dell’imprenditoria italiana e delle filiere sui territori. L’obiettivo è favorire nuovi investimenti per la competitività italiana accelerando la dinamica di buone performance del sistema produttivo e assicurando l’immediata attivazione di strategie sostenibili e di lungo periodo. Una serie di interventi che si inserisce tra le azioni del Gruppo a sostegno della realizzazione degli obiettivi fissati nel PNRR, per i quali sono stati stanziati complessivamente oltre 410 miliardi di euro, come annunciato dal CEO Carlo Messina.
Con il nuovo programma “Il tuo futuro è la nostra impresa”, presentato oggi a Milano, la Banca intende accelerare i processi di trasformazione necessari per rinnovamento industriale, transizione energetica e digitale delle imprese, facilitando loro l’accesso alle nuove misure del PNRR. Grazie alla rinnovata sinergia con SACE ed altri soggetti istituzionali le possibilità di investimento e i vantaggi per le imprese verranno amplificati dalle misure messe in campo da Intesa Sanpaolo.
Dopo aver concluso con successo Motore Italia, il piano da 50 miliardi di euro messo a punto nel 2021 per sostenere la ripresa post-pandemica delle PMI, la nuova azione della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo guidata da Stefano Barrese da oggi si focalizza su tre ambiti prioritari.
Transizione 5.0 ed Energia
La cornice normativa del piano Transizione 5.0 garantisce circa 13 miliardi di euro di crediti d’imposta a fronte del raggiungimento di obiettivi di efficientamento energetico. Insieme ai propri partner e Sace, Intesa Sanpaolo ha realizzato soluzioni di finanziamento dedicate e agevolate, consulenza per l’accesso alle agevolazioni fiscali e rilascio delle relative certificazioni e formazione con la finalità di integrare competitività e sostenibilità grazie a nuovi investimenti per lo sviluppo, il risparmio e la produzione energetica volti ad un consumo efficiente.
Sempre sul fronte energetico e con riferimento alla misura del PNRR relativa agli incentivi per le Comunità Energetiche Rinnovabili, il primo gruppo italiano mette a disposizione soluzioni dedicate per l’energia condivisa anche nella forma dell’autoconsumo collettivo, con finanziamentispecifici e agevolati, oltre a modelli di advisory per la costruzione di nuovi sistemi innovativi finalizzati al risparmio energetico.
Sviluppo estero e nuovi mercati. La ridefinizione delle geografie dell’export e la situazione geopolitica sono essenziali per accompagnare la spiccata propensione delle imprese ad esportare le eccellenze “Made in Italy”. Intesa Sanpaolo affianca soluzioni finanziarie e competenza delle proprie strutture specializzate. Grazie alla radicata e capillare presenza internazionale, il Gruppo provvede all’individuazione dei migliori settori merceologici e dei nuovi potenziali mercati – in particolare Est Europa, India ed Emirati Arabi Uniti – oltre ad offrire percorsi formativi specifici.
Progresso digitale e Sicurezza. Processi e competenze digitali sono strategici per la competitività, ma sono al contempo indispensabili sistemi di sicurezza adeguati per la tutela del cliente, dell’impresa e della crescita. Per le aziende che guardano a nuovi business la Banca ha messo a punto strumenti di protezione e finanziari, tra cui il nuovo Cyber Loan. Grazie ai propri partner e ai Laboratori ESG presenti in tutta Italia, Intesa Sanpaolo coinvolge le imprese in percorsi di formazione digitale qualificata.
Rilevanti, nell’ambito del nuovo programma lanciato oggi, risultano in particolare isettori Agribusiness e Turismo, che presentano peculiarità uniche e necessitano di un accompagnamento specifico nella transizione verso modelli più innovativi, profittevoli e sostenibili. All’Agribusiness, in particolare, Intesa Sanpaolo ha dedicato dal 2021 una rete commerciale specialistica in grado di seguire l’intera catena produttiva, dalla produzione alla trasformazione.
Una struttura con oltre 1000 professionisti che ha consentito disupportare ilsettore con erogazioni per circa 9 miliardi e il sostegno a oltre 180 filiere. Con il nuovo piano nasce Cresci Agri, la nuova linea di finanziamenti con durata fino a 30 anni dedicata allo sviluppo della produzione modulabile sul ciclo produttivo della filiera di appartenenza, oltre a prodotti perla copertura dai rischisulle materie prime e a soluzioni ad hoc per l’efficientamento energetico e la crescita internazionale. Una attenzione specifica viene infine rivolta al Terzo Settore, che Intesa Sanpaolo supporta attraverso una Direzione dedicata con oltre 600 persone che seguono circa un terzo degli enti no-profit in Italia, affiancando le imprese impact su progetti di sviluppo e interazione costruttiva e integrata con il mondo profit. A questo settore Intesa Sanpaolo ha già concesso finanziamenti per oltre 1,5 miliardi.
“Le imprese che investono oggi possono ritagliarsi un importante vantaggio competitivo nel prossimo futuro – ha detto Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo -. Il nostro ruolo è attivare risorse finanziarie e strumenti dedicati ad accompagnare le scelte di investimento e far cogliere le opportunità del PNRR e della Transizione 5.0. Ci rivolgiamo ad oltre 1,2 milioni di clienti tra PMI e imprese più piccole, per tutti vogliamo stimolare un approccio di rilancio verso la crescita con nuovi mezzi e nuovi obiettivi condivisi. Il mondo delle imprese deve affrontare un riposizionamento tecnologico, digitale, geografico e generazionale in una logica di medio – lungo periodo e Intesa Sanpaolo è pronta a sostenerlo con un piano da 120 miliardi da qui al 2026′.
Il programma è stato presentato da Intesa Sanpaolo in un evento che ha coinvolto ospiti dal mondo imprese come Luca Businaro, CEO di Novation Tech, Massimo Perotti, presidente e CEO di Sanlorenzo, e Josè Rallo, AD di Donnafugata, oltre a Valerio Perinelli, chief business officer di SACE. Per Intesa Sanpaolo, l’executive directorsales&marketing imprese Anna Roscio ha illustrato nel dettaglio l’iniziativa commerciale mentre il chief economist Gregorio De Felice ha presentato lo scenario per le imprese che puntano alla crescita. Barrese ha concluso il dibattito sottolineando la rilevanza strategica degli investimenti sostenibili.
L’importanza di investire sui processi di trasformazione in corso viene evidenziata anche nell’analisi della Direzione Studi e Ricerche diIntesa Sanpaolo: i ritorni degli investimenti in sostenibilità e in tecnologia sono significativi, le imprese manifatturiere con impianti in fonti di energia rinnovabile nel quadriennio 2019-2022 sono riuscite a superare meglio di altre la crisi energetica, mostrando una maggiore tenuta della propria redditività su livelli elevati.
Sempre tra il 2019 e il 2022 le imprese con investimenti 4.0 hanno registrato una crescita del fatturato doppia rispetto alle altre (+32,5% contro +16,6%) e, al contempo, un balzo della produttività, con il valore aggiunto per addetto salito di +13.000 euro (contro +5.000). Secondo i dati dell’ultimo censimento permanente Istat, sono ampi i margini di miglioramento per il nostro tessuto economico: basti pensare che nel biennio 2021-2022 solo il 5,7% delle imprese italiane con almeno 3 addetti ha utilizzato fonti energetiche rinnovabili (FER); si sale al 10,4% nell’industria in senso stretto. Un supporto alla transizione green può venire dalle filiere e dalle comunità energetiche, come emerge dalla XVIII indagine di Intesa Sanpaolo sul sentiment delle imprese rilevato dai colleghi gestori a novembre-dicembre 2023. Tra le imprese di medie e grandi dimensioni è, infatti, in crescita la propensione a ricorrere a fornitori che riducono l’impatto ambientale. Al contempo, sale tra le imprese clienti l’interesse per le comunità energetiche che possono spingere gli investimenti delle imprese nelle FER. Spazi di miglioramento emergono anche sui temi innovazione e tecnologia. Nell’industria in senso stretto quasi un’impresa su due con almeno 3 addetti nel biennio 2021-2022 ha realizzato attività di innovazione, con punte del 92,1% tra le imprese con almeno 250 addetti. Questa percentuale scende al 34,4% tra le aziende con 3-9 addetti. In termini di adozione di tecnologia, nel biennio 2021- 2022 mediamente il 39,1% delle imprese industriali ha utilizzato software per la gestione aziendale, con punte del 90,8% tra le imprese più grandi. Margini di sviluppo sembrano essere presenti soprattutto tra le aziende più piccole, dove non si arriva al 30%. In questo contesto sarà cruciale risolvere il disequilibrio tra domanda e offerta di lavoro: nel complesso nel 2023 sono state stimate quasi 2,5 milioni di entrate di difficile reperimento (+18,4% vs. 2022), il 45,1% del totale.
– foto xh7/Italpress –
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